RECENSIONE – Monstress Vol. 5 Guerriera – Marjorie Liu, Sana Takeda – Mondadori 2021

TRAMA

La guerra tra la Federazione e gli Arcanici sta per riaccendersi. Sarà un conflitto di proporzioni cosmiche. Maika lo sa, ma prima deve sopravvivere alla sua battaglia. Mettendo da parte risentimenti e obiettivi personali per difendere la città arcanica fortificata di Ravenna, si trova a compiere scelte difficili: giustizia o pietà? Sicurezza o libertà? La famiglia o l'intera civiltà?

RECENSIONE

Il volume si apre con un piccolo flash back di Maika da piccola, quando veniva mandata sui campo di battaglia a cercare qualsiasi cosa di valore, ed erano costrette farlo, le uniche scelte che avevano erano morire uccise dai fucili dei soldati, vivere e mangiare dopo aver riportato la refurtiva, essere uccise da coloro che si definivano loro tutori.

Dopodiché saltiamo direttamente al presente, e alla preparazione della nave Thyriana per l’evacuazione di Pontus.

Mentre i preparativi incorrono, Maika sta ripensando al recenti incontro con il padre. Un padre che non sapeva di avere e che non conosceva, e che scopre sapere tutto di lei. Un padre che vorrebbe fermare e impedirgli di muovere guerre in tutto il mondo, ma che non riesce perché troppo forte.

È così che Maika si trova a dover affrontare sia una guerra vera, reale, dura, nel mondo, ma anche una guerra altrettanto dura nel suo animo.

Infatti in questo volume si affronta in modo molto approfondito la dualità dell’animo, la lotta interiore contro la propria natura e le scelte difficili, perché non c’è una risposta giusta e una sbagliata, ma qualsiasi scelta venga fatta ha un lato positivo, ma anche un lato negativo con cui poi bisogna fare i conti.

Come sempre la storia è supportata da immagini fantastiche, come ci siamo abituati con i precedenti volumi, e che stavamo aspettando di rivedere dal 6 ottobre 2020, data in cui doveva uscire originariamente.

Anche questa volta un volume che è un capolavoro nella storia e nella grafica.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – Resident Evil. Caliban Cove – S. D. Perry – Multiplayer 2010

TRAMA

Dopo esser stati messi a dura prova nella tenuta Spencer, trasformata in laboratorio di ricerca genetica della Umbrella Corporation, i sopravvissuti della Squadra di Recupero e Tattiche Speciali (S.T.A.R.S.) di Raccoon City tentano di avvertire l'umanità dell'esistenza di una cospirazione finalizzata alla creazione di terrificanti armi biologiche. Ma la congiura è ancora in atto, come hanno modo di scoprire gli agenti quando vengono dichiarati fuorilegge dalle stesse persone che li hanno addestrati. 
Costretti alla clandestinità, decidono di portare avanti la battaglia per conto proprio, determinati a scovare gli esperimenti della Umbrella ovunque si nascondano. Il medico e biochimico Rebecca Chambers, unica superstite della Squadra Bravo, si unisce a una nuova forza d'assalto della S.T.A.R.S. nel momento in cui giungono voci di un altro esperimento condotto dalla Umbrella: sotto i crinali rocciosi di Caliban Cove, nel Maine, qualcuno sta mettendo insieme un esercito di non morti. All'interno di un faro spettrale, oltre un complesso labirinto di caverne e dentro al relitto di una nave, gli agenti devono affrontare altri abomini e impedire a un folle scienziato di scatenare la sua arma biologica contro l''umanità intera. Potrebbe però non esserci alcuna possibilità di successo, visto che il nuovo, aggressivo virus creato dalla Umbrella comincia a infettare proprio i suoi compagni…

RECENSIONE

Secondo romanzo della saga si apre su un prologo composto da articoli di giornale, com’era capitato nel primo volume, solo che questa volta non raccontano del ritrova­mento di nuovi cadaveri, o dell’arresto dei colpevoli degli eventi del primo volume, ma accusano i cinque superstiti della S.T.A.R.S. di essersi drogati e ubriacati prima di andare in missione, essendo così loro i colpevoli della morte dei loro compagni e dell’esplosione di Villa Spencer.

Ovviamente vengono subito sospesi dal servizio, portandoli a reagire in modi differenti. Brad Vickers, il pilota, fugge mollando tutto come da sua abitudine; Barry Burton, dopo aver mandato moglie e figlie da dei parenti, chiama la sede della S.T.A.R.S. del Maine per chiedere rinforzi per combattere l’Umbrella e ripulire i loro nomi; Jill Valentine, Chris Redfield e Rebecca Chambers attendono i rinforzi per poter tornare a vivere senza incubi.

