RECENSIONE – Evil Inside – videogioco di JanduSoft

Gioco survival horror che dovrebbe prendere spunto da P.T. (Playable Teaser di Silent Hill), che avevano cancellato, ma che invece è la copia esatta e fatta anche un po’ male, che dura un paio d’ore di gioco.

Iniziamo subito dentro a una casa, inizialmente molto lineare, esattamente uguale a quella di P.T., cambiano solamente alcuni soprammobili. Fin da subito sappiamo che ci chiamiamo Mark, siamo rimasti orfani di madre, che sembra essere stata uccisa dal padre, e dobbiamo prenderci cura di nostro fratello minore.

Mark vuole parlare con lo spirito della madre tramite una tavola ouija e un suo amico medium, ma appena ci tenta la tavola esplode in mille pezzi, l’amico muore e una serie di eventi paranormali hanno inizio.

Mark dovrà ricostruire la tavola andata in frantumi, raccogliendo tutti i pezzi, che si troveranno sempre allo stesso posto, uno a ogni giro di casa, per risolvere il mistero e mettere fine agli eventi.

Ogni giro parte dal varco di una porta che ci immette dentro a un lungo corridoio, che dobbiamo percorrere, su cui si affacciano alcune stanze che si apriranno in base al momento della storia, per poi arrivare alla fine del corridoio, varcare la soglia che troviamo e ritrovarci nuovamente all’inizio del corridoio.

I jump scare, che dovrebbero terrorizzare il giocatore non sono gran che, non fanno per niente paura e, anzi, rompono quella tensione che si era creata grazie alle atmosfere che incutevano davvero terrore.

Il gameplay dopo un po’ diventa noioso, ripetitivo, senza grandi cambiamenti da un giro all’altro, al punto tale che se si è solo spettatori si potrebbe anche guardare i primi due e poi saltare subito all’ultimo, che non ci si perderebbe nulla di importante.

Gli indizi per la storia sono minimi, non spiegano nulla, infatti finito il gioco rimaniamo con tutte le domande senza risposta, con una gran confusione in testa e un senso di insoddisfazione.

Come gioco non lo consiglio, se non per guardare un gameplay per curiosità mentre si sta facendo altro, giusto come sottofondo.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – Notte grama – Davide Stremis Ciavattella – Audiobook Librinpillole

Brevissimo raccontato che ho ascoltato sul canale YouTube di Librinpillole, su richiesta dell’autore stesso.

La storia narra di una famiglia che è in fuga nel bosco da svariati mesi, braccati da qualcuno.

Il figlioletto Caleb a un tratto scorge una casetta nel profondo del bosco, una catapecchia abbandonata, ma per loro poteva essere un rifugio, e finalmente dopo quasi un anno potevano avere una casa senza dover stare allerta che i cavalieri li potessero trovare.

Non si sa il perché siano ricercati, per lo meno non fino alla fine, un finale che colpisce con un pugno allo stomaco, destabilizzandoci.

Per tutto il racconto siamo convinti che la famiglia siano delle povere prede di qualche forza più ricca, ma arrivati alla fine scopriamo come ogni medaglia abbia due facce, e in base a quale vediamo, o come si suol dire quale campana sentiamo, possiamo farci un’idea diversa dei fatti, e quindi anche del bene e del male.

La dualità è davvero molto ben descritta, lasciando il lettore, in questo caso ascoltatore, esterrefatto con tantissimi spunti di riflessione.

La lettura dell’audiobook è realizzata benissimo, la voce narrante ha una perfetta cadenza e riesce a trasmettere tutte le sfumature della storia creando così una perfetta immersione nella storia.

Un audiobook di soli 13 minuti che ha una potenza più di molti altri più lunghi.

Micol Borzatta

Sentito su YouTube

RECENSIONE – Devotion – videogioco di Red Candle Games

Videogioco horror psicologico tutto in prima persona.

Il gioco è ambientato a Taiwan negli anni ’80 in un complesso di appartamenti a Taipei, basato sulla cultura cultura taiwanese e sulla religione popolare, che ha avuto un’accoglienza molto traumatica, ed è stato tolto dal mercato dopo la recensione di alcuni giocatori cinesi, a causa di un controverso riferimento a Xi Jinping, che era il segretario generale del partito comunista cinese.

Seguiamo lo sceneggiatore Du Feng Yu dentro al complesso di appartamenti in cui abita con la moglie Gong Li Fang, una cantante in pensione famosa, e la figlioletta Mei Shin, un’aspirante cantante bambina che però si scopre essere molto malata.

Il gioco si svolge su vari momenti della vita della famiglia, seguendo il decorso della malattia della figlia, e la scelta da parte del padre che, invece di portarla da uno psichiatra come suggerito dal medico, la porta da un leader del culto Mentor Heuh, una specie di santone che in cambio di svariati soldi promette la guarigione della figlia.

La storia è davvero impressionante, ci troviamo dentro agli eventi come se fossimo noi il protagonista, e tramite piccoli indizi che troviamo nelle varie scene, ricostruiamo la storia di fondo scoprendo i segreti che Feng Yu ha nascosto nel suo inconscio, e arrivando a rivelare verità atroci.

Un ottimo gioco che avvicina il giocatore alla cultura taiwanese e lo porta ad affrontare atmosfere inquietanti.

Il gameplay è molto semplice, non ci sono combattimenti, è solo un simulatore di camminata con enigmi da risolvere, e questo permette un’immersione più totalitaria nella storia.

Consigliatissimo.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – Detention – videogioco di Red Candle Games

Avventura horror taiwanese creata dalla Red Candle Games, ambientato nella Taiwan degli anni ’60 nel periodo del terrore bianco.

Wei Chung-ting, studente della Greenwood School, si addormenta in classe. Quando si sveglia scopre che la scuola è deserta a causa di un tifone in arrivo.

Wei cerca in giro e trova nell’auditorium Fang Ray-shin addormentata sul palco. Wei va in cerca di un telefono, mentre Ray si sveglia ma si trova in una versione della scuola veramente da incubo e vede Wei appeso a testa in giù nell’auditorium.

Ray sgozza Wei, secondo un rituale in cui sugli serve il sangue del giovane, e poi inizia a vagare per la scuola incontrando svariati fantasmi, risolvendo enigmi, mentre noi scopriamo piano piano la sua storia.

Il gioco ha avuto un grande successo e ha ricevuto tantissime recensioni positive, al punto che ne hanno fatto anche una serie TV.

Il gameplay è stile platform, ci spostiamo orizzontalmente a destra e a sinistra, con combattimenti davvero semplici che sono più che altro enigmi che veri combattimenti.

La storia è capibilissima anche per chi non conosce l’ambientazione e il periodo storico, perché si concentra più che altro nel viaggio interiore e mentale della protagonista che rivela una storia da pelle d’oca.

Davvero interessante sia da giocare che da guardare, su Netflix si può trovare anche la serie TV sottotitolato in italiano.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – L’altro – Thomas Tryon – Fazi 2021

TRAMA

Holland e Niles Perry sono gemelli identici di tredici anni. Molto legati, tanto da poter quasi leggere il pensiero l’uno dell’altro, ma anche molto diversi: Holland, audace e dispettoso, negli occhi una luce sinistra, esercita il suo carisma sul fratello Niles, gentile e remissivo, desideroso di compiacere gli altri, il tipo di ragazzo che rende orgogliosi i genitori. Hanno da poco perso il padre in un tragico incidente e vivono in una fattoria del New England con la madre e la nonna. Le giornate estive in campagna sono lunghe e noiose ma la fantasia multiforme dei ragazzi è un’arma efficace, che si alimenta di oggetti preziosi custoditi gelosamente in una vecchia scatola di latta, assi che scricchiolano e orecchie tese a percepire passi misteriosi, spettacoli macabri inscenati in cantina e vecchie storie che sembravano dimenticate. Ecco però che l’incantesimo dell’infanzia si spezza: una dopo l’altra, una serie di figure vicine ai ragazzi vengono coinvolte in cruenti fatti di sangue. E diventerà presto chiaro che la mano dietro a queste inquietanti tragedie può essere una sola… L’eterno fascino perturbante dei gemelli è protagonista in questo romanzo in cui nulla è come sembra, che rapisce il lettore e lo conduce attraverso una sottile analisi dell’oscurità che dimora dentro ognuno di noi. Postfazione Dan Chaon

«Il primo romanzo di Thomas Tryon è davvero notevole. Potrebbe farvi impallidire dalla paura, ma è costruito in maniera meravigliosa, perfino poetica… A tempo debito diventerà uno dei classici dell’orrore, come Il giro di vite di Henry James».
Dorothy B. Hughes, Los Angeles Times

«Come la maggior parte degli scrittori, sono infastidito da L’altrodi Thomas Tryon: Tryon dovrebbe continuare a essere un bravo attore e non scrivere anche ottimi libri. Quando è troppo è troppo. L’altro è una storia paurosa godibilissima».
Anthony Burgess

«Una cannonata… Un vortice di orrore da “Oh mio dio!”. Congratulazioni al signor Tryon. Che meraviglioso lavoro ha fatto».
Ira Levin, autore di Rosemary’s baby

RECENSIONE

Primo romanzo di Thomas Tryon che scrisse dopo aver assistito al film di Roman Polansky Rosemary’s Baby.

Dopo aver avuto un’importante carriera cinematografica decise di scrivere di horror, e questo libro è la sua opera più celebre, che ispirò un film diretto da Robert Mulligan.

Holland e Niles hanno tredici anni e sono gemelli, identici fisicamente, ma totalmente diversi, perfino nella data di nascita, infatti Holland è nato prima della mezzanotte sotto il segno dei pesci, mentre Niles dopo la mezzanotte sotto il segno dell’ariete.

Tutta la prima parte del romanzo racconta gli eventi che vedono protagonisti i due bambini, in modo molto confusionario e senza che accada nulla di eclatante, facendoci conoscere la loro fantasia, i loro giochi e come Niles segua il fratello gemello, risolvendo i suoi guai e coprendo le sue marachelle.

In queste pagine conosciamo anche la loro famiglia, in particolar modo la madre, che dimostra da subito qualche problema mentale, la nonna, molto rigida ma che ha una predilezione per Niles, e il cugino Russell, mal visto da Holland.

Ed è proprio Russell, che a un quarto del romanzo fa sì che il lettore riesca a destarsi da uno stato di noia e di torpore. Infatti ci troviamo di colpo al suo funerale, e iniziamo a sentirci curiosi di capire cosa sia successo, anche se il ritmo narrativo non ha grossi cambiamenti.

Ne ho sentito parlare molto bene, lo descrivevano come il migliore horror degli ultimi tempi, non firmato da King, commenti che mi hanno portato a volerlo leggere, essendo amante del genere, ma sono rimasta molto delusa. Non ho trovato nulla di horror, il ritmo, come detto, molto lento, lo sviluppo della storia troppo logorroico, con molte parti inutili, e descrizioni solo accennate, anche quelle relative al lato mentale e psicologico, che erano quelle che andavano approfondite per creare un legame con il lettore e dargli quella sensazione di angoscia che poteva creare l’atmosfera giusta.

Una lettura che non consiglio per niente, con molto dispiacere.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Il gatto, il mago e l’inquisitore – Daniele Palmieri – Salani 2020

TRAMA

Un mondo variopinto e bizzarro – pieno di demoni, streghe e peccatori – fa da scenario a un thriller in cui i due protagonisti potranno contare soltanto sul loro reciproco e magico rapporto per salvarsi il pelo e la pelle.

Anno 1518. Un cocchiere ferma un'anonima carrozza alle soglie di Metz, in Francia. Per tutto il viaggio ha sentito un vociare sommesso, eppure a scendere dalla carrozza è soltanto un uomo, dal naso aquilino e lo sguardo misterioso, accompagnato da un gatto con il pelo marrone. L'uomo è Enrico Cornelio Agrippa. Filosofo, mago, medico e alchimista, perseguitato tanto dai creditori quanto dagli inquisitori, deve impersonare anche il ruolo del folle "che parla da solo" e nascondere al suo cocchiere di aver disquisito dei massimi sistemi del mondo con il suo gatto, Asmodeo. Grazie alle sue conoscenze magiche, Agrippa ha dotato il suo felino tanto del dono dell'immortalità quanto di quello della parola, e insieme girano per l'Europa, balzando da una corte all'altra, non solo per sbarcare il lunario e per fuggire dalle grinfie della Chiesa, ma anche per liberare le città dalle entità maligne che le perseguitano. Un mondo variopinto e bizzarro – pieno di demoni, streghe e peccatori – fa da scenario a un thriller in cui i due protagonisti potranno contare soltanto sul loro reciproco e magico rapporto per salvarsi il pelo e la pelle.

N.B. Cornelio Agrippa von Nettesheim è stato una figura chiave della cultura cinquecentesca. Questo romanzo mescola fatti storici realmente avvenuti a vicende di fantasia. Forse.

RECENSIONE

«Percepiva che nella mia anima si stava allargando una macchia nera, una male­dizione, che mi avrebbe tormentato per il resto della vita. Fu allora che decisi di dedicarmi soltanto allo studio e a redimere il mio orrendo crimine con la sapienza donata mi dai le arti magiche. Sentivo che per allontanare la dannazione gravata su di me avrei dovuto sradicare dal mondo la malattia, la sofferenza e la morte.»

Partiamo da Torino in carrozza con i protagonisti della nostra storia, il mago dottore cavaliere consigliere Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim, il cocchiere Duval, il cane Monsieur e il gatto parlante Asmodeo.

Fin dalle prime pagine conosciamo subito Asmodeo e Agrippa, ci viene spiegato che è sposato con Rosalinda, che studia esoterismo e demonologia ed è sempre perseguitato da Re, Regine, creditori, Inquisitori, a causa della sua capacità di continuare a calpestare i piedi a tutti pur di far sì che la giustizia regni sovrana.

I personaggi vengono descritti minuziosamente, con molte sfaccettature e sfumature, possiamo ridere con loro nei momenti comici e ironici, ma anche soffrire, piangere ed emozionarci nei momenti critici della storia, e non saranno proprio pochi.

La prima parte del romanzo è molto comica, si ride spesso, affrontiamo situazioni molto particolari ma gestite con tanti battibecchi che non possono che causare risate, ma dopo la prima metà i toni cambiano totalmente, il ritmo diventa più accelerato, le situazioni sono sempre più pericolose, gli eventi creano molta rabbia nel lettore, che avrebbe la voglia di entrare nelle pagine e affrontare lui stesso demoni e inquisitori, e le loro assurde teorie senza capo né coda che hanno portato realmente nella storia tantissimo dolore.

Il narratore è una terza persona onnisciente ma nascosto, non svelerà mai al lettore informazioni che non siano già state scoperte dai protagonisti, impedendoci così di trovarci nella situazione di sapere tutto in anticipo. Dobbiamo faticare e lavorare di neuroni per scoprire ogni dettaglio e ogni indizio per scoprire cosa stia realmente succedendo.

I rapporti hanno un ruolo molto importante, possiamo vedere fin da subito quello che lega Agrippa ad Asmodeo, ma anche a Monsieur, non li vede come semplici animali da compagina, anche se Asmodeo non sarebbe possibile definirlo un semplice animale da compagnia, ma come parti di sé, e lo si nota anche dalla frase in risposta alla domanda nell’ufficio del funzionario a Metz:

«Perché oltre ai cani, si accompagna ai gatti?»
«Perché dai cani imparo l’amore e dai gatti la libertà.» disse fieramente Agrippa.

Le vicende narrate sono mischiate a reali eventi storici, una dimostrazione di un grande lavoro fatto dall’autore per rendete tutto ben amalgamato e rispettoso dei tempi.

Tornando ai personaggi è impossibile non affezionarsi ad Asmodeo e ad Agrippa. Il primo, nascosto dietro a una facciata di asocialità, cinismo e menefreghismo è in realtà un’anima dolcissima, solitaria, che vorrebbe capire come mai è diverso da tutti gli altri, cosa gli sia successo, chi sia veramente, e nello stesso tempo vuole un bene sincero e molto forte ad Agrippa, ma anche a Monsieur, nonostante sia sempre scostante con lui e sembra che non lo sopporti. Agrippa sembra il classico stregone che non prova nulla, distaccato da tutto, che non gli interessano gli eventi del mondo, ma conoscendolo scopriamo che ha un cuore enorme, è legatissimo al suo cane e al suo gatto, che ha fatto nascere lui quando aveva trovato una gatta randagia incinta, e soprattutto ama alla follia la moglie e il figlio, che sono il suo tesoro più grande.

Un altro personaggio davvero molto ben sviluppato è Nicola Savini, l’inquisitore, che non è spinto da uno spirito di fede e giustizia, come vorrebbe far credere, ma solamente da sete di potere, sete che lo porta a perseguitare gente innocente dichiarandoli streghe e stregoni e bruciandoli sul rogo, solo per dimostrare che lui può farlo e ha la verità assoluta in mano, ma anche a legarsi a dei demoni, figure che dovrebbe combattere, portando distruzione, terrore e odio.

Le ambientazioni sono ricostruite minuziosamente ed è possibile immaginarli e vederli durante la lettura, nonostante non si conoscano, permettendoci di essere assorbiti dagli eventi, sentendoci completamente assorbiti e facendoci creare dei legami ematici molto forti.

Il finale della storia riesce a portare un po’ di sollievo all’animo del lettore, come acqua fresca in una torrida giornata estiva, specialmente dopo gli eventi della seconda parte del romanzo che hanno distrutto il cuore e l’animo facendomi consumare un bancale di fazzoletti finendo disidratata dal continuo piangere.

Una storia veramente interessante, coinvolgente, che piacerà sicuramente a chi ama gli animali, e specialmente i gatti, chi ama il fantasy, ma anche a chi vuole avvicinarsi a una lettura particolare.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

REVIEW PARTY – Dark and Light. Legami di sangue – Sabrina Pennacchio – Self Publishing 2021

TRAMA

Elizabeth Heaterfield è ormai in età da marito da un po’ di tempo, quando i suoi genitori sembrano aver trovato il perfetto sposo per lei, il Duca Edmond Danneville. Nonostante il suo destino sembri già scritto, lei continua a sognare l’amore romantico narrato nei romanzi, ed è proprio prima di fidanzarsi che l’incontro con un uomo misterioso sconvolge la sua vita: con Erik Logan nasce una tenera amicizia, ma non è solo l’appartenenza a una diversa classe sociale a ostacolarli nel loro amore.

Tutto viene messo in discussione, però, quando Erik sembra cambiare radicalmente, e un mondo segreto di creature oscure e pericolose sembra uscire allo scoperto agli occhi dei due sfortunati amanti. Riuscirà Elizabeth ad andare oltre quello che Erik è diventato, in nome del loro amore? E chi è il Re dei Vampiri, che sembra seguire con enorme interesse le vicende dei due amanti, e poi della loro famiglia? Può l’Amore vincere i limiti della… morte?

In questo attesissimo Prequel di Dark and Light: Amore impossibile, Sabrina Pennacchio ci rivela le origini dei suoi fantastici personaggi, delle loro passioni, dei loro rancori e segreti reconditi nelle trame del tempo… Ne rimarrete… estasiati!

RECENSIONE

Il 10 aprile 2021 è uscito il secondo volume della saga Dark and Light, ma non è un sequel come ci si aspettava tutti, ma un prequel che saprà rispondere ad alcune delle tante domande che ci siamo posti nel primo volume, ma purtroppo non a tutte.

Il romanzo si apre descrivendo ci uno scorcio dell’Inghilterra a cavallo tra il 1600 e il 1700. Descrizioni davvero precise che confermano la prefazione dell’autrice in cui ci spiega che ha fatto ricerche e studi per l’ambientazione. Oltretutto
sono talmente fatte bene che anche chi non conosce i posti sa perfettamente ricostruirli intorno a sé, potendo avere una sensazione d’immersione totalitaria.

I personaggi sono ben caratterizzati, e anche questa volta molto stereotipati per il genere, ma è proprio quello che si cerca quando si affrontano queste letture, e non si rimane delusi, anzi aiuta l’immersione e l’evasione dalla realta’, senza affaticare troppo la testa, godendosi una pausa da tutto. Una vera lettura d’evasione e d’intrattenimento.

Lo sviluppo della storia è lineare, lo si segue molto bene, con i classici step di un Urban fantasy.

A differenza del primo volume, in questo non abbiamo gli ormoni in bollore da subito, possiamo goderci un po’ di storia prima che venga messa in secondo piano dalla love Story.

Un’altra cosa piacevole è la possibilità di leggere i due volumi nell’ordine che si vuole, è preferibile leggere questo come secondo, ma si capisce tutto anche letto come primo.

Un romanzo leggero, abbordabile da tutti se si cerca una lettura riposante.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dall’autrice
Link della box in vendita:
Cosa contiene la box di Dark and Light
Omaggio per chi acquista la box

RECENSIONE – Qualcuno ti guarda – Lisa Jewell – Neri Pozza 2020

TRAMA

Romanzo che segna l’atteso ritorno dell’autrice di Ellie all’improvviso, Qualcuno ti guarda è un thriller mozzafiato, una storia dal ritmo serrato capace di rivelare l’orrore nella banalità del quotidiano e di svelare gli scheletri nascosti negli armadi dei personaggi più insospettabili.

«Con mano rapida e sicura, Jewell costruisce una trama ingannevole, intelligente, inaspettata, in cui i sospetti si controbilanciano perfettamente»
The New York Times Book Review

«Un thriller che ti afferra per la gola»
A.J. Finn

«Una trama avvincente, personaggi che ami, ma di cui puoi fidarti, e l’inquietudine che cresce pagina dopo pagina»
Sarah Pinborough

Tom Fitzwilliam è il nuovo dirigente scolastico dell’istituto statale di Melville, a Bristol. Ha carisma, è un bell’uomo, dà l’impressione di poter risolvere qualsiasi problema, è insomma quel tipo d’uomo di cui le donne si innamorano e che gli uomini vorrebbero essere. Joey Mullen è appena tornata da Ibiza fresca di nozze con l’attraente Alfie Butter, conosciuto nel resort in cui entrambi lavoravano. Dopo aver trascorso mesi spensierati nella soleggiata isola, Joey è più che mai decisa a mettere la testa a posto, trovare un lavoro come si deve e una bella casa. Ma, nel momento in cui incrocia lo sguardo di Tom, suo vicino di casa, tutte le sue migliori intenzioni sembrano svanire nel nulla. Jenna ha solo quindici anni, ma da tempo sta lottando per tenere insieme i pezzi della sua vita. Sua madre sembra ormai preda dei fantasmi della sua mente. Trascorre tutto il giorno spiando i vicini, convinta che una misteriosa banda di stalker la stia perseguitando, entrando in casa di notte per spostarle i soprammobili, svitarle le lampadine e inciderle minuscoli geroglifici sul tavolo della cucina. A complicare la vita di Jenna ci si è messo anche Tom Fitzwilliam, il nuovo preside di cui si è invaghita la sua amica Bess. Contrariamente al resto della scuola, Jenna prova uno strano senso di inquietudine al suo cospetto, ed è convinta di averlo già incontrato, anni prima, e in circostanze molto diverse. Freddie Fitzwilliam ha intenzione di entrare nell’MI5, dopo l’università. Suo padre gli ha sempre detto che i servizi segreti sarebbero ben contenti di assumere un genio come lui, e Freddie è d’accordo. Nel frattempo, in mancanza di amici, da un anno Freddie ha cominciato a compilare Il dossier Melville, una sorta di bollettino in cui annota i movimenti della gente di Melville che osserva dalla finestra di camera sua. Un passatempo innocuo, se non fosse che nulla è mai ciò che appare.

RECENSIONE

Subito dopo aver finito il prologo in cui assistiamo un poliziotto prelevare dei campioni su una scena del crimine, veniamo catapultati a due mesi prima e accom­pagnamo la protagonista al cimitero a trovare la madre nel primo avversario della morte.

Subito dopo incontriamo pagine e pagine di descrizioni, dal quartiere alla casa, dagli abitanti alle spiegazioni sul perché si trovano tutti insieme. Parte che potrebbe risultare noiosa, ma l’autrice ha gia’ attratto l’attenzione del lettore con le prime pagine, e la curiosità rimane, facendogli affrontare queste pagine con attenzione per non farsi sfuggire nessun possibile indizio che potrebbe magari servire più avanti visto che si tratta comunque di un thriller.

Infatti subito dopo veniamo ri catapultati due mesi dopo, a marzo, dove Josephine Mullen, che abbiamo accompagnato due mesi prima al cimitero, viene interrogata alla stazione della polizia, facendoci esplodere il cervello in mille congetture, ripen­sando anche a quello letto finora, ma è troppo presto per dar sollievo alla nostra mente con qualche risposta.

La struttura del romanzo infatti è tutta a capitoli alternati, in cui viviamo gli eventi dei primi quasi tre mesi dell’anno e quelli relativi alla fine di marzo 2017, ovvero il momento delle indagini e degli interrogatori.

La voce narrante è in terza persona e vediamo i punti di vista di tre abitanti del quartiere, la nostra protagonista e quello di due ragazzini, mentre la parte degli interrogatori è scritto come un vero verbale di interrogatorio.

Il mistero rimane segreto fino alla fine del romanzo, ed è impossibile svelarlo da soli durante la lettura.

Una lettura coinvolgente, intrigante e sorprendente che sa far fare nottate in bianco pur di divorare pagina dopo pagina.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Julia – Peter Straub – Bompiani 1993

TRAMA

Orrore su orrore in un’ascesa inevitabile e terrificante, “una storia di fantasmi inglese – fredda, razionale, quasi priva di ogni emotività. Kate, la figlia di Julia e Magnus, rimane soffocata da un boccone di carne e Julia la uccide mentre tenta di praticarle una tracheotomia con un coltello da cucina… Molto più tardi, Julia vede la ragazzina, che forse è e forse non è il fantasma di Kate, seppellire qualcosa nella sabbia…”, con queste parole STEPHEN KING, grande estimatore di Straub, racconta la storia di Julia.

RECENSIONE

Il romanzo si apre presentandoci il personaggio di Julia e una parte del suo passato, ovvero Julia ha passato del tempo in una clinica psichiatra dopo aver perso la figlia.

Kate si è strozzata con un boccone di carne, Julia e Magnus chiamano subito l’ambulanza, ma vedendola tardare Magnus decide di praticare una tracheo­tomia, Kate però muore dissanguata.

Julia decide di comprare una casa tutta sua, ma Magnus inizia a perse­guitarla per farla tornare con lui, e iniziano anche degli eventi strani.

Nel frattempo scopriamo che Magnus e Lily hanno altri scopi per cui vogliono che Julia torni con Magnus, o altrimenti rinchiuderla di nuovo in ospedale, la cosa importante è che lei non si allontani, e soprattutto non chieda il divorzio.

Mentre Magnus stalkera Julia, a casa di quest’ultima avvengono molti eventi paranormali collegati a una madre e una figlia che hanno abitato in quella casa.

Eventi che spingono Julia a indagare.

Julia è il primo romanzo di Peter Straub, che ha progettato a tavolino per disperazione economica, e il risultato funzionò per davvero, diventando un successone, uno dei migliori romanzi dell’autore, cosa che non si era mai vista: era il primo autore che scrivendo un romanzo solo per soldi, creava un capolavoro.

Per l’epoca in cui è stato scritto, 1975, è un’opera davvero moderna, in cui horror, paranormale e psicologia sono uniti tutti assieme.

Lo stile è davvero accattivante, approfondisce molto le parti mentali e psicologiche dei personaggi, facendosi che il lettore si senta partecipe della storia e a comprendere meglio le loro azioni.

La storia è inquietante, a ogni pagina diventa sempre più cruda e incredibile, unendo paranormale e drammi familiari.

Una lettura che dopo più di quarant’anni rimane spettacolare e di cui c’è una trasposizione cinematografica del 1977.

Micol Borzatta

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RECENSIONE – Rovina e ascesa – Leigh Bardugo – Mondadori 2021

TRAMA:

Il terzo capitolo della trilogia GrishaVerse.

“Disprezza il tuo cuore.” Era quello che volevo. Non volevo più essere in lutto, soffrire per qualche perdita o per i sensi di colpa, o per la preoccupazione. Volevo essere dura, calcolatrice. Volevo essere impavida. Fino a poco prima mi era sembrato possibile. Ora ne ero meno sicura.

L’Oscuro ha ormai esteso il suo dominio su Ravka grazie al suo esercito di creature mostruose. Per completare i suoi piani, gli manca solo avere nuovamente al suo fianco Alina, la sua Evocaluce. La giovane Grisha, anche se indebolita e costretta ad accettare la protezione dell’Apparat e di fanatici che la venerano come una Santa, non ha perso però le speranze: non tutto è perduto, sempre che un certo principe, sfacciato e fuorilegge, sia sopravvissuto, e che lei riesca a trovare la leggendaria creatura alata di Morozova, la chiave per liberare l’unico potere in grado di sconfiggere l’Oscuro e distruggere la Faglia. Per riuscirci, la potente Grisha dovrà tessere nuove alleanze e mettere da parte le vecchie rivalità. Nel farlo, verrà a conoscenza di alcuni segreti del passato dell’Oscuro che getteranno finalmente luce sulla natura del legame che li unisce e del potere che l’uomo esercita su di lei. Con una nuova guerra alle porte, Alina si avvia verso il compimento del proprio destino, consapevole che opporsi all’ondata di crescente oscurità che lambisce il suo paese potrebbe costarle proprio quel futuro per cui combatte da sempre.

RECENSIONE:

Alina è costretta sottoterra dall’Apparat dalla sua setta che la credono una Santa, ma lei sta solo aspettando di recuperare abbastanza potere per poter andare a cercare l’ultimo amplificatore, che le permetterà di sconfiggere l’oscuro.

Nel frattempo vuole cercare anche Nikolai, sperando che si sia salvato.

Il tutto con al suo fianco l’inseparabile Mal.

Terzo e ultimo volume della saga ci vengono date molte risposte riguardo a quasi tutti i personaggi, l’unico di cui continuiamo a non sapere praticamente nulla è Alina e da dove provengono i suoi poteri.

Molto bello l’approfondimento che viene fatto dell’oscuro, infatti scopriamo molto del suo passato, del perché sia arrivato a odiare il genere umano, e cosa stia cercando realmente e cosa lo leghi davvero ad Alina.

«Tu potresti fare di me un uomo migliore.»
«E tu potresti fare di me un mostro.»

Mal si conferma essere un personaggio insulso, come un ragazzino viziato che si interessa a una sua proprietà solo quando la vuole qualcun altro, questo è il suo rapporto possessivo e tossico con Alina, nonostante lei non sia sua. Infatti l’ha sempre snobbata, ma quando l’oscuro si è interessato a lei ha scoperto di volerla per sé nonostante lui vada con le altre.

Alina, invece, non è mai cresciuta, è sempre una bambina immatura e piagnona che non sa prendere decisioni ferme, sembra molto una banderuola al vento e non capisce quale potrebbe essere il suo potenziale se solo si staccasse dalle
relazioni tossiche.

La storia è abbastanza lenta, non succedono molte cose, a differenza del secondo volume, ma abbiamo molte rive lariani.

Il finale mi ha fatto venire voglia di lanciare il libro e ha solo confermato tutti i giudizi e le opinioni fatte sui personaggi.

Rimane comunque una buonissima lettura d’evasione che sa creare empatia con lettori di qualsiasi età.

Micol Borzatta

Copia di proprietà