Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 2010) a cura di Micol Borzatta

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Alice, in compagnia della sorella maggiore, sta facendo una gita al parco. Mentre sua sorella sta leggendo un noiosissimo libro senza dialoghi e senza figure, Alice si sta annoiando, quando vede passare un coniglio bianco con gli occhi rosa, un panciotto e un orologio da taschino che continua a dire che è troppo tardi.

Incuriosita Alice lo segue fino a vederlo finire dentro a una tana. Sempre più curiosa si infila anche lei.

La tana procede in piano, lunga lunga, fino a quando non si sente cadere. La caduta è lunghissima, ma anche lentissima, tant’è che può guardare tutto quello che la circonda.

Arrivata sul fondo vede una porticina piccolissima dove al di là c’è un giardino bellissimo e lei ci vuole andare a tutti i costi, ma è troppo grande, non ci passa. Trova allora una bottiglia con scritto bevimi, e il liquido la fa rimpicciolire, però ha lasciato la chiave della porticina sul tavolo e non ci arriva più a prenderla. Trova così un dolcetto da mangiare che la fa ridiventare grande, così può prendere la chiave, ma ora non passa più dalla porticina, così inizia a piangere, fino a creare un mare che la circonda e nel quale cadono anche vari uccelli e un topo.

Arrivata a riva Alice inizia a parlare con gli uccelli, che le raccontano un sacco di storie, fino a quando non vede in lontananza il Bianconiglio, che la manda a prendere guanti e ventaglio per la Duchessa.

Alice ubbidisce, e così incontra la lucertola Bill, la Duchessa e la Cuoca, il gatto del Cheshire e il Brucaliffo, fino a riuscire ad arrivare al famoso giardino che è di proprietà della Regina di Cuori.

Romanzo conosciutissimo ormai da tutti, classico della letteratura, che nonostante ciò ha grandissime sorprese da rivelare.

Innanzitutto troviamo una Alice molto diversa da quella che ci hanno sempre prospettato, infatti l’Alice di Carroll sembra soffrire di personalità multipla. Fin dalle prime pagine viene descritta la sua abitudine di parlare con se stessa con due toni di voce diversi, arrivando perfino a picchiarsi e a farsi piangere con sgridate pesanti, o cercare di barare quando gioca contro se stessa, fino a poi litigare. Una voce lacrimosa e piagnucolante, e l’altra severa e dura.

Anche durante la sua avventura Alice non farà altro che lamentarsi, piangere e sgridarsi, fino alla fine, dove riuscirà il coraggio di affrontare la Regina di Cuori, dimostrando superbia e superiorità.

Un romanzo che sa catturare il lettore, nonostante si conosca la storia, grazie allo stile di Lewis Carroll che sa ammaliare e trasportare così il lettore con sé.

Micol Borzatta

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