Dark, V. E. Schwab (Newton Compton 2020) a cura di Micol Borzatta

7B9A8E7E-EC77-40BD-96BC-24327D97BBB1.jpegLila, diventata a sua volta Antari, sta andando a salvare Kell che è stato fatto prigioniero da Holland, che voleva of­frirlo come nuovo involucro per il demone che divora in lui e con il quale sta lottando per riottenere il possesso del suo corpo.

Ovviamente anche il principe Rhy è in gravi condizioni, es­sendo la sua vita collegata a quella di Kell, unica soluzione trovata tempo addietro per salvarlo dalla morte.

Come se tutto questo non bastasse, una grande minaccia sta colpendo non solo Londra Rossa, ma anche Londra Grigia e Londra Biaca: Osaron, la magia incarnata.

La sua maledizione si sta insinuando negli anfratti più bui colpendo tutti e rischiando di trasformare le tre Londra in nuove Londre Nere.

Terzo e conclusivo volume della saga iniziata con Magic.

L’inizio del romanzo è esattamente la fine del secondo, non ha riassunti dei romanzi precedenti, solo la storia che va avanti. Questa cosa è davvero molto utile per chi legge i tre volumi uno dopo l’altro, ma per chi ha aspettato pazientemen­te le pubblicazioni, leggendole di volta in volta, come me, si è trovato spiazzato perché, per lo meno la sottoscritta, ha ri­cordi molto vaghi del secondo e ha fatto fatica a entrare pie­namente nella storia del terzo.

Rispetto al secondo volume troviamo molta più azione fin da subito, ma non quanta ce ne aspettavamo.

La storia è movimentata, piena di avvenimenti e situazioni, ma per più di metà romanzo ci troviamo a vivere solo una notte. Una unica notte per così tante pagine.

Anche gli approfondimenti psicologici dei personaggi, molto ben sviluppati nei due romanzi precedenti, sono sta­ti un po’ trascurati, lasciando molte lacune e domande
senza risposte.

Un finale di saga che mi ha deluso molto nonostante mi senta comunque di consigliarla per la sua origina­lità, le sue ambientazionie le atmosfere.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Corsa contro il tempo, Karin Slaughter (Fanucci 2014) a cura di Micol Borzatta

0439EDE4-8CB3-4D47-B32E-2D9571CDE1F2.jpegWill Trent è un agente speciale che lavora per il Georgia Bu­reau of Investigations e, come penalizzazione per non aver tagliato i capelli corti come scritto nel regolamento, viene
mandato a sorvegliare le toilette dell’Atlanta Hartsfield Jackson International Airport.

Mentre sta svolgendo il suo solito giro di ispezione, sente la voce di una bambina provenire da un cubicolo del bagno supplicare per tornare a casa. La risposta che ottiene, da una voce maschile, è troppo burbera per essere arrivata da un genitore o un parente.

Will decide di seguire il suo istinto e pedinare i due, ma li perde vicino al ritiro bagagli. Decide così di chiamare i suoi superiori e diramare un allarme per sequestro di mi­nore.

Purtroppo però quando finalmente riesce a prendere l’uomo della piccola non c’è più traccia, e quando Will gli chiede do­ve sia, l’unica risposta che ottiene è una risata.

Brevissimo romanzo thriller, sono solo 118 pagine che si leg­gono in un paio d’ore, due ore elettrizzanti di immersione totale.

La Slaughter riesce infatti a comprimere in pochissime pagine una meravigliosa storia adrenalinica, piena di atmosfere e inseguimenti.

I personaggi sono molto ben caratterizzati, con mille sfumatu­re e per niente stereotipati.

Molto spazio lo hanno le emozioni, specialmente quelle di Will, che permettono al lettore di creare un legame con il pro­tagonista fin dalla prima pagina.

La storia è intrigante e molto ben sviluppata nonostante le po­chissime pagine.

Una lettura davvero piacevole.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Nella mente del serial killer, John Douglas (Edi­zioni Clandestine 2008) a cura di Micol Borzatta

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Nel 1974, un ventottenne John Douglas, che lavorava già da tre anni come agente dell’FBI a Milwaukee, viene a sapere un pomeriggio, da due detective della omicidi, di un serial killer di Wichita, in Kansas, che si firmava lo strangolatore BTK.

Quelle tre lettere entrarono subito nella mente di John, che iniziò subito a volerne sapere di più, inizian­do le ricerche per far chiarezza.

All’inizio sembra che le vittime non abbiano nessun legame tra di loro, che siano scelte a caso, e che non esista nessun movente, solo un perverso piacere nel perpetrare atti di violenza nei confronti di scono­sciuti.

Un comportamento per nulla naturale in un serial killer.

Comportamento che spinge Douglas a recarsi nella biblioteca di Milwaukee per reperire tutti i giornali di Wichita per leggere gli articoli relativi agli omici­di, da cui scoprii il significato delle tre lettere: BTK stava per bird, torture and kill ovvero legare, torturare e uccidere, ovvero il modus operandi del serial killer che si intrufolava nelle case delle vittime, le le­gava e le torturava, poi le uccideva, come se si fosse stancato di giocare con loro.

Comportamento usato anche con una famiglia di quat­tro persone: madre, padre e due bambini.

Nel 1977 Douglas inizia a lavorare come docente di psico­logia criminale all’FBI, creando la figura dei profiling, e continuava a ripensare a BTK, portandolo nel 1978 a riesumare il caso, mentre lavorava a un altro, e scopri che non era ancora stato arrestato e le vittime all’atti­vo erano diventate sette e aveva inviato svariate lettere ai quotidiani in cui sfidava la polizia a prenderlo.

Solo nel 1979, però, quando iniziò a interrogare più di trenta killer per il suo studio di profilino, che la polizia di Wichita lo contattò per chiedergli aiuto a catturare
BTK.

Fu così  che Drowatzky consegnò a Douglas tutto l’in­cartamento su BTK e le sue vittime da studiare per trovare nuovi indizi.

BTK legava le sue vittime con una corda o altro mate­riale che trovava sul posto, le torturava e poi le strango­lava o le soffocava con un sacchetto di plastica. Dopo, a volte, ricomponeva i corpi mettendoli nelle posi­zioni delle copertine delle riviste poliziesche e a volte si masturbava sopra o vicino alle vittime.

Douglas diede un consiglio su come attirarlo in trappola, ma non venne seguito, così nel 1984 lo contattarono nuovamente per farsi aiutare. Erano totalmente bloc­cati, avevano istituito una task Force, ma nessuno era riuscito a risolvere qualcosa.

A Douglas arrivarono centinaia di nuove foto e rapporti che studiò con il suo staff di profilers criminali.

Nel 1987 la task force venne sciolta, ma BTK non venne ancora arrestato, nemmeno nel 1995, quando Douglas andò in pensione, ma non fece nemmeno altre vittime, fino a quando ricomparve nel 2004, con un disegno di un omicidio commesso nel 1991.

Solo nel 2005 la polizia riuscì ad arrestare BTK, nella persona di Dennis Rader, che confermò e descrisse tutti gli omicidi.

Saggio scritto dal primo profile r della storia, John Douglas, che è l’autore anche di Mindhunter, da cui hanno tratto la serie televisiva omonima, in cui trovia­mo riferimenti anche a questo romanzo.

Douglas, in questo saggio cerca di rispondere alle do­mande che lo hanno assillato su Rader, ovvero chi fosse, come fosse riuscito a farsi una famiglia e nel frattempo uccidere, o come poteva essere a capo della sua chiesa.

Altre domande che lo incuriosivano erano come fosse riuscito a non farsi prendere e perché alla fine era uscito allo scoperto.

È riuscito a trasportarci in un viaggio ossessionante nella mente di uno dei più sfuggenti serial killer americani.

Il tutto narrato con un linguaggio molto scorrevole che permette di essere letto con facilità.

Una lettura shockante e terrificante ma molto istruttivo.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Le terrificanti avventure di Sabrina -Figlia del caos, Sarah Rees Brennan (DeA Planeta 2020) – Segnalazione

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Data di uscita: 28 gennaio 2020
Pagine 300 – 16,00 euro

In occasione dell’uscita della terza stagione, arriva in libreria un nuovo, straordinario romanzo basato sulla serie Netflix Le terrificanti avventure di Sabrina.

A sedici anni non è facile decidere per il proprio futuro. Tanto più se questa decisione significa rinnegare una parte di sé. Ma Sabrina Spellman ha fatto la sua scelta: abbandonerà la vita da umana e seguirà la natura di strega. Certo, non è facile voltare le spalle agli amici di sempre per iniziare a frequentare una nuova scuola: l’Accademia delle Arti Invisibili. Ora Sabrina deve mettersi alla prova e trovare il proprio posto in un mondo completamente nuovo. Un mondo di magia, oscurità, guerre e alleanze. Di chi Sabrina si può davvero fidare? E chi è davvero Nick Scratch, l’affascinante ragazzo che sembra non riuscire a staccarle gli occhi di dosso?

Sarah REES BRENNAN è nata e cresciuta in Irlanda vicino al mare. Con 200.000 copie vendute all’attivo la sua trilogia fantasy Demon’s Lexicon è stata un bestseller assoluto negli Stati Uniti e ha raggiunto il primo posto della classifica del New York Times.

Lostland, Margie Simmons (DeA Planeta 2019) a cura di Micol Borzatta

D9F9A17F-604D-4DF0-BDC1-B01372D5C5CCAlly è sempre stata una sognatrice come il padre, ma da quando lui è morto la sua vita è cambiata radicalmen­te, a soli dieci anni ha dovuto iniziare ad aiutare la ma­dre a occuparsi del fratellino neonato e a sentirsi dire che doveva smettere di fantasticare.

Ally ha ormai undici anni, la sua camera è sempre la più disordinata e ha la capacità di perdere qualsiasi oggetto immaginabile, ma quando la madre le chiede dove diavolo nascondesse gli oggetti, la sua risposta era sempre che era la casa a nascondere le cose, non lei.

Ovviamente per questa risposta Ally riceve sempre grandi rimproveri da parte della madre, ma non cambia idea.

Purtroppo Ally non sa che la sua frase è più vera di quanto pensasse.

L’unica persona che sembra capire Ally è nonna Clara che, da quando soffre di Alzheimer, continua a dire a tutti che den­tro il suo armadio c’è una porta per un mondo magico.

Ovviamente non le crede nessuno, credono tutti che sia paz­za, ma quando Ally vedrà smarrita la sua chiave speciale del diario segreto, l’unico ricordo che ha del padre, sarà proprio da nonna Clara che andrà a chiedere aiuto.

Nonna Clara si avvicina subito al suo armadio e inizia a chiamare a gran voce la piccola chiave, fino a quando si apre una strana porta verso un mondo pieno di luce.

Nonna Clara si infila subito attraverso la porta e sparisce dalla vista di Ally, che decide di seguirla per riportarla a ca­sa.

Il mondo che le si para davanti è un mondo stranissimo, fatto da più ambienti, tutti abitati da oggetti parlanti.

Ally si trova a Lostland, la terra dove si trovano tutti gli ogget­ti smarriti e dimenticati.

Il mondo è governato da una vecchia chiave, Passpartout, in con­trapposizione a Katana.

L’arrivo di Ally e nonna Clara sconvolge non poco il mondo, per via di una strana profezia.

Romanzo corto, di veloce lettura, per un target molto giovane.

Il linguaggio usato è molto semplice, con frasi brevi e capitoli mol­to corti, che invogliano a divorarli uno dopo l’altro, come se fos­sero tante piccole ciliegie.

La storia ha molti rimandi a opere vecchie più famose, come Narnia e Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, ma li affronta in modo giovanile e avvincente, tant’è che perdono quella sensazione di già visto, catturando l’attenzione del let­tore con uno svolgimento molto originale.

Fin da subito ci affezioniamo ad Ally, come se fosse una sorelli­na da proteggere, e a nonna Clara, che sentiamo vicina come se fosse nostra nonna.

Il mondo creato è descritto davvero molto bene, al punto che sembra davvero reale e viene voglia di andarci anche noi.

Un romanzo magico che sa trasportarci fuori dalla quotidiani­tà.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice.

V Wars, serie TV ideata da William Laurin e Glenn Davis

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Serie fantascientifica horror con sfumature drammatiche ba­sata sulla serie di fumetti di Jonathan Maberry.

Il dottor Luther Swann e l’amico Michael Fayne vengono man­dati in antartide per controllare un laboratorio di ricerche da cui non si hanno più notizie.

Arrivati sul posto scoprono che il ricercatore e l’assistente sono scomparsi e uno strano virus sembra essersi liberato.

Da quel momento sempre più gente si trasforma in vampiri impazzi­ti che massacrano la gente.

La serie televisiva è composta per il momento da una stagione di die­ci episodi.

La prima puntata si apre con il dottor Swann che mette in guardia la popolazione dicendo all’interno dei ghiacciai sono presenti dei virus preistorici rimasti intrappolati alla loro formazione, come molti batteri e microorganismi, e con lo scioglimento dei ghiacci, causato dall’uomo, questi virus si stanno liberando.

Un’ottica molto realistica che fa subito pensare a quanto la cosa potrebbe essere plausibile l’unica cosa, perchè da quel momento inizia tutta la parte fantascien­tifica, il virus liberato è quello del vampirismo.

La figura del vampiro viene rappresentata come un mostro sfigu­rato con una dentatura da squalo che attacca gli esseri umani incondizionatamente, squarciando il collo e bevendo i due terzi del sangue.

Dopo un inizio veramente interessante, il ritmo rallenta e le puntate diventano molto ripetitive, Swann cerca una cura, Fayne continua a seminare vittime e il governo cerca di bloccare tutto prima che si trasformi in una pandemia.

Una serie carina da tenere come sottofondo mentre si fa altro.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

L’osservatore, Franck Thilliez (Nord 2011) a cura di Micol Borzatta

00CAF201-3AB0-4AB7-BE7A-2867352C8E3CPer Ludovic Sènèchal era come vincere la lotteria, più di ottocento pellicole composte da 16 e 35 millimetri, vendu­ti così semplicemente al primo offerente.

È così che di mattina presto percorre i duecento chilometri che univano Lille a Liegi.

Ad accoglierlo Luc Szpilman, un ragazzino che ha appena per­so il padre e non vede l’ora di trasformare la soffitta e la sala di proiezione nello spazio per la sua band e in una stanza con l’home theatre.

Purtroppo Ludovic non ha abbastanza soldi per prendere tutte le bobine in vendita, quindi ne sceglie nove, quelle di maggior valore, e una strana bobina senza etichetta.

Arrivato a casa si chiude nella sua sala di proiezione per vederle tutte, lasciando per ultima la bobina sconosciuta.

La proiezione inizia con uno schermo buio, poi comparve un cerchio bianco in un angolo.

Finita la proiezione Ludovic si muove per casa tastando le pareti per muoversi: è diventato cieco.

Sono le 4:28 del mattino quando Lucie Henebelle ricevette una stranissima telefonata da un ragazzo che aveva incontra­to tramite il sito per appuntamenti Meetic e che era finita male per incompatibilità caratteriale: Ludovic Sénéchal.

Nel frattempo in un paesino tra Le Havre e Rouen, in un can­tiere, vengono rinvenuti cinque cadaveri con il cranio segato, gli occhi asportati e le mani tagliate.

Le indagini vengono affidate a Franck Sharko, commissario della polizia di Parigi e profiler.

Intanto Lucie si reca a casa di Ludovic, su richiesta di quest’ultimo, e visiona la pellicola prima di portarla a un esperto, il cui nome le era sempre stato fatto da Ludovic.

Il cortometraggio che le si prospetta è di una violenza sconvolgen­te e molto splatter, al punto che Lucie è costretta a distogliere lo sguardo più volte.

Alla fine della proiezione sente dei passi al piano di sopra e, quan­do va a vedere, scopre che qualcuno ha frugato in tutte le bobi­ne di Ludovic che non recavano un’etichetta, il suo istinto da poliziotta capisce subito che l’intruso stava cercando proprio la bobina misteriosa che aveva appena visto.

Lucie decide allora di prendere la pellicola e andarsene dalla casa.

Tutta questa parte è narrata con un ritmo molto lento, come già riscontrato nei precedenti romanzi di Thilliez, ma l’autore rie­sce ugualmente a colpire il lettore con il mistero che c’è alla ba­se e gli permette, proprio grazie al ritmo lento, a farlo entrare appieno nella storia, lasciandogli il tempo di elaborare le atmo­sfere e gli avvenimenti, facendo li propri.

La parte della bobina ha ricordato tantissimo la videocassetta di The Ring, ma la cosa, invece di dare una sensazione di già visto spiacevole, ha fatto sì che ci si insinuasse nell’animo una sensazione di angoscia, di ansia e di terrore peggiore che se ci fos­simo trovati davanti a un espediente completamente nuovo.

Lucie porta la bobina a un esperto che riesce a datarla al 1955 e a scoprire che sono state inserite delle immagini subliminali, con ben due anni di anticipo sulla scoperta, rendendo così il miste­ro ancora più fitto.

Qualche giorno dopo Ludovic viene barbaramente ucciso, le mani tagliate e gli occhi esportati e ha in bocca un biglietto da visita di Lucie.

I casi di Sharko e quello di Lucie si scoprono non solo collegati tra loro, ma hanno lo stesso modus operandi di una serie di omicidi avvenuti a il Cairo ben sedici anni prima.

I due poliziotti sono costretti così a incontrarsi scoprendo che ognuno di loro due tra di fronte la sua copia complementare.

Nonostante il loro incontro avvenga quasi subito, si sviluppe­rà solamente sul finale, rimanendo sempre in secondo piano, giu­sto un condimento per dare maggiore realismo.

La vera protagonista di tutta la storia è la mente umana deviata e tutte le brutture e gli orrori che può realizzare quando non ha freni.

Tutte le descrizioni sono crude e dure in perfetto stile Thilliez e ci portano a scrutare le profondità più oscure della psiche, ma non solo quelle del killer, anche quelle di Sharko e Lucie, facen­doci capire come spesso stare a stretto contatto con lo schifo della vita, o subire perdite importanti, può rovinare anche una mente sana e normale.

Un romanzo strepitoso dove si vede la continua crescita e maturazione dell’autore.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

Foresta Nera, Franck Thilliez (Editrice Nord 2008) a cura di Micol Borzatta

FA27C3F3-A132-4836-8249-2420A6AA1473David Miller lavora come imbalsamatore e preparatore di cada­veri e si diletta come scrittore.

David vive a Parigi con la moglie Cathy e la figlia Clara.

Da un mese continua a ricevere, due volte al giorno, lettere, a volte minatorie altre solo deliranti, da parte di una certa Miss Hyde di Rouen che dice di averlo conosciuto a un salone del libro.

David non dà peso a queste lettere, non risponde nemmeno, portan­do Miss Hyde a recarsi a Parigi e passare dalla carta scritta ai fatti.

Mentre Miss Hyde si apposta fuori da casa Miller e fa consegna­re un macabro pacchetto a Cathy, David viene avvicinato fuori dal lavoro da uno strano individuo, un certo Arthur Doffre, un vecchietto molto ricco, che gli fa una proposta che potrebbe cam­biargli la vita in meglio e per sempre.

«Purtroppo bisogna tener conto delle critiche, cercare di andar incontro al pubblico… È l’unico modo per sfondare.»
«Scrivere contro natura? Hmm… Dubito che sia una buona idea… Dal modo che lei ha di raccontare le storie, s’intuisce subito che è ossessiona­to, anzi perseguitato… Ma forse sbaglio…»
«Veramente no. Credo che ‘ossessionato’ sia la parola giusta… Osses­sionato da immagini oscure, che mi ronzano in testa.»
«I morti? Tutti gli uomini, le donne e i bambini che svuota ogni gior­no? la tormentano?»
«Sa, la morte è brutta, ripugnante; quando la incontriamo, ci costringe a urlare. Io la domino, mi comporto come se non ci fosse. Ma, a conti fatti, tutto resta sepolto dentro di me. E allora, la penna, è come…»
«… un parafulmine. La usa per riversare sulla carta la sua sofferen­za in eccesso.»
«Già. Il mio parafulmine. Una bella similitudine. Ma la mia vita quoti­diana non ha nulla di spaventoso, mi creda. Ho una moglie che amo, una bambina in buona salute e le cose morbose non mi attraggono per niente.»

David, dopo averne parlato con la moglie, decide di accettare la proposta di Doffre e, quattro giorni dopo, si reca nella Foresta Nera in Germania a scrivere un romanzo sul Boia 125, inse­rendo come co-protagonista un Arthur Doffre più giovane e senza
problemi motori.

Oltre a Doffre e alla famiglia Miller, allo chalet c’è anche Adeline, una squillo a pagamento, nei panni dell’accompagnatrice di Doffre e Cathy inizia subito a farsi prendere dalla gelosia provando im­mediatamente antipatia verso la giovane donna.

Lo chalet si dimostra essere un enorme laboratorio entomologo comprendente una stanza piena di mosche bloccate da spilloni in bacheche e un campo con carcasse di maiali a diversi stadi di decomposizione.

Come la casa nascondeva il laboratorio, anche Arthur Doffre nasconde un oscuro segreto, che svelerà a David proprio quella prima sera dopo cena, segreto che porterà David a un viaggio pesante dentro se stes­so e nella psiche di Boia 125, costringendolo nel laboratorio, adibito a suo studio per scrivere, tutta la notte, dimentico della promessa fatta alla moglie.

Piano piano, però, scopriamo che Doffre e la casa non sono gli unici a nascondere dei segreti, anche Adeline e i Miller li hanno, e ognuno di loro cerca di tenerli più in fondo possibile, ma la casa sembra saperlo e vuole farli emergere.

Sì, perché nonostante la casa sia solo una costruzione, il fatto che sia costruita intorno a una quercia rossa, unico esemplare della zona risalente a quattro o cinque secoli prima, fa sì che dia l’impressione di essere viva, che l’albero con il tronco bitor­zoluto, come se fossero volti, sia il suo cuore, pulsante, vivo, che attende il momento di giudicarli tutti.

Ad aiutare il lettore a percepire la casa come un vero e proprio personaggio protagonista è la capacità di Thilliez di creare descri­zioni vivide e molto reali, concrete, piene di atmosfera che rapisce l’animo del lettore, entrando in ogni sua cellula, trasformandolo e cambiandolo per sempre.

Lo stesso vale per le descrizioni dei personaggi, pieni di sfaccet­tature, di bianchi e neri, ma anche di una svariata gradazione di grigi.

Personaggi dalle più svariate caratteristiche fisiche, ma ancor più quelle emotive e psicologiche che creano legami empatici con il lettore.

La storia è molto particolare.

Si inizia subito conoscendo, marginalmente, Miss Hyde, ma per­cependo una certa rilevanza, per poi non vederla più apparire per quasi tutto il romanzo.

Veniamo tenuti incollati alle pagine seguendo David che scrive di un serial killer morto suicida, con qualche picco di azione spora­dico, per quasi metà romanzo, senza capire quale sia il vero in­tento dell’autore, dove accipicchia voglia andare a parare, per poi trovarsi con un colpo di scena dietro l’altro che ci sveleranno il
vero mistero, la vera storia del romanzo, facendoci capire che non avevamo capito niente.

Un finale esplosivo totalmente in stile Thilliez per un romanzo che è un’opera d’arte.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

La macchina del tempo, H. G. Wells (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

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Non vi è differenza fra il tempo e le altre tre dimensioni dello spazio, salvo il fatto che la nostra coscienza si muo­ve lungo il tempo.

Inghilterra fine Ottocento.

A un incontro con degli amici, uno scenziato e inventore racconta ai suddetti amici di essere riuscito a inventare una macchina del tempo, e fa vedere un prototipo che
sparisce davanti ai loro occhi.

I suoi amici però non gli credono, nonostante il prototipo, così decide di testarlo su stesso qualche sera dopo, durante una cena, alla quale si presenta in pessime condizioni, pieno di ferite, cicatrici e con abiti polverosi, sporchi e distrutti.

Come spiegazione racconterà di essere andato avanti nel tempo fino all’anno 802.701, quando l’umanità sarà divisa in due tronconi, e qui scoprirà cose interessanti.

Romanzo di fantascienza pubblicato per la prima vol­ta nel 1895 e in Italia nel 1902.

Rientra nel gruppo delle prime storie ad aver inseri­to il concetto di viaggio nel tempo nella fantascienza attraverso un mezzo meccanico, concetto che avrà il
suo periodo d’oro per tutto il XX secolo.

Sara questo romanzo che aprirà la strada a Wells.

La storia è molto breve, ma complessa, scritta con uno stile molto scorrevole che attira molto il lettore e lo tiene attento alla lettura fino alla fine, coinvol­gendolo appieno.

Le descrizioni dei personaggi non sono molto sviluppate, per lasciare spazio alla storia che è la vera protagoni­sta, con l’ideazione della macchina del tempo e la
creazione di un futuro teoricamente plausibile.

Una lettura breve ma veramente intenso, perfetto per avvicinarsi allo stile dell’autore e imparare ad amarlo appieno.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Il fantasma di Elmwood Manor, Pamela McCord (Dunwich 2019) a cura di Micol Borzatta

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Pekin Dewlap ha da sempre visto i fantasmi, per lei era normale, ma al compimento dei suoi dodici anni, di colpo tutti i fantasmi scomparvero dalla sua vita, lasciandole un enorme vuoto.

Vuoto che decide di colmare anni dopo aprendo un’attività come investigatrice del paranormale in modo da liberare case stregate, aiutando i fantasmi a passare oltre.

Nell’attività fa partecipare anche i suoi due migliori amici, Amber e Scout, che vengono messi al corrente della cosa so­lo quando Pekin riceve l’incarico di liberare una casa in Elmwood Manor.

Pekin e Scout si recano a colloquio con la signora Collins, la proprietaria di Elmwood Manor che racconta loro che la casa è impregnata da un’aura malvagia da quando nel 1918 Miranda Talbot, una ragazzina che viveva nella casa, è scom­parsa e nessuno ha mai saputo più nulla di cosa le fosse suc­cesso.

Pekin decide di andare nella casa in questione il sabato se­guente, in modo da avere tutto il giorno a disposizione e non rischiare di doversi fermare dopo il tramonto.

Nonostante la sua riluttanza al gruppo si aggiunge anche Amber, in modo che il trio di amici sia completa e quella nuo­va avventura dentro a Elmwood Manor potesse iniziare.

Romanzo horror dedicato a un pubblico giovane che dà il via a una nuova collana dedicata a Perkin Dewlap.

La storia colpisce fin da subito, permettendo al lettore di affezionarsi immediatamente a Pekin, che consideriamo su­bito come una sorellina minore da proteggere.

Gli altri due protagonisti, Amber e Scout, vengono descritti come due bambini immaturi che non sanno cosa voglia dire portare rispetto per quello che riguarda un lavoro.

Per tutta la narrazione, anche mentre sono dentro alla casa, Amber ha un atteggiamento piagnucoloso, insopportabile e irritante, mentre invece Scout cambia, diventa molto più pro­fessionale e maturo.

La storia ha un buon impatto, le ambientazioni sono molto ben descritte e, nonostante sia destinato a un pubblico giova­ne, sa conquistare anche un pubblico più maturo creando intorno al lettore un’atmosfera cupa e ansiogena davve­ro forte.

Lo stile narrativo è molto semplice, non si fa fatica a credere che a parlare siano dei ragazzini.

Una lettura davvero piacevole ed emozionante.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice