RECENSIONE – Dio di illusioni – Donna Tartt – BUR 2003

TRAMA

Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro insegnante di greco antico, un esteta che esercita sugli allievi una forte seduzione spirituale. A loro si aggiunge un giovane piccolo borghese squattrinato. In pigri weekend consumati tra gli stordimenti di alcol, droga e sottili giochi d'amore, torna a galla il ricordo di un crimine di inaudita violenza. Per nascondere il quale è ora necessario commeterne un altro ancora più spietato...

RECENSIONE

La neve sulle montagne si stava sciogliendo e Bunny era già morto da molte settimane prima che arrivassimo a comprendere la gravità della nostra situazione. Era già morto da dieci giorni quando lo trovarono, sapete. Fu la più grande battuta della storia del Vermont-polizia dello stato, FBI, persino un elicottero dell’esercito; il college chiuse, la fabbrica di colori a Hampshire, dal nord dello Stato di New York, addirittura da Boston.

Primo romanzo dell’autrice, risalente al 1992, si nota già lo stile maturo di Donna Tartt.

Un thriller ambientato in un college dove sei ragazzi poco più che maggiorenni si trovano ad avere a che fare con situazioni di vita molto particolari e problematiche, che stravolgono l’animo umano creando divisioni e dissapori che portano a delle scelte estreme.

Fin dalla primissima pagina sappiamo già che uno dei sei ragazzi protagonisti morirà, e durante la lettura verremo a conoscenza di tutti gli eventi che hanno portato a questo risultato.

I personaggi sono molto ben delineati e viene approfondito e sviluppato veramente bene il cambiamento che compiono dall’inizio del romanzo alla fine, facendoci vivere ogni singolo passaggio, motivandolo e accompagnandolo a un approfondimento sei pensieri e degli stati d’animo di ognuno, in modo così reale da farlo percepire al lettore come se lo stesse vivendo in prima persona o ne fosse comunque testimone in prima persona.

Le ambientazioni sono descritte con lo stesso stile, ma rimangono leggermente meno dettagliate, dando una sensazione di secondo piano, proprio per sottolineare come le vicende personali sei protagonisti siano il vero fulcro della storia.

Il ritmo narrativo è accattivante e scorre veloce, facendo divorare tutte le oltre ottocento pagine senza nemmeno accorgerci della mole del volume. Donna Tartt ha infatti una scrittura ipnotica che coinvolge e trasporta il lettore dentro le sue storie, peccato che abbia deciso di pubblicare un romanzo ogni dieci anni e basta.

Una lettura che ho amato e che consiglio vivamente.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

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