RECENSIONE – Thornhill – Pam Smy – Uovonero 2017

TRAMA

Mary vive negli anni Ottanta a Thornhill, un orfanotrofio femminile vicino alla chiusura. Ella è una ragazza che nel 2017 si trasferisce col padre accanto al tetro edificio, ormai abbandonato da tempo. In un dichiarato omaggio a Brian Selznick e alle atmosfere di Il giardino segreto, le storie delle due ragazze, narrate l'una col testo del suo diario, l'altra con evocative illustrazioni in bianco e nero, si avvicinano fino a toccarsi nel coinvolgente finale. Età di lettura: da 10 anni.

RECENSIONE

Midchester 1982

A Thornhill House, un orfanotrofio, vive Mary, una bambina taciturna, introversa, solitaria, che fa fatica a fare amicizia, e viene bullizzata dalle altre bambine, quando lei voleva solo degli amici.

Non riuscendo a farsi amici nel mondo reale, inizia a costruire bambolotti di creta, che costituiranno il suo intero mondo.

Midchester 2017

Ella è una bambina orfana di madre, che si è appena trasferita nella casa affianco a Thornhill House, ormai abbandonato e fatiscente, quando dalla finestra vede una bambina girare tra le rovine.

Ella è sempre da sola, perché il padre troppo preso dal lavoro, decide così di andare a conoscere la bambina.

8 febbraio 1982
Sapevo che era troppo bello per durare. Lei è tornata.
L’ho capito senza nemmeno vederla. Ho sentito la sua risata risuonare per le scale, il solito bussare a tutte le porte del corridoio mentre tornava alla sua vecchia stanza. Sentire questi suoni mi ha paralizzato. La paura mi ha dato un brivido nel collo e nella schiena, come se quell’antica sensazione mi fosse penetrata nelle ossa.
Non ci credo.
E adesso cosa faccio?

Romanzo horror destinato a un pubblico molto giovane i cui temi trattati sono il bullismo, la solitudine, l’incomprensione e i rapporti tra genitori e figli.

La storia è narrata seguendo due archi temporali diversi, il 1982 e il 2017. Senza saperlo ho letto due libri con gli stessi archi temporali di seguito, infatti anche I segreti del Sun Down Motel era ambien­tato nel 1982 e nel 2017, ed entrambi hanno dei fantasmi tra i protagonisti.

Gli eventi del 1982 sono narrati attraverso le pagi­ne di diario di Mary, mentre quelli del 2017 solo attraverso disegni, che riescono tranquillamente a trasmettere la storia al lettore, un po’ come accadeva con La straordinaria invenzione di Hugo Cabret.

Nonostante il target sia per un pubblico giovane, la storia riesce a catturare l’attenzione e far emozionare anche un lettore più maturo.

Una lettura veramente consigliata.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – L’accademia per creature magiche di Ophelia Bloom – Elisa Binda e Mattia Perego – Mondadori 2022

TRAMA

«Ophelia Bloom mi ha insegnato a essere orgogliosa della mia diversità. Non ci dobbiamo mai vergognare di quello che siamo, perché è ciò che ci rende unici.»
Tea è una strega ed è dislessica. Una bella sfortuna, visto che per lanciare gli incantesimi deve leggere complicate formule magiche! 
Dopo l'ennesimo disastro causato in classe, Tea viene espulsa e, con suo grande disappunto, i genitori la mandano nell'unica scuola disposta ad accoglierla: l'Accademia per Creature Magiche di Ophelia Bloom, conosciuta anche come "l'accademia per creature difettose", perché qui arrivano tutti gli studenti che, per motivi diversi, non si sono sentiti accettati in altre scuole. Ma la preside, con i suoi occhiali stravaganti, è in grado di vedere il potenziale di ognuno di loro ed è pronta ad aiutarli a svilupparlo. È proprio qui che Tea troverà i migliori amici che avrebbe mai potuto desiderare: Noah, affetto da paralisi cerebrale, che quando si trasforma in gargoyle è agile e potente; Viola, la vivacissima sirena dai capelli arcobaleno incapace di sentire il dolore; Victor, il ragazzo licantropo che ha perso gli arti inferiori ma ha imparato a rialzarsi di fronte a ogni difficoltà; Tessa, la dolce fata affetta da autismo; il mago Morgan, che troverà il modo di lanciare incantesimi nonostante la balbuzie e Jonathan, il timido fantasma con la tendenza a rifugiarsi nell'aldilà. Insieme a loro, Tea imparerà ad affrontare e superare i propri limiti, soprattutto quando il Domatore, un potentissimo mago, minaccerà le sorti dell'intera comunità di creature magiche...

RECENSIONE

Dorotea Parker, chiamata da tutti Tea, è una streghetta un po’ particolare. Viene definita da tutti una pasticciona che non si applica e che non vuole studiare, ma il suo vero problema è un altro. Tea è infatti dislessica, e a causa di questo suo disturbo non riesce a leggere correttamente le formule magiche e gli ingredienti per le pozioni.

Dopo l’ennesimo incidente, in cui fa perdere un dito al figlio del ministro della congrega magica, viene mandata alla scuola di Ophelia Bloom, che sarà l’unica a riconoscere in Tea un potere e un potenziale incredibile, e soprattutto la dislessia.

Sarà proprio alla scuola della Bloom che Tea imparerà a superare i suoi limiti con l’aiuto del suo famiglio, e troverà un gruppo di amici che l’accoglieranno come nessun altro ha mai fatto, instaurando così un legame talmente potente che sarà loro d’aiuto quando verranno attaccati dal temutissimo Domatore.

Romanzo per ragazzi, molto carino che va a toccare i temi dell’integrazione, dell’accettazione, dell’amicizia e della fiducia in se stessi.

I capitoli sono alternati tra capitoli di trama e capitoli in cui i singoli personaggi si presentano in prima persona, descrivendosi e raccontando cosa li ha portati da Ophelia Bloom.

Il ritmo narrativo è molto scorrevole, giusto per il target a cui si riferisce, in modo che con i suoi capitoli brevi e avventure piene di azione, non annoi mai il lettore, che divora un capitolo dopo l’altro, un po’ come se fossero delle ciliegie.

Personaggi e ambientazioni sono descritti minuziosamente sotto mille aspetti, rendendoli i più reali possibili, così da creare dei legami empatici tra loro e il lettore.

Una lettura molto veloce e carina, piena di insegnamenti, che merita di essere letta anche da un pubblico adulto.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – La casa prigioniera del tempo – Sarah Singleton – Piemme 2008

TRAMA

Century House la casa in cui Macy vive con il padre, la sorellina Caroline e due governanti, è avvolta da un velo che la rende invisibile a tutti. I suoi abitanti si svegliano al tramonto, si addormentano all'alba e ogni giorno si ripete identico all'altro, in un perpetuo inverno. Finché una mattina Macy trova sul suo cuscino un fiore di bucaneve. Chi l'avrà lasciato? E per quale motivo? I ricordi di un lontano passato comiciano ad affiorare e la ragazzina decide di scoprire il segreto che circonda la sua famiglia... Età di lettura: da 13 anni.

RECENSIONE

Macy ha solo 10 anni, e da molti anni vive in una sorta di loop temporale in cui le giornate si svolgono tutte esattamente uguali, in inverno e di notte.

Una sera, al risveglio, Macy trova sul suo cuscino un bucaneve, e si ricorda che tantissimo tempo prima, quando ancora il tempo scorreva normale, vicino al lago, d’inverno, era pieno di bucaneve.

Decide così di avventurarsi verso il lago, ora ghiacciato, cambiando per la seconda volta la routine giornaliera.

Arrivata al lago Macy vede qualcosa che la spaventa un po’, nonostante non fosse la prima volta che le capitava. Macy infatti ha la capacità di vedere i fantasmi.

A causa di questi cambiamenti Augustus, il capofamiglia, inizia a essere preoccupato e mette in allarme tutta la famiglia, composta da Macy, sua sorella Caroline, il fratello maggiore Claudios, sposato con Marietta, e le due domestiche Aurelia e Galatea.

Sarà proprio grazie a Claudios che Macy scoprirà che sulla casa c’è un incantesimo lanciato dal padre che blocca tutta la famiglia Verga al suo interno, impedendo qualsiasi contatto con il mondo esterno, facendoli vivere sempre la stessa giornata.

Le scoperte però non finiscono qui, Macy verrà anche a sapere di essere l’unica ad avere ereditato i poteri del padre, e quindi l’unica che può spezzare l’incantesimo, per farlo deve scrivere la storia della loro casa su un libro magico, ma prima di farlo deve riuscire a leggere i capitoli scritti dal padre, per scoprire da cosa è scaturita quella maledizione.

Anche i fantasmi erano tracce, solo che erano immateriali e rimanevano “intrappolati” nei luoghi in cui alle persone era accaduto qualcosa di importante. Forse, rifletté Macy, non era necessario essere morti per lasciarsi dietro un fantasma. Magari anche lei ne aveva uno.

Romanzo destinato a un pubblico giovane, e ha come tematica di fondo la paura che porta l’animo umano a volersi rinchiudere e sigillare per sentirsi protetto.Anche i fantasmi erano tracce, solo che erano immateriali e rimanevano “intrappolati” nei luoghi in cui alle persone era accaduto qualcosa di importante. Forse, rifletté Macy, non era necessario essere morti per lasciarsi dietro un fantasma. Magari anche lei ne aveva uno.

Il ritmo narrativo l’ho trovato un po’ troppo lento, specialmente essendo dedicato ai più giovani, che, nonostante la sua brevità, porta il lettore a dilungarsi nella lettura, rischiando in alcuni punti di perdere di vista la storia.

I fatti si svolgono in modo molto lineare e semplice, tutta narrata in terza persona con l’aiuto di molti flash back, che aiutano a capire gli eventi che si stanno verificando.

Un grande difetto che ho trovato è lo stile con cui è scritto, in modo freddo e distaccato, come se l’autrice volesse tenersi a distanza, manca di emozioni, rendendo anche il lettore uno spettatore esterno distante e poco coinvolto.

Una lettura che mi ha un po’ deluso e da cui mi sarei aspettata molto si più.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Gli incubi di Hazel – Leander Deeny – Newton Compton 2020

TRAMA

Hazel, un’allegra bambina di otto anni, è ospite della terribile zia Eugenia e del suo antipatico cuginetto Isambard. Basterebbe l’immagine del vecchio maniero dove vivono i parenti di Hazel per scoraggiare qualsiasi visitatore, eppure, dopo la prima inquietante giornata con zia Eugenia, la vita comincia a cambiare. Isambard, infatti, presenta a Hazel la sua collezione di cuccioli terrificanti: un cane con la testa di legno, un gruppo di papere che fumano sigarette, due maiali gemelli siamesi... 
Quando Hazel decide di esplorare il giardino, nascosti tra i cespugli scopre degli strani mostri: il pitospino (un pitone con la testa di porcospino), il gorillopardo (un gorilla con la testa di ghepardo) e lo struzzorana (una rana con il corpo di struzzo). È l’inizio di un’incredibile avventura in cui niente è come sembra e la realtà può diventare più stupefacente della fantasia.

RECENSIONE

Buona sera.

Probabilmente tua madre merita di morire.
Sì, certo: tu vuoi bene alla tua mamma. Ma sei sicura di conoscerla bene? La conosci solo dal giorno in cui sei nata… mentre lei esisteva già da molti anni prima. Pensaci: anni e anni! Scommetto cento sterline che in quei lunghi, noiosissimi e solitari anni trascorsi prima che tu nascessi, lei ha fatto cose delle quali non ti ha mai detto nulla.
Guardala negli occhi e osserva le sue reazioni quando le dirai le seguenti parole:

Pettegolezzo!
Manipolazione!
Minaccia!
Inganno!
Peculato!
Incendio doloso!
Frode!
Rapina!
Furto di bestiame!
Satanismo!

Prova a urlargliele a caso durante la cena, poi osserva come reagisce: ha un’aria imbarazzata? Oppure sembra voler nascondere qualcosa? Scommetto che sul suo volto è apparsa una strana espressione. Ovvio, si sente in colpa.
Oh! Non credi che tua madre possa essersi macchiata del reato di furto di bestiame? Be’… già soltanto questo mi fa capire quanto tu possa essere ingenua. Ma sono certa che quando avrai l’età di tua madre ti sarai a tua volta macchiata delle più turpi menzogne, tradimenti e furti di animali. Succede a tutti!
Dunque, anche se vuoi bene alla tua mamma, ricorda che anche lei è come le altre persone grandi, ovvero pronta per lo sterminio.
Su, smettila di piangere, adesso.

Romanzo d’esordio dell’autore dedicato a un pubblico molto giovane, anche se a mio avviso il target corretto è meno giovane di quanto ha voluto l’autore, basta vedere come inizia il romanzo, ovvero la citazione che ho messo proprio qui sopra, prima ancora di iniziare questa recensione.

Noi impersonifichiamo Hazel, una bambina di otto anni che va a vivere a casa della zia Eugenia e del cuginetto Isambard, persone molto cupe, tenebrose e spaventose, quasi alla pari del vecchio maniero in cui risiedono.

La casa della zia Eugenia era chiaramente la dimora di gente stravagante. Vi si accedeva da un ridicolo vialetto coperto di squallidissima ghiaia, lungo il quale si allineavano alberi dall’aspetto spettrale e disgustoso. Sorgeva al centro di una ventina di acri di terreno insignificante, accanto a un fienile color cacca, sullo sfondo di un boschetto che sicuramente puzzava di scoregge e prospiciente un laghetto che sembrava il risultato del vomito di migliaia di persone.

La nostra permanenza in questa casa sarà di tre settimane, la durata del viaggio di lavoro in Egitto dei nostri genitori, e per tutto questo tempo dovremo cercare di sopravvivere.

Sì, sopravvivere, perché zia Eugenia è distocica, tiranna, acida e tratta Hazel come una povera stupida senza cervello e non passa minuto senza che glielo dica, usando la cosa anche come motivazione per non farle telefonare ai suoi genitori, quando lei prova a chiederglielo.

Il lato emotivo e psicologico di Hazel viene approfondito molto, con descrizioni intense e minuziose, che ci portano a sentire come nostre le sue emozioni, il suo dolore e la sua frustrazione, facendocela amare ancora di più, infatti per tutta la lettura abbiamo voglia di abbracciarla e consolarla, cercando di farla stare meglio.

Nemmeno il cugino è molto di aiuto ad Hazel, quando sono da soli cerca a modo suo di metterla a suo agio e coinvolgerla in qualche attività, ma sono cose così strane che ovviamente Hazel non riesce a partecipare gioiosamente, mentre quando con loro c’è anche la zia, Isambard è taciturno e se parla è solo per dare man forte alla madre.

La storia è interessante, coinvolgente e ricorda molto le atmosfere create da Tim Burton, e che abbiamo amato.

Una lettura che mi ha colpito moltissimo sotto molti aspetti, tra cui i rapporti familiari, sia quello tra genitori e figlia, ma anche quelli tra sorelle e cugini, e che continuo a reputare non adatta a un pubblico troppo giovane, proprio perché sono temi molto forti e sviluppati in modo molto cupo, capace di creare incubi negli adulti, figuriamoci in dei bambini.

Non è facile fare amicizia. Anche se coloro con cui cerchi di fare amicizia non sono struzzirana o gorillopardi o pitospini, o assassini o pazzi. La gente è complicata, sola, arrabbiata o ansiosa: è così e basta.
Ma devi provarci lo stesso. Per quanto la gente ti possa spaventare, devi decisamente cercare di conoscerla.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Il meraviglioso mago di Oz – Lyman Frank Baum – Feltrinelli 2020

TRAMA

«Io chiederò il cervello» disse lo Spaventapasseri, «perché uno sciocco non saprebbe che farsene di un cuore, se mai si trovasse ad averne uno.»
«Io prendo il cuore» ribatté il Boscaiolo di Latta, «perché il cervello da solo non basta a farti felice e la felicità è la cosa più bella del mondo»
L'apparato didattico finale, le note per la comprensione del testo e una mappa concettuale per visualizzare e sintetizzare l'apparato. Età di lettura: da 9 anni.

RECENSIONE

Siamo nel Kansas. Dorothy è una bambina molto vivace e arzilla, che essendo rimasta orfana va a vivere a casa degli zii Em ed Henry, nella loro fattoria, insieme al cagnolino Toto.

La zona è molto colpita dai tornado, e infatti un giorno ne arriva uno, e mentre lo zio Henry corre a sistemare gli animali, la zia Em scende nel rifugio anti tornado situato sotta la casa, chiamando a sé la nipotina, che però non ubbidisce, correndo invece in camera sua per recuperare il piccolo Toto che, spaventato, si è rifugiato sotto al letto.

A un tratto Dorothy sente la casa ruotare su se stessa e sollevarsi dal terreno, spaventosissima, abbraccia forte il cagnolino e si mette sul suo letto in attesa che finisca tutto, ma quando finalmente la casa si ferma, Dorothy scopre di non essere più nel Kansas.

La casa è stata trasportata in uno strano mondo dove esistono ancora le streghe, i maghi e tantissime creature misteriose, con le quali Dorothy affronterà mille avventure mentre si reca nel centro di regno, nella Città di Smeraldo, per incontrare il meraviglioso mago di Oz e potergli chiedere di essere rimandata a casa.

Romanzo molto famoso per bambini, ma che sa catturare anche gli adulti che si ritroveranno a vivere un viaggio che altro non è che un viaggio interiore alla scoperta di noi stessi.

Dorothy infatti verrà affiancata da tre compagni di viaggio, un leone codardo in cerca del coraggio, uno spaventapasseri in cerca del cervello e un boscaiolo di latta in cerca del cuore, ma ognuno di loro per tutto il viaggio dimostreranno di essere già in possesso di quello che stanno cercando, ma non lo sanno e non riescono a vederlo, infatti il leone difenderà spesso Dorothy affrontando pericoli, lo spaventapasseri avrà idee ingegnose che li porteranno fuori dai guai e il boscaiolo di latta farà mostra di sentimenti fortissimi e di una bontà inesauribile.

Alla fine della storia, a Dorothy verrà comunicato che lei sarebbe potuta tornare a casa nel momento stesso in cui aveva messo piedi nel Paese di Oz, ma lei stessa ribadirà che così non avrebbe imparato nulla e non avrebbe conosciuto tantissimi amici che l’hanno arricchita, insegnando così al lettore il vero senso della storia.

Un romanzo di formazione che non avevo ancora avuto modo di leggere, nonostante conoscessi molto bene la storia, e che consiglio a tutti, grandi e piccini.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Fear Street. Scomparsi – R. L. Stine – Mondadori 2021

TRAMA

«La musica cessò di colpo. Non avevo ancora capito di preciso da dove arrivasse. Le figure incappucciate si fecero silenziose e cominciarono a spostarsi verso gli alberi. Verso il bosco di Fear Street.»
Quando i genitori non rientrano per cena, Cara e Mark non sono affatto preoccupati. Spesso fanno tardi al lavoro, e così quella sera i due fratelli ne approfittano per organizzare una festa nella vecchia casa in cui si sono appena trasferiti, in Fear Street.  
Con il passare delle ore, però, un'idea angosciante si fa strada nelle loro menti: e se mamma e papà fossero scomparsi? I ragazzi cominciano a indagare, ma durante le loro ricerche ogni indizio sembra portare alla luce una nuova bugia sulle vite dei due adulti e Cara e Mark non sanno più di chi fidarsi. Tra incarichi segreti, personaggi misteriosi e inquietanti teschi di scimmia, capiscono di poter contare soltanto sulle loro forze per scoprire cos'è successo veramente ai loro genitori. Finché la verità, nascosta proprio lì, nel bosco dietro casa, viene a galla...

RECENSIONE

Cara e Mark si sono appena trasferiti nella casa di Fear Street con la loro famiglia, e hanno iniziato a frequentare la scuola della zona.

Abituati a trasferirsi molto spesso per il lavoro dei genitori, facevano amicizia molto difficilmente, ma quella volta Cara è riuscita a legare con due amiche e Mark ha perfino allacciato una relazione con una sua compagna, Gena.

Una sera non vedendo tornare a casa i genitori, spesso capitava che stessero fuori per lavoro tutta la notte, decidono di fare una festa, ma quando la mattina dopo non sono ancora rientrati, iniziano a preoccuparsi e a indagare su quella che sembra in tutto una vera e propria scomparsa, scoprendo che i genitori hanno mentito loro su molte cose.

Quarto romanzo della saga dedicata a Fear Street e su cui Netflix ha realizzato una serie TV.

Il ritmo narrativo è molto altalenante, ha un inizio che cattura subito l’attenzione, ma poi ha un forte rallentamento per una buona parte centrale, per poi riprendersi nella parte finale.

Le descrizioni sono sempre molto visive, e anche questa volta, finita la lettura, sembra di aver visto un film.

Anche questa volta la lettura si fa in un pomeriggio, sentendosi coinvolti anche nella parte più lenta.

Una lettura interessante per adulti e ragazzi.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Fear Street. In gita con l’assassino – R. L. Stine – Mondadori 2021

TRAMA

«Tenendo il fascio di luce basso sul terreno, avanzò oltre la tenda dei ragazzi. Era al margine della radura ormai. Non soffiava il vento in quel momento. L'unico rumore che si sentiva era il suo respiro... e un altro passo sulle foglie secche.»
I ragazzi dell'Outdoor Club sono entusiasti all'idea di passare una notte in tenda sulla misteriosa isoletta in mezzo al lago dietro il bosco di Fear Street. 
Fra i membri del club ci sono Della e la sua migliore amica Maia. Della non vede l'ora di partire: quella notte in campeggio è l'occasione perfetta per provare a riavvicinarsi a Gary, il suo ex ragazzo. Alla vigilia della partenza, il professore che doveva accompagnarli rinuncia a causa di un inconveniente e ai ragazzi viene un'idea azzardata: andare su Fear Island da soli, di nascosto. La tanto attesa gita si rivelerà però tutt'altro che divertente: spaventosi imprevisti, inseguimenti terrificanti e un violento, terribile segreto... Riusciranno i ragazzi a restare uniti e a fare ritorno a casa sani e salvi?

RECENSIONE

Alla scuola di Sharydale, un gruppo di ragazzi ha formato l’Outdoor Club, una sorta di gruppo stile scout guidata da uno dei docenti.

Finalmente è arrivato il giorno in cui dovrebbero andare alla Fear Island per campeggiare una notte intera, ma alla vigilia della partenza il docente annulla tutto per motivi di famiglia.

I ragazzi ne rimangono talmente delusi che, nonostante la cattiva nomea del luogo, decidono di andare ugualmente da soli, ma quello che doveva essere un momento di svago, diventerà un campeggio di paura.

Terzo volume portato in Italia della lunghissima saga dedicata a Fear Street, da cui Netflix ha tratto una serie TV.

Lo stile narrativo è scorrevole con un linguaggio semplice, adatto ad adulti e ragazzini, anche se a mio avviso alcune parti sono un po’ troppo forti per un pubblico troppo giovane.

Le descrizioni sono molto visive, infatti a fine lettura sembra di aver visto un film da quanto ci si sente coinvolti e concretamente all’interno della storia.

Una lettura per un pomeriggio di svago.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Skulduggery Pleasant. Giocando col fuoco – Derek Landy – Rizzoli 2008

TRAMA

Serpine, lo stregone che voleva rendere schiavi tutti gli esseri umani, è morto. Niente lavoro dunque per Skulduggery, mago, detective ma soprattutto scheletro tornato dal mondo dei morti perché non riusciva più a sopportare come stavano andando le cose nell'eterna lotta tra Bene e Male. E niente lavoro nemmeno per la giovane Stephanie, sua assistente, almeno fino a quando il famigerato barone Vengeous non fugge di prigione, e in Manda iniziano a spuntare vampiri dappertutto... Età di lettura: da 11 anni. .

RECENSIONE

Quando Valkyrie Cain era ancora Stephanie Edgley, non ne sapeva molto di quello che capitava fuori dal posto in cui abitava. Haggard era una cittadina annidata sulla costa orientale dell’Irlanda, dove succedevano solo cose tranquille, pacifiche e molto noiose.
Tutto era cambiato quando Nefarian Serpine aveva ucciso suo zio. Gordon era un autore di successo – scriveva romanzi fantasy e horror – ma era anche un uomo che conosceva il Grande Segreto. Sapeva che esistevano stregoni e maghi, che si battevano in piccole guerre segrete. Sapeva che esistevano i Senza Faccia – le terribili divinità oscure, esiliate da questo mondo – e che c’erano persone che bramavano il loro ritorno.
Nei giorni che erano seguito, aveva incontrato lo scheletro detective e aveva scoperto di essere una discendente dei primi stregoni del l’ondo, gli Antichi.

Dopo la morte di Serpina, Skulduggery e Valkyrie, insieme al Santuario, pensano di essere in pace e senza lavoro, quando arriva la notizia che il Barone Vengeous è fuggito di prigione.

Il barone sta cercando di finire quello che aveva iniziato otto anni prima, quando è stato fermato e arrestato da Skulduggery: riunire l’armatura di Vile, la Grottescheria e l’ingrediente mancante, che ora sa quale sia.

Skulduggery, Valkyrie, Mr. Bliss, China e Tanith si riuniscono per sconfiggere il Barone e la Grottescheria, ma dietro di loro c’è qualcosa di più grosso.

Secondo, e purtroppo ultimo romanzo della saga arrivato in Italia.

Anche questa volta abbiamo una storia molto ben sviluppata, dove troviamo una crescita dei personaggi descritta minuziosamente con tantissime sfumature che li rendono realistici, come minuziose sono le descrizioni delle ambientazioni.

Gli eventi si susseguono con un buon ritmo che permette una lettura veloce a grandi e piccini, coinvolgendoli pienamente.

Il finale rimane aperto, perché ci sono molti altri volumi, che purtroppo non sono mai arrivati in Italia, ma non rovina la lettura.

Anche stavolta una bellissima lettura.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Fairy Oak. Il destino di una fata – Elisabetta Gnone – Salani 2021

TRAMA

Suoni, segreti e inattese verità di una valle e di un villaggio pieni d'incanto.

Una nuova voce, quella dell'autrice, ci racconta la storia di Fairy Oak. Sa molte cose e moltissime ne svela, arricchendo il dipinto che ritrae il popolo della Valle di Verdepiano di dettagli assai curiosi e di nuove, inaspettate sfumature. Il nuovo romanzo di Elisabetta Gnone rivela tutti i segreti (o quasi) della comunità, buffamente assortita, che convive serenamente nel villaggio della Quercia Fatata.
In questi anni all'autrice sono state rivolte tante domande e curiosità a proposito della saga, e ha pensato che un libro potesse colmare quei vuoti e risolvere quei dubbi che in tanti sentono ancora d'avere riguardo i suoi abitanti. Poiché l'autrice sa tutto di questa storia, ed è una voce fuori campo, può svelare segreti, entrare in dettagli e raccontare aneddoti e situazioni che i suoi personaggi non possono conoscere o riferire. Per esempio Elisabetta sa quando Grisam Burdock s'innamorò di Pervinca Periwinkle – il momento esatto – e quando il cuore del giovane inventore Jim Burium diede il primo balzo per la sorella di Pervinca, Vaniglia. Sa cosa pensò la fata Felì la prima volta che vide dall'alto il piccolo villaggio affacciato sul mare ed è soprattutto di lei che vi narra, del primo e dell'ultimo anno che Sefeliceleisaràdircelovorrà passò a Fairy Oak, e di quei pochi istanti in cui si compie il destino di una fata. Un destino comune a molti, come scoprirete…

RECENSIONE

Ultimo romanzo della saga di Fairy Oak in cui possiamo trovare quasi tutti i nostri amici, i ricordi di quelli che abbiamo perduto durante il corso del tempo, e le atmosfere, i profumi e i sapori che abbiamo amato.

Come sempre il volume è in carta riciclata, come è avvenuto per tutti i volumi della saga, con un lungo inserto a metà di pagine con foto, immagini, disegni e appunti tutto a colori, e intervallati a tutta la lettura troviamo le ricette del padre delle nostre amate gemelle.

La storia è abbastanza lineare, nonostante non racconti un singolo periodo della cittadina, ma segue un pochino la vita di una fata tata, da quando nasce a quando finisce il suo incarico, e in questo modo veniamo a conoscenza anche di molti retroscena che fino a questo momento non sapevamo molto perché vivevamo le storie da altri punti di vista.

Come sempre una lettura adatta sia ai piccoli, ma anche ai grandi, una lettura che sa conquistare i cuori di tutti, e che non mancherà di farci piangere alla sua fine, sia perché ci siamo ricordati delle perdite subite durante il tempo, sia perché ci tocca ancora una volta salutare, forse per sempre, Fairy Oak e tutti i suoi abitanti.

Purtroppo non posso dire molto della storia perché ogni capitolo è, a modo suo, una risposta alle migliaia di domande che i fan hanno posto all’autrice e qualsiasi cosa io dica sarebbe spoiler, ma se avete amato i primi volumi della saga, non potete non leggere anche questo.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – Fairy Oak. Un anno al villaggio. Il diario di Vaniglia e Pervinca – Elisabetta Gnone – Salani Editore 2019

TRAMA

Un libro pieno di illustrazioni e racconti per ogni mese dell'anno.

Un diario nient'affatto segreto, a cui le gemelle Vaniglia e Pervinca hanno affidato le ricette di famiglia, i compiti per le lezioni di Magia, le regole dei giochi da fare nelle giornate di pioggia e i resoconti delle avventure vissute nelle giornate di sole, e naturalmente i loro piccoli segreti. Un diario in cui tutti sono invitati a scrivere, anche le lettrici, per conservare i loro ricordi ed entrare a far parte del mondo incantato di Fairy Oak. Età di lettura: da 8 anni.

RECENSIONE

Brevissima lettura adatta effettivamente a un pubblico molto giovane, da fare in solitaria, con gli amici o con la famiglia.

L’opera si presenta come un vero e proprio diario in cui ci scrivono sia le due gemelle dei nostri cuori, Vaniglia e Pervinca, che anche i loro amici, la loro fata tata e la famiglia.

Ogni pagina è piena di pensieri e annotazioni, ma anche di ricette da provare a rifare in casa con i propri genitori per delle golosissime merende.

In più il libro è anche interattivo, infatti c’è la possibilità di poterci scrivere pure noi. Ci sono delle pagine in cui le gemelle ci chiedono di inserire il nostro contributo, descrivendo una nostra giornata tipo, mettendo una foto o disegnando un nostro ritratto, dicendo cosa ci piace o non ci piace di un determinato mese, e molto altro ancora.

Un libro che un adulto legge in un’oretta, ma che lo coinvolge poco, a differenza degli altri libri della saga che sono adatti sia a grandi che piccini. Questo è proprio esclusivamente per piccini.

Micol Borzatta

Copia di proprietà