La figlia dello straniero, Joyce Carol Oates (Mondadori 2008) a cura di Micol Borzatta

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Stati Uniti dal 1936 al 1999

Rebecca Esther Schwart è la figlia del becchino di Milburn, un uomo che soffre di manie di persecuzione, che poi riversa sulla famiglia.

Il fratello maggiore di Rebecca si diverte a farle scherzi pesanti che la terrorizzano, ed è proprio il suo terrore che lo diverte, portandolo a farne sempre di più pesanti.

Come se tutto questo non bastasse, ogni Halloween la famiglia riceve la visita di teppisti che distruggono il cimitero, senza contare le offese razziste che sopportano tutto l’anno.

Nel 1941 la madre, Anna, entra in uno stato si shock insuperabile dopo che la nave su cui viaggiava la sorella e i figli, che proveniva dalla Germania, viene respinta, impedendo a lor di raggiungere i parenti.

Pochi anni dopo Herschele è costretto a trasferirsi in Canada a causa di atteggiamenti violenti dovuti alla sete di vendetta verso tutte le offese razziali ricevute.

Anche August è costretto a lasciare la famiglia a causa di un’esplosione di violenza del padre, mentre nel 1949 Jacob uccide Anna con un fucile e poi si spara a sua volta.

Rebecca viene così affidata a una sua ex maestra, ma appena compie sedici anni lascia gli studi e si trasferisce a vivere in albergo con altre ragazze dove conosce Niles Tignor che per ottenere un potere assoluto su di lei in scena un falso matrimonio.

Rebecca si trova così madre e sempre più spesso da sola, costretta ad accettare un posto in fabbrica per mantenere se stessa e Niley.

L’ultimo ritorno a casa di Tignor, però, cambia tutto. A causa di una ferita durante un’azione criminale inizia ad avere scatti d’ira, fino ad arrivare a tentare di uccidere Rebecca e Niley.

Approfittando di un momento in cui Tignor dorme ubriaco, Rebecca scappa con l’auto del marito e il figlio, facendo perdere le sue tracce.

Inizia così per loro una nuova vita con nuove identità, fermandosi in ogni luogo solo per un paio di giorni.

Un romanzo profondo che racconta la vita di una donna forte che sa cosa vuol dire lottare per sopravvivere e salvare la vita delle persone a lei care.

Tutta la storia è un lungo viaggio fisico per la protagonista, di crescita e maturazione, ma anche un viaggio interiore di scoperta per il lettore che si trova ad affrontare lo stesso viaggio.

Lo stile narrativo è semplice e alla portata di qualsiasi lettore, diventando così un romanzo formativo adatto anche alle scuole.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

I vendicatori, Stephen King (Sperling & Kupfer 1997) a cura di Micol Borzatta

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Poplar Street, Wentworth, Ohio, estate 1996

È un’estate torrida, molto calda e gli abitanti di Poplar Street sono tutti indaffarati in attività di svago, c’è chi suona la chitarra, chi annaffia il prato, chi prepara la brace del barbecue, e chi guardando l’orizzonte si accorge che sta arrivando un temporale.

Cary sta girando in bicicletta per consegnare il giornale e Poplar Street è la sua ultima tappa.

Cary è concentrato sul suo obiettivo, consegnare il giornale all’ultima casa della vita, quella dove vive un ex poliziotto uscito di senno, e non vede cosa sta succedendo: un camion si è fermato dal lato opposto della strada, davanti allo shop, un furgone sta venendo dalla parte opposta, un finestrino si apre, la canna di un fucile esce e il colpo si mischia al tuono in lontananza.

I colpi provengono dal furgone rosso con la parabola radar sul tetto, lo stesso furgone rosso che due anni prima ha sterminato la famiglia di Seth Garin a San Josè. Ora Seth ha otto anni e vive con la zia Audrey Wyler al 247 di Poplar Street.

Le vittime stavolta sono Cary Ripton, il ragazzo dei giornali, e Hannibal, il pastore tedesco dei gemelli Reed, che stavano nel giardino di casa, al 245 di Poplar Street, il cane è corso a recuperare il gironale che Cary ha lasciato cadere quando il colpo di doppietta lo colpì, attirando così l’attenzione di chi impugnava il fucile che sparò a lui invece che ai due bambini davanti allo shop.

Dopo aver sparato il furgone rosso sparisce girando l’angolo, ma pochi minuti dopo un furgone blu e uno giallo entrano dai due lati della via e si fermano.

Nel frattempo John Marinville prende il telefono per chiamare la polizia, ma subito dopo aver composto il numero sente la voce di un bambino scandire una filastrocca sconcia e poi più niente.

Il temporale si avvicina e il cielo diventa sempre più nero e la luce scompare.

Passano i minuti, COllie prova anche lui a telefonare ai suoi ex colleghi, ma quando fa il numero della polizia sente anche lui la voce del bambino con un’altra filastrocca sconcia e poi silenzio.

Intanto torna a casa Mary Jackson, ma appena entra nella via on la sua Lumina verde il furgone giallo si mette in moto e la sperona volontariamente distruggendole la macchina, e poi prosegue. A questo punto si mette in moto il furgone blu che, arrivato all’altezza di Mary, inizia a sparare per poi sparire anche lui dietro l’angolo.

Stavolta i morti sono Mary e David Carter.

Nel mentre il cielo è diventato nero e grossi goccioloni hanno iniziato a scendere e un lampo incendia l’unica casa disabitata della via.

I cittadini sono ancora sconvolti e perplessi quando entrano nella via altri due furgoni, uno nero e uno rosa, futuristici come i precedenti.

Solo in quel momento Ralph Carver, un bimbo di soli sei anni, riconosce nel furgone rosa il furgone Sognante, veicolo di Cassie Styles che, come gli altri, è protagonista della serie per ragazzi MotoKop 2200 e di cui i negozi sono pieni di modellini.

Cosa ci fanno però i protagonisti di un cartone animato a Poplar Street e perché stanno uccidendo a turno gli abitanti della via?

È un incubo o è tutto davvero reale?

Queste sono solo le primissime pagine di questo romanzo di King che fin dall’inizio crea un’atmosfera di mistero e surrealtà incredibile.

Infatti tolte le prime cinque-sei pagine in cui ci viene presentata la via descrivendo casa per casa, famiglia per famiglia, veniamo gettati nel clou dell’azione, dove avviene di tutto, ma in cui non riusciremo a capire cosa stia realmente accadendo.

Surreale e reale si accavallano e, come scopriremo dai vari ritagli di giornale che compaiono qua e là nella narrazione, non per la prima volta.

Il clima che viene creato è di terrore puro, terrore che non colpisce solo i personaggi congelandoli nelle loro azioni, ma congela anche il lettore che non riesce a smettere di leggere, dimenticandosi di tutto il mondo esterno, e tornando a respirare solo in quei momenti, veramente rari, di pausa tra un’azione e un’altra.

Il ritmo narrativo accompagna molto bene tutta la storia, essendo molto cadenzato e veloce, come se tutto andasse a velocità accelerata.

Molto ben trattato il tema dell’autismo e di come viene accolto un bambino autistico in una nuova famiglia e, specialmente, in una comunità che si ritiene aperta solo perché tra di loro vive una famiglia di colore. Infatti anche l’ipocrisia delle persone ha un ruolo molto importante in tutta la storia.

Nonostante si venga a sapere quasi subito cosa ci sia alla base di tutti gli eventi, ci viene spiegato dopo un centinaio di pagine, non rovina la voglia di continuare la lettura, anzi è un incentivo in più, perché ora che abbiamo tutte le carte in tavola e conosciamo tutti i giocatori, possiamo concentrarci sulla partita stessa, su come si sviluppa e come viene giocata, fino ad arrivare a scoprire il vincitore.

Una lettura piena di mistero che è stata scritta e pubblicata gemellata con il romanzo Desperation.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

Constantine, serie TV di Daniel Cerone e Neil Marshall della NBC

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Constantine è una serie televisiva statunitense composta da una sola stagione di 13 puntate perché interrotta. La causa sono state le critiche del popolo nerd che non ha sopportato che la serie TV si discostasse tantissimo dal protagonista dei fumetti, che invece erano stati rispettati nel film con Keanu Reeves.

In America è stata trasmessa nel 2014-2015 dalla NBC.

Come dicevo la serie si basa sulla serie di fumetti Hellblazer. Il protagonista è un detective del soprannaturale e cacciatore di mostri, demoni e fantasmi, appunto John Constantine.

Constantine, dopo aver passato molti anni a investigare, e dopo aver chiuso male un caso, decide di andare in pensione, ma un giorno è costretto a riprendere il lavoro, quando riceve la telefonata da Liv Aberdine, una chiaroveggente figlia di un amico, che è stata presa di mira adl demone Elementale, vecchia conoscenza di Constantine.

La serie TV è stata girata ad Atlanta e doveva essere di più stagioni, ma a causa della cancellazione, oltre a essere stata a una sola stagione, hanno cancellato anche la quattordicesima puntata della stagione.

Le differenze più grosse dal fumetto sono che Constantine fuma davvero molto meno, per non cadere nelle critiche di istigazione al fumo, ed è eterosessuale invece che bisessuale, perché all’epoca non si era così aperti a orientamenti sessuali diversi, come invece nell’ultimo anno dove bisessuali e omosessuali sono diventati la norma, almeno nella letteratura e nella cinematografia.

I temi trattati sono i soliti riguardanti la lotta tra bene e male con un approfondimento della psicologia umana, con lunghi viaggi interiori e monologhi psicologici e mentali di Constantine.

Dopo la cancellazione della serie TV, in America è uscita una serie animata molto apprezzata, diventata poi un lungo metraggio osannato dal pubblico e dalla critica che hanno dato una possibilità allo sviluppo di un revival con lo stesso attore protagonista per i prossimi anni.

A me personalmente la serie TV era piaciuta molto e mi sarebbe piaciuto continuasse e spero vivamente nel revival.

Se qualcuno è interessati a vederla la si può trovare ancora in streaming.

Micol Borzatta

Vista in streaming

Io sono vivo, voi siete morti, Emmanuel Carrère (Hobby e Work 2006) a cura di Micol Borzatta

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Chicago, 16 dicembre 1928

Philip K. Dick nasce insieme alla gemella sei settimane prima dello scadere del tempo della gravidanza. Entrambi sono molto piccoli e gracili e la madre non ha abbastanza latte per entrambi, così non pensando e non avendo nessuno che le dicesse di usare il biberon con il latte artificiale, cerca di dividere quello che ha fra i due gemelli, non dando così abbastanza nutrimento. Philip ce la fa, ma la sua gemella muore il 26 gennaio 1929. Sulla stele della tomba verrà inciso anche il nome di Philip, con la data di nascita e uno spazio vuoto al posto di quello della morte.

Poco tempo dopo la famiglia si trasferisce in California.

Il primo trauma per Philip arriva poco dopo, quando il padre ritrova la sua maschera antigas e la indossa credendo di far divertire Philip che invece urla di terrore, convinto che il padre si fosse trasformato in un insetto gigante, trauma che lo portò nei giorni successivi a controllare il viso del padre per paura che mutasse nuovamente.

Quando Philip ha cinque anni i suoi genitori divorziano e lui va con la madre a vivere a Washington, mentre il padre si trasferisce in Nevada.

Philip rimano molto tempo da solo, inizia a raccontarsi le favole che aveva imparato a memoria fino a quando impara a leggere e inizia così a divorare un libro dopo l’altro.

Spesso saltava la scuola, con il consenso della madre che era contraria a quelle istituzioni, convinta che crescessero solo degli automi che definiva l’americano medio.

A dodici anni passava tutto il suo tempo ascoltando musica, leggendo e scrivendo a macchina, passioni che manterrà per tutta la vita, Iniziò a interessarsi a Poe, Lovecraft e alle riviste del mistero e scientifiche.

Incominciò a scrivere brevi racconti, fino a quando il Berkeley Gazzette pubblicò il suo primo racconto lugubre.

Crescendo Philip viene mandato da vari psicologi, ma riesce sempre a recitare la parte che si aspettano loro, rendendo così inutili le sedute.

Philip riesce anche a farsi passare per genio e a entrare in una scuola per superdotati passando tutti i test grazie alla sua memoria che riesce a memorizzare facilmente qualsiasi testo.

Inizia anche a parlare della sua gemella e di come da piccolo la vedesse sempre vicino a lui, sapendo che questo lo avrebbe reso più interessante e lui voleva essere al centro delle masse.

A quindici anni inizia a soffrire di agorafobia, attacchi di panico e temeva qualsiasi cosa legata al mondo esterno o da fare nel mondo esterno.

A sedici anni riesce a farsi assumere in un negozio di dischi, unico posto in cui si sente al sicuro, dopo casa sua. Qui inizia a scrivere i testi per la radio del negozio, ma non gli permettono mai di parlare al microfono. Questo continuo rifiuto lo porta a immaginarsi di volare su un altro pianeta dopo che la Terra è stata vittima di un disastro apocalittico. Iniziano così i suoi primi pensieri distopici.

Trasferitosi a vivere in un appartamento occupato da studenti della Berkeley, Philip si trova a dover nascondere tutta la sua letteratura sulla fantascienza, perché ritenuta non grande letteratura, e inizia a interessarsi a Joyce, Kafka, Camus, Pound e Wittgenstein e scrisse due romanzi che però fece sparire.

In quel periodo conobbe una ragazza nel negozio di dischi dove lavorava, perse la verginità con lei e la sposò, tutto nel giro di una settimana, ma il matrimonio durò pochissimo perché scoprirono di non essere per nulla compatibili, specie quando la moglie minacciò Philip di rompergli tutti i suoi dischi.

Sempre in negozio Philip incontra la sua seconda moglie e stavolta, prima di corteggiarla, aspetta di assicurarsi che abbiano gli stessi gusti musicali.

Siamo ormai nel 1950 e Philip conosce Anthony Boucher che, dopo aver letto un romanzo di fantascienza di Philip, lo incoraggia a continuare fino ad arrivare alla pubblicazione sul suo giornale del primo racconto professionale di Philip, Ruug, nel 1952, il suo primo lavoro pagato.

Philip capì che quello doveva essere il suo lavoro, si licenziò dal negozio di musica e si mise a scrivere a tempo pieno. Fu così che nel 1952 vendette quattro racconti, nel 1953 salì a trenta, nel 1954 furono ventotto e nel 1955 la sua prima antologia e il primo romanzo di una lunga lista.

Da quel momento la sua carriera non ebbe più fine, fino alla sua morte, e continuò a scrivere lasciando briglia sciolta alla sua mente e gettando nei suoi scritti le ossessioni, le paure e le manie che Philip combatteva nella realtà.

Sono sicuro che voi non mi credete,
e non credete nemmeno che credo a ciò che dico.
Eppure, è vero. Siete liberi di credermi o di non
credermi, ma credete almeno a questo:
non sto scherzando. È una cosa molto seria, molto
importante. Dovete capire che, anche per me, il fatto
di dichiarare una cosa simile è stupefacente.
Un sacco di gente sostiene di ricordarsi
delle vite antecedenti; io sostengo, invece,
di ricordarmi di un’altra vita presente.
Non sono a conoscenza di simili dichiarazioni,
ma sospetto che la mia esperienza non sia unica.
Ciò che è unico, forse, è il desiderio di parlarne.

Dal discorso pronunciato da Philip K. Dick
a Meltz, il 24 settembre 1977

Una biografia di un autore psichedelico scritta da un mago della narrazione che sa veramente entrare nella testa dei suoi protagonisti e sa fare entrare anche il lettore.

La narrazione percorre tutta la vita di Philip K. Dick, partendo dal momento della sua nascita fino ad arrivare alla sua morte, con uno stile molto leggero e un linguaggio semplice che permettono una lettura veloce, senza annoiarsi, andando però nel profondo dell’animo di Dick.

Un romanzo che ci permette di conoscere a fondo un grandissimo scrittore, a comprenderlo e così a comprendere meglio anche i suoi scritti.

In fondo al romanzo troviamo anche la bibliografia completa di Dick, così da poterci avvicinare sia ai suoi racconti che ai suoi romanzi.

Una lettura stupefacente sotto ogni aspetto.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

The Amityville Horror, Jay Anson (Pocket Star 2006) a cura di Micol Borzatta

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Amityville, New York, 1975, Dicembre

George e Kathy Lutz decidono di acquistare una nuova casa e tramite un’agenzia immobiliare scoprono e si innamorano di una casa sita al numero 112 di Ocean Avenue e traslocano il 18 dicembre 1975.

La casa è un enorme edificio in stile coloniale olandese costruita negli anni venti, di tre piani, che era sul mercato immobiliare da un anno, nonostante il prezzo richiesto fosse meno della metà delle altre case della zona e del suo effettivo valore commerciale.

L’agente immobiliare riferisce ai Lutz che la casa era appartenuta alla famiglia DeFeo, dando per sottinteso che tutti conoscessero la storia relativa, ma i Lutz la scoprirono solo dopo essersi trasferiti.

Ronald DeFeo nel 1974 uccise nel sonno madre, padre, i due fratelli e le due sorelle, durante l’interrogatorio Ronald dichiarò che continuava a sentire delle voci, ma intorno non c’era nessuno, quindi ha capito che era Dio a parlargli ed era stato lui a dirlgi di sparare.

Al momento dell’acquisto si Lutz non interessava la storia della casa, al punto che acquistarono anche quasi tutto il mobilio dei DeFeo.

Il giorno del trasloco i Lutz invitarono Padre Mancuso, un loro amico, a benedire la casa e, mentre il sacerdote era davanti alla porta d’ingresso sentì una voce dirgli di andarsene, ma nessuno era presente, la voce apparteneva a qualcuno di invisibile.

Mentre tornava a casa, dopo aver cenato dalla madre, la macchina di Padre Mancuso ebbe degli strani incidenti, obbligandolo a chiedere un passaggio a un collega che, dopo averlo lasciato a casa, lo chiama per comunicargli che anche lui aveva avuto dei guasti misteriosi.

Anche la famiglia Lutz inizia ad avere delle complicazioni. Tutti i componenti della famiglia avevano strani sbalzi di umore, di notte sentivano strani rumori e George continuava a sentire freddo, nonostante continuasse a mettere legna nella caldaia.

Erano solo i primi segnali di un degenero che li porterà a scappare dalla casa solo ventotto giorni dopo.

Quale strana entità dimorava in quella casa?

Romanzo horror basato su una storia vera, nonostante la storia inizialmente venne criticata e giudicata falsa, specialmente dagli studiosi del paranormale. Una delle critiche più accalorate è quella di Stephen Kaplan che, durante un incontro con George Lutz ha avuto un’accesa discussione.

Le accuse di falso iniziarono a coinvolgere anche Jay Anson, oltre ai Lutz, finché non intervennero Lorraine ed ed Warren, famosi demonologi dell’epoca, che alla fine dimostrarono la veridicità, ottenendo le scuse da Kaplan, che però nel 1995 decise di scrivere il romanzo The Amityville Horror Conspiracy con l’aiuto della moglie, in cui ritira fuori la sua teoria del complotto.

Come per Padre Mancuso, anche Jay Anson e il suo editore subirono strani incidenti durante la stesura del romanzo. Anson oltretutto morì di infarto subito dopo averlo finito.

Anche amici e parenti, appena avevano tra le mani il manoscritto, o parte di esso, subirono incidenti strani anche molto pericolosi.

Il romanzo riprende tutta la storia con dovizia di particolari e un linguaggio scorrevole e di facile lettura.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Una geografia delle tenebre, Davide Camparsi (Dunwich 2019) a cura di Micol Borzatta

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Raccolta di undici racconti divisi in tre gruppi: racconti della montagna e degli abissi, racconti del mare e della costa, racconti del cielo capovolto.

Ogni gruppo ha il suo filo conduttore, che si uniscono in un unico filo per l’intera raccolta.

In ogni racconto viene messo alla luce un incubo che da sempre terrorizza grandi e piccini.

Una storia dietro l’altra tra boschi oscuri, antri, metropolitane, sentieri deserti che penetrano nel lettore come viscidi vermi insinuandosi sotto pelle.

Storie molto brevi ma potenti che vengono narrate con dovizia di particolari, descrizioni molto crude e scene splatter da far rivoltare lo stomaco.

Il linguaggio è semplice, anche se a volte crudo, con frasi corte che rendono la lettura molto veloce e scorrevole.

Una lettura adatta alla notte di Halloween, da fare tutti insieme, magari leggendo un racconto a testa.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Eredità di carne, Luigi Musolino (Acheron 2019) a cura di Micol Borzatta

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Val Chisone, Piemonte.

