Mai dimenticare. Nevernight libro primo, Jay Kristoff (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

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«Mai tirarsi indietro.» Un sussurro freddo nel suo orecchio. «Mai avere paura. E mai, mai dimenticare.»

Città di Godsgrave.

Una città completamente gotica, piena di guglie e gargolle, tetti spioventi, marmo e mattoni ocra, ma sempre illuminata dai suoi tre soli che splendono in cielo, illuminandola continuamente, perché non vi è mai la notte. Infatti la terra è sempre illuminata a rotazione dai tre soli, che hanno tramonti con tempistiche diverse, e solo una volta ogni due anni e mezzo succede che tramontano tutti insieme portando una Vera Notte.

Da quando rimase orfana, Mia Corvere, di soli dieci anni, viene presa sotto l’ala protettiva delle ombre, nella figura di Mercurio, un tipo misterioso che per sei anni l’addestra a essere la migliore assassina della città e a utilizzare il potere delle ombre, ma raggiunti i sedici anni, Mia, deve recarsi alla Chiesa Rossa per continuare i suoi studi e il suo addestramento, e deve salutare, forse per sempre, Mercurio.

Arrivata su Ultima Spes, Mia, fa la conoscenza di Tric e insieme si mettono alla ricerca della Chiesa Rossa, una ricerca piena di insidie e pericoli da superare, che altri non sono che prove da superare per dimostrarsi meritevoli.

La Chiesa Rossa si dimostra molto diversa da come se l’aspettava molto dura e con persone che vorrebbero ucciderla solo per il suo nome, ma anche Mia non è come tutti credono e come appare, ma molto più forte.

«Non ha importanza cosa tu sia» rispose Cassius «solo che tu sia. E se cerchi una risposta a un qualche grande enigma su te stessa, non cercarla da me finché non te la sarai guadagnata. Per un aspetto, e uno solo, dovresti essere lieta. Poiché in questo, se non in altro, siamo uguali.»

Primo romanzo della trilogia tuta dedicata a Mia Corvere.

Bellissima la prefazione dove la voce narrante mette in avviso il lettore dei toni crudi e poco romantici che verranno usati. Infatti lo stile narrativo è molto terra terra, con descrizioni esplicite e minuziose di assassinii, quindi perdite di sangue, ma anche di feci e urine, ma tutto avviene in modo che non crea fastidio nel lettore, ma in modo del tutto naturale.

Molto ben riuscita la narrazione alternata tra presente e passato, che permette di conoscere meglio Mia e percepirla come una persona reale mentre ho trovato inutile il dover mettere per forza la storia sentimentale. Nonostante aiuti a dare una caratterizzazione maggiore ai personaggi, io l’avrei evitata, proprio perché i protagonisti sono forti e complessi già di per loro e non necessitano di questi trucchetti per ottenere maggior potere e maggiore forza.

Il mondo creato è originale, e prende ispirazione da luoghi reali praticamente mai utilizzati, dove realmente giorno e notte durano sei mesi a testa. Molto ben caratterizzata la Chiesa Rossa, non tanto dal punto di vista architettonico, ma dal punto di vista deontologico. Infatti, essendo una scuola di assassini, le prove da superare sono a rischio di morte e ai docenti la cosa non turba per niente, un insegnamento molto forte per portare gli accoliti a combattere le loro remore e i loro scrupoli.

Interessante il personaggio di Mia Corvere, una ragazza forte e coraggiosa, di una bellezza nella norma, minuta, ma che non necessita di nessuno, si basta da sola per affrontare la vita. Un personaggio che nel corso del romanzo matura, cresce e cambia, facendo un lunghissimo percorso interiore, perché la Chiesa Rossa è anche questo, oltre a essere una scuola che ti insegna uno stile di vita, è una scuola che ti permette di imparare a conoscere te stessa, un percorso interiore che grazie alla bravura dell’autrice percorriamo pure noi lettori.

Un altro personaggio davvero fondamentale è Messer Cortese, un gatto fatto di ombre che mangia la paura. Una figura importante perché permette all’autore di far comportare Mia in modo più diretto e sfrontato di fronte ai pericoli, ma Messer Cortese non è solo questo. Diventa una sorta di coscienza per Mia, un consigliere, un po’ come il Grillo Parlante lo era per Pinocchio. Diventa un amico a cui Mia si lega completamente, quasi come i Daemon nella trilogia delle polveri di Pullman.

Un legame che supera i limiti del mondo materiale diventando qualcosa di puro.

Mi sembra invece poco sviluppato il personaggio di Mercurio, mentore di Mia, ha avuto un ruolo importante per ben sei anni della sua vita, ma viene affrontato in modo superficiale. Di lui sappiamo davvero poco, sia del suo passato che del suo rapporto con Mia, fa solo qualche rara apparizione e basta, quando invece sarebbe stato interessante conoscerlo meglio.

Simpaticissime le note a piè di pagina, che danno la sensazione che il narratore si stia rivolgendo direttamente a noi, anche se effettivamente spesso spezzino l’attenzione del lettore, o rovinano l’atmosfera creata. Molte sono davvero interessanti, danno nozioni in più sulla storia del mondo e aiutano a capire, ma la maggior parte delle volte sono posizionate nei posti sbagliati, in base al ritmo narrativo della storia.

Il ritmo narrativo segue perfettamente la storia, alternando parti più calme e descrittive a parti adrenaliniche e veloci che ci tengono con il fiato sospeso come se stessimo vivendo pure noi le stesse avventure.

Il linguaggio risulta essere molto semplice e capibile nonostante a volte ci siano termini completamente inventati legati al mondo creato.

Ben sviluppati anche i temi di fedeltà, amicizia e vendetta che sono presenti per tutta la storia, diventandone le fondamenta. Specialmente il sentimento della vendetta è molto ben strutturato e descritto nelle sue due forme principali: quel sentimento cieco, che ruba l’anima portandoti a odiare chiunque e ad avere una sete di sangue irrefrenabile e senza distinzioni, come nel caso di Jessamine; e quel sentimento forte ma ben canalizzato verso un preciso bersaglio, che viene così tenuto sotto controllo, rafforzando il carattere, e per questo soggiogato all’animo umano, come nel caso di Mia.

Il finale poi obbliga a prendere in mano subito i volumi successivi che, fortunatamente sono usciti insieme al primo.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice
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How to get away with murder. Le regole del delitto perfetto, serie TV di 3 stagioni su Netflix

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Annalise Keating è una brillante avvocatessa e docente di diritto penale all’università di Filadelphia, la Middleton University.

Tutti gli anni sceglie quattro o cinque allievi, i più meritevoli, come suoi apprendisti.

Quest’anno la scelta è caduta su Wes Gibbins, Laurel Castillo, Michela Pratt, Connor Walsh e Asher Millstone.

Oltre ai cinque studenti Annalise si avvale di altri due collaboratori Bonnie Winterbottom, che ha iniziato anche lei come studentessa apprendista, e Frank Delfino, un ex carcerato che Annalise ha fatto liberare su richiesta del marito Sam Keating.

Il primo caso su cui si trovano a indagare è l’omicidio della studentessa Lila Stangard, che aveva una relazione proprio con Sam Keating.

Da quel momento si troveranno ad affrontare una ripidissima discesa all’inferno fatta di segreti, bugie e ambizione.

Serie TV di tre stagioni di genere legal thriller.

La storia narrata si sviluppa su tutte e tre le stagioni collegandole a una storia molto più ampia e complessa.

I temi trattati sono la lealtà estrema, l’ambizione, le bugie, i segreti, i complotti, la diffidenza e soprattutto la sete di potere.

Ogni tema viene esasperato al massimo creando situazioni surreali e inverosimili, situazioni che nella realtà non potrebbero mai verificarsi, ma proprio per questo colpisce l’attenzione dello spettatore portandolo a concentrarsi al massimo ragionando e meditando su ogni singolo tema trattato.

Gli attori sono stati davvero ben scelti, specialmente il personaggio di Bonnie, interpretato dall’attrice che ha fatto Paris Geller in Gilmore Girls, e proprio come Paris, Bonnie è un personaggio asociale, forte, cinico e acido, che ha la tendenza di allontanare tutti, ma sotto sotto è fragile e indifesa.

Annalise, invece, è molto complessa. Sembra una donna con il cuore di pietra, ma in realtà ogni sua azione e ogni sua scelta sono mosse dai sentimenti.

‘Le puntate non sono mai noiose o lente e lo stile narrativo molto particolare, infatti ogni stagione si apre con quella che sarà la scena clou del finale per poi vivere ogni istante che porterà a quella scena e quindi alle spiegazioni. Nel frattempo lo spettatore farà mille ipotesi.

Una serie TV davvero meritevole.

Micol Borzatta

Guardata su Netflix

La corte di ali e rovine, Sarah J. Maas (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

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Tamlin, insieme al Re di Hybern stanno tramando qualcosa per piegare al loro volere Prythian.

Feyre vuole a tutti i costi vederci chiaro e smascherare il loro sordido piano, ma per farlo deve tornare alla Corte di Primavera e lasciare momentaneamente il suo amore e la sua vita.

Per poter fare tutto ciò deve però riuscire a tenere a bada il suo desiderio di vendicarsi e riuscire a ingannare tutti con la migliore delle recitazioni.

Sta percorrendo una strada davvero rischiosa, basta un semplice passo falso per rovinare tutto e decretare la rovina di tutto il mondo, ma più la guerra si avvicina e più diventa complicato capire chi è affidabile e chi no.

Terzo e ultimo volume della saga, affrontiamo finalmente la grande battaglia, quella decisiva, quella che conclude ogni saga fantasy.

Lo stile è sempre quello che conosciamo, molto descrittivo, vivido, quasi che si possa toccare muovendo semplicemente la mano.

I personaggi sono vecchie conoscenze che ritroviamo molto volentieri e che sono maturati con il passare del tempo, cresciuti e sotto certi aspetti molto cambiati.

Il ritmo narrativo è scorrevole e molto adrenalinico, le vicende corrono, si accavallano, si inseguono e portano il lettore a correre con la lettura per seguire il ritmo, sentendoci partecipi degli eventi, come se fossimo fisicamente con Feyre.

La fine del romanzo è completa, non lascia nulla in sospeso, ma nonostante questo proviamo un fortissimo senso di malinconia dovendo salutare un mondo e dei personaggi a noi ormai particolarmente cari, a cui ci siamo affezionati.

Una lettura che rapisce ancora una volta, dimostrandosi all’altezza dei due romanzi precedenti.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

La ragazza delle perle, Lucinda Riley (Giunti 2018) a cura di Micol Borzatta

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Star ha finalmente trovato la sua strada, un amore e la felicità, ma questo l’ha allontanata da CeCe, che, trovandosi da sola, non sa più cosa fare.

Avevano sempre fatto tutto in coppia, e ora si sentiva sola, vuota, incompleta.

È proprio questo stato d’animo che la spinge ad affrontare la missione e gli indizi datele dal padre alla sua morte.

CeCe Parte così per la Thailandia, dove incontrerà Ace che l’aiuterà a iniziare le sue ricerche su Kitty Merce, la sua antenata, ricerca che la farà volare in Australia, a Broome, per seguire i suoi antenati.

Arrivata a Broome, però, scopre che Ace era ricercato dalla polizia e che a causa di una foto fatta su sua richiesta, un cliente del bar vicino a dove alloggiavano è riuscito a vendere la notizia ai giornali e a farlo arrestare, e Ace crede che sia stata lei, ma lei non ha modo di discolparsi, può solo cercare e continuare la sua ricerca del suo passato.

Kitty Merce era figlia di una nobile e di un ministro di Dio che, scoprendo che la figlia è venuta a sapere della sua relazione extraconiugale da cui sta per nascere un figlio, decide di mandarla ad Adelaide come dama di compagnia di una nobildonna che, oltre a investire nella chiesa, l’avrebbe fatta entrare in società.

Arrivata ad Adelaide, Kitty, conoscerà Andrew e Drummond, i nipoti gemelli della nobildonna che sta accompagnando.

E saranno proprio i due gemelli a cambiarle la vita, dichiarandosi entrambi, ma lei sceglierà Andrew, nonostante si senta attratta anche da Drummond.

Le vite delle due donne continuano in parallelo, e in alcuni casi si assomigliano anche, ma esattamente cosa le lega?

Quarto romanzo della saga di Le sette sorelle, ci troviamo a scoprire il passato di CeCe.

Dal carattere molto forte e determinata, scopriamo anche un lato indifeso e dolce, un senso di solitudine e malinconia che ha sempre tenuto dentro di sé.

La narrazione è molto scorrevole e coinvolgente, ci sentiamo, fin da subito, parte della storia e vogliamo anche noi scoprire il passato di CeCe e la storia di Kitty.

Le descrizioni sono molto vivide e il fatto che CeCe sia una pittrice dona quel tocco di magia che rende tutto ancora più intenso.

La storia è commovente e la parte sentimentale non troppo esagerata.

Come sempre una lettura stupefacente che porta a voler iniziare subito il prossimo.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

Ossa, Jonathan Kellerman (Timecrime 2013) a cura di Micol Borzatta

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Bob Hernandez sta partecipando a un’asta, sperando di trovare qualcosa che rivendendo gli facesse fare un po’ di soldi, quando, guardando gli oggetti acquistati, trova un cofanetto con dentro 42 ossicini appartenenti o a tre mani o, ed è quello che spera Bob, a tre zampe.

Nel frattempo il tenente Milo Sturgis viene chiamato dal detective Moses Reed per il ritrovamento di un cadavere.

Milo si reca sul posto insieme allo psicologo Alex Delaware e trovano il cadavere di una donna che sembra intonso a parte il fatto che le manca una mano.

Poche ore dopo l’unità cinofila, chiamata per trovare la mano, trova invece altri tre cadaveri ridotti ormai a sole ossa.

Le indagini portano i tre dai quartieri alti e di lusso, alle strade abitate dalle passeggiatrici, ai festini lussuriosi privati dove il sesso è protagonista in ogni sua forma.

La voce narrante è quella di Alex Delaware, lo psicologo che partecipa molto attivamente alle indagini, dando così un’impronta psicologica al solito thriller.

Il ritmo narrativo è abbastanza tranquillo, ogni tanto ha qualche punta adrenalinica, ma per il resto è calmo e lineare, coinvolgendo il lettore piano piano e tenendolo sempre incollato.

La storia è interessante, porta a incuriosire il lettore, che prova a sua volta a svelare il mistero.

Il finale è incredibile, un colpo di scena inaspettato e sconvolgente.

Una lettura appassionante che diventa quasi un’ossessione.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

Buia fu la notte, Emanuela Navone (StreetLib 2019) a cura di Micol Borzatta

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È una strana giornata, quando Debora si sveglia per andare a scuola.

L’alba non sembrava voler arrivare, il cielo era totalmente nero e l’aria puzzava di marcio e decomposizione.

Alberto era appena tornato a casa quando sentì bussare alla porta, era Luisa, la sua vicina, pallida e terrorizzata: suo marito, morto sette anni prima, era tornato a casa.

Riccardo è a casa da solo quando sente i vicini gridare, corso in soccorso scopre che la zia dei bambini, morta due mesi prima è sulla soglia di casa.

Debora è in pensiero insieme alla madre. Il padre doveva tornare a casa alle otto, ma erano già le nove. Quando finalmente torna è bagnato e diverso, e dice che un’onda anomala aveva portato via lui e l’auto.

Anche il fratello di Riccardo, morto decapitato da un camion, stava tornano a casa, ma qualcosa dentro di lui gli diceva che non doveva farlo entrare.

Che cosa sta succedendo in città?

Brevissimo racconto, sono solo una novantina di pagina, scritto da una giovane ragazza e autopubblicato.

La storia è interessante e molto ben scritta, riesce a catturare l’attenzione fin da subito.

Molto ben approfondita la parte psicologica dei personaggi, rispecchia alla perfezione l’età di ognuno e la situazione affrontata.

Unico neo riscontrato riguarda la prima parte che mi ha ricordato fin troppo Les revenants, un romanzo da cui hanno tratto anche una serie TV francese.

Una lettura davvero piacevole.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dall’autrice

Vita su un pianeta nervoso, Matt Haig (E/O 2019) a cura di Micol Borzatta

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Dopo l’undicesima crisi di depressione e panico, Matt Haig ha dato come missione della propria vita quella di capire come combattere lo stress e l’ansia e cercare di vivere una vita felice.

Secondo Matt Haig, infatti, è il pianeta stesso che ci causa ansia e stress, perché sta collassando a sua volta, e a sua volta è ansioso, nervoso e agitato.

Con il passare degli anni il genere umano ha creato un legame sempre più forte con la Terra, un legame che però ci sta rovinando, perché dopo aver stressato il pianeta, ora lo stiamo nutrendo stressandoci a nostra volta.

Esiste però un modo per interrompere tutto questo? A questa domanda Matt Haig ha dedicato questo saggio.

Saggio scritto da Haig dove si apre completamente al lettore raccontando la sua esperienza della depressione, il suo modo di affrontarla e la sua ricerca per combatterla.

Spiegandoci la sua teoria su come il nostro stato di essere sia legato a quello del nostro pianeta, oltre al nostro utilizzo incontrollato di internet, Haig cerca di farci aprire gli occhi sul nostro stile di vita.

Lo stile di scrittura non è per niente quello di un saggio, ma molto fluido e leggero, per nulla pomposo, permettendo una lettura agiata.

L’argomento trattato coinvolge molto perché, diciamoci la verità, chi di noi non ha mai sofferto di ansia, attacchi di panico o peggio.

Una lettura che ci permette di riflettere molto su noi stessi e ci dà molti insegnamenti su come affrontare i periodi no.

Micol Borzatta

Copia di proprietà