Legend, Stephanie Garber (Rizzoli 2018) a cura di Micol Borzatta

Legend
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Il Caraval è finito, Donatella è viva e Rossella ha scoperto il suo piano per salvarle dal padre.

Entrambe sono state invitate a rimanere sull’Isola e a casa di Legend e Rossella può godersi la sua storia con Julian, vivo anche lui perché gli artisti di Caraval che muoiono nel gioco alla fine di esso resuscitano.

Tutto sembra continuare tranquillamente quando Donatella riceve una lettera firmata un amico che le ricorda il pagamento che deve per le informazioni avute da lui che le hanno permesso di fare il patto con Legend. Il pagamento si tratta del vero nome di Legend.

Donatella prova a cercare l’informazione da chiunque, fino a quando Nigel le comunica che può vincere quella informazione solo partecipando e vincendo il nuovo Caraval.

Rossella decide così di partecipare perché solo pagando il suo debito potrà scoprire quale altro pagamento il suo amico le chiederà per dirle dove trovare la loro madre, scomparsa sette anni prima.

Secondo volume della trilogia Caraval non è assolutamente un volume di passaggio.

I personaggi stavolta sono completamente invertiti, ovvero Rossella e Julian da principali diventano secondari, mentre Donatella diventa la principale.

Il ritmo narrativo anche questa volta è molto adrenalinico, ritmato e tiene legati alla lettura.

La storia è molto particolare, nonostante alla base ci siano molti elementi richiamanti il primo, siamo sempre dentro al Caraval, fra le sue strade e le sue magie, siamo comunque in una storia del tutto nuova.

Anche questa volta la lettura è stata davvero molto coinvolgente, al punto tale che spesso mi dimenticavo del mondo esterno e avevo l’impressione concreta di essere dentro al Caraval.

Anche questa volta la parte sentimentale è solo un sottofondo per niente mieloso.

Il finale invoglia di avere già in mano il capitolo finale che uscirà in inglese l’anno prossimo, speriamo anche in Italia.

Micol Borzatta

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Caraval, Stephanie Garber (Rizzoli 2017) a cura di Micol Borzatta

Caraval
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Rossella e Donatella sono due sorelle che hanno sempre vissuto in mezzo all’amore e alla felicità fino a quando, ancora bambine, la madre scompare nel nulla.

Da quel momento vengono cresciute dalla nonna, molto rigida ma dispensatrice di storie magiche sul Caraval, una fiera al cui interno avviene un gioco che dona al vincitore premi incredibili.

Anche il padre delle ragazze cambia radicalmente con la scomparsa della moglie, perdendo tutta la bontà e iniziando a crescere le figlie con punizioni corporali molto dure e quelle psicologiche ancora peggio, come renderle responsabili della morte di una persona.

Rossella passa ben sette anni a scrivere a Master Legend per far sì che porti Caraval nel loro regno, ma non ottiene mai risposta.

Quando finalmente si avvicina il momento delle sue nozze, e quello che lei crede essere l’unico modo per salvare se stessa e la sorella dalle grinfie del padre, Rossella riceve gli inviti per partecipare con la sorella a Caraval, e di recarsi sull’Isola di proprietà di Master Legend.

Con un trucco infimo Donatella riesce a far credere al padre che sono state rapite e recarsi con la sorella sull’Isola, ma appena arrivano scompare.

Trovare Donatella diventa lo scopo del gioco per ogni giocatore e il vincitore avrà in premio un desiderio. Il tempo a disposizione però è poco e gli indizi da seguire ben celati.

Primo volume della trilogia, troviamo un fantasy molto ben costruito e intrigante.

La trama è ben congeniata, nonostante in alcuni passaggi ricordi molto Labyrinth.

Molto ben costruita l’ambientazione, che viene descritta molto particolareggiata, dandoci la sensazione fisica di essere al suo interno, diventando a nostra volta giocatori di Caraval alla ricerca della misteriosa Donatella.

I personaggi sono davvero ben caratterizzati. Si vede che l’autrice ci ha messo molto impegno.

Durante la lettura possiamo vedere molte sfaccettature e una crescita e un cambiamento davvero realistici.

Eccezionale anche come viene gestita la parte sentimentale della storia, sempre in sottofondo, dando quel pizzico di pepe in più senza però diventare eccessiva o troppo mielosa o inverosimile.

Intrigante, accattivante e misterioso ti invoglia a continuare con la serie.

Micol Borzatta

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Shadowsong, S. Jae-Jones (Newton Compton 2018) a cura di Micol Borzatta

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Recensione pubblicata sul blog Pieces of paper hearts con cui collaboro.

Sei mesi dopo essere riemersa dal Sottosuolo, Liesl si sta impegnando per promuovere, oltre alla carriera musicale del fratello, anche la propria. È determinata a concentrarsi sul futuro, senza pensare al passato, ma la vita nel mondo di sopra non è semplice. Suo fratello Josef è freddo, distante e riservato, mentre Liesl non riesce a smettere di pensare all’uomo misterioso che ha dovuto abbandonare oltre la barriera magica, colui che ha saputo ispirarle nel cuore una musica struggente e bellissima. Ma quando l’equilibrio tra i due mondi all’improvviso comincia a vacillare, Liesl dovrà fare ritorno nel Sottosuolo per risolvere un mistero che riguarda la vita, la morte… e il suo amato re dei Goblin. Chi è? Da dove viene? Qual è il suo destino? Ora che il patto è stato infranto, il prezzo da pagare è altissimo: una vita per una vita. Se Liesl vuole davvero scoprire la verità, dovrà infrangere tutte le antiche leggi e sacrificarsi in nome di ciò che ama. Ma compiere questa scelta la renderà libera una volta per tutte o la condannerà per sempre?

Sorgente: Shadowsong – Pieces of papera hearts

Dio di illusioni, Donna Tartt (BUR 2003) a cura di Micol Borzatta

 

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Hampden College, Hampden, Vermont.

Richard Papen è un povero ragazzo di Plano, California, che non ne può più di una vita mediocre con una famiglia che non lo vuole.

Decide così di conquistare una borsa di studio e iscriversi all’Hampden College, una scuola frequentata dai rampolli più ricchi del paese.

Qui Richard si costruisce una nuova vita, nella quale è figlio di un petroliere e ha frequentato le scuole private più lussuose.

Amante del greco fa di tutto per frequentarne il corso, fino a riuscire a farsi accettare dal professor Julian Morrow e unirsi alla sua classe, formata da.solo cinque elementi, tutti scelti perché intellettualmente superiori al resto degli studenti.

Man mano che passa il tempo Richard viene sempre più coinvolto nel mondo dei suoi cinque amici, fino a quando si accorge che Julian e i suoi pupilli stanno nascondendo un terribile segreto legato a uno dei loro riti per celebrare Dionisio.

Richard però non vuole perdere i suoi amici, e intuendo che se il loro segreto venisse fuori sarebbero davvero in guai molto grossi, decide di aiutarli, ma per farlo devono commetterecommettere un crimine ancora più grosso.

Dio di illusioni è il romanzo d’esordio di Donna Tartt e lo ha scritto quando frequentava a sua volta il college nel Vermont, da cui ha tratto ispirazione per l’ambientazione del suo romanzo.

Fin dalle primissime pagine ho notato un’atmosfera molto anni ’60 che mi ha ricordato la serie TV Riverdale in cui compaiono una coppia di gemelli molto simili tra loro, maschio e femmina, sempre vestiti di bianco e un gruppo di amici che nascondono segreti più grandi di loro.

La narrazione è tutta in prima persona, raccontata da Richard, che essendo un ragazzo normale di elevazione sociale bassa, fa sì che possiamo immedesimarci completamente diventando noi stessi Richard.

Un difetto riscontrato sono le parti delle discussioni a tema filosofico, o delle lezioni, che sono troppo complesse. È vero che così sono più reali, ma a un lettore che non sa nulla di letteratura greca o di filosofia risultano pompose o noiose.

La stessa accuratezza viene impiegata anche per la caratterizzazione dei personaggi, sviluppata sia in positivo che in negativo, donando pregi e difetti, evitando stereotipi e dando a tutto quel senso di reale che ci porta ad amare il romanzo e a legarci emotivamente a ognuno di loro, a chi di più e a chi di meno.

Il senso di realtà lo troviamo anche nelle ambientazioni. Descrizioni molto evocative, ispirate al college che frequentava Donna Tartt, permettono di sentirci davvero nel Vermont, assaporando sapori, profumi e aromi personalmente.

Nonostante sia il suo primo romanzo, ho riscontrato uno stile narrativo pieno, accurato, scorrevole e brioso, molto simile a quello che avevi riscontrato in Il mio piccolo amico, suo secondo romanzo, a differenza di quello molto più lento e a volte noioso di Il cardellino, sua ultima opera.

Un romanzo davvero eccezionale, intrigante e molto coinvolgente che ha fatto partire l’autrice con il botto e ci fa innamorare, ora come allora, della sua scrittura.

Micol Borzatta

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The Tower. Il millesimo piano, Katharine McGee (Piemme 2017) a cura di Micol Borzatta

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New York 2118.

La città vera e propria non esiste più, è diventata un enorme grattacielo di mille piani sito su Central Park.

Dentro alla Torre, così viene chiamato, c’è di tutto dal parco al cinema, dai negozi alle strade con tanto di Hover, una sorta di taxi.

La storia inizia a Novembre, quando per la prima volta in venticinque anni, ovvero da quando è stata costruita la Torre, una persona è precipitata giù dalla cime.

Di questa persona non sappiamo nulla a parte che è una ragazza e che si pente di aver rivolto a una persona la parola e di essere salita ai piani alti.

Con uno stacco netto facciamo un salto indietro di due mesi e facciamo la conoscenza di Leda, una ragazza appena uscita da una comunità di disintossicazione a causa dell’abuso di una droga che aveva iniziato a prendere per superare gli esami, e che era nata fuori dalla Torre e aveva scalato la Torre partendo dai piani bassi, e la sua amica Avery.

Avery vive nell’attico del millesimo piano ed è stata concepita in una clinica svizzera dove i genitori hanno pagato per far sì che i loro DNA venissero manipolati per creare un essere perfetto.

Tutta questa perfezione però opprime Avery, che vorrebbe essere come le altre ragazze e soprattutto libera di amare Atlas, suo fratellastro, adottato quando aveva cinque anni perché si sentiva sola.

Poi c’è Rylin, che abita al trentaduesimo piano, l’equivalente dei nostri bassifondi. Rylin vive con la sorellina quattordicenne Chrissa da quando un anno prima morì la madre lasciandole totalmente orfane.

Erin, migliore amica di Avery e appartenente ai piani alti, il cui unico pensiero è come fare ad attirare l’attenzione su di sé.

Watt invece è un mago del computer, un vero e proprio hacker che con Nadia, il suo computer quantistico, può sapere tutto di tutti.

Ragazzi che appartengono a ceti sociali diversi, che abitano e frequentano piani diversi, ma che a un certo punto si troveranno tutti insieme e dovranno prendere una decisione importante: mantenere un terribile segreto o veder svelati i loro peggiori e più pericolosi segreti.

Romanzo molto particolare che apre la duologia The tower, in cui troviamo due punti forti. Il primo è di incominciare con il finale in modo da invogliare il lettore ad arrivare in fondo solo per svelare il mistero. Il secondo di puntare molto sulla psicologia dei personaggi così da incuriosire il lettore che è attendo ai vari cambiamenti che avvengono.

Eliminati questi due punti il romanzo è abbastanza statico.

Si passa da una festa all’altra e da una casa all’altra senza nessuna azione particolare, solo un monotono resoconto della quotidianità di alcuni ragazzi ricchi e di altri poveri, senza eventi attrattivi.

Molti personaggi sono abbastanza stereotipati, sia a livello caratteriale che comportamentale.

La storia è raccontata da un narratore esterno, tutta in terza persona, e ogni capitolo è un personaggio diverso. Questo aiuta un po’ la lettura, che però rimane ugualmente noiosa e monotona.

Alla base sembrava esserci un progetto davvero molto interessante, ma lo sviluppo è stato davvero deludente.

Ottimo se si è interessati a uno studio psicologico su adolescenti, ma poco adatto per chi cerca un romanzo distopico con azione, mistero e crescita dei personaggi.

Nonostante tutto ciò è riuscito nel suo intento di attirare il lettore, perché nonostante il finale assomigli molto a uno standalone esiste un secondo volume, e siamo invogliati a leggerlo per scoprire di cosa potrà mai parlare.

Micol Borzatta

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Un grazie a tutti e Buon Natale 2018

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Anche quest’anno siamo arrivati a dicembre e alla fine di un percorso che abbiamo svolto insieme.

Cogliendo l’occasione degli auguri di Natale vi voglio comunicare che il 25 e il 26 dicembre il blog rimarrà inattivo, ma la cosa più importante è che voglio ringraziare tutti voi.

Esatto, un grazie a tutti che viene dal core, perché siete voi a farmi aumentare il piacere e la gioia di condividere ogni giorno i miei pensieri e le mie opinioni sulle letture effettuate.

Sapere che ci siete, vedere i vostri commenti, i vostri like è davvero emozionante.

Quindi GRAZIE a tutti e vi auguro di passare delle feste meravigliose con i vostri cari.

Noi ci vediamo il 27 dicembre 2018 con una nuova recensione.

Micol Borzatta

 

La Chimera di Praga, Laini Taylor (Fazie 2016) a cura di Micol Borzatta

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Karou è una studentessa di diciassette anni che vive a Praga, ma è molto diversa dalle altre ragazze, partendo dai suoi naturali capelli blu elettrico che sembrano seta, e gli intricati tatuaggi che le decorano braccia e gambe e una catenina di perline africane che in realtà sono dei parvix, ovvero ogni perlina permette un piccolissimo e basilare desiderio, e una volta espresso la perlina sparisce.

Un’altra particolarità di Karou è quella di sparire. Infatti ogni tanto si assenta da scuola o dagli appuntamenti con la sua amica Zazuana per fare cose, senza dare nessuna spiegazione e queste sparizioni possono durare poche ore ma anche interi giorni, e al suo ritorno può riportare stranissime ferite o malattie rarissime come la malaria.

Ed è proprio mentre sta pranzando con la sua amica che viene convocata da Sulphurus, una Chimera che insieme ad altre tre, Sybilis, Twinga e Yasri, ha cresciuto Karou fin da quando era piccola e che i suoi compagni di scuola credono siano solo personaggi inventati da lei e delle cui avventure possono godere guardandoli disegnati su uno dei tanti album da disegno di Karou.

Karou infatti è cresciuta nell’Altrove, un luogo magico sito in una dimensione tutta sua dove vivono le quattro Chimere che compongono la sua famiglia adottiva.

Quando viene convocata, e quindi sparisce a fare cose, spesso è per essere mandata a ritirare dei materiali in giro per il mondo, materiali che nella maggioranza delle volte si trattava di denti, di qualsiasi genere, umano o animale, naturale o soprannaturale.

Anche quella volta Karou viene mandata a recuperare del materiale, due enormi zanne di avorio a Parigi, ma quando si trova davanti alla porta del nascondiglio dell’Altrove trova impresso a fuoco sopra l’impronta di una mano umana, che le fece temere che Sybilis questa volta non le avrebbe aperto e lei non avrebbe mai più visto la sua famiglia, ma per fortuna la porta venne aperta.

Da quel momento in tutto il mondo comparvero impronte nere sulle porte.

Gli esseri colpevoli venivano descritti come esseri bellissimi, con strane ombre e gli occhi luminosi.

Di questi strani personaggi fa parte Akiva, che venne mandato a porre il segno sulla porta di Sulphurus a Marrakesh, anche se il suo istinto sarebbe stato quello di entrare e di ucciderli tutti.

Arrivò alla sua meta proprio mentre Karou ne usciva per l’ennesima missione.

Basta solo uno sguardo a Karou per far dimenticare ad Akiva il suo ritorno a Samarcanda e decidere di seguirla, ma quando fu spettatore della commissione che Karou doveva svolgere, l’istinto lo porta ad attaccarla, la battaglia è dura, si feriscono a vicenda fin quando Karou riesce a farsi aprire da Sybilis e mettersi in salvo.

In salvo dal Serafino ma non dai segreti.

Infatti da quel momento tutti i segreti che le erano stati nascosti vengono alla luce, il primo fra tutti quello legato alle sue origini.

Primo romanzo di una trilogia ci troviamo fra le mani un fantasy veramente innovativo e spettacolare.

Nonostante l’autrice lo avesse scritto e pubblicato prima di Il Sognatore, io l’ho letto solo ora, potendo però fare un confronto fra le due opere e riscontrando già in questo romanzo lo stile dell’autrice molto consolidato.

Il romanzo è narrato tutto in terza ma da due punti di vista molto precisi: Akiva e Karou.

Infatti viviamo tutta la vicenda come se in realtà fossero loro a raccontare dimenticandoci del narratore esterno e trasformandoci direttamente nei personaggi.

Questo è possibile grazie a delle descrizioni molto ben fatte che descrivono il mondo e la gente dagli occhi dell’osservatore, dandoci le informazioni piano piano, proprio come se le stessimo vedendo noi mentre ci muoviamo.

Lo stesso vale per la caratterizzazione dei personaggi. In genere con una narrazione in terza persona, noi lettori ci troviamo a sapere tutto di tutti, anche i loro pensieri e le loro emozioni. In questo romanzo sappiamo tutto solo di Akiva e Karou, mentre degli altri personaggi solo quando interagiscono con questi due e sempre attraverso i loro occhi.

Lo sviluppo della storia è interessante, riesce a presentarci il mondo e i personaggi insieme a tanti avvenimenti e a tanta azione, smettendo i panni di volume introduttivo.

Il linguaggio usato poi è molto semplice, adatto sia a ragazzi che ad adulti, senza mai risultare infantile e poco adatto.

Una cosa che mi è piaciuta parecchio è la gestione della storia sentimentale tra i due protagonisti.

Lo ammetto, anche se chi mi segue già lo sa, i romanzi romance o con storie d’amore alla Liala non mi piacciono più, nonostante mi piacciano gli young adult e i new adult per le loro storie, e in questo romanzo è davvero gestita alla perfezione.

Intanto per iniziare ad annusarla la ship tra i due protagonisti bisogna superare la metà del romanzo e anche lì non prende il sopravvento, ma viene introdotta molto lentamente e spiegata con salti temporali utili molto più alla storia primaria, coinvolgendo così i lettori romantici che vogliono il miele del sentimento e quelli un po’più rudi attirati dalla storia e dall’azione.

Un romanzo perfetto sotto ogni punto di vista che invoglia a continuare la saga.

Micol Borzatta

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