RECENSIONE – Veleno – Podcast di Pablo Trincia e di Alessia Rafanelli uscito nel 2017

Nel 2015 Pablo Trincia viene a conoscenza di un terribile caso etichettato come di pedofilia e satanismo, che ha coinvolto 16 bambini che sono stati allontanati dalle proprie famiglie nel Basso Modenese.

La storia dei riti satanici della Bassa Modenese parte tutta da qui.
Un bambino di 7 anni che racconta le proprie paure e una psicologa che gli chiede se per caso abbiano a che fare con un funerale.
E chi era il capo della ‘banda dei diavoli’? Dario l’aveva detto: era ‘Giorgio il sindaco’, che però forse era un medico. E questo medico secondo il bambino aveva una tunica.
Ma sei sicuro che non fosse un prete? “Eh già” aveva risposto Dario. Da qui ad arrivare a Don Giorgio Govoni la strada è breve.
Dario però inizialmente dice di non conoscerlo, ma qualche tempo dopo cambia versione e lo accusa. Farà lo stesso con altre persone: prima non sa chi siano, oppure non conosce il loro nome, oppure le confonde con altri. Poi all’improvviso nella sua testa tutto diventa estremamente chiaro.
La maggior parte dei bambini coinvolti si comporterà in questo modo: prima diranno di non sapere, o di non ricordare, e poi, come per magia, ecco i volti e i nomi di persone che si troveranno la polizia in casa.

Siamo nel 1997, quando una famiglia, con grandi difficoltà economiche, perde la casa. Avendo tre figli, di cui l’ultimo di soli 3 anni, chiedono ai vicini di casa di occuparsi del più piccolo mentre cercano una nuova casa. Il piccolo, Dario, si trasferisce così a casa della signora Oddina e del marito Silvio che se ne prendono cura come se fosse figlio loro, quando il giorno di Santo Stefano i servizi sociali arrivano e lo portano via, portandolo prima in un centro per orfani e poi in una famiglia affidataria. Il piccolo ha cambiato 4 case in 5 anni, quando di colpo inizia a raccontare di aver subito violenza dal fratello, poi dal padre, poi dai vicini di casa, fino ad arrivare a raccontare che erano coinvolti anche altri bambini, altre famiglie, che venivano portati nei cimiteri a fare riti satanici e a uccidere neonati.

«Eravamo impauriti. Perché sapere che una mattina alle 5 puoi essere svegliato dalla polizia e portato in questura, e poi non vedere più i tuoi figli chiaramente è una cosa che ti fa paura, perché come è capitato a loro, se i bambini cominciano a parlare, cominciano a dire “ma io ho giocato con questo, sono con quell’altro” ed escono dei nomi, possono venire a cercare anche te.»

Il tutto veniva ascoltato da una psicologa, Valeria Donati, appena uscita dall’università che ha ritenuto corretto intervenire subito, facendo colloqui continui con Dario, nessuno dei quali registrato o trascritto, e successivamente con gli altri bambini che venivano man mano nominati.

I racconti vengono presi subito per veri, e su questi vengono inviati i carabinieri nelle varie famiglie, sempre di notte, poco prima dell’alba, a portare i genitori in caserma e, nel mentre, i servizi sociali portavano via i figli di nascosto.

Nessuno ha mai fatto indagini approfondite, si sono sempre solo basati sulla convinzione che i bambini non mentono mai, e quindi tutto quello che dicevano doveva essere vero. Altra cosa, venivano prese di mira solo famiglie con grandi disagi economici, poco istruiti, che non erano pratiche di cosa si dovesse fare durante un interrogatorio, quindi molto manipolabili, specialmente dopo averli spaventati penetrando nelle case a notte fonda e violentemente.

Il paese inizia a temere che i mostri non siano il prete, la maestra o i diavoli che di notte vanno nei cimiteri.
Forse in giro c’è una minaccia molto più grande per i bambini. Il vero pericolo non arriva con il calare del buio, ma alle prime luci dell’alba.

Più si fanno intensive le indagini di Trincia e più vengono fuori moltissime domande, sia scientifiche che morali. A livello scientifico viene subito da domandarci come ha fatto una dottoressa, la dottoressa Maggioni, a riscontrare ferite di violenze nelle bambine, quando altre dottoresse successivamente hanno riscontrato la mancanza totale di lacerazioni, addirittura la presenza di un imene integro, cosa che la dottoressa Maggioni spiegò con una frase assurda: “l’imene rincresce durante il primo ciclo mestruale”. Mancano anche testimonianze da parte di maestre, psicologi e medici di lesioni fisiche. Se i bambini venivano picchiati con spranghe, tubi, feriti con coltelli, picchiati con pugni e calci, come mai non avevano nemmeno un livido? Altre domande erano più sul lato morale, ovvero, come fanno dei bambini di 8-9 anni raccontare determinate violenze ridendo? Perché ogni volta che dicevano qualcosa, poi si rivolgevano per chiedere conferma verso gli assistenti sociali, chiedendo se avessero detto giusto? Perché determinate dichiarazioni sembravano lette o ripetute a memoria? Specie quelle dirette ai genitori come se fossero dei messaggi?

«Io ho già fatto la mia parte, adesso…
… Io ho sofferto, però adesso soffrirete voi…
… Cari genitori, voi mi avete fatto del male, molto, e io ho sofferto. Però adesso soffrirete voi…
… adesso soffrirete voi…»

Tempo dopo viene fuori che molti dei bambini erano stati mandati al Centro d’aiuto al bambino, un’associazione in cui lavorava proprio Valeria Donati e che riceveva dei soldi dallo stato per ogni bambini e bambina che ospitava al suo interno, e molti dei bambini vennero poi affidati a famiglie legate al centro e alla psicologa. Psicologa che è stata additata successivamente da uno dei bambini che avrebbe salvato, che ha dichiarato apertamente che dicevano le cose che gli mettevano in testa, che dicevano che dovevano dire, imboccandoli e manipolandoli.

«Si vede che sono condizionato da tutta la storia che c’è intorno… Si vede lontano un chilometro che sono suggestionato…»
Tutto quello che gli resta sono delle fotografie di una famiglia che non ha più, il senso di colpa che lo tormenta e una domanda, che lo assilla dall’alba del 12 novembre del 1998…
«Voglio capire chi mi ha rovinato la vita…»

Il podcast inizia facendoci credere che effettivamente ci sia stato un caso vero e terribile, ma il caso non è di genitori che hanno usato violenza, ma la violenza è stata fatta da coloro che dovevano proteggerli, che li hanno convinti al punto tale che Dario, successivamente, si è trovato ad accusare maestri della nuova scuola, il padre di un compagno di classe, un sindaco del nuovo paese in cui viveva, solo perché sapeva che così non doveva frequentarli, non capiva il danno che faceva, al punto che i giudici hanno dovuto dichiarare che non era un testimone affidabile. Ormai lo avevano manipolato talmente tanto che non sapeva più riconoscere il vero dal falso.

A oggi alcuni di quei bambini hanno capito cos’è successo e hanno cercato di riallacciare i rapporti con i parenti che il tempo non si è portato via, altri vorrebbero solo rivedere i fratelli da cui li hanno separati, ma che non possono rivedere perché ormai ognuno ha fatto la sua vita, altri però sono convinti che quei terribili fatti siano tutti veri, sono ancora convinti che i riti in cui uccidevano neonati siano veri, nonostante il tribunale abbia dichiarato che fossero tutti inventati, spinti a non voler riconoscere le vicende dai genitori affidatari e dagli psicologi che continuano a seguirli, sorvegliarli.

Una vicenda terribile che ha rovinato 16 bambini, le loro famiglie, e due paesini. Una vicenda che ha procurato troppe morti. Una vicenda piena di errori che nessuno vuole riconoscere perché vorrebbe dire dichiarare di aver sbagliato per vent’anni.

I toni del podcast sono molto educati, anche quando le affermazioni che si ricevono fanno venire solo rabbia, quando si legge che hanno dato a una bambina di 4 anni della bambina omertosa solo perché continuava a negare e non diceva quello che volevano sentirsi dire Donati e gli altri psicologi.

Dopo aver registrato il podcast, Trincia ha pubblica due anni dopo, nel 2019, il romanzo saggistico Veleno, e nel 2021 su Amazon Prime viene pubblicata la serie TV di Hugo Berkeley, sempre con il titolo Veleno. Sia libro che serie Tv le troverete recensite il 3 e 5 giugno su questo blog.

Micol Borzatta

Ascoltato sul sito della Repubblica.it

RECENSIONE – Silent Hill 4: The room – videogioco della Konami Computer del 2004

Silent Hill 4: The room è il quarto gioco della saga dedicata a Silent Hill, un gioco survivol horror sviluppato da Konami Computer nel 2004. È il diretto seguito di Silent Hill 2, anche se sarebbe un prequel in cui troviamo molti personaggi che abbiamo già incontrato nel secondo gioco della serie.

A differenza dei precedenti Silent Hill, questo quarto numero si differenzia in tantissime cose, la prima in assoluto che la maggior parte del gioco, non ambientato nell’Otherworld, si svolge dentro a una singola stanza, da qui il nome The room. Una stanza, l’appartamento 302, che, come dalla foto sopra, ha la porta completamente bloccata da catene e lucchetti di cui non abbiamo la chiave.

In questo gioco impersonifichiamo Henry Townshend, un ragazzo di più di vent’anni, timido e introverso, al punto tale che nonostante viva da due anni nel suo appartamento, non conosce nessuno, un inquilino del palazzo, Richard Braintree, lo definisci colui che abita di fronte a me. L’unica che a volte salutava era la sua vicina di appartamenti, quando gli capitava di incontrarla per il corridoio. È appassionato di fotografia, infatti casa sua è piena di quadri in cui ci sono le sue foto, adora leggere, non per niente la sua scrivania è ingombra di libri, e ha tantissimi album di ritagli in cui ha la mania di collezionare informazioni varie.

L’ambientazione principale sono i South Ashfield Hieghts, un complesso di appartamenti nella città di Ashfield, situata non molto lontana da Silent HIll. L’edificio è a forma di U, permettendo così a ogni inquilino di vedere cosa facciano gli altri in casa loro, semplicemente affacciandosi alla propria finestra. Il complesso negli anni è sempre stato abitato da persone disagiate, maniaci, stalker, assassini e via dicendo.

Il custode del complesso è Frank Sunderland, lavoro che ha da più di quarant’anni, ovvero ha iniziato quando il complesso è stato costruito. Ha visto tantissime cose avvenire in quel complesso, e di alcune ne ha anche fatto parte. Come ad esempio quando trova un neonato nell’appartamento 302 abbandonato dai genitori, che sono spariti non si sa dove, e decide di portarlo all’orfanotrofio Wish House che si trova a Silent Hill, dopo aver però tenuto, nascosto nella sua stanza, il suo cordone ombelicale. Come scriverà sul suo diario. Frank è il padre di James Sunderland, il protagonista di Silent Hill 2.

All’orfanotrofio, gestito dall’Ordine, il neonato viene chiamato Walter Sullivan, e gli viene fatto il lavaggio del cervello, fino a fargli credere che sua madre sia l’appartamento 302. Non che ci vivesse ma che fosse proprio l’appartamento. Essendo soggiogato dalla setta, per lui era una cosa normale, così quando Dahlia Gillespie, che abbiamo incontrato in Silent Hill, continua a ripeterglielo, lui le crede ciecamente. Da bambino Walter si presenta molte volte al complesso, e all’appartamento 302, per cercare sua madre, senza mai trovarla ovviamente. In queste visite veniva sempre spaventato da Richard Braintree, un tipo molto violento che si divertiva a pestare la gente a sangue. Crescendo Walter deciderà di dover uccidere 21 persone, chiamate i 21 Sacramenti, per sacrificio a Dio e poter liberare in questo modo il Paradiso.

Come dicevo noi impersonifichiamo Henry che abita nell’appartamento 302, e per questo motivo attirerà su di sé l’odio di Walter, che non vuole nessuno a vivere in quell’appartamento, essendo esso sua madre.

Un giorno Henry si ritrova segregato in casa. Alla porta ci sono una marea di catene e lucchetti, le finestre sembrano sigillate, i vicini non lo sentono quando urla per chiedere aiuto. Nessuno sembra interessarsi della sua sparizione, tranne Eileen Galvin, la vicina che a volte salutava quando la incontra nel corridoio.

Eileen Galvin, la vicina di casa di Henry, è una ragazza di circa 23 anni, abita nell’appartamento 303 da prima che arrivasse Henry, infatti conosceva anche il precedente inquilino, ucciso da Walter perché abitante dell’appartamento 302. Nel complesso è l’unica anima pura tra tutti gli inquilini, infatti riesce ad andare d’accordo con tutti, è ben voluta anche da Richard e si prodiga a prendersi cura di tutti, per questo che quando si accorge della sparizione di Henry si preoccupa e cerca di aiutarlo. Proprio questa sua purezza la renderanno una potenziale vittima di Walter.

Passano cinque giorni. Giorni in cui Henry è sempre rinchiuso e non può fare nulla, quando all’improvviso trova nel bagno un buco. Henry decide di entrare in questo buco, sperando che lo conduca all’esterno, ma verrà solamente trasportato nell’Otherworld. Strani luoghi in cui vivono strani mostri e creature pericolose, e dove incontrerà le vittime di Walter, per la precisione dalla sedici alla diciannove.

I mostri che incontriamo nell’Otherworld sono i fantasmi. Non sono altro che le anime tormentate delle vittime di Walter, escono dai muri e laschino grosse macchie di sangue dietro di loro, per poi fluttuare intorno a Henry cercando di ucciderlo.

Quando abbiamo finito tutto nell’Otherworld, e siamo scampati a Walter, incontreremo a casa il Conjurer. Un essere umanoide che esce dalle pareti dell’appartamento. Sembrerebbe essere il vero corpo di Walter Sullivan, ma anche la sua incarnazione demoniaca, dopo che i resti di Walter sono stati murati in una parete dentro all’appartamento.

Durante il gioco scopriremo tutta la storia di Walter, lo conosceremo in varie fasi di età, e capiremo molto più a fondo le motivazioni che lo hanno spinto a diventare il serial killer che conosciamo noi.

La narrazione nel gioco è abbastanza lineare, ogni parte si sussegue all’altra senza svincoli, una dopo l’altra, portando così il giocatore a potersi concentrare sulla storia di fondo più che sul gameplay.

Insieme al secondo sono i capitoli che mi sono piaciuti di più della saga.

Micol Borzatta

Guardato su Twitch

SEGNALAZIONE – Il re che fu, il re che sarà. Il ciclo completo del Re in eterno – T. H. White – Mondadori 2021

Titolo: Il re che fu il re che sarà
Autore: T. H. White
Editore: Mondadori
Collana: Oscar draghi
Anno edizione: 2021
Formato: Tascabile
In commercio dal: 25 maggio 2021
Pagine: 768 p., Rilegato

TRAMA:

Una tetralogia ormai divenuta un classico, che racconta la vita del mitico re Artù, allevato da Merlino in un mondo magico e meraviglioso e destinato a un futuro di gloria.

Splendida epopea tratta dalle antiche leggende bretoni, questo libro ci porta nel regno incantato di Camelot, tra cavalieri, principesse, animali parlanti, uomini volanti… Un universo di stupefacenti creature che da generazioni affascina l’immaginazione di lettori di ogni età.

AUTORE:

Terence Hanbury White fu uno scrittore britannico. Laureato a Cambridge, è famoso soprattutto per la tetralogia Re in eterno.

SEGNALAZIONE – La repubblica del drago – R. F. Kuang – Mondadori 2021

Titolo: La repubblica del drago
Autore: R. F. Kuang
Traduttore:Sofi Hakobyan
Editore:Mondadori
Collana:Oscar fantastica
Anno edizione: 2021
Formato: Tascabile
In commercio dal: 25 maggio 2021
Pagine: 624 p., Rilegato

TRAMA

Donna. Guerriera. Arma. Dea.

Già tre volte nella sua storia il Nikan ha dovuto combattere per sopravvivere alle sanguinarie Guerre dei papaveri. Il terzo conflitto si è appena spento, ma Rin, guerriera e sciamana, non può dimenticare le atrocità che ha dovuto commettere per salvare il suo popolo. E ora sta scappando, nel tentativo di sfuggire alla dipendenza dall’oppio e agli ordini omicidi della spietata Fenice, la divinità che le ha donato i suoi straordinari poteri. Solo un desiderio la spinge a vivere: non vuole morire prima di essersi vendicata dell’Imperatrice, che ha tradito la sua patria vendendola ai nemici. E l’unico modo per farlo è allearsi con il signore di Lóng, discendente dell’ultimo Imperatore Drago, che vuole conquistare il Nikan, deporre l’Imperatrice e instaurare una repubblica. Né l’Imperatrice, né il signore di Lóng, però, sono ciò che sembrano. E più Rin va avanti, più si rende conto che per amore del Nikan dovrà usare ancora una volta il potere letale della Fenice. Non c’è niente che Rin non sia disposta a sacrificare per salvare il suo paese, e ottenere la sua vendetta. Così si getta di nuovo nella lotta. Perché in fondo lottare è ciò che sa fare meglio.

L’AUTORE

Rebecca F. Kuang è una scrittrice fantasy cino-americana.

Il suo primo romanzo, The Poppy War, è stato pubblicato nel 2018, seguito dal sequel The Dragon Republic nel 2019.

Kuang ha vinto il Compton Crook Award, il Crawford Award, e nel 2020 il Astounding Award for best writer, oltre a essere stata finalista per Nebula, Locus, e World Fantasy Awards per il suo primo romanzo.

RECENSIONE – Silent Hill 3 – videogioco della Konami Computer del 2003

Silent Hill 3 è il terzo capitolo della saga dedicata a Silent Hill, e il seguito diretto di Silent Hill. È stato sviluppato dal Team Silent della Konami Computer nel 2003. La più grande differenza da tutti gli altri Silent Hill è che il personaggio principale, quello con cui giochiamo, è un personaggio femminile. L’unico capitolo della saga con questa caratteristica.

Silent Hill 3 è ambientato negli anni 2000, ovvero diciassette anni dopo gli eventi di Silent Hill, dove Harry Mason, dopo aver vissuto mille vicissitudini per trovare la figlia Cheryl, vede quest’ultima unirsi ad Alessa per combattersi a vicenda e dare vita a Heather.

Heather Mason, è la reincarnazione di Cheryl Mason e Alesa Gillespie, e viene appunto affidata neonata a Harry Mason alla fine di Silent Hill. Scappati dalla città i due si trasferiscono a Portland, ma dopo essere stati trovati da un membro dell’Ordine, che Harry ha dovuto uccidere, hanno dovuto scappare e nascondersi. È così che Harry cambia il nome alla neonata: Originariamente infatti l’aveva chiamata Cheryl come la prima figlia, ma glielo cambia in Heather per evitare di essere nuovamente trovati.

Ormai Heather ha diciassette anni, è una teenager, e vive una vita quasi spensierata, fino a quando un giorno, mentre è al centro commerciale a fare una commissione per il padre, si addormenta e inizia ad avere un incubo in cui si trova in uno strano parco dei divertimenti di Silent Hill. L’ambiente è costituito da grate arrugginite e sporche di sangue, dove terribili creature cercano di ucciderla. Heather scappa, ma l’unica via possibile sono le montagne russe, dove viene travolta dal carrello della giostra.

Heather si sveglia di soprassalto e chiama subito il padre per avvisarlo che sta rientrando a casa. Mentre si avvia per strada viene avvicinata da Douglas Cartland, un investigatore privato assunto dall’Ordine per trovarla. Heather cerca di scappare, scavalcando una finestra del bagno, ma trova la strada sbarrata da entrambi i lati. Decide così di rientrare per trovare un’altra strada, ma il centro commerciale è cambiato, si ritroverà infatti nella versione dell’Otherworld.

L’edificio è infestato da strani esseri che si muovono lentamente, molto grossi e rumorosi, dalle fattezze semi umane, che emettono strani ruggiti. Si chiamano Closer e rappresentano il ricordo degli abusi che Alessia Gillespie aveva subito dalla madre, e sono uguali ai mostri disegnati da Alessa da piccola.

Mentre cerca di scappare da questi mostri incontra Claudia Wolf, una donna di circa trent’anni e sacerdotessa dell’Ordine, che le spiega di essere stata una grande amica di Alessa, infatti la considerava quasi una sorella, e che ha preso il posto della madre Dhalia Gillespie per far rinascere il Dio, e per farlo ha bisogno che Heather si ricordi di lei e, soprattutto, si ricordi di chi è in realtà in modo da risvegliare il suo potere.

Mentre Claudia parla, Heather inizia a soffrire di un fortissimo mal di testa, così si allontana entrando in un ascensore, dove però viene attaccato da un altro mostro, il Split Worm, un verme gigante color lavanda che con la sua morte le permette di tornare nel mondo reale. Questo mostro ha varie simbologie, nella prima rappresenta Heather che partorisce il Dio, in un’altra rappresenta l’atto sessuale che porterebbe Heather a partorire il Dio. In tutti i casi è legato all’orrore che ha Heather al pensiero di essere usata come un’incubatrice.

Tornata a casa Heather scopre il cadavere del padre. Con l’aiuto di Douglas decide di andare a Silent Hill per vendicarlo e chiudere una volte per tutte i conti con l’Ordine. Prima di andare, Douglas le consegna una mappa che ha ricevuto da Vincent Smith.

Vincent Smith è anche lui un sacerdote dell’Ordine, quasi coetaneo di Claudia, e testimone degli abusi che questa subiva dal padre. La sua visione relativa alla rinascita del Dio, però, è completamente diversa da quella di Claudia e tiene a ricordarlo ogni volta che viene incontrato.

Mentre è a Silent Hill Heather fa la conoscenza anche di altri due personaggi: Stanley Coleman e Leonard Wolf.

Di Stanley Coleman si sa solo quello che si scopre dai suoi diari sparsi per tutto l’ospedale dell’Otherworld, e che Heather trova durante le sue esplorazioni. Era un ex paziente ed era ossessionato da lei. Ai giorni del gioco non si sa se sia morto o ancora vivo da qualche parte.

Leonard Wolf invece è il padre di Claudia. Anche lui ex membro dell’Ordine. Dopo aver perpetrato abusi e violenze sulla figlia, viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Il suo aspetto con il tempo è cambiato, ricorda quello di un rettile, cambiato perché corrotto dall’Otherworld, che lo ha fatto diventare un mostro fuori come lo è sempre stato nell’animo.

Ovviamente incontra anche un gran numero di mostri, che sono di due specie in particolare, le infermiere e il Missionary.

Le Infermiere sono diverse dagli altri capitoli che abbiamo giocato. Queste sono un po’ più umane, anche se il loro volto è sfigurato. Rappresentano l’odio di Alessa per gli ospedali, in special modo quello verso Lisa Garland di Silent Hill, ma anche l’avversione di Heather per quei luoghi.

Il Missionary è un mostro umanoide, molto alto, ma sembra essere una marionetta che eseguisce gli ordini di qualcun altro. Ha indosso un camice da macellaio e due lame molto lunghe che sembrano la continuazione delle mani. Questo mostro rappresenta come vede i componenti dell’Ordine Heather, ma anche come potrebbero essersi ridotti gli ex componenti dell’Ordine a causa dell’influenza e della corruzione di Silent Hill.

Tutta la storia si basa sul fatto che Heather debba affrontare il suo passato per poter finalmente vivere il futuro in tranquillità, perché se crediamo di poter fuggire da noi stessi lasciando che il passato venga affrontato da qualcun altro, non riusciremo mai ad andare avanti, perché nessuno può scappare da se stesso, dal suo passato e dalla sua vita.

Micol Borzatta

Guardato su Twitch

ARTICOLO – Pausa causa malattia

Buongiorno lettori,

come avrete visto oggi non è uscita la recensione quotidiana, riuscirete a vedere solo quelle di domenica perché programmate già da tempo, così potete seguire la saga di Silent Hill.

Il motivo di questa pausa inaspettata è a causa di malattia.

Purtroppo è da una settimana che ho una fortissima tonsillite che mi ha rallentato nelle letture, ma da due giorni, la febbre è salita molto e mi sta bloccando totalmente a letto e mi ha bloccato qualsiasi possibilità di leggere, perché non riesco a tenere la testa concentrata.

Ovviamente è solo una pausa momentanea, ritornerò presto con nuovissime recensioni e riprenderò i ritmi di prima, per ora vi chiedo di avere un po’ di pazienza.

Un abbraccio a tutti voi lettori e ci rileggiamo molto presto.

Micol Borzatta

RECENSIONE – Tell me why – videogioco della Dontnod Entertainment del 2020

Videogioco di genere avventura grafica, con assenza di combattimenti, sviluppato da Dontnod Entertainment, gli sviluppatori di Life is strange, e distribuito nel 2020.

Siamo a Delos, in Alaska, un paesino tranquillo immerso nella natura, atmosfere innevate, orizzonti mozzafiato, dove gli abitanti sanno tutto di tutti e dove il passato non si dimentica mai.

Alyson e Tyler Ronan sono due gemelli che dieci anni prima sono rimasti orfani, perché sembrerebbe che Tyler abbia ucciso la madre, e per questo sia finito in riformatorio, mentre Alyson è stata cresciuta dallo sceriffo.

Fin da subito sappiamo che Tyler ai tempi della vicenda era Ollie, e che mentre stava pagando per le sue azioni, ha fatto anche un processo di transizione per cambiare sesso.

I due gemelli quando si rivedono, nonostante sia passato moltissimo tempo, riescono a ritrovare la loro connessione speciale, una concessione che permette loro di comunicare mentalmente, come se avessero un dono soprannaturale.

I due devono mettere in vendita la casa materna, ma per farlo devono prima svuotarla, questo li porterà a intraprendere un’indagine sul loro passato e sugli eventi che dieci anni prima hanno cambiato la loro vita per sempre.

Gioco davvero emozionante che ci porta a fare un viaggio interiore con i protagonisti, affrontando temi molto forti e sensibili, come la transizione di sesso, il rapporto familiare, i legami e, soprattutto, i pregiudizi che si hanno verso chi non capiamo e riteniamo diverso.

Una storia che fa piangere, ridere, urlare, insomma ci porta a vivere mille emozioni e che, se capita fino in fondo, ci porta a riflettere sul nostro modo di comportarci con il prossimo.

Atmosfere create alla perfezione ci permettono un’immersione totale che ci aiuterà ad affrontare i bivi di trama, in cui dovremo scegliere noi quale strada percorrere, con ancora più sentimento e naturalezza, come se fossimo noi i protagonisti.

Un gioco incredibile, della cui tipologia ce ne dovrebbero essere molti.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – Silent Hill 2 – videogioco della Konami Computer del 2001

TRAMA:

“Nei miei sogni agitati, vedo questa città. Silent Hill. Avevi promesso che mi ci avresti riportata, ma non l’hai mai fatto”.

James Sunderland legge queste parole su una lettera che ha appena ricevuto. Gliel’ha spedita sua moglie Mary, e viene dalla piccola cittadina di Silent Hill.

James è sconvolto.

Sua moglie è infatti morta tre anni prima, stroncata da una grave malattia.

“Io ti sto aspettando a Silent Hill, nel nostro posto speciale”.

James non ci crede. È uno scherzo crudele. Amava molto sua moglie, ed è stato devastato dall’averla perduta.

Eppure… se fosse vero? Se Mary fosse davvero ancora viva e lo stesse aspettando a Silent Hill?

James parte e raggiunge il lago Toluca, sulla cui sponda sorge la piccola cittadina, perennemente avvolta dalla nebbia. È deciso a trovare Mary, o almeno una spiegazione a quanto sta succedendo. La città lo chiama, e lui non può resistere. È roso dal dolore… ma forse c’è dell’altro.

James entra nella città, che sembra deserta, salvo che per poche persone: ad esempio Angela, che è in città per ritrovare sua madre, oppure Maria, una spogliarellista che lavora al night club Heaven’s Night, e che assomiglia in maniera disarmante a Mary.

Piano piano, l’atmosfera si fa oscura, si sentono strane sirene suonare lontano, e tutto diventa marcio e arrugginito. Strani orrori e inquietanti creature faranno la loro apparizione davanti agli occhi di James, in un crescendo di delirio che lo avvolgerà come nebbia fino all’inquietante finale.

Chi ha scritto la lettera? Dov’è davvero Mary? Soprattutto, cosa vuole Silent Hill da James Sunderland?

James
Maria

RECENSIONE:

Silent Hill 2 è un gioco horror survival del 2001, inizialmente per Playstation 2, successivamente per Xbox e Computer.

Nel 2012 è stata prodotta una versione ad alta definizione per Playstation 3 e Xbox 360.

Nonostante sia ambientato a Silent Hill, non è un seguito diretto di Silent Hill, e molti degli eventi che accadranno verranno spiegati in Silent Hill 4: The room, in cui troveremo gli antefatti di molti personaggi.

Dopo solamente un mese dall’uscita il gioco ha venduto più di un milione di copie, aggiudicandosi un’accoglienza molto positiva dal pubblico e dalla critica, grazie alle sue atmosfere e ai temi trattati, più che il sistema di controllo.

Il gioco è tutto in terza persona, con una telecamera semi-mobile che segue il protagonista, stando sempre alle sue spalle. Semi-mobile perché in molti punti diventa fissa e non possiamo vedere cosa accade attorno a noi, creando grande disagio al giocatore.

I finali sono ben sei, quattro sono ottenibili solamente finendo il gioco, di cui uno solo in modalità Replay, e gli altri due sono bonus. Uno solo dei due finali bonus è presente su Xbox.

Durante tutto il gioco incontreremo diverse creature che cercheranno di ucciderci, creature grottesche, tutte con sembianze femminili, o fatti di parti di corpi femminili, tranne uno, Pyramid Head, l’unico mostro maschile e che spesso si incontra mentre è in atteggiamenti particolari con gli altri mostri prima di ucciderli.

Ogni mostro ha una sua particolarità, legata al luogo dell’incontro ma, soprattutto, all’inconscio di James.

I primi che incontriamo sono i Patient Demon, ricordano delle persone con una camicia di forza che copre anche la testa che spruzzano acido da una lunga ferita che si apre sul torace, e rappresentano la sofferenza di James.

Poi ci sono i Mannequin, manichini fatti unendo la parte inferiore del corpo femminile, ottenendo due gambe sormontate da altre due gambe, e rappresentano i desideri sessuali di James, e vengono spesso violentate da Pyramid Head, prima di essere poi tagliate in due.

I successivi sono le Nurse Demon, infermiere senza volto armate da un’asta di ferro che ricorda il palo delle flebo, e si riferiscono al periodo di degenza in ospedale di Mary.

I Creeper, giganteschi scarafaggi gialli che attaccano solo quando si è in spazi ristretti.

Poi è la volta dell’Underhanger, un mostro che si attacca sotto le grate metalliche che attacca con lunghi tentacoli, e rappresenta l’angoscia di James.

Poi c’è il Doorman, una creatura dall’aspetto di una porta con protuberanze umane, questa volta è una rappresentazione della psiche di Angela e non di James.

Infine abbiamo Pyramid Head, la nemesi di James per tutto il gioco. Si incontra molte volte e non è mai possibile ucciderlo fino alla fine. La sua arma è un’enorme picca o coltello. Inizialmente lo si vede sfogarsi su due Mannequin, poi dopo aver provato ad attaccare James, si sfoga su Maria, per poi incontrarne due alla fine del gioco che dovremo combattere. Questo mostro è molto controverso, sembrerebbe rappresentare James stesso, il suo senso di colpa, il suo io interiore con cui deve fare i conti.

La storia di fondo è molto coinvolgente e interessante, è lo sviluppo dell’elaborazione del lutto, ma anche un affrontare se stessi, il proprio senso di colpa, le proprie colpe, e un prendere coscienza delle proprie azioni per affrontare le conseguenze. Temi molto forti che il giocatore si trova ad approfondire e vivere in molteplici sfumature, fino ad arrivare alla rivelazione finale che porterà a porsi mila e mila domande a cui potremo rispondere in svariati modi, perché non troveremo una risposta certa alla fine del gioco.

Un’esperienza davvero interessante sia affrontata come giocatore che come semplice spettatore, infatti è possibile trovare gameplay sia su YouTube che su molti canali Twitch.

Micol Borzatta

Guardato su Twitch

RECENSIONE – Parasite Eve 3. The 3rd Birthday – videogioco della Square Enix del 2010

Terzo capitolo della saga, sviluppato dalla Square Enix e uscito ben dieci anni dopo il secondo, nel 2010. Action RPG in terza persona ed è uno spin off della serie.

Manhattan, Vigilia di Natale 2012.

Uno strano sciame di creature, chiamate Babele, sbuca da sotto terra distruggendo la città e uccidendo chiunque si trovino davanti.

Alle sue radici ci sono delle forme viventi attorcigliate, Twisted che attaccano e consumano gli esseri umani.

Dopo un anno da quando iniziano questi attacco, viene costitituito il CTI, di cui è membro Aya Brea, che era stata rinvenuta svenuta, e in abito da sposa, davanti alla cattedrale St. Thomas due anni prima.

Aya non ricorda nulla, e la sua personalità sembra cambiata, così che il dottor Hyde Bohr decide di studiarla per poterla poi, successivamente appunto, inserirla nel corpo di forze speciali.

Aya ha infatti la capacità di trasferire la sua anima in altri corpi, e Bohr vuole utilizzare queste sue doti per farla andare anche indietro nel tempo così da poter prevenire qualsiasi catastrofe futura e presente.

Terzo capitolo uscito solamente per Playstation portable, rispecchia molto i temi di Assassin’s Creed, infatti l’idea di trasferirsi in un altro corpo andando anche nel passato non è propriamente originale.

La storia del gioco è molto incasinata e ripetitiva, e troppo similare a quella di dieci anni prima, risultando così poco accattivante e spesso noiosa.

Non mi è piaciuta nemmeno la scelta che i vestiti di Aya si distruggano quando viene colpita durante i combattimenti, rimanendo letteralmente in mutande e reggiseno, cosa che non serviva proprio per nulla.

Tra i tre capitoli è quello che mi è piaciuto meno e che ha rovinato la serie che era perfetta con i due capitoli precedenti.

Micol Borzatta

Visto gameplay su Youtube

RECENSIONE – Parasite Eve 2 – videogioco della Squaresoft del 1999

Secondo capitolo della saga dedicata a Parasite Eve, è stato sviluppato dalla Squaresoft nel 1999.

Aya Brea è diventata una Hunter, ovvero un’agente investigativa della M.I.S.T., una sezione speciale dell’FBI che investiga sui fenomeni legati ad attività di creature neo-mitocondriali a Los Angeles.

Sono passati tre anni dalle sue avventure contro Eve a New York, e gli avvistamenti delle cellule neo-mitocondriali, gli NMC, sono sempre più radi, quando una sera vengono chiamati per un attacco avvenuto al centro commerciali Akropolis Tower.

Mentre indagano e soccorrono i clienti del centro commerciale, trovandoli quasi tutti ormai trasformati, scoprono che anche un’altro personaggio, un misterioso uomo dalla forza incredibile, sta creando i NMC per distruggerli.

Aya ha uno scontro violento con la figura misteriosa, e al suo rientro al MIST viene inviata nel deserto del Mojave per delle indagini, e allontanata dal caso del centro commerciale.

Nel frattempo si scopre che questi nuovi NMC hanno un dispositivo nella testa che permette a qualcuno di controllarli a distanza.

Aya deve distruggere a tutti i costi la base di ricerca nel deserto, ma le scoperte che farà nel tentativo di farlo saranno tremende.

Secondo capitolo, che riprende molti dei fatti del primo, permettendo così di essere giocato anche da chi non ha avuto modo di giocarlo, con un gameplay molto similare al primo e una storia ugualmente incredibile, che ha fatto sì che all’epoca fosse molto apprezzato, proprio come il primo.

Anche questa volta l’invecchiamento non è stato favorevole al videogioco, infatti se giocato oggi potrebbe risultare non ugualmente coinvolgente, ma per l’epoca era una vera perla.

Micol Borzatta

Giocato su Playstation