RECENSIONE – Il quinto testimone – Michael Connelly – Piemme 2014

TRAMA

Sono tempi duri per Mickey Haller. La crisi picchia sodo e, nonostante i crimini non siano diminuiti, pare che nessuno, nemmeno i delinquenti più incalliti, possa più permettersi un avvocato. E così, per far quadrare il bilancio, non gli resta che imboccare un'altra strada in un settore che purtroppo, sempre a causa della crisi, ha avuto una vera e propria esplosione, quello dei pignoramenti delle abitazioni. Sembra che la gente, infatti, oltre a non avere i soldi per pagare un avvocato, non abbia neanche quelli per restituire le rate del mutuo contratto con le banche per l'acquisto della casa. 
Quello di Lisa Trammel è il primo caso di cui Mickey Haller si occupa e anche se finora è riuscito a evitare che la banca le sequestri la casa, lo stress e la sensazione di aver subito un'ingiustizia l'hanno profondamente segnata. Comunque Lisa non è una donna facile. Combattiva, ficcanaso, è stata persino diffidata dall'avvicinarsi all'istituto di credito che minaccia di lasciarla senza un tetto sopra la testa. Le cose si complicano, e di molto, quando viene accusata di aver ucciso Mitchell Bondurant, il dirigente che segue la sua pratica. Per Mickey significa tornare a quello che ha sempre fatto, cioè occuparsi di diritto penale, ma se pensava che difendere Lisa fosse una passeggiata, si sbagliava di grosso. Non solo scoprirà delle verità sconvolgenti sulla sua cliente, ma, al momento del verdetto, prenderà delle decisioni che capovolgeranno radicalmente la sua vita.

RECENSIONE

La crisi economica ha colpito pesantemente anche l’avvocato della Lincoln Mickey Haller, che ha dovuto ingegnarsi e ampliare la sua clientela dedicandosi alla moda del momento: i pignoramenti.

A causa della crisi infatti la gente, oltre a non avere soldi per pagare un avvocato, non hanno nemmeno quelli per saldare le rate dei mutui, facendo aumentare a dismisura i pignoramenti e, di conseguenza, le cause con le banche.

È proprio a causa di una causa di pignoramento che Haller conosce Liza Tremmel, una donna che viene abbandonata dal marito, che si deve occupare di un figlio e con il suo stipendio di maestra non riesce più a mantenere il mutuo della casa aperto proprio dal marito.

Haller riesce a far ottenere alla donna una proroga, e crede di aver chiuso con lei, quando viene contattato da Lorna, sua segretaria ed ex moglie, che le comunica che Liza è stata arrestata con l’accusa di omicidio ai danni di Mitchell Bondurant, il responsabile del suo pignoramento.

Ovviamente la donna si proclama innocente e toccherà ad Haller dimostrarlo in aula.

Come per i precedenti romanzi dedicati ad Haller, la storia si svolge quasi esclusivamente nell’aula di tribunale, con alcuni sporadici avvenimenti all’esterno che fanno da contorno, ma che daranno parecchi indizi per capire il finale.

Finale abbastanza classico, come classica è la scaletta della trama, infatti abbiamo la telefonata con cui Haller prende in carico il caso, le indagini da parte di Cisco e le udienze in tribunale, l’assoluzione del cliente, l’arresto dello stesso cliente organizzato da Haller che odia essere preso per i fondelli.

A differenza dei primi tre romanzi, questo è risultato un po’ troppo lungo, la storia si sarebbe potuta sviluppare altrettanto bene, anzi anche meglio, con un buon centinaio di pagine in meno, proprio perché essendo sempre la stessa scaletta di eventi dopo un po’ diventa prevedibile.

Il ritmo narrativo rimane sempre molto ben cadenzato permettendo comunque una lettura veloce, immersiva e d’evasione, infatti nonostante i temi siano molto odierni e facilmente collegabili alla vita reale, il romanzo permette comunque al lettore di distrarsi dai suoi problemi, godendosi ore di buona lettura.

