RECENSIONE – Delitti a Fleat House – Lucinda Riley – Giunti 2022

TRAMA

Un austero collegio inglese, morti misteriose e segreti sepolti dal tempo. Il nuovo romanzo inedito di Lucinda Riley.
Una morte che può essere stata accidentale possiamo quasi sopportarla, ma due... due è pericoloso.
L'improvvisa morte di Charlie Cavendish, nell'austero dormitorio di Fleat House, è un evento scioccante che il preside è subito propenso a liquidare come una sfortunata tragedia dovuta a una crisi epilettica, malattia per la quale il ragazzo era in cura da tutta la vita. L'autopsia però stabilisce che si è trattato di uno shock anafilattico, di una reazione allergica a un farmaco di uso comune come l'aspirina. Ma Charlie ne era al corrente e sapeva di non doverla prendere... Un errore fatale o un delitto premeditato? Sarà la polizia a far luce sul caso e in particolare Jazmine "Jazz" Hunter, la tenace e volitiva ispettrice che si è appena trasferita in un cottage nella meravigliosa campagna del Norfolk, non lontano dalla scuola. Riluttante a tornare in servizio dopo un periodo sabbatico, Jazz accetterà solo per fare un favore al suo vecchio capo e si accorgerà subito che sono tanti i segreti racchiusi nelle mura di Fleat House, tra intrighi familiari, tradimenti e vendette, ma quello che non si aspetta è che nel giro di pochi giorni venga ritrovato un secondo cadavere e un alunno scompaia. È chiaro che la vicenda è molto più complicata di quanto potesse sembrare all'inizio e che non sarà facile per lei tenere separata vita personale e lavorativa. Un romanzo inedito, l'unico thriller dell'autrice bestseller Lucinda Riley. L'ennesima prova delle capacità di una grande scrittrice che riesce a spaziare tra generi diversi: dall'appassionante narrativa femminile al crime, con una protagonista carismatica e un'ambientazione suggestiva come nella migliore tradizione del giallo.
COME COMINCIA
La misteriosa figura salì le scale fino al corridoio del piano riservato agli studenti del primo anno, su cui si apriva un labirinto di studioli grandi come scatole da scarpe, uno per ciascun ragazzo. Gli unici rumori che si udivano erano i tonfi e i ronzii provenienti dai vetusti radiatori, inefficaci sentinelle di ferro battuto che da cinquant'anni tentavano invano di scaldare Fleat House e i suoi occupanti.
Fleat House, la più antica delle otto pensioni in cui alloggiavano gli alunni della St. Stephen's School, doveva il proprio nome al preside che l'aveva costruita oltre centocinquant'anni prima. Noto come il "Sacco di pulci" tra gli studenti che lo abitavano, l'orrendo edificio vittoriano di mattoni rossi era stato convertito in alloggi studenteschi subito dopo la guerra.
Per fortuna avevano previsto dei lavori di ristrutturazione. Nel giro di sei mesi i corridoi, le scale, i dormitori e le sale comuni sarebbero stati spogliati del logoro linoleum nero che copriva i pavimenti, le pareti ingiallite ritappezzate con una carta da parati nuova e adorna di fiori di magnolia, e nella zona docce, ormai fatiscente, avrebbero sostituito le piastrelle e gli accessori. Il tutto per placare gli animi dei genitori esigenti, che insistevano da tempo perché i figli abitassero e studiassero in un luogo confortevole, più simile a un albergo che a una catapecchia.

RECENSIONE

Norfolk 2005

Nel dormitorio di Fleat House viene trovato morto Charlie Cavendish, uno degli studenti del St. Stephen’s School.

Inizialmente si pensa che sia morto per un attacco epilettico, infatti tutte le sere prendeva due compresse di sodio valproato che trovava direttamente sul comodino, ma l’autopsia rivela che quella sera ha preso due compresse di aspirina, di cui era allergico, morendo di shock anafilattico.

Per il preside Robert Jones questo è un grande problema, nonostante non sia molto dispiaciuto, essendo Charlie il colpevole della reclusione del compagno Rory Millar nella cantina, causandogli un enorme trauma.

Infatti nel 1979 un ragazzo si era impiccato in cantina e ancora oggi i ragazzi sono convinti che il suo fantasma giri ancora nel locale.

A indagare viene mandata la detective Hunter, che si era presa un periodo sabbatico proprio nel Norfolk, e fin da subito sente che gli eventi del passato e quelli del presente sono collegati.

Il romanzo colpisce fin dalle prime pagine, incuriosendo il lettore che è portato a voler leggere senza mai smettere per scoprire cosa sia successo veramente.

Personaggi e ambientazioni sono descritti minuziosamente in modo veramente visivo, permettendo al lettore di sentirsi veramente immerso nella storia.

I colpi di scena sono posizionati a meraviglia e lasciano davvero senza parole.

Una lettura che mi ha davvero conquistata e che consiglio veramente.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Il labirinto dei sussurri – Claudia Sabella – Self Publishing 2022

TRAMA

Brinette sa benissimo chi è William.

L’assistente che suo padre ha adottato quando era un ragazzino, l’amico cresciuto con lei e con suo cugino Jean-Luc. Il ragazzo dai modi impeccabili, misurati, con cui in segreto sperava di costruire il proprio futuro prima che lui sparisse per un anno intero il giorno in cui il padre di lei sconvolge le loro vite con un annuncio.
Will conosce perfettamente il temperamento di Brinette.

Figlia di colui che gli ha permesso di elevarsi dalle periferie di una Londra del primo decennio novecentesco, lei ha sempre seguito le regole per divertirsi a stravolgerle. Giorno dopo giorno cresceva nell’animo di William l’intenzione di essere abbastanza, per poter chiedere la sua mano.

Fino al momento in cui ha lasciato che lei venisse promessa a un altro.

Quando Brinette ritrova William, lui è diventato un combattente di lotte clandestine.

Mentre la luce della luna si staglia su una verità difficile da far emergere, Will sta per rivelarle qualcosa. Dalle viscere di un tunnel, però, giungono fino a loro le urla disperate di Jean-Luc, urla che li condurranno in una zona nascosta del bosco. Tra le rovine di un tempio, marchingegni e manufatti artificiali, il mondo impossibile e maledetto di un antico Labirinto sussurra loro di entrare...

RECENSIONE

Brinette e William sono cresciuti insieme nella stessa casa, infatti lui è stato preso sotto l’ala protettrice del padre di Brinette, come anche il cugino di lei rimasto orfano, per poi assumere Will nella sua azienda.

Tra Brine e Will nasce subito un sentimento molto forte, inizialmente sono troppo piccoli per capire cosa li leghi, ma crescendo capiscono che si tratta di amore.

Will lavora sodo per riuscire a essere all’altezza della mano di Brine, ma quando sta per decidersi a parlare con il padre di lei, viene invitato ad andarsene perché il padre vuole che lei sposi un altro, economicamente più conveniente per far sì che lui possa mantenere un nome nell’alta società londinese.

Brine non vuole sposare l’uomo scelto dal padre, e insieme al cugino si mettono alla ricerca di Will.

Ci riescono un anno dopo, ma il Will che trovano non ha più nulla del ragazzo che conoscevano, ora è un lottatore professionista di combattimenti clandestini, con lo sguardo duro e la voce fredda.

Will sta per rimandare a casa Brine, quando a un tratto Jean Luc, il cugino di lei, scompare.

Lo cercano subito seguendo le sue urla, e si ritrovano a varcare una porta che li porta in un regno sotterraneo, un lungo tunnel che sbocca in un ammasso di rovine dove, per sopravvivere, devono affrontare trappole, intrighi, marchingegni e misteri.

Brevissimo romanzo storico mistery, sono infatti poco più di un centinaio di pagine, che si legge in un pomeriggio per svagarsi.

L’inizio del libro è un po’ lento, abbiamo i primi quattro capitoli in cui avviene molto poco, ci viene ripetuto più e più volte che è un anno che Will se n’è andato abbandonando Brine e che lui sta combattendo e nient’altro, ci viene solo accennato che siamo a Londra, e si ipotizza periodo esordiano, ovvero subito dopo il periodo vittoriano, per la presenza contemporanea delle Rolls Royce e dei mercantili a carboni, ma non abbiamo nessun riferimento diretto.

Anche i personaggi non sono molto descritti, possiamo immaginarceli come vogliamo, le uniche informazioni sono riguardanti ai loro comportamenti e ai pensieri.

Dal quinto capitolo poi tutto cambia, infatti con la sparizione Jean Luc il ritmo narrativo si velocizza, trasmettendo l’ansia dei protagonisti e la loro fretta di ritrovare l’amico e cugino prima che gli accada qualcosa.

Una lettura carina, che fa passare qualche ora distraendosi dalla quotidianità, trasportandoci in una bella avventura.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dall’autrice

RECENSIONE – La regina degli scacchi – serie TV del 2020 di Scott Frank e Allan Scott

La regina degli scacchi è una miniserie del 2020 di Scott Frank e Allan Scott, che è uscita su Netflix il 23 ottobre 2020, ed è tratta dall’omonimo romanzo di Walter Tevis.

La serie tv è composta da 7 puntate della durata di 46-68 minuti a puntata.

Il ritmo è molto veloce, permettendo una visione continuativa, in modo da godersi la serie in una giornata sola.

Io l’ho vista subito dopo aver terminato il libro e l’ho trovata ugualmente emo­zionante, coinvolgente e l’ho vista in un giorno solo.

