Ogni luogo un delitto – Flavio Troisi – Autori Riuniti 2021

Recensione

Fabio Castiglione è conosciuto come un arredatore d’interni e restauratore di case, ma in realtà è molto di più.

Fabio infatti ha la capacità di percepire tutte le emozioni che sono racchiuse in un edificio, tutti i suoi orrori, le sue felicità, capire subito il passato degli edifici, semplicemente entrando.

Un giorno viene invitato dalla sua datrice di lavoro in Val di Susa per prendersi cura della casa del padre, morto il giorno prima.

Il padre era un senatore che, dopo la morte della moglie, ha deciso di ritirarsi come un eremita, staccandosi da tutto ciò fosse legato alla tecnologia, fino ad arrivare a murare gli interruttori di casa, e rubare in casa dei vicini qualsiasi elettrodomestico, perché gli causavano il mal di testa, a suo dire. Gli unici amici con cui aveva legato erano un gruppo rom che aveva il campo poco distante, oltre il bosco, a San Michele.

Iniziamo così un viaggio nella vita del senatore, nella sua casa, ma ancora di più in Fabio, che ci porterà a conoscere realtà sconosciute, legate a ipocrisia e pregiudizi che ci impediscono di vedere oltre alle apparenze.

Un romanzo cortissimo, sono circa 200 pagine, che si legge in una serata, ma che sa donare al lettore molto più di quello che farebbe un semplice thriller.

Con la scusa di indagare su una morte, l’autore parla di relazioni umane, rapporti interpersonali tra membri di società diverse, che normalmente si odiano solo perché è stato insegnato loro che bisogna fare, e così si comportano senza fermarsi a pensare o ragionare, senza andare oltre le apparenze.

La storia scorre molto velocemente, ci si sente subito trasportati all’interno del romanzo, e ci rimaniamo molto volentieri mentre le pagine scorrono una dopo l’altra, insegnandoci a rispettare il prossimo, a conoscere il mondo e, cosa ancora più importante, a pensare con la nostra testa.

Le descrizioni sono molto minuziose, con personaggi ben caratterizzati che si possono vedere quasi concretamente intorno a noi durante la lettura.

Una lettura che mi ha davvero stupito e mi è piaciuta tanto.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

N. E. O. La caduta del sole di ferro – Michel Bussi – E/O 2020

Recensione

Francia in un tempo futuro.

Nel mondo è stata avvelenata l’aria, uccidendo ogni forma di vita esistente, gli unici rimasti, sia tra gli umani che gli animali, sono coloro che sono nati da quelle mamme che sono riuscite a sopravvivere fino a quando il veleno è scomparso, portando avanti la gravidanza, ma morendo poco dopo il parto.

Tutti i nati sono stati divisi in gruppi, a Parigi ce ne sono due: quelli del Castello, coloro ritenuti privilegiati, scelti dagli ultimi adulti che hanno programmato computer e apparati elettronici perché trasmettessero lezioni e comandamenti, durante la crescita dei bambini, in modo che non dimenticassero il passato e potessero poi far rinascere il mondo. La loro struttura sociale è divisa in tre caste: i soldati, gli scienziati e gli artisti, e una volta l’anno viene eletto un re o una regina, che a sua volta elegge un consigliere, mentre ogni casta elegge un rappresentante. Sono vegetariani e contro le armi e la violenza.

L’altro gruppo sono i bambini del Tepee, ovvero la Torre Eiffel rivestita da pelli di animali come se fosse una tenda indiana. Hanno un solo leader a vita, hanno dimenticato tutto del mondo prima della loro nascita, vivono di caccia e di pesca e di giochi. Sono ritenuti dei selvaggi.

Sono passati dodici anni dalla nube velenosa, e i ragazzi del Tepee notano che molti animali sembrano avvelenati. Ovviamente pensano che la colpa sia dei ragazzi del Castello, e decidono di mandare una spia, che viene catturata e tenuta al castello per svariati mesi, dove si inserirà come se fosse un ospite e impara tutto quello che aveva dimenticato.

Nel frattempo tra i due gruppi scoppia una guerra, ma saranno costretti a unirsi per sconfiggere un nemico ancora più grande.

Primo volume di una saga, Michel Bussi mette da parte il thriller per avventurarsi nel fantasy distopico, genere che non gli si addice molto.

Una cosa che mi è piaciuta poco, e ho trovato strana fatta da Bassi, è che ci sono troppe cose similari ad altri romanzi fantasy e distopici molto famosi. La suddivisione dei padiglioni nel castello è uguale alle case di Harry Potter; la divisione dei ragazzi e il loro modo di affrontare le cose, Il signore delle mosche, come la figura del lupo nero; Akela, il lupo, e il ragazzo che lo cura, Mowgli, dove il lupo capobranco e papà di Mowgli si chiama proprio Akela; e il veleno nell’aria ricorda il romanzo fantascientifico Nube Purpurea; mentre l’organizzazione nel Tepee ricorda Maze Runner.

Ora, dopo aver parlato del difetto peggiore del romanzo, vediamo per cosa mi è piaciuto.

Nonostante i molti elementi non originali, a differenza di quando scrive thriller che è sempre originalissimo, il suo stile ha saputo comunque coinvolgermi e tenermi legata alla lettura, invogliando mi a leggere i futuri volumi quando usciranno.

Le descrizioni sono molto minuziose, il mondo lo possiamo ricreare alla perfezione, girandoci dentro sapendoci orientare come se ci avessimo vissuto da sempre. I personaggi hanno, come sempre, caratterizzazioni a 360 gradi, possiamo vivere le loro lotte interne quando non sanno come affrontare qualcosa.

Lo svolgimento della storia è lineare, non ci sono giochi temporali o salti, e i capitoli sono alternati sui due gruppi.

Una lettura piacevole se la si legge senza conoscere l’autore, ma un po’ deludente per chi ha letto tutta la produzione di Bussi e lo ha amato.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Come le stagioni che passano – Livio Cossu – AltroMondo Editore 2020

Recensione

La storia è ambientata in Sardegna, in particolare a Sassari, negli anni ‘68/74.

Luca è un giovane musicista e supplente di Matematica e Scienze.

Un giorno viene chiamato dalla scuola per fare una supplenza della durata di un anno in una classe speciale, in cui vengono uniti tutti i peggiori soggetti della scuola.

Qui Luca conosce anche Gavino, un ragazzo malato di leucemia, e la sua vita cambia radicalmente.

Un romanzo di un esordiente in cui viene trattato un tema molto forte in maniera davvero approfondita e con uno stile scorrevole, andando contro tutti gli stereotipi e creando un personaggio principale fuori dai canoni, un docente che riesce a mettere da parte la prosopopea che contraddistingue gli adulti degli anni ’70, facendo sì che anche noi lettori possiamo empatizzare molto con lui, come i suoi studenti nel romanzo.

Le descrizioni sono minuziose ma non logorroiche o noiose, e si amalgamano molto bene alla trama.

Una lettura davvero interessante e che merita.

Micol Borzatta

Copia di proprità

Riforgiato – Gianandrea Muià, Mattia Ceniti, Elena Dall’aglio – Self Publishing 2021

Recensione

Brian Venger, detto Malto, è un guerriero del gruppo Dramma, che al momento si trova a Roccaserra e sta alloggiando al Giglio Notturno.

Qui conosce Galgith, un elfo magrolino dai lunghissimi capelli verdi e dagli occhi ambra pieni di dolore, vuoto e senso di sconfitta, quasi sempre ubriaco per dimenticarsi di tutto, ma nonostante tutto un grande guerriero, lo dimostra ogni giorno facendo il buttafuori per la padrona del locale.

Brian rimane davvero colpito da questo ragazzino e decide di prenderlo come apprendista.

Piccolo racconto, sempre collegato a Luxastra, di una ventina di pagine che i ragazzi del gruppo Inntale hanno voluto regalare, scaricabile gratuitamente sul loro sito Inntale.com, dove si possono trovare anche i link per i fumetti, al momento quattro, che hanno pubblicato ed è possibile seguirli anche su YouTube con le stagioni del gioco di ruolo Luxastra, un GDR masterizzato, registrato, interpretato, editato e giocato da loro, e su Twitch.

Il gruppo di Inntale ci ha sempre abituato a prodotti di altissima qualità, e anche questa volta le aspettative non state per niente deluse, anzi, l’unica delusione è che sia troppo corto, non avrei mai smesso di leggere, sarebbe potuto essere lungo anche più di mille pagine che sarebbe risultato sempre troppo corto.

La storia narrata è avvincente e molto ben descritta, una volta iniziata la lettura veniamo totalmente trasportati nel mondo di Luxastra, facendocelo sentire come nostro, dimenticandoci del mondo reale, al punto che girata l’ultima pagina ci sentiamo strappati dalla nostra casa e ributtati in un mondo spoglio, ovvero quello reale.

Una bellissima lettura che consiglio a tutti, sia come primo avvicinamento al mondo di Luxastra che come completamento per chi è già fan di questa serie e dei bravissimi ragazzi di Inntale.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Il cielo di pietra – N. K. Jemisin – Mondadori 2021

Recensione

Dopo aver salvato Castrima dall’invasione di Rennanis, distruggendo però la città e obbligando la com a mettersi in viaggio con quasi nessuna perdita, Essen è in coma e con un braccio di pietra, che farà mangiare a Hoa, il suo mangia pietra.

Mentre era in coma Essun ha visto e percepito sua figlia Nassun, scoprendo dove potrebbe essere, se non si sposta mentre cerca di raggiungerla, una volta uscita dal coma.

Nassun sta andando al Portale degli Obelischi, ha scoperto come aprirlo e come far tornare la luna.

Anche Essen ha scoperto come utilizzare il suo potere sfruttandolo al massimo.

Nassun ed Essan però non hanno lo stesso obiettivo: Essan vuole riunirsi con la figlia e costruire un mondo migliore, Nassun, dopo aver provato tutto il male possibile, vuole distruggere il mondo, non ritenendolo meritevole di una seconda chance.

Una lunga battaglia che le vedrà su due fronti opposti.

Terzo volume che va a concludere la trilogia de La Terra spezzata.

L’inizio del volume parte dove avevamo lasciato le due protagoniste dandoci un senso di continuità che ci riporta alla mente tutte le avventure precedenti, anche se è passato un anno dalla pubblicazione del secondo volume.

Le descrizioni sono sempre molto dettagliate, senza essere noiose o logorroiche, e riescono a riportarci in un mondo che ritroviamo subito familiare.

La storia è da subito coinvolgente, raccontata a capitoli alterni tra Nassun ed Essan, intervallati da alcuni capitoli che raccontano di un passato ormai lontano.

Il finale è triste, ci sentiamo come se stessimo abbandonando degli amici, sapendo che non li vedremo più.

Un buon finale per una trilogia che è stata vincitrice del Premio Hugo con ognuno dei suoi volumi.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Come gira il mondo – Giulia Martani – Self Publishing 2021

Recensione

«È tutto inutile, non sono mai stata ascoltata quando avevo bisogno di aiuto. Se qualcuno fosse intervenuto prima che io arrivassi a compiere quel gesto, non sarebbe successo nulla. Mi sono rivolta a tutte le istituzioni: gli insegnanti, il preside, le forze dell’ordine… nessuno ha mosso un dito per aiutarmi.»

Ilaria Torre a quindici anni è stata arrestata e ha dovuto passare tre anni in carcere per aver incendiato la sua scuola.

Uscita ormai diciottenne, è stata accolta dalla sua famiglia e dai suoi amici a braccia aperte. I primi l’hanno anche aiutata a iscriversi alle scuole serali per terminare gli studi, mentre i secondi l’hanno coinvolta nelle loro vite, permettendole di integrarsi e socializzare nuovamente con la società.

Dietro consiglio dei genitori Ilaria si fa seguire da uno psichiatra per superare tutto, e dietro suo consiglio inizia a scrivere, fino a produrre una biografia che pubblicata le apre molte porte, fino ad arrivare a quella con cui si apre romanzo: una camera d’albergo, un produttore porco e una morte accidentale.

«Perchè ha scelto proprio me, tra tutti i miei colleghi iscritti all’albo?»
«Ho visto il suo sito internet, ho scoperto che lei si occupa di problematiche relative al bullismo e mi è sembrata la persona più indicata. Perlomeno non mi prenderà per pazza. Perchè è stato proprio il bullismo a spingermi a incendiare la scuola… Ero perseguitata dalla classe, per una serie di motivi assurdi.»

Il romanzo inizia con un momento critico e di forte tensione per Ilaria, infatti ha ucciso un noto produttore mentre cercava di difendersi dalle sue molestie. La morte è stata del tutto accidentale, gli ha colpito la testa con un oggetto per far sì che si togliesse da lei, non credeva di averci messo molta forza ma il tizio era morto.

A questo punto vengono approfonditi i motivi del suo panico:

  • sono nella sua camera d’albergo;
  • il tizio morto è un personaggio famoso ben visto da tutti;
  • lei è stata tre anni in carcere per aver incendiato la sua scuola.

A questo punto la narrazione si ferma, lasciando il lettore in sospeso per spostarsi nel tempo e portarlo a due anni prima, quando Ilaria ha diciotto anni ed è appena uscita di prigione.

Questo salto temporale vuole far conoscere al lettore chi sia veramente Ilaria e cosa l’abbia portata a quella camera da letto, ma avendo lasciato il lettore con un senso di sospensione, rimane distratto pensando a cosa potrebbe succedere in quella stanza, aspettandosi di tornarci ogni volta che gira pagina, non dando così il giusto peso a quello che sta leggendo, che sta trattando temi molto importanti, una parte piena di spunti di riflessione, di insegnamenti e molta intensa.

Infatti in questa parte viene sondata molto approfonditamente la psiche di Ilaria, le sue paure, i suoi dolori, i suoi stati d’animo quando tutte le sue richieste di aiuto sono state totalmente ignorate da chi invece ha il compito e il dovere di ascoltarle e risolverle.

«So che sembra orribile a dirsi, ma non sono pentita di ciò che ho fatto. Qualcuno potrebbe obiettare che quel gesto mi ha rovinato la vita, ma in realtà sono stati i miei compagni di scuola e il mio ex ragazzo a portarmi sul baratro della follia. Sono stati loro a distruggermi, sia fisicamente che, soprattutto, psicologicamente.»

Tutta la parte relativa alla pubblicazione del romanzo e ai concorsi di bellezza ha un ritmo lento e ripetitivo, portando il lettore a chiedersi se vuole davvero andare avanti, ma appena la si supera si ritrova il ritmo della prima parte e si vuole arrivare in fondo per sapere cosa succede a Ilaria, che ormai consideriamo un’amica, le vogliamo bene e tifiamo per lei.

Un bellissimo romanzo denuncia che, nonostante i punti critici menzionati, riesce ad aprire gli occhi al lettore, come quello scritto dalla protagonista della storia, e spinge tutte le vittime di bullismo, qualsiasi tipo di bullismo, a farsi coraggio e a denunciare i soprusi.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dall’autrice

3096 giorni – Natascha Kampush – Bompiani 2011

Recensione

Vienna, 2 marzo 1998

Natascha Kampusch ha dieci anni e sta andando a scuola quando Wolfgang Priklopil la trascina in un furgone bianco.

Natascha è terrorizzata e il suo primo pensiero è che sta per morire, invece sta iniziando un incubo che durerà ben otto anni.

I primi giorni Natascha è convinta che sarebbero arrivati presto a liberarla, ma il suo rapitore continua a dirle che la sua famiglia non vuole pagare il riscatto.

Passano i giorni, arriva Pasqua, e a Natascha viene detto che non verrà mai liberata, perchè ha visto il viso del rapitore e conosce troppe cose di lui.

La notizia è come una doccia fredda, ma non si abbatte, continua a sperare che un giorno tornerà a casa sua, che i poliziotti la salveranno.

Quello che non sa è che, nonostante le mille segnalazioni, i poliziotti hanno suonato alla casa in cui era tenuta rinchiusa in cantina, hanno parlato con il suo rapitore e se sono andati chiedendogli anche scusa, credendo a tutto quello che lui diceva e non alle testimonianze che lo collegano al suo rapimento.

Romanzo biografico scritto da Natascha in cui racconta tutto quello che ha passato e pensato in quegli otto anni e mezzo in cui è stata prigioniera del suo rapitore, perdendo tutta la sua fanciullezza.

La lettura è stata molto difficoltosa, non a causa del tema trattato, come mi sarei aspettata nonostante io sia amante del True Crime, ma per come è scritto. È freddo e distaccato, come se fosse scritto da qualcun altro e nemmeno bravo, molti giallisti e autori di thriller riescono a raccontare le stesse cose con molto più trasporto, facendo sentire al lettore le emozioni, le atmosfere e il senso di panico e di terrore causati dalla situazione. In questo romanzo biografico invece non si riesce a sentire nulla, si è come uno spettatore esterno, per niente coinvolto.

Il linguaggio non è complicato, anzi è molto semplice e adatto a qualsiasi lettore, senza descrizioni troppo forti che possano shockare, ma manca di ritmo.

Una lettura interessante, ma con tantissimi difetti.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

La logica del lupo – Alex Lake – Neri Pozza 2016

Recensione

Julia Crowe è un’avvocatessa impegnata con una causa di divorzio di una cliente molto complicata, e a causa di questo a volte fa tardi nell’andare a prendere la figlia di 5 anni all’asilo.

Quel giorno è uno di quei casi, è in ritardo di quasi mezzora, ma stavolta invece di trovare la maestra della figlia pronta a farle una lavata di testa, scopre che qualcuno ha rapito la figlia.

Anna Crowe ha solo cinque anni e sta aspettando la mamma all’uscita da scuola quando viene avvicinata da un uomo che la narcotizza e la porta via, per far pagare ai genitori atteggiamenti da lui ritenuti di trascuratezza, come ad esempio arrivare tardi a prenderla a scuola.

La polizia inizia subito le indagini ma non riesce a trovare nessun indizio, il rapitore è stato attento a tutto, ha fatto moltissimi sopralluoghi prima di passare all’azione ed è sicuro che non c’è modo di risalire a lui.

Per l’opinione pubblica, invece, la colpa è solamente di Julia, la vedono come una madre degenere che ha dimenticato la figlia a scuola, come se invece di essere stata bloccata al lavoro fosse andata a divertirsi, per altri la sua colpa è quella di non aver mollato il lavoro per fare la mamma. Da povera vittima, da donna che deve sopportare un grande dolore si ritrova a essere attaccata come l’unica vera colpevole.

Tutto sembra andare a rotoli quando Anna ricompare.

Come mai è stata rilasciata cosi? Dov’è stata tutto quel tempo? Perchè era stata rapita? Chi l’ha rapita?

Romanzo thriller molto forte che tratta della peggior paura di un genitore, la sparizione di un figlio, e viene descritta da due punti di vista: quello dei genitori, narrato tutto in terza persona; e quello del rapitore, narrato tutto in prima persona, e sono anche le parti che hanno un maggior approfondimento della parte psicologica, facendoci capire da cosa sono mosse le azioni del rapitore e quali sono i suoi pensieri e le sue emozioni.

Nei capitoli relativi ai genitori possiamo percepire perfettamente l’angoscia, il dolore e il senso di colpa di Julia, la madre, ma non si
percepisce nulla del padre, Brian. Il personaggio ha un comportamento freddo con la moglie essendo sul punto di divorziare, e invece un atteggiamento preoccupato per la scomparsa della figlia, ma a differenza delle descrizioni riguardanti Julia, quelle di Brian sembrano fredde e sterili, non si crea un legame empatico e non riusciamo a percepire il suo stato d’animo.

Atroce come viene descritto il giudizio dell’opinione pubblica, come la gente cerca di dare la colpa a qualcuno in modo da sentirsi al sicuro, perché se è colpa di un comportamento sbagliato loro possono evitarlo, e come si fanno guidare e comandare come se fossero un branco di pecore senza un cervello per pensare autonomamente. Basta che uno scriva un pensiero negativo o di accuse e subito iniziano a formarsi flame (discussione molto infuocata provocata, però, da affermazioni completamente false o insulti) che si aizzano a vicenda, senza più controllare realmente dove stia la verità, anzi più le falsità sono grosse e più ci credono continuando ad accusare.

Le descrizioni sono minuziose e colpiscono come un pugno che ti toglie il respiro, non tanto per violenze fisiche, sangue o altro, ma per la potenza mentale e psicologica, per l’odio che è capace di provare e manifestare la gente, per la mancanza di rispetto e la freddezza dei giornalisti che si avventano come avvoltoi sulle prede su una notizia, fregandosene dei sentimenti del prossimo.

Una storia molto forte che destabilizza.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Matched. La scelta – Ally Condie – Fazi 2011

Recensione

Siamo in un mondo distopico in cui la Società decide e organizza ogni secondo della vita dei cittadini, quando devono lavorare, quando devono studiare, quando possono avere ore libere per dedicarsi a hobby e amici, ma anche quando devono morire, quando sposarsi e quando avere figli, cosa mangiare, perché il cibo viene visto solo come un apporto di sostanze nutritive e non un piacere e le razioni vengono consegnate dalla società e non cucinate in casa, e soprattutto chi devono sposare.

La scelta del partner viene fatta ogni 15 del mese e partecipano tutti i ragazzi e le ragazze che hanno compiuto 17 anni.

Cassie Maria Reyes compie 17 anni proprio il 15 del mese, e viene chiamata per partecipare al Banchetto di Abbinamento proprio il giorno del suo compleanno.

La comunicazione della scelta viene fatta chiamando le ragazze in ordine alfabetico.

Finalmente arriva il momento di Cassie, il suo promesso è Xander, suo vicino di casa e migliore amico.

Finita la cerimonia a ogni ragazza viene data una micro card con tutta la storia e le informazioni relative al Promesso, per far sì che i due futuri sposi possano conoscersi a fondo e arrivare al momento del matrimonio, quando avranno 21 anni, senza essere due sconosciuti.

Cassie, però, conosce già bene Xander, sono cresciuti insieme, in ogni caso quando torna a casa controlla ugualmente la micro card, ma la scheda e la foto che appaiono non sono quelle di Xander, ma quelle di Ky.

Non è mai successa una cosa del genere, c’è un solo Promesso perfetto per ogni ragazza, nessuna ha mai dovuto scegliere tra due, è la società che sceglie.

Cosa deve fare Cassie? Chi è il suo vero Promesso?

Romanzo romance-distopico è disarmante per come la società descritta sia molto similare a quella in cui stiamo vivendo noi. Certo le situazioni sono state esasperate, ma il controllo che la società impone e che viene accettata ben volentieri perché tutti convinti che sia per il loro bene è quello che sta capitando anche a noi.

Appena ho iniziato la lettura ho subito provato un senso di dejà-vu, infatti la descrizione del banchetto e dell’arrivo mi ha ricordato The Selection, mentre la parte dell’abbinamento è ripresa molto da Hunger Games.

Nonostante lo stile e il ritmo narrativo siano molto scorrevoli, il romanzo non ha saputo conquistarmi, infatti quasi sicuramente non finirò la lettura della trilogia, nonostante abbia gli altri due volumi.

Il triangolo amoroso non ha nulla di originale o di nuovo, è il solito che si legge in ogni romance diventando monotono e noioso, oltretutto prende troppo spazio, non esiste più storia o trama, solo il corteggiamento tra i tre personaggi.

Le descrizioni del mondo, che nel primo terzo del romanzo erano minuziose e dimostravano una buona attenzione da parte dell’autrice per il world building, poi spariscono, il mondo e la società perdono importanza, come se diventassero irriverenti.

I personaggi sono molto stereotipati e poco definiti, non sono riuscita a identificarmi in nessuno di loro e nemmeno a sentirli reali.

Nel complesso una lettura deludente che ha saputo però distrarmi dai pensieri quotidiani.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Ti presento un’amica – Gianluca Colomo – AltroMondo Editore 2020

Recensione

Gianluca sta passando un periodo davvero difficile, e per superarlo decide di scrivere un romanzo biografico, ma con un incontro del tutto inventato nonostante sia talmente importante da diventare il fulcro di tutta la narrazione. 

Gianluca consegna il libro a una psicologa, che affronta la lettura insieme a noi lettori… quindi immergiamoci nella storia.

Romanzo che è un lungo viaggio interiore e una ricerca di sé scritto con uno stile molto scorrevole e tratta temi davvero forti e importanti, raggiungendo ogni lettore.

Il fatto che ci sia un romanzo dentro al romanzo, che non è per niente innovativo od originale, è utilizzato molto bene e fa sì che pagina dopo pagina si possa conoscere a fondo la psiche di Gianluca, impersonando noi stetti la figura della psicologa e instaurando un rapporto ematico con lui.

Un ottimo romanzo scritto da un autore emergente.

Micol Borzatta

Copia di proprietà