Sicuramente non il migliore romanzo di Connelly, ma comunque una buonissima lettura.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

RECENSIONE – La svolta – Michael Connelly – Piemme 2015

TRAMA

Mickey Haller, avvocato della difesa da vent'anni, riceve dal procuratore della contea di Los Angeles l'insolita richiesta di guidare l'accusa in un caso di omicidio. Jason Jessap, dopo ventiquattro anni trascorsi in carcere per il brutale assassinio di una ragazzina, sta per essere scagionato grazie a un recente esame del DNA. Un caso che scuote l'opinione pubblica, abilmente manovrata da Clyve Royce, difensore di Jessap, che cerca di far passare il suo cliente per una vittima del sistema. 
Convinto invece della sua colpevolezza, Haller accetta l'incarico, ma vuole accanto a sé il detective Harry Bosch, per scovare le prove che consegnino definitivamente alla giustizia il criminale. Insieme, i due tenteranno di far luce su un caso dai complessi risvolti politici e personali. Perché entrambi, al momento, hanno una sola certezza: il killer ucciderà ancora.

RECENSIONE

Los Angeles 2010

Mickey Haller è sempre stato un avvocato della difesa, ma un giorno viene chiamato dal procuratore distrettuale Gabriel Williams per un incarico molto particolare.

La procura vuole processare nuovamente l’assassino di una bambina, incarcerato 24 anni prima.

Jason Jessup, nel 1986, ha rapito e ucciso Melissa Landy, una bambina di 12 anni, e tra le prove incriminanti c’era una macchia di sperma sul vestitino della bambina.

Non essendoci il test del DNA nel 1986, ma solo quello del gruppo sanguigno, ed essendo quest’ultimo uguale sia nella macchia di sperma che a quello di Jessup, non avevano dubbi sulla colpevolez­za.

Nel 2010 però le cose cambiano, il DNA dello sperma risulta appar­tenere al patrigno di Melissa, e Jessup potrebbe venire scarcerato per questo particolare, nonostante tutti sappiano che sia lui il colpevole.

Non potendo la procura ri processare direttamente Jessup, chiede ad Haller di essere l’avvocato dell’accusa indipendente, così da poter fare giustizia.

Haller accetta il caso, ma a condizione che con lui lavorino la ex moglie Maggie McPherson e il fratellastro Harry Bosh.

Terzo romanzo della serie dedicata all’avvocato della Lincoln, è stato scritto e pubblicato la prima volta nel 2010.

A differenza dei due volumi precedenti, il ritmo di questo l’ho trovato un po’ lento, questo perché si svolge interamente in un’aula di tribunale, le indagini sono minime, sia perché molti testimoni sono morti, sia perché le zone del crimine che le prove non sono più disponibili.

Ritmo che cambia radicalmente nelle ultime trenta pagine diventando adrenalinico.

Come sempre il linguaggio è alla portata di tutti, non ci sono troppi termini tecnici, ma non per questo perde di precisione.

Stessa cosa per le descrizioni, minuziose e dettagliate, sia per quanto riguarda le ambientazioni che il lato psicologico ed emotivo dei per­sonaggi.

Nessun grosso colpo di scena, quello che ci si aspetta dalle prime pagine è proprio quello che succede, ma rimane comunque una lettura interessante che consiglio vivamente.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca

REVIEW PARTY – Una dote di sangue – S. T. Gibson – Mondadori 2022

TRAMA

Constanta si ritrova a scegliere tra libertà e amore. Ma i legami costruiti con il sangue possono essere spezzati solo dalla morte.

Gli uomini che hanno ucciso la sua famiglia e bruciato la sua casa l'hanno lasciata a terra agonizzante, vittima di una guerra che nessuno ricorda più. Ma un misterioso straniero riccamente vestito la trova, la salva a un soffio dalla morte e le dona una nuova vita e un nuovo nome: Constanta, colei che è determinata a vivere. 
È così che la figlia del fabbro di un villaggio della Romania medievale diventa la sposa perfetta per un re immortale. Insieme attraversano i secoli e i paesi, da Vienna alla Spagna, da Pietrogrado a Parigi. Quando però lui coinvolge nella sua rete di passioni e inganni anche una machiavellica gentildonna e un attore squattrinato, Constanta inizia a capire che il suo amato è capace di atti orribili. E dopo essersi alleata con i suoi consorti di sangue – la bellissima Magdalena, il brillante Alexi – inizia a svelare gli oscuri segreti del marito. Constanta si ritrova a scegliere tra libertà e amore. Ma i legami costruiti con il sangue possono essere spezzati solo dalla morte.