Michele Ciot si trova in un momento critico della sua vita.

Quando era piccolo si è trovato a crescere solo con la madre, dopo che il padre si è suicidato in un periodo nero della sua vita in cui era perseguitato dagli incubi e una voce nella testa continuava a dirgli di farla finita.

Ora è Michele a passare un periodo nero, ha perso il lavoro, la donna che amava, ed è affetto da una bronchite cronica e trova sostegno nell’alcool e nella solitudine eremitica.

Una condizione che porta spesso Michele a fare paragoni tra se stesso e il padre, e a domandarsi se non avrebbe dovuto prendere le stesse vie d’uscita, in fondo lui non renderebbe orfano nessuno.

Un giorno riceve un SMS dal suo ex socio in affari, con cui aveva litigato quando scoprì che faceva la cresta sui guadagni.

Michele accetta di incontrarlo e il socio gli chiede di aiutarlo per un lavoretto sicuro che permetterà a entrambi di guadagnare molti soldi: svuotare il vecchio sanatorio Pracatinat che ha chiuso un mese prima e che si dice contenga al sup interno ancora molti articoli d’antiquariato di enorme valore che erano stati portati per una mostra.

A Michele però il sanatorio riporta alla mente molti incubi e ricordi terrificanti, risalenti a quando era un ragazzo, e strane visioni di ombre rachitiche e streghe cannibali che mangiavano bambini e ragazzi

Michele decide alla fine di aiutare l’amico a sgombrare il sanatorio, ma quello che sembrava essere un furto semplice si rivela tutt’altro, e Michele dovrà affrontare gli incubi del passato.

Nei boschi c’è una macchia,
Soffia, morde e tutto graffia,
Nera come il ner carbone
Ha più denti di un leone!

Tanta fame, fame nera
Mangia da mattina a sera
S’è spolpata i suoi bambini
Cosce, stinchi e ossicini!

Giù in cantina danza e salta
Lei è matta matta matta,
Se la incroci fai attenzione
O ti pappa in un boccone!

Famenera, Famenera,
strega, masca, fattucchiera,
Famenera, Famenera,
il tuo incubo
si avvera!

(Filastrocca della Val Chisone)

Un romanzo horror tutto italiano, ambientato nel Piemonte delle leggende.

Primo scritto di un autore che è conosciuto come il paleontologo dell’incubo, vista la sua scelta di basare le sue storie su vecchi miti e vecchie leggende che hanno terrorizzato generazioni.

Eredità di carnecarne è di fatto il suo primissimo romanzo, ma non è il primo a essere stato pubblicato, per cui si nota una lieve differenza nello stile dell’autore, che è un po’ più acerbo rispetto a quelli che abbiamo conosciuto fino a ora.

Come sempre nei suoi romanzi, anche in questo possiamo vedere affrontato l’animo umano in tutta la sua crudeltà che porterà il lettore ad affrontare se stesso, a conoscersi a fondo fino a scoprire quel lato oscuro nascosto in ognuno di noi e con cui dobbiamo sempre fare i conti quando ci troviamo davanti certe avversità, e i nostri incubi.

Interessanti gli approfondimenti a inizio testo che spiegano certi termini utilizzati, gli argomenti e da dove derivano le leggende.

Le descrizioni sono molto minuziose e dettagliate, spesso troppo forti, al punto che perfino gli stomaci più duri possono avere qualche problema, questo restringe molto il target dei lettori perché chi è debole di stomaco lo interrompe dopo sole poche pagine. Per chi invece riesce a superarle può godersi la stessa minuzia anche nelle descrizioni relative agli stati d’animo e ai pensieri, dando una notevole profondità allo scritto.

I capitoli sono alternati tra quelli relativi a Michele e quelli di Elisa in cui ci racconta stralci di passato attraverso le pagine del suo diario.

La storia è davvero interessante, ha una base reale su cui è stato costruito tutto il romanzo di fantasia.

Lo sviluppo è un po’ lento, interessante dal punto di vista introspettivo e psicologico, a monotono per quanto riguarda l’azione che si svolge solo nelle ultime pagine e con un ritmo molto lento.

Un romanzo interessante ma non avvincente.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice