:: Il regalo, Eloy Moreno (Corbaccio, 2016) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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Lui ha tutto, ha un lavoro che gli rende bene, una moglie che ama e che a sua volta ha un lavoro che rende bene, una figlia bellissima che adora, una casa grande e da quella mattina anche una macchina nuova. Già il suo desiderio si è avverato, tutti i risparmi che ha messo da parte sono serviti per comprare quella macchina, con la quale quel giorno sarebbe partito per lavoro, una delle sue solite settimane fuori casa che spesso capitano. Solo che quella settimana anche sua moglie deve partire una settimana per lavoro e la bambina starà con i nonni, ma lei sa che le vogliono bene.
Appena arriva al solito autogrill a cui si ferma quando è in viaggio scende per andare a fare colazione, dà qualche monetina al barbone che suona la chitarra fuori dall’ingresso ed entra.
Poco dopo, appena sta iniziando…

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La vita va avanti, Vito Ferro (Autori Riuniti 2016) a cura di Micol Borzatta

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Armando Pittella si risveglia in piena notte in mezzo a un prato. Subito a primo impatto è convinto che gli amici gli abbiano fatto uno scherzo dopo una serata passata a fare bagordi.

Si alza e come prima cosa si accende una sigaretta, mentre pensa a dove potrebbe essere e soprattutto a cosa avesse bevuto visto che non si ricorda assolutamente più niente.

Camminando si accorge di essere al cimitero, così decide di dirigersi verso l’uscita, sicuramente il custode, se gli avesse spiegato lo scherzo di cattivo gusto fatto dagli amici, gli avrebbe aperto il cancello e avrebbe potuto andare a casa.

Arrivato al gabbiotto del custode vede avvicinarsi tre uomini, sono degli sconosciuti e Armando inizia ad avere paura, così picchia sempre più forte sulla finestra del gabbiotto per attirare l’attenzione del custode, però sembra che nessuno lo senta.

Non appena i tre uomini gli si avvicinano gli spiegano che sono venuti per accoglierlo, Armando non capisce a cosa si riferiscano, fino a quando non gli comunicano che è morto, ed ora è in transizione in attesa di potersi dissolvere e passare oltre.

Armando non ci crede, non può essere vero, così appena all’alba vede aprirsi il cancello cerca di uscire, ma viene risbattuto come se fosse andato contro a un muro invisibile.

Passa tutta la giornata a cercare di uscire, ma quando tre signore, che entrano dal cancello, gli passano attraverso, Armando crolla.

Si risveglia che è ancora notte, ormai non può fare altro che accettare la sua condizione e cercare di capire come poter passare oltre. Inizia così un viaggio introspettivo e romantico che ripercorre la sua vita.

Un romanzo totalmente introspettivo dove guidato dal protagonista anche il lettore inizia a ripensare a come sta utilizzando la sua vita.

Le descrizioni sono minuziose ma concentrate esclusivamente sui pensieri dei personaggi, in modo da trasmettere al lettore la loro lotta interiore, i loro rimorsi, i loro pensieri e le loro vite.

Passando dal protagonista, con i ricordi della sua vita che piano piano gli ritornano in mente, arriviamo a conoscere anche la vita dei tre uomini che lo aiutano a capire cosa stia succedendo, a capire come mai si ritrova lì, e alla moglie di uno degli ospiti del cimitero, che sarà l’unica a poter sentire le loro voci e sarà proprio lei la figura importante per Armando per capire gli ultimi atti prima della sua morte e poter quindi passare oltre.

Una figura importante che però non compare se non nelle ultime pagine del romanzo e in modo molto marginale, in modo da tenere il lettore sempre concentrato sul filone principale della storia e sul protagonista principale.

Un romanzo davvero profondo che cattura fin dalle sue prime pagine dando molti spunti per pensare. Un romanzo che non si può definire di evasione, ma che sa lo stesso rapire il lettore e tenerlo legato fino alla fine.

Micol Borzatta

L’anno senza estate, Carlos Del Amor (Nord 2016) a cura di Micol Borzatta

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Madrid 2014. I meteorologi hanno previsto che per quell’estate il caldo non sarebbe arrivato, sarebbe stata fredda e si sarebbe passati dalla primavera all’autunno direttamente, ma mai si sono sbagliati più di quell’anno.

Infatti il mese di agosto a Madrid è caldo, afoso e soprattutto deserto.

Un giornalista, rimasto a casa a lavorare, si ritrova tutto solo nel suo palazzo, senza ispirazione, con un piccolo blocco dello scrittore che gli impedisce di consegnare alla sua agente il secondo romanzo richiesto.

L’idea è di scrivere di sua nonna, del suo problema di narcolessia e delle sue storie di vita, ma era ancora ermo alle prime pagine che aveva consegnato alla sua agente per avere il benestare.

Un giorno però, mentre torna a casa, colpisce con il piede un mazzo di chiavi per terra. Le guarda bene e vede che sono le chiavi della portinaia di ogni appartamento del palazzo.

L’idea di andare negli appartamenti dei suoi vicini per vedere chi siano e capire le loro vite gli salta subito in mente, come se fosse una cosa del tutto logica.

Scopre così che l’attore non è davvero un attore e continua a mentire a sua madre.

La donna che credeva matta perché la sentivano parlare da sola, in realtà parlava con la figlia malata.

L’appartamento vuoto in realtà veniva occupato per due giorni all’anno da un vedovo che dopo undici anni di vedovanza scriveva ancora tutti gli anni una lettera alla moglie morta che faceva pubblicare sul suo giornale, andava a vedere il quadro davanti al quale l’aveva conosciuta e si fermava a dormire nella loro casa.

Vite spezzate con tanti segreti che lo portano a trovare una nuova trama per il suo romanzo e una ritrovata ispirazione.

Un romanzo profondo che è un viaggio introspettivo dalla prima all’ultima pagina.

Le descrizioni sono davvero minuziose, specialmente per quanto riguarda il lato psicologico e mentale dei personaggi, aiutate anche dalla decisione dell’autore di intervallare i capitoli in cui il protagonista e la voce narrante è il giornalista, a capitoli dove, con una narrazione in terza persona, vengono raccontate le vite dei proprietari della casa di turno, così da rendere il lettore partecipe di tutti gli avvenimenti, spesso dando informazioni maggiori rispetto a quelle che riesce a ottenere il giornalista.

Il lettore viene guidato pagina dopo pagina nella vita dei personaggi in un viaggio profondo dentro di loro e nello stesso tempo dentro se stesso.

Un romanzo che si legge in un fiato immergendosi totalmente, come nelle acque calde estive in un lago, che ti avvolgono dandoti piacere e rilassandoti.

Micol Borzatta

Come sposare un milionario, Curtis Sittenfeld (De Agostini 2016) a cura di Micol Borzatta

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Cincinnati 2013. La famiglia Bennet, a causa di un’operazione di bypass coronarico del padre, si ritrova di nuovo tutta riunita sotto allo stesso tetto. Le cinque sorelle, Jane, Liz, Mary, Kitty e Lydia, non vanno molto d’accordo. Ognuna presa dai suoi pensieri e problemi si ritrovano a discutere molto spesso, specialmente poi con la madre alle spalle che continua a stuzzicarle perché trovino un buon partito così da potersi sposare e mantenere alto il nome della famiglia.

Il problema più grosso infatti sono Jane, 40 anni, e Liz, 38 anni.

Un giorno la mamma Bennet viene a sapere che il medico Chip Bingley, star anche del programma Lo scaporo d’oro, è in città. Subito inizia a organizzare per far sì che Jane o Liz possano attrarre l’uomo e sistemarsi.

I programmi della mamma Bennet sembrano andare bene, infatti tra Chip e Jane inizia una relazione, che però sembra andare alla deriva quasi subito.

Nel frattempo Liz conosce Darcy, personaggio odioso e pieno di sé che finda subito la irrita provocando scariche elettriche e scaramucce ogni volta che si incontrano.

I sogni della mamma Bennet sembrano non doversi avverare, quando il destino sembra metterci la mano e quattro delle cinque sorelle troveranno in un modo o nell’altro l’amore.

Un romanzo spettacolare che parte da una rivisitazione di Orgoglio e pregiudizio, con anche una punta di Piccole donne. Infatti se i personaggi sono palesemente presi dal primo, come dichiarato anche dall’autore, il rapporto delle cinque sorelle, il loro continuo battibeccare, il pungolarsi, sembra molto di più al rapporto che hanno le sorelle March.

Le descrizioni che vengono fatte sono minuziose e complete, sia per quanto riguarda i luoghi, ma specialmente per quanto riguarda i personaggi. Infatti non si può non innamorarsi della dolce e indifesa Jane, patteggiare e supportare la coraggiosa e intraprendente Liz, innervosirsi con Lydia e Kitty, specialmente per il loro essere sboccate e spesso troppo volgari, tanto che si vorrebbe dare uno schiaffo a entrambe per insegnar loro le buone maniere, o preoccuparsi per l’asociale e la solitaria Mary.

Tuttavia il personaggio che più di tutti porta il lettore a provare sensazioni spesso contradditorie, con il quale si vorrebbe fare due chiacchiere, è la mamma Bennet. Un personaggio che rispecchia perfettamente la madre odierna che si preoccupa per le proprie figlie e nello stesso mantiene quella visione antiquata del secolo scorso che è perfetta per creare quell’atmosfera che tutti noi conosciamo in Orgoglio e pregiudizio, quando la madre spinge le figlie al ballo per conoscere pretendenti dell’alta società.

Un romanzo che sa unire passato e presente alla perfezione, che sa trasportare il lettore in viaggio tra Cincinnati, New York e California e sa instaurare un ottimo rapporto empatico con i suoi personaggi e il lettore.

Un romanzo da non perdere.

Micol Borzatta

:: La luce dei giorni, Jay McInerney (Bompiani, 2016) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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Russel e Corinne Calloway. Coppia cinquantenne che vive a New York, in un loft a TriBeCa, lo stesso loft di quando erano ragazzi.
Lui editore di successo e lei impegnata nel sociale.
Entrambi vivono ancora i loro sogni e le loro ambizioni lavorative, ma il loro matrimonio ne risente.
A iniziare proprio dal loft, amato da lui ma odiato da lei che vorrebbe trasferirsi, anche per dare più spazio ai due gemelli undicenni, fino ad arrivare alla riapparizione di Luke, vecchio amante di Corinne, tutto sembra volerli mettere costantemente alla prova.
Russel infatti deve vedersela con gli alti e bassi editoriali che gli daranno sempre più pensieri, Corinne invece sentirà rispuntare nuovamente lo stesso sentimento che nacque fra lei e Luke quando lo vide la prima volta, quel famoso 11 settembre che riempì l’America di terrore, ma loro due scoprirono una forte passione.
Romanzo molto…

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Il club delle seconde occasioni, Dana Reinhardt (De Agostini 2016) a cura di Micol Borzatta

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River Dean si trova ad affrontare la più terribile disgrazia che un ragazzo di diciassette anni può ritrovarsi ad affrontare: viene lasciato dal suo primo grande e unico amore Penny.

Si trova in gita al lago e la notizia gli viene data proprio mentre è in mezzo al lago. River non ha la macchina e nemmeno la patente, è sempre stata Penny che, più grande di lui di qualche mese, lo portava in giro, e anche quel giorno al lago era lei a guidare.

River decide di non salire sulla macchina e di tornare a casa a piedi, anche se avrebbe voluto dire percorrere 13,2 miglia a piedi.

Durante la strada vede un’insegna luminosa con su scritto Club delle seconde occasioni. River lo prende come un segno per uscire da quel dolore che gli sta attanagliando cuore e anima e  decide di entrare. Dentro c’è un gruppo di ragazzi che stanno parlando dei loro problemi, chi affetto da bulimia, chi da cleptomania, chi dipendente da droga, problemi molto seri a tal punto che River si sente uno stupido affetto da un problema da nulla, così fa finta di essere un tossico dipendente dalla marijuana.

Le settimane passano e River continua ad andare tutti i sabati sera agli incontri, senza dire niente a nessuno, ma come tutte le cose anche quella routine è destinata a cambiare e River si ritroverà a dover affrontare tutte le sue bugie e fare dei passi veramente concreti per cambiare.

Un romanzo che ha il suo perché. Un young adult che è fuori dagli schemi, infatti non troviamo la classica ragazzina ingenua, incantata, che vive in un mondo tutto rosa e fiori che si fa manipolare dal ragazzino ribelle, egocentrico e delinquente di turno che non sa cosa voglia dire il rispetto per le persone.

I protagonisti sono un ragazzino che all’inizio è un po’ uno zerbino della fidanzata, ma che capisce il suo errore e si mette in moto per cambiare e migliorare, lavorando su se stesso, arrivando anche a chiedere aiuto e dei ragazzi che effettivamente hanno dei problemi grossi, i quali parlando dei loro problemi fanno sì che i ragazzi, leggendo il libro, possano capire che certi comportamenti che possono essere scambiati per fighi in realtà sono deleteri per se stessi e per chi ci sta vicino.

Un romanzo che tratta temi profondi e difficili con un linguaggio semplice, che pur non avendo il classico lieto fine, ha comunque un finale importante che insegna molto e fa riflettere ancora di più.

Finalmente un young adult che vale davvero la pena di leggere.

Micol Borzatta

:: La bambina col falcone, Bianca Pitzorno, (Salani, 2016) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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Minervino Murge, paesino pugliese vicino ad Altamura. Siamo negli anni che vanno dal 1215 al 1230. Messer Rinaldo Rufo è il falconiere imperiale del re di Sicilia, Re Federico, e lo sta seguendo in Germania per essere incoronato Imperatore dall’Arcivescovo di Magonza. Con Messer Rufo c’è al seguito anche la figlia Costanza, nata durante il viaggio, e la moglie, Madonna Yvette, che però non potrà assistere all’incoronazione perché proprio quel giorno, il 25 luglio 1215, partorirà Melisenda.
Ritornati alla loro terra natia, la famiglia Rufo passa il tempo a gestire le proprie terre e allevare falconi mentre le bambine crescono e la famiglia si allarga, infatti presto arriverà anche Sibilla e in seguito Alice e Violante.
Costanza e Melisenda però hanno due sogni molto importanti, per Costanza è un sogno nato il giorno dell’incoronazione di Re Federico, mente per Melisenda è nato e cresciuto seguendo…

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Una famiglia felice, Jean Hanff Korelitz (Piemme 2016) a cura di Micol Borzatta

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Grace è una psicologa, specializzata in terapia di coppia. Dopo aver passato anni a seguire e confortare donne, e a volte anche uomini, che per colpa di aver scelto il partner sbagliato si sono rovinate la vita, decide di scrivere un libro, portando ad esempio la sua famiglia, felice e perfetta.

Un giorno però, a dicembre, tutto cambia, la madre di un compagno di scuola di suo figlio Henry viene trovata morta dal figlio, assassinata in maniera truce.

Le indagini della polizia si diramano in ogni direzione, fino ad arrivare a interrogare anche Grace.

Lei, convinta che il marito in quei giorni sia a un convegno in Ohio, rimane di colpo senza terreno sotto i piedi, quando le comunicano che il marito non è a nessun convegno e che dal mese di gennaio lui era senza lavoro, oltretutto dopo aver avuto una tresca con la donna morta, con la quale aveva avuto anche un figlio, era scappato e sparito nel nulla.

Grace non può credere che la sua vita sia stata solo una menzogna, ma ogni nuovo tassello che scopre le racconta una realtà totalmente diversa da quella che lei conosce.

La lista delle bugie però è lunga, e lei dovrà scoprirle una per una.

Una famiglia felice è un romanzo davvero angosciante, che porta il lettore a seguire pagina dopo pagina la vita di Grace, appassionandosi sempre più e sentendosi sempre più coinvolto, spesso ritrovandosi anche a pensare alla propria vita familiare, per essere sicuro di non commettere gli stessi errori commessi da Grace.

La trama è intensa e lo stile narrativo usato dall’autrice fa sì che pur sapendo fin dall’inizio della colpevolezza di Jonathan, si continua a leggere per scoprire tutte le bugie raccontate da lui, e per sentirsi sempre più vicini a lei e al figlio. Una sensazione che durerà anche dopo la fine del libro portandoci a provare un senso di malinconia e a voler sapere come procederà la vita di Grace e di Henry, che anche se la si può intuire la si vuole continuare a vivere con loro, invece di abbandonarli alla loro vita e tornare alla nostra. Una malinconia che si prova quando si deve salutare per forza dei familiari o degli amici e si sa che per molto moltissimo tempo non si incontreranno più.

Un romanzo che sa donare davvero tanto e saprà rapire sia mentalmente che emotivamente.

Micol Borzatta

La confraternita delle ossa, Paolo Roversi (Marsilio 2016) a cura di Micol Borzatta

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La confraternita delle ossa

Milano 2001. Enrico Radeschi, dopo aver concluso gli studi universitari come pendolare, decide di trasferirsi a Milano in pianta stabile per fare carriera come giornlista.

Purtroppo i suoi sogni non sono di così facile realizzazione e si ritrova senza soldi a dividere un appartamento per studenti con un ragazzo che oltre a essere uno studente è anche un esperto informatico, il calabrese Fabio.

Durante un colloquio di lavoro Radeschi si ritrova testimone del ritrovamento di un cadavere, un uomo molto conosciuto nella milano che conta, con un pugnale nello stomaco e uno strano simbolo disegnato in terra.

Non lavorando ancora per nessuna testata giornalistica, Enrico segue il consiglio del suo amico Fabio e inizia a scrivere i suoi articoli su un blog, inserendo un resoconto dettagliato del ritrovamento del cadavere e del simbolo. Sarà proprio questo articolo che cambierà la vita a Radeschi.

Il suo blog, infatti, sarà hackerato, altre morti sospette verranno fuori e altri cadaveri con dei segni particolari arriveranno sul tavolo del coroner ed Enrico si ritroverà a indagare insieme al vicequestore Sebastiani per salvarsi la vita e scoprire chi si nasconde dietro a tutte quelle morti.

Ultimo romanzo scritto da Paolo Roversi, La confraternita delle ossa è in realtà l’origine e la nascita di Enrico Radeschi, personaggio dal carisma magnetico, giornalista e hacker, che in sella alla sua vespa gialla ci ha fatto innamorare, negli ultimi dieci anni, nei precedenti romanzi dell’autore.

Come già Roversi ci ha abituato ritroviamo uno stile brioso e giovanile che dà corpo a una trama intrigante e coinvolgente che sa unire mistero, sentimentalismo e storia in un mix irresistibile.

La narrazione, grazie sia alle descrizioni che alla scelta della voce narrante in prima persona, nelle vesti di Radeschi, è quasi magica.

C’è un coinvolgimento totale del lettore che rivive in prima persona gli stati d’animo di Radeschi e un coinvolgimento emotivo generico da parte di chi ha vissuto quegli anni, lasciando quasi un senso di malinconia alla fine del libro, quando si è costretti ad abbandonare il periodo storico e soprattutto un grande amico, come lo è effettivamente Enrico.

Un romanzo speciale che non può non essere presente in ogni libreria di ogni casa.

Micol Borzatta

Il principe Lestat, Anne Rice (Longanesi 2014) a cura di Micol Borzatta

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Sono passati decenni dalla morte di Akasha e dalla notte dei Grandi Roghi, ma le cose non sono migliorate.

I vampiri sono proliferati diventando troppi e fuori controllo, e a peggiorare le cose c’è una Voce che rimbomba nelle loro teste e li spinge a uccidersi a vicenda.

Specialmente gli antichi sembrano sentirla più intensamente di tutti, e in contemporanea iniziano a sorgere roghi in tutto il mondo che distruggono intere congreghe, facendo nascere nei vampiri più giovani il terrore di un nuovo periodo di Grandi Roghi.

In questa atmosfera apocalittica si aggira Lestat cercando di capire chi sia quella Voce che continua a risuonargli in testa. Nel suo vagabondare incontra anche David e Jesse, che dopo averlo messo al corrente delle problematiche esistenti cercano di convincerlo ad aiutarli, ma lui non si smentisce mai e rifiuta qualsiasi coinvolgimento.

Nel frattempo anche altri antenati vengono destati da questa Voce, così mentre cercano di resisterle e cercare di scoprire a chi appartenga, ripercorrono la loro vita, sperando di trovare in questo una soluzione per riportare equilibrio e pace nel loro mondo.

Un romanzo che pur avendo il classico stile di Anne Rice risulta anche essere molto distante dal suo scrivere.

Incominciamo a dire che il romanzo sembra più essere una raccolta di diari, infatti a parte il problema della Voce che tortura ogni protagonista, ogni capitolo è in realtà la storia biografica di un antico, ritrovando così Pandora, Gregory, Rose, Cyril, Fareed e il suo mentore Seth, Benji Mahmoud, Antoine, e altri.

Altra nota un po’ stonata è la tipologia della narrazione, infatti pur ritrovando personaggi a cui ci eravamo affezionati leggendo gli altri libri delle Cronache dei vampiri troviamo una sparizione del lato oscuro della maledizione, infatti in questo romanzo i vampiri vengono visti come esempi da immolare, come se fossero dei santi o delle star e non degli esseri oscuri relegati a vivere nelle tenebre, andando in questo modo a sminuire la loro figura.

Per il resto devo dire che il romanzo è interessante e piacevole nella lettura, il ritmo è leggero e il poter finalmente andare ad approfondire la vita di personaggi che finora avevamo trovato senza sapere il loro background è davvero coinvolgente.

Altra cosa davvero interessante è vivere il punto di vista dei vari personaggi, entrando nelle loro teste e vivendo la loro vita in prima persona.

Un romanzo un po’ fuori dai canoni a cui Anne Rice ci ha abituati, ma che sa darci molte emozioni.

Micol Borzatta