RECENSIONE

Tutto ha inizio nel 1400, quando una ragazza in fin di vita viene trovata da un uomo misterioso, che la soccorre, attratto dalla voglia di vivere di lei, talmente forte che decide di chiamarla Constanta.

Constanta è la figlia di un fabbro e viveva in un piccolo villaggio della Romania, quando questo viene attaccato e dato alle fiamme, e ogni abitante massacrato.

Dopo essere stata trasformata in vampiro, la prima cosa che fa Constanta è di vendi­carsi degli uomini che hanno bruciato la sua casa, i suoi genitori e l’hanno la­sciata a un passo dalla morte.

Passa quasi un secolo e Constanta e il suo creatore si spostano dalla Romania a Vienna per poi approdare in Spagna dove alla coppia si aggiunge Magdalena, e Constanta incomincia a sentire un miscuglio di emozioni contrastanti, che la portano a non fidarsi più totalmente del suo creatore.

I veri problemi però nascono quando intorno agli anni venti del 1900, al trio si aggiunge Alexi, portando Constanta a mettere in atto una soluzione radicale, quel­la che ci viene detta nella prima pagina del romanzo: uccidere il loro creatore.

«Voglio vivere» ha sussurrato di rimando. Probabilmente troppo intimorita che tu potessi sentire dalle tue stanze accanto. «Ma io voglio vivere nel mondo, non ai suoi margini. I giorni vanno avanti all’infinito, Constanta, non cambiano mai… sono stanca.»

Romanzo gotico basato sulla storia delle mogli di Dracula.

La storia è narrata tutta in prima persona dalla diretta voce di Constant a che sta scrivendo tutta la storia in una lunga lettera destinata al suo creatore, in cui vuole spiegare i motivi del suo gesto.

La narrazione è molto scorrevole, con un buon ritmo incalzante e molti approfondimenti psicologici ed emotivi, infatti vediamo, e soprattutto viviamo sulla nostra pelle, il cambiamento che fa Constanta durante i secoli, ma percepiamo anche la trasformazione che compiono Magdalena e Alexis, nonostante vista da un punto di vista esterno.

I temi trattati sono molto forti, si va dalla sodomia al sadismo, alla violenza, sia fisica che psicologica, depressione, omicidio, ma nonostante vengano trattati approfonditamente, non viene fatto in modo che possa traumatizzare il lettore.

Una lettura che si fa in 5-6 ore ma che, una volta conclusa, rimane dentro al lettore, che ci continua a pensare.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Avvocato di difesa – Serie TV del 2022 di David E. Kelley e Ted Humphrey

Avvocato di difesa – The Lincoln lawyer è una serie TV creata da David E. Kelley e Ted Humphrey, basata sul romanzo La lista di Michael Connelly, il secondo romano della serie dedicata all’avvocato Michael Haller.

Terza serie televisiva, dopo Bosh e Bosh: Legacy a essere tratta dai romanzi di Connelly, è la seconda opera televisiva dedicata ad Haller dopo il film del 2011 The Lincoln lawyer.

La serie al momento è composta da una stagione di 10 episodi, ma è già stata confermata per una seconda stagione che dovrebbe arrivare a inizio 2023.

La storia racconta di Michael Haller, un avvocato difensore di Los Angeles conosciuto per preparare i suoi casi sul sedile posteriore della sua Lincoln.

Dopo essersi dovuto ritirare dalle scene per 18 mesi a causa di un incidente in surf che lo ha portato a essere dipendente dall’ossicodone, ritorna in auge quando eredita tutti i casi del suo collega Jerry Vincent, oltre allo studio intero, dopo che quest’ultimo è stato ucciso in circostanze misteriose.

Tra questi c’è il caso del secolo, quello di Trevor Elliott, proprietario di un’azienda informatica che ha programmato L videogioco Nocturna, ai primi posti delle classifiche dei videogames, accusato di aver ucciso la moglie e il suo amante, ma che si dichiara innocente.

Nel corso delle puntate troviamo Haller impegnato con vari casi secondari che chiude con risultati di non colpevolezza, e con il caso primario, quello di Elliott, di cui deve reperire prove, informazioni e teste in una sola settimana.

Le puntate sono di media di 50 minuti, ma scivolano via una dietro l’altra senza problemi, io infatti l’ho guardata tutta in un’unica giornata, coinvolgendo molto bene lo spettatore.

I colpi di scena sono ben strutturati e ben calibrati, e fanno sì che l’attenzione non si smorzi mai.

I personaggi secondari sono un po’ diversi da quelli che avevamo imparato ad amare nel primo romanzo della serie e nel film, ma riescono comunque a colpirci e si fanno amare fin da subito.

Una buona serie TV, che dal titolo mi aspettavo fosse tratta dal primo romanzo della serie Haller, e che invece mi ha fatto venire voglia di prendere subito in mano il secondo volume per catapultarmi nella storia incredibile di Haller contro Elliott.

Micol Borzatta

Visto su Netflix

RECENSIONE – La lista – Michael Connelly – Pickwick 2013

TRAMA

Dopo anni di cause di serie B, l'avvocato Mickey Haller sembra aver finalmente pescato il biglietto vincente: la difesa di un noto produttore di Hollywood, accusato di aver ucciso la moglie e l'amante di lei. Ma sulla sua strada trova il detective Harry Bosch: oltre trent'anni di carriera alle spalle, una vocazione per la giustizia, una leggenda per tutti. I due inizialmente si fronteggiano, ma quando Haller scopre di essere nel mirino di un pericoloso killer, capiscono che fare squadra è l'unica soluzione possibile.

RECENSIONE

Mickey Haller è tornato al lavoro in pieno, ma ancora i casi scarseggiano dopo essere stato un anno lontano da tutto, per questo motivo non capisce come mai sia stato chiamato d’urgenza dal giudice supremo.

Recatosi immediatamente, ogni ritardo è punito con sanzioni con parecchi zeri, viene a sapere che il suo amico e collega Jeff Vincent è stato ucciso la sera prima nel parcheggio del suo ufficio e aveva designato Haller come sostituto.

Haller si trova cosi con 31 casi tutti in una volta, tra cui il caso dell’anno, quello di Walter Elliott, un produttore cinemato­grafico accusato di aver ucciso la moglie e l’amante.

Elliott ovviamente si dichiara innocente, ma Haller scoprirà presto che nella realtà, come nel cinema, non tutto quello che si vede è vero.

Secondo romanzo della serie Haller, ci vengono introdotti alcuni personag­gi nuovi che ameremo subito, il nuovo investigatore privato, Cisco, e il nuovo autista, Patrick.

Haller, Lorna, Maggie e Hayley li troviamo come li ricordavamo, solo un po’ cresciuti e maturati dagli eventi del romanzo precedente.

La trama come sempre è molto ben congeniata, piena di colpi di scena che tengono incollati al romanzo, e viene narrata con un ritmo veloce e un lin­guaggio alla portata di tutti, anche quando deve affrontare parti dove i termini più tecnici sono d’obbligo.

In questo romanzo abbiamo anche un crossover con altri due personaggi delle serie di Connelly, Harry Bosh, che torna al lavoro richiamato dalla pensio­ne, per la sua felicità, e McEvoy, un giornalista che sapra’ farsi valere.

Una lettura che sa conquistare e che ti porta a voler continuare con il prossimo romanzo della serie e anche a voler approfondire gli altri per­sonaggi con le loro relative serie.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca

RECENSIONE – The Lincoln lawyer – film del 2011 di Brad Furman

The Lincoln lawyer è un film del 2011 di Brad Furman Tartt dall’omonimo romanzo di Michael Connelly, che in italiano è stato tradotto con avvocato di difesa.

Il film parla dell’avvocato Mickey Haller di Los Angeles che è incaricato ella difesa dei criminali.

Con una ex moglie, vice procuratore distrettuale, una figlia, e una seconda moglie che lavora come sua segretaria, gestisce la sua attività dalla sua Lincoln in giro tra tribunali e carceri, usando, spesso, anche metodi poco ortodossi.

Un giorno viene assunto per difendere Louis Roulet, un ricco immobiliarista che è accusato di violenza fisica e o fronti di una prostituta.

Haller si fa aiutare dal suo investigatore privato Frank Levin per trovare tutte le informazioni che gli servono per scagionare il suo cliente, ma scopre ben presto di essere stato ingannato, manipolato e incastrato, dovendo così fare buon viso a cattivo gioco.

La trasposizione è stata realizzata davvero molto bene, ed è fedelissima al romanzo, unico cambiamento è il nome dell’investigatore da Raul a Frank, ma per il resto è tutto uguale.

Molto ben caratterizzati i personaggi, gli attori hanno saputo interpretarli davvero al meglio, infatti lo spettatore può percepire molt forte e bene i vari stati d’animo, ritrovando le immagini e le sensazioni che area trovato nel libro.

La buona riuscita del film la si può notare anche nel fatto che può essere visto, come ho fatto io, subito dopo aver chiuso il romanzo e non abbiamo nessun senso di noia o di pesantezza, pur sapendo già tutta la storia, perché vivendo in modo così vivido le emozioni dei personaggi risulta come se fosse sempre un’avventura nuova.

Una visione veramente stupefacente per chi vuole vivere la storia in una versione diversa da quella scritta.

Micol Borzatta

Visto su Netflix

RECENSIONE – Avvocato di difesa – Michael Connelly – Pickwick 2013

TRAMA

Mickey Haller ha passato tutta la sua vita professionale con il terrore di non riconoscere l'innocenza nel caso se la fosse trovata di fronte. Haller è un avvocato di Los Angeles che prepara i suoi casi dal sedile posteriore di una Lincoln a nolo, mentre si sposta da un tribunale all'altro per difendere piccoli criminali di ogni tipo. Truffatori, spacciatori, magnaccia, prostitute. Un intero repertorio di squattrinati che gli garantiscono solo la sopravvivenza. Quando un playboy di Beverly Hills, accusato di aver aggredito una donna rimorchiata in un bar, lo incarica della sua difesa, Haller ha l'impressione di toccare il cielo con un dito. 
Finalmente un cliente pieno di soldi, che potrà risolvere la sua situazione finanziaria. E in più l'uomo ha tutta l'aria di non aver commesso il fatto. Ma il giorno in cui Raul Levin, un investigatore privato che lavora a stretto contatto con lui, viene trovato ucciso, Haller scopre che la sua ossessione per l'innocenza l'ha condotto a scontrarsi con un abisso di malvagità. Un gorgo pericoloso, da cui potrà salvarsi soltanto ricorrendo a tutte le sue armi, in una ricerca mozzafiato della verità.

RECENSIONE

Mickey Haller è un avvocato penalista di Los Angeles che si dedica alla difesa, ovvero i suoi clienti sono prevalentemente criminali.

Il suo modo di lavorare è molto atipico, infatti Haller non ha un ufficio, ma lavora in macchina mentre si sposta da un tribunale a un carcere.

La sua non è una macchina qualunque, ma una Lincoln, o meglio una di quattro che aveva comprato in blocco così da averne sempre una a disposizione quando la precedente arriva a 60.000 chilometri.

Alla guida della sua Lincoln c’è Earl, un suo vecchio cliente, che non potendo permettersi la parcella ha deciso di diventare il suo autista.

Earl on è l’unico componente della squadra di Haller, c’è anche Raul Levin, il suo investigatore privato, e Lorna, la sua seconda ex moglie che continua a lavorare con lui.

Contrapposto a Haller c’è Maggie “la spietata”, la sua prima ex moglie e madre di sua figlia, che è anche vice procuratore distrettuale.

Un giorno Haller viene assunto per difendere Louis Ross Roulet, un playboy immobiliarista di Beverly Hills, accusato di aver aggredito, pestato e quasi ucciso una ragazza rimorchiata in un bar.

Ovviamente Roulet si dichiara innocente, ma Haller scoprirà a duro prezzo come riconoscere un vero innocente.

Primo romanzo di sei dedicato alla figura di Mickey Haller, abbiamo la presentazione a 360 gradi del protagonista, che ci permette di conoscerlo sotto ogni aspetto, dal lato pubblico a quello privato, dal suo modo di affrontare le sue paure ai suoi momenti di dolore e terrore, al suo amore nei confronti della figlia.

Un personaggio che viene presentato come un uomo normalissimo che cerca di perseguire i suoi ideali ripercorrendo i passi del padre, ma nello stesso tempo mettendo in dubbio ogni sua scelta.

La storia è molto lineare e narrata con un ritmo molto sostenuto che permette di divorare una pagina dietro l’altra senza mai staccarsi o stufarsi della lettura.

Il linguaggio utilizzato è semplice, anche quando serve qualche tecnicismo legale per rendere tutto realistico e corretto, rimane comprensibilissimo anche a noi poveri profani che non parliamo i legalese.

Un romanzo davvero molto ben strutturato e adatto a qualsiasi tipologia di lettore.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca

REVIEW PARTY – Gilded – Marissa Meyer – Mondadori 2022

TRAMA

C'era una volta la figlia di un mugnaio… Colpita dalla maledizione di Wyrdith, dio delle storie e della menzogna, Serilda ha sviluppato un incredibile talento per il racconto: quelle con cui incanta i bambini del villaggio sono vicende intriganti, bizzarre, e soprattutto non contengono un briciolo di verità. O almeno così credono tutti. Ma una delle sue storie attira l'attenzione del mostruoso Erlking con i suoi cacciatori non-morti. 
E così Serilda si ritrova prigioniera in un luogo sinistro, dove si aggirano ghoul, fantasmi e ripugnanti corvi senza occhi. Chiusa nelle segrete del castello, la ragazza è costretta a dimostrare di saper trasformare la paglia in oro – come ha affermato – o sarà uccisa per aver mentito. Disperata, Serilda ha una sola possibilità: accettare l'aiuto di un ragazzo che le è misteriosamente comparso davanti. E che vuole qualcosa in cambio. Presto Serilda si accorge che le vetuste mura del castello celano molti segreti, compreso un antico maleficio. Dovrà trovare il modo di spezzarlo se vuole riuscire a fermare il dispotico potere del re e la sua feroce Caccia una volta per tutte.

RECENSIONE

La prima cosa che dovete sapere è che non è stata colpa di mio padre. Né della sfortuna, né delle bugie. Certamente non della maledizione. So che alcuni cercheranno di biasimarlo, ma lui c’entra poco.
E voglio che sia chiaro che non è stata nemmeno tutta colpa mia. Né della sfortuna, né delle bugie. Certamente non della maledizione.
Be’…
Forse di alcune bugie sì.
Ma meglio cominciare dall’inizio. Il vero inizio.
Fu durante il solstizio d’inverno di diciannove anni fa, in concomitanza di una rara Luna Inifinita.
Forse sarebbe più esatto dire che fu ancora prima, nel tempo in cui i mostri vagavano liberi al di là del Velo che ora li separa dai mortali, e i demoni talvolta si innamorano.
Ma per quanto ci riguarda, diciamo che iniziò durante quella Luna Inifinita.

Durante notte della Luna Inifinita, la notte della Caccia Selvaggia, l’Erlking riuscì a colpire una gigantesca bestia dorata, ma no. La uccide sul colpo.

La bestia riesce a scappare e all’arrivo dell’alba l’Erlking è costretto a tornare nei suoi regni al di là del Velo senza trovarla.

Alla mattina, un mugnaio di Aschen, tra la bestia all’ombra del suo mulino e la soccorre.

La bestia si rivelò essere il dio delle storie e decise di esaudire un desiderio del mugnaio.

L’uomo chiede di poter sognare la donna dei suoi sogni e di avere una bambina sana e felice.

Il dio delle storie esaudire il desiderio, ma ci aggiunge anche del suo. Essendo lui anche il dio delle bugie, fa sì che la bambina non possa fare altro che inventare sempre storie, storie che saranno viste da tutti solamente come continue bugie.

La bambina cresce e durante una Caccia Selvaggia, quando tutti rimangono chiusi in casa, Serilda, la figlia del mugnaio, si trova in giro, finendo per incontrare l’Erlking, al quale, per salvarsi la vita, racconta di saper filare la paglia in oro.

È così che una volta al mese, durante la notte della Caccia Selvaggia, Serilda viene prelevata dall’Erlking per filare la paglia in oro.

Ovviamente Serilda non lo sa fare, ma viene aiutata da Gilded. Nessuno però fa nulla per nulla, e anche Gilded le propone il suo prezzo.

Ma ogni storia ha due facce. L’eroe e il cattivo. La luce e l’oscurità. La benedizione e la maledizione. E ciò che il mugnaio non aveva capito, è che il dio delle storie è anche il dio della menzogna.
Un dio imbroglione, che ama ingannare il prossimo.
Benedetta da un padrino simile, la bambina fu segnata per sempre con occhi che rendevano impossibile fidarsi di lei: iridi nere come la pece, che portavano impressa una ruota con otto piccoli raggi dorati. La ruota del fato e della fortuna, che chi è saggio, sa riconoscere come l’inganno più grande di tutti.
Occhi così particolari facevano sì che chiunque la vedesse, sapesse che era stata toccata da un’antica magia. Man mano la bambina che cresceva, i sospettosi abitanti del villaggio rifuggivano da lei per il suo strano sguardo e per le sventure che sembravano seguirla come una scia. Violente tempeste in inverno. Siccità in estate. Coltivazioni malate e bestiame disperso. E la scomparsa di sua madre, una notte, senza alcuna spiegazione.
Queste e ogni sorta di calamità, la colpa delle quali poteva essere attribuita senza grande sforzo di fantasia a quella strana bambina orfana di madre con gli occhi cattivi.
Forse però la caratteristica che più di tutte la rese sospetta era l’abitudine che sviluppò non appena imparò pronunciare le prime parole. Quando parlava, non riusciva a trattenersi dal raccontare le storie più stravaganti, come se la sua lingua non conoscesse la differenza tra vero e falso. Cominciò quindi a baloccarsi con storie che mescolavano verità e bugia, e se gli altri bambini amavano i suoi racconti, così pieni di incanto e bizzarrie, gli adulti sapevano cosa nascondeva quella ragazzina.
Era blasfema, dicevano. Una spregevole bugiarda, e tutti sanno che quella feccia è più o meno l’equivalente di un assassino o di uno che riesce sempre a farsi offrire una pinta di birra, ma non restituisce mai il favore.
In poche parole, quella bambina era maledetta, e tutti lo sapevano.

Romanzo fantasy che vuole ripercorrere la storia di Tremotino, o come si chiama originalmente nella storia tedesca Rumpelstilzchen.

La storia originale narra che un mugnaio, per vantarsi davanti al Re, dichiarò che sua figlia sapesse filare la paglia in oro. Il Re allora prelevò la ragazza e le ordinò di trasformare un tot di paglia in oro, altrimenti sarebbe andata incontro alla morte. Rimasta sola la fanciulla viene avvicinata da uno strano ometto che le promette di filare lui la paglia se in cambio lei gli avesse donato qualcosa, e lei gli dona la sua collana. La seconda notte la stessa cosa, ma il regalo fu un anello. La terza notte, non avendo più nulla da regalare, la ragazza promise il suo primogenito. Tempo dopo il Re decise di sposare la ragazza e nacque il loro primo figlio. Lo strano ometto si presentò per prendere il bambino, ma la ragazza ovviamente non volle darglielo. L’ometto decise allora che se la ragazza avesse indovinato il suo nome avrebbe rotto il patto, ma aveva solo tre tentativi, uno per sera. La ragazza le prove tutte, ma non riesce a indovinare, fino a quando, l’ultimo giorno disponibile, ritorna il messo che aveva inviato a cercare il nome dell’ometto, e questo le riporta di averlo scoperto: Tremotino. La ragazza lo riferisce all’ometto che se na va arrabbiato, convinto che lei lo abbia imbrogliato, ma non potendolo dimostrare deve rompere il patto.

Marissa Meyer ha ripreso le linee base della storia, per poi sviluppare una versione tutta sua, coinvolgente e davvero particolare.
Serilda infatti non viene mandata nei casini dal padre che vuole pavoneggiarsi, ma ci si mette da sola a causa di un dono che è allo stesso tempo una maledizione, ma che allo stesso tempo non avrebbe potuto fare altro nemmeno senza quel dono, infatti quella fatidica notte se avesse detto la verità sarebbe morta, mentendo rischia di essere uccisa se il Signore oscuro scopre che gli ha mentito, quindi in ogni caso davanti a sé aveva solo la morte.

Gilded è molto diverso dal Tremotino della storia originale, ma la Meyer è riuscita a mantenere ugualmente quel lato subdolo e ipnotico che ha fatto sì che molte generazioni di bambini e adolescenti creassero un legame ematico con lui, specialmente dopo l’interpretazione di Robert Carlyle in Once upon a time.

La storia di per sé è molto più cupa, per quanto possibile, dell’originale, invece di dover indovinare un nome, la nostra protagonista ci troverà a dover affrontare ghoul, fantasmi, non morti, e una strana maledizione intrinseca nelle mura del castello dell’oscuro signore, maledizione che deve distruggere a ogni costo se vuole salvare il suo mondo e soprattutto se stessa.

Lo stile narrativo è molto ben ritmato e scorrevole, infatti nonostante siano più di 500 pagine si legge molto velocemente, con un’immersione totale che permette al lettore di dimenticarsi di tutto quello che lo circonda e di concentrarsi esclusivamente sulla storia, vivendo ogni palpitazione di Serilda come se fosse la propria.

Rimarremo con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, pregando, sussultando, emozionandoci e incitando la protagonista perché riesca nell’impresa.

Una lettura che sa far svagare e che si legge volentieri, anche per chi conosce la storia di Tremotino e ha amato il personaggio.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – Mercoledì – serie TV del 2022 di Tim Burton, Alfred Gough, Miles Millar

Mercoledì è una serie TV statunitense del 2022, creata da Tim Burton, Alfred Gough e Miles Millar.

Composta per il momento da una stagione di otto episodi, hanno già confermato l’arrivo di una seconda stagione.

La serie è liberamente ispirata dalla famosissima Famiglia Addams, e in particolare la figura di Wednesday, ovvero Mercoledì in italiano.

Quando Mercoledì trova suo fratello Pugsley legato in un armadietto a scuola, e scoperto che è stato bullizzato dalla squadra di nuoto, si vendica liberando due sacchetti di piranha in piscina, ferendo gravemente il capitano della squadra, e ottenendo l’espulsione dal liceo.

Morticia e Gomez decidono così di iscriverla alla Nevermore High School, ovvero una scuola per reietti dove hanno studiato pure loro.

Alla Nevermore si può trovare ogni tipo di studente, dalle sirene, ai lupi mannari, vampiri, gorgoni, e sono convinti che la figlia si possa trovare molto bene.

Fin dal primo giorno Mercoledì si trova a essere testimone di avvenimenti molto strani, tra cui alcuni omicidi avvenuti nel bosco intorno alla scuola e alla cittadina di Jericho, tra questi anche la caduta di un gargoyle dal tetto della scuola, chiaro segno che qualcuno la voleva uccidere, portandola a indagare per scoprire il colpevole.

La serie TV è davvero molto carina, ma a mio avviso va guardata come storia a se stante e non correlata a Mercoledì Addams, o si rimane davvero molto delusi.

Le due critiche più grosse che mi sento di fare sono riguardanti i personaggi di Mercoledì e di Morticia, sono troppo sentimentali. I personaggi originali sono molto più macabri e gotici, freddi e cinici. Ci ricordiamo tutti una Morticia che taglia i fiori alle rose perché troppo poco cupe. In questa serie invece Morticia è piena di sentimenti amorevoli e dolci, specialmente verso la figlia.

Lo stesso la stessa Mercoledì, smossa da un sentimentalismo nei confronti dei ragazzi, che le piace il ballo di metà anno, si innamora di un vestito in una vetrina, che sì è un vestito nero e gotico, ma stiamo parlando di Mercoledì, non di un’adolescente qualsiasi.

Anche il personaggio di Gomez non rientra per nulla nella versione che abbiamo del capofamiglia Addams, ma insieme a Lurch compare talmente poco che possiamo anche passarci sopra.

Bellissima interpretazione invece di Mano, che è esattamente come dovrebbe essere.

Alcuni colpi di scena sono un po’ telefonati, ma alla fine rimane comunque una serie avvincente che si guarda tutta in una volta senza annoiarsi.

I temi trattati sono ovviamente quello della diversità e dell’accettazione personale. Temi che vengono trattati bene e approfonditamente.

Come dicevo un’ottima serie, ma poco burtoniana, speriamo nella seconda stagione.

Micol Borzatta

Vista su Netflix