Nosferas. Gli eredi della notte vol. 1, Ulrike Schweikert (Armenia 2009) a cura di Micol Borzatta

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XIX secolo

I vampiri sono quasi stati sterminati, solo sei clan sono sopravvissuti e si sono sparpagliati per tutta Europa: i Vamalia in Germania, i Vyrad in Inghilterra, i Pyras in Francia, i Nosferas in Italia, i Dracas in Australia e i Lycana in Irlanda.

I sei clan sono perennemente in lotta tra loro, ma si sono resi conto che se vogliono sopravvivere devo­no fare fronte unito contro il loro comune nemico, i cacciatori di vampiri, e per farlo devono addestra­re i loro figli, gli Eredi della notte, a collaborare
come un unico team, così i capiclan si riuniscono per decidere quali saranno le città e i clan presso cui si uniranno gli Eredi per studiare nei futuri tre anni.

Per il primo anno la scelta cade su Roma e sul clan Nosferas, che insegnerà ai giovani vampiri a proteg­gersi dalla magia della chiesa, a non subire danni dagli oggetti consacrati e dalle armi dei cacciatori di vampiri.

Tutti gli ultimi nati dei sei clan, adolescenti dagli undici ai sedici anni si riuniscono così a Roma nella sede sotterranea dei Nosfera.

Già dalla prima lezione iniziano a verificarsi le prime amicizie e le prime battaglie fra i vari ragazzi.

Specialmente cinque di loro, nonostante così differenti, creeranno un vero legame d’amicizia: Ivy dei Lycan, Alisa dei Vamalia, Franz Leopold dei Dracas, Malcolm
dei Vyrad e Luciano di Nosferas.

Un gruppo davvero eterogeneo, ma che saprà lavorare insieme come una squadra affiatata fino a scoprire una cospirazione tra i ranghi dei vampiri in collabora­zione con un temibile cacciatore di vampiri che sta riuscendo a uccidere molti componenti del clan Nosferas, sia Ombre che Puri.

Chi ci sarà al comando della cospirazione, e come fanno a sapere i loro piani in anticipo?

Che ci sia una spia in mezzo a loro?

E chi è questo cacciatore di vampiri?

Primo romanzo di una Pentalogia dedicata ai vampiri in cui vengono descritti seguendo le vecchie tradi­zioni di Stoker e del famosissimo gioco di ruolo Vampire the Masquerade.

I clan hanno caratteristiche ben definite, molte sono identiche a quelle del gioco di ruolo, anche se i nomi sono diversi, e le città sono davvero ben abbinate.

I Nosferas infatti, come ricorda il nome Nosferatu, vivono nelle catacombe romane, sono alla buona, con un aspetto poco curato e a furia di stare a contatto con la Chiesa hanno iniziato a sviluppare una resisten­za agli oggetti clericali.

I Dracas ricordano tantissimo i Ventrue, gli aristocratici con la puzza sotto il naso, pieni di sè, si credono superiori a tutti e hanno la possibilità di leggere la mente e mani­polarla e sono stati abbinati a Vienna, città d’arte, ricca e nobiliare.

I Lycana  sembrano la versione più elegante dei Gangrel. Hanno un forte legame con gli animali, sono accompa­gnati da un lupo e hanno la capacità di chiudere la loro mente e impedire qualsiasi magia mentale. sono asse­gnati all’Irlanda, terra molto legata alla natura, alle tradizioni e al mondo occulto e fatato.

I Pyras ricordano i Brujah, con un perfetto senso dell’orientamento, forza e sono molto rozzi, e la città a loro assegnata è Parigi, con i suoi sottosuoli.

I Vyrad, uguali ai Lasombra, i nobili che preferiscono stare nascosti dagli altri vampiri, tenere nascosto il loro potere e rimanere il più possibile nell’ombra. La
loro città è Londra, la fumosa e oscura Londra.

I Vamalia ricordano molto i Giovanni, la famiglia viene prima di tutto e niente è più importante. La loro città è Amburgo. Fredda, chiusa ed ermetica come loro.

I personaggi principali, ovvero i ragazzi, sono caratteriz­zati molto diversamente.

Inizialmente sono stereotipati e rispecchiano appieno i loro clan, ma piano piano che
crescono e iniziano a frequentarsi, maturano e cambiano, trasformandosi, smussando molte qualità radicate e assorbendone altre.

Le descrizioni delle ambientazioni sono molto ben de­scritte e particolareggiate e permettono di visualizzarle perfettamente durante la lettura.

La storia è destinata a un pubblico adolescente, anche per via dell’età dei personaggi, ma è scritto talmente bene che appassiona anche un pubblico più adulto.

Peccato che in Italia siano stati pubblicati solo i pri­mi tre libri, nonostante in Germania siano stati pub­blicati tutti e cinque.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Your Name, Makoto Shinkai (Edizioni BD 2017) a cura di Micol Borzatta

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La sottoscritta…

… sta cercando
una persona e una
soltanto.

Il sottoscritto

Taki è uno studente che vive a Tokyo.

Una mattina, mentre è in metropolitana si sente chiamare, alza lo sguardo e vede una ragazza che gli chiede se si ricorda di lei, ma lui è convinto di non averla mai vista prima.

Nel frattempo il treno si ferma e la ragazza viene spinta fuori mentre gli urla il suo nome e gli lancia il nastro con cui si era legata i capelli.

Si chiama Mitsuha.

Taki si sveglia di colpo, era solo un sogno, ma qualcosa non gli torna… non è la sua stanza… guarda in basso per capire da cosa dipenda quel peso sul petto e vede il seno con la sua pelle liscia e morbida e… una bambina sulla soglia della camera lo stava chiamando… sorellona.

Taki si alza di corsa e si mette davanti allo specchio… è una ragazza, ma com’è possibile che sia nel corpo di una ragazza, e chi è questa ragazza, chi è lui… e un urlo esce a tutto volume.

Mitsuha si prepara a scendere per la colazione, ma quando si siede a tavola la nonna e la sorellina la guardano strano e le spiegano che il giorno prima non sembrava se stessa, a iniziare dall’urlo che aveva fatto appena svegliata, ma la ragazza non sa di cosa stessero parlando.

Quando arriva a scuola e incontra i suoi due più cari amici si sente dire nuovamente che quel giorno era tornata finalmente se stessa, ma anche stavolta non ha nessun ricordo del giorno precedente.

Anche mentre è seduta al suo banco succede una cosa strana, su una pagina del suo quaderno c’è scritto in una calligrafia che non è la sua: “Chi sei?”

Durante la pausa pranzo decide di sondare il terreno e viene a sapere che il giorno prima sembrava una persona che aveva perso la memoria, ma lei non ricordava nulla ora.

O meglio ricordava di essere un ragazzo, di essere a Tokyo, di aver pranzato con degli amici, di aver lavorato e di chiamarsi Taki, ma era solo uno strano sogno, non poteva essere altrimenti.

«Io odio questo paese! Non sopporto più questa vita! Vi prego, nella prossima vita voglio essere un bel ragazzo di Tokyooo!»

Tokyooo… Tokyooo… Tokyooo… Tokyooo…

Mitsuha si sveglia a cadendo dal letto, e si trova in una stanza che non è la sua, si sente strana, ha un peso in gola, porta la mano e sente un pomo d’Adamo, guarda in giù e non ha più il seno, ma sente qualcosa tra le gambe, guarda, prova a toccare e per poco non sviene… è il corpo di un ragazzo, chi è… chi è lei… Una voce la chiama… Taki… e un gridolino esce flebile.

Taki si sveglia e cede una strana scritta sulla mano, un nome… Mitsuha… ma che vorrà dire?

Si prepara in fretta e va a scuola, ma quando incontra i suoi amici gli riferiscono una cosa stranissima, il giorno prima non sembrava se stesso, non ricordava nulla e si comportava in modo molto strano, ma Taki non ricorda nulla del giorno prima, e lo steso accade al lavoro.

Passano i giorni e i due ragazzi capiscono finalmente cosa sta succedendo: durante la notte si scambiano i corpi, non si sa come o perché ma è così.

Iniziano così a organizzarsi per vivere al meglio le loro vite e quella dell’altro quando all’improvviso tutto cambia di nuovo.

È possibile che…

… nei nostri sogni io e questa ragazza…
… nei nostri sogni io e questo ragazzo…

… ci siamo scambiati?!

Romanzo molto particolare scritto dopo che l’autore ha prodotto l’omonimo film d’animazione, infatti è uno dei pochissimi casi in cui il libro è preceduto dal film.

La storia è identica a quella del film, a partire dalle situazioni fino ad arrivare ai dialoghi.

Grazie alla possibilità di approfondire tutto ciò che non si vede, l’autore riesce a dare molto più spazio ai pensieri e ai sentimenti dei personaggi, permettendoci di empatizzare maggiormente rispetto al film, trovandoci così a ridere di più, ma anche piangere molto di più.

La storia è struggente, molto particolare e carica di sentimento che spaccano il cuore e l’anima del lettore, lasciandolo a pezzi alla fine della lettura.

Le descrizioni dei luoghi sono molto realistiche, nonostante Itomori non esista, ma sembra perfettamente plausibile con il territorio reale.

La trama ricorda vecchi film e romanzi per l’argomento dello scambio di corpi e ambienti temporali diversi che si scontrano, ma risulta essere molto originale.

Una lettura davvero coinvolgente che merita di essere letta.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Cose preziose, Stephen King (Sperling & Kupfer 2008) a cura di Micol Borzatta

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Castle Rock

Da qualche tempo un nuovo negozio sta preparando i locali per l’apertura, il cartello dice che si chiama Cose Preziose.

Tutti gli abitanti sono curiosi di capire di che tipo di nego­zio sarà e fanno mille ipotesi, fino al fatidico giorno dell’inaugurazione.

Anche Brian Rusk è curioso, in fondo ha solo undici anni, e a furia di sentirne parlare è diventato un argomento molto interessante e ora deve sapere cosa vende quel ne­gozio, e destino vuole che sia il primo cliente di Leland Gaunt, il proprietario di Cose Preziose.

La mercanzia che trova all’interno è la più disparata, ci sono pipe, geodi e schegge pietrificate che se tenute in mano ti permettono di fare meravigliosi viaggi astrali.

A un certo punto Gaunt chiede a Brian quale sia la cosa che vorrebbe di più al mondo e il bambino risponde la figurina del 1956 di un giocatore di baseball, e quando Gaunt gliela dà scopre sopra un autografo e una dedica con il suo nome.

La sorpresa è talmente forte che Brian rimane senza voce e nuovamente gli sembra di volare al momento dell’auto­grafo. Lo shock è maggiore quando Gaunt gli comunica il prezzo: pochi centesimi più un impegno.

Un impegno scelto da Gaunt verso un abitante del paese, nel caso di Brian deve fare qualcosa a Wilma Jerzyck, ma non ricorda assolutamente i termini dell’accordo preso e se prova a cercare di ricordare si sente solo disorientato.

Dal momento dell’apertura molte persone hanno visitato il negozio e ognuno di loro ha trovato l’oggetto che cercava da una vita e di vitale importanza, che non sapeva di cerca­re, e sempre a un prezzo abbordabile più un impegno, ma dal momento dell’arrivo di Leland Gaunt la cittadina ha perso la sua quiete e la sua armonia.

Chi è realmente Leland Gaunt?

Romanzo horror di Stephen King, l’ultimo ambientato a Castle Rock.

Il romanzo inizia con un abitante che ci invita a sederci con lui su un gradino del patio in mezzo al paese e ci presenta i vari abitanti e le storie del paese citando
così altri romanzi dell’autore come La zona morta, Cujo, la novella Il corpo, La metà oscura e il rac­conto Il foto cane contenuto nella raccolta Quattro dopo mezzanotte.

Un inizio che ci porta veramente all’interno del roman­zo perché parla direttamente a noi, e nello stesso ha la duplice capacità di farci ricordare altre piacevoli letture dell’autore e di invogliarci a recuperarle e leggerle se ancora non lo abbiamo fatto.

Bisogna dire che è un inizio davvero originale e particolare, sia nella letteratura in generale che, in particolar modo, nella bibliografia di King.

Finito il prologo così particolare entriamo subito nella storia vera e propria, ma la sensazione di essere ancora lì seduti a guardare permane e rimarrà fino alla fine
della lettura.

I capitoli sono divisi in sotto capitoli molto brevi che finiscono sempre a metà di una scena o di una rivela­zione, portandoti a iniziare subito il successivo e rendendo la lettura molto veloce.

Le descrizioni sono molto leggere per i canoni di King, ma vivide come ci ha abituati, al punto che possiamo toccare con mano ogni oggetto dentro a Cose Prezio­se e sentire i brividi correrci per la schiena quando Gaunt ci rivolge la parola per chiederci quale sia il nostro più grande desiderio.

La caratterizzazione dei personaggi è descritta mol­to bene, bastano poche parole per permetterci di vi­sualizzarli davanti a noi, e provare sensazioni diver­se, come ad esempio repulsione e terrore quando ci troviamo a guardare i denti gialli di Gaunt e la sua figura troppo alta e troppo magra, ma nello stesso momento attratti dalla sua voce melliflua.

Sensazioni che, insieme alla curiosità di vedere cosa accadrà, ci tengono inchiodati alla lettura, capitolo dopo capitolo, possibilmente senza mai fermarsi.

Una lettura davvero stupefacente.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca.

Desperation, Stephen King (Sperling & Kupfer 2008) a cura di Micol Borzatta

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Desperation, sperduto paesino minerario del Nevada.

Collie Entragian, agente di polizia, sta fermando le persone in transito sulla strada statale, nei modi più disparati.

Il camper della famiglia Carver viene fermato con una banda chiodata posata sulla strada, i Jackson vengono fermati per un controllo e arrestati per possesso di marijuana, Marinville viene picchiato e trascinato in prigione.

Mentre sono bloccati si accorgono che Entragian sembra parlare con la fauna locale e il suo corpo è in disfacimento.

Anche tra di loro c’è una persona molto particolare, David Carver, che all’apparenza sembra solo un bambino, ma in realtà ha la capacità di parlare con Dio.

Grazie a David i prigionieri riescono a liberarsi, ma quello che scoprono è shockante: Entragian ha ammazzato tutti gli abitanti di Desperation e tutti i dipendenti della miniera, rifugiandosi all’interno.

Cosa c’è nella miniera e cosa ha posseduto Entragian?

Riuscirà David, che è solo un bambino, a salvare i prigionieri e sconfiggere l’oscurità che ha colpito Desperation?

Romanzo pubblicato per la prima volta nel 1996 in contemporanea con I vendicatori, quest’ultimo firmato con lo pseudonimo Richard Backman.

I due romanzi vengono considerati gemelli, e condividono gran parte dei personaggi, il nemico e la miniera di origine, e le copertine, se avvicinate, formano un’unica immagine.

Nel romanzo ci sono anche molte citazioni ad altri libri di King, come ad esempio Cynthia Smith fa parte dell’associazione per donne maltrattate Figlie e sorelle del romanzo Rose Madder; viene citata più volte Misery e i Tommyknockers.

La narrazione, come in I vendicatori passa da momenti di estrema lentezza a momenti in cui bisogna correre per stare dietro agli eventi.

I personaggi sono molto ben caratterizzati, l’unico difetto per me è che, avendo letto prima I vendicatori, ero abituata alla età e alle parentele descritte in quel volume e ho faticato a mischiarli e seguire quelle nuove, ma avrei avuto lo stesso problema se li avessi invertiti.

La storia è interessante e ti lascia sempre un’ansia addosso per tutta la lettura, ma finisce con la fine del romanzo.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

Il manoscritto, Franck Thilliez (Fazi 2019) a cura di Micol Borzatta

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Caleb Traskman è un grande scrittore di thriller con all’attivo sedici romanzi pubblicati.

Dopo la sua morte il figlio trova il diciassettesimo romanzo, un romanzo senza titolo e senza fine, mancavano giusto una decina di pagine e scritto nei dieci mesi in cui la moglie si spegneva a causa dell’Alzheimer e la successiva morte avvenuta con un proiettile in testa.

Il manoscritto però non sembrava non finito per mancanza di tempo, ma sembrava essere strutturato così di proposito, come se Caleb avesse sempre saputo che lo avrebbe lasciato incompiuto suicidandosi.

La editor di Caleb, che lo conosceva a fondo, riesce a capire come doveva finire e con la casa editrice decidono che sarebbe toccato a lui scrivere il finale del romanzo, che fece segnando nel testo quando iniziava la sua parte.

Ed è così che ci troviamo a leggere il manoscritto di Caleb Traskman, trovando un libro dentro al libro, un’idea davvero geniale.

Siamo in un freddo gennaio del 2014 e la diciassettenne Sarah si sta preparando per uscire a fare jogging, subito dopo aver salutato la madre, che non rispose. Sarah immaginò fosse fuori a trovare ispirazione per il suo nuovo romanzo, mentre il padre non sarebbe rientrato dal lavoro prima delle dieci di sera.

Rientrando in casa dalla corsa Sarah viene colpita in testa e poi buio.

Passano sei mesi e i genitori di Sarah ricevono una ciocca di capelli della figlia e la polizia riconosce il modus operandi di un rapitore seriale con all’attivo altri tre rapimenti e ancora in libertà.

Sarah non comparirà mai più.

Passano quattro anni e siamo nel dicembre del 2017.

Quentin ha diciotto anni quando muore in un incidente d’auto mentre scappa dai doaganieri. Dopo l’incidente Marc Norez, controllore della dogana chiama i colleghi e apre il bagagliaio, dentro ci trovano il cadavere di una donna a cui hanno strappato la faccia e amputato le mani.

Per le indagini vengono chiamati Vic Altran e Vadim Morel. Arrivati sul luogo riscontrano che la testa, i moncherini e le mani sono chiusi in sacchetti sigillati.

Una indagine che si presentava complicata, essendo morto l’unico che poteva dare delle risposte, e al momento era il loro unico sospettato, quando una telefonata li convoca sul luogo di una rapina: Quentin Rose aveva rapinato la cassa di un benzinaio e poi rubato una macchina che faceva rifornimento… Il cadavere era già dentro.

Nel frattempo Léane, la madre di Sarah, sta rilasciando un’intervista sul suo nuovo romanzo che parla di Arpageon, uno scrittore che nel suo romanzo scrive di Kajak, un serial killer, che in realtà è Arpageon stesso. Anche al romanzo di Arpagen mancano solo le ultime dieci pagine, come nel manoscritto di Caleb, e anche in questo caso non sarà Arpageon a finirlo.

E tutti questi personaggi sovrapposti sono chiaramente tormentati. È come un affondo nella psiche dell’essere umano, nel labirinto della mente, fino agli strati più profondi.

Romanzo molto particolare che inizia e si sviluppa in modo molto particolare e originale.

Già nella prefazione siamo in realtà nella storia, la prefazione infatti non è relativa al libro, ma è del romanzo dentro al libro. L’autore infatti scrive la storia di Caleb, uno scrittore, che scrive di Léane, una scrittrice, che a sua volta scrive di Arpageon, uno scrittore, che scrive di un Kajak, un serial killer, creando così una matrioska di narrazioni.

Lo stile è fin da subito accattivante e scorrevole e rispecchia la vecchia regola un romanzo deve saper colpire il lettore già nelle prime venti pagine se non lo vuole perdere.

I capitoli sono molto brevi e, insieme a un linguaggio semplice e a un ritmo incalzante permettono una lettura molto veloce e avvincente.

La narrazione è in terza persona e i capitoli sono alternati tra il punto di vista di Léane e le sue vicende, e quello di Vic e la sua vita.

Le scene, anche quelle più crude, sono descritte in modo molto dettagliato, come anche i personaggi, dando molto spazio al lato psicologico, e si comportano in modo molto realistico e naturale, cosa spesso assai rara, per niente forzati.

Léane è una donna esternamente sicura e dura, ma dentro di sé è debole, spezzata e piena di paure e un’oscurità che non le dà pace e la tormenta dal momento in cui ha perso la figlia.

Vic è ancora più complesso. Un poliziotto con una memoria incredibile, che lo porta a essere il migliore nel suo lavoro, ma tutto l’opposto nella vita privata. Il suo essere sempre impegnato in una nuova indagine lo porta spesso a dimenticarsi degli impegni presi con la moglie e la figlia, portandole ad andarsene e a lasciarlo.

Jullian è il vero mistero di tutta la storia. Marito fedifrago, padre distrutto dal dolore della perdita della figlia, che lo fa impazzire, e con segreti molto grossi nascosti in casa, nella macchina e in una misteriosa torre.

Colin è l’unico personaggio abbastanza piatto e scialbo. Poliziotto incaricato del caso di rapimento di Sarah, dal primo momento si invaghisce di Léane e passa quattro anni a essere il suo zerbino pur non riuscendo a trovare nessuna traccia del corpo di Sarah.

I temi maggiormente affrontati sono l’istinto violento che sfocia in violenza e morte, le paure, le ossessioni e il sadismo. Sentimenti che rientrano nel lato oscuro dell’animo umano e l’autore ci spiega come siano presenti in ogni persona, ma si risvegliano maggiormente negli animi tormentati trasformandoli in psicopatici.

Tantissima la suspance che crea Thilliez chiudendo ogni capitolo con un cliffhunger che porta il lettore a continuare per forza.

Anche i colpi di scena non si sprecano, e ogni volta che pensiamo di aver capito qualcosa e magari risolto uno dei tanti enigmi, ecco che dobbiamo ricrederci e riniziare da capo a collegare le varie informazioni e i molteplici indizi.

Un romanzo davvero intrigante con una narrazione che lo rende perfetto per essere un libro one shot o page turner.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Il battesimo di luce, Natascia Luchetti (Delrai 2019) a cura di Micol Borzatta

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Il 2 dicembre 2018 un componente dell’ordine dei Cavalieri, un certo M. T., cataloga e archivia una lettera, scritta da lui stesso a Darren Van Helsing, allegata alle 64 pagine di diario che erano state strappate dal diario di Abraham Van Helsing.

Pagine di diario che ci raccontano l’iniziazione e l’addestramento di un semplice ragazzo molto dotato che diventerà una leggenda, il grande Abraham Van Helsing, l’unico cacciatore di vampiri che ha sempre lottato per trovare la strada giusta e non generalizzare il male,, perché siamo tutti creature dello stesso Dio.

Una novella di circa settanta pagine che va a completare la duologia di Dracula della Luchetti.

Duologia in cui in ogni volume si è approfondito un personaggio, nel primo Dracula e nel secondo Van Helsing, ed entrambi i volumi sono stati correlati di una novella aggiuntiva.

Novella che si legge in poco più di un’ora e ci risponde a tutte le domande che erano rimaste aperte nel volume Van Helsing blood never lies.

Lo stile di scrittura è sempre molto ritmato e coinvolgente, pieno di azione, con descrizioni minuziose che sanno creare molto bene l’atmosfera, dando l’impressione al lettore di essere all’interno della storia.

Van Helsing viene caratterizzato sempre meglio. Nonostante vengano mantenute alcune caratteristiche di base che rispecchiano il personaggio di Stoker, la Luchetti aggiunge molte altre sfumature che completano il personaggio e ci trasmettono la sua crescita e il suo cambiamento forgiato dal dolore, dalle esperienze e dall’addestramento duro e faticoso.

Una lettura coinvolgente che ci svela a fondo l’animo umano di un personaggio che molti hanno ripreso ma mai nessuno compreso a fondo.

Con un mix tra fatti storici e finzione un’opera favolosa.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

La palude, Charlotte Link (Corbaccio 2019) a cura di Micol Borzatta

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Novembre 2013, Yorkshire

Hannah Caswell è alla stazione di Hull quando chiama il padre per avvisarlo di aver perso il treno per tornare a casa a Scarborough e che prendendo il successivo sarebbe arrivata dopo due ore rispetto all’orario stabilito.

Mentre aspetta l’arrivo del treno le si avvicina una macchina, alla guida c’è Kevin Bent, un suo compagno di scuola molto popolare e si offre di darle un passaggio fino alla stazione di Scarborough.

Scesa davanti alla stazione Hannah chiama il padre per farsi venire a prendere, ma non ottenendo risposta a nessuna delle quattro telefonate decide di avviarsi a piedi quando, nuovamente, una macchina le si avvicina.

Ottobre 2017, Inghilterra del Nord.

In una brughiera viene ritrovato il corpo di Saskia Morris, una ragazza di quattordici anni che era sparita un anno prima a Scarborough, una notte buia, mentre camminava da sola veniva avvicinata da una macchina.

Nello stesso istante del ritrovamento, un signore sente delle urla strazianti e seguendole trova nelle acque del mare una ragazza in fin di vita, Amelie Goldsby, che era rapita qualche tempo prima e tenuta segregata. Nonostante sia riuscita a scappare lo shock le impedisce di ricordare qualsiasi dettaglio utile che possa aiutare la polizia.

A dirigere le indagini è l’ispettore capo Galeb Hale che trova riscontro con un terzo caso, avvenuto nel 2013, la sparizione di Hannah Caswell.

A indagare interviene anche Kate Linville, sergente investigativo di Scotland Yard che si trova a Scarborough per motivi di famiglia.

Sarà proprio Kate, dopo aver conosciuto per caso i genitori di Amelie a trovare il bandolo della matassa e districarsi tra tutti i segreti fino a risolvere il caso.

Il romanzo inizia subito con il rapimento di Hannah, trascinandoci subito nel centro dell’atmosfera ansiogena, per poi fare un salto temporale e arrivare nel presente, dove facciamo la conoscenza di Kate Linville, per poi trovarci a entrare nella mente del killer.

Infatti troviamo già all’inizio un capitolo intero in cui a parlare è proprio il killer che si domanda quando la polizia avrebbe trovato il corpo si Saskia e di come l’ha rapita e l’ha uccisa.

Un approfondimento psicologico che ci introduce nella mente criminale di uno dei protagonisti, come riusciamo a entrare, successivamente, nella psiche di Kate e delle vittime, facendoci capire perfettamente cos’hanno provato e subito.

Molto ben affrontato è il tema della perdita da parte di un genitore quando gli viene rapito un figlio. Un tema molto forte che viene approfondito dedicando parti ben scritte ai genitori di Amelie.

I capitoli in cui viene descritta la scoperta della sua sparizione trasmettono infatti l’ansia, il dolore, il panico e la paura che prima la madre ha provato e che poi, dopo un primo momento di incredulità, ha colpito anche il padre. Un senso di vuoto e di impotenza che portano alla distruzione e alla pazzia, il senso di colpa che rischia di distruggere anche i rapporti più solidi facendo allontanare i coniugi, che iniziano a incolparsi a vicenda, invece di restare uniti e supportarsi a vicenda.

Perfetto anche come viene trattato il ritorno di Amelie. Possiamo percepire il sollievo dei genitori, che vedono finire un incubo, ma anche lo stato mentale di Amelie. Infatti la ragazza è sotto shock e le sue reazioni sono perfettamente realistiche, come realistico è il suo non ricordare nulla. Un comportamento che è abbastanza naturale nelle vittime di rapimento, lo shock è talmente forte a causa delle violenze subite che la mente umana cerca di cancellare l’incubo passato.

Anche questa volta la psiche e le emozioni sono i veri protagonisti della storia.

Davvero ben caratterizzate le parti relative alle indagini, che dimostrano una conoscenza approfondita dell’autrice che rende il tutto realistico, come ci ha sempre abituato in tutti i suoi romanzi.

Il personaggio di Kate è totalmente atipico, per nulla stereotipato e viene presentato come una donna forte, molto sicura di sé, ma nello stesso tempo fragile, dimostrato dalla sua titubanza nel vendere la casa del padre, trovandosi così con due affittuari scomparsi e la casa semi distrutta e completamente sporca. Tutto questo però le ha dato la forza che le mancava per compiere gli ultimi passi per superare il suo passato.

Anche i luoghi sono descritti minuziosamente, con descrizioni ben amalgamate nel testo e spesso visto dal punto di vista dei personaggi, rendendolo così alla portata del lettore, che ha l’impressione di vederlo lui stesso, sentendosi ancora più immerso nella lettura.

Immersione aiutata anche dall’atmosfera che l’autrice riesce a ricreare, un’atmosfera cupa, ansiogena, a volte pesante per l’animo. Un’atmosfera da cui vorresti scappare, ma che allo stesso tempo ti tiene legato, incatenato, facendosi che non si riesca smettere di leggere, e quando capita si ha l’esigenza di riprendere il prima possibile.

Un ritmo narrativo molto ben cadenzato permette una lettura veloce, di evasione, con molti momenti di suspance e colpi di scena che ti portano a cancellare ogni ipotesi fatta e a fame di nuove più e più volte, fino ad arrivare al finale sconvolgente e inaspettato.

Come tutti i romanzi della Link, abbiamo tra le mani un’opera completa e complessa che sa far riflettere, ma anche evadere dalla routine quotidiana.

Micol Borzatta

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