Gemina, Amie Kaufman & Jay Kristoff (Mondadori 2017) a cura di Micol Borzatta

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Ottobre 2576

Dopo gli avvenimenti avvenuti un anno prima su Kerenza e alle navicelle di salvataggio, ci troviamo ad affrontare il processo a Leanne Frobisher, Direttrice Esecutiva della BeiTech e madre di Ezra Mason.

Durante il processo vengono allo scoperto delle documentazioni relativa alla stazione di salto Heimdall, attaccata a sua volta dalla Bei Tech subito dopo l’ultimo attacco della Lincoln alla Hypatia.

I file comprendono anche le testimonianze di due ragazzi in loco: Hanna Donnelly, figlia di Charles Donnelly capitano della stazione e ucciso il giorno del Terra Day appena inizia l’invasione da parte della BeiTech, e Nik Malikov, figlio della più famigerata famiglia di criminali, rimasto orfano nella stessa situazione.

Aiutati da Ella, cugina di Nik, si viene a scoprire fin da subito che all’interno della stazione c’è una spia, colui che ha permesso a 24 killer professionisti di salire a bordo per iniziare l’attacco e che ha cancellato ogni messaggio di mayday inviato dall’Hypatia.

Hanna, Nik ed Ella avranno un ruolo fondamentale, insieme a Isaac Grant, padre di Kady Grant, per svelare la verità che il governo sta cercando di insabbiare.

Secondo volume della saga Illuminae Files, possiamo vivere, attraverso il consueto dossier, la storia avvenuta alla stazione Heimdall mentre l’Hypatia cerca di raggiungerla.

In aggiunta al precedente volume, in questo, possiamo trovare illustrazioni realizzate dall’autrice Marie Lu, che danno ancora più valore al volume.

Anche questa volta si ritrova lo stesso coinvolgimento che si è trovato nel precedente romanzo, grazie alla sensazione di avere tra le mani documenti reali, vivendo così in prima persona tutta la storia.

Ancora una volta troviamo pagine di countdown riguardanti l’arrivo della Hypatoa e l’attacco dal parte della BeiTech, che portano a tenere un ritmo di lettura molto frenetico.

Probabilmente risulta un po’ meno accattivante l’inizio, rispetto al primo volume, perché alcune informazioni le abbiamo già, ma andando avanti e inoltrandosi negli avvenimenti ci si immerge in una nuova storia ancora più adrenalinica della prima.

Ottimo il finale che ci porta a voler che sia già l’anno prossimo per scoprire come prosegue la storia.

Micol Borzatta

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Illuminae, Amie Kaufman & Jay Kristoff (Mondadori 2016) a cura di Micol Borzatta

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Kady Grant ed Ezra Mason sono fidanzati, vivono su Kerenza nel 2575, e come tutti gli adolescenti le loro uniche preoccupazioni sono la scuola e i divertimenti.

Un giorno Kady decide di lasciare Ezra, la cosa sembra essere la peggiore della loro vita, ma quando poche ore dopo Kerenza viene attaccata dalla BeiTech, le loro priorità cambiano radicalmente.

Kady, grazie alla decisione di lasciare Ezra, aveva deciso quella mattina di recarsi a scuola con il pickup della madre invece della metropolitana, e questo fatto ha contribuito a lei e a Ezra di salvarsi la vita.

Ezra però rimane ferito, così quando arrivano i soccorsi finiscono su due navicelle diverse, Kady sull’Hypatia ed Ezra sull’Alexander.

I giorni passano in una quotidiana routine, quando la terza navicella, la Copernicus dove stazionava la madre di Kady per fare delle ricerche biologiche, viene fatta saltare in aria.

Le voci che i superiori mettono in giro è che la colpevole sia la Lincoln, la navicella della BioTech che sta dando loro la caccia, ma voci dirette interne danno una seconda versione: Aidan, l’intelligenza artificiale che gestisce s guida l’Alexander, ha dato di matto dopo seri danni subiti su Kerenza, e abbia dato l’ordine di far saltare in aria la navicella a causa di un virus chiamato Phobos che era presente sulla Corpernicus.

Kady decide che vuole vederci chiaro e inizia così a indagare da remoto dalla Hypatia, facendosi aiutare da Ezra, che essendo sulla Alexander può entrare reperire informazioni di prima mano.

Inizia così una lunga ricerca di documenti e fatti, e a ogni scoperta la verità insabbiata risulta essere sempre più shockante.

Romanzo fantascientifico scritto tutto come un dossier di file, trascrizioni di chat, registrazioni e filmati, in cui la storia d’amore tra i due ragazzi è solo un espediente per spiegare come mai due persone su due navi diverse abbiano bisogno di scriversi, comunicare e lavorare insieme per risolvere il mistero della morte della madre di una dei due

Proprio la struttura particolare, che nella prefazione viene spiegata come il ritrovamento un anno dopo gli avvenimenti, portano il lettore a sentirsi ancora più coinvolto, come se avesse realmente in mano dei documenti che narrano di fatti reali e solo lui possa  raccontare gli avvenimenti e renderli noti.

Durante la lettura si incontrano anche pagine totalmente nere in cui viene scritto a grandi lettere in bianco il countdown agli avvenimenti cruciali, e questo crea uno stato d’ansia nel lettore continuo che inizia a leggere più velocemente come se stesse combattendo contro il tempo. Espediente usato anche nella serie TV 24 e che anche all’epoca funzionava davvero bene per far pesare lo scorrere del tempo.

Un romanzo incredibile capace di avvicinare al genere fantascientifico anche chi non è mai stato amante del genere.

Micol Borzatta

Il prigioniero del cielo, Carlos Ruiz Zafón (Mondadori 2016) a cura di Micol Borzatta

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Barcellona 1957.

Daniel Sempere lavora nella libreria di famiglia con il padre, la moglie Bea e l’amico Fermín.

Da quando è diventato padre del piccolo Julian le cose sembrano essere perfette, e la ciliegina sulla torta è l’imminente matrimonio di Fermín con Bernarda, quando qualcosa cambia tutto.

Un giorno, mentre Daniel è da solo in libreria, entra uno strano figuro che acquista la copia nell’espositore delle primissime edizioni di Il conte di Montecristo, e la porge a Daniel, dopo averci scritto una stranissima dedica, da consegnare a Fermín.

Da quel momento la vita di Daniel e di Fermín vengono stravolte dal ritorno a galla di vecchie verità e vecchi fantasmi.

Terzo romanzo della saga di Il cimitero dei libri dimenticati, oltre a ritrovare i personaggi che ci sono entrati nel cuore, ritroviamo anche le stesse atmosfere cupe e misteriose.

Si può notare una crescita dei personaggi e una maggior definizione della loro storia e del loro passato, rendendoli così sempre più reali e concreti.

A differenza degli altri, questa volta troviamo nel finale un cliffhanger da paura che porta a prendere subito in mano il quarto e ultimo volume della saga.

Micol Borzatta

In un milione di pezzi, James Frey (Mondolibri 2004) a cura di Micol Borzatta

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James Frey ha 23 anni quando si sveglia a bordo di un aereo diretto a Chicago in condizioni pietose. Infatti gli mancano quattro denti davanti, ha un buco nella guancia, gli occhi gonfi, il naso rotto, con i vestiti pieni di muco, urina, vomito e sangue.

James è stato caricato sull’aereo da un medico, aiutato da due uomini.

Ad aspettarlo all’aeroporto i suoi genitori, arrivati da Tokyo per affari ma rimasti perché chiamati dall’ospedale.

La sosta a Chicago è breve, infatti il giorno dopo James viene condotto dai genitori nel Minnesota, in una clinica di riabilitazione per disintossicarlo dall’alcool e dalle droghe.

James infatti se non si ripulisce non festeggerà mai i suoi 24 anni.

Frey lotterà contro se stesso per uscire da un tunnel distruttivo e fare il miracolo: rimettere insieme tutto il milione di piccoli pezzi in cui si è rotto.

Romanzo molto pesante che non rientra per nulla nella narrativa di svago dove ci troviamo a vivere quasi in prima persona, un periodo oscuro dell’autore.

La storia infatti è autobiografica e l’autore non tralascia nulla del peggio che ha vissuto.

La narrazione è molto scorrevole, nonostante le descrizioni siano davvero molto minuziose, specialmente quelle che riguardano i pensieri, le sensazioni e le emozioni di James.

Il lettore riesce a sentire concretamente il dolore provato dal narratore, come se fosse concreto.

Il tema è molto forte e può davvero turbare e sconvolgere durante la lettura, distruggendo l’animo e lasciando il lettore, alla chiusura dell’ultima pagina, sconvolto e debilitato.

Romanzo profondo e malato che merita di essere letto e, a mio avviso, specialmente dai ragazzini che si avvicinano all’alcool e alle droghe senza ragionare su cosa fanno.

Micol Borzatta

Drago Rosso, Thomas Harris (Mondadori 1999) a cura di Micol Borzatta

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Will Graham è un detective dell’FBI con un dono particolare: riesce a entrare completamente nella mente dei Killer.

Un giorno viene chiamato d’urgenza a indagare su un serial killer che uccide con particolari rituali e devono riuscire a catturarlo il prima possibile, prima della successiva luna piena, momento in cui perpetra i suoi omicidi.

Omicidio dopo omicidio Graham precipita sempre di più nella mente del killer fino ad arrivare a un punto di non ritorno.

Will infatti inizia a sentirsi troppo uguale al killer, ritrovandosi perduto in un labirinto che lo terrorizza e dal quale deve trovare l’uscita, continuando però l’inseguimento del serial killer.

Romanzo molto psicologico, come già eravamo abituati con Il silenzio degli innocenti e da cui hanno tratto anche una serie TV.

La narrazione che coinvolgente e trasporta il lettore in una battaglia interiore contro il terrore insieme al protagonista.

Conturbante, terrorizzante e ipnotico, è un romanzo che non può non essere letto se si ha amato il personaggio di Hannibal Lecter.

Micol Borzatta

Antologia di Spoon River, E. L. Masters (Grandi Tascabili Newton 2012) a cura di Micol Borzatta

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Spoon River. Cimitero del Midwest.

Una cittadina ormai inesistente, abitata da una schiera di fantasmi che declamano i loro epitaffi come se fossero poesie, raccontando e descrivendo, in questo modo, la loro storia e gli intrighi e le ipocrisie che hanno portato il paese a quel finale.

La storia di base che collega le duecento e passa poesie è abbastanza interessante, ma viene molto persa dal lettore perché distratto dall’impaginazione stile poesia e dal linguaggio spesso aulico che distrae davvero molto.

Altra difficoltà è riuscire a collegare i vari personaggi per creare la storia del paese infatti spesso la lettura diventa troppo spezzata e scollegata e si ha la sensazione di leggere la pagina del giornale degli annunci mortuari.

Complicato, ostico e complesso non è una lettura per tutti.

Micol Borzatta

Jack, Sara Di Furia (La Corte Editore 2017) a cura di Micol Borzatta

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Whitechapel 1888.

Damon Blake e il suo amico e maggiordomo indiano Kamal arrivano a Londra dall’India.

Damon in realtà sta scappando da un sordido passato in cui da usuraio è diventato anche assassino.

A Londra i due vogliono rincominciare da capo, ma una serie di omicidi, in cui le vittime sono tutte prostitute e uccise in modo atroce, li portano a essere sotto i riflettori.

Gli omicidi sono quelli di Jack lo squartatore, un uomo misterioso, solitario, eccentrico, che gira di notte con una mantella nera. Tutto corrisponde con lo stile di vita di Damon.

Stile di vita causato da incubi che Damon ha iniziato ad avere dopo il suo trasferimento nella nuova casa e in cui vede gli omicidi di Whitechapel e al cui risveglio si trova sporco di sangue.

L’unico a conoscenza di questi incubi è Kamal, unico che sa che il suo amico e padrone è innocente e che vuole davvero risolvere il mistero e trovare il vero colpevole.

Un romanzo davvero avvincente che, nonostante un inizio un pochino lento, riesce a catturare l’attenzione del lettore giocando con la sua curiosità.

L’argomento trattato è famosissimo, infatti la storia gira tutta sulla storia di Jack lo squartatore. Argomento molto trattato negli anni, ma che è sempre interessante leggere, specie quando viene usato in modo così innovativo e diverso da tutti come in questo romanzo.

Ottime le descrizioni, sia relative ai personaggi che ai fatti storici narrati che rendono l’unione tra realtà e fantasia perfetta, al punto che spesso si fa fatica a distinguerle.

Il linguaggio semplice e lineare con un ritmo veloce permette un’immersione totale del lettore e una lettura continua senza soste.

Un romanzo davvero meraviglioso che si è dimostrato una bellissima scoperta.

Micol Borzatta