Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde (Feltrinelli 2013) a cura di Micol Borzatta

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Londra vittoriana, XIX secolo.

Dorian Gray, un ragazzo davvero bellissimo, ma anche parecchio ingenuo, viene convinto dal suo amico pittore Basil Hallward, a posare per un dipinto.

Da quel momento Dorian inizierà a rendersi conto di quanto sia potente effettivamente la sua bellezza, e che gli potrà aprire un sacco di porte.

Ad accentuare la convinzione di Dorian e cancellare la sua malizia, ci penderà Lord Henry Wotton, che conoscerà proprio nello studio di Basil.

Dorian inizia così a buttarsi in ogni esperienza che la vita gli mette davanti, senza pensare assolutamente alle conseguenze.

Man mano che il tempo passa, Dorian si accorge che tutti gli effetti negativi della vita che sta conducendo e che non appaiono su di sé, sono rappresentati nel quadro che Basil gli aveva regalato.

Infatti il suo ritratto continua a modificarsi, ammalarsi, imbruttirsi, trasfigurarsi, rispecchiando le malefatte e gli atti feroci commessi da lui.

Dorian decide così di nascondere il quadro in soffitta, in modo che nessuno possa scoprire il suo segreto.

L’unica persona con cui ne parla è proprio Basil Hallward, creatore del quadro, e che ucciderà quando riceverà da lui solo critiche e prediche, accusandolo di essere il colpevole di tutto, essendo il creatore del quadro ed essendo stato lui a convincerlo a posare.

Il rimorso continuerà a perseguitare Dorian fino a portarlo a prendere una decisione davvero importante.

Romanzo molto toccante e profondo, che descrive perfettamente come una persona ingenua e pura possa, a causa di compagnie sbagliate, farsi manipolare fino a trasformarsi in tutto quello che di peggio ci possa essere.

Bellissima la scelta dell’autore di rappresentare la coscienza di Dorian sotto forma di quadro che permetterà a Dorian di avere davanti agli occhi i risultati delle proprie scelte come un continuo monito.

Il lettore può trovare infatti un continuo alternarsi tra la vita spensierata e menefreghista di Dorian e i suoi sensi di colpa che lo martoriano ogni volta che si chiude in soffitta a osservare il quadro che gli sbatte in faccia i risultati.

Molto psicologico e istruttivo, è un romanzo che fa davvero molto riflettere.

Micol Borzatta

Rapporto di minoranza e altri racconti, Philip K. Dick (Fanucci 2002) a cura di Micol Borzatta

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Siamo in un ipotetico futuro in cui l’umanità è riuscita a debellare quasi totalmente la delinquenza, grazie alla creazione dell’istituzione della polizia della Precrimine, in cui vengono utilizzati tre ragazzi, una ragazza e due gemelli chiamati precog, con capacità precognitive per prevedere gli omicidi e così catturare i futuri colpevoli prima che possano compiere il crimine.

Un giorno però i tre precog comunicano che il commissario della Precrimine John Anderton ucciderà qualcuno.

Anderton fa subito sparire la scheda, in modo che nessuno possa vederla, e scappa, ma viene subito catturato da colui che in teoria sarebbe la sua vittima.

Anderton scopre così che si tratta di un complotto ai danni della Precrimine e farà di tutto per dimostrare il complotto e per dimostrare che il sistema non è fallace.

Racconto molto breve di Philip Dick da cui è stato tratto il film con Tom Cruise Minority Report.

La narrazione è molto ben strutturata, infatti in pochissime pagine troviamo una storia che riesce a sviluppare tutti i punti toccati, rispondere a tutte le domande in maniera molto esaustiva, senza lasciare nulla di incompiuto o di sospeso.

Lo stile è molto coinvolgente e l’andamento del ritmo rispecchia perfettamente l’andamento del ritmo della narrazione, permettendo al lettore di vivere ancora più intensamente e concretamente la storia.

Un’opera davvero magistrale che fa innamorare perdutamente dell’autore.

Micol Borzatta

Dieci piccoli indiani, Agatha Christie (Mondadori 1988) a cura di Micol Borzatta

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Dieci persone che non si conoscono vengono invitate a passare un weekend a Nigger Island, una piccola isola di proprietà di un certo Signor Owen.

Ognuno di loro viene invitato con una motivazione diversa, ma al loro arrivo trovano solo due domestici.

Tutti e dieci trovano nella loro camera un quadro contenente una filastrocca molto bizzarra che parla della sorte di dieci piccoli negretti:

Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.

Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti
salpan verso l’alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due poveri negretti
stanno al sole per un po’:
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.

La prima sera, durante la cena, all’improvviso parte un disco e una voce molto cupa inizia a nominarli uno alla volta e a rivelare il loro segreto più grande. Ognuno di loro infatti è accusato di aver ucciso qualcuno.

I dieci invitati rimangono sconvolti e si prodigano tutti quanti a negare tutto, ma uno alla volta, nelle ore successive, iniziano a morire proprio come dice la filastrocca.

Romanzo famosissimo dell’autrice, da cui hanno tratto sia dei film che serie TV, troviamo un’atmosfera molto cupa e misteriosa che sa catturare il lettore.

La narrazione non è per niente lenta, nonostante la storia si sviluppi in un ambiente ristretto con pochissime possibilità d movimento e di cambiamenti, ma la Christie sa, come sempre, instaurare un senso di angoscia e di ansia nel lettore, portandolo a vivere le vicende quasi concretamente.

La storia è molto ben sviluppata, piena di colpi di scena e suspance.

Il linguaggio utilizzato è semplice e alla portata di tutti, e nella sua semplicità crea un’atmosfera quasi concreta e materiale.

Una lettura che merita davvero e che trasmette perfettamente tutta la maestria dell’autrice.

Micol Borzatta

Marina, Carlos Ruiz Zafon (Mondadori 2016) a cura di Micol Borzatta

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Oscar Drei è un ragazzino che vive e studia in un collegio a Barcellona, con il sogno di diventare architetto.

Un giorno finite le lezioni, invece di mettersi a passare il tempo tra studi e meditazioni, decide di andare a fare un giro e si imbatte in una grande casa malandata e misteriosa.

Curioso decide di entrare. Dentro la casa è piena di foto e oggetti vari, tra cui un orologio da taschino d’oro che attira subito l’attenzione di Oscar, quando all’improvviso una stranissima musica una soave voce di donna si fanno sentire.

Oscar è spaventatissimo e fugge, accorgendosi troppo tardi di avere ancora in mano l’orologio.

Deciso a fare il tutto per tutto per riconsegnarlo ritorna nella casa e incontra Marina e suo padre, il proprietario dell’orologio.

L’amicizia tra i tre si consolida sempre di più giorno dopo giorno, e sarà proprio Marina a presentargli un mistero enorme da risolvere, un mistero che rischia di mettere in pericolo anche le loro vite.

Tra atmosfere gotiche, storie riscritte, sparizioni misteriose, omicidi e personaggi molto complessi, con questo romanzo Zafon non si scosta molto dal suo genere, un po’ giallo un po’ thriller, ma nello stesso tempo è completamente diverso da ogni sua altra opera.

Scritto agli inizi della sua carriera, possiamo trovare una narrazione già completa e complessa nella sua struttura, ma molto semplice e lineare nella lettura, che rapisce il lettore trasportandolo nei meandri degli avvenimenti, nei quali dovrà trovare la strada che lo condurrà alla fine della storia, come in un labirinto.

Tantissimi indizi sparsi qua e là danno modo al lettore di incuriosirsi sempre di più e voler provare a risolvere l’enigma, ma non sarà possibile fino al colpo di scena finale che lascerà a bocca aperta.

Avvincente, conturbante e misterioso, un romanzo che saprà sorprendere.

Micol Borzatta

Gli anni della leggerezza, Elizabeth Jane Howard (Fazi 2015) a cura di Micol Borzatta

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Siamo alla fine degli anni ’30, e la famiglia Cazalet si reca come tutti gli anni a passare le vacanze estive nel Sussex.

C’è la famiglia al completo con rispettivi e rispettive consorti e figli.

La tranquillità però viene un po’ rovinata dall’ombra della guerra che sembra sempre più vicina, ma tutti i componenti della famiglia sono sicurissimi che siano solo chiacchiere.

I più piccoli della famiglia giocano e si svagano, e con il passare delle estati crescono, creano nuove amicizie e nuovi gruppi, nuove invidie e nuove amnestie.

Purtroppo però non tutto quello che dall’esterno sembra essere tutto perfetto e idilliaco, non sempre lo è poi anche dall’interno, infatti in una delle famiglie dei figli si nascondono gravi segreti.

Primo volume di una lunga saga familiare, entriamo totalmente all’interno della famiglia diventando componenti a tutti gli effetti.

La narrazione è molto liscia e scorrevole, pur narrano fatti legati alla vita quotidiana di un’intera famiglia riesce a coinvolgere appieno il lettore con momenti adrenalinici e anche colpi di scena.

La storia è molto ben sviluppata, ogni volume racconterà alcuni anni particolari, concentrandosi così ancora meglio sugli avvenimenti diventando molto esaustivo.

Un romanzo veramente spettacolare che saprà far amare il genere anche a chi non è un fan delle saghe familiari.

Micol Borzatta

L’amica geniale, Elena Ferrante (Bookclub 2015) a cura di Micol Borzatta

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Elena Greco riceve una chiamata dal figlio di Lila perché la madre è scomparsa e nessuno ha idea di dove possa essere. In casa non c’è più nulla di suo, nemmeno le foto che la ritraevano e in quelle dov’era con qualcuno la sua figura è stata tagliata.

Elena sorride, perché Lila ha sempre detto che la volta che sarebbe sparita sarebbe scomparsa del tutto, ma non immaginava che avrebbe cancellato qualsiasi sua traccia anche passata, così Elena decide di scrivere un libro che parla della loro vita.

Lila Cerrullo ed Elena Greco sono amiche fin dall’infanzia.

Da sempre Lila è stata la più trasgressiva e la più coraggiosa e ha sempre trasportato Elena.

Era Lila ha ideare le missioni più paurose per esorcizzare tutte le loro paure in modo da renderle forti, era Lila la migliore a scuola spronando Elena a fare sempre meglio.

Tutto procedette in questo modo fino a quando, finite le scuole medie, Lila inizia a lavorare ed Elena procede con gli studi.

Elena è bravissima a scuola, sempre la migliore, ma Lila dimostra che da autodidatta riesce a surclassarla sempre.

Le cose continuano sempre così, nonostante Elena cerchi di passare avanti, Lila è sempre un passo davanti a lei.

Romanzo spettacolare raccontato tutto in prima persona dalla voce di Elena Greco e che ci trasporta nella Napoli della fine degli anni ’50 in cui due bambine appartenenti a famiglie non agiate devono fare di tutto per risollevarsi e cambiare la propria vita.

Bellissime le descrizioni relative ai sentimenti e ai pensieri di Elena che penetrano nell’anima coinvolgendoci tantissimo e portandoci a essere materialmente lì con loro.

La storia è narrata con uno stile leggero, ma nello stesso tempo una profondità incredibili, che catturano appieno, portando a voler sapere come procede la vita delle due protagoniste.

Unico, ammaliante e struggente, è un romanzo che sa farsi amare e conquistare.

Micol Borzatta

Anthea, Rebecca Mazzarella (Autopublishing 2017) a cura di Micol Borzatta

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Loto si è sempre sentita diversa dai suoi coetanei. Mentre gli altri si divertivano con feste e videogiochi, lei preferiva stare in giro per boschi e parchi, a contatto con la natura. Il suo sogno più grande poter fare come il protagonista dell’opera di Calvino, Il barone rampante e rimanere a vivere per sempre in cima agli alberi.

Il giorno del suo quattordicesimo compleanno la vita di Loto viene sconvolta da delle rivelazioni fatte da sua madre e da suo nonno. Rivelazioni riguardanti la sua vera natura, la perdita di suo padre e del suo destino.

Loto infatti è una Ninfa e deve salvare il regno di Anthea da Mister Ego, colui che vuole distruggere il regno pur di trovare i tre ingredienti necessari per avere la vita eterna.

Romanzo d’esordio di una ragazza italiana, Anthea non ha davvero nulla da invidiare ai migliori romanzi fantasy esistenti fino a oggi.

Le descrizioni sono fatte molto minuziosamente, permettendo così al lettore di visualizzare alla perfezione l’ambientazione, ma anche di poter vivere in prima persona gli stati d’animo dei protagonisti e percepire quasi come propri i loro pensieri.

La storia è molto ben sviluppata, con colpi di scena e rivelazioni ben dosate per tutta la narrazione, rendendo così il tutto per niente noioso, ma anzi molto scorrevole e accattivante.

Il lettore infatti rimane sempre sul filo del rasoio, in ansia e in attesa di scoprire tutti i fatti, sensazione che permette di concentrarsi completamente nella lettura e di rimanerne rapiti al punto che non si vorrebbe mai smettere di leggere.

Bellissimo il legame empatico che si viene a creare con i personaggi, legame che alla fine del romanzo ti strazia il cuore, perché ti ritrovi a dover salutare degli amici quando, invece, vorresti continuare a stare con loro e vivere altre avventure nel regno di Anthea.

Magico, coinvolgente, originale e innovativo, Anthea è un romanzo che merita davvero tantissimo e che porta l’autrice a far parte appieno del gruppo dei migliori scrittori fantasy, se non di tutti i tempi, sicuramente contemporanei.

Micol Borzatta