ARTICOLO – Halloween. Storia e leggenda

Anche quest’anno ottobre è finalmente arrivato, per la mia assoluta gioia.

Chi mi conosce infatti sa che io ho un amore spropositato per questo mese in particolare, per molteplici motivi, il primo è perché è il mio mese di nascita, poi perché è l’inizio effettivo dell’autunno, a ottobre infatti le temperature iniziano finalmente a calare, e cosa ancora più importante, solamente tre giorni dopo quello della mia nascita c’è quella che ritengo essere la festa più bella di tutto l’anno: Halloween.

Ormai sappiamo tutti, più o meno cosa sia Halloween, ma non tutti sanno però quale sia la sua origine e da cosa sia nata la sua leggenda più famosa.

La festa di Halloween, nome scozzese, viene chiamata anche All Hallows’ Eve (che letteralmente significa vigilia di Ognissanti) e in Italia Notte di Tutti i santi, e si celebra il 31 di ottobre, ovvero la notte prima di Ognissanti, per l’appunto.

Con la festa di Halloween si dà il via alla celebrazione di Allhallowtide, ovvero quel periodo dell’anno liturgico che viene dedicato alla memoria dei morti, dei santi, e di tutti i defunti in generale.

Questo tipo di celebrazione è presente nella storia fin dall’Alto Medioevo, prevalentemente in Irlanda e Inghilterra.

Nell’Ottocento è stato ipotizzato che questa festività derivasse da Samhain, una festività celtica corrispondente alla fine della stagione estiva, e celebrata tra il 31 ottobre e il 1 novembre.

Ancora oggi questa diatriba è aperta.

Le attività che si fanno per festeggiare Halloween comprendono partecipare a feste in maschera, accendere falò, visitare luoghi infestati, il famosissimo giro per le abitazioni per fare Dolcetto o scherzetto, e intagliare zucche che verranno poi illuminate da candeline poste al loro interno.

La consuetudine del mascherarsi, è collegabile con l’idea che nella notte di Halloween il velo che divide il mondo dei vivi e il mondo dei morti sia molto sottile, permettendo così ai defunti di poter tornare a far visita alle proprie famiglie.

Da questa credenza l’uso dei vividi mascherarsi per far sì che vivi e morti si amalga­mi no e nessuno dei due si spaventi. Da questo pensiero nasce anche la festa messicana Dia de los muertos.

Altro discorso è l’intaglio delle zucche.

L’usanza dell’intaglio risale alle Highlands scozzesi e all’Ir­landa, dove si usavano rape intagliate con candele all’interno da usare come lanterne per farsi luce nella notte di Halloween.

E sì, avete letto bene, rape non zucche, perché erano le rape originariamente i tuberi scelti, per via della loro enorme diffusione, ma quando i pellegrini inglesi sono approdati sul­le coste americane, non trovando le rape con la stessa facilità, le hanno sostituite con le zucche, molto più reperibili in queste nuove terre, mantenendo però lo stesso nome: Jack o’lantern.

Da dove deriva il nome Jack o’lantern, e cosa c’entra con Halloween?

Il nome Jack o’lantern deriva dalla leggenda di un Ne’er-do-well (letteralmente non ne combino una giusta) chiamato Stingy Jack, un fannullone ubriacone scommettitore e dal pessimo carat­tere.

La leggenda narra che in una sera di Halloween, dopo l’ennesima sbronza, gli apparve il Demonio intenzionato a impossessarsi della sua anima da peccatore.

Jack chiese al Diavolo che gli venisse concesso di bere un ultimo bicchierino.

Ottenuto il permesso, si lamentò del fatto che non aveva nemmeno un soldo per pagare la consumazione, così pregò il Demonio di trasformarsi in una moneta da 6 pence.

Avvenuta la mutazione, Jack afferrò la moneta e la mise nel suo portafoglio, avente la caratteristica di una croce ricamata sopra.

Imprigionato irrimediabilmente, per riottenere la libertà, il Diavolo accettò il patto proposto da Jack, che consisteva nel posticipare di un anno la sua morte.

La vigilia di Ognissanti seguente, il Diavolo si ripresentò per ottenere l’anima dell’uomo.

Questa volta Jack gli propose una scommessa: non sarebbe più riuscito a scendere da un albero.

Il Diavolo sorrise e accettò, salendo su un albero lì vicino.

Fu allora che Jack incise sulla corteccia una croce, che impediva al Diavolo di saltare giù.

Con la vittoria in pugno, Jack propose al Diavolo un patto: egli avrebbe cancellato la croce, se lui si fosse impegnato a non tentarlo più.

Dopo circa un anno, Jack morì.

Al suo bussare alle porte del Paradiso venne risposto che non sarebbe potuto entrare perché aveva condotto una vita dissoluta piena di peccati.

Giunto all’Inferno, anche il Diavolo gli negò il permesso di entrare, perché ancora offeso per come era stato raggirato dall’uomo.

Tuttavia il Diavolo donò a Jack un tizzone che gli illuminasse la strada nel limbo oscuro.

Jack si ingegnò per far durare più a lungo quella luce e la ripose in una rapa svuotata, ricavandone così una lanterna.

Da allora, nelle notti della vigilia di Ognissanti è possibile scorgere la fiammella di Jack, che vaga alla ricerca della sua strada.

Da allora Jack fu soprannominato Jack o’Lantern (ma anche Hob O’Lantern, Fox Fire, Corpse Candle, Will O’ The Wisp).

E con questo vi ho raccontato le basi di questa festa meravigliosa che amo e ho sempre sentito mia, e non mi resta che augurarvi un felicissimo Halloween a tutti.

Micol Borzatta

RECENSIONE – Foresta Nera – Franck Thilliez – Nord 2008

TRAMA

L'offerta è una di quelle che non si possono rifiutare: un sacco di soldi per un lavoro che non prenderà più di un mese. E a David Miller non importa se le condizioni sono quantomeno singolari: rimanere chiuso in una villa nella Foresta Nera, insieme con Arthur Doffre, il facoltoso committente, per scrivere un libro su un serial killer - tristemente noto col soprannome "Boia 125" - responsabile della morte di sette coppie e suicidatosi quasi trent'anni or sono. 
Raggiunta la casa, David si trova subito immerso in un'atmosfera surreale: la villa, lontanissima dal villaggio, è stata costruita intorno a una quercia secolare e le grandi vetrate che la caratterizzano sono prive di ante e di tapparelle. In più, la neve copre ogni cosa. Ciò che lo aspetta, poi, non è meno inquietante: lo studio in cui dovrà produrre almeno dieci pagine ai giorno si affaccia su una sorta di mattatoio; la presenza di Doffre è costante e implacabile; i racconti sul Boia 125 sono raccapriccianti. Ma soltanto con l'arrivo allo chalet di una donna terrorizzata e gravemente ferita quell'incubo claustrofobico giungerà al culmine, esplodendo in un'imprevedibile e agghiacciante follia...

RECENSIONE

David Miller si occupa di preparare le salme per i funerali.

Un lavoro da cui è attratto, ma che nello stesso tempo vorrebbe cambiare perché gli provoca strane sensazioni ed emozioni, che poi sfoga scrivendo.

David infatti è anche uno scrittore in erba, ha pubblicato un romanzo e sta scrivendo il secondo.

Un giorno viene avvicinato da un signore in sedia a rotelle, Arthur Doofre, che gli propone di seguirlo nella Foresta Nera, insieme alla moglie e alla figlia, e di rimanere nel suo chalet per tutto il mese di febbraio, 28 giorni interi, per scrivere un libro su un famosissimo serial killer, Il Boia 125, e inserendo lo stesso Doofre tra i personaggi.

David è titubante, ma quando gli viene comunicato quanto sarebbe stato pagato, se avesse accettato, la sua risposta è subito positiva.

Quando lo comunica alla moglie, lei all’inizio è dubbiosa, ma poi riflette che hanno bisogno di staccare da tutto per poter rimettere in sesto il loro rapporto che si sta disfacendo, e per scappare da una stalker del marito, Miss Hyde.

Quando arrivano allo chalet, i primi quattro giorni passano tranquilli, ma dal quinto giorno, con anche l’arrivo di una ragazza ferita, le cose precipitano, e David viene a scoprire troppe verità che distruggeranno la sua vita.

Romanzo thriller di forte impatto che ho riletto a distanza di due anni e che ha saputo colpirmi nuovamente e a lasciarmi senza fiato.

I colpi di scena hanno avuto lo stesso impatto della prima volta, e molti indizi e sfumature sono stati recepiti meglio, donandomi un’esperienza di lettura fantastica.

Descrizioni molto minuziose, approfondite ma scorrevoli, permettono di visualizzare perfettamente le ambientazioni e di empatizzare con i personaggi, che sembrano reali, amandoli e odiandoli, in base al loro ruolo.

Il ritmo narrativo è molto veloce e scorrevole, facendo venire la voglia di leggerlo tutto in una volta per non perdere l’immersione in atmosfere che riescono a essere claustrofobiche nonostante l’ambientazione sia molto spaziosa e piena di ossigeno.

Una lettura che consiglio sempre, come qualsiasi romanzo di Thilliez, perché in ogni suo libro troviamo uno sviluppo narrativo e un approfondimento psicologico davvero ben fatti.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca

REVIEW PARTY – Gallant – V. E. Schwab – Mondadori 2022

TRAMA

Le ombre non sono vere. I sogni non ti faranno del male. E tu sarai al sicuro fin quando ti terrai lontana da Gallant. Per tutta la vita Olivia Prior, cresciuta nel tetro Collegio per ragazze indipendenti Merilance, si è chiesta chi sia davvero e a quale luogo appartenga. Ha un unico indizio per scoprirlo: un quadernino malconcio dalla copertina verde. 
È il diario della madre, pieno di enigmatiche frasi che sembrano indovinelli (e che mostrano la sua discesa nella follia) e disegni che paiono semplici macchie d'inchiostro… Ma un giorno arriva una lettera, che la richiama a casa, a Gallant. Proprio il luogo da cui il diario materno l'ha messa in guardia. E Olivia, senza pensarci due volte, parte. Qui trova il suo ultimo parente in vita e la dimora di famiglia. Un palazzo sontuoso con una sala da ballo, uno studio che custodisce una misteriosa scultura e un grande giardino rigoglioso. E, nel giardino, un muro diroccato con una porta di ferro. Una porta che Olivia non dovrà mai e poi mai aprire. Tuttavia, nessuno da Gallant le ha spedito quella lettera. Nessuno le racconterà cosa tormenta i sogni del cugino, cos'è successo alla madre, o cosa la attende dall'altra parte del muro. Sono state le ombre a ricondurre Olivia a Gallant? E cosa vorranno in cambio?

RECENSIONE

Dopo la morte della madre, Olivia Prior viene mandata in un orfanotrofio tutto femminile.

Olivia è muta, e questa sua condizione la porta a essere bullizzata dalle sue compagne.

Di sua madre non ha ricordi molto chiari, le tornano in mente momenti in cui la donna sembrava avere strane crisi, che vengono confermati dal diario della madre che sembra scritto da una pazza.

Un ricordo che l’ossessiona è una frase che le ripeteva sempre la madre: “Stai lontana da Gallant!”

Olivia è ossessionata dal voler scoprire chi fosse Gallant quando una lettera le darà la risposta.

Infatti un giorno riceve una lettera da suo zio che, dopo averle detto quanto l’avesse cercata, la invita ad andare a vivere proprio a Gallant.

Olivia viene così mandata a vivere dallo zio, ma quando arriva scoprirà che la lettera non l’ha scritta lo zio, morto un anno prima, e nessuno la stava aspettando.

Un altro mistero più grosso però si nasconde tra quelle quattro mura.

Ultimo romanzo scritto dalla Schwab, dovrebbe essere uno stand alone mistery horror.

La storia parte subito con un ritmo molto ben cadenzato, che porta il lettore a divorare un pagina dietro l’altra con ingordigia, si vuole sapere cosa sta per accadere, per poi trovarsi a inchiodare, premendo entrambi i piedi sul freno, arrivati a due terzi del volume.

Infatti quando abbiamo finalmente capito quale sia il mistero che vilente tenuto nascosto, e ci si trova a doverlo combattere, il ritmo narrativo e la storia stessa rallentano fino a diventare noiose, ripetitive, già viste e di nessuna attrattiva.

Un grave peccato questo, perché il romanzo è molto carino, le ambientazioni e i personaggi vengono caratterizzati davvero molto bene, al punto che sembrano essere tridimensionali, e la prima parte della storia anche realistica sotto molti aspetti, ma poi va a cadere.

Una lettura che comunque consiglio, perché si legge in breve tempo e fa svagare dalla quotidianità, e fa comunque riflettere sul potere dell’amore.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – Il codice dell’illusionista – Camilla Läckberg e Henrik Fexeus – Marsilio 2021

TRAMA

Dalla regina del thriller, il primo caso di una straordinaria coppia di investigatori: la poliziotta Mina Dabiri e il mentalista Vincent Walder.
«Qualcuno ha costruito una copia esatta di uno strumento normalmente usato da un illusionista e ha inscenato un classico numero di magia. Manca solo il lieto fine.»
Quando una donna viene trovata morta in una cassa di legno con il corpo trafitto da spade, la polizia di Stoccolma è frastornata: difficile capire se si tratti di un gioco di prestigio finito in tragedia o di un macabro rituale omicida. Le indagini vengono affidate a una squadra speciale: un gruppo eterogeneo di agenti scelti – e allergici alle procedure istituzionali – tra i quali spicca per doti investigative Mina Dabiri. Proprio Mina suggerisce di coinvolgere nel caso Vincent Walder, un famoso mentalista, profondo conoscitore del linguaggio del corpo e del mondo dell’illusionismo. Insieme si mettono sulle tracce del killer, ma la personalità di entrambi, segnata da piccole e grandi ossessioni e da segreti inconfessabili, ingarbuglia la caccia, anche perché il loro stesso passato si rivela connesso in modo inquietante al caso. E prima che la situazione precipiti, l’unica arma a disposizione dei due investigatori per impedire all’assassino di uccidere ancora è anticipare le sue mosse: solo comprendendo a fondo la sua follia, infatti, potranno mettervi fine. In questo primo, esplosivo episodio di una serie che è già un fenomeno internazionale, la straordinaria abilità di Camilla Läckberg di scavare negli abissi dell’animo umano incontra le competenze psicologiche di uno dei più apprezzati mentalisti del mondo per dare vita a un’originalissima coppia di investigatori: Mina Dabiri e Vincent Walder, la poliziotta misofoba e il mentalista esperto di misteri numerici, in lotta contro un serial killer spietato, e contro i propri demoni.

RECENSIONE

Stoccolma giorni nostri

Quando viene trovato un cadavere dentro a una cassa di legno trafitta da delle spade, la polizia di Stoccolma è confusa, non capisce se si tratta di un numero di magia finito male o di un rituale omicida.
Le indagini vengono affidate a Mina Dabiri e alla sua squadra, un gruppo sperimentale che unisce vari poliziotti con diverse capacità.

Sarà proprio Mina che suggerirà di coinvolgere nelle indagini Vincent Walder, un mentalità con un passato da illusionista.

Insieme si mettono alla ricerca del killer, ma le cose verranno complicate dal passato di entrambi.

Romanzo thriller che, come ci ha abituati la scrittrice, non si basa esclusivamente sul caso da risolvere.

Il romanzo è il primo di quella che al momento è una duologia, il 18 ottobre uscirà il secondo La setta.

Come capitava anche nei suoi vecchi romanzi, anche in questo il caso da indagare, nonostante sia la base della storia e il fulcro intorno al quale avviene il tutto, il ruolo principale lo hanno però i personaggi, la loro storia, la loro psiche e il loro essere.

I personaggi principali sono ovviamente Mina Dabiri e Vincent Walder, ma anche i secondari vengono descritti minuziosamente.

Mina Dabiri è una poliziotta, ma anche una donna con molti problemi. Madre di una bambina che non può vedere, non si sa per quale motivo e spero che verrà approfondito nel secondo volume, soffre di una forma di fobia verso a tutto ciò che può contenere batteri molto forte, infatti gira sempre con guanti e salviette igienizzanti in tasca. Mentre all’esterno, specialmente sul lavoro, sembra molto sicura di sé, Mina è profondamente insicura, con una dipendenza da psicofarmaci e molti demoni per la testa.

Vincent Walder è un mentalità e illusionista, con grandi deficit emozionali che lo portano ad avere problemi nel rapportarsi con la gente, con un matrimonio fallito alle spalle, un nuovo matrimonio complicato e tre figli, due adolescenti e uno piccolo, che contribuiscono al suo senso di incapacità nel capire gli altri. Il suo passato è oscuro, ma lo scopriremo durante la lettura rimanendo shockati.

Tra i personaggi secondari abbiamo Ruben, un poliziotto della squadra di Mina, che dopo essere stato abbandonato dalla sua compagna si è chiuso dietro a un’apparenza di stallone Casanova, cinico, irrispettoso, ma con un vuoto dentro incolmabile che nessuno sa esistere.

Julia è la capitana della squadra, figlia di un comandante della polizia molto conosciuto, ha sempre la paura che venga tenuta in considerazione solo per il suo cognome, quando invece è una donna dalle grandi capacità organizzative, deduttive e di comando.

Peter, altro componente della squadra, è un neopadre di tre gemelle, che si deve dividere tra famiglia e lavoro, ritrovandosi molto spesso esausto.

Oltre ai personaggi anche le ambientazioni vengono descritte con la stessa profondità, permettendoci di visualizzarli e poter cercare di seguire tutti gli indizi per scoprire anche noi il colpevole.

La narrazione è fatta in terza persona e abbiamo una visuale esterna, sapendo molte più cose dei personaggi stessi, ma questo non ci porta ad avere un vantaggio su di loro, perché tutti gli indizi ci verranno dati poco alla volta, infatti scopriremo il colpevole solo un paio di pagine prima di quando verrà rivelato.

La storia è frammentata da capitoli ambientati nel 1982 che ci permettono di scoprire informazioni interessanti su alcuni dei personaggi, e di capire meglio come saranno collegati tra loro e al caso.

Un romanzo avvincente che, nonostante le sue 729 pagine, si legge molto velocemente e non si sente il peso della mole.

Micol Borzatta

Copia della biblioteca

RECENSIONE – Teddy – Jason Rekulak – Giunti 2022

TRAMA

Un thriller che sconfina nel paranormale e che grazie alla forza espressiva delle illustrazioni, vi sorprenderà, pagina dopo pagina, in un inquietante crescendo, fino all'imprevedibile colpo di scena finale.
Teddy era in cucina con un nuovo disegno. È l'immagine di un uomo che cammina all'indietro in un boasco fitto e intricato. Trascina una donna per le caviglie, ne sposta il corpo senza vita. Sullo sfondo, tra gli alberi, si vedono la mezzaluna e molte piccole stelle luccicanti. «Teddy? Questo cos'è?»
Teddy è un dolce bambino di cinque anni, intelligente e curioso, che ama disegnare qualsiasi cosa: gli alberi, gli animali, i genitori e, occasionalmente, anche la sua amica immaginaria, Anya, che dorme sotto il suo letto e gioca con lui quando è da solo. Ma ora a occuparsi di lui per tutta l'estate c'è Mallory, la nuova babysitter. I due si sono piaciuti fin dal primo incontro, tanto che il signor Maxwell non ha potuto opporsi all'assunzione della ragazza, che nonostante la giovane età ha dei difficili trascorsi con la droga. All'apparenza tutto è perfetto: i Maxwell sono gentili e comprensivi, la loro casa sembra uscita direttamente dalla copertina di una rivista e le giornate sono scandite da una routine serena, che comprende giochi, pisolini e bagni in piscina. Fino a quando i disegni di Teddy cominciano a cambiare, diventano sempre più strani, cupi, quasi macabri e rivelano un tratto decisamente troppo complesso per un bambino di quell'età. Che cosa sta succedendo? Per Teddy è colpa di Anya, è lei a dirgli cosa rappresentare e a guidare la sua mano. Qualcosa non va e, anche se può sembrare una follia, solo Mallory può scoprire la verità prima che sia troppo tardi. Un thriller che sconfina nel paranormale e che, grazie alla forza espressiva delle illustrazioni, vi sorprenderà, pagina dopo pagina, in un inquietante crescendo, fino all'imprevedibile colpo di scena finale.

RECENSIONE

Mallory è una ragazza con un passato turbolento, infatti nonostante sia molto giovane è già una ex tossica, appena uscita dal centro di riabilitazione do­po aver festeggiato i primi 18 mesi puli­ti della sua nuova vita.

Grazie all’aiuto del suo sponsor viene assunta dalla famiglia Maxwell come babysitter, il suo compito sarà quello di controllare Teddy per tutta l’estate, in attesa che inizi la scuola.

Teddy è un bambino di 5 anni, molto dolce, curioso, intelligente, a cui piace moltissimo disegnare.

Inizialmente i disegni di Teddy sono normalissimi disegni di un bambino di cinque anni, ma piano piano cam­biano.

Prima compare una strana figura che lui chiama Anya, e dice che dorme sotto al suo letto, poi diventano sem­pre più cupi e inquietanti, al punto che Mallory si spaventa e, preoccupan­dosi del bambino, inizia a indagare.

Teddy è un nuovo romanzo horror pubblicato dalla Giunti quest’anno, e di cui Netflix sta girando una serie TV.

La caratteristica che salta subito all’occhio è che il romanzo è corredato da moltissimi disegni.

Essendo infatti i disegni di Teddy alla base di tutta la storia, l’autore si è fatto aiutare da Will Staehle e da
Doggie Horner, e dal figlio di 5 anni, a creare i disegni di Teddy in modo che il lettore li possa vedere con i suoi occhi, incutendogli la stessa inquietudine di Mallory.

Il ritmo narrativo è molto incalzante, portando il lettore a non voler interrom­pere la lettura, e nel caso a continuare a pensarci fino al suo ritorno a quelle pagine.

Molto ben fatte anche le descrizioni, sia quelle delle ambientazioni che quelle dei personaggi, che hanno una miriade di sfumature.

In alcuni momenti non si capisce a fondo il comportamento di alcuni personaggi, ma una volta arrivati in fondo viene spiegato tutto con un bel colpo di scena.

A livello di paura, è leggibile anche dai più paurosi, perchè è “solo” inquietante, e un po’ subdolo, ma non terrorizza, diventano consigliabile a tutti.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – American Horror Stories – serie TV dal 2021 di Ralph Murphy e Brad Falchuk

American horror stories è una serie televisiva spin-off della famosissima American horror story.

La serie è di genere horror antologico, ideata da Ralph Murphy e Brad Falchuk, per ora composta da due stagioni con sette episodi la prima e otto la seconda della durata di 37-49 minuti ognuna, e trasmessi su Disney+ la prima nel 2021 e la seconda nel 2022.

La trama cambia da episodio a episodio, infatti sono 15 storie auto conclusive collegate tra loro dal genere horror e dalle ambientazioni prese da American horror story.

Ambientazioni che conosciamo molto bene, infatti nella prima stagione incontriamo subito Murder House, che apre e chiude la stagione.

Il ritmo è molto veloce e scorrevole per entrambe le stagioni, infatti tutte e 15 le puntate scorrono molto bene, non ci si accorge nemmeno di essere arrivati alla fine, riescono a tenere ben alta l’attenzione dello spettatore, che le divora una dopo l’altra come le ciliegie.

Devo ammettere che la seconda stagione l’ho iniziata con pochissime aspettative e molti pregiudizi, perché la prima stagione inizia davvero molto bene con i primi due episodi, gli unici collegati essendo un episodio unico diviso in due parti, per poi peggiorare sempre di più, con episodi abbastanza beh, ovvero con trame piene di buchi e mele realizzate, e invece sono rimasta colpita, perché la seconda stagione è davvero molto bella, con storie interessanti e con molti spunti di riflessione, che ti portano a fine episodio a ripensarci e gustartelo ancora a lungo.

L’unico che mi ha lasciato un pochino delusa è l’ultimo episodio della seconda stagione, che secondo me è stato fatto finire troppo in fretta e lascia proprio un senso di incompiutezza allo spettatore.

Una serie TV davvero carina che si può guardare anche come diversivo per passare delle ore spensieratamente.

Micol Borzatta

Visto su Disney+

RECENSIONE – Il manichino – S. L. Grey – Newton Compton 2012

TRAMA

Dan è un ragazzo inquieto e poco socievole che lavora in uno squallido, enorme centro commerciale. Odia il suo lavoro. Rhoda è una giovane freak nera, sfregiata da una cicatrice che tutti guardano con orrore, e ha qualcosa in comune con Dan: odia la propria vita. Un giorno Rhoda, per procurarsi la cocaina, trascina al centro commerciale il bambino a cui fa da baby sitter ma, in un momento di disattenzione, il ragazzino sparisce e lei va nel panico. Poi vede Dan e lo costringe ad aiutarla. 
Mentre esplorano corridoi illuminati dai neon sulle tracce del piccolo, inquietanti sms li attirano nelle viscere dell'edificio, dove sono accatastati mucchi di vecchi manichini e dal soffitto gocciola uno strano liquame. Tentando di fuggire da quel macabro spettacolo, si rendono conto di essere rimasti invischiati in un allucinante gioco a quiz gestito da qualcuno che rimane sempre nell'ombra e che dall'ombra osserva e ascolta ogni loro minimo gesto, ogni sillaba, ogni brivido d'orrore. Inseguiti da esseri informi, precipitano in un inquietante e mostruoso mondo parallelo, dove i commessi sono incatenati ai banconi, dove nessuno è normale, dove l'universo intero sembra popolato da manichini e freak che ai tavolini del bar si cibano di poltiglie sanguinolente. Riusciranno mai Dan e Rhoda a ritornare alla loro realtà? A sfuggire alla mente mostruosa che li vuole persi per sempre nei labirinti infernali dell'enorme, disumano centro commerciale?

RECENSIONE

Mi trovo nel corridoio, con il piede appoggiato al muro dei fumatori. Tiro fuori un’altra sigaretta dal pacchetto e l’accendo con il mozzicone della precedente. Pochi metri più in là, appena dopo la nicchia, Josie sta sussurrando qualcosa a Katrien. Ma che vadano affanculo. Una volta tanto, non mi interessa quel che stanno dicendo.
Quel… posto… ha rotto qualcosa dentro di me. Non so più chi sono.
O forse mi ha aggiustato. Forse ora so esattamente chi sono.

Rhoda è una ragazza di colore, magrissima, con una vistosissima cicatrice che le attraversa tutto il lato sinistro della faccia, e tossicodipendente.

Una sera riceve una chiamata da sua cugina che le chiede di sostituirla come baby sitter, e lei accetta, ma poco dopo aver iniziato si reca, insieme al bambino, al centro commerciale per poter acquistare un po’ di cocaina.

Mentre si reca all’appuntamento con il suo pusher, Rhoda lascia il bambino in una libreria, dicendogli di non muoversi, ma al suo ritorno il bambino è sparito.

Rhoda lo cerca ovunque, senza trovarlo, e alla fine decide di aspettare l’uscita dei commessi della libreria, per farsi dire dove sia finito il bambino.

È così che incontra Dan, e lo obbliga a farsi portare nei tunnel sotto al centro commerciale, dove pensa che sia scappato il bambino, ma invece si ritroveranno in un universo parallelo dove i commessi sono incatenati ai banconi e i compratori subiscono mille mutilazioni.

Ma meglio quel sogno che questo incubo.
Lo penso veramente? Preferirei essere nella merda fino al collo, fuggire di continui per sopravvivere, piuttosto che starmene a casa, a fare le stesse stronzate che ho sempre fatto?

Storia horror raccontata a capitoli alternati, in cui viviamo le vicende da entrambi i punti di vista dei protagonisti.

Le descrizioni sono fatte davvero in modo magistrale per quanto riguarda i personaggi e il supermercato infernale, ma quando si tratta della realtà non viene descritto nemmeno un sassolino, infatti nonostante venga ripetuto molte volte che siamo in Africa, per tutta la lettura possiamo immaginarci l’ambientazione che vogliamo.

Il ritmo narrativo è molto adrenalinico per la prima parte del romanzo, mentre dall’inizio della seconda parte diventa molto statico, ma è fatto apposta per far percepire al lettore il cambiamento avvenuto sia nei protagonisti che nel loro modo di vedere il mondo.

La relazione tra Rhoda e Dan, che inizialmente è di odio profondo, si trasforma prima in amicizia profonda e poi in qualcosa di ancora più intenso, questo perché dopo aver potuto contare solo uno sull’altra ora non si fidano più di nessuno se non di loro due.

Il supermercato alternativo, per quanto ho interpretato io il romanzo, è una sorta di metafora su come affrontiamo la nostra vita, su come cerchiamo sempre di essere come vogliono gli altri e mai come siamo realmente, infatti uscire dal supermercato alternativo non è per nulla difficile, la parte difficile è perché si vuole uscire.

Ti vogliono comodo e compiaciuto e schiavizzato, esattamente come tutti gli altri topi che popolano questa città. Lavorare per pagare delle stronzate di cui non abbiamo bisogno, così da poterci sentire felici di avere un lavoro. Sopportare degli idioti come Bradley. O ancora peggio, finire come mia mamma, a vendere se stessa per una grossa, orrenda casa e una macchina.

Infatti Dan e Rhoda si accorgono che tornati nella realtà vera, il mondo gli appare per quello che è, grigio e senza stimoli, a loro manca l’altro universo, Dan perché poteva essere un commesso riconosciuto, avere delle promozioni ed essere se stesso, non considerato come un ragazzino sfigato come invece è nel negozio nella realtà vera, mentre Rhoda veniva vista come una persona e non come feccia, come avanzo della società e giudicata solo per il suo aspetto fisico.

Ovviamente riuscire a togliersi le maschere non è semplice e per farlo bisogna combattere contro la società e tutti i preconcetti, qui i mostri incontrati, e non tutti ce la fanno, vedi i tizi conciati come barboni.

Essere se stessi è anche molto difficile, perché è vero che segui le tue scelte e le tue aspirazioni, ma devi saperle seguire e mettere in pratica comunque all’interno di una società e qui abbiamo la contrapposizione della scelta libera (commesso o compratore) ma gestito in un regime rigido, infatti quando sei sul lavoro devi interpretare un ruolo che, seppur scelto da te, è gestito in modo rigido, vedi le catene e le frasi automatiche in risposta alle parole chiavi, ma poi nelle pause sei libero e sei te stesso. Come dicevo Dan ad esempio si sente molto più soddisfatto, valutato meritocratamente nella realtà alternativa che in quella vera, e Rhoda si sente più libera e serena, riesce ad accettare meglio se stessa, con la sua cicatrice e le sue imperfezioni nella realtà alternativa rispetto a quella vera.

Sensazioni e sentimenti che, come avvenuto prima di loro a Napulma, li portano a tornare nuovamente nell’altra realtà.

Chi ha giostrato tutto il “gioco” non viene mai rivelato, ma la cosa non è importante perché alla fine il tutto non era un gioco come erroneamente lo avevano interpretato Dan e Rhoda inizialmente, ma qualcosa di più grande che porta a una scelta importante e soprattutto, come viene specificato da Napulma, sincera.

Siamo uguali, io e lei: ci siamo creati un mondo fantastico là dentro, e questo è il mondo reale, quello fuori, laggiù.
Gli ingorghi stradali, le luci al neon che lampeggiano seducenti. L’altro posto non è mai esistito, non c’è una via di fuga. È qui che ci troviamo.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Il diario di Ellen Rimbauer. La mia vita a Rose Red – Joyce Reardon – Sperling & Kupfer 2002

TRAMA

Rose Red è una casa dagli strani poteri. Ellen Rimbauer, giovane moglie di un industriale di Seattle di inizio secolo, non nutre alcun dubbio su questo fatto. Ma ciò che accade fra le sue mura non rappresenta certo un argomento da trattare nei salotti dell'alta società e nemmeno qualcosa alla quale possa credere John Rimbauer. E allora tutto questo finisce nelle pagine del diario di Ellen che iniziato per accogliere le ansie e le curiosità della giovane donna, assume via via tinte sempre più cupe. 
E la protagonista indiscussa è proprio Rose Red, un'entità vivente (o non-vivente) che pare essere dotata di una personalità propria e di un pessimo carattere.

RECENSIONE

QUANTO SEGUE È TRATTO DAL DIARIO DI ELLEN RIMBAUER ED È STATO SCRITTO NEL PERIODO COMPRESO FRA IL 1907 E IL 1928. LA SELEZIONE DEI TESTI E GLI ADATTAMENTI SONO STATI EFFETTUATI TOTALMENTE A MIA DISCREZIONE, CERCANDO DI SALVAGUARDARE LA RISPETTABILITÀ DI ELLEN RIMBAUER E DEI SUOI DISCENDENTI, MA MAI A SCAPITO DEL CONTENUTO. QUESTE SONO LE PAROLE DI ELLEN RIMBAUER, VERGATE DI SUO PUGNO E RIPORTATE CON IL MINIMO POSSIBILE DI INTERVENTI EDITORIALI.
JOYCE REARDON, NOVEMBRE 2000

Seattle, Washington, 1998

Joyce Reardon, componente del Dipartimento Fenomeni Paranormali della Beaumont University, riesce ad acquistare a un’asta il diario di Ellen Rimbauer.

John ed Ellen Rimbauer erano due sposi che nel 1907 hanno costruito un’enorme casa chiamata Rose Red.

L’abitazione è diventata famosa perché in soli 41 anni sono sparite o morte almeno 26 persone, tra cui, nel 1970, Max Burnstheim, uno studioso di fenomeni psichici, portando così Reardon a voler istituire una squadra e andare a studiare la dimora per svelarne i misteri.

Dopo la lettera di presentazione di Reardon, ci inoltriamo nella lettura del diario vero e proprio di Ellen Rimbauer, iniziando dai primi mesi del 1907, in cui parla della sua storia con John, per poi vivere passo passo la casa.

Si parte infatti con l’assistere alla posa della prima pietra, seguita subito da un bagno di sangue della stessa a causa di una litigata tra il capocantiere e un fornitore, che ha portato il secondo a sparare al primo, battezzando così la dimora col sangue.

Altra tappa molto importante che viviamo è la sosta in Kenya durante il viaggio di nozze, sarà proprio qui infatti che Ellen Rimbauer fa la conoscenza di Sukeena, con la quale si instaura un legame molto forte, talmente forte che vorrà portarla a Seattle con sé come amica, confidente, domestica personale, e forse anche qualcosina in più.

Nel 1908 i Rimbauer si trasferiscono nella loro casa dove, durante il party di inaugurazione, Ellen viene a sapere che durante gli scavi delle fondamenta, sono stati trovati ed eliminati i resti di un cimitero indiano, risvegliandone gli spiriti. Cosa che le conferma anche Sukeena, mettendola al corrente che li sente muoversi per la casa, con l’animo pieno di vendetta.

Non passa molto tempo prima che la casa si prenda il suo sacrificio, facendo sparire nel nulla una ospite di Ellen.

Da quel momento avverranno molte altre morti e sparizioni, compresa quella di John, portando Ellen a credere sempre di più che la casa sia viva, spiegandosi così gli strani rumori e gli strani eventi che descriverà minuziosamente nel suo diario.

Romanzo che si può definire horror nonostante non faccia parte del classico horror.

La struttura è quella del diario, tramite le cui pagine veniamo a conoscenza degli eventi, che sono raccontati da un unico punto di vista, ma anche farciti da lunghissimi approfondimenti psicologici ed emotivi.

Un ruolo davvero importante lo ha la casa, che riesce a calamitare le attenzioni del lettore, chiamandolo a sé e attirandolo, entrandogli nel cervello e nell’anima, talmente in profondità da non uscirne più.

Il linguaggio usato è quello che ci si aspetterebbe da una donna degli inizi del 1900, come anche le azioni e i comportamenti.

Una storia che ho già letto più volte, la prima volta 20 anni fa, e che ancora adesso amo rileggere, perché sento la necessità, ogni tanto, di rientrare in quella casa per poterla rivivere appieno.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Scuola omicidi – Elizabeth George – TEA 2007

TRAMA

In un tranquillo cimitero della campagna inglese viene ritrovato il corpo nudo del giovane Matthew Whateley, che prima di morire è stato legato e torturato con mozziconi di sigaretta. Matthew frequentava una celebre scuola dei dintorni, feudo di ricche famiglie eredi di immense fortune, ed è in quella direzione che avviano le loro indagini l'ispettore Thomas Lynley e la sua assistente Barbara Havers. Tutto viene fatto con la massima discrezione ma soffocare lo scandalo è difficile. Le risposte da trovare sono tante: chi ha ucciso Matt, un ragazzo di origini proletarie arrivato lì grazie a una borsa di studio, e perché? Come mai il suo cadavere è stato portato al cimitero?

RECENSIONE

Siamo nella campagna inglese, quando Deborah St. James, mentre sta facendo delle foto nel cimitero di Spoke Poges per un libro a cui partecipa, trova il cadavere di un ragazzo nudo e pieno di segni di tortura.

Nel frattempo l’ispettore di Scotland Yard Thomas Lynley viene contattato dal suo ex compagno di college, e ora insegnante al collegio di Bredgar Chambers, per denunciare la scomparsa di uno studente.

Lo studente scomparso è il tredicenne Matthew Whateley, ovvero il cadavere trovato da Deborah.

Whateley, insieme al sergente Barbara Havers, inizia subito a indagare, ipotizzando che il killer forse esterno alla scuola, ma fin da subito capisce che invece è interno alla scuola, e per trovarlo deve farsi strada tra l’omertà degli studenti e degli insegnanti.

Romanzo thriller davvero molto ben fatto che, o istante utilizzi un tema molto sfruttato, riesce a gestirlo in modo superlativo, rendendolo quasi originale.

Il ritmo narrativo è molto veloce, che permette una lettura continuativa e immersiva, potendo finire il libro in una one shot.

Le descrizioni sono molto precise e minuziose, sia per quanto riguarda i personaggi che diventano degli amici per il lettore, che per le ambientazioni, che possiamo visualizzare per tutta la lettura, come se fossimo sul posto.

Il linguaggio utilizzato è semplice e con la narrazione molto lineare fanno sì che possa essere goduto da qualsiasi target di lettore.

La parte thriller e del giallo è ben sviluppata, non ci sono forzature e atteggiamenti e scelte esclusivamente a scopo del romanzo, e questo rende il tutto molto più realistico.

Una lettura che ha saputo conquistarmi e che consiglio veramente di cuore.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

AVVISO – Riapertura del blog

Buongiorno cari lettori.

Il 22 giugno vi avevo comunicato che il blog sarebbe stato chiuso fino a data da destinarsi, e così, come avete notato, è stato, e molti di voi mi sono stati vicini in molti modi: chi ha guardato i vecchi post recuperando articoli e recensioni persi, chi mi ha chiesto informazioni su come procedeva il post ricovero del mio cagnolino, e chi semplicemente mandando un saluto ogni tanto.

Proprio per ringraziare tutti voi, del vostro interessamento e della vostra vicinanza, ho deciso di riaprire il blog.

Esatto, da oggi 1 ottobre 2022 il blog riapre, con tante nuove recensioni, review party e articoli.

Ovviamente non riaprirà con i ritmi del passato, né quando pubblicavo un post al giorno, né quando ne pubblicavo tre a settimana, per ora riaprirò con sicuramente un post a settimana, senza giorno fisso, e in caso di eventi o review magari anche due, dipende dal periodo e dagli impegni.

Impegni che ancora sono abbastanza pressanti, infatti benché il cucciolo sia riuscito a dimagrire a sufficienza per far sì che l’ernia lombare non sia troppo pressante, ha comunque ancora bisogno di molte attenzioni per far sì che si abitui al nuovo stile di vita, che comporta anche una distribuzione del movimento e del gioco durante la giornata completamente diversa da quella a cui era abituato.

A questo ovviamente devo aggiungere il mio lavoro, che ovviamente porta via del tempo, ma non voglio più lasciarvi senza niente del tutto, così vi posso garantire sicuramente un articolo a settimana, ma per non farvi promesse che poi rischio di mantenere non mi spingo oltre.

Spero di farvi piacere con questo ritorno, e di leggere molti vostri commenti.

Un abbraccio a tutti.

Micol Borzatta