Come per il volume precedente, Perry, ha saputo creare nel lettore un interesse immediato, rafforzato dalle emozioni forti nate dal vedere attaccare personaggi a cui ci siamo legati molto e che sappiamo dire la verità.

A differenza del primo volume, che era una trasposizione esatta del primo capitolo del gioco, arricchita con le storie individuali dei personaggi di supporto, questo secondo volume non segue la storia canonica dei videogiochi, ma è un capitolo totalmente originale, ambientato un mese dopo la fine degli eventi del volume precedente e vede come protagonista Rebecca Chambers, in qualità di scienziata, affiancata da una nuova squadra, capitanata da David Trapp, un ex commilitone di Barry, divenuto capo della S.T. A.R.S. del Maine e uno dei pochi che non è stato corrotto dall’Umbrella.

Anche questa volta tutta la storia ha inizio grazie a una spinta in più che viene data dallo stesso personaggio misterioso che, precedentemente, aveva aiutato Jill, ovvero l ‘enigmatico signor Trent, che questa volta consegna un plico di documenti a David Trapp, facendo sì che potesse far dileguare anche gli ultimi dubbi sulla veridicità della storia saputa da Barry.

Appena Rebecca e David si dividono da Barry e gli altri il ritmo della narrazione cambia totalmente, diventa molto più adrenalinico e frenetico portandoci a finire la lettura molto velocemente, con il fiato sospeso, e curiosi di scoprire cosa succederà, non avendo vissuto la storia in nessun videogioco.

La storia è creata molto bene, riesce a integrarsi con la storia canonica pur non facendone parte.

Una lettura affascinante.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Resident Evil. Tyrant il distruttore – S. D. Perry – Mondadori 2001

TRAMA

Nelle vicinanze di Raccoon City vengono ritrovati alcuni cadaveri mutilati e parzialmente divorati. Un caso troppo difficile per le normali forze di polizia e il sindaco Harris decide di chiedere aiuto allo S.T.A.R.S., un corpo speciale antiterrorismo di cui pochi conoscono l'esistenza. Le indagini dello S.T.A.R.S. si accentrano sulla Umbrella Corporation, un'industria che produce sistemi strategici per la difesa, in particolare armi chimiche e batteriologiche. Ma, per ottenere le prove, è necessario entrare nell'archivio della società e superare i pericoli di cui la Umbrella è costellata, vere trappole genetiche create per distruggere gli intrusi. 
E, al termine, il più agguerrito degli incubi viventi: Tyrant, il distruttore!

RECENSIONE

Romanzo scritto nel 1998, è il primo di sette, tutti ispirati alla serie di videogiochi.

Questo primo volume si ispira a Resident Evil 1, ed è un adattamento quasi fedele del gioco.

La storia è ambientata nel luglio del 1998, dopo una serie di cadaveri ritrovati con segni di morsi umani, il sindaco Harris incarica la S.T.A.R.S. di indagare.

Seguendo il protocollo viene inviata sul campo la squadra Bravo, ma quando viene perso il contatto, il capitano Wesker decide di partire immediatamente con la squadra Alpha alla ricerca dei loro compagni.

Arrivati sul posto ci viene descritto molto minuziosamente quello che trovano, in modo molto vivido, facendoci percepire la paura e il terrore dei componenti della squadra che, nonostante siano i migliori combattenti militari, non hanno mai dovuto affrontare quello che si trovarono davanti.

Come percepiamo le emozioni e i pensieri dei componenti della squadra, veniamo a conoscenza anche di quelle del capitano Wesker, percependo fin da subito che sta facendo il doppio gioco e sta nascondendo qualcosa. La certezza l’abbiamo quando ricatta Barry per fargli fare una parte del lavoro al posto suo, ma cosa?

La narrazione ha un ritmo molto ben cadenzato, e anche se una buona parte della storia la conosciamo, avendola giocata con Jill e Chris nel videogioco, molte parti sono originali e ben costruite, e possiamo conoscere quello che hanno fatto Barry, Rebecca e Wesker quando erano da soli.

Un primo volume veramente accattivante e che, per ora, segue perfettamente la storia canonica dei giochi.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Resident Evil. Zero Hour – S. D. Perry – Multiplayer 2011

TRAMA

L'ultimo attesissimo romanzo della saga di Resident Evil. Inviati ad investigare su una serie di macabri omicidi a Raccoon City, la squadra S.T.A.R. Bravo entra in azione! Lungo la via per la missione l'elicottero si schianta al suolo. Tutti riescono fortunatamente a sopravvivere ma quello che scoprono è raccapricciante. Poco lontano scrutano un trasporto militare fuori strada pieno di cadaveri, ma questo è solo l'inizio del loro incubo! 
La squadra Bravo presto scoprirà il male che si sta espandendo intorno ad essi, e il nuovo membro Rebecca Chambers sta cominciando a chiedersi quale scherzo del destino l'ha spinta a partecipare alla missione!

RECENSIONE

Nonostante questo sia il settimo volume lo recensirò come primo perché è un prequel di tutta la storia ed è tratto direttamente dal capitolo Resident Evil zero della saga dei videogiochi omonimi, anche lui prequel di tutta la saga tant’è che ve l’ho portato come primo capitolo anche per la serie dei videogiochi.

Il romanzo incomincia con il prologo ambientato sopra il treno che porta i nuovi dipendenti dell’Umbrella al laboratorio sotterraneo che c’è nell’Arklay sotto la villa Spencer. Sul treno abbiamo Bill Nyberg avvocato e dipendente appunto dell’Umbrella che deve occuparsi del caso Hardy, caso in cui una bambina curata per un problema al cuore si ritrova con gravi danni ai reni.

Mentre Nyberg sta viaggiando sull’Ecliptic Express a un certo punto scoppia un enorme temporale che sembra quasi grandine, in realtà ben presto si scoprirà che la grandine sono delle sanguisughe. Dopo aver spaccato il vetro ed essere entrate nel treno, attaccano i viaggiatori.

Queste sanguisughe sembrano essere guidate da un tizio con una lunga tunica che sta osservando lo spettacolo in cima una montagna, ma non si sa chi sia, non lo si riesce a vedere bene in faccia, quello che si sa è che nel treno inizia il panico e tutti i viaggiatori muoiono venendo trasformati in qualcosa.

Il ritmo del prologo è molto avvincente ti fa sentire l’ansia che si crea dentro il treno, hai un senso di claustrofobia veramente forte che ti porta a percepire ancora di più il rumore dell’acqua, le sanguisughe che picchiano sul vetro, sul tetto, e ti viene da controllare intorno, per verificare se davvero stia accadendo tutto ciò o se è solamente suggestione, questo perché le descrizioni sono molto vivide, molto forti e riescono a permettere al lettore di visualizzare realmente ogni singolo avvenimento, percependo così anche gli stati emotivi del protagonista.

Un inizio veramente ben fatto e ben costruito che sa catturare l’attenzione del lettore invogliandolo a continuare nella lettura e a non abbandonare il libro. Funziona molto bene anche con chi ha già giocato il capitolo omonimo, non si crea per nulla una sensazione di déjà vu che rovinerebbe tutta l’atmosfera, anzi nel caso si abbia già giocato il videogioco si ha ancora più voglia di leggere il romanzo per vedere come vengono approfondite tutte quelle parti psicologiche, emotive e mentali, in modo da conoscere ancora di più i vari protagonisti, empatizzare ancora meglio con loro e vivere ancora più appieno la storia che già conosciamo.

Finito il prologo iniziamo la vera storia, entriamo nel vivo delle vicende e partiamo in missione insieme alla Squadra Bravo della S.T.A.R.S. che viene mandata a indagare su alcune morti misteriose, che sembrerebbero essere causate da dei cannibali, nella foresta intorno a Raccoon City.

Qui conosciamo Rebecca Chambers, la più giovane della squadra, che si trova sul campo solamente per completare l’addestramento e poter così poi essere trasferita a lavorare in laboratorio nella ricerca, il suo vero posto.

Mentre stiamo facendo la conoscenza della squadra, l’elicottero viene colpito da un fulmine e deve effettuare un atterraggio di emergenza nel folto della foresta.

La squadra decide di occupare il tempo di attesa della squadra di recupero effettuando le indagini per cui erano stati mandati lì, ma quando trovano un furgone militare ribaltato e scoprono che il passeggero era un condannato a morte che veniva trasferito per ricevere la sua pena, decidono di cercarlo e ricatturarlo, credendolo il colpevole dell’incidente del fulgono e della morte dei due poliziotti che lo stavano trasportando.

A questo punto la squadra si divide e noi continuiamo a seguire Rebecca, trovandoci sul treno del prologo, incontrando Billy Coen, il condannato a morte, e scoprendo che è stato giudicato colpevole per una serie di omicidi che non ha mai fatto, fino ad arrivare nel laboratorio per scoprire i terribili segreti che sono racchiusi.

L’andamento del ritmo è sempre molto ben cadenzato, adrenalinico e trasmette perfettamente al lettore il senso di terrore che prova Rebecca, trovandosi a dover affrontare qualcosa per cui non è mai stata preparata.

Una perfetta trasposizione del videogioco omonimo con molti approfondimenti sul lato psicologico.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – L’estate della crudeltà – Wesley Southard – Dunwich 2021

TRAMA

Melissa Braun è una donna distrutta. Desidera solo il meglio per la sua famiglia ed è disposta a fare tutto il necessario per recuperare il rapporto con il suo fidanzato violento. In un ultimo, disperato tentativo, spera che il sole e le spiagge della tanto agognata vacanza in Florida li possano riavvicinare. Patrick Braun è un ragazzino demoralizzato.  Silenzioso e scontroso, vorrebbe solo che sua madre si rendesse conto del tormento provocato dal suo uomo, che distrugge tutto ciò che ama.
Dopo anni di silenzio, si rifiuta di restare a guardare e lasciare che gli abusi continuino a lacerarli. Hoyt Rainey è un uomo vile. Incapace di tenere le mani a posto, alla fine si ritrova a portare la sua rabbia al livello successivo. Solo che questa volta sarà lui a subire la punizione e a scendere sempre più giù, fino a sprofondare negli oscuri abissi dell'oceano. Melissa e Patrick finalmente credono di essere al sicuro, di essersi lasciati alle spalle per sempre il loro problema. Si sbagliano. Gli Déi non muoiono mai davvero, rimangono in agguato. E quando una bestia vecchia come il tempo scopre Hoyt… neanche lui resterà morto troppo a lungo. Le notti si fanno più buie, l'acqua scorre più fredda e l'estate della crudeltà continua a vivere per sempre.

RECENSIONE

L’oceano era nervoso. Sebbene l’acqua salmastra continuasse a rifluire e a scorrere, e alghe e detriti galleggiassero come polvere di stelle, le bestie che lo chiamavano casa rimanevano perfettamente immobili. Neanche l’ululato del vento sopra di loro poteva turbare la loro inazione. Alose e aringhe, barracuda e cernie, Mako e Marlin – l’essenza stessa dell’uccidere o essere uccisi – erano come paralizzati. L’istinto diceva loro di fuggire o combattere. La natura consigliava loro di non fare nulla. I loro corpi si fecero freddi e deboli.
Si erse dalle profondità.
Le gelide acque color Ciano si oscurarono intorno a loro. La barriera corallina avviati. Gli occhi periferici si sgranarono.
Una sagoma massiccia ondeggiava tra i flutti. Una nube di odio e vendetta circon­dava quella mole innaturale.

Romanzo non troppo lungo, ma con la grandissima capacità di trasportare il lettore in un terrore profondo che si insinua nel profondo e non ti lascia nemmeno, a fine lettura.

Già durante il prologo capiamo che qualcosa nei fondali marini si sta muovendo terrorizzando tutta la fauna.

Si passa poi a fare la conoscenza di Melissa Braun e del figlio Patrick, e purtroppo anche di Hoyt, il compagno di Melissa, un uomo orrendo, egoista, insensibile, arido che si odia subito, fin dalla prima riga.

Uno dei punti forza del romanzo sono proprio le descrizioni vivide, sia relative alle ambientazioni, ma soprattutto i personaggi, che vengono caratterizzati con mille sfumature, molto realistici, creando subito un legame empatico con il lettore.

La narrazione poi è molto briosa e piena di colpi di scena, ed è proprio quando tutto sembra essersi sistemato che tutto cambia, l’atmosfera diventa claustro­fobica, bloccati su un’isola e con un nemico onnipresente.

Una lettura estiva molto bella e inquietante, che porterà il lettore a temere il mare.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – Il cavaliere d’Islanda vol. 2 – Claudia Salvatori – Mondadori 2012

TRAMA

Kveld il vichingo è l'ultimo cavaliere in un mondo in cui la cavalleria sta morendo. Lasciata la Montagna Nera e la bellissima castellana Dama Loba, va incontro al destino che gli è stato profetizzato e diventa il protettore del Perfetto fra i Perfetti, il papa cataro. Partecipa allo scontro finale, la battaglia che decide il corso della Storia e il futuro della cristianità. E gli viene rivelato uno sconvolgente segreto. Il cavaliere venuto dall'ultima terra del mondo dovrà ripartire ancora, per cercare in luogo in cui la vita sia possibile.
Il volume è impreziosito da liriche di trovatrici d'epoca.

RECENSIONE

Kveld, figlio di un prete e di una vichinga, viene diseredato dal padre quando scopre che non ha rinnegato le sue origini materne.

Si trova così a dover lasciare il suo paese e si dirige prima in Inghilterra e poi in Francia. Viene notato da Re Riccardo Cuor di leone che lo nomina cavaliere e lo prende sotto la sua protezione.

Anche questa volta la felicità dura poco, sconvolto dall’ultima crociata e rimasto senza protezione a causa della morte di re Riccardo, la sua unica possibilità di sopravvivenza è quella di unirsi al frate Domenico di Guzmàn e alla sua setta del Regno del serpente.

Secondo volume della saga ritroviamo lo stesso linguaggio un po’ antico che ci trasporta immediatamente nell’epoca medioevale, grazie anche alle minuziose descrizioni, molto vivide e precise.

Il ritmo narrativo è molto veloce, e anche questa volta ci sentiamo molto legati a Kveld, che si trova sempre ad affrontare un dualismo dell’anima e delle scelte che gli propongono due futuri opposti.

Il tema del dualismo è come sempre molto ben trattato e approfondito.

Un ottimo secondo volume.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – Delitto in Cornovaglia – John Bude – Vallardi 2021

TRAMA

Una perla dell'epoca d'oro della narrativa poliziesca.

Il reverendo Dodd, vicario di Boscawen, tranquillo villaggio sulla costa della Cornovaglia, trascorre le sue serate leggendo storie poliziesche davanti al focolare – ma non sia mai che anche solo l'ombra di un vero crimine possa venire a turbare la serena routine della sua parrocchia sul mare! La pace del vicario finisce tuttavia per essere infranta in una notte di tempesta, quando Julius Tregarthan, un riservato e scontroso magistrato del posto, viene ritrovato a Greylings, la sua residenza appena fuori Boscawen, con una pallottola in testa. I sospetti sembrano cadere sulla nipote di Tregarthan, Ruth, anche se è impensabile che la giovane donna abbia un movente per sparare allo zio a sangue freddo. Fortunatamente per l'ispettore Bigswell, il reverendo Dodd, dopo aver sorpreso per anni i parrocchiani con le sue argute deduzioni sulla vita quotidiana del paese, è ora pronto a mettere al servizio della giustizia la sua profonda comprensione della mente criminale… Un classico racconto del periodo d'oro della narrativa poliziesca d'Oltremanica ambientato in un villaggio di pescatori della Cornovaglia vividamente descritto dalla brillante penna di John Bude.

RECENSIONE

Siamo in Cornovaglia, in un piccolissimo paesino dove non succede mai nulla, e in cui il reverendo è un appassionato di letture investigative.

Il reverendo Dodd, infatti, aspetta con ansia le cene del lunedì sera con il suo grande amico Dottor Pendrill per poter aprire il suo famoso baule di libri gialli e scegliere la lettura serale, con cui sfidarsi a chi risolve per primo il mistero e trova l’assassino.

È così che quando arriva la telefonata che comunica il ritrovamento del cadavere del magistrato Julius Tregarthan nella sua residenza fuori dal paese, e delle accuse verso la nipote Ruth, Dodd gongola dentro di sé, non perché sia contento dell’evento, ma perché ha la possibilità di usare le sue doti nella realtà, e aiutare così l’ispettore Bigswell a non incriminare un’innocente.

Romanzo accattivante fin dalle prime pagine che riesce a trasportarci in un altra epoca e in un altro ambiente, grazie a descrizioni magnifiche, molto visive e minuziose che prendono vita tutto intorno a noi per tutta la lettura.

L’indagine è costruita molto bene, rispecchia perfettamente la mentalità dell’epoca, quando un caso si risolveva grazie a deduzioni, ricostruzioni logiche e voglia di trovare la giustizia, quella vera.

Il ritmo narrativo è veloce, molto ben cadenzato, che ti porta a girare una pagina dopo l’altra senza nemmeno accorgerti del passare del tempo, e delle pagine, arrivando così alla fine del romanzo in un soffio.

Una lettura che rientra tranquillamente nei classici, adatta a essere letta in qualsiasi momento, anche in spiaggia sotto all’ombrellone, o sui mezzi nella quotidianità che ci obbliga a fare i pendolari.

Consigliatissimo sia agli appassionati del genere che a chi ci si vuole avvicinare per la prima volta.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – 72 giorni. La verità dei sopravvissuti delle Ande e la mia lotta per tornare – Nando Parrado – Piemme 2006

TRAMA

Un aereo precipita su una cima delle Ande. Delle 45 persone a bordo, 17 muoiono nell'impatto. Per gli altri ha inizio una lotta per la sopravvivenza a 40 gradi sottozero. Al decimo giorno, le poche scorte di cibo sono finite. C'è una sola cosa che possono fare per rimanere vivi: nutrirsi dei corpi dei compagni morti. In un patto quasi sacrale, i sopravvissuti affidano l'uno all'altro il proprio consenso. Nando Parrado è tra loro. Ha vent'anni ed è uno dei membri della squadra di rugby che si trovava a bordo dell'aereo. La madre e la sorella sono morte, lui stesso le ha sepolte nella neve, scavando a mani nude e desiderando di raggiungerle. Ma poi la speranza e il pensiero del padre disperato gli hanno dato la forza di lottare. Quando, due mesi dopo, diventa chiaro che i soccorsi non sarebbero più arrivati, è lui, Parrado, a decidere di scalare la montagna per raggiungere il Cile. Senza guanti né cappello, vestito di niente e provato nel fisico. Nessuno credeva che ce l'avrebbe fatta.

RECENSIONE

Fernando Seler Parrado Dolgay, conosciuto come Nando, è un ex rugbista uruguaiano nato nel 1949, e uno dei sedici superstiti al disastro aereo delle Ande.

Ci furono quattro bruschi scossoni mentre la pancia dell’aeroplano urtava sacche di turbolenza. Alcuni lanciarono gridolini e applaudirono, come fossimo al luna park.
Mi portosi a rassicurare con un sorriso Susy e mia madre. Quest’ultima aveva un’aria preoccupata. Aveva messo via il libro che stava leggendo e teneva la mano di mia sorella. Volevo di r loro di non preoccuparsi, ma prima che potessi parlare fu come si il fondo della fusoliera sprofondasse, e l’aereo si abbassò bruscamente di qualche centinaio di metri causandomi un vuoto allo stomaco.
Ora il Fairchild sobbalzava e ondeggiava in messo alla turbolenza. Mentre i piloti tentavano di stabilizzarlo, Panchito mi diede una gomitata.
«Guarda lì Nando» disse «è normale essere così vicino alle montagne?»
Mi chinai a guardare fuori dal finestrino. Stavamo volando in una spessa coltre di nubi, ma da alcuni squarci vidi passare una massiccia parete di roccia e neve. L’aereo sussultava bruscamente e la punta ondeggiante dell’ala era a meno di dieci metri dalle pendici scure della montagna. Per un attimo rimasi a guardare incredulo, poi i piloti spinsero al massimo i motori nel disperato tentativo di riprendere quota. La fusoliera si mise a vibrare con tale violenza che ebbi paura che andasse in pezzi. Mia madre e mia sorella si voltarono a guardarmi dai loro posti. I nostri occhi si incontrarono per un attimo, poi un tremito potente scosse l’apparecchio. Ci fu un terribile fragore di metallo frantumato. D’improvviso vidi il cielo aperto sopra di me. L’aria gelida mi bruciò il viso e vidi, con una strana calma, le nubi che ondeggiavano nel corridoio. Non ci fu tempo di rendersi conto della situazione, di pregare o di provare paura. Successe tutto in un batter d’occhio. Poi una forza inimmaginabile mi strappò dal mio sedile e mi proiettò in avanti nel buio e nel silenzio.

Il 13 ottobre 1972, il volo 571 della Fuerza Aérea Uruguaya si schiantò sulle montagne delle Ande a causa del mal tempo. Il volo aveva fatto una sosta, e mentre i piloti stavano decidendo se continuare o tornare indietro, i passeggeri, ovvero l’intera squadra di Rugby Old Christians Club con gli allenatori, parenti e amici, hanno iniziato a fare pressione psicologica perché i piloti li portassero a destinazione, a Santiago del Cile, dove dovevano giocare un’amichevole e non la volevano perdere in nessun modo. Erano giovani e si sentivano invincibili.

