RECENSIONE – Una storia crudele – Natsuo Kirino – Beat 2016

TRAMA

Un'opera in cui ne va della sottile linea che separa i fantasmi della scrittura da quelli della realtà.
«Anche il Giappone ha una regina del delitto. Il suo nome è Natsuo Kirino». - Tommaso Pincio, la Repubblica
«Kirino, dark lady più diabolica anche della yakuza». - Il Giornale
«La scrittrice di Tokyo, famosissima in patria, è una delle contestatrici più formidabili delle istituzioni sacre della società nipponica». - Lara Crinò, il Venerdì di Repubblica
Ubukata Keiko, trentacinquenne scrittrice di successo nota con lo pseudonimo di Koumi Narumi, e da qualche tempo in crisi di creatività, scompare lasciando un'unica traccia di sé: un manoscritto intitolato "Una storia crudele". Atsuro, il marito avvezzo alle stranezze e alla volubilità della donna, lo trova in bella vista sulla sua scrivania con il seguente post-it appiccicato sopra: "Da spedire al Dott. Yahagi della Bunchosha". Editor della casa editrice di Koumi Narumi, Yahagi si getta subito a capofitto nella lettura dell'opera, nella speranza di avere finalmente tra le mani il nuovo best seller dell'acclamata autrice. Più si addentra nella lettura, tuttavia, più rimane sconvolto e, leggendo l'annotazione finale dell'opera: "Ciò che è scritto in queste pagine corrisponde alla pura verità. Gli eventi di cui si parla sono accaduti realmente", non può fare a meno di avvertire un brivido corrergli lungo la schiena. Koumi Narumi narra, infatti, dell'infanzia di Keiko, vale a dire della propria fanciullezza. Descritta come una bambina di dieci anni triste e solitaria. Una sera, sperando forse di trovarvi il padre, si spinge fino a K, un quartiere ad alta concentrazione di bar e locali a luci rosse. Là si sente a un tratto picchiettare con delicatezza sulla spalla. Sorpresa, si volta di scatto e scorge un giovane uomo con in braccio un grosso gatto bianco. Incuriosita, Keiko lo segue in un vicoletto buio, dove lo sconosciuto le infila un sacco nero sul capo e la rapisce.

RECENSIONE

Il romanzo si apre con una lettera scritta dal marito di una scrittrice all’editore di lei, in cui comunica che la moglie è scomparsa dopo aver ricevuto una strana lettera e ha lasciato nel computer il suo ultimo manoscritto, che viene allegato insieme alla strana lettera, e viene spiegato all’editore, e quindi al lettore, che la scrittrice Koumi Narumi, altro non è che Ubukata Keiko, la bambina che venticinque anni prima ha fatto scalpore perché a soli dieci anni è stata rapita e tenuta per tredici mesi e mezzo rinchiusa nell’appar­tamento di un operaio venticinquenne.

A questo punto ci viene consentito di leggere la strana lettera, che scopriamo essere del rapitore,
e subito dopo il manoscritto di Keiko, che a suo dire nella prefazione di questo, vuole essere un’autobiografia in cui svelerà per la prima volta tutta la verità su quei tredici mesi, per poi finire
nuovamente con una seconda lettera del marito, che stravolgerà interamente tutto quello che abbiamo pensato e creduto di aver capito.

Considerata una tra le migliori scrittrici contemporanee, la regina del delitto giapponese, una Dark Lady più diabolica della Yakuza stessa, Natsuo Kirino riesce a strutturare un thriller, a mio avviso, alla stessa altezza di Michel Bussi e Franck Thilliez.

Utilizzando la struttura del romanzo del romanzo riesce a portare il lettore in diverse profondità della psiche umana, sfumando le una nell’altra in modo che non potremo più capire dove stia la separazione tra realtà e finzione.

Con pochissime descrizioni ambientali, se non di solo alcuni particolari, riesce a rendere sulla carta quell’atmosfera cupa e claustrofobica, ma anche potente che troviamo in grandi produzioni cinematografiche come Shinder’s List, o videoludiche come Inside, in cui tutto è in bianco e nero tranne alcuni particolari atti a colpire l’animo dello spettatore, il cappotto rosso vivo della bambina nel primo caso, la maglietta borgogna del bambino nel secondo caso.

Ruolo davvero fondamentale lo hanno le emozioni e il lato psicologico, che ci vengono trasmessi attraverso le azioni descritte dei vari personaggi del passato e poi commentate dalla Keiko adulta, diventando così una sorta di filtro attraverso il quale noi vivremo ogni evento, ma che continue­remo a dimenticarlo e a non vederlo fino a quando non ci verrà ricordato a fine romanzo, gettandolo addosso come se fosse una doccia fredda, risvegliando tutte quelle domande che ci eravamo posti all’inizio, ma non rispondendo nemmeno a una.

Un romanzo che mi ha colpito moltissimo, e che mi ha fatto venire voglia di leggere tutta la sua bibliografia.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – Spam – Dario Giustolisi – letto da Lorenzo Loreti

Spam è un racconto dark, molto oscuro e cupo, scritto da Dario Giustolisi, uno scrittore emergente, e letto da Lorenzo Loreti.

Un racconto che ricorda moltissimo Silent Hill con le sue atmosfere doppie, il mondo perfetto e reale e il mondo dell’incubo, altrettanto reale, forse molto più reale.

La storia parte con la presentazione di Michael Burnam, un uomo dedito all’alcol, che tiene i suoi contatti con il mondo con la tecnologia, anche se la odia, specialmente le email di spam, quelle email pubblicitarie che intasano la casella di posta e non servono a nulla.

Un giorno viene avvicinato da un suo vecchio amico, che gli comunica che c’è una famiglia, gli Stewart, he devono partire per qualche giorno e cercano qualcuno che si trasferisca a casa loro per tenerla d’occhio.

Michael accetta subito, e appena entra in quell’appartamento da sogno, si lascia andare e si gode il divano, il mega televisore, e anche il letto, un tre piazze morbido e lussuoso, che vorrebbe tanto dividere con la cameriera che ha adocchiato nel suo locale preferito.

Sembra proprio che si stia godendo la bella vita, quando le cose cambiano in un batter di ciglia.

Un racconto brevissimo, con un finale che sembra tagliato, ma che trasmette perfettamente l’andamento della storia, specialmente per il fatto che la voce narrante è proprio quella di Michael.

Nonostante sia brevissimo troviamo descrizioni molto dettagliate, che ci rendono gli ambienti reali, concreti, e la fantastica voce di Lorenzo Loreti accentua questa sensazione, facendoci entrare nella storia totalmente, al punto che ci dimentichiamo il mondo intorno e ci ritroviamo a saltare al minimo rumore.

Un audiobook che se ascoltato di sera prima di dormire, farà perdere la voglia di chiudere gli occhi.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – Un’estate con la strega dell’ovest – Kaho Nashiki – Feltrinelli 2020

TRAMA

Mai ha tredici anni e non vuole più andare a scuola. La madre, preoccupata, decide di mandarla a stare dalla nonna nella campagna giapponese, sul limitare dei monti. Sia Mai sia la madre si riferiscono all’anziana donna come alla “Strega dell’Ovest”, ma nel momento in cui la nonna le rivela di possedere realmente dei poteri magici, Mai rimane incredula e diffidente. Quando però la donna le propone di affrontare il duro addestramento da strega, accetta senza esitazioni. 
Immerse nella natura incontaminata del Giappone, nonna e nipote si dedicheranno a quelli che sono, secondo la nonna, i rudimenti di base per una giovane strega. A questa storia catartica e rivelatrice, negli anni, l’autrice ha voluto aggiungere tre brevi racconti che ne riprendono i personaggi e l’ambientazione e che proponiamo nella presente edizione.

RECENSIONE

Romanzo molto breve, si legge in circa tre ore, ma molto intenso e profondo.

Inizia subito con una frase molto dura e forte che, sul momento ci lascia perplessi, ma che capiremo con la lettura.

La strega dell’Ovest è morta

Subito dopo ci viene presentata Mai, una ragazzina che, mentre è a lezione, viene chiamata fuori dall’aula perché la madre è andata a prenderla a causa di problemi di famiglia: la nonna è morta.

A questo punto dobbiamo affrontare sei ore di viaggio in macchina, e per fare questo ci viene in aiuto un pensiero di Mai, un lungo flashback risalente a due anni prima, quando Mai, dopo un mese dall’inizio della scuola, trovandosi male a scuola, con il consenso della madre, va a passare del tempo a casa della nonna.

Durante quei giorni il rapporto tra nonna e nipote diventa molto profondo, e Mai scopre alcuni segreti della nonna che le cambieranno la vita.

La storia di per sé non ha molti eventi o azione, ma viene approfondito il lato sentimentale e psicologico di Mai e della nonna, creando un collegamento empatico con il lettore che si affeziona alle due donne, al punto che non si può non piangere alla fine del libro, e del viaggio in macchina di Mai e sua madre.

Una lettura intensa che lascia molto al lettore, arricchendo l’animo e il cuore.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Materia grigia – Stephen King – letto da Lorenzo Loreti

Materia grigia è un racconto di Stephen King pubblicato da Bompiani nel 2019 nella raccolta A volte ritornano.

La storia è narrata dalla voce di un cliente di una birreria e inizia con lui seduto al tavolo con alcuni amici in birreria, quando entra un ragazzo di corsa e impaurito a morte.

Il ragazzo è il figlio di Richie Grenadine, un abitante del posto che ha perso il lavoro a causa di un infortunio, che si mantiene grazie alla pensione di invalidità, situazione che lo rende un recluso, nessuno lo vede mai uscire di casa, perfino la birra, suo unico alimento, se la fa procurare dal figlio.

Il proprietario del locale, Henry, riesce a farsi dire dal ragazzo cosa lo stia terrorizzando, e a quel punto decide di recarsi lui stesso, insieme a un paio di clienti, tra cui la voce narrante, a casa Grenadine per consegnare la birra, e per la strada racconterà ai due accompagnatori cosa gli è stato riferito.

La storia è la rappresentazione fisica della corruzione dell’animo umano, quando ci si lascia andare ai vizi e alle droghe, demoralizzati o depressi, perché convinti che la vita non abbia più nulla da darci, quando invece basterebbe solamente che ci rimboccassimo le maniche e riprendessimo in mano le redini della nostra esistenza.

Come sempre lo stile di King è penetrante, colpisce il lettore nel profondo dell’animo, e la voce, ormai conosciuta e nota, di Lorenzo Loreti riesce come sempre ad accentuare questa sensazione, facendo vivere ancora più concretamente la storia.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – The evil within 2 – videogioco della Bethesda Softerworks del 2017

The evil within 2, conosciuto in Giappone con il titolo PsychoBreack 2, è un videogioco survival horror creato dalla Tango Gameworks, con a capo Scindi Mikami che creò Resident evil, ed è il sequel di The Evil within.

Come il suo predecessore si gioca in terza persona, sia in stealth che in combattimento e si può scegliere tra tre livelli di difficoltà.

Sono passati tre anni dagli eventi al Beacon Mental Hospital e Sebastian Castellanos ha lasciato la polizia per indagare sulla Mobius, un’organizzazione misteriosa.

Perseguitato dai ricordi del Beacon e dell’incendio che gli ha portato via la moglie Myra e la figlia Lily, rimane sconvolto quando scopre che la Mobius ha falsificato il certificato di morte e che la figlia è ancora viva.

Portato in una struttura segreta gli viene detto che Lily è usata come nucleo per un sistema STEM per simulare una realtà virtuale Union, ma hanno perso i contatti con Lily e con tutti gli agenti all’interno di Union, e non hanno più controllare sullo STEM.

Sebastian decide di entrare in Union e nello STEM per poter così raggiungere la figlia e salvarla dalla Mobius, ma una volta dentro trova una città trasformata in un regno da incubo dove tutti sono morti o mutati in mostri assetati di sangue.

Quasi subito incontra un starno fotografo che si scopre essere un serial killer fiorentino, che sta uccidendo tutti i membri della Mobius e ha rapito Lily, prima per volontà di ordini superiori, ma poi ha deciso di tenerla per sé in modo da poter utilizzare i poteri del nucleo, e quindi anche i suoi.

Sebastian scopre che anche la moglie è viva, ma è stata trasformata in uno dei mostri che abitano lo STEM, e gli porta via Lily sotto al naso. A questo punto a Sebastian non rimane altro che cercare di ritrovare Myra e liberare Lily.

Come per il precedente capitolo, anche questa volta dovremo affrontare mostri sanguinari e risolvere enigmi per riuscire a trovare indizi per ritrovare moglie e figlia e conoscere la storia di fondo del gioco, che ci catturerà e ci sconvolgerà.

Anche stavolta un gioco che è molto piacevole anche solo guardare e seguire, proprio come se fosse un film, ed è possibile trovare il gameplay sia su Twitch che su YouTube.

Micol Borzatta

Seguito gameplay su Twitch

RECENSIONE – Bambinate – Stephen King – Letto da Lorenzo Loreti

Bambinate è un racconto di Stepehen King che si trova nella raccolta di raconti Incubi e deliri pubblicato dalla Sperling & Kupfer nel 1994.

La storia è tutta raccontata da una maestra di mezza età, Miss Sidley, che insegna in una scuola elementare, ed è talmente severa che è l’unica insegnante che non ha problemi a dare le spalle alla sua classe perché sa che nessuno di loro farebbe qualcosa di sbagliato, oltretutto riesce a tenerli d’occhio guardando nel bordo degli occhiali, cosa che loro non sanno.

Un giorno richiama Robert, un ragazzino da cui si aspetta sempre qualche brutto tiro, ma quella volta il bambino sembra essere pronto e attento, ma lei vede nel riflesso dei suoi occhiali qualcosa di strano, qualcosa che si insinua nella sua mente, portandola a impazzire e a commettere un gesto terribile.

Un viaggio nella mente umana in cui viviamo l’arrivo della follia che ne prende possesso, portando la povera vittima a non riconoscere più quello che vede, scambiando il reale e l’irreale, o quello che sembra reale con quello che sembra irreale.

Un racconto cortissimo ma che sa trasportare l’ascoltatore, e il lettore, in uno stato angoscioso che impiega un po’ di tempo ad andarsene, anche a storia finita.

Come sempre la perfetta interpretazione di Lorenzo Loreti che riesce a dare quel qualcosa in più alle storie del grande maestro dell’horror.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – Diario di un cinico gatto – Daniele Palmieri – Salani 2018

TRAMA

Il grande romanzo felino alla conquista del mondo. Uno straordinario fenomeno del self-publishing
"Sono veramente inutili, gli umani. Pensano che non siamo in grado di comprendere la loro lingua. In realtà, comprendiamo benissimo ogni parola che esce da quelle bocche. Sono loro a essere così inetti da non comprendere quello che noi diciamo. Oh, ma questo è uno degli aspetti positivi dell'essere un gatto..."
Questa è la storia dì un gatto. Che un giorno decise di rubare un diario e di raccontarsi, tra un giretto al parco, un'incursione dal vicino e una dormita nell'appartamento che condivide con due "stupidi umani". Questa è la storia di un cinico gatto. Che offre ai lettori il suo sguardo lucido sul mondo, con l'ironica consapevolezza di chi si ritiene un essere superiore, e ha ragione di farlo. Questa è la storia del viaggio di un cinico gatto. Che ha deciso di condividere in un romanzo la sua avventura felina on the road. Ci fa innamorare di lui tra incontri, scampati pericoli, amici, nemici, maestri e... altre risposte ad altre domande, quelle sulla vita: le stesse che noi (stupidi) umani ci poniamo da migliaia di anni. Questa è la storia del viaggio filosofico di un cinico gatto. Che ci permette di capire perché, se siamo fortunati, verremo un giorno affidati a un gatto. E perché i felini esercitino da sempre un saggio, silenzioso, felpato dominio sul mondo.

RECENSIONE

Terzo libro dell’autore della serie dedicata ai gatti, e fra i tre è quello più malinconico e triste, ma come sempre molto toccante, coinvolgente e affascinante.

Anche questa volta a narrare la storia è un gatto. Un bellissimo gatto nero che un giorno ruba un diario ai suoi coinquilini umani, e decide di scriverci su le sue avventure giornaliere, per poi rubare un secondo diario e scriverci la sua storia, da quando è nato fino al momento in cui ruba il primo diario.

Il libro è infatti diviso in due, nella prima parte leggiamo proprio il diario giornaliero del gatto, mentre la seconda parte è il libro della sua storia. Storia che si va a intrecciare con personaggi che abbiamo già conosciuto, infatti rivivremo da un altro punto di vista l’incontro del nostro amico nero con il gatto bibliotecario, il nostro amico egizio che diventa bibliotecario nel precedente volume.

Lo stile narrativo è come sempre molto scorrevole ben ritmato, il linguaggio è semplice e alla portata di tutti, permettendo la lettura a grandi e piccini, e perché no magari insieme.

Come dicevo all’inizio questo terzo volume è un po’ più triste e malinconico rispetto agli altri due. Troviamo sempre una narrazione cinica e irriverente, ma purtroppo ci troveremo a dover salutare ben tre amici nel nostro percorso, amici di vecchia data che già avevamo conosciuto, e amici nuovi che non eravamo pronti a perdere.

Descrizioni minuziose e realistiche fanno sì che chiunque possa imparare cosa provano i gatti, possa conoscerli, e chi invece già li conosce perché ci vive insieme da una vita intera, può trovare conferme alle sue conoscenze, portandolo ad amare ancora di più, se possibile, i propri amici e compagni di vita.

Un romanzo che mi ha fatto piangere tutte le mie lacrime, ma che ho amato più di ogni altra cosa.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Viaggio con signora – Shirley Jackson – Letto da VIR la forza delle parole

Viaggio con signora è un racconto contenuto nella raccolta di racconti La ragazza scomparsa pubblicato da Adelphi nel 2019.

Inizia subito con due genitori che accompagnano un bambino alla stazione, perché deve recarsi in treno dal nonno.

Molto ben descritta, e interpretata da VIR, l’agitazione della madre, che all’ultimo secondo cambia idea e vorrebbe andare con il figlio, invece di farlo viaggiare da solo, ma viene bloccata dal padre.

Durante il viaggio il bambino si trova nel posto accanto al suo una strana signora, che con l’arrivo del controllore si spaccia per sua madre. La cosa inizialmente insospettisce il bambino, ma pian piano verrà a conoscenza di eventi passati che lo intrigano molto.

Il racconto è molto breve, tant’è che l’audiobook dura nemmeno mezz’ora, giusto la durata del viaggio in treno, ma in quei minuti si intraprende un viaggio molto più profondo e intenso.

Molto peso viene dato alle emozioni e ai pensieri, specialmente all’innocenza del bambino, che invece di spaventarsi o pensare subito al peggio, come farebbero gli adulti, rimane incuriosito e intrigato dalle vicende che vive in quel breve viaggio tra casa sua e casa del nonno.

Avevo già letto il racconto quando ho letto l’intera raccolta, ma ascoltato da VIR mi ha dato quel qualcosa in più che mi ha fatto emozionare una seconda volta.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – La bambola che dorme – Jeffery Deaver – Sonzogno 2007

TRAMA

California, 1999. Daniel Raymond Pell per i media è il "figlio di Manson": affascinante e sinistramente carismatico, al pari del suo predecessore ha incantato, sedotto e plagiato i giovani adepti della sua setta. E con la complicità di uno di essi ha sterminato un'intera famiglia. Nessuno dei due però si è accorto che la notte del massacro, confusa in mezzo alle bambole, una bambina dormiva tranquilla nel suo lettino... 
Otto anni dopo Pell sta scontando la condanna a vita in un carcere di massima sicurezza per l'efferata carneficina e deve essere processato di nuovo perché vari indizi lo collegano a un altro delitto del passato rimasto irrisolto. Condotto in tribunale, è interrogato dall'agente del California Bureau of Investigation Kathryn Dance, esperta in cinesica. Kathryn è uno dei pochi poliziotti in grado di interpretare il linguaggio non verbale e di capire se testimoni e sospetti dicono la verità. E non sbaglia mai. Questa volta, però, il suo compito è davvero arduo, perché deve confrontarsi con un osso duro, un killer dall'intelligenza quasi sovrumana, un abile manipolatore della volontà altrui. E quando, dopo un sottile gioco di parole, sguardi, gesti, Kathryn scalfisce l'assoluta compostezza di Pell e intuisce un diabolico trucco, è troppo tardi: il "figlio di Manson" è evaso dal tribunale. Comincia la caccia...

RECENSIONE

Kathryn Dance è una detective del California Bureau Investigation, il CBI, un’agenzia investigativa della stessa tipologia dell’FBI. Essendo una specialista in interrogatori e linguaggio non verbale, è stata chiamata a Salinas per interrogare Daniel Raymond Pell.

Daniel Raymond Pell è un individuo molto complesso. Nel 1999 Pell viene giudicato colpe­vole di triplice omicidio dalla giuria di Monterey Country a Salinas per aver trucidato la famiglia Croyton. Alla strage si salvò solo la figlia più piccola che stava già dormendo al piano di sopra in mezzo alle sue bambole, venendo per questo chiamata la bambola che dorme.

Per questo crimine a Pell viene dato l’ergastolo, da scontare nel carcere di massima sicurezza di Capitola, ma dopo solo otto anni viene portato a Salinas per un nuovo interrogatorio, relativo a un secondo omicidio, di cui sono state trovate delle prove, e che sembrerebbe sia stato perpetrato proprio da Pell.

Kathryn inizia l’interrogatorio, ma si accorge quasi subito che Pell sta mentendo.

Mentre Kathryn, nell’ufficio del procuratore Sandoval, arriva alla conclusione che le nuove prove sono state costruite ad arte, con l’unico scopo di far spostare Pell da Capitola, così che possa scappare, Pell riesce ad attuare il suo piano proprio mentre viene fatto scattare l’allarme, uccidendo due guardie.

Kathryn viene incaricata di catturarlo, iniziando così un lungo inseguimento.

Romanzo thriller molto coinvolgente e psicologico, unica critica che mi viene da muovere, riguarda il personaggio che da’ il titolo al romanzo, che viene nominata un paio di volte nelle prime pagine e poi basta, avrei preferito un approfondimento maggiore.

Come già siamo stati abituati dall’autore, negli altri suoi romanzi, il ritmo narrativo è veloce e ben cadenzato, strutturato fin dalla prima pagina in modo da catturare l’attenzione, e tenerla alta per tutta la durata della lettura.

Anche lo stile è molto scorrevole, Deaver infatti usa un linguaggio abbastanza semplice, e quando per necessità di trama deve passare a dei tecnicismi, trova sempre il modo, tramite i suoi personaggi, di far sì che il tecnico di turno rispieghi il tutto con una terminologia terra terra, così da far capire chiunque.

Kathryn Dance, la protagonista del romanzo, è alla sua prima comparizione come protagonista principale, anche se l’avevamo già trovata in un’indagine condotta da Lincoln Rhyme, e questo caso sarà il primo di una lunga carriera, e di conseguenza di una serie di romanzi centrati su di lei.

Personaggio molto particolare, esperta di cinesica, a tratti un po’ insicura, ma di norma molto coraggiosa e testarda, sempre divisa tra il suo lavoro e il suo ruolo di madre vedova, viene sviluppata approfondendo tutte queste sfumature, che traspaiono dalle pagine e arrivano al lettore che non può fare a meno di immedesimarsi o provare una genuina simpatia, volendo essere al suo fianco e aiutarla a catturare il criminale che sta spandendo terrore tra la gente.

Anche Daniel Pell, nemesi del romanzo, viene approfondito sotto molti aspetti, specialmente quelli psicologici, facendoti fare un viaggio nella mente criminale di un individuo soprannominato il figlio di Manson per quando è stato creato subdolo, machiavellico e manipolatore. Una mente molto interessante e accattivante.

Un romanzo abbastanza funghetto, ma che lo si divora in tempo record, con la voglia, una volta finito, di proseguire con altri romanzi dell’autore.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Il fantasma di Canterville – Oscar Wilde – Crescere Edizioni 2014 – La via della voce audiolibri letto da Francesco D’emanuele

TRAMA

Il volume è composto da tre racconti scritti da Oscar Wilde tra il 1887 e il 1888. Ne Il fantasma di Canterville una famiglia proveniente dagli Stati Uniti acquista un castello in Inghilterra per trascorrervi le vacanze, ma il luogo è infestato dal fantasma di Sir Simon, un gentiluomo del Cinquecento... Ironico e spiritoso, il testo affronta le differenze tra la nuova cultura americana e l'antica civiltà inglese. 
Il principe felice, racconto amato da grandi e piccini, narra la storia della profonda amicizia tra una statua e una rondine, mentre Il delitto di lord Arthur Savile è dedicato alla capitale inglese e alla sua vita mondana e denuncia il vuoto e l'ottusità che si nascondono dietro la frivolezza dei salotti dell'alta società. Età di lettura: da 9 anni.

RECENSIONE

Inghilterra, fine ottocento.

Hiram Otis è l’ambasciatore degli Stati Uniti e, secondo la moda del momento, decide di comprarsi un castello in Inghilterra, e la sua scelta cade sul castello dei Canterville vicino alla cittadina di Ascot.

Al momento dell’acquisto Hiram viene messo in guardia che il castello è infestato dal fantasma di Sir Simon di Canterville, fatto morire di fame dai cognati dopo che lui uccise la moglie.

La famiglia Otis si compone da Hiram, la moglie Lucrezia, il figlio maggiore Washington, la figlia quindicenne Virginia e i due gemelli più piccoli Stelle e Strisce.

Appena si trasferiscono al castello, il fantasma inizia subito a far loro sentire la sua presenza, sperando di spaventarli e farli andare via, ma saranno invece Washington e i gemelli a torturarlo in ogni modo possibile e immaginabile, fino a quando Sir Simon non vede in Virginia la ragazza pura di animo che, come predetto da una profezia, spezzerebbe la maledizione che lo tiene sulla Terra.

Se in un primo momento si potrebbe pensare di avere tra le mani un racconto dell’orrore, una classica ghost story cupa e misteriosa, dobbiamo ricrederci fin da subito, perché il racconto è in realtà goliardico, umoristico e fantastico, nonostante abbia alla fine una morale molto profonda e seria.

L’audiobook dura circa un’ora, e lo si può ascoltare in qualsiasi momento, senza rischiare di perdere il gusto dell’atmosfera, e la voce di Francesco D’Emanuele, come sempre, è perfetta a trasmettere il messaggio e le atmosfere create dall’autore.

Un ascolto davvero strepitoso che consiglio a chiunque.

Micol Borzatta

Ascoltato su YouTube