La profezia di mezzanotte, Irena Brignull (De Agostini 2016) a cura di Micol Borzatta

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Esiste una profezia che dichiara che il trecentrentatreesimo anno da quando venne pronunciata sarebbe salita al trono una nuova regina delle streghe e sarebbe stata una figlia della famiglia Hawkweed.

Ember e Poppy hanno quattordici anni. Entrambe sono nate la stessa notte a mezzanotte in punto, ma in due famiglie diverse, ma qualcuno, nel momento della loro nascita le ha magicamente scambiate.

Ember, figlia di Charlock Hawkweed, è totalmente diversa dalla sua famiglia. Discendente di una congrega di streghe Ember è l’unica a non avere poteri, a essere bionda e a interessarsi più al suo aspetto fisico che agli animali e alla magia.

Poppy, figlia di Melanie Hooper, è anche lei totalmente diversa da tutti. Mora con la pelle olivastra e gli occhi di due colori diversi, fin da piccola è causa di strani fenomeni, gli animali le si avvicinano come se fosse una di loro, mentre le persone hanno paura di lei.

Ognuna vive la sua adolescenza sentendosi fuori posto, fino a quando per puro caso non si incontrano, diventando grandi amiche, si scambiano le nozioni imparate e ognuna vorrebbe vivere la vita dell’altra.

Solo Poppy intuisce la verità, forse avrebbero davvero dovuto vivere la vita dell’altra, ma come fare per sapere se è solo un’intuizione o se è vero?

A loro insaputa la profezia è già in moto e solo chi sta cercando di manipolarla sa la verità.

Un romanzo che a prima vista sembra il classico fantasy, ma che dentro di sé ha tanta innovazione e dei temi forti e profondi, come l’amicizia, l’identità e l’amore.

Grazie al suo linguaggio semplice e lineare è adatto a qualsiasi età, didattico e istruttivo per i più piccini e avvincente e svagante per i più grandi.

Le descrizioni sono minuziose, il lettore infatti riesce a immergersi interamente vivendo in prima persona gli avvenimenti e i luoghi, senza mai annoiarsi e allacciando un legame a doppio filo con ognuno dei personaggi.

Una storia di vita e di cuore che sa come emozionare.

Micol Borzatta

 

La bottega degli incanti, Giulia Anna Gallo, Eleonora Della Gatta e Ornella Calcagnile (Dunwich 2016) a cura di Micol Borzatta

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La bottega degli incanti è una raccolta di tre racconti dove la protagonista è proprio questa piccola bottega, che si trova nel paesino di Veneficio a un’ora e mezza da Milano, molto strana e particolare che vende e scambia oggetti magici condotta da Elia, uno stregone dalle facettature tedesche, abbastanza giovane, che ha come un famiglio un pappagallo che si trasforma in una bellissima donna color caramello.

Nel primo racconto, Impercettibile, troviamo la storia di Paola, una bambina di 5 anni che è ricoverata nel reparto di pediatria all’ospedale per un tumore al pancreas, intestino e fegato, non curabile e nemmeno operabile. Paola è la figliastra di Luna, una donna all’apparenza molto forte e concreta, che in realtà ha perso troppe persone care nella vita e non ce la farebbe a sopportare una nuova perdita, perché nonostante Paola non sia figlia sua, ma del primo matrimonio di suo marito, lei ci è molto affezionata.

Accanto a Luna abbiamo la sorella, Ambra, che purtroppo è morta in un incidente in macchina, ma che rimane sulla terra come fantasma per proteggerla.

Durante una visita da parte di Luna a Elia per chiedere una magia che potesse salvare la piccola Paola, Ambra scopre che Elia riesce a sentirla. Rimane subito stupefatta, perché Elia è la prima persona che percepisce la sua presenza, e tra i due nasce una bellissima amicizia che porterà anche ad aiutare Paola.

Nel secondo racconto, La cena del venerdì, troviamo Giada, una licantropa che è stata invitata alla famosissima cena del venerdì a casa della sua capa. Sapendo che il nervosismo, la tensione, la rabbia le fanno scattare la mutazione, Giada si rivolge a Elia per farsi dare una pozione che possa tenere a bada la sua trasformazione in modo da non causare danni durante la cena.

Alla cena Giada trova la sua capa in compagnia di altre cinque stronze dell’alta società che non si lasciano scappare l’occasione di lanciarle subito delle frecciatine appena viene annunciata nel salone.

Giada si sente salire subito la rabbia, ma riesce a contrattarla, almeno fino a quando le sei arpie non iniziano a parlare male di una cliente di Giada. A quel punto a Giada viene un’idea, e non vede l’ora di pregustarsi la sua cena del venerdì.

Nell’ultimo racconto, Natale ritrovato, abbiamo come protagonista la direttrice di un’importante albergo che deve preparare tutto per l’annuale festa della vigilia.

Sofia Della Valle sono anni che non festeggia più il Natale, e che con una scusa o un’altra non si reca nemmeno a trovare i suoi genitori, ma quest’anno è un anno particolare. Infatti i genitori hanno pregato tanto per poterla rivedere che la loro preghiera è stata presa in consegna da una fata che interverrà nella vita di Sofia fino a cambiarla.

Inizialmente Sofia crede di diventare matta, continua a vedere fantasmi del passato e immagini relative al futuro che non esistono, ma piano ma piano qualcosa in lei cambia.

La raccolta è davvero molto bella e leggerla nei giorni natalizi è proprio il periodo perfetto.

I primi due racconti hanno al loro interno una morale molto fine e intensa, lo stile di narrazione è semplice, lineare e molto sentimentale, arriva subito al cuore e all’animo, facendo commuovere il lettore, nel primo, e provare la stessa rabbia di Giada, nel secondo.

Pur avendo come protagonisti personaggi ormai noti e molto utilizzati, un fantasma nel primo e una licantropa nel secondo, le storie sono innovative e particolari e non danno nessun senso di déjà vu.

Il terzo racconto è quello che colpisce meno. La protagonista è la solita donna in carriera che tralascia gli affetti per il lavoro, che a causa del suo stile di vita  ha inaridito il cuore e che tratta tutti come se fossero degli stracci usa e getta. Ovvero la versione femminile di Scrooge, e come nella famosissima storia di Scrooge troviamo le visioni dei Natali passati e futuri che servono per cambiare l’animo di Sofia e trasformarla.

La storia non ha nulla di innovativo o di particolare, è esattamente Il canto di Natale di Dickens in versione femminile, dove al posto dei fantasmi dei Natali abbiamo una fata e un ciondolo, ma per il resto non cambia assolutamente nulla.

Una raccolta piacevole e piena di magia che letta la sera della vigilia o il giorno di Natale insieme alla famiglia appassiona tutti creando maggiormente quell’atmosfera di unione e di amore proprio di questa festa.

Micol Borzatta

 

La distrazione di Dio, Alessio Cuffaro (Autori Riuniti 2016) a cura di Micol Borzatta

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Francesco Cassini nasce a Torino il primo agosto del 1865. Il giorno della sua nascita la levatrice disse che nacque due volte, perché appena nato sembrava morto e faticarono parecchio per fargli fare il primi respiro e il primo vagito.

In famiglia era sempre preso di mira sia dal padre che dai due fratelli maggiori, specialmente dopo che un nobile conte preferì lui ai suoi fratelli per la costruzione di un’enorme libreria nel suo studio.

L’amicizia tra Francesco e il conte crebbe a dismisura,, fino a quando una notte, dopo averle prese dai fratelli, scappò e venne adottato dal conte.

La vita di Francesco passò tranquilla e fece carriera come ingegnere, quando un giorno, mentre stava provando una delle macchine costruite dalla sua azienda, la FIAT, morì in un incidente.

La morte però non avvenne, o meglio, il suo corpo era morto, ma lui si risvegliò in quello di un ragazzo francese, che stava morendo.

Inizialmente non seppe come comportarsi, poi con l’aiuto della madre del ragazzo, convinta che lui soffrisse di un’amnesia, riuscì a vivere in quel nuovo corpo.

Alla morte il miracolo avvenne di nuovo portandolo nel corpo di un ragazzino mezzo ceco e mezzo francese che viveva di stenti con il gemello, il fratellino più piccolo e il padre, per poi entrare nel corpo di una donna di New York.

Solo nel corpo di Zoe, quando ormai aveva cento trentatré anni capì realmente cosa volesse dire amare veramente e liberarsi di tutti quei preconcetti che gli erano stati inculcati tramite la sua educazione fine ottocentesca.

Quando morì, visse altre tre vite, tutte per pochissimi attimi, fino a quando si rincarnò nel corpo di un ragazzo tedesco, tornò a Londra, una delle città che preferì e capendo che la sua testa non ne poteva più di tutte quelle vite, decise di spararsi in testa, in modo tale che se si fosse rincarnato avrebbe dimenticato tutto il passato.

Romanzo molto breve, sono poco più di 200 pagine che ha al suo interno una profondità e spropositata.

Francesco infatti vive ogni vita al pieno, cercando di approfondire ogni volta il lato psicologico del corpo che sta abitando per potergli migliorare la vita, cambiandola in meglio, perché se l’anima del corpo del momento si era uccisa voleva dire che qualcosa non funzionava.

Ed è così che corpo dopo corpo, vita dopo vita, sia Francesco che il lettore si ritrovano a fare un viaggio introspettivo che li porta entrambi a interrogarsi su cosa realmente possano fare della loro vita per sfruttarla al meglio, e cosa più importante chi realmente siano e cosa li faccia realmente essere felici e completi.

Domande che spesso non ci si pone, temendo di non saper rispondere e accontentandosi di vivere nella maniera meno peggio possibile, ma che invece potrebbe migliorarci la vita e farcela godere molto di più.

Un romanzo affascinante che nonostante non ci siano grossi colpi di scena sa tenere il lettore legato creando un’unione sia mentale che emotiva con Francesco, al punto che alla fine dispiace doverlo salutare e non poter continuare a camminare al suo fianco vita dopo vita.

Micol Borzatta

Le donne della notte, Marlon James (Frassinelli 2016) a cura di Micol Borzatta

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Piantagione di cotone giamaicana.

Siamo nel 1785 quando una ragazza di colore di soli quindici anni muore dando alla luce una bambina, nera come la madre ma con gli occhi verdi, unica eredità del padre bianco.
Rimasta così orfana, Lilith, viene affidata a una negra con privilegi speciali e sterili, Circe, a cui era stato dato in sposo un pazzo che poco tempo dopo viene legato a un palo ed evirato.

Lilith cresce credendo che quelli siano i suoi genitori e con la convinzione che non vuole crescere, ma passare la vita a correre libera per i campi, ma purtroppo il momento di crescere arriva per tutti e quando arriverà ai suoi quindici anni Lilith si vede la vita sconvolta.

Circe le comunica che lei non è la madre e assolda un jhonny-jumper per violentarla in modo che Lilith metta la testa a posto e rimanga al suo posto di schiava negra.
Lilith però uccide l’uomo e viene salvata da Homer, una negra che viene rispettata come una strega bianca e che è a capo degli schiavi addetti alla casa padronale.

Homer prende Lilith sotto la sua ala protettiva, le insegna a leggere e a scrivere e la fa entrare nella sorellanza delle Donne della notte, che stanno programmando una rivoluzione per ribellarsi alla schiavitù, alla violenza e agli stupri.

Lilith però non è come tutte le altre ragazza, e i suoi occhi verdi, segno evidente del suo sangue misto a quello dei bianchi, la porterà a credersi superiore e migliore di tutte le altre donne, facendo aumentare a livelli spropositati la sua ambizione, tant’è che a lei non basta più organizzare la rivolta, vuole di più, vuole che gli schiavi siano liberi e i liberi diventino schiavi.

Romanzo avvincente, forte e duro, dove Marlon James racconta una storia terribile e piena di simbolismo, a partire dalla protagonista Lilith che, come la sua omonima biblica che viene creata prima di Eva ed esiliata negli inferi perché non accetta di soggiacere con Adamo, anche lei si vedrà la vita cambiata perché uccide colui che cerca di abusare di lei.

L’argomento di fondo è quello sì della schiavitù, ma in particolar modo della vita delle schiave, come venivano trattate le donne di colore sia dai loro padroni bianchi, ma anche dagli uomini di colore, che pur essendo schiavi anche loro non erano mai al livello delle donne, ma sempre superiori a loro, e sfogano la loro frustrazione su queste povere creature.

Altro tema trattato, oltre alla condizione della donna, è la violenza causata anche dalla superstizione. infatti alcune donne riuscivano a farsi rispettare perché considerate delle streghe bianche, come il personaggio di Homer del romanzo, ma era una condizione instabile, infatti appena un avvenimento andava storto o un loro medicamento non funzionava nel modo aspettato, la loro vita cambiava radicalmente, diventando oggetto dei soprusi degli uomini o anche uccise come streghe demoniache.

Il tutto viene raccontato nel modo più crudo e duro possibile, con uno stile che non usa mezzi termini, sconvolgendo la mente e l’animo del lettore, ma facendogli vivere esclusivamente la verità.

Un romanzo forse non adatto a tutti, ma che se si ha il coraggio di leggerlo può donare molto.

Micol Borzatta

Rais, Simone Perotti (Frassinelli 2016) a cura di Micol Borzatta

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Anatolia fine ‘400. Dragut e Keithab sono due bambini completamenti opposti fra loro, ma amici del cuore e legatissimi, non si può trovare uno senza l’altro. Un giorno, mentre stanno facendo una gara di corsa, vengono portati via dai Giannizzeri e condotti ad Alessandria per frequentare una scuola d’armi e diventare militari. La frequentazione non è una loro scelta, ma sono stati rapiti e portati via dai loro genitori con la forza per poter intraprendere quella strada che altri hanno scelto per loro.

La vita ovviamente è dura e massacrante tra violenze, angherie e lezioni di disciplina, e i due ragazzi affrontano il tutto in modo completamente diverso, che causerà un allontanamento uno dall’altro e li dividerà per sempre.

Anche Bora condivide più o meno la stessa sorte. Bora è una bambina che viene rapita e venduta come schiava a un mercante che la rinchiude su un’isola solitaria, isola da cui con il passare degli anni passerà tutta la storia della pirateria e anche i due protagonisti, in un intrigo di avventure guidate da una famosa mappa di Piri Rais.

Romanzo dalla trama interessante che però è raccontato con uno stile narrativo lento e caotico, dove non viene dato nessun peso ai dialoghi tra i protagonisti e gli avvenimenti sono proposti come una serie di elenco di fatti, quasi fosse un manuale storico. Spesso con periodi lessicali della lunghezza di due o più pagine, dove l’unica punteggiatura è la virgola e i concetti non vengono ben sviluppati, ma trasmessi tramite frasi spezzate unite una all’altra come un flusso di parole senza conseguo.

Davvero un peccato perché la trama avrebbe tutto il potenziale per creare un romanzo avvincente che possa portare il lettore a vivere viaggi, abbordaggi, lotte tra pirati epocali, conquiste e nascite di sentimenti inaspettati.

Le descrizioni dei luoghi sono molto ridotte, come quelle dei personaggi, e impediscono così di crearsi perfettamente l’ambientazione intorno.

Un romanzo che poteva essere un capolavoro e conquistare un target di lettori che andasse dal più giovane al più grande, si ritrova a essere apprezzato dagli appassionati del genere e forse un po’ a fatica anche da loro.

Micol Borzatta

Fairy Tales, Oscar Wilde e Craig P. Russel (NPE 2016) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Leggere a Colori con cui collaboro

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Nel primo racconto di Fairy tales, L’usignolo e la rosa, troviamo un ragazzo disperato che vaga nel suo giardino struggendosi dal dolore, causato dalla richiesta della sua amata. Infatti pur essendo molto colto e intelligente non sa come soddisfarla, lei gli ha promesso un ballo se lui le avrebbe portato una rosa rossa, ma nel suo giardino non ci sono rose rosse. Arriva in suo aiuto un usignolo spinto dalla forza del vero amore.

Nel secondo racconto, Il giovane re, troviamo un ragazzino cresciuto da un capraio che a sedici anni scopre di essere il figlio di una regina e di un’artista e di essere stato strappato alla madre ancora in fasce. La scoperta avviene quando viene chiamato a corte per essere incoronato. Per l’occasione richiede un vestito tutto d’oro, uno scettro di perle e una corona di rubini. La notte prima dell’incoronazione fa tre sogni che gli aprono la mente.

Nel terzo racconto, Il gigante egoista, troviamo un burbero gigante che dopo sette anni di assenza torna a casa. Trovando il giardino invaso dai bambini li scaccia e costruisce un muro a cui appende un cartello con scritto: “Gli intrusi saranno puniti”. Quando in città arriva la primavera, e i bambini tornano a giocare fuori dalle loro case, il gigante nota che nel suo giardino invece è perennemente inverno. Una mattina viene svegliato dal cinguettio di un uccellino e scopre che i bambini sono tornati a giocare nel suo giardino, entrando attraverso un buco nel muro, e hanno portato con loro la primavera. Uno di loro, però, troppo piccolo, non riesce a salire sui rami dell’albero dove ci sono i suoi amici, così il gigante decide di andare in giardino e aiutarlo, ricevendo in cambio un bacio dal piccolo. Da quel giorno non vede più il bambino, fino a quando molti anni dopo, il bambino ricompare davanti a un gigante molto vecchio e stanco.

Nel quarto racconto, Il figlio delle stelle, troviamo due taglialegna che stanno tornando a casa dopo aver recuperato la legna per le loro famiglie. Il bosco è gelato, è pieno inverno e la strada tortuosa e piena d’insidie. Verso al fine del bosco vedono cadere una stella dal cielo e decidono di andare a vedere se possono farci dei soldi. Nel cratere dov’è caduta la stella trovano un bambino avvolto in una coperta d’oro trapuntata di stelle e con al collo un ciondolo d’ambra. Uno dei due taglialegna decide di portarlo a casa e lo cresce insieme ai suoi figli. Il figlio delle stelle cresce diventando un bellissimo ragazzo, ma purtroppo con l’animo cattivo e il cuore di pietra. Si diverte a torturare gli animali e a picchiare i mendicanti. Un giorno una mendicante arriva nel suo paese e dopo essere stata picchiata da lui viene accudita in casa del taglialegna. Scoprono così che è la madre del ragazzo, ma lui la rinnega insultandola e appena la vede andare via corre in piazza dai suoi amici che però lo picchiano e lo cacciano dandogli del mostro. Guardandosi nell’acqua di un laghetto il figlio delle stelle scopre di essere avere la faccia da rospo e il corpo ricoperto da squame. Decide così di cercare la madre e fare ammenda per tutti i suoi peccati.

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L’estate fredda, Gianrico Carofiglio (Einaudi 2016) a cura di Micol Borzatta

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Bari 1992. Siamo nei mesi tra maggio e luglio, i mesi della strage di Capaci. Giorni di fuoco dove agguati, uccisioni e casi di lupara bianca sono all’ordine del giorno, quando il maresciallo Pietro Fenoglio viene chiamato a indagare sul rapimento di un bambino, il figlio di un capo clan.

Fenoglio inizia subito a preoccuparsi, oramai il punto di non ritorno è stato toccato, nulla può più fermare la guerra tra i boss, ogni mossa è ampiamente giustificata, quando avviene un miracolo: il giovane boss accusato del sequestro e che ha dato il via alla guerra decide di collaborare.

Inizia così il racconto, davanti al magistrato, della vita di un uomo e della sua avventura criminale, da quando era solo un bambino fino a diventare un capo.

Purtroppo però tutto questo non sarà sufficiente per scoprire cosa sia successo al bambino e Fenoglio dovrà inoltrarsi sempre più a fondo in un ambiente ambiguo dove giusto e sbagliato si scambiano i suoli.

Romanzo dallo stile sobrio, con una narrazione tranquilla e pacata, che sa avvicinare il lettore a un ambiente sconosciuto, sempre tenuto nascosto, e alla vita di un uomo.

Grazie a descrizioni minuziose e ben strutturate si riesce a vivere in prima persona sia nelle vesti di Fenoglio che del boss mafioso, scoprendo come spesso sotto a una maschera da duro e insensibile, ci sia invece una persona, con un cuore e un animo facili da ferire.
Dove la criminalità è sempre vista e descritta legata a personaggi brutti, cattivi, sporchi, alla feccia dell’umanità, troviamo una criminalità diversa, legata a persone che non possono fare diversamente, ma che sono completamente l’opposto dello stereotipo standard.

Una trama ben giostrata che sa tenere il lettore legato a essa accompagnerà durante tutta la lettura, senza mai rallentare o annoiare, ma coinvolgendo riga dopo riga.
Un romanzo che sa far aprire gli occhi raccontando pezzi di vita vera.

Micol Borzatta