Questa prima parte, ambientata prima dell’incidente, in cui vengono presentati tutti i passeggeri, i loro ruoli nella squadra di rugby, come sono cresciuti e come si sono conosciuti, è molto lenta e poco accattivante, viene voglia di saltarla, ma appena si arriva al momento dell’incidente, causato molto probabilmente anche dal comportamento dei ragazzi, il ritmo cambia totalmente diventando avvincente, claustrofobico, facendoti sentire il gelo della montagna nonostante fuori ci siano 40 gradi.

Nelle prime ore non ci fu nulla, né paura né tristezza, nessuna sensazione del passare del tempo, nemmeno il barlume di un pensiero o di un ricordo, solo un nero e perfetto silenzio. Poi apparve la luce, un tenue chiarore grigiastro, e io riemersi dalle tenebre come un tuffatore che torna lentamente in superficie. Stille di coscienza penetrarono nel mio cervello a poco a poco e mi svegliai con gran fatica in un mondo crepuscolare a metà fra il sonno e la realtà. Sentivo delle voci e avvertivo dei movimenti intorno a me, ma i miei pensieri erano nebulosi e la mia vista offuscata. Distinguevo solo sagome scure e pozze di luce e ombra. Mentre osservavo confuso quelle forme vaghe, vidi che alcune delle ombre si muovevano, e alla fine mi resi conto che una di esse era china su di me.

I pochi superstiti, all’inizio sono in 33 su 45 passeggeri totali, si risvegliano in mezzo alla neve e al ghiaccio, l’aereo distrutto e intorno a loro i morti, cadaveri di amici e parenti e di tutto il personale di bordo. La maggior parte di loro sono feriti gravi, tra i quali anche Nando, l’autore, che si risveglia dopo tre giorni dall’incidente, tutto coperto di sangue e tastandosi la testa si accorge che è rotta e riesce a sentire il tessuto spugnoso del cervello.

Dei 33 feriti solamente 16 riescono a tornare a casa vivi dopo 72 giorni dispersi nelle Ande.

Nessuno dei passeggerei era vestito adeguatamente per sopravvivere a quelle temperature, e molti dei superstiti non potevano nemmeno muoversi. Per loro fortuna due dei passeggeri, Roberto Canessa e Gustavo Zerbino, erano studenti universitari di medicina, e poterono prestare i primi soccorsi, permettendo così la sopravvivenza ad alcuni di loro, che altrimenti sarebbero morti subito dopo l’impatto.

Le scorte di cibo e di acqua erano scarsissime, ma tutti cercavano di dare una mano e non si lamentavano mai per le razioni misere che spettavano loro, fino a quando purtroppo non rimasero senza niente, e nessuno ancora era giunto a salvarli, anche se grazie a una radiolina a transistor avevano saputo che le ricerche erano attive. Decidono così di cibarsi dei cadaveri, che si erano mantenuti bene essendo stati sepolti nella neve intorno alla fusoliera.

Il tutto viene descritto con una crudezza tale che sembra veramente di trovarsi bloccarsi su quella montagna, obbligati a mangiare pezzi di carne tagliati dai corpi dei propri amici e parenti.

La storia è veramente atroce, specialmente perché raccontata in prima persona da uno dei superstiti, colui che per ben due volte viene considerato morto dal gruppo di compagni, ma che invece è rimasto in vita per miracolo, fatto che lo spinge a prendere coraggio e a lasciare la fusoliera, attraversare le Ande e andare a cercare aiuto per portare a casa gli altri ragazzi.

Dal romanzo hanno tratto anche il film Alive. Spravvissuti, andato in onda nel 1993e racconta molto bene gli eventi, lasciando gli spettatori svuotati, come svuotato ti lascia la lettura di questo libro.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – L’assassinio di Lady Gregor. Un mistero scozzese – Anthony Wynne – Vallardi 2021

TRAMA

Uno dei migliori esempi di «mistero della camera chiusa».

Quello di Duchlan è il classico castello tetro e minaccioso delle Highlands scozzesi. Una notte vi viene ritrovata uccisa Mary Gregor, sorella del Laird di Duchlan, un membro della piccola nobiltà locale. La donna è stata pugnalata a morte nella sua camera da letto, ma la stanza è chiusa dall'interno e le finestre sono sbarrate. Unico minuscolo indizio sulla scena del delitto è una scaglia di pesce d'argento rinvenuta sul cadavere. L'ispettore Dundas viene inviato a Duchlan per indagare sul caso. La famiglia Gregor e la servitù sono fin troppo premurosi nel fornire di Mary il ritratto di una donna gentile e caritatevole. L'ispettore tuttavia scopre ben presto una verità più complessa, mentre la figura spietata della defunta continua a gravare sulla magione anche dopo la sua morte. Presto si verificano altri omicidi, impossibili da spiegare quanto il primo, e l'atmosfera si fa sempre più cupa. La gente del posto, in accordo con le superstizioni locali, dà la colpa alle creature che sarebbero solite emergere dalle acque profonde nei pressi del castello. Fortunatamente per l'ispettore Dundas giunge in suo aiuto il geniale dottor Eustace Hailey, detective dilettante, che riuscirà a trovare una soluzione più logica al diabolico complotto. Uno dei più famosi «misteri della camera chiusa» della narrativa poliziesca.

