Il collezionista di bambole, Angela Failla (Grauseditore 2013) a cura di Micol Borzatta

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Cittadina di Bright, Virginia.

Il detective Manuel Boselli viene chiamato a indagare su un omicidio.

La vittima è una ragazza a cui hanno sparato a buciapelo e poi lavata, vestita e posizionata sul letto, gli occhi tenuti aperti con del nastro adesivo e nessuna traccia da rilevare, né fibre né impronte digitali, tutto assolutamente pulito.

Il cadavere presenta svariate ferite da arma bianca, probabilmente un coltello, inferte con l’intenzione di ferire e rallentare la preda.

Dopo l’uccisione il killer ha fotografato la vittima e ha lasciato la polaroid sul letto.

Dopo il ritrovamento del cadavere, Boselli fa vedere al tenente suo collega, una lettera che ha trovato sotto la porta di casa sua, e che lo avvisava dell’omicidio e dichiarava che sarebbe stato solo l’inizio.

Infatti altre lettere arrivano a Boselli e altri cadaveri vengono ritrovati, tutti con lo stesso modus operandi.

Il giocattolaio, così viene chiamato il serial killer, sembra dare del filo da torcere alla polizia e Boselli si troverà a giocare una partita a scacchi con lui.

Romanzo thriller che fin dalle prime pagine sa come accattivarsi il lettore che si ritrova immerso nella lettura in un coinvolgimento totalitario.

Le descrizioni delle pratiche investigative del detective Boselli sono molto all’avanguardia, un mix tra Sherlock Holmes e C.S.I., e dimostrano una grande conoscenza da parte dell’autrice.

Molto dettagliate e minuziose anche le descrizioni degli ambienti e la caratterizzazione dei personaggi, che sono davvero realistici.

Come stile narrativo, l’autrice ha scelto una narrazione mista, ovvero la storia viene narrata tutta in terza persona quando il protagonista è il detective Boselli, mentre si passa a una narrazione in prima persona quando la protagonista è la giornalista novellina che viene incaricata degli omicidi.

Lo sviluppo della storia è lineare e ben narrato, approfondito e pieno di suspance.

Gli indizi raccolti da Boselli sono condivisi con il lettore che può seguire le indagini e cercare di risolvere il mistero senza però trovarsi in posizione di vantaggio.

Il colpo di scena finale in cui veniamo a scoprire il colpevole è eccezionale e colpisce davvero molto.

Una storia davvero ben scritta, che è un peccato che il romanzo sia introvabile ormai.

Micol Borzatta

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Beware the night, Ralph Sarchie e Lisa Collier Cool (Brossura di San Martino 2001) a cura di Micol Borzatta

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Ralph Sarchie è un veterano di NYPD da sedici anni e lavora nel 46° distretto nel sud del Bronx.

Serchie, durante le indagini dei suoi casi, si ritrova ad avere a che fare un male peggiore della delinquenza, un male che a sentirlo nominare viene da ridere, domandandoci se chi ne sta parlando è davvero sano di mente: la possessione demoniaca.

Aiutato da un padre gesuita, Mendoza, Serchie si trova ad affrontare molte volte possessioni demoniache ed esorcismi per poter salvare l’umanità, fino a quando decide di lasciare per sempre la polizia e dedicarsi solamente al suo lavoro con Mendoza.

Un’autobiografia che ci porta a vivere in prima persona una realtà che normalmente daremmo per assurda e alla quale, nonostante le dichiarazioni biografiche dell’autore stesso, continuiamo a ritenere quasi impossibili.

Del romanzo è stato tratto anche un film nel 2014, Liberaci dal male, in cui l’autore si mette davvero a nudo.

Una storia pesante che ci colpisce a fondo, ci sconvolge e ci spaventa, portandoci a guardare il mondo con occhi molto diversi.

L’inglese non è molto semplice, ma il romanzo non è mai stato tradotto in italiano.

Micol Borzatta

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La canzone di Susannah, Stephen King (Sperling & Kupfer 2004) a cura di Micol Borzatta

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Dopo aver sconfitto i Lupi del Calla, il Ka-tet viene diviso in vari dove quando per raggiungere diversi obiettivi che li porteranno sempre più vicini alla Torre nera.

Susannah è bloccata nella sua mente, mentre Mia, l’ex demone in cinta che vive dentro di lei, ha trasportato il suo corpo a New York nel 1999, dove rivela a Susannah del patto che ha fatto con l’Uomo in Nero per diventare umana e madre, anche se a livello tecnico il figlio che ha in grembo è un discendente di Susannah e di Roland.

Jake, Oy e Callahan seguono Susannah-Mia per poter salvare Susannah dagli adepti dell’Uomo in Nero, temendo che il figlio che porta in grembo abbia comunque un’anima demoniaca.

Nel frattempo Roland ed Eddie viaggiano nel Maine del 1977 in modo da poter acquistare il lotto di terra in possesso a un uomo di nome Calvin Torre, lotto in cui sembra che il potere della rosa sia molto forte.

Ora la domanda è: riusciranno a raggiungere tutti gli obiettivi?

Penultimo romanzo della saga della Torre nera ci troviamo un volume con molta più adrenalina rispetto a tutti i volumi precedenti.

Nonostante abbiamo la sensazione che tutto si stia per risolvere, in questo volume troviamo molti misteri nuovi che ci portano a porci nuove domande.

Gli eventi si muovono verso una conclusione, ma ancora nulla è chiaro, e per prepararci nel modo più completo al grande finale, Stephen King decide di entrare in campo mettendosi come personaggio all’interno della storia.

Come sempre abbiamo descrizioni molto dettagliate e uno svolgimento che conquista, non il solito volume-ponte che serve solo per portare il lettore alla conclusione.

Una lettura emozionante che invoglia leggere subito il finale.

Micol Borzatta

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Maze runner. Il codice, James Dashner (Fanucci 2016) a cura di Micol Borzatta

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Newt è nascosto insieme ai genitori e alla sorellina Lizzy, quando la madre li sveglia e li chiama alla fessura che hanno come finestra.

Ai bambini si apre uno spettacolo unico: sta nevicando.

La felicità però dura poco, perché pochi attimi dopo fanno irruzione dei soldati per portare via Lizzy.

I genitori reagiscono e vengono uccisi, rendendo i due bambini orfani.

A questo punto i soldati decidono di prendere entrambi i bambini e di usare Newt come soggetto di controllo.

Stephen ha solo cinque anni quando viene preso dalla C.A.T.T.I.V.O. sotto la supplica della madre pestata quasi a  morte dal marito colpito dalla pazzia dell’Eruzione.

Da quando è nel laboratorio gli hanno cambiato il nome, mettendogli il nome Thomas, ma lui non vuole e cerca di ricordarsi il suo, fino a quando non riescono a farglielo dimenticare e accettare il nuovo a suon di scariche di dolore molto forti.

Passano gli anni e gli esperimenti su Thomas continuano, e tra un esame e l’altro viene a contatto con altri bambini: Newt, Teresa, Minho.

Un giorno decidono di impiantargli un chip nella testa, e da quel momento ottiene il permesso di uscire dall’isolamento e di frequentare gli altri.

Thomas ormai ha quasi nove anni.

Non passa molto tempo, solo pochi mesi, che gli scienziati decidono di dare a Teresa e a Thomas un ruolo più importante e fanno vedere loro la Radura e il Labirinto, gli inizi dei lavori che dovrebbero durare circa tre anni e vogliono che loro siano una parte importante della progettazione, anzi saranno proprio i progettatori.

Secondo prequel della trilogia Maze runner che conclude definitivamente il ciclo, rispondendo alle ultime domande.

La narrazione è molto ritmata e veloce, con descrizioni precise e un approfondimento intensivo della psicolgia dei personaggi.

Unica vera e propria critica che mi viene da fare è relativa alla scelta dell’autore dell’età di Teresa e Thomas.

Infatti quando vengono inseriti nel progetto dei Labirinti hanno solo dieci e nove anni, ma vengono trattati come se fossero degli adolescenti e anche il loro modo di comportarsi e di rispondere è troppo adulto rispetto all’età che dovrebbe avere.

Tralasciando questo punto negativo legato all’età dei personaggi, la storia è interessante e possiamo vivere un punto di vista totalmente diverso da quello vissuto fino a ora, e quindi vedere anche l’organizzazione in modo diverso.

Per tutta la durata della lettura ci troviamo a domandarci come avremmo reagito e agito noi nella loro situazione, legandoci ancora di più a tutti i personaggi.

Una conclusione spettacolare che ci spiega tutti i retroscena.

Micol Borzatta

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Maze runner. La mutazione, James Dashner (Fanucci 2014) a cura di Micol Borzatta

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Sono passati anni da quando le Eruzioni solari hanno distrutto il mondo.

La popolazione si è rifugiata in accampamenti nei boschi per cercare di sopravvivere e superare il calore che brucia la terra.

Un giorno un Berga solca i cieli, tutti sono speranzosi che il governo abbia trovato una soluzione e sia lì per salvarli, ma quando il portellone si apre i soldati non lanciano scialuppe di salvataggio ma frecce su tutta la popolazione.

Alec e Mark riescono a salire sul Berga per vendicare i loro amici, e mentre sono intenti ad aprire la porta principale per passare nella cabina, Mark trova una serie di contenitori pieni dei dardi che i soldati hanno appena sparato con sui scritto: Virus VC321XB47 altamente contagioso.

Mark capisce subito che l’intento dei soldati del governo non è mai stato quello di ucciderli, ma di usarli come cavie per qualche nuova arma.

Dopo essere riusciti a far precipitare il berga, ALec e Mark ritornano al loro accampamento, impiegandoci due giorni interi.

Al loro arrivo vengono accolti da una montagna di cadaveri. I pochi sopravvissuti sono chiusi nelle capanne e non vogliono uscire, mentre Darnell, che era stato messo  in quarantena appena si accorsero che i malati aumentavano, è impazzito fino al punto di spaccarsi la testa contro la porta della capanna in cui era rinchiuso, mentre Mark cercava di parlargli.

Mark e Alec decidono di lasciare l’accampamento e di dirigersi verso il campo base da cui è partito il Berga e di cui hanno scoperto l’ubicazione quando erano a bordo.

Con loro si aggregano anche Lana e Trina, mentre gli altri due amici a loro legati, Misty e il Rospo, decidono di rimanere quando scoprono che Misty è ammalata.

Poco tempo dopo la loro partenza, vengono raggiunti da Rospo affetto anche lui dal siero e sono costretti a ucciderlo.

La cosa li ha talmente colpiti che, quando al villaggio, sito a un giorno dalla loro meta, trovano una bambina abbandonata da tutti, Deedee, decidono di portarla con loro nonostante rechi una cicatrice che dimostra che è stata ferita da un dardo del virus.

Durante il viaggio si trovano a doversi dividere, Mark e Alec rimangono invischiati con un gruppo di Spaccati, mentre Trina, Lana e Deedee vengono rapite dalla C.A.T.T.I.V.O.

Mark e Alec decidono di ritrovarle, ma la missione non sarà per niente facile.

Prequel della trilogia di Maze runner ci troviamo a vivere gli eventi accaduti tredici anni prima alla fuga dal Labirinto, ai momenti della Tempesta Solare e alla nascita della C.A.T.T.I.V.O.

Come già abituati la narrazione è tutta in terza persona, ma questa volta il punto di vista è quello di Mark.

Originale la scelta dell’autore riguardo all’inserimento dei flash back. Essi infatti vengono messi come sogni di Mark, così mentre loro nel presente dormono, noi possiamo vivere gli eventi capitati un anno prima rispetto a quand i soldati in tuta verde hanno colpito il popolo con i dardi.

La storia è davvero molto ben gestita, si parte con il presente, si passa per il passato, fino a ritornare alla congiunzione del tutto.

Oramai tutte le domande hanno ottenuto una risposta, manca solo di sapere com’è stato creato il Labirinto.

Micol Borzatta

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Maze runner. La rivelazione, James Dashner (Fanucci 2015) a cura di Micol Borzatta

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Thomas viene tenuto per più si un mese in isolamento dalla C.A.T.T.I.V.O. e quando viene rilasciato gli viene spiegato che era la terza prova che doveva superare.

Viene riunito ai Radurai, sia quelli del Gruppo A che a quelli del Gruppo B, quando viene a conoscenza da Janson che la cura non è ancora stata ultimata.

Gli viene anche riferito che quasi tutti loro sono immuni alla malattia, ma che alcuni di loro sono stati veramente infettati per poter essere usati come campioni di verifica, e che per il mondo esterno i Muni, come vengono chiamati gli immuni, sono visti con disprezzo.

Janson propone ai ragazzi di ridar loro tutti i loro ricordi e di rimuovere il dispositivo di controllo nel loro cervello, ma questo significherà che Teresa, Thomas e Aris non potranno mai più parlarsi telepaticamente.

La proposta viene accettata da tutti, tranne Newt, Thomas e Minho che si ribellano e scappano aiutati da Brenda, che nonostante sia una dipendente della C.A.T.T.I.V.O. si ricrede e decide di seguirli insieme a Jorge.

I ragazzi riescono a fuggire e ad arrivare a Denver, dove dovrebbero incontrare un ex dipendente della C.A.T.T.I.V.O. che può toglier loro il dispositivo, ma invece ritrovano Gally, sano e in perfetta forma che dice loro di far parte di un gruppo di ribelli chiamato Il braccio Destro.

L’organizzazione spiega a Thomas che lui è la chiave conclusiva per poter concludere definitivamente gli studi sulla ricerca della cura.

Insieme a quelli del Braccio Destro Thomas crea un piano per poter distruggere per sempre la C.A.T.T.I.V.O.

Ultimo romanzo della trilogia, finalmente abbiamo quasi tute le risposte.

La narrazione, anche questa volta, è identica agli altri due romanzi, ovvero in terza persona ma tutto dal punto di vista di Thomas.

Il ritmo l’ho trovato un po’ più lento, nonostante ci sia molta azione, e questo mi ha rallentato molto la lettura facendomi arrancare in molti punti.

Le descrizioni sono sempre molto nitide ed evocative rendendo tutto molto reale, al tal punto che viene spontaneo domandarsi se si rischia davvero di arrivare a una situazione simile.

L’autore è stato davvero molto bravo, che viene difficile salutare i personaggi e lasciare questo mondo, nonostante sia tutt’altro che un paradiso.

Micol Borzatta

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Il ritorno del re, J. R. R. Tolkien (Bompiani 2001) a cura di Micol Borzatta

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Dopo essersi ritrovati, Gandalf e Pipino arrivano a Minas Tirith per parlare con il Sovrintendente Regnante di Gondor, a cui Pipino giura fedeltà per ripagare il suo debito con Boromir.

Nel frattempo Aragorn, Legolas e Gimli vengono raggiunti dalla Grigia compagnia, un gruppo di Raminghi del Nord per dirigersi tutti insieme verso il Fosso di Helm.

Aragorn decide a questo punto di rivelarsi a Sauron come il legittimo Re di Gondor, distraendolo dal seguire Frodo, che dovrà preoccuparsi di questa nuova minaccia.

Gandalf e Pipino si trovano a dover difendere Gondor, fino a quando non sentono i corni di Rohan arrivati in loro aiuto.

Sam invece va alla ricerca di Frodo nella torre degli Orchi, dove lo trova incima e gli restituisce l’anello.

Travestiti da orchetto riescono ad attraversare Mordor e raggiungere il Monte Fato, dove vengono attaccati da Gollum che cerca di riprendersi l’anello, ma grazie a Sam non ci riesce e Frodo si trova sul bordo del vulcano per adempiere al suo dovere per poter compiere il viaggio di ritorno.

Terzo e conclusivo romanzo della saga di Il signore dell’anello.

Anche questa volta, come per gli altri due romanzi, troviamo sempre la solita pecca, ovvero un finale troppo frettoloso rispetto a tutta la premessa, riducendo le gesta degli Hobbit a pochi e insignificanti eventi quasi casuali.

Le descrizioni come sempre sono molto minuziose, a volte anche fin troppo, ma ci portano a vivere l’ultima parte del viaggio in un’atmosfera magica.

Una storia epica che merita di essere letta, assaporata e vissuta.

Micol Borzatta

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