Cose preziose, Stephen King (Sperling & Kupfer 2008) a cura di Micol Borzatta

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Castle Rock

Da qualche tempo un nuovo negozio sta preparando i locali per l’apertura, il cartello dice che si chiama Cose Preziose.

Tutti gli abitanti sono curiosi di capire di che tipo di nego­zio sarà e fanno mille ipotesi, fino al fatidico giorno dell’inaugurazione.

Anche Brian Rusk è curioso, in fondo ha solo undici anni, e a furia di sentirne parlare è diventato un argomento molto interessante e ora deve sapere cosa vende quel ne­gozio, e destino vuole che sia il primo cliente di Leland Gaunt, il proprietario di Cose Preziose.

La mercanzia che trova all’interno è la più disparata, ci sono pipe, geodi e schegge pietrificate che se tenute in mano ti permettono di fare meravigliosi viaggi astrali.

A un certo punto Gaunt chiede a Brian quale sia la cosa che vorrebbe di più al mondo e il bambino risponde la figurina del 1956 di un giocatore di baseball, e quando Gaunt gliela dà scopre sopra un autografo e una dedica con il suo nome.

La sorpresa è talmente forte che Brian rimane senza voce e nuovamente gli sembra di volare al momento dell’auto­grafo. Lo shock è maggiore quando Gaunt gli comunica il prezzo: pochi centesimi più un impegno.

Un impegno scelto da Gaunt verso un abitante del paese, nel caso di Brian deve fare qualcosa a Wilma Jerzyck, ma non ricorda assolutamente i termini dell’accordo preso e se prova a cercare di ricordare si sente solo disorientato.

Dal momento dell’apertura molte persone hanno visitato il negozio e ognuno di loro ha trovato l’oggetto che cercava da una vita e di vitale importanza, che non sapeva di cerca­re, e sempre a un prezzo abbordabile più un impegno, ma dal momento dell’arrivo di Leland Gaunt la cittadina ha perso la sua quiete e la sua armonia.

Chi è realmente Leland Gaunt?

Romanzo horror di Stephen King, l’ultimo ambientato a Castle Rock.

Il romanzo inizia con un abitante che ci invita a sederci con lui su un gradino del patio in mezzo al paese e ci presenta i vari abitanti e le storie del paese citando
così altri romanzi dell’autore come La zona morta, Cujo, la novella Il corpo, La metà oscura e il rac­conto Il foto cane contenuto nella raccolta Quattro dopo mezzanotte.

Un inizio che ci porta veramente all’interno del roman­zo perché parla direttamente a noi, e nello stesso ha la duplice capacità di farci ricordare altre piacevoli letture dell’autore e di invogliarci a recuperarle e leggerle se ancora non lo abbiamo fatto.

Bisogna dire che è un inizio davvero originale e particolare, sia nella letteratura in generale che, in particolar modo, nella bibliografia di King.

Finito il prologo così particolare entriamo subito nella storia vera e propria, ma la sensazione di essere ancora lì seduti a guardare permane e rimarrà fino alla fine
della lettura.

I capitoli sono divisi in sotto capitoli molto brevi che finiscono sempre a metà di una scena o di una rivela­zione, portandoti a iniziare subito il successivo e rendendo la lettura molto veloce.

Le descrizioni sono molto leggere per i canoni di King, ma vivide come ci ha abituati, al punto che possiamo toccare con mano ogni oggetto dentro a Cose Prezio­se e sentire i brividi correrci per la schiena quando Gaunt ci rivolge la parola per chiederci quale sia il nostro più grande desiderio.

La caratterizzazione dei personaggi è descritta mol­to bene, bastano poche parole per permetterci di vi­sualizzarli davanti a noi, e provare sensazioni diver­se, come ad esempio repulsione e terrore quando ci troviamo a guardare i denti gialli di Gaunt e la sua figura troppo alta e troppo magra, ma nello stesso momento attratti dalla sua voce melliflua.

Sensazioni che, insieme alla curiosità di vedere cosa accadrà, ci tengono inchiodati alla lettura, capitolo dopo capitolo, possibilmente senza mai fermarsi.

Una lettura davvero stupefacente.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca.

Desperation, Stephen King (Sperling & Kupfer 2008) a cura di Micol Borzatta

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Desperation, sperduto paesino minerario del Nevada.

Collie Entragian, agente di polizia, sta fermando le persone in transito sulla strada statale, nei modi più disparati.

Il camper della famiglia Carver viene fermato con una banda chiodata posata sulla strada, i Jackson vengono fermati per un controllo e arrestati per possesso di marijuana, Marinville viene picchiato e trascinato in prigione.

Mentre sono bloccati si accorgono che Entragian sembra parlare con la fauna locale e il suo corpo è in disfacimento.

Anche tra di loro c’è una persona molto particolare, David Carver, che all’apparenza sembra solo un bambino, ma in realtà ha la capacità di parlare con Dio.

Grazie a David i prigionieri riescono a liberarsi, ma quello che scoprono è shockante: Entragian ha ammazzato tutti gli abitanti di Desperation e tutti i dipendenti della miniera, rifugiandosi all’interno.

Cosa c’è nella miniera e cosa ha posseduto Entragian?

Riuscirà David, che è solo un bambino, a salvare i prigionieri e sconfiggere l’oscurità che ha colpito Desperation?

Romanzo pubblicato per la prima volta nel 1996 in contemporanea con I vendicatori, quest’ultimo firmato con lo pseudonimo Richard Backman.

I due romanzi vengono considerati gemelli, e condividono gran parte dei personaggi, il nemico e la miniera di origine, e le copertine, se avvicinate, formano un’unica immagine.

Nel romanzo ci sono anche molte citazioni ad altri libri di King, come ad esempio Cynthia Smith fa parte dell’associazione per donne maltrattate Figlie e sorelle del romanzo Rose Madder; viene citata più volte Misery e i Tommyknockers.

La narrazione, come in I vendicatori passa da momenti di estrema lentezza a momenti in cui bisogna correre per stare dietro agli eventi.

I personaggi sono molto ben caratterizzati, l’unico difetto per me è che, avendo letto prima I vendicatori, ero abituata alla età e alle parentele descritte in quel volume e ho faticato a mischiarli e seguire quelle nuove, ma avrei avuto lo stesso problema se li avessi invertiti.

La storia è interessante e ti lascia sempre un’ansia addosso per tutta la lettura, ma finisce con la fine del romanzo.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

Tela di tenebre – Resurrezione, Antonietta Filaci (self publishing 2019) segnalazione

 

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Sinossi:

Marcus è un Cacciatore di vampiri. Nient’altro ha mai avuto importanza per lui, eccetto eliminarli dalla faccia della terra. Eppure, negli occhi verdi di Eva ha potuto mettere in discussione se stesso, nel momento in cui le ha salvato la vita, sebbene sia una vampira. Con lei, si ritrova ad affrontare il peggiore dei tradimenti, che invece rimette in discussione tutto il suo mondo, tutte le sue sicurezze. E nel momento in cui si ritroverà solo a prendere la decisione, la sua determinazione sarà l’unica a guidarlo. Furioso, umiliato, tradito, sconvolto, dove può trovare la forza di sradicare tradizioni fossilizzate nel passato, che rischiano di seppellire lui e tutto ciò che ama? Come può, da solo, vincere pregiudizi vecchi di secoli? Neppure Eva potrà aiutarlo, perché dovrà affrontare la sfida più grande di tutte: vincere se stessa.

Perché ho scritto questo libro:

Mi piace pensare che sia stata la storia a usare le mie mani per raccontarsi al mondo, poiché ad ogni frase mi pareva che fossero i personaggi stessi a guidarmi lungo le loro avventure. La prima ispirazione arrivò durante un periodo per me piuttosto duro, in cui dovevo elaborare il lutto di un caro amico, ma solo dopo mesi riuscii ad iniziare a scriverla davvero. Da quel momento è stata il mio conforto ed è cresciuta di pari passo con me. Ora, siamo entrambe pronte per affrontare il mondo.

Antonietta Filaci

Sono nata a Cittadella del Capo (CS) nel 1992. Frequento Consulenza del Lavoro nella stupenda Siena, ma vivo a Grosseto insieme al mio compagno, ai miei libri (di studio e non) e ai mille progetti e idee che mi frullano in testa. La passione per la lettura è d’obbligo per un’aspirante scrittrice come me, la scrittura, il raccontare storie e vedere le persone emozionarsi per esse è un modo potente e incredibile di stabilire legami, comunicare idee e lasciarsi esplorare. Tolstoj, Bram Stocker, Richard Matheson, Dostoevskij, J. K. Rowling, Robert Jordan e Marion Zimmer Bradley sono alcuni dei nomi che mi hanno sempre dato qualcosa al di là delle semplici emozioni che cercavo, e sono perciò anche ispiratori della storia che voglio raccontare. E a volte, tutto quello che serve nella vita è proprio la storia giusta.

Cosa pensano di…

Dal blog Libropatia
“La morte e la vita, come l’ombra e la luce. Ecco, secondo il mio parere, il punto focale del romanzo, il tenersi stretto il respiro, lottare affinché la vita non soccomba, e lo fanno i vampiri e lo fanno i cacciatori, entrambi lottano per assicurarsi la nascita di un nuovo giorno, ognuno a suo modo perché la sopravvivenza di uno è strettamente legata alla morte dell’altro.”

Dal blog Les Fleurs du Mal
“È dunque un romanzo d’azione?
Sarebbe limitante definirlo tale. Antonietta Filaci ha una mano felice. Legge molti autori blasonati di genere e si sente: le sbavature nella trama sono poche, le descrizioni essenziali (funzionali), il pathos rimane alto.”

Believe it, Christy C. (Self Published 2019) – Cover reveal

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TITOLO: Believe it
AUTORE:Christy C
EDITORE:Self published
DATA USCITA:01 dicembre 2019
GENERE:Contemporary romance
PAGINE:235

FORMATO:EBook 2,99€ cartaceo 10,40€

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SINOSSI
Doveva essere una semplice vacanza rilassante, in compagnia dell’amica del cuore.
Greta non avrebbe mai immaginato che si sarebbe innamorata, non solo del posto,la bella ed affascinante Africa,che già una volta era riuscita a rubar le il cuore ma, anche di Karim,un fantastico ragazzo grande come un baobab e dolce come il miele.
Riuscirà la nostra Greta a passare sopra alle mille paranoie, ai pregiudizi e a viversi a pieno le emozioni che si fanno sempre più intense nell’anima e profonde nel cuore.
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Il manoscritto, Franck Thilliez (Fazi 2019) a cura di Micol Borzatta

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Caleb Traskman è un grande scrittore di thriller con all’attivo sedici romanzi pubblicati.

Dopo la sua morte il figlio trova il diciassettesimo romanzo, un romanzo senza titolo e senza fine, mancavano giusto una decina di pagine e scritto nei dieci mesi in cui la moglie si spegneva a causa dell’Alzheimer e la successiva morte avvenuta con un proiettile in testa.

Il manoscritto però non sembrava non finito per mancanza di tempo, ma sembrava essere strutturato così di proposito, come se Caleb avesse sempre saputo che lo avrebbe lasciato incompiuto suicidandosi.

La editor di Caleb, che lo conosceva a fondo, riesce a capire come doveva finire e con la casa editrice decidono che sarebbe toccato a lui scrivere il finale del romanzo, che fece segnando nel testo quando iniziava la sua parte.

Ed è così che ci troviamo a leggere il manoscritto di Caleb Traskman, trovando un libro dentro al libro, un’idea davvero geniale.

Siamo in un freddo gennaio del 2014 e la diciassettenne Sarah si sta preparando per uscire a fare jogging, subito dopo aver salutato la madre, che non rispose. Sarah immaginò fosse fuori a trovare ispirazione per il suo nuovo romanzo, mentre il padre non sarebbe rientrato dal lavoro prima delle dieci di sera.

Rientrando in casa dalla corsa Sarah viene colpita in testa e poi buio.

Passano sei mesi e i genitori di Sarah ricevono una ciocca di capelli della figlia e la polizia riconosce il modus operandi di un rapitore seriale con all’attivo altri tre rapimenti e ancora in libertà.

Sarah non comparirà mai più.

Passano quattro anni e siamo nel dicembre del 2017.

Quentin ha diciotto anni quando muore in un incidente d’auto mentre scappa dai doaganieri. Dopo l’incidente Marc Norez, controllore della dogana chiama i colleghi e apre il bagagliaio, dentro ci trovano il cadavere di una donna a cui hanno strappato la faccia e amputato le mani.

Per le indagini vengono chiamati Vic Altran e Vadim Morel. Arrivati sul luogo riscontrano che la testa, i moncherini e le mani sono chiusi in sacchetti sigillati.

Una indagine che si presentava complicata, essendo morto l’unico che poteva dare delle risposte, e al momento era il loro unico sospettato, quando una telefonata li convoca sul luogo di una rapina: Quentin Rose aveva rapinato la cassa di un benzinaio e poi rubato una macchina che faceva rifornimento… Il cadavere era già dentro.

Nel frattempo Léane, la madre di Sarah, sta rilasciando un’intervista sul suo nuovo romanzo che parla di Arpageon, uno scrittore che nel suo romanzo scrive di Kajak, un serial killer, che in realtà è Arpageon stesso. Anche al romanzo di Arpagen mancano solo le ultime dieci pagine, come nel manoscritto di Caleb, e anche in questo caso non sarà Arpageon a finirlo.

E tutti questi personaggi sovrapposti sono chiaramente tormentati. È come un affondo nella psiche dell’essere umano, nel labirinto della mente, fino agli strati più profondi.

Romanzo molto particolare che inizia e si sviluppa in modo molto particolare e originale.

Già nella prefazione siamo in realtà nella storia, la prefazione infatti non è relativa al libro, ma è del romanzo dentro al libro. L’autore infatti scrive la storia di Caleb, uno scrittore, che scrive di Léane, una scrittrice, che a sua volta scrive di Arpageon, uno scrittore, che scrive di un Kajak, un serial killer, creando così una matrioska di narrazioni.

Lo stile è fin da subito accattivante e scorrevole e rispecchia la vecchia regola un romanzo deve saper colpire il lettore già nelle prime venti pagine se non lo vuole perdere.

I capitoli sono molto brevi e, insieme a un linguaggio semplice e a un ritmo incalzante permettono una lettura molto veloce e avvincente.

La narrazione è in terza persona e i capitoli sono alternati tra il punto di vista di Léane e le sue vicende, e quello di Vic e la sua vita.

Le scene, anche quelle più crude, sono descritte in modo molto dettagliato, come anche i personaggi, dando molto spazio al lato psicologico, e si comportano in modo molto realistico e naturale, cosa spesso assai rara, per niente forzati.

Léane è una donna esternamente sicura e dura, ma dentro di sé è debole, spezzata e piena di paure e un’oscurità che non le dà pace e la tormenta dal momento in cui ha perso la figlia.

Vic è ancora più complesso. Un poliziotto con una memoria incredibile, che lo porta a essere il migliore nel suo lavoro, ma tutto l’opposto nella vita privata. Il suo essere sempre impegnato in una nuova indagine lo porta spesso a dimenticarsi degli impegni presi con la moglie e la figlia, portandole ad andarsene e a lasciarlo.

Jullian è il vero mistero di tutta la storia. Marito fedifrago, padre distrutto dal dolore della perdita della figlia, che lo fa impazzire, e con segreti molto grossi nascosti in casa, nella macchina e in una misteriosa torre.

Colin è l’unico personaggio abbastanza piatto e scialbo. Poliziotto incaricato del caso di rapimento di Sarah, dal primo momento si invaghisce di Léane e passa quattro anni a essere il suo zerbino pur non riuscendo a trovare nessuna traccia del corpo di Sarah.

I temi maggiormente affrontati sono l’istinto violento che sfocia in violenza e morte, le paure, le ossessioni e il sadismo. Sentimenti che rientrano nel lato oscuro dell’animo umano e l’autore ci spiega come siano presenti in ogni persona, ma si risvegliano maggiormente negli animi tormentati trasformandoli in psicopatici.

Tantissima la suspance che crea Thilliez chiudendo ogni capitolo con un cliffhunger che porta il lettore a continuare per forza.

Anche i colpi di scena non si sprecano, e ogni volta che pensiamo di aver capito qualcosa e magari risolto uno dei tanti enigmi, ecco che dobbiamo ricrederci e riniziare da capo a collegare le varie informazioni e i molteplici indizi.

Un romanzo davvero intrigante con una narrazione che lo rende perfetto per essere un libro one shot o page turner.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Il battesimo di luce, Natascia Luchetti (Delrai 2019) a cura di Micol Borzatta

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Il 2 dicembre 2018 un componente dell’ordine dei Cavalieri, un certo M. T., cataloga e archivia una lettera, scritta da lui stesso a Darren Van Helsing, allegata alle 64 pagine di diario che erano state strappate dal diario di Abraham Van Helsing.

Pagine di diario che ci raccontano l’iniziazione e l’addestramento di un semplice ragazzo molto dotato che diventerà una leggenda, il grande Abraham Van Helsing, l’unico cacciatore di vampiri che ha sempre lottato per trovare la strada giusta e non generalizzare il male,, perché siamo tutti creature dello stesso Dio.

Una novella di circa settanta pagine che va a completare la duologia di Dracula della Luchetti.

Duologia in cui in ogni volume si è approfondito un personaggio, nel primo Dracula e nel secondo Van Helsing, ed entrambi i volumi sono stati correlati di una novella aggiuntiva.

Novella che si legge in poco più di un’ora e ci risponde a tutte le domande che erano rimaste aperte nel volume Van Helsing blood never lies.

Lo stile di scrittura è sempre molto ritmato e coinvolgente, pieno di azione, con descrizioni minuziose che sanno creare molto bene l’atmosfera, dando l’impressione al lettore di essere all’interno della storia.

Van Helsing viene caratterizzato sempre meglio. Nonostante vengano mantenute alcune caratteristiche di base che rispecchiano il personaggio di Stoker, la Luchetti aggiunge molte altre sfumature che completano il personaggio e ci trasmettono la sua crescita e il suo cambiamento forgiato dal dolore, dalle esperienze e dall’addestramento duro e faticoso.

Una lettura coinvolgente che ci svela a fondo l’animo umano di un personaggio che molti hanno ripreso ma mai nessuno compreso a fondo.

Con un mix tra fatti storici e finzione un’opera favolosa.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

The Purge, serie televisiva di Syfy

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Serie televisiva statunitense basata sulla serie di film La notte del giudizio ideata da James DeMonaco.

Prodotta dalla Blumhouse Production e dalla Platinum Dunes è stata trasmessa in America nel 2018.

Siamo in America. Per combattere la criminalità sempre più elevata, il governo ha deciso di creare la notte dello sfogo, ovvero dodici ore in cui è permesso tutto, compreso l’omicidio, e in cui tutti gli organi militari, di sicurezza e soccorso sono chiusi.

La notte dello sfogo avviene una volta l’anno e da quando è stata istituita la criminalità è scesa a zero, concentrandosi tutta in quelle dodici ore.

La serie segue alcune persone, non collegate tra loro, impegnate a sopravvivere, ognuna in modo diverso, trovandosi poi a fare i conti con la propria coscienza e moralità.

Le puntate sono brevi, solo 40 minuti ognuna, con un ritmo molto veloce che le fa passare in n lampo, grazie anche alla continua azione che avviene.

In ogni puntata ci troviamo a vivere un pezzo di nottata di ogni protagonista, procedendo così con storie parallele.

Molto ben sviluppata la parte psicologica, morale e caratteriale dei personaggi che iniziamo a conoscere un’ora prima dello sfogo per poi vederli cambiare gradualmente, man mano che passano le ore, chi si trasforma nella peggiore belva assetata di sangue, chi invece parte con la voglia di vendetta, ma si redime e si pente.

Bella anche la scelta di sottolineare come non sempre i mostri peggiori sono riconoscibili, spesso sono nascosti da buone maniere, abiti firmati e appartamenti di lusso.

Interessante anche l’approfondimento della moralità e della legalità, come spesso sono collegate e come azioni illegali che non commetteremmo mai perché amorali, diventano giuste e praticabili appena qualcuno le dichiara pubblicamente legali ed elimina ogni conseguenza annessa.

Una serie TV shockante e disturbante che ti tiene legato allo schermo.

Micol Borzatta

Vista su Amazon Prime Video

La palude, Charlotte Link (Corbaccio 2019) a cura di Micol Borzatta

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Novembre 2013, Yorkshire

Hannah Caswell è alla stazione di Hull quando chiama il padre per avvisarlo di aver perso il treno per tornare a casa a Scarborough e che prendendo il successivo sarebbe arrivata dopo due ore rispetto all’orario stabilito.

Mentre aspetta l’arrivo del treno le si avvicina una macchina, alla guida c’è Kevin Bent, un suo compagno di scuola molto popolare e si offre di darle un passaggio fino alla stazione di Scarborough.

Scesa davanti alla stazione Hannah chiama il padre per farsi venire a prendere, ma non ottenendo risposta a nessuna delle quattro telefonate decide di avviarsi a piedi quando, nuovamente, una macchina le si avvicina.

Ottobre 2017, Inghilterra del Nord.

In una brughiera viene ritrovato il corpo di Saskia Morris, una ragazza di quattordici anni che era sparita un anno prima a Scarborough, una notte buia, mentre camminava da sola veniva avvicinata da una macchina.

Nello stesso istante del ritrovamento, un signore sente delle urla strazianti e seguendole trova nelle acque del mare una ragazza in fin di vita, Amelie Goldsby, che era rapita qualche tempo prima e tenuta segregata. Nonostante sia riuscita a scappare lo shock le impedisce di ricordare qualsiasi dettaglio utile che possa aiutare la polizia.

A dirigere le indagini è l’ispettore capo Galeb Hale che trova riscontro con un terzo caso, avvenuto nel 2013, la sparizione di Hannah Caswell.

A indagare interviene anche Kate Linville, sergente investigativo di Scotland Yard che si trova a Scarborough per motivi di famiglia.

Sarà proprio Kate, dopo aver conosciuto per caso i genitori di Amelie a trovare il bandolo della matassa e districarsi tra tutti i segreti fino a risolvere il caso.

Il romanzo inizia subito con il rapimento di Hannah, trascinandoci subito nel centro dell’atmosfera ansiogena, per poi fare un salto temporale e arrivare nel presente, dove facciamo la conoscenza di Kate Linville, per poi trovarci a entrare nella mente del killer.

Infatti troviamo già all’inizio un capitolo intero in cui a parlare è proprio il killer che si domanda quando la polizia avrebbe trovato il corpo si Saskia e di come l’ha rapita e l’ha uccisa.

Un approfondimento psicologico che ci introduce nella mente criminale di uno dei protagonisti, come riusciamo a entrare, successivamente, nella psiche di Kate e delle vittime, facendoci capire perfettamente cos’hanno provato e subito.

Molto ben affrontato è il tema della perdita da parte di un genitore quando gli viene rapito un figlio. Un tema molto forte che viene approfondito dedicando parti ben scritte ai genitori di Amelie.

I capitoli in cui viene descritta la scoperta della sua sparizione trasmettono infatti l’ansia, il dolore, il panico e la paura che prima la madre ha provato e che poi, dopo un primo momento di incredulità, ha colpito anche il padre. Un senso di vuoto e di impotenza che portano alla distruzione e alla pazzia, il senso di colpa che rischia di distruggere anche i rapporti più solidi facendo allontanare i coniugi, che iniziano a incolparsi a vicenda, invece di restare uniti e supportarsi a vicenda.

Perfetto anche come viene trattato il ritorno di Amelie. Possiamo percepire il sollievo dei genitori, che vedono finire un incubo, ma anche lo stato mentale di Amelie. Infatti la ragazza è sotto shock e le sue reazioni sono perfettamente realistiche, come realistico è il suo non ricordare nulla. Un comportamento che è abbastanza naturale nelle vittime di rapimento, lo shock è talmente forte a causa delle violenze subite che la mente umana cerca di cancellare l’incubo passato.

Anche questa volta la psiche e le emozioni sono i veri protagonisti della storia.

Davvero ben caratterizzate le parti relative alle indagini, che dimostrano una conoscenza approfondita dell’autrice che rende il tutto realistico, come ci ha sempre abituato in tutti i suoi romanzi.

Il personaggio di Kate è totalmente atipico, per nulla stereotipato e viene presentato come una donna forte, molto sicura di sé, ma nello stesso tempo fragile, dimostrato dalla sua titubanza nel vendere la casa del padre, trovandosi così con due affittuari scomparsi e la casa semi distrutta e completamente sporca. Tutto questo però le ha dato la forza che le mancava per compiere gli ultimi passi per superare il suo passato.

Anche i luoghi sono descritti minuziosamente, con descrizioni ben amalgamate nel testo e spesso visto dal punto di vista dei personaggi, rendendolo così alla portata del lettore, che ha l’impressione di vederlo lui stesso, sentendosi ancora più immerso nella lettura.

Immersione aiutata anche dall’atmosfera che l’autrice riesce a ricreare, un’atmosfera cupa, ansiogena, a volte pesante per l’animo. Un’atmosfera da cui vorresti scappare, ma che allo stesso tempo ti tiene legato, incatenato, facendosi che non si riesca smettere di leggere, e quando capita si ha l’esigenza di riprendere il prima possibile.

Un ritmo narrativo molto ben cadenzato permette una lettura veloce, di evasione, con molti momenti di suspance e colpi di scena che ti portano a cancellare ogni ipotesi fatta e a fame di nuove più e più volte, fino ad arrivare al finale sconvolgente e inaspettato.

Come tutti i romanzi della Link, abbiamo tra le mani un’opera completa e complessa che sa far riflettere, ma anche evadere dalla routine quotidiana.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

L’uomo che ride, Victor Hugo (Garzanti 2002) a cura di Micol Borzatta

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Portland, diciassettesimo secolo

È la fine di gennaio quando un gruppo di uomini salpa molto frettolosamente abbandonando un bambino di dieci anni.

A causa della terribile tempesta in corso la nave affonda, l’equipaggio, conscio della fine in arrivo, decide di lasciare un messaggio, contenente il loro segreto, dentro una bottiglia in balia del mare.

Il bambino nel frattempo, affamato e disperato, cerca di raggiungere una colonna di fumo che aveva visto, sperando di trovare riparo. Durante la strada il bambino si imbatte in una forca con un cadavere impiccato e poco più avanti una donna sepolta dalla neve, morta congelata, che stringeva al petto una neonata. Accortosi che la neonata era ancora viva, il bambino si toglie la maglia e la usa per scaldare la piccola.

Con la piccola stretta al petto il bambino percorre tutto il paese in cerca di aiuto, ma nessuno gli bada, fino a quando arriva alla carovana di Ursus, un filosofo girovago accompagnato da un lupo di nome Homo, che accoglie i due piccoli, li sfama e riscontra una deformità nel bambino e la cecità nella piccola.

Passano quindici anni e Gwynplaine, quel bambino abbandonato, ha ormai venticinque anni e un perenne sorriso malefico inciso sul volto, la deformità riscontrata da Ursus.

La piccola ha sedici anni, è stata chiamata Dea, e nonostante la sua cecità aiuta Ursus e Gwynplaine negli spettacoli che organizzano per vivere.

È proprio in una rappresentazione che il giovane conquista il cuore della sorellastra della regina Anna e viene successivamente portato al cospetto di Harquanonne, un uomo torturato a morte che dichiara di aver sfigurato lui il ragazzo quando era solo un bambino e gli rivela un segreto sulla sua nascita.

Romanzo denuncia di Hugo in cui viene trattato il parassitismo della nobiltà nei confronti dei poveri e come venivano insabbiate le malvagità, come quella di pagare i comprachicos, uomini senza scrupoli che non avevano remore, per sfigurare bambini che potevano essere d’intralcio per la sua supremazia di un nobile su un altro.

Le descrizioni sono minuziose e crude, portando alla luce una verità storica a molti sconosciuta. Infatti era di normale quotidianità che i comprachicos sfregiassero giovani bambini allo scopo di far divertire adulti lussuriosi e maniaci.

Una storia sconvolgente, disumana, di odio ed emarginazione.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

La lunga marcia, Stephen King (Pickwick 2013) a cura di Micol Borzatta

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Giorni nostri, ma in una realtà distopica, nel Maine

Una volta all’anno viene organizzata una lunga marcia in cui i partecipanti devono mantenere un’andatura minima di 6 km/h, non possono mai fermarsi, quindi devono dormire, mangiare ed espellere i loro escrementi camminando. Se cadono, rallentano il passo o si fermano prendono un’ammonizione e hanno trenta secondi per rimettersi in marcia al ritmo giusto. Dopo tre ammonizioni c’è l’eliminazione, ovvero l’uccisione del concorrente.

L’inizio della marcia è il confine tra il Maine e il Canada, dove cento ragazzi scelti in una lista di volontari, che sanno perfettamente le regole, schierati in file di dieci e numerati, attendono lo start lanciato da Il Maggiore, colui che equivale al nostro presidente americano. Il traguardo è quando 99 concorrenti saranno eliminati.

Durante tutta la marcia il pubblico è elettrizzato e pronto a scattare per raccogliere souvenir lasciati dai partecipanti, souvenir che vanno da pezzi di scarpa a borracce, da tubi di cibo condensato vuoti a escrementi.

Quest’anno, tra i partecipanti, c’è Ray Garraty, di sedici anni, del Maine e cresciuto in condizioni precarie da quando il padre è stato portato via, ma tra i concorrenti c’è anche il figlio del Maggiore.

È seguendo Ray che arriviamo al punto d’incontro dei partecipanti, conosciamo il Maggiore e gli altri ragazzi, e sempre seguendo lui ci mettiamo in coda e iniziamo a camminare.

Vediam ola spensieratezza sparire, prima dai volti e piano piano anche dai discorsi e dagli sguardi, sentiamo la fatica farsi strada, lo sgomento e la paura quando ammazzano il primo ragazzo, lo sconforto della sofferenza.

Una storia angosciante che ci fa vivere un’esperienza molto forte, un’esperienza che assomiglia alla vita, in cui si conosce l’inizio, ma nessuno può sapere quando finirà e dopo quanti dolori e avversità.

Lo stile usato da King è molto crudo, e forse è per questo che all’inizio venne rifiutato.

Infatti questo è il primissimo romanzo scritto dall’autore, ai tempi sotto pseudonimo, ma riuscì a farlo pubblicare solo molti anni dopo, quando aveva già pubblicato altri romanzi.

La storia è veramente coinvolgente e impressionante, non tanto per i partecipanti, che affrontano momenti davvero duri che smuovono la nostra mente facendoci vivere i loro pensieri e le loro emozioni, ma per il pubblico che incita i ragazzi a continuare sperando di vederne congedare qualcuno.

La parte psicologica, infatti, ha un ruolo di rilievo. King riesce a trasmettere alla perfezione il pensiero umano e la sua evoluzione man mano che stanchezza, dolore, privazione del sonno, fame e sete diventano intollerabili.

Una lettura shockante e incredibile.

Micol Borzatta

Copia di proprietà