RECENSIONE

Romanzo giallo per la prima volta in Italia, scritto dal maggior esponente dell’enigma della camera chiusa.

Il romanzo infatti riprende in modo perfetto il mistero della camera chiusa usato molti decenni prima da Arthur Conan Doyle con il suo illustre ispettore Sherlock Holmes.

Siamo nelle lande scozzesi, in un immenso maniero viene ritrovata la padrona di casa, Lady Gregor, morta assassinata in camera sua, le finestre e la porta chiusa, e nessuna traccia che possa indicare come l’omicida sia potuto entrare o uscire.

«La carne è stata lacerata.» Si rivolse al dottor Hailey: «Lady Gregor è stata trovata inginocchiata per terra, accanto al letto.» Fece una pausa, era pallido come un lenzuolo. «La porta della stanza era chiusa dall’interno e le finestre erano sbarrate.»
«Una stanza chiusa a chiave?!» esclamò John MacCallien.
«Esatto, colonnello MacCallien. Non è entrato né uscito nessuno. Ho esaminato io stesso le finestre, e anche la porta. Le finestre non si riescono a chiudere dall’esterno, per quanto ci si sforzi. E non è possibile aprire la porta dall’esterno.»

A differenza dei classici misteri delle camere chiuse, in cui la soluzione viene trovata grazie a indizi dimenticati dall’assassino, in questo romanzo Wynne riesce a stravolgere le regole e a creare qualcosa di diverso e innovativo.

Lo stile dell’autore è molto scorrevole e coinvolgente, sia per quanto riguarda le perfette e minuziose descrizioni dei luoghi e delle ambientazioni, che per quanto riguarda i personaggi e la loro psicologia.

La storia è molto deduttiva e gioca con l’autore, tenendolo sempre teso grazie alla sua suspance e al suo mood inquietante che porta a voler approfondire sempre più gli eventi per riuscire a scoprire e smascherare il vero pericolo che c’è alla base.

Non tutto quello che ci appare è esattamente come lo vediamo o come ci vuole apparire.

Una perfetta lettura che sa farci estraniare dal mondo ed evadere, adatta anche da leggere in estate sotto all’ombrellone, quando si necessita di letture veloci, scorrevoli e intriganti.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – Gemini killer – William P. Blatty – Mondadori 1998

TRAMA

Una serie di terribili omicidi a sfondo religioso sconvolge la cittadinanza di Georgetown, negli Stati Uniti. L'anziano tenente Kinderman, durante le indagini, scopre che tutti i delitti sono in qualche modo collegati alle imprese di Gemini, un serial killer morto da anni, e all'esorcismo della giovane Regan MacNeil. Il Male non è stato sconfitto, continua ad esistere più potente di prima...

RECENSIONE

Sono trascorsi circa dieci anni da quando la storia di L’esorcista finisce e si ha l’inizio di questa nuova storia, considerato in tutto e per tutto come il seguito di quest’ultimo. Premettendo che il romanzo L’esorcista mi ha molto deluso, ho preferito di gran lunga il film, questo romanzo è stato anche lui una delusione. A questo punto penso che io e Blatty non siamo compatibili.

Il romanzo inizia subito con il ritrovamento del corpo di un ragazzino ucciso con la stessa modalità che usava un serial killer che risulta essere morto ben dodici anni prima.

Il personaggio del tenente Kinderman è realizzato in modo molto complesso rendendolo tridimensionale, ma la scelta di farlo spesso parlare a caso con discorsi strampalati o dando e precisando informazioni inutili, rende tutto molto pesante, la lettura è difficoltosa, e ci si continua a distrarre e perdere il filo.

Anche lo svolgimento della storia è molto lento, duecento pagine che pesano come se fossero mille.

Una lettura faticosa, che non mi ha lasciato nulla e che mi ha deluso tantissimo.

Micol Borzatta

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