RECENSIONE – Zia Mame – Patrick Dennis – Adelphi 2009

TRAMA

Immaginate di essere un ragazzino di undici anni nell'America degli anni Venti. Immaginate che vostro padre vi dica che, in caso di sua morte, vi capiterà la peggiore delle disgrazie possibili, essere affidati a una zia che non conoscete. Immaginate che vostro padre - quel ricco, freddo bacchettone poco dopo effettivamente muoia, nella sauna del suo club. Immaginate di venire spediti a New York, di suonare all'indirizzo che la vostra balia ha con sé, e di trovarvi di fronte una gran dama leggermente equivoca, e soprattutto giapponese. 
Ancora, immaginate che la gran dama vi dica "Ma Patrick, caro, sono tua zia Mame!", e di scoprire così che il vostro tutore è una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode, che regolarmente anticipa. A quel punto avete solo due scelte, o fuggire in cerca di tutori più accettabili, o affidarvi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile che uno scrittore moderno abbia concepito, e attraversare insieme a lei l'America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia che non dà respiro - o dà solo il tempo, alla fine di ogni capitolo, di saltare virtualmente al collo di zia Mame e ringraziarla per il divertimento.

RECENSIONE

Patrick Dennis, dopo essere rimasto orfano, viene mandato a vivere dalla sorella del padre, sua Zia Mame, una donna di cui ha sempre sentito parlare male a causa della sua esuberanza e della sua eccentricità.

Appena arriva a casa della zia la trova impegnata in una delle sue famosissime feste, e la prima impressione è stata shockante, ma piano piano, conoscendola e vivendoci insieme, scopre le mille sfaccettature di questa donna, esternamente molto forte ma interiormente molto fragile.

La storia si presenza come una sorta di biografia dell’autore, ma Patrick Dennis in realtà è solo uno pseudonimo.

I capitoli sono momenti autoconclisivi della sua vita con la zia e iniziano tutti con la lettura, da parte di Patrick, di una notizia sul giornale dove viene narrata la storia di una donna che si è trovata sulla porta di casa un neonato e ha deciso di crescerlo.

Per ogni azione compiuta da questa donna sul giornale, Patrick narrerà un episodio della sua vita con la zia in cui è avvenuta qualcosa di simile o di ancora più eclatante.

Il ritmo della narrazione è molto veloce e scorrevole, con descrizioni molto dettagliate, ma leggere, che non annoiano e fanno sì che ci si affezioni totalmente ai personaggi, in particolare modo a questa zia che vorremmo tutti.

Una storia commovente e coinvolgente, che ci farà ridere tantissimo, ma anche piangere tanto, entrandoci direttamente nel cuore.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

RECENSIONE – La tredicesima storia – Diane Setterfield – Mondadori 2007

TRAMA

Margaret Lea è una giovane libraia antiquaria che negli anni trascorsi con il padre tra pagine immortali e volumi sepolti dall'oblio, ha coltivato una quieta passione per le biografie letterarie in cui di tanto in tanto si cimenta. La sua prevedibile esistenza viene sconvolta il giorno in cui Vida Winter, sfuggente e carismatica scrittrice alla fine dei suoi giorni, la incarica di scrivere la sua biografia ufficiale. 
Margaret parte alla volta dell'isolata magione dell'anziana autrice, nelle campagne dello Yorkshire, e rimane immediatamente stregata dalle vicende della singolare famiglia Angelfield e dalla sorte di un misterioso racconto che Vida Winter non ha mai voluto pubblicare... "La tredicesima storia" dipana così davanti agli occhi del lettore non solo il tempestoso trascorrere di esistenze avvolte dal segreto, ma anche la complessa, intensissima amicizia tra due donne di differenti generazioni che, dietro la magica finzione del narrare, troveranno l'una nell'altra verità su se stesse a cui mai sarebbero potute arrivare da sole.

RECENSIONE

Non ce l’ho con gli amanti della verità, ma con la Verità stessa.
Quale sostegno, quale consolazione nella Verità, a paragone di una storia? A che giova la Verità a mezzanotte, al buio, quando il vento ruggisce nel comignolo come un orso? Quando il lampo sprigiona ombre sulla parete della stanza e la pioggia bussa alla finestra con le sue lunghe unghie? No: quando paura e freddo ti immobilizzano a letto come una statua, non aspettarti che la scarna e ossuta Verità accorra in tuo aiuto. Quello che ci vuole è il pingue conforto di una storia: sentirti placare, cullare dalla sicurezza di una bugia.

Margaret Lea è una ragazza che lavora nella libreria del padre e nel frattempo scrive anche biografie di personaggi storici poco famosi, quasi sempre fratelli.

Questo perché Margaret è una persona che si sente mutilata, infatti ha perso sua sorella in tenerissima età.

Margaret e Moira, al momento della nascita, erano gemelle siamesi, ma quando sono state divise chirurgicamente Moira è morta durante l’operazione.

Margaret lo viene a sapere per caso quando è piccola, e da quel momento vive con un senso di vuoto perenne.

Un giorno, proprio grazie alla pubblicazione di una delle sue biografie, viene contatta dalla scrittrice Vida Winters che la vuole come biografa, perché ritiene che sia venuto il momento, ora che sta per morire, di raccontare al mondo la verità sulla sua vita e su se stessa.

Margaret accetta e si reca a casa dell’autrice, e qui scoprirà che la verità che ognuno di noi cela dentro di sé è sempre più stupefacente di quanto chiunque possa pensare.

Quanto tempo rimasi seduta sulle scale dopo aver letto la lettera? Non lo so. Ero stregata. Le parole hanno un non so che. In mani esperte, adoperate con maestria, ti fanno prigio-niero. Ti si attorcigliano intorno alle membra come la tela di un ragno e, quando sei così soggiogato da non riuscire più a muoverti, ti trafiggono la pelle, ti entrano nel sangue, ti atrofizzano i pensieri. Operano dentro di te come una magia.

Romanzo che mi ha conquistato piano piano, infatti subito nelle prime pagine mi ha dato un senso di déjà vu, che mi ha portato a ripensare subito a I sette mariti di Evelyn Hugo, per poi cambiare immediatamente idea, nonostante alla base ci sia sempre un personaggio famoso che racconta la sua vita a una biografa.

La narrazione parte quasi lenta, ma non per questo noiosa, anzi cattura il lettore dolcemente, facendolo entrare nella storia piano piano, come un ospite che viene introdotto in una casa dove non conosce nessuno e deve essere presentato a tutti.

Una volta che iniziamo a sentirci a nostro agio, iniziamo il viaggio insieme a Margaret per recarci a casa di Vida Winters, dove facciamo la conoscenza della servitù e della padrona di casa in modo quasi brusco inizialmente, per poi sentirci legati da un affetto profondo.

È proprio questa sensazione che ci riempie il cuore, creata da descrizioni minuziose e complesse, che rendono il tutto molto realistico, che fa sì che il lettore rimanga incollato alle pagine, sentendosi alla fine della lettura perso, svuotato, depredato dagli affetti che erano nati e cresciuti durante la lettura. Infatti una volta finito il libro si vorrebbe poter tornare indietro per immergersi nuovamente nella storia e ritrovare quelle persone che abbiamo imparato ad amare.

Molto ben approfondita tutta la parte psicologica e sentimentale, che racconta temi importanti come i rapporti familiari, il legame tra gemelle, la solitudine di trovarsi orfani e le difficoltà in una società piena di pregiudizi e ipocrisie.

Una lettura che consiglio tantissimo e che ho deciso di acquistare per averne una copia tutta mia, essendo questa che ho letto della biblioteca.

Tutti i bambini mitizzano la loro nascita. È un tratto universale.
Volete conoscere qualcuno? Mente, anima e cuore? Chiedetegli di raccontarvi di quando è nato. Ciò che ne ricaverete non sarà la verità; sarà una storia. E niente è più rivelatore di una storia.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca

RECENSIONE – Catherine House – Elisabeth Thomas – Mondadori 2022

TRAMA

Nascosta tra le foreste della Pennsylvania, Catherine House è una scuola d'eccellenza che ha sfornato premi Nobel, giudici della Corte suprema e personalità di primo piano nel mondo dell'arte, della cultura e della politica. I suoi criteri di ammissione sono rigidissimi, e le poche persone che ogni anno superano la selezione avranno vitto, alloggio e istruzione gratuiti, ma per tre anni – estati comprese – saranno completamente tagliate fuori dal mondo esterno: niente visite, telefonate, televisione, musica... 
Alla fine, però, avranno davanti a sé carriere brillanti, potere e prestigio in qualunque campo desiderino. Per Ines Murillo, Catherine House è la cosa più vicina a una casa che abbia mai avuto. Ma i rigidi rituali della scuola presto trasformano l'edificio in una prigione tanto affascinante quanto ambigua. E quando scoppia la tragedia, Ines inizia a sospettare che l'istituto nasconda un pericoloso segreto.

RECENSIONE

Ines Murillo non è come tutte le adolescenti.

Ribelle fin da adolescente ha frequentato brutte compagnie, al punto che quando viene accettata alla Catherine House rimane molto sorpresa.

La Catherine House non è una scuola come le altre, chi esce da quella scuola ha un futuro di spicco, da lì infatti sono usciti premi Nobel, giudici di Corte suprema e persone famose nel mondo dell’arte, della cultura e anche della politica, l’unica cosa che la scuola chiede in cambio sono tre anni della vita degli allievi.

Chi frequenta il Catherine House deve passare tre anni tra le sue mura tagliando qualsiasi contatto con il mondo esterno.

Per Ines questo non è un problema, lei nel mondo esterno non ha più nessuno e Catherine House è quello che si avvicina di più a una casa.

Con il passare del tempo però, i vari rituali e le regole rigide trasformano la scuola in una specie di prigione, una copertura per nascondere segreti molto più profondi.

La narrazione è tutta in prima persona dalla voce di Ines, che ci farà vivere gli eventi dal suo punto di vista, non permettendo al lettore di conoscere qualcosa prima del previsto.

Il ritmo narrativo è veloce e accompagnato da descrizioni minuziose e ben dettagliate, che ci permettono di immaginare le atmosfere in modo molto reale. La storia è avvincente, molto ben sviluppata e, nonostante i protagonisti siano adolescenti, non si ha una sensazione di infantilità, e la lettura diventa piacevole anche a un target più adulto.

Per tutta la lettura possiamo percepire,in modo molto tangibile, una sensazione di inquietudine, come se non solo nel libro stia per accadere qualcosa di strano, ma anche nella realtà, a noi. Una sensazione oscura, di pericolo, che ci avvolge e ci accompagna anche oltre la fine del romanzo.

Una lettura che sa essere originale a modo suo, anche se tratta argomenti già usati e riusati, conquistando ogni lettore.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – La palude delle ossa – Elly Griffiths – Garzanti 2012

TRAMA

È il crepuscolo sulla costa del Norfolk, la marea è ancora bassa e la distesa del mare riflette un cielo azzurro e freddo. La sepoltura che emerge dalle rocce è rimasta per decenni prigioniera dell'acqua. Pallide ossa di un braccio si nascondono fra le sue pietre. La squadra di studiosi ha appena iniziato a scavare e raccogliere i reperti, ma Ruth Galloway, antropologa forense, lo capisce subito: quelle ossa non sono di una sola persona. In quella fossa si celano i resti di sei corpi. 
Ma c'è di più. La fossa è molto vicina a Sea's End House, l'antica dimora della famiglia Hastings. Tutti la conoscono, molti la temono, ma nessuno è davvero al corrente dei misteri che si celano dietro le sue mura. Solo Ruth può sciogliere il dilemma, lei è l'unica in grado di leggere la lingua silenziosa delle ossa. Ma non è facile. Adesso Ruth, che ha sempre vissuto sola con il suo gatto nella casa ai confini della palude del Saltmarsh, ha una bambina piccola di cui occuparsi. Ecco perché è costretta a chiedere aiuto all'ultima persona a cui vorrebbe rivolgersi: l'ispettore Nelson, il padre della bambina. Le indagini li portano a scoprire l'esistenza di un'operazione militare risalente alla seconda guerra mondiale, e dei suoi segreti rimasti finora sepolti. Segreti che qualcuno vuole ancora proteggere e per i quali è disposto a uccidere, se numerose persone coinvolte vengono colpite da incidenti mortali. Il pericolo viene dal passato, ma è minacciosamente presente.

RECENSIONE

Il romanzo si apre presentandoci una coppia che si reca in un ospedale dove una bei mamma ha appena partorito.

La scena si sposta subito nel Norfolk, a Broughton Sea’s End, dove quattro persone, tre uomini, Ted, Craug e Steve, e una donna, Trace, stanno perlustrando le insenature e la spiaggia constatando gli innumerevoli danni fatti dalla tempesta avvenuta un mese prima.

Del gruppo sarà proprio Steve colui che farà la scoperta più raccapricciante: in una insenatura trova quello che sembra a tutti gli effetti un braccio umano.

A indagare sulla scoperta vengono inviati subito il sergente David Clought e il sergente Judy Johnson.

Appena arrivati sul posto Judy e David iniziano subito a interrogare i quattro archeologi, per poi concordare tutti e sei che bisogna chiamare Ruth Galloway, l’archeologa forense tornata da poco al lavoro dopo il congedo per maternità.

Ruth rileva fin da subito che si tratta di sei scheletri molto recenti e tutti con le mani legate dietro alla schiena.

Viste le condizioni l’unica possibilità è la presenza di un serial killer, ma con una bimba di pochi mesi non può indagare da sola, così decide di chiedere aiuto all’unica persona che avrebbe volentieri evitato, l’ispettore Nelson, sposato con due figlie grandi e molto competente nel suo lavoro, ma anche il padre della sua di bambina.

Romanzo thriller in cui fin dalle prime pagine abbiamo molti approfondimenti psicologici relativi e tutti i personaggi.

La storia sembra faticate a partire, vengono raccontate le routine quotidiane di tutti, ma appena Ruth raggiunge il luogo in cui sono spuntati i cadaveri cambia tutto.

Il ritmo diventa molto più veloce e avvincente, la storia cattura tutta l’attenzione del lettore, che inizia a stare attento a ogni minimo indizio per poter risolvere il caso indipendentemente.

Le descrizioni sono dettagliatissime, sia quelle relative ai personaggi che hanno mille sfumature, ma anche quelle relative alle ambientazioni e alle scoperte che vengono fatte, rendendo tutto molto concreto.

Il finale è molto piacevole e soddisfa appieno le aspettative, lasciando il lettore stupito per non esserci arrivato prima da solo.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – La scuola cattolica – film di Stefano Mordini del 2021

Il 7 ottobre 2021 esce il film La scuola cattolica del regista Stefano Mordini e tratto dal romanzo omonimo di Edoardo Albinati.

Il film dura 106 minuti e, a differenza del romanzo, la parte relativa al delitto del Circeo è alla base di tutta la storia, e ha un ruolo fondamentale.


La storia inizia sei mesi prima degli eventi, dando allo spettatore un contesto storico e culturale del periodo.

Siamo infatti nel 1975, le scuole sono divise tra maschili e femminili, e nella Roma per bene i figli di papà vanno alla scuola cattolica, la scuola privata, dove il pagamento di una retta elevata e di sostanziose donazioni fanno sì che si sentano superiori a tutto e a tutti, perfino alle regole e alle leggi.

È così che Edoardo Albinati si trova a scuola con Angelo Izzo e Gianni Guido, due veri e propri bulli che il 30 settembre 1975 vengono accusati, insieme ad Andrea Ghira, che però non verrà mai catturato, dell’omicidio di Rosaria Lopez e del tentato omicidio di Donatella Colasanti, ritrovate nel bagagliaio della Fiat 127 del padre di Gianni Guido.

Le ragazze erano state avvicinate cinque giorni prima da un ragazzo che disse di chiamarsi Carlo, il quale le invitò a uscire e presentò loro Gianni e Angelo, che le invitarono il 29 settembre ad andare al cinema.

Al momento dell’incontro però le ragazze accettarono di andare a una festa, ma arrivati a destinazione scoprirono che erano solo loro due e i due ragazzi.

La sera stessa i due ragazzi iniziarono a stuprare e picchiare le due ragazze, ma solo con l’arrivo, la mattina dopo, di Andrea Ghira le cose si trasformarono in un vero e proprio inferno, portando alla morte di Rosaria Lopez e a quella di Donatella Colasanti, o almeno lo credevano i ragazzi.

A quel punto le due ragazze vennero messe nel bagagliaio della Fiat 127 bianca di Guido che, tornato a casa, parcheggiò tranquillamente sotto casa in attesa che calasse la notte per disfarsi dei cadaveri.

A questo punto Donatella si risveglia e inizia a battere sul bagagliaio della macchina, quando viene sentita da un poliziotto di ronda.

È così che la polizia viene a sapere della tragedia e arresta immediatamente Gianni Guido a casa, Angelo Izzo in giro in attesa dell’amico, e inizia a cercare Andrea Ghira che rimarrà latitante fino alla sua morte.

I tre ragazzi ottengono l’ergastolo per l’omicidio di Rosaria e il tentato omicidio di Donatella.

Nel 1995 Andrea Ghira muore in Marocco ancora latitante.

Nel 2005 Angelo Izzo ottiene la semilibertà per buona condotta, ma uccide subito altre sue donne.

Nel 2009 Gianni Guido è libero grazie a una riduzione della pena.

Donatella Colasanti muore nel 2005 a 45 anni con ancora i traumi della vicenda.

Il film, a differenza del romanzo, riesce a unire la riflessione e la denuncia sulla società dell’epoca e sulla educazione cattolica a un approfondimento delle vicende del delitto, amalgamando omogeneamente le due narrazioni, senza dare false aspettative allo spettatore.

Una visione che fa riflettere e, se vista nelle scuole, che può dare moltissimi spunti di discussione e insegnamenti costruttivi.

Micol Borzatta

Visto su Amazon Prime

RECENSIONE – La scuola cattolica – Edoardo Albinati – Rizzoli 2016

TRAMA

Roma, anni Settanta: un quartiere residenziale, una scuola privata. Sembra che nulla di significativo possa accadere, eppure, per ragioni misteriose, in poco tempo quel rifugio di persone rispettabili viene attraversato da una ventata di follia senza precedenti; appena lasciato il liceo, alcuni ex alunni si scoprono autori di uno dei più clamorosi crimini dell'epoca, il Delitto del Circeo. Edoardo Albinati era un loro compagno di scuola e per quarant'anni ha custodito i segreti di quella "mala educacion". 
Ora li racconta guardandoli come si guarda in fondo a un pozzo dove oscilla, misteriosa e deforme, la propria immagine. Da questo spunto prende vita un romanzo, che sbalordisce per l'ampiezza dei temi e la varietà di avventure grandi o minuscole: dalle canzoncine goliardiche ai pensieri più vertiginosi, dalla ricostruzione puntuale di pezzi della storia e della società italiana, alle confessioni che ognuno di noi potrebbe fare qualora gli si chiedesse: "Cosa desideravi davvero, quando eri ragazzo?". Adolescenza, sesso, religione e violenza; il denaro, l'amicizia, la vendetta; professori mitici, preti, teppisti, piccoli geni e psicopatici, fanciulle enigmatiche e terroristi. Mescolando personaggi veri con figure romanzesche, Albinati costruisce una narrazione che ha il coraggio di affrontare a viso aperto i grandi quesiti della vita e del tempo, e di mostrare il rovescio delle cose.

RECENSIONE

Romanzo scritto da colui che ha frequentato la scuola insieme ai ragazzi colpevoli del Delitto del Circeo, che conosce i luoghi, le persone e la mentalità che hanno portato al terribile evento di true crime.

Tutta la prima parte è una lunghissima esposizione, molto noiosa, di cosa sia una scuola cattolica, di cosa volesse dire passare dodici anni in una scuola solo maschile e di cosa pensa l’autore dei preti e della religione, il tutto infarcito da commenti in cui si ripete al lettore che, a metà degli anni ’70, tre studenti, come quelli descritti, diverranno famosi per degli atti orribili.

La seconda parte non migliora molto, partendo con una disquisizione su come i ragazzini rimangono sconvolti a vedere come in una sola e stare le ragazzine cambino e si sviluppino.

Quando a un tratto si legge un paragrafo in cui l’autore spiega che questo romanzo nasce dall’evento di cronaca relativo al Delitto del Circeo, il lettore viene spinto a pensare di essere arrivato all’argomento principale del testo, per poi essere nuovamente buttato in un lungo trattato sulla mascolinità e di come la donna seduce maliziosamente, e a volte con cattiveria, l’uomo indifeso, oppure come viene vista la borghesia, e l’infanzia dell’autore.

Per carità tutti argomenti interessanti che possono portare a delle discussioni e riflessioni importanti, se scritti in un trattato specifico, è se il lettore sceglie volontariamente un trattato saggistico, ma poco scorrevoli in un romanzo che vuole trattare un tema di true crime, specialmente visto che, nonostante il testo abbia più di 1200 pagine, questi temi occupano comunque le prime quasi 500 pagine.

Il passaggio da una narrazione all’altra è repentino. Chiuso un capitolo si inizia subito quello nuovo con il ritrovamento della Fiat 127 e delle due ragazze nel bagagliaio, una morta e l’altra ferita molto gravemente.

Da qui si fa un salto indietro di cinque giorni, al fatidico 25 settembre 1975, quando tutta la storia ha inizio.

Da questo momento il ritmo cambia radicalmente, il lettore viene coinvolto molto di più e l’evento true crime viene raccontato, approfondito e sviscerato sotto tutti gli aspetti.

Peccato che le vicende del Delitto del Circeo durino solo qualche decina di pagine, per poi tornare a una narrazione saggistica su Marx, il passato e il presente dell’autore e la religione cattolica.

Di per sé il romanzo non è brutto, solo che viene presentato nel modo sbagliato, creando aspettative sbagliate nel lettore, che invece si deve sorbire quasi 1300 pagine di riflessioni saggistiche e memoir sull’educazione cattolica, sulla critica al cattolicesimo italiano e sulla presunzione della classe borghese di essere superiore a tutto e tutti.

Una lettura molto particolare e difficoltosa.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca

RECENSIONE – Il libro dei Baltimore – Joël Dicker – La nave di Teseo 2021

TRAMA

Sino al giorno della Tragedia, c'erano due famiglie Goldman. I Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair. Di quest'ultimo ramo fa parte Marcus Goldman, il protagonista di La verità sul caso Harry Quebert. I Goldman di Montclair, New Jersey, sono una famiglia della classe media e abitano in un piccolo appartamento. I Goldman di Baltimore, invece, sono una famiglia ricca e vivono in una bellissima casa nel quartiere residenziale di Oak Park. 
A loro, alla loro prosperità, alla loro felicità, Marcus ha guardato con ammirazione sin da piccolo, quando lui e i suoi cugini, Hillel e Woody, amavano di uno stesso e intenso amore Alexandra. Otto anni dopo una misteriosa tragedia, Marcus decide di raccontare la storia della sua famiglia: torna con la memoria alla vita e al destino dei Goldman di Baltimore, alle vacanze in Florida e negli Hamptons, ai gloriosi anni di scuola. Ma c'è qualcosa, nella sua ricostruzione, che gli sfugge. Vede scorrere gli anni, scolorire la patina scintillante dei Baltimore, incrinarsi l'amicizia che sembrava eterna con Woody, Hillel e Alexandra. Fino al giorno della Tragedia. E da quel giorno Marcus è ossessionato da una domanda: cosa è veramente accaduto ai Goldman di Baltimore? Qual è il loro inconfessabile segreto?

RECENSIONE

Terzo libro legato a Marcus Goldman, ripercorre tutti gli eventi dal 1989 al 2012.

Marcus, infatti, nel 2012, subito dopo gli eventi accaduti nel romanzo Il caso Alaska Sanders decide di ripercorrere, in un nuovo romanzo, le vicende di quando era ragazzino e aveva fondato, con i suoi due cugini, la Gang dei Goldman, parlando anche della Tragedia del 2004 che stravolse la vita di tutti loro.

Il romanzo si apre con Marcus che, dopo aver deciso quale sia il suo posto e aver comprato casa, decide quale sarà il suo nuovo romanzo, ma ha qualche problema a iniziarlo, quando d’un tratto un bellissimo cagnolino compare al suo uscio.

Marcus scopre che il cane appartiene alla sua vicina di casa, Alexandra Neville, colei che collega il suo presente al suo passato, che lo porta a indagare su alcuni punti vuoti del suo passato, a fare scoperte scioccanti e a scrivere il libro che aveva in testa: Il libro dei Baltimore.

Il romanzo è stato pubblicato come secondo romanzo dell’autore, ma in linea temporale è il terzo della serie dedicata a Marcus.

Abbiamo come sempre un ritmo narrativo molto veloce, ma nel contempo anche molto riflessivo, raccontato in prima persona da Marcus stesso, di cui impariamo cose nuove, e sondiamo ogni singolo pensiero, che ci porta a legarci ulteriormente a lui, al punto che alla fine del romanzo vorremmo averne già molti altri ad aspettarci per poter continuare a rimanere con lui e nel suo mondo, che alla fine è il nostro, non c’è nulla di inventato.

La storia è raccontata a capitoli alternati tra il presente e il passato, collegando i vari eventi in una narrazione molto lineare.

Come sempre la lettura vola, nonostante conti quasi 600 pagine, ci troviamo alla fine senza quasi accorgercene, divorando una pagina dopo l’altra.

Un romanzo davvero consigliato, che secondo me va letto, o riletto, dopo Il caso di Alaska Sanders per assaporarlo ancora meglio.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Il caso Alaska Sanders – Joël Dicker – La nave di Teseo 2022

TRAMA

L'attesissimo seguito di La verità sul caso Harry Quebert.
Un caso non è mai veramente chiuso.
Aprile 1999, Mount Pleasant, New Hampshire. Il corpo di una giovane donna, Alaska Sanders, viene ritrovato in riva a un lago. 
L'inchiesta viene rapidamente chiusa, la polizia ottiene le confessioni del colpevole, che si uccide subito dopo, e del suo complice. Undici anni più tardi, però, il caso si ripresenta. Il sergente Perry Gahalowood, che all'epoca si era occupato delle indagini, riceve una inquietante lettera anonima. E se avesse seguito una falsa pista? L'aiuto del suo amico scrittore Marcus Goldman, che ha appena ottenuto un enorme successo con La verità sul caso Harry Quebert, ispirato dalla loro comune esperienza, sarà ancora una volta fondamentale per scoprire la verità. Ma c'è un mistero nel mistero: la scomparsa di Harry Quebert. I fantasmi del passato ritornano e, fra di essi, quello di Harry Quebert.
COME COMINCIA

L’ultima persona ad averla vista in vita fu Lewis Jacob, il proprietario di una stazione di servizio sulla Route 21. Erano le sette e mezzo di sera e Lewis si accingeva a lasciare il negozio attiguo alle pompe di benzina. Doveva portare a cena fuori la moglie per festeggiare il suo compleanno.
“Sei sicura che non ti scoccia chiudere?” chiese alla sua dipendente dietro la cassa.
“Nessun problema, signor Jacob.”
“Grazie, Alaska.”
Lewis Jacob osservò per un istante la giovane donna: un vero incanto. Un raggio di sole. E che gentilezza! Da quando era venuta a lavorare lì, sei mesi prima, gli aveva cambiato la vita.
“E tu?” le chiese. “Hai qualche programma per stasera?”
“Ho un appuntamento…” rispose Alaska con un sorriso.
“A vederti, sembrerebbe qualcosa di più di un appuntamento.”
“Una cena romantica,” confidò lei.
“Walter è un uomo fortunato,” disse Lewis. “Quindi le cose vanno meglio tra voi due?”
Per tutta risposta, Alaska scrollò le spalle. Lewis si aggiustò la cravatta nel riflesso di una vetrata.
“Come sto?” le chiese.
“È perfetto. Avanti, vada, non faccia tardi.”
“Buon fine-settimana, Alaska. Ci vediamo lunedì.”
“Buon fine-settimana, signor Jacob.”
Gli sorrise di nuovo. Quel sorriso non lo avrebbe mai dimenticato.

RECENSIONE

New Hampshire, Mount Pleasant 3 aprile 1999

Il corpo senza vita di Alaska Sanders viene trovato da Laure Donovan mentre sta facendo jogging.

Al momento della scoperta il corpo sta venendo sbranato da un orso, ma la vera causa della morte è omicidio. Alaska è stata prima colpita in testa e poi strangolata.

Sul luogo del delitto viene inviato il comandante della polizia del luogo Francis Mitchell, ma subito viene affiancato dalla polizia di stato.

Alle indagini hanno partecipato il sergente Perry Gahalowood, il sergente Matt Vance e l’esperto di informatica e tecnologie Nicholas Kazinsky.

Le prove portano subito all’arresto di Walter Carrey, il fidanzato della vittima, che si uccide durante l’interrogatorio dopo aver ucciso un poliziotto, e l’amico Eric Donovan, fratello della ragazza che ha trovato il corpo della vittima.

New Hampshire 2010

Sono passati undici anni dalla morte di Alaska Sanders, quando Marcus Goldman rincontra, durante una sua ennesima gita ad Aurora in cerca di Harry Quebert, il sergente Perry Gahalowood e, a causa di un insieme di tristi avvenimenti, viene coinvolto nell’indagine Alaska Sanders, che nel frattempo è stato riaperto, per via di nuove informazioni che ai tempi erano state tenute nascoste.

I due ragazzi ritenuti colpevoli, infatti, potrebbero essere innocenti ed essere stati incastrati.

Ultimo romanzo, per ora, pubblicato di Joël Dicker, e seguito diretto di La verità sul caso Harry Quebert, infatti vi ritroviamo sia Marcus che Gahalowood e la sua famiglia, ma anche una piccola comparsa di Quebert stesso.

Come già Dicker ci ha abituati il romanzo parte subito presentandoci il caso che è alla base di tutta la storia, per poi saltare al presente in cui ci chiama a unirci alle indagini e, da quel momento in poi, continua a passare, a capitoli alternati, dal passato al presente e viceversa, in modo che anche noi lettori possiamo conoscere tutti i particolari degli eventi e fare le nostre ipotesi sulla risoluzione del caso.

Il ritmo narrativo è veloce, infatti si arriva alla fine del romanzo senza rendersi conto di aver letto più di 600 pagine, sentendosi totalmente rapiti dalla storia con un’immersione totale che ci fa estraniare dal mondo circostante.

Descrizioni minuziose e molto visive ci permettono di visualizzare concretamente ambientazioni e personaggi, e ogni tanto, in concomitanza di citazioni dai precedenti volumi, abbiamo brevi accenni di spiegazione che aiutano sia i lettori che hanno letto da tempo i suoi altri romanzi, sia chi non ci si è mai avvicinato, di capire i riferimenti.

Eccezionali i colpi di scena sparsi per tutto il testo e posizionati in punti veramente ad hoc, che ci sconvolgono facendoci ricredere su tutto quello che fino a quel momento pensavamo di credere e di aver capito.

Una lettura fantastica che consiglio e che non delude le aspettative a cui Dicker ci ha abituato.

Micol Borzatta

Copia di proprietà