Nei boschi eterni, Fred Vargas (Einaudi 2007) a cura di Micol Borzatta

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Jean-Baptiste Adamsberg si è appena trasferito in una nuova casa in campagna dove, parlando con il vicino di casa, si dice che abiti il fantasma di una monaca che nel VXIII secolo uccideva anziane fedeli che andavano a chiederle in cambio di pagamento il perdono divino.

Un giorno, mentre sta sistemando il muretto di casa, riceve una chiamata dal XIII arrondissement di Parigi, dove svolge il ruolo di commissario, che gli comunica il ritrovamento di due cadaveri. A un primo esame veloce, essendo stati trovati in una zona malfamata di Parigi, si pensa siano vittime di un regolamento di conti tra spacciatori, ma per Adamsberg i fatti non tornano.

Nello stesso periodo si scopre che una pericolosa criminale dissociata, ovvero che soffre di doppia personalità dove la personalità buona non sa dell’esistenza di quella cattiva e quindi non ha nessun ricordo o conoscenza delle azioni commesse, scappa dalla prigione in cui era rinchiusa, mentre in Normandia si ritrovano dei cervi brutalmente sventrati che preoccupano alquanto la popolazione.

I fatti sembrano essere solo una serie di eventi dissociati uno dall’altro, ma Adamsberg riesce a trovare un filo conduttore che lo aiuterà a guidare le indagini sulla strada giusta, partendo come sempre da ragionamenti logici che solo lui può capire.

Ottimo romanzo giallo, il quinto della serie con protagonista Jean-Baptiste Adamsberg, che riporta molti particolari a cui la Vargas, sì perché l’autrice è donna anche se usa uno pseudonimo maschile, ci ha abituati.

Prima di tutto ritroviamo un Adamsberg sempre sognatore e caratterialmente disordinato, con le sue teorie quasi assurde che incidono pesantemente nel suo metodo d’investigazione, che pur mancando di un ragionamento analitico riescono a fargli ottenere dei risultati eccezionali, aiutato moltissimo anche dal suo spettacolare intuito che sostituisce la riflessione. Altra sua caratteristica che lo aiuta notevolmente è la sua sensibilità che lo porta a immedesimarsi sia nelle vittime che nei testimoni, portandolo così a teorizzare situazioni e sensazioni che altri non percepirebbero.

In secondo ruolo lo stile di narrazione, classico della Vargas, ovvero lineare e molto semplice, con una scelta lessicale che conquista ogni tipologia di lettore trasportandolo nelle campagne francesi e normanne. Ovviamente la struttura del romanzo è diversa dai polizieschi italiani, più classici, o da quelli svedesi, più lenti. Infatti notiamo una narrazione veloce, più dedita ai particolari emotivi rispetto alle descrizioni fisiche anche per quanto riguarda le scene dei crimini, che portano il lettore a empatizzare meglio con i personaggi, a voler partecipare alle indagini con estrema attenzione ed evita di shockare troppo i lettori più sensibili.

Un romanzo che se letto come primo della scrittrice porta a innamorarci di lei e a voler prendere subito gli altri libri per ributtarci in questa atmosfera, per alcuni punti di vista quasi gotica, che ci rapirà portandoci in tante nuove storie tutte da scoprire.

Micol Borzatta

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:: Girl gang – Ashley Little (Unorosso, 2016) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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Mac, Mercy, Z, Kayos e Sly Girl sono quattro ragazzine di quindici e sedici anni. Tutte con una storia particolare alle spalle. Mac e Mercy sono appena uscite da una gang che voleva farle prostituire, Sly Girl è un’ex tossica pelle rossa con il volto sfigurato da un colpo di pistola, Kayos madre di una bimba di tre anni il cui padre biologico è il suo patrigno e Z una cinesina di buona famiglia che non accettano il fatto che sia una writer, ovvero colei che fa murales in giro per la città.
Insieme però sono una famiglia, insieme sono una banda, insieme sono le Black Roses.
Tutto sembra andare per il meglio, fanno i loro colpi, i loro spacci, non pestano i piedi a nessuno e nessuno sembra dar loro fastidio, fino a quando la vecchia gang di Mac e Mercy non entra nel…

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:: Omicidio in Darsena, Fiorenza Giorgi e Irene Schiavetta, (Fratelli Frilli, 2016) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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Savona. Vigilia di Ferragosto. Un cadavere viene ritrovato in mare mentre la popolazione immerge i tradizionali lumini. Poche ore dopo una Mercedes in retromarcia, guidata da un uomo e una donna, finisce sulla pensilina di uno yacht. A causa dell’urto il bagagliaio si apre e si scopre un cadavere, mentre i due conducenti spariscono subito dopo l’impatto. L’auto risulta a noleggio e il nome a cui è stata noleggiata è quello del primo cadavere: Miguel Espinoza, un noto trafficante di cocaina.
Il sostituto procuratore Ludovica Sperinelli, insieme al tenente dei Carabinieri Niobe Bassani e al Dirigente della Squadra mobile Giulia Rosello, si ritroverà a indagare su entrambi gli omicidi.
Un romanzo che ha tutte le caratteristiche del noir, anche se le autrici hanno avuto l’ottima inventiva di non usare la canonica scaletta.
Gli eventi infatti non sono raccontati nel solito modo a cui siamo abituati…

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L’eleganza del riccio, Muriel Barbery (Edizioni E/O) a cura di Micol Borzatta

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Parigi. Palazzo elegantissimo che ospita l’alta borghesia.

Renée Michel è una signora anziana un po’ grassa che a dimostrazione del lavoro che fa appare sciatta, scorbutica e teledipendente. Lei è la portinaia del palazzo. Renée però nasconde un segreto: è intelligente, colta e istruita. Infatti non potendo continuare gli studi per problemi economici ha continuato a studiare da autodidatta leggendo tutto, ascoltando tutto e guardando tutto. adora Mozart, Tolstoj e Van Gogh, però tiene tutto nascosto perché la società vuole una portinaia stereotipata, ignorante e interessata solo alle telenovelas, non è pronta a uscire dagli schemi.

Paloma ha dodici anni. Il suo quoziente intellettivo è talmente alto che spesso si sente fuori posto, sempre più che spesso, e si ritrova a dover recitare la parte della bambina dodicenne classica, normale, che tutti si aspettano, perché la società e la sua famiglia vogliono una ragazzina di dodici anni stereotipata, immatura, infantile, che fa fatica a capire la vita, non sono pronti a uscire dagli schemi.

Schemi che porteranno Renée a chiudersi in se stessa e a non fidarsi più del mondo e Paloma a volersi suicidare il giorno del suo tredicesimo compleanno.

Due vite già decise e programmate che verranno però stravolte dall’arrivo del Signor Ozu, che saprà vedere al di sotto della maschera e riuscirà a dare il coraggio necessario alle due protagoniste di uscire allo scoperto ed essere loro stesse.

Un bellissimo romanzo introspettivo che non punta tanto sulla trama, che alla fine è il racconto della semplice realtà quotidiana del palazzo, ma su quello che le due protagoniste provano e pensano, raccontando i loro commenti mentali quando incontrano e interagiscono con gli altri condomini, persone superficiali che vivono una vita stereotipata preoccupandosi solo di quello che la società vuole vedere e pretendendo che tutti si comportino esattamente come il mondo si aspetta. Una descrizione reale e approfondita di come ormai si dia importanza solo alle apparenze e non ai contenuti, etichettando qualunque cosa secondo degli stereotipi prefissati, perché trovarsi davanti a qualcosa di nuovo e sconosciuto vorrebbe dire doversi mettere in gioco e ragionare come esseri individuali accollandosi ogni responsabilità dei propri pensieri e delle proprie azioni.

Molto bella la parte in cui Paloma si trova in ascensore con il Signor Ozu e parlando si confidano a vicenda che hanno la sensazione che dietro alla maschera da portinaia classica di Renée ci sia di più e Paloma descrive quel di più con una frase meravigliosa che cito:

 

“Madame Michel trasuda intelligenza.

[…]

Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”

 

Un romanzo che sa far sognare, pensare, meditare, scoprire e che coinvolge a tal punto che il lettore non può non trovarsi risucchiato al suo interno e scoppiare a piangere sul finale esplosivo e ianspettato.

Micol Borzatta

Io uccido, Giorgio Faletti (Baldini Castoldi Dalai Editore 2014) a cura di Micol Borzatta

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Montecarlo. Una sera, durante una trasmissione radiofonica il DJ Jean-Loup Verdier riceve, nella sua trasmissione radiofonica Voices, una telefonata da uno sconosciuto. La voce sembra quasi meccanica, robotica, e nella conversazione che avviene tra di loro confessa che lui passa le notti a uccidere.

In un primo momento il DJ pensa a uno scherzo e non dà peso alla telefonata, ma quando la mattina dopo legge sui giornali che il campione della Formula Uno Jochen Welder e la sua fidanzata Arijane Parker sono stati trovati morti e con le teste totalmente scuoiate, Jean-Loup contatta immediatamente la polizia per comunicare i suoi sospetti e dare tutte le informazioni possibili. Si scopre così che la musica messa dall’assassino alla fine della chiamata era un indizio importante che indicava chi fosse la vittima.

Inizia così una caccia all’uomo e quando ricevono una seconda telefonata cercano con ogni mezzo di rintracciarla e di scoprire ogni piccolo indizio.

Devo ammettere che mi sono avvicinata ai libri di Giorgio Faletti solo per curiosità, non credendoci tanto e non aspettandomi di certo un grande romanzo ma ho dovuto davvero ricredermi.

Anche se l’inizio è leggermente lento e non fa capire subito come potrebbe svilupparsi la storia, la bravura inaspettata di Faletti fa sì che il lettore rimanga ugualmente coinvolto, e superato il primo capitolo la storia prende un ritmo avvincente e pieno di colpi di scena.

Le descrizioni sono molto minuziose e approfondite, sia per quanto riguarda i luoghi, che denotano una grande conoscenza da parte di Faletti, sia essa legata a visite dirette o solo a studio e ricerca, che per quanto riguarda i personaggi, che diventano in questo modo molto reali come se esistessero davvero.

La trama e le indagini sono sviluppate con perizia, dando l’impressione che l’autore sia veramente del settore, probabilmente questo è derivante anche del fatto che durante la sua carriera da attore Faletti ha avuto modo di conoscere a fondo i vari ruoli, fattore cha ha sempre fatto in modo che fosse migliore in ogni cosa facesse.

Un romanzo davvero geniale che mi ha inaspettatamente colpito in positivo e che consiglio a tutti.

Micol Borzatta

La ragazza di polvere, Michael Connelly (Piemme 2010) a cura di Micol Borzatta

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Harry Bosh, viene richiamato al lavoro dopo tre anni di congedo e viene assegnato all’Unità Crimini Irrisolti. Il suo primo caso è l’omicidio di una ragazza avvenuto nel 1988. All’epoca non erano riusciti a trovare l’assassino per la mancanza delle moderne tecniche scientifiche, infatti è proprio l’esame del DNA che era stato ritrovato che fa sì che il caso venga riaperto.

Bosh inizia a indagare buttandosi a capofitto come sua abitudine, ma all’inizio trova svariati ostacoli, tra cui un insabbiamento avvenuto nel 1988 per evitare che venisse coinvolto il figlio di un poliziotto.

Bosh non si arrende e non dà peso alle minacce fino ad arrivare alla risoluzione del caso, anche a costo di perdere il lavoro.

Un thriller spettacolare, appassionante e avvincente che trasmette tutta la bravura di Connelly tenendo il lettore in uno stato di attesa dall’inizio alla fine.

Le descrizioni sono fatte molto minuziosamente, specialmente quella del protagonista, difatti trasmette al lettore tutto il tormento interiore che Bosh prova a causa della lontananza della figlia che ha appena scoperto di avere e degli intrighi e dei giochi di potere che purtroppo sono presenti al lavoro. Molta rilevanza viene data anche ai personaggi secondari, i genitori della vittima infatti pur essendo personaggi marginali vengono descritti a 360 gradi in modo che il lettore possa provare il dolore quasi fisico causato dalla perdita della figlia anche a distanza di 17 anni.

Le indagini sono svolte con minuzia e raccontate con uno stile affascinante trasformando in detective anche il lettore che si ritrova per tutta la lettura con un cartellino appeso al collo con scritto “collaboratore esterno”.

La linea temporale non è molto estesa, tutto il romanzo si svolge nell’arco di tre-quattro giorni ma la mole di avvenimenti non risulta per niente pesante, anzi la freneticità con cui si svolgono le azioni rendono il tutto molto più veloce, realistico e coinvolgente.

Uno romanzo avvincente che consiglio veramente di cuore a chiunque voglia avvicinarsi al genere thriller noir o semplicemente voglia conoscere più a fondo Michael Connelly.

Micol Borzatta

:: Aenigma, Lorenzo Beccati (Nord edizioni, 2016) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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Milano. In una banca quattro persone apparentemente normalissime, clienti abituali che tutti conoscono da anni, allo scoccare delle ore 15:00 tirano fuori mitragliette e iniziano a sparare ai poliziotti e a rapinare i cassieri. Dopo essersi fatti dare tutto il bottino lo consegnano a un uomo vestito tutto di nero con una riga bianca verticale sul torace, che invece di scappare di fa arrestare, però la macchina della polizia non arriverà mai in centrale.
Davide Ganz, commissario di polizia, viene incaricato di risolvere il caso.
Mentre inizia le indagini altri furti, perpetrati nello stesso modo, vengono portati a termine. Alla fine di ogni furto un solo messaggio: X FAM.
Con l’aiuto di Rabiaa, una ragazza berbera, Davide scopre che tutti i furti e il messaggio indicano dei collegamenti con Mesmer, colui che scoprì il sonnambulismo ipnotico.
In un alternarsi tra passato e presente Ganz e…

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