RECENSIONE – VirtNet Runner. Il giocatore – James Dashner – Fanucci 2016

TRAMA

Michael è un giocatore e, come la maggior parte dei giocatori, spende più tempo nel VirtNet che nel mondo reale. Il VirtNet è una totale immersione nel virtuale, e crea dipendenza. Grazie alla tecnologia, chiunque abbia un bel po' di soldi può sperimentare mondi fantastici, rischiare la vita senza essere mai in pericolo, o semplicemente spassarsela con i propri amici virtuali. E più si hanno doti da hacker, maggiore è il divertimento. 
Eppure anche in questa realtà alternativa esistono delle regole, e infrangerle può avere conseguenze estreme. Qualcuno però pensa non sia necessario seguirle: un giocatore anonimo è andato oltre ogni limite e tiene in ostaggio altri giocatori nel VirtNet. Gli effetti nel mondo reale sono devastanti: tutti gli ostaggi infatti finiscono per essere dichiarati cerebralmente morti. Il governo sa che per acciuffare un hacker ci vuole un altro hacker. Il prescelto è Michael, ma il rischio è enorme. Se accetta la sfida, Michael sa che dovrà infrangere a sua volta le regole del VirtNet e affrontare pericoli e predatori che una mente umana non può neanche immaginare. E sa anche che il confine tra gioco e realtà potrebbe essere cancellato per sempre.

RECENSIONE

Siamo in una realtà in cui è normale rifugiarsi in un mondo virtuale con sensori che permettono al giocatore di percepire qualsiasi cosa in modo reale.

Michael è un giovane giocatore, oltre che un bravo hacker, qualità che lo ha aiutato a superare i livelli molto più velocemente delle persone normali.

Un giorno, mentre sta cercando di superare una missione, è testimone di un evento terribile che ha ripercussioni anche nel mondo reale, tutto causato da un certo Kaine.

Michael, e i suoi due amici, vengono incaricati dalla SVN, coloro che gestiscono tutto il VirtNet, a indagare e trovare questo Kaine per poterlo fermare.

Primo volume di una nuova trilogia scritta dallo stesso autore della saga Maze Runner.

Fin dalle prime pagine abbiamo un ritmo molto adrenalinico con un susseguirsi di eventi che catturano subito l’attenzione del lettore, tenendolo legato alla lettura pagina dopo pagina, e quando nel centro c’è un piccolo rallentamento nella narrazione, viene in aiuto la storia, che ha saputo conquistarci e incuriosirci, che ci aiuterà a superare questo rallentamento in modo spedito.

Personaggi e ambientazioni sono ben descritti e ci sembra di avere anche noi un visore di realtà virtuale ed essere all’interno del VirtNet.

Un buon inizio di saga.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Resident Evil. Welcome to Raccoon City – film del 2021 di Johannes Roberts

Resident Evil. Welcome to Raccoon City è l’ultimissimo adattamento cinematografico della famossisima saga videoludica Resident Evil. In particolare modo Johannes Roberts trasporta gli eventi dei primi due giochi della saga.

La storia si apre dentro all’orfanotrofio di Raccoon City, dove vediamo un Chris e una Claire Redfield piccoli, sotto le cure di William Birkin, che gestisce l’orfanotrofio proprietà della Umbrella Corporation.

Sì lo so, già da questi primi secondi di film si possono vedere troppe cose che non vanno, ma poi ci arriviamo e le elencherò più o meno tutte.

Una notte, Claire si sveglia e fa amicizia con Lisa Trevor, una bambina vestita di stracci, con le mani incatenate in un cappio di legno e una maschera da bambola che le copre metà viso, e che non si fa vedere da nessuno se non da Claire, facendo così in modo che nessuno crede alla bambina, nemmeno il fratello.

Salto temporale e ci troviamo nel 1998, per la precisione il 30 settembre, Claire arriva a Raccoon City per cercare il fratello Chris, che lo trova a casa visto che non si sono mai persi davvero di vista, mentre Leon Kennedy si trova insieme ad Albert Wesker, Jill Valentine, Brad Vickers e Chris Redfield, che nel frattempo ha lasciato Claire a casa e si è diretto alla stazione di polizia dove lavora, in riunione, dove il capitano Brian Irons comunica la sparizione di due agenti che erano andati a indagare su un cadavere trovato a Villa Spencer.

In contemporanea gli altoparlanti disposti per la città, che era già stata evacuata una volta dalla Umbrella Corporation, trasmettono un nuovo messaggio di stato di allerta che porta gli ultimi cittadini rimasti a scappare, ma le strade sono tutte chiuse da posti di blocco.

Da qui inizia una corsa contro il tempo e gli zombie per scappare dalla città.

Allora incominciamo con le cose che non vanno.

Innanzitutto la scelta degli attori per i vari personaggi, che se in casi come quello di Claire possono andare abbastanza bene, bastava semplicemente farle la coda di cavallo, caratteristica fissa di Claire, per altri sono completamente sbagliate.

Leon Kennedy, che vedete nell’immagine qui sopra, assomiglia di più a Carlos di Resident Evil 4, non a Leon Kennedy, Jill Valentine, ricciolina maschiaccio, se non l’avessero chiamata con il suo nome non avrei mai capito fosse lei.

Lisa Trevor è una bambina immortale, e una delle nemesi del gioco, che non sa più parlare e il suo unico pensiero è ritrovare la madre, che è morta decenni prima ma che lei non sa, e che indossa i volti strappati dalle sue vittime, qui invece è una bambina con una maschera da bambola su metà viso, che parla, anche se male, e che è amica di Claire… inaudito.

Perfino Albert Wesker, che è un’altra nemesi, con i suoi occhiali da sole fissi sul viso, non li toglie praticamente mai, qui è senza occhiali e soprattutto è buono… un pochino cinico ma fondamentalmente buono.

Per non parlare della storia di base.

Innanzitutto Claire e Chris non sono mai stati in orfanotrofio, anzi Chris è diventato poliziotto proprio per evitare una simile sorte alla sorella, e hanno una differenza di età molto più elevata di quella del film.

Non c’è mai stato un orfanotrofio a Raccoon City, la famiglia Birkin erano entrambi scienziati della Umbrella, nel film la moglie non sapeva nulla ed è una semplice casalinga, e vengono incontrati solamente nel laboratorio dove William è già trasformato dal virus e Sherry gira da sola per i corridoi, dove viene salvata da Claire.

Claire e Chris e non si incontrano nei due giochi presi in considerazione, e Leon quando arriva alla centrale di polizia per il suo primo giorno di lavoro, la trova deserta e con l’attacco degli zombie già molto avanzato.

Anche la parte del giornalista nelle celle della prigione è sbagliata. Nel film il giornalista chiede di essere tirato fuori e viene ucciso da uno zombie, in realtà il giornalista non vuole uscire dalla cella, ritenendola l’unico posto sicuro, e viene ucciso da un Tirant, mentre Ada Wong è lì davanti e incontra Leon. Nel film Ada Wong non esiste nemmeno.

Insomma la storia è anche scorrevole, piena di azione e avvincente, se solo si fosse intitolato diversamente e i personaggi avessero avuto altri nomi, come film di Resident Evil è inguardabile, hanno stravolto qualsiasi evento, personaggi, e gli attori scelti per interpretare i vari personaggi non c’entrano nulla.

La colonna sonora è bella, ma alla fine è quella dei videogiochi, mentre i costumi e gli effetti speciali lasciano anche quelli un po’ a desiderare, specialmente per quanto riguarda Lisa Trevor, come spiegato sopra.

Uno stravolgimento gratuito in cui, se non bastassero tutti i difetti sopra citati, ha anche unito due storie, quella di Jill Valentine e di Chris Redfield e quella di Claire Redfield e Leon Kennedy, che in realtà si svolgono a quasi un anno di distanza e non contemporaneamente.

Un film che può essere guardato una volta senza troppa attenzione se proprio uno vuole dire di aver completato tutto quello che c’è relativo a Resident Evil, ma che altrimenti non vale pena per nulla.

Micol Borzatta

Visto al cinema

RECENSIONE – Fear Street. Scomparsi – R. L. Stine – Mondadori 2021

TRAMA

«La musica cessò di colpo. Non avevo ancora capito di preciso da dove arrivasse. Le figure incappucciate si fecero silenziose e cominciarono a spostarsi verso gli alberi. Verso il bosco di Fear Street.»
Quando i genitori non rientrano per cena, Cara e Mark non sono affatto preoccupati. Spesso fanno tardi al lavoro, e così quella sera i due fratelli ne approfittano per organizzare una festa nella vecchia casa in cui si sono appena trasferiti, in Fear Street.  
Con il passare delle ore, però, un'idea angosciante si fa strada nelle loro menti: e se mamma e papà fossero scomparsi? I ragazzi cominciano a indagare, ma durante le loro ricerche ogni indizio sembra portare alla luce una nuova bugia sulle vite dei due adulti e Cara e Mark non sanno più di chi fidarsi. Tra incarichi segreti, personaggi misteriosi e inquietanti teschi di scimmia, capiscono di poter contare soltanto sulle loro forze per scoprire cos'è successo veramente ai loro genitori. Finché la verità, nascosta proprio lì, nel bosco dietro casa, viene a galla...

RECENSIONE

Cara e Mark si sono appena trasferiti nella casa di Fear Street con la loro famiglia, e hanno iniziato a frequentare la scuola della zona.

Abituati a trasferirsi molto spesso per il lavoro dei genitori, facevano amicizia molto difficilmente, ma quella volta Cara è riuscita a legare con due amiche e Mark ha perfino allacciato una relazione con una sua compagna, Gena.

Una sera non vedendo tornare a casa i genitori, spesso capitava che stessero fuori per lavoro tutta la notte, decidono di fare una festa, ma quando la mattina dopo non sono ancora rientrati, iniziano a preoccuparsi e a indagare su quella che sembra in tutto una vera e propria scomparsa, scoprendo che i genitori hanno mentito loro su molte cose.

Quarto romanzo della saga dedicata a Fear Street e su cui Netflix ha realizzato una serie TV.

Il ritmo narrativo è molto altalenante, ha un inizio che cattura subito l’attenzione, ma poi ha un forte rallentamento per una buona parte centrale, per poi riprendersi nella parte finale.

Le descrizioni sono sempre molto visive, e anche questa volta, finita la lettura, sembra di aver visto un film.

Anche questa volta la lettura si fa in un pomeriggio, sentendosi coinvolti anche nella parte più lenta.

Una lettura interessante per adulti e ragazzi.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Fear Street. In gita con l’assassino – R. L. Stine – Mondadori 2021

TRAMA

«Tenendo il fascio di luce basso sul terreno, avanzò oltre la tenda dei ragazzi. Era al margine della radura ormai. Non soffiava il vento in quel momento. L'unico rumore che si sentiva era il suo respiro... e un altro passo sulle foglie secche.»
I ragazzi dell'Outdoor Club sono entusiasti all'idea di passare una notte in tenda sulla misteriosa isoletta in mezzo al lago dietro il bosco di Fear Street. 
Fra i membri del club ci sono Della e la sua migliore amica Maia. Della non vede l'ora di partire: quella notte in campeggio è l'occasione perfetta per provare a riavvicinarsi a Gary, il suo ex ragazzo. Alla vigilia della partenza, il professore che doveva accompagnarli rinuncia a causa di un inconveniente e ai ragazzi viene un'idea azzardata: andare su Fear Island da soli, di nascosto. La tanto attesa gita si rivelerà però tutt'altro che divertente: spaventosi imprevisti, inseguimenti terrificanti e un violento, terribile segreto... Riusciranno i ragazzi a restare uniti e a fare ritorno a casa sani e salvi?

RECENSIONE

Alla scuola di Sharydale, un gruppo di ragazzi ha formato l’Outdoor Club, una sorta di gruppo stile scout guidata da uno dei docenti.

Finalmente è arrivato il giorno in cui dovrebbero andare alla Fear Island per campeggiare una notte intera, ma alla vigilia della partenza il docente annulla tutto per motivi di famiglia.

I ragazzi ne rimangono talmente delusi che, nonostante la cattiva nomea del luogo, decidono di andare ugualmente da soli, ma quello che doveva essere un momento di svago, diventerà un campeggio di paura.

Terzo volume portato in Italia della lunghissima saga dedicata a Fear Street, da cui Netflix ha tratto una serie TV.

Lo stile narrativo è scorrevole con un linguaggio semplice, adatto ad adulti e ragazzini, anche se a mio avviso alcune parti sono un po’ troppo forti per un pubblico troppo giovane.

Le descrizioni sono molto visive, infatti a fine lettura sembra di aver visto un film da quanto ci si sente coinvolti e concretamente all’interno della storia.

Una lettura per un pomeriggio di svago.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Skulduggery Pleasant. Giocando col fuoco – Derek Landy – Rizzoli 2008

TRAMA

Serpine, lo stregone che voleva rendere schiavi tutti gli esseri umani, è morto. Niente lavoro dunque per Skulduggery, mago, detective ma soprattutto scheletro tornato dal mondo dei morti perché non riusciva più a sopportare come stavano andando le cose nell'eterna lotta tra Bene e Male. E niente lavoro nemmeno per la giovane Stephanie, sua assistente, almeno fino a quando il famigerato barone Vengeous non fugge di prigione, e in Manda iniziano a spuntare vampiri dappertutto... Età di lettura: da 11 anni. .

RECENSIONE

Quando Valkyrie Cain era ancora Stephanie Edgley, non ne sapeva molto di quello che capitava fuori dal posto in cui abitava. Haggard era una cittadina annidata sulla costa orientale dell’Irlanda, dove succedevano solo cose tranquille, pacifiche e molto noiose.
Tutto era cambiato quando Nefarian Serpine aveva ucciso suo zio. Gordon era un autore di successo – scriveva romanzi fantasy e horror – ma era anche un uomo che conosceva il Grande Segreto. Sapeva che esistevano stregoni e maghi, che si battevano in piccole guerre segrete. Sapeva che esistevano i Senza Faccia – le terribili divinità oscure, esiliate da questo mondo – e che c’erano persone che bramavano il loro ritorno.
Nei giorni che erano seguito, aveva incontrato lo scheletro detective e aveva scoperto di essere una discendente dei primi stregoni del l’ondo, gli Antichi.

Dopo la morte di Serpina, Skulduggery e Valkyrie, insieme al Santuario, pensano di essere in pace e senza lavoro, quando arriva la notizia che il Barone Vengeous è fuggito di prigione.

Il barone sta cercando di finire quello che aveva iniziato otto anni prima, quando è stato fermato e arrestato da Skulduggery: riunire l’armatura di Vile, la Grottescheria e l’ingrediente mancante, che ora sa quale sia.

Skulduggery, Valkyrie, Mr. Bliss, China e Tanith si riuniscono per sconfiggere il Barone e la Grottescheria, ma dietro di loro c’è qualcosa di più grosso.

Secondo, e purtroppo ultimo romanzo della saga arrivato in Italia.

Anche questa volta abbiamo una storia molto ben sviluppata, dove troviamo una crescita dei personaggi descritta minuziosamente con tantissime sfumature che li rendono realistici, come minuziose sono le descrizioni delle ambientazioni.

Gli eventi si susseguono con un buon ritmo che permette una lettura veloce a grandi e piccini, coinvolgendoli pienamente.

Il finale rimane aperto, perché ci sono molti altri volumi, che purtroppo non sono mai arrivati in Italia, ma non rovina la lettura.

Anche stavolta una bellissima lettura.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

ARTICOLO – Quattro chiacchiere su… Alex North

Alex North è nato a Leeds, in Inghilterra, dove vive tuttora con la moglie e il figlio. Ha studiato Filosofia all’Università di Leeds e prima di diventare scrittore ha lavorato presso il Dipartimento di Sociologia. Dopo L’Uomo dei Sussurri, pubblicato in Italia da Mondadori e venduto in 26 paesi, Le Ombre è il suo secondo romanzo.

L’uomo dei sussurri

Un thriller con un tocco di horror che strizza l’occhio a Stephen King e alle migliori serie crime.

«”L’Uomo dei sussurri” è il thriller più inquietante che habbia letto dai tempi de “L’uomo di neve” di Jo Nesbo» – Alex Michaelides

Se una porta semiaperta lascerai, presto i sussurri sentirai. Se fuori da solo giocherai, presto a casa non tornerai. Se la finestra aperta lascerai, sul vetro bussar lo sentirai. Se solo e triste ti sembra di stare, l’Uomo dei Sussurri vedrai arrivare.

Ancora distrutto dalla drammatica perdita di sua moglie, Tom Kennedy decide di trasferirsi con il figlio Jake nella tranquilla cittadina di Featherbank e ricominciare da capo. Non sa ancora che un fatto terribile ha appena sconvolto la comunità. Un ragazzino di sei anni è svanito nel nulla e nonostante il vecchio detective Pete Willis non abbia perso tempo con le ricerche, il piccolo non si trova. Come venti anni prima, si riaffaccia l’incubo dell’Uomo dei Sussurri, il serial killer responsabile della scomparsa di cinque bambini. Frank Carter, questo il suo vero nome, era solito attirare le vittime sussurrando alle loro finestre, di notte. E mentre le ricerche del bambino continuano senza tregua, il piccolo Jake inizia a comportarsi in modo strano: si isola dai compagni di classe per passare sempre più tempo con la sua misteriosa amica immaginaria e soprattutto dice di sentire una voce che sussurra il suo nome nel buio.

Le ombre

Le Ombre, il nuovo sconvolgente thriller di Alex North, autore del bestseller L’Uomo dei Sussurri, conferma le doti di grande scrittore dell’autore, degno erede di un mostro sacro del genere come Stephen King. 

Sono passati venticinque anni dai terribili fatti che hanno cambiato la vita di Paul Adams per sempre quando era un ragazzino, e lo hanno allontanato da Gritten, la sua città. Tutto per colpa di Charlie Crabtree. C’è sempre stato qualcosa di strano e inquietante in lui, qualcosa di non chiaro.

Paul e il suo migliore amico James erano inseparabili, fino a quando Charlie non si è intromesso nelle loro vite e li ha divisi, coinvolgendoli in una rete di fantasie sempre più sinistre e di sogni sempre più terribili, che affascinavano gli altri ragazzi, plagiati dal suo minaccioso carisma. Paul sapeva di dover fare qualcosa al riguardo, ma non l’ha fatto, e a un certo punto è stato troppo tardi. Adesso ha lentamente rimesso insieme la sua vita, ma quando le condizioni fisiche di sua madre, anziana e malata, cominciano a peggiorare, Paul deve tornare a casa, malgrado ogni parte di lui opponga resistenza. Non passa molto tempo prima che le cose inizino ad andare male. Viene commesso un altro delitto, sua madre è spaventata e dice cose incomprensibili e lui stesso ha la sensazione che qualcuno lo stia seguendo. Tutto ciò gli ricorda la cosa più inquietante di quel tremendo giorno di venticinque anni fa: non è stato solo l’omicidio, ma il fatto che, da quel momento, di Charlie Crabtree si sono perse le tracce. 

Micol Borzatta

RECENSIONE – La casa senza ricordi – Donato Carrisi – Longanesi 2021

TRAMA

Dopo il successo internazionale della Casa delle voci, il nuovo romanzo di Donato Carrisi: imprevedibile, ipnotico, potente.
«Magistrale. Mette i brividi.» – The Times
Ascolterai ciò che ho da dire... fino in fondo.
Un bambino senza memoria viene ritrovato in un bosco della Valle dell'Inferno, quando tutti ormai avevano perso le speranze. Nico ha dodici anni e sembra stare bene: qualcuno l'ha nutrito, l'ha vestito, si è preso cura di lui. Ma è impossibile capire chi sia stato, perché Nico non parla. La sua coscienza è una casa buia e in apparenza inviolabile. L'unico in grado di risvegliarlo è l'addormentatore di bambini. Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, viene chiamato a esplorare la mente di Nico, per scoprire quale sia la sua storia. E per quanto sembri impossibile, Gerber ce la fa. Riesce a individuare un innesco – un gesto, una combinazione di parole – che fa scattare qualcosa dentro Nico. Ma quando la voce del bambino inizia a raccontare una storia, Pietro Gerber comprende di aver spalancato le porte di una stanza dimenticata. L'ipnotista capisce di non aver molto tempo per salvare Nico, e presto si trova intrappolato in una selva di illusioni e inganni. Perché la voce sotto ipnosi è quella del bambino. Ma la storia che racconta non appartiene a lui.

RECENSIONE

«Questa storia è piena di buchi neri, Pietro. E, alla fine, la verità potrebbe rivelarsi più semplice e insieme più agghiacciante di quanto possiamo immaginare. E soltanto quel bambino la conosce.»

La storia inizia a febbraio del 2021, quando Pietro Gerber viene chiamato dal magistrato Anita Baldi per il ritrovamento di un bambino nella Valle dell’Inferno, nelle zone del Mugello.

Il bambino in questione è Nikolin, ha 12 anni, e otto mesi prima era sparito nel nulla insieme alla madre, con la quale viveva nella loro auto.

Nico è fisicamente a posto, indossa vestiti invernali, è ben nutrito e non presenta nessun segno di maltrattamento, ma psicologicamente è distante, ha lo sguardo vacuo, non sbatte le palpebre e i suoi movimenti sono automatici, ed è proprio per questo che la Baldi si è rivolta a Gerber.

Pietro Gerber infatti è un ipnotista, specializzato nei bambini, soprannominato l’addormentatore di bambini, come il padre prima di lui.

Appena Pietro ipnotizza Nico, il piccolo inizia a parlare raccontando una storia avvenuta vent’anni prima. Il rapitore del bambino infatti lo sta usando come portavoce della sua storia, e sta a Pietro scoprire come mai, e chi è questa persona.

La storia richiama alcuni avvenimenti del precedente romanzo, La casa senza voce, ma lo si può leggere anche senza aver letto l’altro.

I personaggi sono ben caratterizzati, riusciamo a percepire le emozioni di Pietro come se fossero nostre, e ci viene da ribattere agli altri personaggi quando lo attaccano e lui tace, perché sappiamo perfettamente cosa lo spinge e perché fa determinate scelte, anche se sembrano le più sbagliate possibili.

La trama è ben sviluppata, piena di colpi di scena e con un ritmo molto veloce che intriga e porta a voler continuare senza mai smettere.

Non il più bello tra i libri di Carrisi, ha scritto romanzi molto più intriganti, ma rimane comunque un bel libro che sa stupire e coinvolgere.

Una lettura consigliata.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

REVIEW PARTY – Il regno dei Malvagi – Kerri Maniscalco – Mondadori 2021

TRAMA

Quando si ha a che fare con i Malvagi, niente è come sembra.
Emilia e Vittoria sono gemelle; appartengono a una delle tredici famiglie di streghe nascoste a Palermo ma, come tutte, stanno bene attente a celare la loro vera natura. Per questo lavorano da Mare e Vino, il rinomato ristorante di famiglia, come due normalissime ragazze.  
Una sera, però, Vittoria non si presenta al lavoro. Sarà proprio Emilia a trovare il cadavere profanato della sorella. Distrutta dal dolore, decide che farà di tutto per scoprire chi sia il brutale assassino e vendicarla. Anche a costo di usare la magia nera, da tempo messa al bando. Anche a costo di allearsi con Ira, uno dei sette Principi dell'inferno, i Malvagi. Fin da quando era piccola, le hanno sempre detto di guardarsi da loro, ma Ira giura di essere dalla sua parte, e di aver ricevuto l'incarico di risolvere il mistero degli omicidi che stanno insanguinando la Sicilia. Ciò che Emilia dovrebbe ricordarsi è che, quando si ha a che fare con i Malvagi, niente è come sembra.

RECENSIONE

Siamo in Sicilia, per la precisione a Palermo.

Vittoria ed Emilia sono due gemelle che discendono da una famiglia di streghe, il cui potere e la cui storia è matriarcale.

Pochi giorni il compimento de loro diciottesimo compleanno in tragedie colpisce le ragazze: Emilia, mentre è al convento dei frati ad aiutare a preparare la cena come sempre, trova la gemella Vittoria morta nella cappella.

Distrutta dal dolore Emilia vuole a tutti i costi trovare l’assassino è vendicare la sorella, trovandosi così a evocare un demone per poter fare un patto che sazi la sua sete di vendetta.

All’evocazione risponde il Principe Ira, che è anche il demone che Emilia aveva visto vicino al cadavere di Vittoria, ma non è lui l’assassino, lui doveva solo recarsi da Vittoria per reclamare la parte di patto che la ragazza aveva fatto con uno dei suoi fratelli.

Da quel momento la vita di Emilia cambia radicalmente, gli insegnamenti della nonna si rivelano incompleti e spesso errati, i Principi Malvagi infatti girano sulla Terra tranquillamente, e ognuno di loro vuole Emilia nella propria casata, reputandola una strega delle ombre.

Cos’è però una strega delle ombre e perché è così importante per i Principi creare un’alleanza con lei?

«Che aspetto hanno i Principi demoniaci?» chiese Vittoria, benché ormai conoscesse a memoria quella parte.
«Sembrano umani, ma i loro occhi d’ebano presentano una sfumatura sanguigna, e la loro pelle è dura come la pietra. Qualunque cosa accada, non dovete mai rivolgere la parola ai Malvagi. Se li incontrate, correte a nascondervi. Una volta catturata la sua attenzione, un Principe dell’inferno non si fermerà davanti a niente e nessuno pur di reclamarvi. Sono creature demoniache, figlie dell’oscurità e del chiaro di luna, e non bramano altro che distruzione. Abbiate cura del vostro cuore; se ne avranno la possibilità, ve lo strapperanno dal petto e ne succhieranno tutto il sangue prima che l’ultima goccia evapori nel cielo notturno.»

Primo volume di una trilogia ci troviamo davanti un classico paranormal romance contemporary.

Strutturalmente è davvero un ottimo romanzo, che ripercorre tutti gli step necessari per il suo genere: presentazione della protagonista, evento doloroso che la porta a commettere atti stupidi, conseguenze paranormali dei suoi atti, incontro con super adoni tutti interessati a lei, contorno di missione da svolgere e finale romantico.

La scrittura della Maniscalco è come sempre semplice, veloce ma poco introspettiva e descrittiva, portando così ad avere in mano una buona lettura di svago.

Passiamo ora a quello che non è piaciuto a me personalmente.

Ricorda moltissimo le storie della saga Lords of Underworld di Gena Showalter, con demoni statuari e adoni che si litigano la ragazza di turno.

L’ambientazione italiana non si percepisce minimamente. Se non fosse che ogni tanto viene nominata Palermo, o qualcosa di siciliano, potrebbe essere ambientato in qualsiasi luogo che il lettore vuole immaginare.

Parecchio ripetitiva la storia che a ogni demone che incontra viene proposto alla protagonista di unirsi alla sua casata. Già dal terzo si perde il senso di ansia che quella poca empatia che il romanzo riesce a creare faceva provare al lettore trovandosi davanti un Principe infernale.

Per niente d’aiuto, per accentuare il legame empatico, avere dei personaggi fin troppo stereotipati, bidimensionali e per nulla caratterizzati. L’unica che aveva un po’ più di spessore è stata fatta morire nel primo capitolo.

Nel complesso, se preso appunto come un paranormal romance contemporary è un buon romanzo, se ci si aspetta uno young adult con del mistery si rimane davvero parecchio delusi.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Ragazze interrotte – film di James Mangold

Ragazze interrotte è un film del 1999 diretto da James Mangold e basato sul romanzo diario-biografico di Susanna Kaysen La ragazza interrotta.

Siamo nel 1967. Susanna Kaysen è all’apparenza una normalissima ragazza, e come tutte le ragazze ha un pessimo rapporto con i genitori, è piena di insicurezze e debolezze, e come tutte si rifugia nel suo mondo personale mentale, nella sua isola felice in cui può scappare lasciando nel mondo reale tutti i problemi.

La sua passione è la scrittura, e proprio per questo tiene un diario in cui scrive tutti gli eventi che le capitano durante la giornata, i fatti della sua vita.

Una sera ingoia un flacone di aspirine con della vodka. Il mix ovviamente la fa stare male, e quando i genitori la soccorrono, decidono di portarla direttamente in un ospedale psichiatrico, il Clamore Hospital, dove Susanna firma il ricovero.

La diagnosi che le verrà fatta dallo psichiatra è di disturbo borderline di personalità, spesso ereditario. Quando viene riferito ai genitori la loro reazione è di disgusto e non tollerano che il medico li associ a una malata mentale accusandoli di esserlo anche loro.

IN ospedale Susanna incontra le sue compagne di permanenza, ragazze che ci vengono presentate una a una, ognuna di loro con i suoi problemi, la sua personalità e la sua caratteristica. Ognuna ha qualcosa da insegnarle.

L’unica amica, sua e delle ragazze, è Valerie, un’infermiera che non fa quel lavoro solo per dovere, ma per passione, lei alle ragazze tiene davvero, e vuole seriamente aiutarle.

Un film veramente pesante per i temi trattati, che sa far aprire gli occhi, dando tantissimi spunti di riflessione, sia sul valore della vita, che su come essa viene percepita e trattata da coloro che sarebbero tenuti ad aiutarci a proteggerla.

Il cast è un cast eccezionale. Ogni personaggio è molto ben interpretato, infatti abbiamo Angelina Jolie a interpretare l’irruente, pazza, spavalda ed estroversa Lisa Rowe, Winona Rider interpreta la protagonista, Susanna Kaysen, timida, introversa, chiusa in se stessa, ma curiosa del mondo, Whoopi Goldberg interpreta l’infermiera Valerie Owens, e con il suo aspetto materno, la sua personalità buona e dolcissima e il suo carattere espansivo riesce a trasmettere perfettamente l’intento dell’infermiera e il suo voler davvero bene alle ragazze.

Un film che ha saputo invecchiare benissimo e che ogni volta che si vede sa trasmettere sempre emozioni molto forti.

Micol Borzatta

Visto su Netflix

RECENSIONE – Le ombre – Alex North – Mondadori 2020

TRAMA

Le Ombre, il nuovo sconvolgente thriller di Alex North, autore del bestseller L'Uomo dei Sussurri, conferma le doti di grande scrittore dell'autore, degno erede di un mostro sacro del genere come Stephen King. 
Sono passati venticinque anni dai terribili fatti che hanno cambiato la vita di Paul Adams per sempre quando era un ragazzino, e lo hanno allontanato da Gritten, la sua città. 
Tutto per colpa di Charlie Crabtree. C'è sempre stato qualcosa di strano e inquietante in lui, qualcosa di non chiaro. Paul e il suo migliore amico James erano inseparabili, fino a quando Charlie non si è intromesso nelle loro vite e li ha divisi, coinvolgendoli in una rete di fantasie sempre più sinistre e di sogni sempre più terribili, che affascinavano gli altri ragazzi, plagiati dal suo minaccioso carisma. Paul sapeva di dover fare qualcosa al riguardo, ma non l'ha fatto, e a un certo punto è stato troppo tardi. Adesso ha lentamente rimesso insieme la sua vita, ma quando le condizioni fisiche di sua madre, anziana e malata, cominciano a peggiorare, Paul deve tornare a casa, malgrado ogni parte di lui opponga resistenza. Non passa molto tempo prima che le cose inizino ad andare male. Viene commesso un altro delitto, sua madre è spaventata e dice cose incomprensibili e lui stesso ha la sensazione che qualcuno lo stia seguendo. Tutto ciò gli ricorda la cosa più inquietante di quel tremendo giorno di venticinque anni fa: non è stato solo l'omicidio, ma il fatto che, da quel momento, di Charlie Crabtree si sono perse le tracce.

RECENSIONE

«Cos’è quella roba a terra?» chiese.
«Cazzo, è il corpo di un ragazzino, Amanda.»
Lei lo ignorò e fece qualche passo in avanti nella radura, attenta a non inquinare la scena, ma spinta dal bisogno di fare un senso a ciò che vedeva. C’era altro sangue sul pavimento di pietra, che si estendeva in un cerchio attorno al corpo. Lo schema sembrava troppo uniforme per essere accidentale, ma fu solo quando raggiunse le macchie di sangue che si rese conto di cosa fossero.
Abbassò lo sguardo, spostandolo di qua e di là.
«Che cos’è?» chiese Dyson.
Non gli rispose, perché non sapeva cosa dirgli. Dyson si avvicinò. Si sarebbe aspettata un’altra esclamazione, ancora più feroce, ma lui rimase in silenzio, e Amanda capì che era turbato quanto lei.
Contò le macchie come meglio poteva, ma non fu semplice. Erano un’infinità.
Centinaia di impronte di mani insanguinate, premute con cura contro la pietra.

Sono passati due anni dagli eventi dello scorso romanzo, L’uomo dei sussurri, e la detective Amanda Beck, a Featherbank, si trova alle prese con il ritrovamento di un cadavere: si tratta del corpo di un ragazzino situato in mezzo al bosco con attorno centinaia di impronte di mani insanguinate.

Da subito vengono arrestati due ragazzini, ognuno stringe un quaderno e un coltello.

Nel frattempo a Gritten Paul Adams torna a casa dopo quasi quarant’anni, per via della madre che è ricoverata in ospedale a causa di una terribile caduta dalle scale. Il ritorno non è dei più piacevoli, perché appena mette piede in paese gli ritornano alle mente tutti i terribili ricordi che lo avevano spinto ad andarsene.

Le cose diventano ancora più cupe quando la detective Beck si rivolge a Paul in merito all’indagine in corso, collegando così quel caso con quello che era capitato quarant’anni prima a Paul e ai suoi amici.

Il romanzo è tutto a capitoli alternati tra passato e presente e tra Paul Adams e Amanda Beck, portandoci così a conoscere i due protagonisti sotto mille sfaccettature, grazie anche alle incredibili descrizioni di North relative sia ai personaggi, ma anche ai luoghi, che permettono al lettore di avere una conoscenza approfondita legandolo ancora più profondamente alla storia.

Il ritmo della storia è veloce, ben cadenzato, aiutando la lettura che, insieme a uno svolgimento della storia molto ben realizzato, portano a divorare pagina dopo pagina, senza mai voler smettere e a continuare a pensare a essa anche una volta chiuso il libro.

Un ottimo thriller, con atmosfere cupe e oscure che fa venire la pelle d’oca il una sensazione di gelo nel cuore.

Micol Borzatta

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