Ci sono piccolissime differenze tra li­bro e serie, ma rimane molto fedele.

Elizabeth Harmon, a nove anni fa la conoscenza degli scacchi, e la se­guiamo fino ai suoi ventidue anni,
una vita passata a lottare contro la dipendenza da alcool e psicofarmaci, mentre affronta la scalata per diven­tare Grande Maestro.

Una serie acclamata sia dal pubblico che dalla comunità degli scacchisti, e in soli 5 giorni dall’uscita è diventa­ta la serie più vista.

Una storia intensa che entra nell’ani­mo.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

RECENSIONE – La regina degli scacchi – Walter Tevis – Mondadori 2021

TRAMA

Perdere, vincere, cedere, resistere: imparare, grazie al gioco più solitario che ci sia, a chiedere aiuto, e a lasciarselo dare.
Finita in orfanotrofio all'età di otto anni, Beth Harmon sembra destinata a una vita grigia come le sottane che è costretta a indossare. Ma scopre presto due vie di fuga: le pillole verdi, distribuite a lei e alle altre ragazzine dell'orfanotrofio, e gli scacchi. 
Il suo talento prodigioso è subito lampante; una nuova famiglia e tornei sempre più glamour e avvincenti le permettono di intravedere una nuova vita. Se solo riuscisse a resistere alla tentazione di autodistruggersi...

RECENSIONE

Elizabeth Harmon è una bambina di otto anni con un passato terribile alle spalle.

Dopo che la madre è riuscita a far scappare il padre di Beth, ha cercato di suicidarsi e uccidere la figlia in un incidente stradale.

Beth rimane miracolosamente viva e viene portata in orfanotrofio, dove fa la conoscenza di quello che le cam­bierà la vita: gli scacchi.

Grazie all’inserviente dell’orfanotro­fio Beth inizia a giocare a scacchi, dimostrando di essere una bambina prodigio, e grazie agli scacchi la sua vita avrà degli altri e bassi fortissimi.

La storia è raccontata dal punto di vista di Beth e non possiamo non enfatiz­zare subito con lei.

Ambienti e personaggi sono descritti con mille sfaccettature e viene dato molto spazio al lato psicologico dei personaggi e alle loro emozioni.

Molto belle anche le parti dedicate alle partite che, nonostante elen­chino molte mosse delle partite, non risultano noiose, anzi attraggo­no il lettore, facendogli venire la voglia di giocare e studiare gli scacchi, anche a chi, come me, non riesce a impararli e si annoia.

Una lettura che ha saputo stupirmi e conquistarmi.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca

RECENSIONE – Dopo la vita – film del 1973 di John Hough

Dopo la vita è un film horror del 1973 diretto da John Hough, e tratto dal romanzo la casa d’inferno di Richard Matheson.

La trama del film è molto similare al romanzo, nonostante siano state tolte molte descrizioni riguardanti il passato, che avrebbero aiutato lo spettatore a capire meglio l’entità del male.

La storia è ambientata nel 1970 sia nel film che nel libro.

Il film inizia con il dottor Barrett che viene convocato da un potente e ricco uomo tedesco, molto vicino alla morte, che vuole sapere cosa ci sia dopo, se è vero che si può legare l’anima a questo mondo.

Per far sì che Barrett possa indagare su un terreno fruttuoso, gli viene messa a disposizione, per una settimana, Villa Belasco.

La dimora di Emmery Belasco è cono­sciuta per essere la casa più infestata mai esistita, tant’è che è chiamata casa Inferno.

Nel passato ci furono state due spedizio­ni, nella prima morirono tutti, nella seconda, avvenuta nel 1940, si salvò solo un ragazzino di 16 anni.

Sarà proprio quel ragazzino, ora il 46 enne Benjamin Franklin Fisher, il medium fisico più in gamba del mondo, che accom­pagnerà Barrett, la moglie Ann e la me­dium psichica Florence Tanner, nella nuova spedizione, e sarà l’unico che sa con chiarezza cosa devono aspettarsi realmente.

Nonostante il film abbia cinquant’anni si può dire che è invecchiato davvero molto bene, riuscendo ancora oggi a instaurare ansia nello spettatore.

Avendolo rivisto dopo aver letto il libro, mi sono accorta che se avessero man­tenuto i pezzi in cui si raccontava del passato della casa e la vita di Belasco, lo spettatore che si approccia alla storia per la prima volta, capirebbe molte più minuzie, ma in ogni caso il suo scopo lo raggiunge lo stesso.

Il ritmo del film è molto veloce e non ci si annoia, lasciandoci un senso di ansia anche dopo la visione.

Una visione che merita.

Micol Borzatta

Visto in streaming

RECENSIONE – La casa d’inferno – Richard Matheson – Fabbri 1995

TRAMA

Per più di vent'anni la casa appartenuta a Belasco è rimasta vuota. Indicata come la più inaccessibile delle case infestate, è un antico palazzo le cui mura hanno assistito a scene di orrore e depravazione inimmaginabili. Due tentativi di investigarne i segreti si sono conclusi terribilmente. Ora si prepara una nuova spedizione: quattro persone entrano in quel luogo misterioso, determinate a sondare gli ultimi segreti di vita e di morte che vi si celano. Ognuno di loro è spinto da una ragione personale per sfidare le mille tentazioni di quella dimora: ma potranno le loro anime sopravvivere di fronte a quanto si nasconde nella casa più infestata del mondo?

RECENSIONE

È il 18 dicembre 1970 quando il dottor Barrett viene convocato da Deutsch nella sua tenuta a due ore da Manhat­tan.

Il motivo della convocazione è che Deutsch lo vuole assumere con un onorario di centomila dollari per trovare dei fatti concreti riguardanti all’esistenza o meno della vita ul­traterrena.

Barrett rimane stupito, nei suoi vent’anni di carriera come fisico e studioso di parapsicologia, non gli era mai riuscito trovare fatti concreti, ed è per quello che Deutsch gli mette a disposizione, per una settimana, Villa Belasco e due medium scelti da lui personalmente.

Villa Belasco, conosciuta come casa d’inferno era la dimora di Emmery Belasco, un uomo malvagio che aveva la capacità di far uscire il lato più bestiale delle persone, e a casa sua organizzava festini a base di droga, che finivano con atti di cannibalismo, necrofilia, violenza, sadismo e qual­siasi nefandezza esistente.

Quando nel 1927 la villa venne sigillata, vennero trovati moltissimi cadaveri in casa, ma nessuno era di Belasco.

Da quel momento è conosciuta come la casa più infestata mai esistita, tant’è che nel 1930 e nel 1940 vennero orga­nizzate due spedizioni per esorcizzare la casa, nella prima morirono tutti, nella seconda si salvò solo un ragazzo, il medium fisico Benjamin Franklin Fisher, uno dei due medium che nel 1970 vengono scelti da Deutsch.

L’altra medium, stavolta mentale, che accompagnerà Barrett, e la moglie Edith, è Florence Tanner.

A differenza dei due medium, Barrett prende il pericolo un po’ sotto gamba, ma dovrà ricredersi presto.

Libro horror da cui hanno tratto il film, nel 1973, Dopo la vita.

La narrazione ha un ritmo molto lento, cosa questa che rovina l’atmosfera del testo, che dovrebbe mettere ansia e inquietudine nel lettore, ma che invece non lo raggiungono, nem­meno nei momenti di massima esposizione, anzi in alcune descrizioni di manifestazioni viene quasi da ridere.

Ambientazioni e personaggi vengono approfonditi molto, con molte sfa­ccettature e background corposi, che con un ritmo più veloce avrebbero davvero fatto tenere il fiato sospe­so.

Una buona lettura, ma mi aspetta­vo di meglio.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca

RECENSIONE – Gotico americano – Robert Bloch – Fabbri 1994

TRAMA

Dall'autore di "Psycho", un racconto gotico sospeso tra passato e presente. Chicago: un castello dalle pareti che nascondono passaggi segreti, stanze proibite e laboratori privati. Il castello è la dimora del dottor G. Gordon Gregg, un assassino farmacista. Le sue vittime sono donne giovani e belle. I suoi metodi sono scientifici e indolori, i suoi crimini perfetti... fino a quando una giornalista non si insospettisce. Ma durante le indagini Crystal, nonostante il pericolo, si innamora del carismatico dottore...

RECENSIONE

G. Gordon Gregg è un uomo misterioso, un dottore che ha fatto costruire un immenso castello, pieno di passaggi segreti, scale nascoste e zone oscure.

Il mistero intorno a Gregg viene alimentato anche dal gran numero di persone che sono scomparse dopo aver avuto che fare con lui e la sua dimora.

Un mistero che porta la cronista Crystal Wilson a indagare.

Romanzo che si ispira alle vicende del famosissimo H. H. Holmes, colui che aveva costruito un enorme alber­go pieno di labirinti, cunicoli e stanze segrete, in cui aveva ucciso, in vari modi diversi, decine di persone la narrazione è molto lenta e spesso noiosa, e la figura di Gregg e i suoi omicidi sono stati approfonditi molto poco rispetto a quanto ci si aspettasse anche la storia viene narrata in modo sconclusionato.

L’inizio è noiosissimo e lento, il centro interessante e il finale tirato troppo per le lunghe rispetto agli eventi raccontati.

Una lettura da cui mi aspettavo molto di più.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca