Attraverso lo specchio, Lewis Carroll (Garzanti 2016) a cura di Micol Borzatta

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Ritroviamo Alice cresciuta, oramai ha sette anni e mezzo come le piace far notare, e sta passando un pomeriggio a guardare i gattini e la sua gatta giocare in salotto, quando presa dalla noia inizia a raccontare come il mondo dietro allo specchio appeso sopra il camino sia in realtà totalmente diverso da quello che rispecchia, e mentre racconta si avvicina sempre di più, fino a caderci dentro.

Alice si ritrova così in un salotto identico al suo, ma con tutti i pezzi di una scacchiera per terra che vanno in giro, chi a braccetto, chi in solitaria, chi cerca qualcuno…

Alice decide così di uscire e andare a vedere com’è il giardino in quella realtà alternativa, ma una volta arrivata fuori dalla casa si accorge che qualsiasi direzione lei prenda la riporta sempre davanti alla porta d’ingresso. Presa dallo sconforto si rivolge ai fiori di un’aiuola, senza stupirsi più di tanto quando questi le rispondono.

Parlando parlando passa il tempo e viene raggiunta dalla Regina Rossa, che le spiega che lei sarà un pedone della Regina Bianca, essendo la figlia della Regina e attuale Pedone troppo giovane per giocare una partita, e dovrà arrivare all’Ottavo Scacco per diventare a sua volta una Regina.

Alice inizia così la sua strada attraverso la scacchiera, incontrando così il Cavallo Rosso e il Cavallo Bianco, La Regina Bianca e il Re Bianco, i gemelli Tweddledee e Tweddledum e Humpy Dumpy, fino ad arrivare all’Ottavo Scacco e affrontare l’esame delle regine insieme alle altre due Regine.

Come il precedente romanzo, anche in questo ritroviamo lo stile brioso, leggero e ammaliante di Carroll, che conquista il lettore e lo trasporta con sé in una nuova avventura.

Questa volta troviamo un’Alice un po’ diversa. Stavolta Alice è un po’ più normale, non sembra più soffrire di personalità multipla, e soprattutto si dimostra essere una bambina molto giudiziosa, indipendente, che sa cavarsela da sola e aiutare gli altri. Un atteggiamento molto diverso rispetto al primo romanzo, e soprattutto un comportamento totalmente fuori dai canoni dell’epoca, dove le donne, e specialmente le bambine, sono creature indifese, che non possono prendere decisioni e devono sottostare alla superiorità maschile.

Un romanzo spettacolare, che pur non diversificandosi troppo dal primo, sa raccontare una nuova avventura entusiasmante.

Micol Borzatta

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