Veleno – Pablo Trincia – Einaudi 2019

Recensione

Finale Emilia, 1° aprile 1995

Cinque ragazzini trovano un teschio vicino a un cimitero.

Portato alla polizia viene mandato subito all’anatomopatologo Giovanni Beduschi per essere studiato e viene giudicato appartenente a una bambina morta nella Seconda Guerra Mondiale e il caso viene chiuso.

Tre anni più tardi si scoprirà appartenere a una storia angosciosa di morte.

Monrovia, ottobre 2014

Pablo trincia, si trova in Liberia per fare un servizio sull’epidemia di Ebola per conto di una trasmissione televisiva, quando si rende conto che quelle immagini tremende non lo turbano più, perché ha imparato a vederli come personaggi di un film di cui scrivere.

Decide così, una volta tornato a casa, di interessarsi di un caso, prenderlo a cuore, innamorarsene e tornare a provare emozioni per il suo lavoro.

Bassa Modenese, 1998

In due paesini della Bassa Modenese, Massa Finalese e Mirandola, sedici bambini vengono allontanati dalle loro case e le famiglie condannate per pedofilia e satanismo.

Le accuse partono da un primo bambino che dà il via a cinque indagini separate ma alla fine tutte collegate.

A parte i bambini nessuno ha mai visto o sentito nulla, ma le prove concrete, rappresentate da esami medici, disegni e descrizioni di atti che dei bambini non potrebbero conoscere, portano i giudici a condannare le famiglie.

Saggio molto forte e crudo che ripercorre passo passo tutta l’indagine, partendo dai primi colloqui con Dario, definito il bambino zero, fino ad arrivare alla scoperta dei sedici bambini, delle loro famiglie, degli amici e vicini di casa e perfino del parroco di paese.

Trincia non risparmia nulla, non nasconde niente, non romanza e non lascia nulla di sottointeso o alla fantasia del lettore.

Le sue sono descrizioni crude e dettagliate che fanno male, che portano il lettore a provare un senso di disgusto e malessere.

Il saggio di Trincia però fa di più.

L’autore infatti non si limita a leggere e a riportare tutti gli incartamenti, ma fa uno studio molto approfondito e un’indagine sua, evidenziando tutte le incongruenze e i buchi nelle inchieste, e facendo di tutto per chiarirle e completarle, cercando di arrivare a una verità reale e non costruita.

Una lettura che ci porta a riflettere, a fare congetture e a capire come azioni e pensieri, fatti anche in buona fede, possono incidere sulla vita altrui.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Poirot a Stylus Court – Agatha Christie – Mondadori 2020

Review Party

Inghilterra. Prima Guerra Mondiale.

Arthur Hastings viene invitato dal suo amico John Cavendish alla residenza della matrigna, Emily Inglethorp, un vecchio maniero nella campagna dell’Essex, Styles Court.

Una notte Emily viene trovata moribonda a causa di un avvelenamento da stricnina.

Hasting pensa subito di chiamare il suo amico Hercule Poirot, che si è ritirato nel villaggio vicino, Style St. Mary, per sfuggire dalla guerra.

Poirot, un investigatore privato, inizia subito a indagare, ricostruendo gli avvenimenti e raccogliendo tutti gli indizi.

Primissimo romanzo scritto da Agatha Christie e nato da una sfida lanciatele dalla sorella Madge a scrivere un romanzo poliziesco.

Agatha, che lavorava nel dispensario dell’ospedale locale, aveva una ferrea conoscenza dei veleni che, unita all’arrivo di molti belgi in fuga nella sua città, le hanno dato molti spunti per scrivere il romanzo che vide la luce nel 1916 in sole due settimane di scrittura intensiva.

All’inizio il romanzo viene rifiutato da molti editori finché venne pubblicato nel 1919 firmato A. M. Christie, facendo così credere che l’autore fosse un uomo, ma solo nel 1991 venne pubblicato in tutta l’Inghilterra ricevendo recensioni superlative.

La storia è strutturata molto bene, creando indizi elaborati e degli intrecci molto elaborati.

Le descrizioni sono minuziose senza però essere logorroiche, dimostrando fin da subito lo stile e la bravura della Christie.

I personaggi sono ben definiti, sia a livello caratteriale che fisico, permettendo così di figurarseli perfettamente.

Il lettore riesce perfettamente a sentirsi parte della storia e cercare di risolvere il caso prima di Poirot.

Una lettura spettacolare, ancora di più per essere la prima opera dell’autrice.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Vittime e modus operandi di Jack lo Squartatore

Articolo

Dopo aver letto il romanzo Sulle tracce di Jack lo Squartatore di Kerri Maniscalco, pubblicato dalla Mondadori e di cui potete trovare la recensione qui, dove la storia del famoso killer è stata documentata alla perfezione, con pochissime licenze poetiche, mi è venuta voglia di approfondire una parte della storia, ovvero dare spazio e visibilità alle sue vittime e a come sono state uccise, perché si parla sempre tantissimo di lui, ma mai di loro.

Prima, però, qualche brevissima informazione su di lui, in modo che se ci fosse ancora qualcuno che non sappia chi fosse, può farsene un’idea.

Jack lo Squartatore, conosciuto anche come Jack the Ripper in inglese, è il nomignolo che è stato affibbiato a un assassino seriale londinese, di cui tutt’ora non si conosce l’identità, che ha colpito nel 1888 nel periodo tra l’estate e l’autunno per le strade di Whitechapel.

Il nome è stato scelto prendendo spunto da una lettera arrivata alla Central News Agency in cui l’autore si dichiarava essere l’assassino e sfidava la polizia di catturarlo e si firmò appunto Jack the Ripper.

Le vittime a lui attribuite sono ufficialmente cinque, ma si teorizza che abbia a suo carico un numero di omicidi che varia tra quattro e sedici.

Il modus operandi a lui affibbiatogli prevedeva vittime femminili che venivano scelte tra le prostitute della zona di Whitechapel.

Venivano inizialmente sgozzate per poi infierire sui corpi mutilandoli e asportandone gli organi interni, specialmente cuore e organi genitali.

Ora però passiamo alle vittime, chi erano e come è stata portata via loro la vita. Attenzione perché le descrizioni della loro morte, e quindi del modus operandi del killer, sono molto forti e potrebbero impressionare.

Mary Ann Nichols, 43 anni

Mary Ann “Polly” Nichols Walker, nata Mary Ann Walker e soprannominata Polly, era una prostituta inglese.

Si prostituiva nei sobborghi di Londra, nel quartiere di Whitechapel, era alta un metro e sessanta, aveva capelli castani tendenti al grigio, occhi scuri o grigi, le mancavano dei denti ma con un viso piccolo e delicato, molto pulita e riservata, nonostante fosse diventata un’alcolizzata.

Figlia di un fabbro si sposò con William Nichols nel 1864, a soli 19 anni.

La coppia si lasciò svariate volte, fin quando nel 1881 Polly lasciò definitivamente il marito, dopo che il padre denunciò il genero di essere andato con la cameriera che doveva accudire Polly durante la sua ultima gravidanza.

In seguito Polly iniziò a lavorare presso alcune famiglie per poi finire a prostituirsi.

Alle 3:45 del 31 agosto 1888 il suo cadavere venne ritrovato da Charles Lechmere, un cocchiere, e Robert Paul lungo Buck’s Row, che chiamarono immediatamente l’agente Neil, che a sua volta chiamò il dottor Llewellyn che dichiarò che la morte era sopraggiunta solo qualche minuto prima.

Il corpo presentava la gola recisa fin quasi alla decapitazione essendo profondo fino alle vertebre del collo, che intaccava, e decine di ferite sul ventre, dalle quali fuoriusciva in parte l’intestino. Gli organi genitali presentavano gravissime lesioni fatte da arma da taglio usata di punta.

Polly venne sepolta il 6 settembre 1888 nel City of London Cemetery and Crematorium, nel borgo londinese di Newham, in una tomba pubblica.

Annie Chapman, 47 anni

Annie Chapman nasce come Eliza Ann Smith, da padre inizialmente soldato e successivamente maggiordomo.

Nel 1869 si sposa con John Chapman, un parente della madre, e successivamente si trasferirono nello Berkshire dove il marito trovò lavoro come cocchiere.

Purtroppo dopo la morte della primogenita a dodici anni per meningite e la disabilità dell’ultimogenito, portarono la coppia a gettarsi nell’alcool, fino a quando nel 1884 si separarono.

Dopo la separazione Annie si trasferì a Whitechapel e dove andò a vivere con un fabbricatore di setacci, ricevendo anche un sussidio di 10 scellini dal marito, fino a quando morì nel 1886 a causa dell’alcool, e poco dopo venne lasciata anche dal fabbricatore di setacci.

Annie sopravviveva vendendo piccoli manufatti all’uncinetto, fiori e prostituendosi.

Alle 5:30 del mattino dell’8 settembre 1888 Annie venne vista con un uomo da Elizabeth Long.

Alle 5:50 il corpo venne ritrovato da un fattorino.

Il cadavere giaceva steso vicino alla porta sul retro di un edificio, la gola squarciata e la testa quasi del tutto staccata dal corpo. Il ventre era aperto con gli intestini appoggiati sulla spalla destra, mentre vagina, utero e due terzi della vescica erano asportati.

Intorno a lei furono trovate alcune monete e una lettera, e un inquilino della casa accanto dichiarò successivamente che aveva sentito una donna urlare ma ebbe troppa paura per intervenire.

Annie Chapman venne seppellita il 14 settembre 1888 al Manor Park Cemetery and Crematorium nel quartiere londinese di Forest Gate dove venne seppellita in una tomba pubblica.

Elizabeth Stride, 44 anni

Di Elizabeth Stride non si sa nulla.

Il suo corpo venne trovato da un cocchiere il 30 settembre all’una di notte.

L’unica ferita che riportava era un profondo taglio alla gola, dalla quale fuoriusciva parecchio sangue. 

Si presume che l’arrivo del cocchiere abbia disturbato l’assassino che non ha potuto finire la sua opera, non permettendo però di salvare la vittima.

Catherine Eddowes, 46 anni

Catherine Eddowes, conosciuta anche come Kate, Kate Conway, Kate Kelly e Mary Ann Kelly, venne uccisa un’ora dopo Elizabeth Stride, motivo per cui vengono considerati caso doppio.

Catherine era nata a Graisley Green, Wolverhampton, per trasferirsi a Londra dove anni dopo sposa Thomas Conway che lascerà, insieme ai tre figli nel 1880.

Un anno dopo andrà a vivere insieme a John Kelly nel centro di Londra, dove inizierà a prostituirsi per potersi pagare l’affitto.

Era una donna intelligente e studiosa, con un forte temperamento, dai capelli castano ramato scuro, occhi nocciole e un tatuaggio sull’avambraccio con scritto TC.

La notte del 30 settembre, all’1:00, esce dalla stazione di polizia, dove aveva passato la notte dopo essere stata trovata ubriaca, e si dirige verso casa prendendo la strada più lunga.

Venne vista da tre testimoni, Joseph Lawende, Hyam Joseph Levy e Harry Harris, a parlare con un uomo verso la 1:35.

Solo dieci minuti dopo il suo cadavere viene ritrovato supino in un lago di sangue. Il volto era completamente sfigurato con un taglio a V sulla parte destra, numerosi tagli sulle labbra talmente profondi che si vedevano le gengive, naso e lobo dell’orecchio sinistro erano stati asportati, mentre la palpebra dell’occhio destro era solcata da profondi tagli. Il corpo era sventrato da un unico taglio verticale dall’inguine alla gola. Lo stomaco e gli intestini erano stati estratti e appoggiati sulla spalla destra, il fegato tagliuzzato, il rene sinistro e gli organi genitali erano stati portati via. La testa quasi decapitata da un taglio alla gola molto profondo come di consuetudine.

Si presume che la violenza inferta a Catherine dipendesse dal fatto che era stato interrotto con Elizabeth.

Catherine Eddowes venne sepolta l’8 ottobre 1888 al City of London Cemetery and Crematorium nel borgo londinese di Newham.

Mary Jane Kelly, 25 anni

Le notizie riguardanti Mary Jane non sono documentate.

Tramite il suo ultimo convivente si sa che è nata a Limerick, in Irlanda, nel 1863 da un fabbro, e che poi la famiglia si spostò in Galles ed era considerata una bravissima studentessa e una ancor migliore artista.

Nel 1879 sposa un minatore, il signor Davies che morì nel 1882 in un’esplosione in miniera, dopo la quale Mary Jane si trasferisce a Cardiff dove iniziò a prostituirsi.

Nel 1884 torna a Londra dove era conosciuta come Fair Emma o Ginger per via dei suoi colori. Mary Jane infatti era alta  un metro e settanta con i capelli rossi e gli occhi azzurri, il tutto su una pelle molto chiara.

Il 9 novembre 1888, alle 10:45, il suo cadavere venne ritrovato da Thomas Bowyer, l’assistente del suo padrone di casa, che era andato a riscuotere l’affitto, visto che Mary Jane era in debito di diverse settimane di affitto.

Giaceva sul letto, la gola squarciata, il viso gravemente mutilato e irriconoscibile, petto e addome aperti e molti organi interni erano stati rimossi. Il fegato era stato messo in mezzo alle gambe, mentre l’intestino era arrotolato sulle mani. I muscoli che ricoprivano le gambe erano stati asportati. Il cuore non fu mai ritrovato.

Dalle indagini venne fuori che i vicini sentirono, alle 4:00 del mattino, Mary Jane singhiozzare la parola murderer, ovvero assassino, ma nessuno si sentì di intervenire per verificare e aiutarla.

Il 19 novembre 1888 Mary Jane Kelly venne sepolta nel St Patrick’s Roman Catholic Cemetery, a Leytonstone a Londra.

Altre sette vittime vennero considerate possibili sue vittime, ma non furono mai confermate per via del modus operandi diverso, infatti ognuna di loro è morta successivamente a causa delle ferite riportate, ma mai sul momento, ed essendo tutte nel periodo in cui era già arrivato a uccidere direttamene, sembra davvero molto strano che sia regredito nella sua dimostrazione di violenza.

Molte teorie si sono fatte nel corso degli anni su chi potesse essere, ma questo vorrebbe dire tornare a parlare di lui, e non è lo scopo di questo articolo.

Micol Borzatta

Dion – serie TV di Carol Barbee e Dennis A. Liu

Recensione

Dion è una serie televisiva statunitense di fantascienza creato da Carol Barbee e basato su un fumetto omonimo del 2015 di Dennis A. Liu.

La trama della serie è la vita di Nicole Reese che alleva il figlio Dion da sola, dopo la morte del marito Mark.

Essere una madre vedova non è semplice, ma quando il piccolo Dion inizia a manifestare dei poteri magici, le cose si complicano intensamente.

Nicole si trova a dover tenere i poteri di Dion segreti da chi vorrebbe catturarlo per studiarlo e sfruttato.

Ad aiutarli ci sarà Pat, l’amico del marito.

Serie TV molto diversa dalle solite sui super eroi, dove i temi fondamentali sono l’accettazione di se stessi, del diverso, e l’amore e il rapporto familiare.

La serie è composta, per il momento, da una singola stagione con 9 episodi, ognuno pieno di azione e momenti di forti sentimenti.

Una serie TV da vedere se si è stufi dei soliti super eroi e delle solite storie.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

Final Girls – Riley Sager – Giunti 2017

Recensione

Lisa Milner, Samantha Boyd e Quincy Carpenter sono tre ragazze sopravvissute a degli omicidi multipli.

Lisa Milner è stata la prima, dopo quattro anni è successo a Samantha Boyd, e dopo altri quattro anni a Quincy Carpenter. La stampa, raccontando dei loro casi ha iniziato a chiamarle Final Girls, le ragazze finali, termine usato per indicare le ragazze che rimangono vive fino alla fine nei film horror di seconda categoria.

Ognuna delle tre ragazze è riuscita a rifarsi una vita. Lisa ha scritto un libro, Quincy ha aperto un blog di cucina e ha sposato un avvocato, mentre Samantha è sempre uccel di bosco e nessuno sa dove si trovi.

Un giorno Quincy riceve un messaggio da Coop, il poliziotto che le ha salvato la vita, che la vuole incontrare.

Quincy si reca all’appuntamento, ma la notizia che riceve le stravolgerà nuovamente la vita: Lisa si è suicidata.

Quincy incomincia a voler indagare sulla morte di Lisa perché convinta che non può trattarsi di un suicidio e si troverà ad affrontare un incubo tornato dal suo passato.

Romanzo thriller molto particolare e intenso, narrato tutto in prima persona, dalla voce di Lisa.

Il ritmo narrativo è molto incalzante e scorrevole e sa trasmettere quel senso di ansia che prova la protagonista, facendoci capire a fondo quello che hanno dovuto affrontare le ragazze, grazie anche a descrizioni minuziose e approfondimenti del loro stato emotivo.

Il tema della violenza e dell’omicidio sono trattati molto bene, in modo anche un po’ duro a volte.

Una lettura strepitosa che sa tenerti legato alle sue pagine e farti saltare in aria con i suoi colpi di scena.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

L’ascesa di Senlin – Josiah Bancroft – Mondadori 2020

Review Party

Thomas e Marya Senlin sono novelli sposi e per il loro viaggio di nozze hanno deciso di andare a visitare la torre di Babele, un’enorme costruzione di cui nessuno conosce il numero esatto di piani e diviso in vari livelli.

Appena arrivano alla sua base, quello che notano come prima cosa è il quantitativo di persone che ci sono, persone che li spingono da ogni lato, li fanno cadere e li separano.

Fino a quando Thomas perde di vista la moglie: Marya è scomparsa.

Thomas passa tutto il primo giorno e la prima notte vicino alla bancarella dove l’ha persa di vista, per poi decidere il secondo giorno di cercarla girando tutte le bancarelle in cui poteva essere Marya, ma di lei nessuna traccia.

Qui incontra Adam Boreas, che ha perso la sorella due anni e mezzo prima e che accetta l’offerta di Thomas di fargli da guida per i primi quattro piani della Torre, sperando così di ritrovare la moglie.

Romanzo molto particolare che, nonostante sia basato tutto su una storia d’amore travagliata, non rientra nei canonici romance.

La forza del sentimento tra Thomas e Marya è potentissima e viene descritta molto intensamente, permettendo al lettore di capirla appieno, ma senza far diventare il romanzo sdolcinato.

I personaggi sono molto ben caratterizzati, specialmente a livello sentimentale, a cui viene data più importanza che all’aspetto fisico.

Bellissima l’idea della torre di Babele, che è stata creata e descritta in modo molto originale, con molte sfaccettature, mille caratteristiche a rappresentare proprio una Babele.

Le descrizioni della Torre sono molto realistiche e si possono visualizzare molto bene durante la lettura.

La storia è coinvolgente, spinge il lettore a volersi unire a Thomas nella ricerca della moglie, sperando che nella pagina successiva si possa trovare, ma nello stesso tempo sperando di no per poter continuare a ispezionare la torre.

Mozzafiato fino alla fine.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Il pozzo e il pendolo – Valentino Sergi e Francesco Corli – Officina Meninghi 2020

Recensione

Bellissimo Horror Game book basato sull’opera di Edgar Alan Poe.

L’esperienza immersiva è totale, grazie a un sistema intuitivo. Infatti, a differenza di molti altri libri game, in questo non ci sono dadi o schede personaggio, basta solo risolvere gli enigmi.

Altra enorme differenza, rispetto agli altri libri game, è che non impersoni amo il protagonista della storia, e la morte del personaggio non è la fine della storia.

Una novella cortissima, sono solo 15 pagine, ma davvero divertente.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

I racconti del mistero e del bizzarro – Elton Varfi – Self Publishing 2020

Recensione

Raccolta di 9 racconti horror che spaziano dal mondo paranormale, a misteri irrisolti che vogliono mettere il lettore in crisi e terrorizzato.

1. Apocalisse

Un ragazzo come tanti si trova di colpo in mezzo all’Apocalisse quando viene avvicinato da uno strano vecchietto che gli svela un terribile segreto.

2. La camera oscura

Un appassionato di fotografia, legato ancora alla pellicola e allo sviluppo delle foto alla vecchia maniera, si accorge un giorno, immerso nella sua camera oscura che le foto sviluppate erano diverse da quelle scattate.

3. Effetti collaterali

Ettore Palmesi viene chiamato da una casa editrice per la pubblicazione di un suo romanzo, ma quando va a colloquio con il caporedattore, quello che scopre è inverosimile.

4. Il ritratto

Ad Antonio Di Giovanni, conosciuto come Antonello da Messina, mentre sta per chiudere la bottega, gli entra uno strano individuo che gli commissiona un ritratto senza badare a spese e senza presentarsi.

Antonello cerca di rifiutare, ma l’estraneo, al calar delle tenebre del giorno dopo si ripresenta, ma il ritratto è solo una copertura.

5. Charlie

Il detective Troy Long e il capitano Daniel Sommer devono indagare sul ritrovamento dei cadaveri di due ragazze che subito a inizio racconto vediamo imprigionate da un certo Charlie.

Chi è però Charlie?

6. Il cacciatore

Colui che viene chiamato il cacciatore viene circondato da strani monaci vestiti di nero che, dopo essere stati colpiti da un proiettile in mezzo agli occhi, non muoiono.

Chi sono quei monaci? E chi è il cacciatore?

7. Metamorfosi

Un giovane ragazzo timido e puro, assiste all’omicidio di tre scagnozzi di un boss mafioso da parte di un bullo di sua conoscenza, un certo Johnny Boy, che lo obbliga ad aiutarlo a nascondere i corpi.

Dopo qualche giorno Johnny Boy sparisce e il ragazzo, guardandosi allo specchio scopre di avere le sembianze di Johnny Boy.

Che cosa stava succedendo?

8. Albanian Horror Story

Storia che ricalca moltissimo la saga di America Horror Story già a partire dal titolo.

Marash Maraj è cresciuto con un unico motto: Il sangue non rimane mai invendicato. Un motto che gli hanno inculcato, non sapendo lui leggere. Infatti il motto gli era stato tramandato dalla madre insieme al fucile per vendicare il padre.

È così che pianifica l’omicidio di Garmend Bardhaj.

9. Effetto Lazzaro

Cina, Messico, Città del Vaticano. In ogni parte del mondo c’è grande fermento, e quando vengono convocati i capi della Chiesa la loro reazione è di shock più assoluto.

Cosa sta succedendo?

Breve raccolta di mini racconti dell’orrore che riescono davvero a terrorizzare il lettore in poche pagine ciascuna.

Terzo romanzo dell’autore appassionato di letteratura gialla e noir, e amministratore del blog l’enigma della lingua albanese.

Lo stile narrativo è molto conciso e basilare, si potrebbe dire minimalista. Infatti non presenta lunghe descrizioni particolareggiate o parti logorroiche.

Ogni capitolo è aperto con una citazione tratta da un romanzo famoso.

Le storie sono davvero interessanti e ben costruiti, ma purtroppo si riscontrano gravi errori legati a un mancato editing serio, che purtroppo rovinano un po’ la lettura.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dall’autore

L’impero delle tempeste – Sarah J. Maas – Mondadori 2019

Review Party

Aelin Galathynius sta vedendo il suo regno crollare intorno a lei a causa dell’oscurità e si trova a dover scegliere se allearsi con i suoi nemici per salvare il regno o se abbandonarlo.

Regno che al momento non si fida di lei, accusandola di averlo abbandonato, anche se in realtà lei non sapeva nemmeno di essere la sua regnante.

Anche in questo quarto volume ci sono svariate cose che non mi sono piaciute.

La primissima è proprio Aelin. Se nel volume precedente l’autrice l’aveva cambiata stravolgendola, qui ha proseguito nello scempio, aggiungendo però un tocco di esagerazione, infatti Aelin diventa migliore di tutti in tutto, migliore di Aedion come stratega, migliore di Rowan come saggia e come conoscenze, insomma sa tutto lei ed è brava solo lei.

Un’altra cosa è la lunghezza. Secondo me la Maas è stata troppo logorroica in molte parti, poteva creare un romanzo migliore e molto più funzionale se lo avesse fatto più corto.

Non parliamo poi della storia e della narrazione. Lungo, lento e noioso. Anche questa volta la maggior parte del romanzo è faticosissimo da leggere, si vorrebbe mollarlo se non fosse per qualche colpo di scena che ci porta ad arrivare in fondo, dove poi troviamo il classico cliffhanger che ci convince a leggere anche il volume successivo.

Una lettura molto altalenante ma può valere la pena per completare la saga.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Poirot a Styles Court – Agatha Christie – Mondadori 2020

Segnalazione

Titolo: Poirot a Stylus Court
Autore: Agatha Christie
Traduttore: Diana Fonticoli
Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni. Cult
Anno edizione: 2020
Formato: Tascabile
In commercio dal: 16 giugno 2020
Pagine: 228 p., Brossura

Trama:

A cent’anni dalla pubblicazione, Poirot a Styles Court è qui accompagnato da “contenuti speciali”: il testo originale inviato all’editore del capitolo 12 (diverso da quello che sarebbe andato in stampa, come racconta l’introduzione di John Curran) e un curioso articolo della Christie sul suo rapporto con i veleni e sul loro ruolo nelle crime stories.

Durante la Prima guerra mondiale, un giovane ufficiale inglese ferito al fronte, Arthur Hastings, viene ospitato per la convalescenza da un vecchio amico, John Cavendish. Il soggiorno nella residenza di campagna dei Cavendish nell’Essex, la lussuosa Styles Court, sarà però tutt’altro che tranquillo. La padrona di casa, matrigna di John, ha sposato un uomo di vent’anni più giovane, e i figliastri, scavalcati nell’eredità, sembrano tramare qualcosa. La governante è sicura che prima o poi la situazione possa precipitare e, in breve, la profezia si avvera. La padrona di Styles Court viene avvelenata e i sospetti si concentrano subito sui membri della famiglia. Per loro fortuna, in paese c’è un profugo belga dai grandi baffi, uno che di delitti se ne intende… Così nel 1920 il mondo scopriva il talento narrativo di Agatha Christie e faceva conoscenza con il suo detective, Hercule Poirot.