RECENSIONE – La casa senza ricordi – Longanesi 2021

TRAMA

Dopo il successo internazionale della Casa delle voci, il nuovo romanzo di Donato Carrisi: imprevedibile, ipnotico, potente.
«Magistrale. Mette i brividi.» – The Times
Ascolterai ciò che ho da dire... fino in fondo.
Un bambino senza memoria viene ritrovato in un bosco della Valle dell'Inferno, quando tutti ormai avevano perso le speranze. Nico ha dodici anni e sembra stare bene: qualcuno l'ha nutrito, l'ha vestito, si è preso cura di lui. Ma è impossibile capire chi sia stato, perché Nico non parla. La sua coscienza è una casa buia e in apparenza inviolabile. L'unico in grado di risvegliarlo è l'addormentatore di bambini. Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, viene chiamato a esplorare la mente di Nico, per scoprire quale sia la sua storia. E per quanto sembri impossibile, Gerber ce la fa. Riesce a individuare un innesco – un gesto, una combinazione di parole – che fa scattare qualcosa dentro Nico. Ma quando la voce del bambino inizia a raccontare una storia, Pietro Gerber comprende di aver spalancato le porte di una stanza dimenticata. L'ipnotista capisce di non aver molto tempo per salvare Nico, e presto si trova intrappolato in una selva di illusioni e inganni. Perché la voce sotto ipnosi è quella del bambino. Ma la storia che racconta non appartiene a lui.

RECENSIONE

«Questa storia è piena di buchi neri, Pietro. E, alla fine, la verità potrebbe rivelarsi più semplice e insieme più agghiacciante di quanto possiamo immaginare. E soltanto quel bambino la conosce.»

La storia inizia a febbraio del 2021, quando Pietro Gerber viene chiamato dal magistrato Anita Baldi per il ritrovamento di un bambino nella Valle dell’Inferno, nelle zone del Mugello.

Il bambino in questione è Nikolin, ha 12 anni, e otto mesi prima era sparito nel nulla insieme alla madre, con la quale viveva nella loro auto.

Nico è fisicamente a posto, indossa vestiti invernali, è ben nutrito e non presenta nessun segno di maltrattamento, ma psicologicamente è distante, ha lo sguardo vacuo, non sbatte le palpebre e i suoi movimenti sono automatici, ed è proprio per questo che la Baldi si è rivolta a Gerber.

Pietro Gerber infatti è un ipnotista, specializzato nei bambini, soprannominato l’addormentatore di bambini, come il padre prima di lui.

Appena Pietro ipnotizza Nico, il piccolo inizia a parlare raccontando una storia avvenuta vent’anni prima. Il rapitore del bambino infatti lo sta usando come portavoce della sua storia, e sta a Pietro scoprire come mai, e chi è questa persona.

La storia richiama alcuni avvenimenti del precedente romanzo, La casa senza voce, ma lo si può leggere anche senza aver letto l’altro.

I personaggi sono ben caratterizzati, riusciamo a percepire le emozioni di Pietro come se fossero nostre, e ci viene da ribattere agli altri personaggi quando lo attaccano e lui tace, perché sappiamo perfettamente cosa lo spinge e perché fa determinate scelte, anche se sembrano le più sbagliate possibili.

La trama è ben sviluppata, piena di colpi di scena e con un ritmo molto veloce che intriga e porta a voler continuare senza mai smettere.

Non il più bello tra i libri di Carrisi, ha scritto romanzi molto più intriganti, ma rimane comunque un bel libro che sa stupire e coinvolgere.

Una lettura consigliata.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Le ombre – Alex North – Mondadori 2020

TRAMA

Le Ombre, il nuovo sconvolgente thriller di Alex North, autore del bestseller L'Uomo dei Sussurri, conferma le doti di grande scrittore dell'autore, degno erede di un mostro sacro del genere come Stephen King. 
Sono passati venticinque anni dai terribili fatti che hanno cambiato la vita di Paul Adams per sempre quando era un ragazzino, e lo hanno allontanato da Gritten, la sua città. 
Tutto per colpa di Charlie Crabtree. C'è sempre stato qualcosa di strano e inquietante in lui, qualcosa di non chiaro. Paul e il suo migliore amico James erano inseparabili, fino a quando Charlie non si è intromesso nelle loro vite e li ha divisi, coinvolgendoli in una rete di fantasie sempre più sinistre e di sogni sempre più terribili, che affascinavano gli altri ragazzi, plagiati dal suo minaccioso carisma. Paul sapeva di dover fare qualcosa al riguardo, ma non l'ha fatto, e a un certo punto è stato troppo tardi. Adesso ha lentamente rimesso insieme la sua vita, ma quando le condizioni fisiche di sua madre, anziana e malata, cominciano a peggiorare, Paul deve tornare a casa, malgrado ogni parte di lui opponga resistenza. Non passa molto tempo prima che le cose inizino ad andare male. Viene commesso un altro delitto, sua madre è spaventata e dice cose incomprensibili e lui stesso ha la sensazione che qualcuno lo stia seguendo. Tutto ciò gli ricorda la cosa più inquietante di quel tremendo giorno di venticinque anni fa: non è stato solo l'omicidio, ma il fatto che, da quel momento, di Charlie Crabtree si sono perse le tracce.

RECENSIONE

«Cos’è quella roba a terra?» chiese.
«Cazzo, è il corpo di un ragazzino, Amanda.»
Lei lo ignorò e fece qualche passo in avanti nella radura, attenta a non inquinare la scena, ma spinta dal bisogno di fare un senso a ciò che vedeva. C’era altro sangue sul pavimento di pietra, che si estendeva in un cerchio attorno al corpo. Lo schema sembrava troppo uniforme per essere accidentale, ma fu solo quando raggiunse le macchie di sangue che si rese conto di cosa fossero.
Abbassò lo sguardo, spostandolo di qua e di là.
«Che cos’è?» chiese Dyson.
Non gli rispose, perché non sapeva cosa dirgli. Dyson si avvicinò. Si sarebbe aspettata un’altra esclamazione, ancora più feroce, ma lui rimase in silenzio, e Amanda capì che era turbato quanto lei.
Contò le macchie come meglio poteva, ma non fu semplice. Erano un’infinità.
Centinaia di impronte di mani insanguinate, premute con cura contro la pietra.

Sono passati due anni dagli eventi dello scorso romanzo, L’uomo dei sussurri, e la detective Amanda Beck, a Featherbank, si trova alle prese con il ritrovamento di un cadavere: si tratta del corpo di un ragazzino situato in mezzo al bosco con attorno centinaia di impronte di mani insanguinate.

Da subito vengono arrestati due ragazzini, ognuno stringe un quaderno e un coltello.

Nel frattempo a Gritten Paul Adams torna a casa dopo quasi quarant’anni, per via della madre che è ricoverata in ospedale a causa di una terribile caduta dalle scale. Il ritorno non è dei più piacevoli, perché appena mette piede in paese gli ritornano alle mente tutti i terribili ricordi che lo avevano spinto ad andarsene.

Le cose diventano ancora più cupe quando la detective Beck si rivolge a Paul in merito all’indagine in corso, collegando così quel caso con quello che era capitato quarant’anni prima a Paul e ai suoi amici.

Il romanzo è tutto a capitoli alternati tra passato e presente e tra Paul Adams e Amanda Beck, portandoci così a conoscere i due protagonisti sotto mille sfaccettature, grazie anche alle incredibili descrizioni di North relative sia ai personaggi, ma anche ai luoghi, che permettono al lettore di avere una conoscenza approfondita legandolo ancora più profondamente alla storia.

Il ritmo della storia è veloce, ben cadenzato, aiutando la lettura che, insieme a uno svolgimento della storia molto ben realizzato, portano a divorare pagina dopo pagina, senza mai voler smettere e a continuare a pensare a essa anche una volta chiuso il libro.

Un ottimo thriller, con atmosfere cupe e oscure che fa venire la pelle d’oca il una sensazione di gelo nel cuore.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – C’era due volte – Franck Thilliez – Fazi Darkside 2021

TRAMA

Un nuovo, geniale rompicapo dal re del thriller francese Franck Thilliez: un vero e proprio puzzle disseminato di trappole, in cui ogni tassello vive di vita propria
«Il maestro degli enigmi colpisce ancora. Con Franck Thilliez, sappiamo perfettamente che saremo manipolati e la trappola è sistemata in modo così preciso che ci cadiamo ogni volta. Senza dubbio, il suo miglior libro». - Le Parisien
«Se tessere una trama significa dipanare molti fili per poi congiungerli al momento giusto e con il nodo giusto, Thilliez pare davvero un fenomeno». - Alessandro Robecchi
«Thilliez oggi ha tutto quel che serve per spaventare perfino King». - Roberto Iasoni, la Lettura
«Una lettura che fa tremare: il savoir-faire di Franck Thilliez è diabolico». - Le Figaro Littéraire 
«Il maestro incontestato del thriller francese». - Ian Manook
Nel 2008, in un piccolo paese di montagna, il tenente Gabriel Moscato è alla disperata ricerca della figlia, diciassettenne piena di vita scomparsa da un mese. Uniche tracce la sua bicicletta, i segni di una frenata e poi più nulla. Deciso a indagare sull’hotel due stelle dove la ragazza aveva lavorato l’estate precedente, Moscato si stabilisce nella stanza 29, al secondo piano, per esaminare il registro degli ospiti. Legge attentamente ogni pagina, prima di addormentarsi, esausto dopo settimane di ricerche infruttuose. All’improvviso, viene svegliato da alcuni suoni attutiti. Quando si avvicina alla finestra, si rende conto che piovono uccelli morti. E ora è nella stanza 7, al pianoterra dell’hotel. Si guarda allo specchio e non si riconosce; si reca alla reception, dove apprende che è il 2020 e che sono dodici anni che sua figlia è scomparsa: la memoria gli ha giocato uno scherzo crudele. Quello stesso giorno il corpo di una giovane donna viene trovato sulla riva del fiume Arve...

RECENSIONE

Sera del 9 aprile 2008

Siamo a Sagas, il classico paesino dove ci si conosce tutti, quando il luogotenente Gabriel Moscato si chiude nella stanza numero 29 dell’unico albergo presente e inizia a studiare il registro degli ospiti, per scoprire chi a soggiornato un mese prima, quando sua figlia Julie è scomparsa nel nulla. Di lei rimane solo la bicicletta appoggiata a un albero al bordo di una strada.

La fatica e la stanchezza, però iniziano a farsi sentire, e la pesantezza delle palpebre è sempre più difficile da contrastare, così che Gabriel cade in un sonno profondo.

Il risveglio di Gabriel è abbastanza brusco, a causa di una stranissima pioggia. Tra le 2:10 e le 2:20 del mattino, infatti, una miriade di storni piovono dal cielo morti.

Tutti accorrono alle finestre a guardare, anche Gabriel, ma poi tornano nelle loro camere a dormire, fino a un’orario quasi decente.

Anche Gabriel, che era uscito dalla stanza per vedere cosa fosse successo rientra, ma proprio in quel momento scopre di non essere più nella camera 29, dove si era addormentato, ma è nella camera numero 7, ovvero dal secondo piano è finito al piano terra.

Stupito e scioccato si reca alla reception per chiedere spiegazioni, ma l’unica cosa che gli viene detta è che si è registrato la sera prima con il nome di Walter Guffin insieme a una donna, chiedendo espressamente la camera numero 7 e che quella è la mattina del 6 novembre 2020.

Sono passati dodici anni e sette mesi, ma per lui sono trascorse solo poche ore, in cui è crollato addormentato, com’è possibile? E cosa ne è stato di sua figlia in tutto quel tempo?

Questo è l’incipit del nuovo romanzo di Franck Thilliez, uno scrittore che già con la sua opera conosciutissima, Il manoscritto, ci ha stupiti con un nuovo modo di scrivere thriller.

Ho preso a paragone proprio Il manoscritto tra tutti i suoi libri non a caso, infatti in questo volume troveremo un sacco di rimandi a quel testo, compariranno alcuni dei personaggi e alla fine ci verrà regalata una grossa sorpresa, che sapremo gustare solamente se avremo già letto l’altro romanzo.

Una mossa davvero ben fatta che riesce a conquistare chi è al suo primo romanzo dell’autore, e fa sentire speciali, coccolati e amati i lettori che lo seguono da tempo e che hanno già letto i suoi romanzi precedenti.

Passiamo al testo in questione.

La storia è sviluppata su due linee temporali diverse, la prima è quella del 2008, a cui vengono dedicate pagine dirette solamente a inizio libro, poi rimane di sottofondo, come una linea guida a cui si aggrappa il protagonista; e l’altra è quella del 2020, in cui si svolge tutta la storia del romanzo.

Lo sviluppo della trama è molto lineare, i fatti si susseguono uno dopo l’altro in modo abbastanza semplice, nonostante noi seguiamo du personaggi diversi, con due punti di vista molto diversi.

Infatti i capitoli sono alternati tra quelli vissuti da Gabriel Moscato e quelli del suo ex amico e collega Paul Lacroix, ma entrambi i punti di vista si completano a vicenda, uno riempie le falle dell’altro, specialmente quando si trovano a indagare su due piste differenti, ma unite tra loro.

Personaggi e ambientazioni non sono nemmeno da commentare più di tanto, come sempre sono caratterizzati e descritti con una minuzia impressionante, rendendo tutto così vivido e reale che sembra uscire dalle pagine, o tirare dentro il lettore, diventando totalmente concreto.

Anche questa volta il finale è shockante e impossibile da prevedere, qualsiasi tentativo possiamo o vogliamo fare, per anticiparlo, è destinato a fallire, perché le storie di Thilliez sono veramente speciali e piene di colpi di scena, che solo una mente geniale come la sua può concepire.

Una lettura che non delude nessuna aspettativa, nemmeno la più alta.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – L’uomo dei sussurri – Alex North – Mondadori 2019

TRAMA

Un thriller con un tocco di horror che strizza l'occhio a Stephen King e alle migliori serie crime.
«"L'Uomo dei sussurri" è il thriller più inquietante che habbia letto dai tempi de "L'uomo di neve" di Jo Nesbo» - Alex Michaelides
Ancora distrutto dalla drammatica perdita di sua moglie, Tom Kennedy decide di trasferirsi con il figlio Jake nella tranquilla cittadina di Featherbank e ricominciare da capo. 
Non sa ancora che un fatto terribile ha appena sconvolto la comunità. Un ragazzino di sei anni è svanito nel nulla e nonostante il vecchio detective Pete Willis non abbia perso tempo con le ricerche, il piccolo non si trova. Come venti anni prima, si riaffaccia l'incubo dell'Uomo dei Sussurri, il serial killer responsabile della scomparsa di cinque bambini. Frank Carter, questo il suo vero nome, era solito attirare le vittime sussurrando alle loro finestre, di notte. E mentre le ricerche del bambino continuano senza tregua, il piccolo Jake inizia a comportarsi in modo strano: si isola dai compagni di classe per passare sempre più tempo con la sua misteriosa amica immaginaria e soprattutto dice di sentire una voce che sussurra il suo nome nel buio.

RECENSIONE

Giorno nostri, in un piccolo paesino.

La storia incomincia presentandoci Tom Kennedy e suo figlio Jake. Lui scrittore, distrutto dalla perdita della moglie, l’altro un bambino di sei anni che vede amici immaginari e che non riesce a instaurare un rapporto idilliaco con il padre.

Entrambi decidono di trasferirsi a Featherbank, un piccolo paesino dove sperano di poter ricominciare senza essere perseguitati da tutti i ricordi della moglie e della madre.

A questo punto la narrazione si sposta per seguire la vita si Peter Willis, un poliziotto che ha passato gli ultimi vent’anni a cercare di trovare il corpo di un bambino rapito dal famoso Uomo dei sussurri, e Amanda Beck, una poliziotta che sta indagando sulla sparizione di un bambino di cinque anni avvenuta ora.

Fin da subito i due casi sembrano collegati tra di loro, ma le vere scoperte usciranno quando Tom scoprirà che anche suo figlio è in pericolo.

Se una porta semiaperta lascerai
presto i sussurri sentirai.
Se fuori da solo giocherai,
presto a casa più non tornerai.
Se la finestra aperta lascerai,
sul vetro bussar lo sentirai.
Se solo e triste ti sembra di stare,
l’Uomo dei Sussurri vedrai arrivare.

Romanzo thriller raccontato da tre punti di vista principali, Tom Kennedy, Peter Willis e Amanda Beck, e due secondari, Jake Kennedy e il nuovo Uomo dei sussurri.

Ogni punto di vista a un capitolo a sé dedicato, e completa quello degli altri, non troveremo mai eventi ripetuti per viverli con altri occhi, ma solo eventi nuovi e informazioni nuove, che permettono così il lettore di sentirsi ancora più coinvolto da cercare di mettere insieme tutte le informazioni e gli indizi per svelare il mistero, ma fino alla fine, ovvero quando Tom darà gli ultimi e importanti indizi, non si riuscirà a capire nulla.

L’investigazione è molto ben sviluppata e la storia è piena di colpi di scena e momenti adrenalinici che tengono il lettore incollato alle pagine a divorarle una dietro l’altra, e anche se costretto a interrompere la lettura, il pensiero continua a rimanere alla storia.

Una lettura davvero coinvolgente, con tutti gli ingredienti necessari per un ottimo thriller.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Scholomance – Naomi Novik – Mondadori 2021

TRAMA

Con un'impeccabile maestria, Naomi Novik ha creato una scuola che pullula di una magia che non avete mai visto prima e un'eroina così atipica e ricca di sfumature che vivrà a lungo nei vostri cuori e nelle vostre menti.
La Scholomance è una scuola di magia diversa da tutte le altre. Qui non esistono insegnanti né vacanze, e non è possibile riuscire a stringere amicizie disinteressate perché gli unici legami che si possono costruire sono strategici. 

Soprattutto, è una scuola dove il fallimento è sinonimo di morte certa (sul serio!) Le regole, alla Scholomance, sono drammaticamente semplici: non devi mai aggirarti da solo per i corridoi della scuola. E devi prestare continua attenzione ai mangia-anime, pericolose creature mostruose che si annidano ovunque. Sopravvivere è più importante di qualsiasi voto. Una volta entrato nella scuola, infatti, hai solo due modi per uscirne: diplomarti… o morire! Ma l'ingresso alla Scholomance di una nuova studentessa, El, è destinato a cambiare le carte in tavola e a portare alla luce alcuni segreti dell'istituto. Galadriel "El" Higgins, infatti, è straordinariamente dotata. Forse, tra tutti gli studenti, è l'unica preparata a una scuola tanto pericolosa. Pur non avendo dalla sua un gran numero di alleati – la maggior parte degli studenti la tiene a distanza perché di lei ha molta paura… e perché non è quel che si dice una ragazza amabile – e non incarnando esattamente l'idea di eroina senza macchia, potrebbe senza troppi sforzi evocare un potere oscuro così forte da radere al suolo intere montagne e annientare milioni di persone ignare e innocenti. Per lei, infatti, sarebbe un gioco da ragazzi usare la sua magia per sbarazzarsi una volta per tutte dei mostri che infestano la scuola e che attendono la notte per aggredire e uccidere i suoi compagni. Il problema non proprio trascurabile è che farvi ricorso potrebbe portare alla morte di tutti gli altri studenti…

RECENSIONE

Scholomance è un dark academy con una struttura della scuola molto particolare, per lo meno da quanto si evince dalla mappa posta a inizio copertina.

L’inizio è molto noioso e monotono. Mancano assolutamente i riferimenti per capire come sia strutturata l’ambientazione e come siano gestiti i rapporti dentro alla scuola. Viene accennato che la scuola non è una scuola normale, ma non viene spiegato altro, impedendo al lettore di sentirsi coinvolto.

Anche il discorso riguardante la magia non viene spiegata quasi per nulla, si fa accenno al bisogno di mana, ma cosa sia e come lo si acquisisca non viene detto.

La voce narrante è quella di Galdriel Higgins, detta El, una ragazza piena di sé, che sembra sentirsi superiore a chiunque, ma anche qui non viene né sviluppato il personaggio né spiegato il perché di questa convinzione.

Insomma un inizio che non incentiva per nulla la voglia di proseguire la lettura, ma anzi sembra gridare “abbandonami, non ti voglio nelle mie pagine”, e purtroppo andando avanti a leggere non si viene premiati per nulla, lo stile rimane uguale, la mancanza di spiegazioni diventa ancora più evidente e pesante, specialmente con l’introduzioni dei mille mila mostri che infestano l’accademia e che vengono indicati solo con il nome, come se noi lettori conoscessimo già il loro aspetto e le loro caratteristiche.

Insomma un ottimo romanzo se fosse stato un secondo volume, ma come primo volume dà troppe cose per scontate o sottintese diventando così pessimo; ed è un peccato perché la storia di base aveva davvero un grandissimo potenziale, ma è stata sviluppata veramente male.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Nibiru – Karl Tenbro – Self Publishing 2019

TRAMA

A quasi vent'anni dalla sua prima pubblicazione, quello che uno dei più importanti quotidiani americani definì "Un volgare sogno metropolitano bagnato da un noir fantastico", viene pubblicato nella sua versione completa, non privata quindi dei famosi tre capitoli censurati, "Nibiru" di Karl Tenbro. Un'opera surreale dai tratti orrorifici che trasforma il mondo quotidiano in qualcosa di assurdo. Una macabra, rigorosa, progressiva allucinazione che esplode in una lunga discesa verso l'abisso della follia umana. Traduzione e introduzione a cura di Pablo Soereni.

RECENSIONE

Romanzo molto particolare sia come struttura che per contenuto.

La struttura del romanzo è infatti con un’impaginazione molto grande, sembra quasi un catalogo di qualche mobilificio come dimensioni, che sinceramente crea una grande difficoltà nella lettura, e internamente è sulla stessa riga di Casa di foglie e ilmistero.doc, con pagine scritte al contrario, in semi colonne, con solo poche righe o girate allo specchio.

Anche il contenuto è davvero particolare, un lunghissimo flusso di coscienza, un unico pensiero della voce narrante, che si sa solo essere un uomo, che piano piano sprofonda nella follia più totale, portandosi dietro il lettore, che per riuscire a seguire lo scritto e cercare di capirlo inizia davvero a pensare di star diventando folle pure lui, è l’unico modo per capire a fondo quello che l’autore vuole trasmettere e comunicare.

La storia infatti è formata da solo i pensieri di quest’uomo che odia tutto il mondo, non tollera gli altri e nemmeno le regole della società, vive in una sorta di prigione, che no si capisce se autoinflitta o se abbandonato da qualcuno, che è sia la sua casa che la sua mente, in preda ad allucinazioni forse dovute alla continua assunzione di alcolici, o forse combattute grazie agli alcolici. Tutto è l’opposto di tutto, non si riesce a capire cosa stia davvero accadendo, se non che la mente di quest’uomo si sta distruggendo a ogni riga sempre di più.

Come posso conoscere il domani se il presente è sostituito dal passato? Io voglio, DEVO andare oltre, ma loro fanno di tutto per fermarmi. Ho paura, ho paura della paura, paura dell’essenza della paura. PAURA. Sono solo in questo mio delirio, nessuno che mi accompagna. Le lacrime che mi bagnano il volto, il lamento che sale dal profondo. Sono un povero uomo depresso per tutto quello che è successo. Già, sono andato oltre e questo è il risultato, pianti e lamenti mi nutrono. Fumo e alcol mi consumano. Vorrei tanto avere il coraggio di togliermi la vita, evitare questa mia sofferenza in un mondo che non mi appartiene. Magari un colpo in testa, dritto alla tempia. Un attimo ed è tutto finito, tutta questa storia marcirà all’inferno, l’inferno del passatopresente. Nessuno più, tra qualche mese, ricorderà cosa è successo e l’uomo che andò oltre non fu altro che un povero pazzo che si sparò in testa. Sono un folle, un uomo che ha cercato di vedere una nuova luce e si è trovato con il nero, con il lutto nella propria casa[…]

Una lettura allucinogena che può risultare incomprensibile e portare al suo abbandono, specialmente se non si è pronti ad affrontare una lettura ermetica e molto molto particolare che richiede tutta la nostra attenzione.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Compulsion – Meyer Levin – Adelphi 2017

TRAMA

"Il delitto del secolo" nel primo dei romanzi-verità americani, dieci anni prima di "A sangue freddo".
Oggi ricostruire fatti di sangue è diventato un intrattenimento di massa – più o meno l'unico, si direbbe. Ma c'è stata un'epoca non lontana, e peraltro abbastanza sanguinaria, in cui l'assassinio gratuito di un ragazzo da parte di due suoi coetanei veniva presentato, sulle prime pagine di tutti i giornali, come «Il delitto del secolo». 
Accadde a Chicago, negli anni Venti. Due ricchi studenti ebrei, Nathan Leopold e Richard Loeb (che qui si chiamano Judd Steiner e Artie Straus), avevano progettato un delitto perfetto, ma come chiunque indulga a questo genere di fantasticheria finirono per commettere un imprevedibile errore, che li mise rapidamente al centro di un clamoroso processo. Fu un caso che affascinò per decenni i migliori appassionati del crimine, ispirando a Hitchcock Nodo alla gola, e a Meyer Levin questa travolgente indagine, che diventa via via una superba costruzione romanzesca, dove, come in un grande film classico, protagonisti e comprimari – avvocati, reporter, psicoanalisti – fanno fino in fondo, come meglio non si potrebbe, la loro parte. Mentre a noi, per una volta, non resta che leggere.

RECENSIONE

Perché – potrebbe domandare qualcuno – riesumare questo delitto raccapricciante che risale a più di trent’anni fa? Meglio lasciarlo sepolto dal tempo, meglio dimenticare.
Certo non lo rievoco per sensazionalismo: ne scrivo nella speranza di applicare a questo caso le accresciute conoscenze acquisite nel corso degli anni, per trarne ulteriori elementi utili all’interpretazione del comportamento umano.

Il romanzo è tratto da una vicenda realmente accaduta, per l’esattezza nel 1924, nonostante il libro sia stato scritto quasi trent’anni dopo.

La vicenda coinvolge due ragazzi di buona famiglia, Nathan Leopold e Richard Loeb, che nel romanzo vengono rinominati in ordine Judd Steiner e Artie Straus, che hanno prima rapito e poi ucciso un loro coetaneo, Robert Franks.

Nonostante i due ragazzi avessero programmato tutto fin nei minimi particolari, hanno commesso un sacco di errori che avrebbero permesso alle autorità di arrivare subito a loro, se solo non si fossero intestarditi sull’idea che due ragazzi figli di due famiglie molto ricche non potevano di certo compiere atti così tremendi, per questo la giustizia ha impiegato davvero molto tempo per arrestare i colpevoli.

La cosa che ha reso questo fatto di cronaca molto interessante per l’opinione pubblica, nonostante sia stato meno truce di altri casi, come ad esempio la strage della Colombine High School, è il fatto che i due ragazzi non avevano movente per fare quello che hanno, solo voglia di sapere cosa si provasse a uccidere qualcuno.

Come spiega l’autore nella prefazione, nel romanzo vengono cambiati tutti i nomi dei protagonisti perché nonostante si sia rifatto a fatti reali, molte parti sono alterazioni in cui è stata inserita una parte romanzata per riempire alcuni punti vuoti e per provare a spiegare cosa pensassero i personaggi.

Benché gli eventi siano tratti dalla realtà, va detto che i pensieri e le emozioni dei personaggi sono una creazione dell’autore, e vengono attribuiti ai vari personaggi secondo la sua immaginazione. Per questo motivo non ho usato i veri nomi delle persone coinvolte, anche se talvolta ho fatto ricorso a citazioni testuali riportate dalla stampa. Tra queste, la più lunga è l’arringa difensiva, e a tale riguardo, in nome della giustizia letteraria, desidero fare i miei complimenti al suo vero autore, Clarence Darrow.

La storia è narrata dal punto di vista dell’investigatore Sid Silver, che altri non è che l’alter ego di Meyer Levin, che ai tempi in cui si è svolta la vicenda frequentava la stessa scuola dei due ragazzi e li conosceva molto bene.

Ai tempi aveva perfino scritto della vicenda per il Chicago Daily News, e conosceva molto bene gli eventi e i protagonisti.

Il ritmo narrativo è molto scorrevole, anche nella seconda parte, quella dedicata al processo, una parte che spesso si trasforma in un’insidia sia per gli autori che per i lettori, perché se troppo dettagliata e precisa a diventa noiosa, se narrata in modo più leggero perde genuinità e veridicità, ma Levin ha saputo riportarla dettagliatamente e precisa ma in modo scorrevole, avvincente e davvero interessante.

Molto spazio viene dato ai pensieri dei personaggi e alle loro emozioni, cercando così di capire cosa stessero pensando e cosa volessero davvero i due colpevoli.

Se è vero che la psicoanalisi ha il merito di illuminare molte zone rimaste finora oscure, il mistero essenziale del comportamento umano continua a coinvolgerci tutti. Le perizie psichiatriche nell’ambito di questo processo furono estese, innovative e spesso molto acute, ma dopo tanto tempo si può forse cercare una spiegazione più completa. Non posso sapere se la mia spiegazione sia letteralmente corretta, ma spero abbia una sua poetica qualità, e possa servire a estendere l’uso delle conoscenze disponibili per compensare i difetti degli esseri umani.

Meyer Levin ha veramente saputo trasmettere al lettore tutta la crudezza e l’assurdità di un omicidio avvenuto senza un vero movente e a delle indagini fatte veramente male e solo perché i colpevoli erano figli di papà, quindi persone giudicate a priori impossibilitate a fare azioni del genere per il preconcetto che i ricchi non possono fare atti sconvenienti.

Un romanzo intenso e potente.

Mio padre, al pari di Leopold e Loeb, era stato ammesso alla University of Chicago all’età di quattordici anni. «L’omicidio mi si presentava come una personale lezione di morale, in quanto i due criminali erano, come me, studenti precoci della University of Chicago e miei coetanei… Era inevitabile, tuttavia, che il loro “delitto decadente” mi appartenesse come un simbolo. io , il ragazzino del West Side, avevo orientato la mia precoce energia verso il successo; loro, i ricchi ragazzi del South Side, avevano impiegato quella stessa qualità in modo distruttivo.» E poco più avanti mio padre confessa: «In modo confuso e non senza una vaga ammirazione, dovuta alla moda della “voluttà dell’esperienza”, ho avuto l’impressione di capirli, e sentivo, in quanto giovane intellettuale ebreo, di avere con loro una certa affinità.»

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Dio di illusioni – Donna Tartt – BUR 2003

TRAMA

Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro insegnante di greco antico, un esteta che esercita sugli allievi una forte seduzione spirituale. A loro si aggiunge un giovane piccolo borghese squattrinato. In pigri weekend consumati tra gli stordimenti di alcol, droga e sottili giochi d'amore, torna a galla il ricordo di un crimine di inaudita violenza. Per nascondere il quale è ora necessario commeterne un altro ancora più spietato...

RECENSIONE

La neve sulle montagne si stava sciogliendo e Bunny era già morto da molte settimane prima che arrivassimo a comprendere la gravità della nostra situazione. Era già morto da dieci giorni quando lo trovarono, sapete. Fu la più grande battuta della storia del Vermont-polizia dello stato, FBI, persino un elicottero dell’esercito; il college chiuse, la fabbrica di colori a Hampshire, dal nord dello Stato di New York, addirittura da Boston.

Primo romanzo dell’autrice, risalente al 1992, si nota già lo stile maturo di Donna Tartt.

Un thriller ambientato in un college dove sei ragazzi poco più che maggiorenni si trovano ad avere a che fare con situazioni di vita molto particolari e problematiche, che stravolgono l’animo umano creando divisioni e dissapori che portano a delle scelte estreme.

Fin dalla primissima pagina sappiamo già che uno dei sei ragazzi protagonisti morirà, e durante la lettura verremo a conoscenza di tutti gli eventi che hanno portato a questo risultato.

I personaggi sono molto ben delineati e viene approfondito e sviluppato veramente bene il cambiamento che compiono dall’inizio del romanzo alla fine, facendoci vivere ogni singolo passaggio, motivandolo e accompagnandolo a un approfondimento sei pensieri e degli stati d’animo di ognuno, in modo così reale da farlo percepire al lettore come se lo stesse vivendo in prima persona o ne fosse comunque testimone in prima persona.

Le ambientazioni sono descritte con lo stesso stile, ma rimangono leggermente meno dettagliate, dando una sensazione di secondo piano, proprio per sottolineare come le vicende personali sei protagonisti siano il vero fulcro della storia.

Il ritmo narrativo è accattivante e scorre veloce, facendo divorare tutte le oltre ottocento pagine senza nemmeno accorgerci della mole del volume. Donna Tartt ha infatti una scrittura ipnotica che coinvolge e trasporta il lettore dentro le sue storie, peccato che abbia deciso di pubblicare un romanzo ogni dieci anni e basta.

Una lettura che ho amato e che consiglio vivamente.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Il battesimo della vita – Natascia Luchetti – Delrai Edizioni 2020

TRAMA

Vlad IV, primogenito del famoso Impalatore è ormai un uomo, più precisamente un Dampyr. Morendo, infatti, Dracula ha maledetto il sangue della sua stirpe, togliendo l'umanità ai suoi discendenti superstiti. Affiancato dal misterioso Misha, Vlad ha come obiettivo la distruzione della Dama Bianca, un mostro assassino che tormenta la terra natia, distrutta da decenni di guerra e carestia.

RECENSIONE

Brevissima novella, sono solo 40 pagine, che si legge in meno di un’oretta.

Il protagonista della storia è Vlad, figlio del famigerato Vlad III Dracula, che è diventato un Dampyr alla morte del padre a causa della maledizione che ha lanciato sulla sua discendenza.

Vlad è tornato nella sua terra natia, la Valacchia, per cacciare la famigerata Dama Bianca, un’assassina famosissima e temuta da tutti.

Di più non posso dirvi, perché essendo così breve si rischia di fare spoiler come niente.

Come per i volumi precedenti anche in questo troviamo descrizioni vivide e realistiche che permettono al lettore di sentirsi trasportato dentro alla novella.

I personaggi sono dettagliati e pieni di sfumature, per niente stereotipati.

La storia ha un buon ritmo brioso e vivace rendendo la lettura ancora più veloce.

Una bellissima novella ben sviluppata.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Sogni agitati – Gianandrea Muià, Mattia Ceniti, Ivana Abbate – Self publishing 2021

Dopo che il suo maestro e mentore brian è morto, la sua fiamma di nome e di fatto, Galgith ha lasciato la Dramatis Persona, ma dopo anni, appena lo hanno richiamato, è tornato al suo posto, nonostante gli facesse
ancora male percorrere quei corridoi, specialmente quando passava davanti alla porta chiusa della stanza di Fiamma, custodita come se fosse un santuario.

Galgith è tornato perché il giorno sarebbe dovuto andare in missione insieme alla sua squadra, ma la notte non passa liscia, e non solo per i pensieri che inquietano la mente di Galgith.

Secondo racconto rilasciato gratuitamente sul sito di lnntale.com e scritto da Gianandrea Muià, colui che
nel gioco di ruolo masterizzato e inventato da Mattia Ceniti, Luxastra, interpreta proprio il personaggio
di Galgith.

Il racconto, composto da sole 15 pagine, si legge in un lampo, ma ci riporta nel mondo di Luxastra in attesa che inizi la quarta stagione, che verrà trasmessa sul canale Youtube di Inntale e commentata sul
loro canale Twitch.

La storia è correlata da magnifiche immagini fatte da Ivana Abbate.

Una lettura intrigante che ci regala un altro momento del passato di Galgith.

Micol Borzatta

Copia di proprietà