ARTICOLO – Quattro chiacchiere su… Elisabetta Gnone

Elisabetta Gnone nasce a Genova il 13 aprile 1965. Finiti gli studi classici, nel 1990, inizia a lavorare per la The Walt Disney Company per poi diventare giornalista due anni dopo.

Tra i suoi lavori c’è una collaborazione con Topolino e a mensili come Bambi, Cip & Ciop, Minni & Co. e La Sirenetta, finché nel 1997 lancia il mensile Winnie the Pooh.

Sempre nel 1997 crea le W.I.T.C.H., una serie che diventa un successo talmente grande da diventare un cartone animato il televisione.

Nel 2005 crea Fairy Oak, che attualmente siamo al decimo libro, ed è una saga che parla di un mondo del tutto reale in cui vivono non magici, che come dice la parola non hanno la magia, e magici, coloro che utilizzano la magia. I magici sono divisi tra magici della luce e del buio, e tutti e tre i gruppi vivono insieme, interagiscono insieme in armonia e more. Tutta la storia è raccontata direttamente dalla voce di una fatina baby sitter, ed è una lettura adatta sia a un pubblico molto giovane ma anche a un pubblico adulto, sia che sappia ancora sognare sia non lo sappia più fare, perché lo impara leggendo le storie.

Con il volume Addio a Fairy Oak vince la dodicesima edizione del premio letterario Terre del Magnifico.

Nel 2015 pubblica il primo volume della trilogia Olga di Carta, serie che sinceramente non ho ancora letto, e che narra la storia di questa bambina che spiega l’importanza di raccontare le storie, approfondendo temi come la fragilità, la vulnerabilità e dell’imperfezione.

Fairy Oak. Il segreto delle gemelle

Il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, un mondo incantato, romantico, avventuroso, allegro e commovente, che ha conquistato il cuore di milioni di lettori nel mondo.

Fairy Oak è un villaggio magico e antico nascosto fra le pieghe di un tempo immortale. A volerlo cercare, bisognerebbe viaggiare fra gli altopiani scozzesi e le brughiere normanne, nelle valli fiorite della Bretagna, tra i verdi prati irlandesi e le baie dell’oceano.

Il villaggio è abitato da creature magiche e uomini senza poteri, ma è difficile distinguere gli uni dagli altri, poiché maghi, streghe e cittadini comuni abitano le case di pietra da tanto di quel tempo che ormai nessuno fa più caso alle reciproche stranezze e tutti si somigliano un po’. A parte le fate, che sono molto piccole, luminose e… volano. Questa storia è raccontata da una di loro e narra l’avventura straordinaria di due sorelle gemelle, Vaniglia e Pervinca…

Fairy Oak. L’incanto del buio

Un amore indissolubile, un segreto terribile e un’unica, possibile salvezza. Il secondo emozionante capitolo della trilogia.

Il Nemico cinge d’assedio Fairy Oak e il suo potere si fa ogni giorno più forte. L’antica alleanza fra Luce e Buio vacilla. Tuttavia un legame appare indissolubile, quello che unisce Vaniglia e Pervinca, le streghe gemelle, uguali e opposte, Luce e Buio nello stesso sangue. Su quel legame, il Nemico calerà la sua scure. Saprà resistere Pervinca all’incanto del buio? Da questo dipende la salvezza dei Magici e dei Nonmagici.

Fairy Oak è un antico villaggio incantato, cresciuto attorno a Quercia, il grande albero fatato da cui prende il nome. A Fairy Oak i Magici della luce e del buio hanno stretto alleanza e vivono in armonia con i Nonmagici. Ma il tempo della pace sembra destinato a finire, perché un antico nemico è tornato in cerca di rivincita. Il Signore del Buio vuole governare il mondo nell’oscurità e il suo potere si fa ogni giorno più forte. L’antica alleanza tra Luce e Buio vacilla. Tuttavia un legame appare indissolubile, quello che unisce Vaniglia e Pervinca, le streghe gemelle, uguali e opposte, Luce e Buio nello stesso sangue. Su quel legame il Nemico calerà la sua scure. Saprà resistere Pervinca all’incanto del buio? Da questo dipende la salvezza dei Magici e dei Nonmagici della Valle… Età di lettura: da 8 anni.

Fairy Oak. Il potere della luce

Tutto sembra perduto. Eppure la Luce deve ancora mostrare il suo potere e l’amore nasconde un segreto. L’ultimo avvincente capitolo della trilogia.

Il piano del Signore del Buio è riuscito: la paura del tradimento divora Fairy Oak e costringe Pervinca a fuggire. Le gemelle sono divise… l’antica alleanza tra Luce e Buio è spezzata. Le difese dei magici crollano, la guerra è perduta. Ma forse non tutto è come appare.

La guerra travolge la valle di Verdepiano. Gli abitanti di Fairy Oak organizzano la difesa, ma il dubbio avvelena i loro animi: il Nemico è riuscito a insinuarsi tra le gemelle? L’Antica Alleanza tra Luce e Buio è spezzata? Nonostante l’affetto di Vaniglia, Pervinca è costretta a fuggire ed è allora che il Nemico sferra l’ultimo attacco. Le mura di Fairy Oak sembrano resistere, ma il Signore del Buio ha in serbo una sorpresa che sconvolgerà gli assediati… Forse però non tutto è come appare. La Luce deve ancora mostrare il suo immenso potere e l’amore nasconde ancora un segreto. Si conclude con questo emozionante episodio il lungo racconto di Felì, la piccola fata luminosa che veglia sulle streghe gemelle di Fairy Oak. Età di lettura: da 8 anni.

Fairy Oak. Capitan Grisam e l’amore

Una storia di mare, di ragazzi intrepidi e d’amore.

«In quel momento decisi che avrei raccontato alle mie compagne quattro misteri di Fairy Oak, uno per ogni sera per quattro sere, dopo di che non avrei più parlato del passato. La prima sera parlai d’amore, la seconda di mirabolanti incantesimi, la terza di amicizia, la quarta sera raccontai un addio.»

In una grotta segreta, nascosta fra le cascate ghiacciate dall’inverno, cinque giovani amici aprono un antico baule e liberano una storia che per molti anni era stata chiusa e dimenticata, volutamente dimenticata!

Un mistero avvolge il passato di colui che diceva d’essere un comandante valoroso e toccherà a  Vaniglia e Pervinca e al giovane mago Grisam, alla buffa Flox, e all’intera Banda del Capitano scoprire la verità su William Talbooth. Pochi indizi, inattese scoperte e laconici ricordi aiuteranno i ragazzi a ricomporre i pezzi di un passato sepolto che a tratti appare oscuro e addirittura spaventa. Eppure, l’immagine che lentamente si ricomporrà davanti agli occhi meravigliati delle gemelle e dei loro compagni, ciò che esce dalla nebbia del mistero, sembra avere gli occhi e il sorriso dell’amore. Chi era davvero il Capitano? E da chi stava tornando quando la sua nave ha fatto naufragio davanti alle coste del villaggio fatato? E perché da quando il baule è stato aperto tutti sembrano avere una storia d’amore da raccontare? Il finale è lieto, ma non privo di sorprese e una soprattutto farà battere il cuore di Vaniglia… Età di lettura: da 8 anni.

Fairy Oak. Gli incantevoli giorni di Shirley

Una storia di sublimi incantesimi e mirabolanti avventure.

«Di quei giorni incantati, di strabilianti magie, di cuori palpitanti e coraggiosi, di sorprendenti incontri e del mistero del bosco raccontai alle mie compagne, la seconda sera…»

A Fairy Oak è finalmente giunta la primavera. L’aria profuma di narcisi, di giornate lunghe e di giochi. Ma anche di pioggia. E infatti piove, diluvia, grandina perfino!

Per lunghi, interminabili giorni. Menomale che c’è Shirley Poppy a sollevare gli animi dei giovani del villaggio, con un nuovo, intricato mistero. Nascosto nel laboratorio di sua zia, infatti, la giovane e potentissima strega, ha trovato un ricettario molto, molto strano. Non a uova e farina si fa cenno nelle antiche pagine sgualcite, ma a spade di sale, a pezzi di cielo, a cuori di pietra e a un segreto, il Segreto del Bosco. Decisa a scoprire di cosa si tratta, Shirley coinvolge le gemelle Vaniglia e Pervinca e tutta la Banda del Capitano in una serie di mirabolanti avventure. Sarà pericoloso, i ragazzi lo sanno, ma ciò che vedranno e impareranno li ripagherà di ogni ferita e paura. Per sempre. Età di lettura: da 8 anni.

Fairy Oak. Flox sorride in autunno

Una storia di amicizia, di danze bizzarre e di colori.

«Le avrei fatte ridere, perché il terzo racconto era divertente. E ora che conoscevano i protagonisti, avrebbero riso ancora di più immaginandoli mentre ballavano la Danza delle Follie di Stagione. Di quella e di amicizia raccontai la terza sera…»

Succede sempre così, un giorno di settembre, qualcuno commette una stranezza più strana delle solite stranezze,e da quel momento, per un mese, a volte due, da Fairy Oak è bandita la normalità.

La chiamano La Danza delle Follie di Stagione. È esilarante quel che avviene in quei giorni e bellissimo, perché ciascuno sembra dare davvero il meglio di sé quanto a fantasia, forza, abilità e… stravaganza. Anche gli alberi non scherzano, l’intera Valle sembra stregata. E Flox ha una teoria al riguardo: basta guardare gli occhi di chi danza per capire che… Lasciamolo dire a Flox, questo mistero lo svelerà lei, la ragazza arcobaleno, l’amica del cuore di Vì e Babù. Questa storia è dedicata a lei e all’amicizia, quella che ovunque ti volti te la ritrovi davanti e qualche volta ti lascia i lividi.E non solo sulla pelle… Età di lettura: da 8 anni.

Fairy Oak. Addio, Fairy Oak

Una storia allegra e commovente di un incontro magico e…

«… di un addio struggente. Di questo e della mia vita di Fairy Oak raccontai alle mie compagne l’ultima sera.»

Felì è tornata a casa. Nei quindici anni che ha trascorso lontano, ha sempre scritto alle compagne rimaste a casa, descrivendo il villaggio, le bambine e tutte le incredibili avventure che viveva con loro e i loro fantastici amici. Al punto che ora le fate vogliono saperne di più, desiderano che lei racconti ancora, anzi, che non smetta mai!

Chiedono altre storie, nuovi aneddoti, di sapere tutto del villaggio della Quercia Fatata e dei suoi abitanti. Felì accetta di buon grado e promette quattro nuovi racconti: le permetteranno di restare in compagnia dei suoi ricordi e di rivivere quei bellissimi giorni. Sì, ma per quanto ancora? Prima o poi dovrà separarsi dal passato e affrontare il futuro. Lei lo sa, e ora, che manca solo un racconto, sente il cuore batterle forte: riuscirà a dire addio a Fairy Oak? La sua ultima storia è intensa e commovente, e tuttavia cela un mistero, e svela una profezia… Età di lettura: da 8 anni.

Fairy Oak. Un anno al villaggio. Il diario di Vaniglia e Pervinca

Un libro pieno di illustrazioni e racconti per ogni mese dell’anno. 

Un diario nient’affatto segreto, a cui le gemelle Vaniglia e Pervinca hanno affidato le ricette di famiglia, i compiti per le lezioni di Magia, le regole dei giochi da fare nelle giornate di pioggia e i resoconti delle avventure vissute nelle giornate di sole, e naturalmente i loro piccoli segreti. Un diario in cui tutti sono invitati a scrivere, anche le lettrici, per conservare i loro ricordi ed entrare a far parte del mondo incantato di Fairy Oak. Età di lettura: da 8 anni.

Fairy Oak. La storia perduta

«Le radici dei popoli sono come le radici degli alberi: consolidano il terreno per le generazioni future. E ogni storia perduta, o dimenticata, può contenere molte verità.»

Il tempo è passato e molte cose sono cambiate a Fairy Oak, e così capita di immalinconirsi riguardando vecchie fotografie davanti a un tè, ricordando vecchi amici e grandi avventure. Ma quando i ricordi approdano all’anno della balena, i cuori tornano a battere e i visi a sorridere. Che anno fu!

Cominciò tutto con una lezione di storia, proseguì con una leggenda e si complicò quando ciascun alunno della onorata scuola Horace McCrips dovette compilare il proprio albero genealogico. Indagando tra gli archivi, le gemelle Vaniglia e Pervinca, con gli amici di sempre, si mettono sulle tracce di una storia perduta e dei suoi misteriosi protagonisti. E mentre il loro sguardo ci riporta nella meravigliosa valle di Verdepiano, si consolidano vecchie amicizie, ne nascono di nuove, si dichiarano nuovi amori e si svelano sogni che diventano realtà.

Fairy Oak. Il destino di una fata

Suoni, segreti e inattese verità di una valle e di un villaggio pieni d’incanto.

Una nuova voce, quella dell’autrice, ci racconta la storia di Fairy Oak. Sa molte cose e moltissime ne svela, arricchendo il dipinto che ritrae il popolo della Valle di Verdepiano di dettagli assai curiosi e di nuove, inaspettate sfumature. Il nuovo romanzo di Elisabetta Gnone rivela tutti i segreti (o quasi) della comunità, buffamente assortita, che convive serenamente nel villaggio della Quercia Fatata.

In questi anni all’autrice sono state rivolte tante domande e curiosità a proposito della saga, e ha pensato che un libro potesse colmare quei vuoti e risolvere quei dubbi che in tanti sentono ancora d’avere riguardo i suoi abitanti. Poiché l’autrice sa tutto di questa storia, ed è una voce fuori campo, può svelare segreti, entrare in dettagli e raccontare aneddoti e situazioni che i suoi personaggi non possono conoscere o riferire. Per esempio Elisabetta sa quando Grisam Burdock s’innamorò di Pervinca Periwinkle – il momento esatto – e quando il cuore del giovane inventore Jim Burium diede il primo balzo per la sorella di Pervinca, Vaniglia. Sa cosa pensò la fata Felì la prima volta che vide dall’alto il piccolo villaggio affacciato sul mare ed è soprattutto di lei che vi narra, del primo e dell’ultimo anno che Sefeliceleisaràdircelovorrà passò a Fairy Oak, e di quei pochi istanti in cui si compie il destino di una fata. Un destino comune a molti, come scoprirete…

Olga di carta. Il viaggio straordinario

Finalista del Premio Bancarellino 2016

Olga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d’aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Vero? Falso? La saggia Tomeo, barbiera del villaggio, sostiene che Olga crei le sue storie intorno ai fantasmi dell’infanzia, intrappolandoli in mondi chiusi perché non facciano più paura.

Per questo i racconti di Olga hanno tanto successo: perché sconfiggono mostri che in realtà spaventano tutti, piccoli e grandi. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di trasformarla in una bambina normale, di carne e ossa. Il viaggio fu lungo e avventuroso: Olga s’imbatté in un venditore di tracce, prese un passaggio da un ragazzo che viveva a bordo di una mongolfiera e da un altro che attraversava il mare a remi. Più volte rischiò la vita, si perse, ma fu trovata da un circo. E quando infine trovò la maga, solo allora la bambina di carta comprese quante cose fosse riuscita a fare…

Olga di carta. Jum fatto di buio.

Tutti sapevano che Olga amava raccontare bene le sue storie oppure non le raccontava affatto, e quando la giovane Papel attaccava un nuovo racconto la gente si metteva ad ascoltare…

È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più.

È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. Dopo Olga di carta – Il viaggio straordinario, ritorna la vita del villaggio di Balicò con una storia che ne contiene tante, come in un gioco di scatole cinesi, come in una farmacia d’altri tempi piena di cassetti da aprire per tirare fuori la medicina giusta per ciascuno di noi. Per i lettori di tutte le età.

Olga di carta. Misteriosa

Per diventare splendidi adulti bisogna restare un po’ bambini.
Il terzo libro della serie “Le storie di Olga di carta”: una grande avventura tra realtà e fantasia

Cosa significa diventare grandi? E come si fa? «Crescere è una faccenda complicata» direbbe il professor Debrìs, e Olga lo sa bene: per rassicurare una giovane amica, che di crescere non vuole sentire parlare, le racconta la storia di una bambina a cui i vestiti stavano sempre troppo grandi, anche se l’etichetta riportava la sua età, o la sua taglia, e che saltava nei disegni per fuggire dalla realtà.

La storia di Misteriosa è la storia di chi fatica a trovare il proprio posto nel mondo, fugge da responsabilità e doveri, incapace di assumersene il carico, e combatte strenuamente per restare fanciullo. È anche, però, la storia di una bambina che non si arrende. Una storia che farà ridere, pensare e spalancare gli occhi per lo stupore; e che rassicurerà Olga, i suoi amici e i lettori di tutte le età su un punto, che è certo: per diventare splendidi adulti occorre restare un po’ bambini. Per i lettori di tutte le età.

Micol Borzatta

REVIEW PARTY – Le streghe in eterno – Alex E. Harrow – Mondadori 2021

TRAMA

"Sono terrorizzata e sono terrificante. Sono spaventata e sono qualcosa da temere."

Nel 1893 non esistono streghe. Un tempo sì, c'erano, negli oscuri giorni selvaggi prima che iniziassero i roghi, ma adesso la stregoneria è solo una questione di graziosi incantesimi e filastrocche e vecchi racconti per bambini. Se le donne vogliono avere una qualsivoglia forma di potere, devono cercarla nell'urna elettorale.
Ma quando le sorelle Eastwood – James Juniper, Agnes Amaranth e Beatrice Belladonna – entrano nell'Associazione per le Donne di New Salem, iniziano a chiedersi se, recuperando antiche parole dimenticate, non sia possibile trasformare quello delle suffragette da un movimento di donne a un movimento di streghe. Inseguite da ombre e morbi, perseguitate da forze che vogliono impedire a una strega di votare – e forse persino di vivere –, le sorelle dovranno immergersi nell'antica magia, tessere nuove alleanze e recuperare il legame che le unisce. Perché le streghe non esistono, ma esisteranno. Le streghe in eterno è un racconto potente che parla di sfide, sorellanza, e del diritto di voto.

RECENSIONE

Siamo alla fine dell’800 a New Salem, precisamente nel 1893.

Iniziano le prime rivolte delle Suffragette per i diritti delle donne, contrastate dal Movimento delle Donne Cristiane, che vogliono rimanere sottoposte all’uomo, con l’accusa che le Suffragette sono delle streghe.

In questa ambientazione si svolgono le vicende delle tre sorelle Eastwood: James Juniper, Agnes Amaranth e Beatrice Belladonna.

Fin da bambine le tre sorelle erano molto unite, ma diventate adulte le due più grandi, Agnes e Beatrice, hanno preso la loro strada lasciando la sorella minore con il padre violento, e dimenticandosi totalmente della magia, fino a un fatidico giorno.

Sono passati sette anni da quando le sorelle maggiori se ne sono andate di casa, il padre è morto, e Juniper viaggia per il mondo scappando dalla polizia, quando si imbatte in un gruppo di Suffragette e, mentre le ascolta, sente uno strano vento, compare una torre nera con una porta con un simbolo particolare sulla porta.

La torre viene vista da tutti, e mentre sono distratti dalla visione, le tre sorelle si ritrovano riunite grazie a un incantesimo lanciato involontariamente da Beatrice.

Sui giornali iniziano a uscire articoli che accusano le Suffragette di stregoneria, Juniper si iscrive al gruppo sperando così di trovare delle compagne con cui riprendere l’uso della magia, ma le sue speranze vengono bloccate fin da subito.

Juniper però rimane convinta che solo la magia potrà aiutare il movimento e farla riunire alle sue sorelle.

Un romanzo che tocca temi molto importanti, dal rapporto tra sorelle alla lotta delle Suffragette, fino ad arrivare a quello dell’ottusità che voleva impedire alle donne di emanciparsi.

Purtroppo il ritmo della narrazione è troppo lento per riuscire a catturare l’attenzione del lettore e avvicinarlo ai temi, rendendolo partecipe e coinvolto, rendendo la lettura molto faticosa, e il tutto viene aggravato dalla lunghezza del testo.

Un vero peccato perché le descrizioni e gli approfondimenti relativi ai personaggi, alle ambientazioni e ai fatti storici sono veramente fatte bene, peccato per quel ritmo noioso da saggio scolastico che rovina davvero tutta la lettura. Eppure nel primo romanzo della Harrow, Le diecimila porte di January, il ritmo narrativo era scorrevole, aveva la pecca di una scrittura un po’ immatura, qui abbiamo una notevole crescita nello stile narrativo, ma un calo del ritmo.

Un romanzo che avrebbe saputo donare davvero tanto e insegnare ancora di più se solo sviluppato meglio.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Cranston & Crane – Alessio Filisdeo – Nativi Digitali 2021

TRAMA

«L'odio ci ha permesso di perseverare e prosperare, di fronteggiare minacce che, disgiunti, non avremmo mai potuto scongiurare.»
Alle soglie del XXI secolo, Cranston e Crane, spietati vampiri amalgamatisi al tessuto sociale moderno, regnano incontrastati sulla città di New Orleans, spalleggiati dall'insolente signorina Varens.
Violenza, denaro e corruzione li hanno elevati dal ruolo di vili mercenari a quello di oscuri Principi statunitensi. Tuttavia il prezzo del potere è stata la libertà, l’asservimento a un mostro millenario i cui complotti minacciano ora di distruggere l’utopistica tirannia dei due non-morti.
E mentre il futuro bussa alle porte dei dannati, un vecchio nemico risorge in cerca di vendetta, pronto a reclamare le teste dei Bastardi di Delilah…
Dopo “Fairfax & Coldwin”, celebrazione del romanzo gotico, Alessio Filisdeo ritorna con “Cranston & Crane”, un grottesco carosello degli orrori fatto di subdole maledizioni, tenebrose creature immortali e sordide macchinazioni.
Abbassate le luci. Mettetevi comodi. La resa dei conti ha inizio.

RECENSIONE

«Potreste essere re. Potreste essere Dei. Potreste essere ogni cosa.» Sussurrò Delilah avvicinandosi ai dannati, danzando quasi sotto la pioggia: «Se solo…»
«Se solo?»
«Se solo vi uniste a me.» Carezzò il pettorale d’acciaio di Mauthier, sfiorando con la punta delle dita la guancia scarna di Lacroix.
Quella donna era pericolosa. Questo capirono i due Fratelli. Emanava uno strano magnetismo animale, ed era feroce. Aveva appetito. Un appetito enorme, vorace. Per il potere.
«Vedo infinite potenzialità, in voi.» li prese per mano ella, senza incontrare la minima resistenza: «Vedo rivalità, antagonismo, opportunismo e mancanza di moralità. Voi siete puri. Siete oltre la religione, al di là di credi, stendardi e secoli.» tacque un istante, osservandoli mentre loro la osservavano: «Siete giunti a me in cerca di conio, ma io posso darvi di più, molto di più.»

Il romanzo si apre con un avvenimento del passato, ovvero il primo incontro tra Delilah e i due vampiri che saranno poi i nostri protagonisti, per poi fare un enorme salto temporale.

Londra, capodanno tra il 1999 e il 2000.

Georgiana De Winter, la vampira che nello scorso volume Fairfax e Coldwin avevano rinchiuso nel suo castello in un sonno eterno, si risveglia e viene liberata da una squadra di nuovi Templari, che volevano catturarla per farsi dare varie informazioni, ma il loro unico risultato è quello di fornirle il sangue sufficiente per riprendersi fisicamente dopo due secoli di torpore.

Due secoli che per lei non esistono, infatti fino a quando non arriva in piazza e legge uno striscione su un campanile in cui si festeggia l’arrivo dell’anno 2000, lei pensa di essere ancora nel 1809, e la scoperta la sconvolge completamente, specialmente quando capisce che la piccola Blanche debba essere morta da più di un secolo ormai.

Questo pensiero le accentua la sua sete di vendetta nei confronti dei due vampiri maledetti da Delilah, che nel frattempo sono diventati, da due secoli e per diritto di conquista, i Principi di New Orleans, insieme a Blanche che è ancora viva.

Come per il primo volume anche questa volta abbiamo una storia di base molto carina e coinvolgente, in cui il mistero che gira attorno a Blanche aumenta, infatti nonostante sia umana è ancora viva, e diventa molto più forte e interessante il mistero del vampiro millenario che la protegge.

Le ambientazioni sono sempre molto ben descritte, possiamo sentirci veramente tra le vie di New Orleans, anche se non l’abbiamo mai visitata, ma i personaggi troviamo le stesse figure stereotipate del primo volume, e anche questa volta forti richiami ad altri romanzi.

Se nel primo volume si puntava molto sulle figure di Stoker e di Anne Rice, in questo ritroviamo molte similitudini con The Vampire diaries di Lisa Jane Smith di cui hanno fatto anche una lunghissima serie televisiva.

Infatti in questo volume i due vampiri protagonisti ricordano, sia per come interagiscono fra di loro, sia per comportamenti con gli altri, ai due fratelli Salvatore, Stephan e Damon, mentre Georgiana De Winter ricorda la figura di Katherine Pierce, creando le stesse sensazioni del primo volume, ovvero di curiosità e interesse verso questa opera per chi non l’ha letta o vista, ma di troppo già visto per chi la conosce bene e non è un novizio del genere.

In ogni caso anche questa volta abbiamo un volume che sa come farci svagare e distrarre, sa trasportarci in una città che amo alla follia, New Orleans, regalandoci ore intense.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – Fairy Oak. Il destino di una fata – Elisabetta Gnone – Salani 2021

TRAMA

Suoni, segreti e inattese verità di una valle e di un villaggio pieni d'incanto.

Una nuova voce, quella dell'autrice, ci racconta la storia di Fairy Oak. Sa molte cose e moltissime ne svela, arricchendo il dipinto che ritrae il popolo della Valle di Verdepiano di dettagli assai curiosi e di nuove, inaspettate sfumature. Il nuovo romanzo di Elisabetta Gnone rivela tutti i segreti (o quasi) della comunità, buffamente assortita, che convive serenamente nel villaggio della Quercia Fatata.
In questi anni all'autrice sono state rivolte tante domande e curiosità a proposito della saga, e ha pensato che un libro potesse colmare quei vuoti e risolvere quei dubbi che in tanti sentono ancora d'avere riguardo i suoi abitanti. Poiché l'autrice sa tutto di questa storia, ed è una voce fuori campo, può svelare segreti, entrare in dettagli e raccontare aneddoti e situazioni che i suoi personaggi non possono conoscere o riferire. Per esempio Elisabetta sa quando Grisam Burdock s'innamorò di Pervinca Periwinkle – il momento esatto – e quando il cuore del giovane inventore Jim Burium diede il primo balzo per la sorella di Pervinca, Vaniglia. Sa cosa pensò la fata Felì la prima volta che vide dall'alto il piccolo villaggio affacciato sul mare ed è soprattutto di lei che vi narra, del primo e dell'ultimo anno che Sefeliceleisaràdircelovorrà passò a Fairy Oak, e di quei pochi istanti in cui si compie il destino di una fata. Un destino comune a molti, come scoprirete…

RECENSIONE

Ultimo romanzo della saga di Fairy Oak in cui possiamo trovare quasi tutti i nostri amici, i ricordi di quelli che abbiamo perduto durante il corso del tempo, e le atmosfere, i profumi e i sapori che abbiamo amato.

Come sempre il volume è in carta riciclata, come è avvenuto per tutti i volumi della saga, con un lungo inserto a metà di pagine con foto, immagini, disegni e appunti tutto a colori, e intervallati a tutta la lettura troviamo le ricette del padre delle nostre amate gemelle.

La storia è abbastanza lineare, nonostante non racconti un singolo periodo della cittadina, ma segue un pochino la vita di una fata tata, da quando nasce a quando finisce il suo incarico, e in questo modo veniamo a conoscenza anche di molti retroscena che fino a questo momento non sapevamo molto perché vivevamo le storie da altri punti di vista.

Come sempre una lettura adatta sia ai piccoli, ma anche ai grandi, una lettura che sa conquistare i cuori di tutti, e che non mancherà di farci piangere alla sua fine, sia perché ci siamo ricordati delle perdite subite durante il tempo, sia perché ci tocca ancora una volta salutare, forse per sempre, Fairy Oak e tutti i suoi abitanti.

Purtroppo non posso dire molto della storia perché ogni capitolo è, a modo suo, una risposta alle migliaia di domande che i fan hanno posto all’autrice e qualsiasi cosa io dica sarebbe spoiler, ma se avete amato i primi volumi della saga, non potete non leggere anche questo.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Notte americana – Marisha Pessl – Bompiani 2015

TRAMA

In una notte di ottobre, la giovane e bella Ashley Cordova viene trovata morta in un magazzino abbandonato di Lower Manhattan. Anche se il caso viene archiviato come suicidio, Scott McCrath, giornalista investigativo con anni di esperienza alle spalle, sospetta che ci sia molto di più dietro. Scavando nelle strane circostanze che segnano la vita e la morte di Ashley, McGrath finisce per scontrarsi con l'eredità del padre della ragazza: il leggendario regista di film horror di culto Stanislas Cordova, un uomo che non appare in pubblico da oltre trent'anni. 
E anche se in molti hanno scritto sugli oscuri, inquietanti film del regista, dell'uomo non si sa nulla, o quasi. Già in passato McGrath aveva cercato di far luce su questo personaggio, ottenendo però di distruggere solo il suo matrimonio e la sua carriera. Ma ora rischia di perdere molto di più. Così, guidato dalla vendetta, dalla curiosità, ma anche dalla sete di verità, McGrath viene risucchiato sempre più nel mondo ipnotico e misterioso di Stanislas Cordova.

RECENSIONE

Siamo ai giorni nostri e la storia si apre con la notizia di una morte, quella di Ashley Cordova, la figlia di un famosissimo regista molto discusso, intorno alla cui figura è stato costruito un mistero enorme, anche grazie al fatto che non si mostra mai in pubblico, nemmeno per ritirare l’oscar o per il funerale della figlia.

A indagare ci si ritrova Scott McGrath, un giornalista investigativo caduto in disgrazia dopo che anni prima ha perso moglie, figlia e carriera a causa delle sue indagini proprio su Cordova, indagini che sono andate a rotoli dopo una strana telefonata che doveva essere la soffiata definitiva, ma che invece era una trappola per screditarlo.

Ad aiutarlo ci saranno due ragazzi, Nora e Hopper, entrambi hanno avuto modo di conoscere Ashley e non possono accettare che la sua morte sia dichiarata un suicidio, perché non rispecchia chi fosse la giovane Cordova.

Le indagini ci portano in mille direzioni, dalla nobiltà ai bassifondi, dall’ambiente legato alla musica e al cinema a quelli collegati alla magia nera e alle maledizioni, ma cos’è successo veramente ad Ashley?

Non ti avevo avvertito, McGrath, che catturare Cordova era come cercare di intrappolare ombre in un barattolo? Volevi la verità? Eccotela. Sono scatole dentro scatole dentro scatole. Che cosa ti dava la certezza di poter mai capire Cordova? Che i suoi interrogativi avessero una risposta?

La scrittura è molto particolare, ben ritmata e con un linguaggio adatto a qualsiasi tipo di lettore.

Nonostante le ambientazioni molto cupe e oscure, il romanzo può conquistare sia appassionati di horror e thiller, ma anche chi non li apprezza.

Le descrizioni e le caratterizzazioni sono visive e minuziose, ci si sente dentro al libro, al fianco dei personaggi, e siamo chiamati a indagare in prima persona.

La storia è raccontata in modo molto lineare e quando si devono trattare eventi fuori dal periodo storico, invece di usare flash back, si usano dei documenti, il romanzo infatti è pieno di articoli di giornali, mail, rapporti, ricerche nel dark web, forum, chat, inserti che oltre ad arricchire il volume, intrigano e catturano ancora di più il lettore che ha la sensazione di aver fatto anche lui, per davvero, le ricerche.

La voce narrante è quella di Scott, tutto in prima persona, rivelandoci così le informazioni man mano che vengono scoperte anche da lui, e non ci permette di conoscere nulla che saprebbe solo un narratore esterno onnisciente.

Il finale del romanzo è una lunga spiegazione di come sono andati realmente gli eventi e di come molto spesso, quando non si conoscono esattamente tutti i fatti, ci si possa far manipolare e credere anche a cose assurde, specie se chi abbiamo davanti è un bravo manipolatore, o semplicemente come spesso le cose non sono esattamente come appaiono, ma molto più complesse.

Un romanzo coinvolgente che conquista dalla prima all’ultima pagina.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Fairfax & Coldwin – Alessio Filisdeo – Nativi Digitali 2017

TRAMA

"L’odio li aveva uniti, e l’odio continuava a tenerli uniti. Non era la necessità, non era la fiducia né la fedeltà, tantomeno l’amicizia. Ma puro, incontaminato e primordiale odio reciproco."
Primi anni dell’Ottocento. Le Guerre Napoleoniche stringono l’Europa in una morsa opprimente, generando miseria e povertà.  
Fairfax e Coldwin, feroci vampiri con indosso la pelle di insospettabili gentiluomini, imperversano per le strade di Londra commettendo atrocità di ogni sorta, impazienti di abbandonare il Vecchio Continente per cominciare una nuova non-vita nelle Americhe. Ma attraversare l’oceano costa caro, e il prezzo pattuito prevede il rapimento di una misteriosa bambina, celata nei recessi della Francia bonapartista. Antichi rancori, tradimenti, duelli all’ultimo sangue e fughe rocambolesche: presto le due empie creature della notte si ritroveranno invischiate in una fitta rete di intrighi, intrappolate tra le spire del loro scomodo passato.“Fairfax & Coldwin”, di Alessio Filisdeo, segna il ritorno di un XIX secolo più gotico che mai, cupo e grottesco, traboccante di subdoli personaggi e inquietanti rivelazioni. Abbassate le luci. Mettetevi comodi. Il viaggio ha inizio

RECENSIONE

Odio.
L’odio li aveva uniti, e l’odio continuava a tenerli uniti.
Non era la necessità. Non era la fiducia né la fedeltà, tantomeno l’amicizia. Ma odio.
Puro, incontaminato, primordiale e feroce odio reciproco.
Il fare cerimonioso, l’eccessiva formalità, la freddezza degli sguardi, le parole dette e soprattutto quelle non dette.
Fairfax e Coldwin.

Il romanzo si apre in Francia nel 1799.

Siamo in un teatro e Margot Varens ha appena finito il suo spettacolo, ottenendo un grande successo, ma quando arriva in camerino la sua felicità sparisce.

I suoi colleghi la odiano, specialmente le donne, e il suo capo cerca di violentarla nel camerino, quando arriva uno strano individuo che, dopo aver messo fuori gioco il capo di Margot, le propone un patto: siccome lei è rimasta, incredibilmente, incinta da un suo dipendente che, a causa della sua posizione doveva essere sterile, e visto che il suddetto dipendente è morto a causa di un incidente in mare, lui si sarebbe preso cura di lei e della bimba che sarebbe nata.

Margot in un primo momento non sa cosa fare, ma poi accetta.

Salto temporale, siamo a Londra nel 1809, Fairfax e Coldwin vengono assunti per uccidere una strega, ma poco dopo scoprono che la sua morte li porterà a diventare servitori del Principe di Londra, devono ritrovare una bambina umana molto importante.

Quando però trovano la bambina le cose si complicano, perché entra in gioco un vampiro molto più potente di chiunque abbiano mai incontrato, e loro sono molto antichi, che impone loro di proteggere la bambina: Blanche Pauline Varens.

«È la nostra maledizione.» sorrise Fairfax, tra le braccia di Morfeo: «La nostra condanna. Ricordate… le sue parole?»
«Eterni nemici…»
«Eterni rivali… E in eterno si… odieranno.»
Il torpore li invase. Persero conoscenza laddove si trovavano.
Il mondo non aveva più peso.
Solo l’odio resisteva, poiché esso li aveva uniti, ed esso soltanto li avrebbe tenuti in vita.
Ora e per sempre.

Il romanzo è molto interessante, e grazie alla sua brevità e al suo ritmo molto veloce si legge in pochissimo tempo.

Le descrizioni dei luoghi sono fatti davvero bene, è possibile visualizzarli durante la lettura, facendo un bellissimo viaggio indietro nel tempo, ma per i personaggi il discorso è molto diverso.

La storia di base è intrigante e permette uno svago perfetto, il mistero che gira intorno a Blanche è ben strutturato e porta il lettore a divorare le pagine una dietro l’altra senza mai fermarsi, però per il mio gusto ci sono un paio di problemi.

Il primo problema è la scelta dell’autore di creare personaggi troppo stereotipati. Appena compare un nuovo personaggio, dopo nemmeno mezza frase si capisce già com’è e come si comporterà. Una scelta che ha saputo gestire bene, realizzando degli stereotipi davvero perfetti, e in molti casi portati anche all’estremo, ma è una scelta che purtroppo non va molto d’accordo con il mio gusto personale.

Il secondo problema che ho riscontrato, sempre solo per il mio gusto personale, è il richiamo ad altre opere famose del passato, ad esempio la strega Mina ricorda molto il personaggio omonimo di Dracula di Bram Stoker, il Principe Mayfair alla saga di Anne Rice Le streghe Mayfair, la piccola Blanche è la versione umana di Claudia di Intervista con il vampiro, e la gerarchia dei Principi e dei loro poteri il gioco di ruolo Vampire the Masquerade. Rimandi che possono essere interessanti per chi non ha mai letto o giocato i titoli menzionati, perché effettivamente invoglia a conoscerli, ma che trasmettono una sensazione di troppo già visto a chi non è alle sue prime letture nell’ambito dei vampiri.

Un testo che sa essere comunque molto piacevole e sa far passare ore di svago in ambientazioni del passato fantastiche.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

ARTICOLO – Quattro chiacchiere su… Riley Sager

Riley Sager è un ex giornalista, editor e graphic designer. Ora è un autore a tempo pieno: il primo thriller di Riley, Final Girls – Le sopravvissute (Giunti Editore), è diventato un bestseller nazionale e internazionale e il suo secondo libro, The Last Time I Lied è stato un bestseller del New York Times. Dal suo ultimo romanzo, Lock Every Door, si sta scrivendo un adattamento per una serie TV mentre da questo A casa prima di sera sarà tratto un film prodotto da Sony Pictures in collaborazione con la 21 Laps di Shawn Levy che ha prodotto la serie TV Stranger Things.

Nato in Pennsylvania, Riley ora vive a Princeton, nel New Jersey. Quando non sta lavorando al nuovo romanzo, gli piace leggere, cucinare e andare al cinema il più possibile.

In Italia sono arrivati solo 2 dei suoi romanzi. Il primo The final girls non mi era piaciuto molto, l’ho trovato noioso, troppo prevedibile e per niente entusiasmante, mentre il secondo romanzo, A casa prima si sera, l’ho amato follemente, molto psicologico e coinvolgente.

The Final Girls

Tre protagoniste che non sempre dicono la verità. Un thriller in cui non ci si può fidare davvero di nessuno. Una suspense crescente

Tre ragazze molto diverse, che hanno una sola cosa in comune: sono le uniche sopravvissute a tre orribili massacri. Si chiamano Quincy, Samantha e Lisa. Non si sono mai incontrate, ma la stampa le ha riunite sotto lo stesso nome: Final Girls. Sono passati dieci anni da quel weekend a Pine Cottage, dove Quincy e i suoi amici avrebbero festeggiato il compleanno di Janelle.

Finché la vacanza non si è trasformata in un film horror: un uomo fa irruzione nella baita e ammazza tutti i presenti. Tutti tranne Quincy, che con il vestito rosso di sangue riesce miracolosamente a fuggire tra gli alberi, incrociando i fari dell’auto di un poliziotto. Adesso Quincy ha una vita normale, un fidanzato, un blog di cucina, ma soffre ancora di attacchi di panico e non ricorda quasi niente di quella notte, nemmeno la faccia del killer. Samantha invece si è nascosta chissà dove per sfuggire alla pressione dei media, mentre Lisa, vivace e brillante, ha scritto un libro, e la sua faccia compare su tutti i social. Così, quando la ragazza viene ritrovata con le vene tagliate, Quincy non può credere che si sia uccisa. E i dubbi aumentano quando alla sua porta ricompare all’improvviso Samantha: a cosa mira e cosa ha fatto in tutto questo tempo? Può veramente fidarsi di lei? Adesso sono rimaste soltanto in due, e qualcuno sembra intenzionato a portare a termine ciò che ha iniziato molto tempo prima…

A casa prima di sera

«Com’era vivere in quella casa?» Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì tre settimane prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro di saggistica intitolato La casa degli orrori (House of Horrors). La sua storia di eventi spettrali e incontri con spiriti maligni è diventata un fenomeno mondiale, rivaleggiando con The Amityville Horror in popolarità e scetticismo.

Oggi, Maggie è una restauratrice di case antiche ed era troppo piccola per ricordare gli eventi menzionati nel libro di suo padre. In più non crede a una parola: i fantasmi, dopotutto, non esistono. Quando Maggie eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per a ristrutturarla e prepararla per la vendita. Ma il suo ritorno è tutt’altro che caloroso. Persone del passato, raccontate in La casa degli orrori, si nascondono nell’ombra. E la gente del posto non è entusiasta del fatto che la loro piccola città sia diventata famosa grazie al successo del libro del padre di Maggie. Ancora più inquietante è la stessa Baneberry Hall, un luogo pieno di cimeli di un’altra epoca che suggeriscono una storia dalle tinte oscure. Mentre Maggie sperimenta strani eventi usciti direttamente dal libro di suo padre, inizia a credere che ciò che lui ha scritto, fosse più realtà che finzione.

Micol Borzatta

REVIEW PARTY – Il filo avvelenato – Laura Purcell – Mondadori 2021

TRAMA

Per tutti gli amanti della letteratura gotica, un racconto da brivido dedicato al male celato dietro il volto dell'innocenza.

«Se fossi stata un maschio niente di tutto questo sarebbe accaduto. Non avrei mai preso in mano un ago, non avrei mai scoperto il mio potere.»
Gran Bretagna, prima metà dell'ottocento. Dorothea Truelove è giovane, bella e ricca. Ruth Butterham è giovane, ma povera e consumata da un segreto oscuro e terribile. Un segreto che rischia di condurla alla forca. I loro destini si incrociano alla Oakgate Prison, dove Ruth è rinchiusa in attesa di processo per omicidio e dove Dorothea si dedica ad attività caritatevoli; soprattutto, qui la ragazza trova il luogo ideale per mettere alla prova le neonate teorie della frenologia – secondo cui la forma del cranio di una persona spiega i suoi peggiori crimini – che tanto la appassionano. L'incontro con Ruth fa però sorgere in lei nuovi dubbi, che nessuna scienza è in grado di risolvere: è davvero possibile uccidere una persona usando solo ago e filo? La storia che la prigioniera ha da raccontare – una storia di amarezze e tradimenti, di abiti belli da morire – scuoterà la fede di Dorothea nella razionalità e nel potere della redenzione.

RECENSIONE

Siamo in Gran Bretagna nella prima dell’ottocento, e seguiamo la vita di due ragazze.

La prima è Dorothea Truelove, una ragazza ricca e di buona famiglia, appassionata dello studio della frenologia, la scienza che dichiara che si può capire se una persona è un delinquente esclusivamente dalla forma del suo cranio. Figlia di una cattolica e di un protestante, orfana di madre, deve affrontare le difficoltà causate dall’epoca che vuole che le donne non frequentino le carceri, nemmeno per beneficienza, che non vuole che affrontino determinati tipi di studi e, soprattutto, non possono avere fame di conoscenza.

La seconda è Ruth Butterham, una ragazza povera, di soli sedici anni, e incarcerata con l’accusa di aver ucciso la sua padrona. Ruth è convinta che fin da quando ha undici anni può uccidere le persone semplicemente con ago e filo, come quando per sbaglio ha ucciso la sorellina neonata. Dopo che Ruth ha cucito un piccolo angelo argentato sulla copertina della piccola, questa è morta a causa della difterite, malattia conosciuta all’epoca come angelo strangolatore, da qui la convinzione di Ruth di aver evocato lei l’angelo cucendolo sulla copertina. Da quel momento la mente di Ruth ha un crollo e le sue convinzioni non sono propriamente la verità.

Tuttavia la vita non è mai bianca o nera, ma piena di sfumature, e quali sfumature sono nascoste nella verità di Ruth?

La narrazione del romanzo è strutturata a capitoli alterni, in cui seguiamo le vite di Dorothea e di Ruth raccontate in prima persona da loro stesse.

I capitoli di Dorothea li ho trovati inizialmente interessanti, ma poi, man mano che Ruth raccontava la sua vita, sono diventati superficiali e noiosi, per carità trasmettono perfettamente la tipologia di problemi e di pensieri che riempiono la testa di una ragazza dell’alta società, e proprio per questo verrebbe da gridarle in faccia di smetterla, che i veri problemi sono altri e che lei si sta comportando da bimba viziata.

Tutt’altro genere invece i capitoli di Ruth, si divorano come farebbe un naufrago davanti a un banchetto, e risultano sempre troppo corti, si vorrebbe che non smettesse mai di raccontare, la si vorrebbe prendere tra le braccia e cullarla per tranquillizzarla, per rassicurarla, per spiegarle che molte cose che credeva sono sbagliate, che molte cose che ha vissuto sono sbagliate, non dovevano accadere a una bambina di undici anni, come quelle che sta vivendo a sedici non dovrebbe viverle.

Una narrazione che colpisce come un pugno allo stomaco, con descrizioni spesso troppo visive e dettagliate che sconvolgono perfino noi lettori adulti e di un’epoca in cui le conoscenze personali sono molto più sviluppate, possiamo capire perfettamente come hanno sconvolto la mente di una bambina in un’epoca in cui l’ignoranza purtroppo era all’ordine del giorno.

Un libro spettacolare dall’inizio alla fine, forse poco adatto ai deboli di stomaco.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – The calculating stars – Mary Robinette Kowal – Mondadori 2021

TRAMA

Una fredda mattina di primavera del 1952: un gigantesco meteorite precipita sulla Terra e cancella buona parte della costa orientale degli Stati Uniti, compresa la città di Washington. Lo sconvolgimento climatico che ne segue renderà presto il pianeta inabitabile per l'uomo, proprio come successo milioni di anni prima, all'epoca dell'estinzione dei dinosauri. L'unica soluzione è lasciare il vecchio mondo, prima che sia troppo tardi.
È così che il programma spaziale mondiale subisce una rapida accelerazione, e in molti vengono coinvolti. Tra questi, Elma York: la sua esperienza come pilota militare e matematica fa sì che venga reclutata nell'International Aerospace Coalition, che sta cercando di portare l'uomo sulla Luna. Come lei molte altre donne, scienziate e pilote di grande abilità, alle quali però si chiede solo di occuparsi dei calcoli. Ciò a cui Elma aspira è invece salire su una navicella spaziale. Perché solo gli uomini possono farlo? La sua determinazione a diventare la prima Donna Astronauta spazzerà via molte delle assurde convenzioni sociali del tempo.

RECENSIONE

Siamo nel 1952, quando un meteorite cade sulla Terra distruggendo inizialmente Washington, ma poi le ripercussioni ricadono su tutto il pianeta, iniziano catastrofi naturali e distruzione totale. La popolazione sta rivivendo quello che miliardi di anni prima hanno vissuto i dinosauri, e che ne ha decretato l’estinzione.

A differenza dei dinosauri però, gli umani possono cercare di trovare una soluzione per continuare a sopravvivere, e questa soluzione è cercare un nuovo pianeta in cui stare, partendo dalla Luna per poi arrivare a Marte, il tutto entro 50 anni, il tempo limite prima che la Terra diventi totalmente inospitale per l’uomo.

In questo clima distopico post apocalittico si sviluppano le vicende di Elma York, ex pilota militare e bravissima matematica, che insieme a un folto gruppo di donne scienziate sarà interpellata per sviluppare tutta una serie di calcoli che possa permettere la colonizzazione dello spazio.

Elma però non vuole limitarsi a un lavoro di calcolo e ricerca, lei vuole salire sulla navicella e andare nello spazio, e non capisce perché solo gli uomini possano ambire a tanto.

Uno dei temi fondamentali del romanzo è la discriminazione nei confronti della donna, diventando così anche un romanzo di denuncia sociale, oltre che istruttivo. Il tema viene sviluppato molto bene, facendoci vivere la frustrazione provata dal punto di vista proprio di Elma, una donna sui generis per l’epoca, ex pilota durante la Seconda Guerra Mondiale, è una donna con una forza e un coraggio spesso maggiori ai suoi colleghi uomini, ma che viene ugualmente sottovalutata e sottoposta ai colleghi o al marito in quanto donna.

Nonostante si tratti di una ucronia, gli anni ’50 vengono molto ben rappresentati, mantenendo molti punti veritieri, specialmente nella mentalità, che purtroppo spesso rimane valida ancora oggi, rendendo il testo molto attuale.

Una lettura particolare che potrebbe non piacere a tutti, ma che permette tantissimi spunti di riflessione.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – Mortal Kombat – film di Paul W. S. Anderson

Mortal Kombat è un film del 1995 diretto da Paul W. S. Anderson ed è la live action dell’omonima serie di videogiochi.

La storia che una volta ogni generazione c’è un torneo di arti marziali, intradimensionale, che viene indetto da Dei Anziani che si chiama Mortal Kombat. Le due fazioni in gara sono l’Outworld e l’Earthrealm, ovvero il Regno di Fuori e la Terra, e se l’Outworld dovesse vincere dieci tornei consecutivi, il suo imperatore Shao Kahn, potrà prendere possesso della Terra e governarlo come più gli aggrada.

Ovviamente il film è ambientato ai giorni nostri e la Terra ha già perso nove tornei, questa è l’ultima possibilità per noi di vincere e salvare il mondo.

I protagonisti sono tre guerrieri di arti marziali: Liu Khang, esperto di Shaolin che cerca vendetta nei confronti di Shang Tsung per l’uccisione di suo fratello Chan; Jhonny Cage, star hollywoodiana che vuole dimostrare al mondo intero che nei suoi film non usa una controfigura, ma è lui a combattere ogni volta; e Sonya Blade, un’agente delle forze speciali americane che si ritrova sulla nave che la porta al torneo perché sta inseguendo Kano, un criminale che le ha ucciso il partner e che lei vuole a tutti i costi catturare. A guidarli ci sarà Lord Raiden, Dio del Tuono e difensore della Terra.

Il film, per l’età che ha, è invecchiato davvero molto bene. Rimesso online da Netflix a giugno del 2021 è perfettamente visibile e gli effetti speciali sembrano quasi quelli odierni da quanto erano stati realizzati bene.

La storia è molto avvincente, piena di azione, colpi di scena, e a volte anche battute becere, che però allentano la tensione della storia e fanno fare qualche risata sana.

Un film con cui sono cresciuta, che mi aveva colpito moltissimo e ha saputo trasmettermi nuovamente quelle emozioni provate, gli stessi batticuore, e la stessa energia di un tempo.

Micol Borzatta

Visto in televisione nel 1995 e su Netflix nel 2020