Chi è senza peccato, Jane Harper (Bompiani, 2017) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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Kiewarra, outback australiano.
Aaron Falk, un agente federale di Melbourne, ritorna al suo paese di nascita per presenziare al funerale di un amico d’infanzia: Luke Hadler. La sua presenza è stata richiesta esplicitamente dal padre di Luke, che vuole che Falk indaghi sugli avvenimenti che hanno portato a quel triste epilogo.
Luke infatti è stato accusato di essere il colpevole della morte della moglie e del figlio maggiore, per poi uccidersi a sua volta.
Sia Gerry Hadler che Falk sanno perfettamente che Luke invece è innocente, ma dimostrarlo non sarà così semplice.
A peggiorare tutta la situazione ci saranno i parenti di Ellie Deacon, una ragazza morta all’età di sedici anni che usciva in gruppo con Falk e Luke, e della cui sorte incolpano Falk.
Romanzo molto particolare che cattura il lettore fin dalle prime righe, con un ritmo molto incalzante e una narrazione misteriosa…

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Attraverso lo specchio, Lewis Carroll (Garzanti 2016) a cura di Micol Borzatta

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Ritroviamo Alice cresciuta, oramai ha sette anni e mezzo come le piace far notare, e sta passando un pomeriggio a guardare i gattini e la sua gatta giocare in salotto, quando presa dalla noia inizia a raccontare come il mondo dietro allo specchio appeso sopra il camino sia in realtà totalmente diverso da quello che rispecchia, e mentre racconta si avvicina sempre di più, fino a caderci dentro.

Alice si ritrova così in un salotto identico al suo, ma con tutti i pezzi di una scacchiera per terra che vanno in giro, chi a braccetto, chi in solitaria, chi cerca qualcuno…

Alice decide così di uscire e andare a vedere com’è il giardino in quella realtà alternativa, ma una volta arrivata fuori dalla casa si accorge che qualsiasi direzione lei prenda la riporta sempre davanti alla porta d’ingresso. Presa dallo sconforto si rivolge ai fiori di un’aiuola, senza stupirsi più di tanto quando questi le rispondono.

Parlando parlando passa il tempo e viene raggiunta dalla Regina Rossa, che le spiega che lei sarà un pedone della Regina Bianca, essendo la figlia della Regina e attuale Pedone troppo giovane per giocare una partita, e dovrà arrivare all’Ottavo Scacco per diventare a sua volta una Regina.

Alice inizia così la sua strada attraverso la scacchiera, incontrando così il Cavallo Rosso e il Cavallo Bianco, La Regina Bianca e il Re Bianco, i gemelli Tweddledee e Tweddledum e Humpy Dumpy, fino ad arrivare all’Ottavo Scacco e affrontare l’esame delle regine insieme alle altre due Regine.

Come il precedente romanzo, anche in questo ritroviamo lo stile brioso, leggero e ammaliante di Carroll, che conquista il lettore e lo trasporta con sé in una nuova avventura.

Questa volta troviamo un’Alice un po’ diversa. Stavolta Alice è un po’ più normale, non sembra più soffrire di personalità multipla, e soprattutto si dimostra essere una bambina molto giudiziosa, indipendente, che sa cavarsela da sola e aiutare gli altri. Un atteggiamento molto diverso rispetto al primo romanzo, e soprattutto un comportamento totalmente fuori dai canoni dell’epoca, dove le donne, e specialmente le bambine, sono creature indifese, che non possono prendere decisioni e devono sottostare alla superiorità maschile.

Un romanzo spettacolare, che pur non diversificandosi troppo dal primo, sa raccontare una nuova avventura entusiasmante.

Micol Borzatta

Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 2010) a cura di Micol Borzatta

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Alice, in compagnia della sorella maggiore, sta facendo una gita al parco. Mentre sua sorella sta leggendo un noiosissimo libro senza dialoghi e senza figure, Alice si sta annoiando, quando vede passare un coniglio bianco con gli occhi rosa, un panciotto e un orologio da taschino che continua a dire che è troppo tardi.

Incuriosita Alice lo segue fino a vederlo finire dentro a una tana. Sempre più curiosa si infila anche lei.

La tana procede in piano, lunga lunga, fino a quando non si sente cadere. La caduta è lunghissima, ma anche lentissima, tant’è che può guardare tutto quello che la circonda.

Arrivata sul fondo vede una porticina piccolissima dove al di là c’è un giardino bellissimo e lei ci vuole andare a tutti i costi, ma è troppo grande, non ci passa. Trova allora una bottiglia con scritto bevimi, e il liquido la fa rimpicciolire, però ha lasciato la chiave della porticina sul tavolo e non ci arriva più a prenderla. Trova così un dolcetto da mangiare che la fa ridiventare grande, così può prendere la chiave, ma ora non passa più dalla porticina, così inizia a piangere, fino a creare un mare che la circonda e nel quale cadono anche vari uccelli e un topo.

Arrivata a riva Alice inizia a parlare con gli uccelli, che le raccontano un sacco di storie, fino a quando non vede in lontananza il Bianconiglio, che la manda a prendere guanti e ventaglio per la Duchessa.

Alice ubbidisce, e così incontra la lucertola Bill, la Duchessa e la Cuoca, il gatto del Cheshire e il Brucaliffo, fino a riuscire ad arrivare al famoso giardino che è di proprietà della Regina di Cuori.

Romanzo conosciutissimo ormai da tutti, classico della letteratura, che nonostante ciò ha grandissime sorprese da rivelare.

Innanzitutto troviamo una Alice molto diversa da quella che ci hanno sempre prospettato, infatti l’Alice di Carroll sembra soffrire di personalità multipla. Fin dalle prime pagine viene descritta la sua abitudine di parlare con se stessa con due toni di voce diversi, arrivando perfino a picchiarsi e a farsi piangere con sgridate pesanti, o cercare di barare quando gioca contro se stessa, fino a poi litigare. Una voce lacrimosa e piagnucolante, e l’altra severa e dura.

Anche durante la sua avventura Alice non farà altro che lamentarsi, piangere e sgridarsi, fino alla fine, dove riuscirà il coraggio di affrontare la Regina di Cuori, dimostrando superbia e superiorità.

Un romanzo che sa catturare il lettore, nonostante si conosca la storia, grazie allo stile di Lewis Carroll che sa ammaliare e trasportare così il lettore con sé.

Micol Borzatta

L’incubo di Hill House, Shirley Jackson (Adelphi 2004) a cura di Micol Borzatta

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Hill House è conosciuta come una delle peggiori case infestate, e ha attirato l’attenzione del professor Montague, antropologo interessato proprio ai fenomeni paranormali.

Decide così di creare un gruppo di studio dicendo ai partecipanti che è sugli effetti del sonno, quando invece spera di studiare le presenze soprannaturali della casa. I partecipanti, infatti, hanno avuto nella loro vita contatti con il paranormale: Eleanor Vance, che da bambina è stata protagonista di fenomeni poltergeist, Theodora, ragazza anticonformista e spregiudicata, che l’autrice suggerisce omosessuale, e che ha manifestato poteri ESP e Luke Sanderson, ultimo erede di Hill House, che dovrebbe vigilare sulla proprietà.

Eleanor ha sempre avuto una vita difficile, passata a prendersi cura della madre malata, e colpevolizzandosi per la sua morte, perché la notte in cui si è spenta lei non si è svegliata, e successivamente trasferitasi a casa della sorella e del cognato che la controllano come se fosse una pazza. Quando riceve l’invito da Montague accetta immediatamente, è la sua occasione per andarsene da quella casa. Siccome però la sorella e il cognato glielo impediscono, lei ruba la macchina della sorella mentre è fuori casa e si dirige a Hill House.

Qui fa la conoscenza di Theodora e Luke, con i quali inizialmente ha problemi a relazionarsi, a causa del suo carattere timido, ma anche tenero, dolce e sognatore.

Appena entrati in casa notano subito la stranezza della casa. Infatti essa è costruita in modo strano, con scarti nelle proporzioni e nelle inclinazioni dei piani che tendono a generare illusioni ottiche stranissime.

Già dal secondo giorno iniziano ad accadere strani avvenimenti paranormali, tra cui poltergeist, strane scritte sul muro, presenze e voci come di bambini che continuano a chiamare Eleanor.

Romanzo molto ben strutturato, la Jackson riesce a coinvolgere il lettore con un atmosfera inquietante senza avvalersi del solito horror, ma arrivando piano piano nella mente del lettore, insinuandosi impercettibilmente, per poi andare sempre più a fondo fino a terrorizzarlo dall’interno.

Con descrizioni minuziose degli ambienti e dell’animo dei personaggi, riesce a catturare il lettore trasportandolo all’interno del libro, per poi impedirgli di scappare, fino a quando, girata l’ultima pagina non ha la sensazione di essere finalmente scappato… ma sarà poi veramente così?

Un romanzo strabiliante scritto da colei che ha ispirato Stephen King, che non può non far innamorare tutti gli amanti del genere.

Micol Borzatta

Abbiamo sempre vissuto nel castello, Shirley Jackson (Adelphi 2009) a cura di Micol Borzatta

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Merricat e Costance Blackwood, vivono da sole con lo zio Julian, un invalido che scrive continuamente parti della sua biografia, da quando i loro genitori, il loro fratellino più piccolo e la zia, moglie di Julian, sono morti intorno al loro tavolo da pranzo avvelenati.

Per parecchio tempo viene accusata e indagata del fatto Costance, la sorella maggiore, e anche se poi è stata prosciolta per il paese è comunque lei la colpevole, per questo motivo vivono la loro vita chiuse dentro la grande casa, senza mai far entrare il mondo esterno, in una routine e una quotidianità tutta loro.

Soltanto Merricat esce ogni tanto, per recarsi in paese a fare acquisti per la casa, e ogni volta deve affrontare occhiatacce e frase maligne sussurrate, nemmeno troppo. Lei però affronta tutto con coraggio, sapendo che tanto tornerà nella sua casa e alla sua vita.

Tutto sembra procedere per il meglio, fino a quando arriva il cugino Charles, un abile manipolatore attratto dalle fortune delle due sorelle.

Con il suo arrivo arrivano anche grossi cambiamenti per le due sorelle, e il mondo esterno, che loro hanno tenuto fuori con tutte le loro forze, è penetrato nella loro casa.

Romazo scritto con un linguaggio semplice, con una progressione molto lineare degli eventi, riesce a trasmettere al lettore il tema molto forte dell’agorafobia.

Un tema molto caro all’autrice, che ne soffriva in prima persona, viene trattato molto approfonditamente senza però diventare esagerato e artificiale.

Senza spiegare troppo gli avvenimenti, la Jackson riesce a tenere il lettore sempre attento grazie alla descrizione, anche minuziosa, dei fatti che accadono, lasciando così al lettore stesso il compito di capire e unire le cause con le conseguenze.

Un romanzo profondo che nel suo piccolo, infatti è molto breve, sa trasmettere tantissimo, sia a livello informativo, che a livello di inquietudine e adrenalina, nonostante non ci siano scene d’azione, ma semplicemente facendo vivere per intero e profondamente la vita e le paure di due bambine che sono costrette a combattere ogni giorno della loro della loro vita.

Micol Borzatta

L’oro dei Medici, Patrizia Debicke van der Noot (TEA 2017) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Milano Nera con cui collaboro

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Granducato di Toscana 1597.
L’Italia è da sempre terra di conquista per gli eserciti stranieri ma la sua cultura e il suo  denaro si diffondono in tutta Europa, visto che i migliori banchieri sono genovesi e fiorentini.
Firenze è una delle città più ricche ed è governata da una famiglia di abili  banchieri : i Medici.
Dinastia ricchissima, il suo oro fa gola a tutti, ed è per questo che vengono ideati svariati piani per potersene impossessare, perfino quello riguardante il rapimento dei figli di Ferdinando I, per poter chiedere in cambio un riscatto.
Purtroppo per loro, ne viene a conoscenza Don Giovanni de’ Medici, fratello di Ferdinando e comandante delle flotte reali.
Don Giovanni, insieme al capo della polizia, girerà mezza Toscana per trovare tutti i partecipanti al complotto e affrontarli.

Sorgente: L’oro dei Medici – Patrizia Debicke van der Noot – MilanoNera

:: Il giardino dei musi eterni, Bruno Tognolini, (Salani, 2017) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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Giardino dei Musi Eterni Clicca sulla cover per l’acquisto

Ginger è una gatta Main Coon a pelo semi lungo che si sveglia in un grande prato, che è il Giardino dei Musi Eterni, un cimitero per gli animali gestito da un Custode cattivissimo e menefreghista e dal suo cane Bestio, che pur non vedendo gli Animanimali, li sente e li percepisce.
Gli Animanimali, che fra di loro si chiamano Animan perché troppo lungo e complicato come termine quello completo, vivono in armonia, accogliendo i nuovi arrivati, tuffandosi nella pioggia e rincorrendosi tutto il giorno, per poi passare le nottate a cantare con le ranocchie che vivono nel fossato ai margini del cimitero.
Purtroppo però la loro vita viene stravolta. Infatti da qualche tempo alcuni loro fratelli spariscono nel nulla mentre il Custode continua a fare strane ricerche tra le tombe e i peluche che i bimbi umani portano con loro alla domenica, quando vanno…

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