Another world, Banana Yoshimoto (Feltrinelli 2017) a cura di Micol Borzatta

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Yoshie è diventata madre della bellissima Noni che si ritrova ad avere due papà, Kataoka, da prende iol cognome, e Kaeda.

Noni è diventata grande, Kaeda è morto, e Kataoka riversa su di lei, a modo suo, tutto il suo amore.

Amore che porta Noni a crescere piena di passione che l’hanno portata a viaggiare per il mondo, visitando Mykonos, Okinawa e Tokio.

Romanzo conclusivo della quadrilogia Il regno è completamente diverso dagli altri tre volumi.

Se nei volumi precedenti abbiamo avuto una continuità nella storia vviendo la crescita di Yoshie e crescendo con lei, stavolta ci troviamo davanti a un grosso salto temporale, come se tra il terzo e il quarto volume ci fossero stati altri volumi mancanti.

La voce narrante questa volta è quella di Noni che ci porta a conoscere molto più approfonditamente lei, ma anche una visione diversa di Yoshie.

Dopo averla conosciuta molto approfonditamente in prima persona, con le sue emozioni e le sue fragilità, ora la conosciamo guardandola da un punto di vista esterno, da parte di chi la ama, l’ammira, ma che sa vederne i difetti.

Molto interessante vedere il rapporto madre e figlia con le sue battaglie ma anche tantissimo amore.

Una storia che dà la sensazione di conclusione, come se si fosse chiuso un cerchio e tutto fosse andato al suo posto.

Micol Borzatta

Copia di proprietà
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Silence, Tim Lebbon (Newton Compton 2018) a cura di Micol Borzatta

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Gran Bretagna, 17 novembre 2016

Una grandissima scoperta speleologa in Ucraina viene trasmessa in televisione facendo un grandissimo scalpore per la sua rilevanza scientifica.

In diretta vengono trasmessi tutti i preparativi e la successiva calata di tre speleologi all’interno di quelle che si ritengono le grotte verticali più profonde di tutta Europa.

Spettatori di questo spettacolo sono Huw, che sta passando un momento di relax nella sua camera di albergo mentre aspetta di iniziare una nuova giornata lavorativa per poi tornare a casa dalla sua famiglia per il weekend, e Ally, figlia di Huw, che sta guardando la tv in camere mentre il fratello Jude cerca di coglierla di sorpresa per farle i dispetti e la madre, Kelly,  sta cucinando la cena.

A un tratto le immagini cambiano e un fortissimo urlo esce dagli autoparlanti.

In un primo momento Huw pensa essere un film, non aveva il programma dall’inizio e non si era accorto essere in diretta, mentre Ally rimane terrorizzata, ma quando corre in cucina per far vedere le scene alla madre il canale televisivo ha già bloccato il segnale.

Il motivo delle urla è la fuoriuscita dalle grotte appena scoperte di stranissimi esseri ciechi, similari a pipistrelli grandi come gatti, che si sono nutriti della squadra di speleologi.

Il mondo va nel panico, nel giro di 48 ore i mostri sono arrivati a miglia di distanza dal punto di origine e le immagini televisive trasmettono video in cui viene spiegato che l’unico modo per riuscire a sfuggire è stare nel più assoluto silenzio.

Per Ally stare nel silenzio non è un problema, da quando a causa di un incidente in auto è rimasta sorda, e sarà proprio lei che ha la possibilità di guidare e salvare la sua famiglia facendola sopravvivere fino alla fine del pericolo.

Romanzo horror con temi molto gotici che ricordano le atmosfere lovecraftiane e kinghiane.

L’inizio del romanzo coinvolge subito il lettore rendendolo partecipe della diretta televisiva e incuriosendolo subito con l’urlo proveniente dal televisore del padre.

Le atmosfere sono molto ben descritte, cupe e aiutano la narrazione a tenere il lettore con il fiato sospeso e in perenne ansia.

Ansia che ci obbliga a evitare ogni minimo rumore fino alla fine del romanzo, per paura di veder spuntare da ogni angolo uno di quei mostri.

Interessante la scelta dell’autore di narrare la storia in due modi diversi.

Infatti quando parla Ally, la narrazione è tutta in prima persona, mentre quando si parla di Huw è in terza persona.

Molto ben descritto il significato di famiglia e di come hanno superato l’incidente che ha causato la sordità della figlia. L’autore non si dilunga troppo, non essendo fondamentale alla storia, ma riesce a descrivere ugualmente approfonditamente il loro legame, i sacrifici per imparare il linguaggio dei segni, la malinconia di Ally per i suoni familiari e la creazione di un linguaggio gestuale segreto tra i due fratelli.

Molto interessante anche la scelta dei mostri. Ricordano un misto tra i vermoni ciechi che si muovevano con il suono di TremorsDune e le storie di Lovecraft in cui Chtulhu esce dal sottosuolo terrestre, rimanendo nello stesso tempo molto originali, non danno nessun senso di reale déjà vu e riescono a penetrare nella mente del lettore instaurandogli un terrore strisciante che lo accompagna per tutta la lettura.

Il ritmo della narrazione segue perfettamente quello della storia, rallentando nei punti di riflessione o di approfondimento e diventando molto frenetico e adrenalinico nei punti di terrore o di azione. Questo aiuta il lettore a immedesimarsi maggiormente partecipando in prima persona agli eventi, dimenticandosi così tutto il mondo circostante.

Un altro trucco usato dall’autore che funziona, dando molto realismo alla storia, è quello di utilizzare eventi reali avvenuti nella storia e inserendoli nella vita dei personaggi, come il crollo delle Torri Gemelle, il terremoto e lo Tsunami in Giappone.

In conclusione un romanzo spettacolare che colpisce sotto ogni aspetto facendosi divorare.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Il giardino segreto, Banana Yoshimoto (Feltrinelli 2016) a cura di Micol Borzatta

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La vita di Yoshie sembra perfetta.

La sua relazione con Shin’chiro procede meravigliosamente, le piace tutto di lui, lo ama intensamente e starebbe ore solo a guardarlo.

Kaeda e Kataoka sono tornati in Giappone dopo il loro viaggio a Firenze e la loro amicizia con Yoshie non ne ha sofferto per niente.

La città sembra essere sempre più sua alleata, ormai conosce ogni angolo, ha legato con i negozianti e può tranquillamente dire che si sente a casa.

Però non può godersi tutto questo perché deve prepararsi all’ennesimo cambiamento della sua vita.

Yoshie ha infatti deciso di accettare la proposta del fidanzato e di andare a vivere insieme.

Questo comporta un trasloco, ma prima devono trovare casa.

Yoshie e Shin’chiro si rivolgono a vari agenti immobiliari e iniziano a guardare molte case, imparando ogni volta nuovi metodi con cui gli agenti cercano di imbrogliarli e ingannarli.

Yoshie inizia così a capire che nel mondo c’è anche molta cattiveria e non tutti sono esattamente come appaiono.

Perfino il suo fidanzato è diverso da come lo aveva sempre creduto, e quella situazione di stress e sconforto lo hanno portato a rivelare un lato nascosto.

Siamo arrivati al terzo volume della serie Il regno e la storia è bel lungi dall’annoiare.

In questo romanzo troviamo una Yoshie un po’ più matura, ma ancora ingenua e sognatrice e viviamo insieme a lei l’ultima parte del suo cambiamento e la continuazione della crescita, quando si rende conto che non sempre il prossimo è buono e il suo animo inizia a indurirsi.

Come sempre narrazione in prima persona, stile lineare e linguaggio semplice ci portano a legare con i personaggi come se fossimo al loro fianco, portandoci a voler proseguire con la storia.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Il dolore, le ombre, la magia, Banana Yoshimoto (Feltrinelli 2014) a cura di Micol Borzatta

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Dopo la perdita della nona, trasferitasi a Malta, ora Yoshie rimane nuovamente da sola in città, dopo il trasferimento di Kaeda a Firenze.

Questa volta però è più dura, continua a sentire una fortissima voglia di piangere e di notte è perseguitata da incubi che non le era mai capitato di fare.

Soltanto la routine della giornata riesce a distrarla dalla malinconia, dagli incubi e dal dolore.

Dolore che però torna prerompente quando un piccolo evento le ricorda come il senso della perdita e del vuoto ci portino a vedere quanto fosse importante quello che prima si dava per scontato.

Sensazioni che la portano a legarsi ancora di più alle piante e alla natura, unica cosa che poteva ricollegare la sua precedente vita in montagna a quella attuale in città.

Infatti, nonostante in montagna aiutasse la nonna ad aiutare la nonna ad aiutare le persone malate che si rivolgevano a lei e ai suoi the medicamentosi, in città non sapeva come aiutare il prossimo, non riusciva a esternare il suo parere, anche se era convinta che la cura imparata dalla nonna sarebbe stata migliore.

Difficoltà causata anche dalla differenza di peso che avevano le sue parole in montagna e in città. In montagna erano cercate, accettate e giudicate importanti, in città sembrava non valessero niente.

Nonostante la città le piacesse davvero molto, per le sue strade luminose, i suoi negozi, la sua vitalità, la sua vita da cittadina era fatta solo di delusioni, e questo la portava a sentire ancora più la malinconia della montagna, della vita precedente e della natura.

Le mancava soprattutto quel legame magico con la natura, quella unione che porta a una simbiosi positiva in cui sia l’uomo che la natura prendono il buono.

Proprio in questo clima catastrofico Yoshie inizia una relazione con Shin’chiro, un espertissimo botanico suo amico che ha appena divorziato.

Relazione che la riporta a vivere e a riallacciarsi alla natura.

Secondo romanzo della serie Il regno veniamo nuovamente buttati nella vita della protagonista, che essendo anche la voce narrante fa sì che ci sentiamo ancora più coinvolti.

Come sempre lo stile della Yoshimoto è semplice e lineare, ma nello stesso tempo di una profondità immensa che penetra nell’anima del lettore creando un legame ancora più indissolubile.

La storia riprende esattamente da dove avevamo interrotto nel volume precedente, creando un senso di continuità senza senso di salti o mancanze.

Lo stesso vale quando fa degli accenni alla storia del primo volume, per aiutare chi lo avesse letto troppo tempo prima, rispolverando la memoria ma senza sembrare ripetitivo per chi invece fa una lettura continuativa.

Un romanzo sorprendente che non delude le aspettative.

Micol Borzatta

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The Vampire’s Shadow, Eleonora Zaupa (Lettere animate 2017) a cura di Micol Borzatta

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Venimis, piccolo paesino in cui gli abitanti hanno la tendenza di rimanere per tutta la loro vita.

È qui che abitano Anna e Samantha, due sorelle rimaste orfane che vivono da sole, nonostante la loro giovane età, grazie all’aiuto della zia Lidia, la sorella della defunta madre.

Un giorno Sam legge sul giornale di uno strano incidente, anche se molto verosimile.

Inizialmente non ci fa caso, nonostante Anna glielo abbia fatto notare, ma con il succedersi di altre due morti strane, alle ragazze viene automatico collegarle con le sei morti avvenute sette anni prima, quando tra le vittime c’erano anche i loro genitori.

In concomitanza a questi episodi succedono altri due fatti stranissimi: i vicini si trasferiscono e al loro posto arriva uno strano ragazzo, che si dimostra subito essere un vampiro, e Sam trova il diario di un antenato che le cambierà per sempre la vita.

Romanzo molto leggero, adatto come lettura poco impegnativa per svagarsi.

Le descrizioni delle ambientazioni e dei personaggi sono davvero scarse. Dei luoghi si sa solo il nome del paesino e che è piccolo, ma non si ha nessun dato per immaginarselo, e lo stesso per i personaggi. Viene dato qualche dato fisico, ma sono poco caratterizzati, senza contare che Sam e Drake sono troppo stereotipati nelle loro azioni, tant’è che durante la lettura ci si immagina perfettamente cosa acade dopo, perdendo qualsiasi possibile suspance.

Questo porta a una mancanza di coinvolgimento e all’impossibilità di creare un legame empatico con i personaggi, rendendo la lettura noiosa.

Davvero un gran pecato perché l’inizio e la storia di base erano davvero promettenti.

Un romanzo destinato a un pubblico di adolescenti, ma potrebbe essere adatto anche a un pubblico più maturo se solo fosse sviluppato meglio.

Nel complesso una buona lettura evasiva per chi non pretende molto.

Micol Borzatta

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Città delle anime perdute, Cassandra Clare (Mondadori 2016) a cura di Micol Borzatta

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Grazie a Simon e al marchio di Caino la battaglia con Lilith è stata vinta e la madre dei demoni sconfitta per sempre, ma quando il gruppo di Shadowhunter torna al terrazzo per aiutare i feriti scoprono che Jace è sparito e anche Sebastian.

Il Conclave inizia subito le ricerche ma non ottengono nessun risultato, e dopo alcune settimane devono concentrarsi su problemi e pericoli più importanti e urgenti.

Nel frattempo Clary riceve una visita da parte di Jace e Sebastian in cui scopre che i due sono stati legati da una magia di sangue: se uno viene ferito la stessa ferita colpisce l’altro, e vale anche per la morte.

Mentre Simon, Alec, Izzy e MAgnus cercano qualcosa che possa sciogliere quel legame, Clary decide di accettare l’invito di Jace di unirsi a lui e Sebastian, per scoprire i loro piani.

Penultimo romanzo della saga The mortal instruments, troviamo un romanzo molto avvincente e pieno di avvenimenti.

L’azione e il lato psicologico dei personaggi sono i veri protagonisti di tutto il libro.

Personaggi che troviamo ulteriormente maturati e cresciuti, sempre più reali e con i quali leghiamo sempre di più.

La definizione dei luoghi è sempre minuziosa, con descrizioni evocative che trasportano il lettore nello spazio e lo fa entrare concretamente nel romanzo.

Mi è piaciuto tantissimo il personaggio di Magnus che sta prendendo sempre più spazio e scopriamo sempre di più sul suo passato e sui suoi segreti, rimanendo comunque misterioso.

Unico neo è la storia tra Clary e Jace che sta diventando sempre più invasiva e presente, come se i due personaggi non fossero capaci di interagire fra loro senza baci, pomiciate o sesso.

Togliendo questa parte troppo romance, noiosa ed eccessiva, è un ottimo romanzo che invoglia a leggere l’ultimo capitolo, anche se la cosa procura dolore per l’abbandono successivo di personaggi che sono diventati veri e propri amici.

Micol Borzatta

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Villette, Charlotte Brontë (Newton Compton 2016) a cura di Micol Borzatta

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Lucy Snowe, orfana e povera, cresciuta a casa Breton, un giorno si vede costretta a trasferirsi a Villette per iniziare a insegnare in un collegio femminile.

Qui conosce Madame Beck, la direttrice del collegio, una donna autoritaria e rigida.

Fa conoscenza anche del docente di lettere, Monsieur Paul Emanuel, un uomo irascibile.

Lucy è costretta a rincominciare la sua vita da capo, cercando di adattarsi all’ambiente ostile in cui è approdata per riuscire a vivere nel miglior modo possibile, nonostante non riuscirà mai a coronare il suo sogno di crearsi una famiglia.

Ultimo romanzo scritto da Charlotte Brontë, viene spesso paragonato a Jane Eyre, nonostante ne sia lontano anni luce.

Molto approfondita la parte psicologica di Lucy, che si trasforma totalmente dall’inizio alla fine del romanzo.

Il personaggio è caratterizzato davvero molto bene, compito facilitato dalla grande somiglianza con l’autrice stesse.

Infatti la storia di Lucy ha molte parti biografiche della Brontë, che a sua volta si è ritrovata a insegnare in un collegio femminile belga.

La storia parte molto lenta e quasi monotona, ma con l’arrivo di Lucy a Villette, il ritmo cambia completamente e la lettura diventa molto più veloce e accattivante, tant’è che a questo punto non si può più smettere la lettura.

Un romanzo davvero molto intenso che descrive l’animo umano molto intensamente andando alla sua scoperta più profonda.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca