Le streghe di East End, Melissa de la Cruz (Leggere Editore 2011) a cura di Micol Borzatta

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La famiglia Beauchamp si è appena trasferita a North Hampton. Famiglia composta da sole tre donne, Joanna molto tranquilla ma forte, Ingrid, la figlia maggiore, fa la libraia e Freya, la più giovane, molto oltre le righe che lavora in un pub.

Le tre donne nascondono un segreto. Infatti sono tre streghe esiliate e obbligate a non poter usare la magia dopo gli eventi di Salem e colpite da una maledizione, infatti Joanna è costretta a vedere le sue figlie morire poco prima dei trent’anni e rimetterle al mondo poco dopo la loro morte.

Joanna e Ingrid riescono a vivere una vita tranquilla, mentre Freya, molto più scalmanata si trattiene molto meno.

Freya è fidanzata con Bran, ma quando in città arriva suo fratello Killian, non riesce a non allacciare una relazione anche con lui.

Poco dopo inizia anche a riusare la magia, cosa in cui poi la seguiranno anche la madre e la sorella quando, nella cittadina tranquilla, iniziano a capitare strani eventi e a sparire anche una ragazza.

Il Male, quello potente, quello devastante, è arrivato e solo loro tre possono riuscire a batterlo o perire provandoci.

Primo romanzo di una saga è anche il primo romanzo che de la Cruz scrive per un target adulto.

Come nei suoi precedenti romanzi, possiamo riscontrare l’enorme capacità dell’autrice di creare mondi fantastici partendo da una base reale, atmosfere che sanno catturare tenendo il lettore legato pagina dopo pagina.

La lettura si presenta leggera e scorrevole, nonostante l’argomento molto importante che c’è alla base della storia: accettare se stessi, non rinnegare mai la propria natura e dimostrare quanto può essere complicato farci passare per chi non siamo.

Nonostante ci sia sempre l’ennesima lotta tra bene e male, la storia riesce a colpire, anche se l’ho trovata molto prevedibile.

La figura della strega è quella di vecchio stampo dove pronunciano incantesimi, fanno pozioni e per ogni magia c’è un ritorno da pagare.

Una storia che è stata trasposta anche in una serie TV che purtroppo hanno cancellato lasciandoci con l’amaro in bocca.

Della saga al momento sono disponibili solo i primi due volumi.

Micol Borzatta

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Questo canto selvaggio, Victoria Schwab (Giunti 2017) a cura di Micol Borzatta

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Verity City è divisa in due da una barriera.

La parte sud è governata da Henry Flynn che gestisce un gruppo di ribelli, la Flynn Task Force, e ha al suo seguito i suoi tre figli adottivi, tre Sunai, Leo, Ilsa e August.

La parte nord è governata da Callum Harker che organizza tutto con il pugno di ferro sottomettendo i Malchai e Corsai, con l’aiuto del Malchai Sloan, e facendosi pagare dalla popolazione per far sì che non vengano attaccati dai mostri.

Malchai, Corsai e Sunai sono infatti tre tipologie di mostri nati dalle ombre e dalla cattiveria degli uomini. Ogni volta che qualcuno picchia a sangue un altro nasce un Corsai, se uno uccide un altro nasce un Malchai e se avvengono omicidi di massa nascono i Sunai.

Kate Harker è la figlia di Callum che vuole in tutti i modi farsi vedere dal padre e dimostrargli di essere la figlia che desidera, così dopo essere stata espulsa da svariate scuole riesce finalmente a tornare a casa per dimostrare chi è al padre.

Un giorno, mentre August e Kate sono a scuola, Kate viene attaccata e molte persone a scuola vengono uccise dal Malchai che vogliono far ricadere la colpa sui Sunai.

August e Kate si trovano così a dover creare un’alleanza per salvarsi la vita.

‘Primo romanzo di una duologia, abbiamo un fantasy davvero originale.

I personaggi sono davvero molto ben realizzati, si può percepire appieno la dualità interiore dei due protagonisti.

Kate infatti è dolce e sognatrice, ma deve recitare sempre la parte di quella fredda e dura per poter dimostrare al padre di essere come lui, e sperare di ottenere il suo rispetto.

August vorrebbe essere solamente umano, nonostante la sua natura, mentre invece il fratello lo vuole spingere a cancellare la sua umanità per trasformarsi in un Sunai perfetto.

Lo stile dell’autrice è davvero molto profondo e ti porta a vivere le emozioni dei personaggi come se fossero nostri e questo ci porta a sentirci ancora molto più coinvolti, al punto che possiamo relazionarci con August e Kate al punto che in alcune parti vorremmo essere al loro fianco per parlarci, aiutarli e a volte anche sgridarli.

La narrazione è molto scorrevole, e una volta iniziato non possiamo più staccarci dalle sue pagine.

Una lettura stupefacente e profonda che punta molto sulla concretezza dei personaggi e non sulla classica storia d’amore sempre presente in questi genere di romanzi.

È davvero molto bello anche come l’autrice abbia voluto utilizzare i mostri per concretizzare la cattiveria dell’animo umano, rendendo così palpabile come ogni atto crudele verso il prossimo abbia delle conseguenze, anche se molti cercano di non pensarci e di non prendersi mai la responsabilità delle proprie azioni.

Un romanzo che fa davvero pensare.

Micol Borzatta

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Sogni di mostri e divinità, Laino Taylor (Fazi 2016) a cura di Micol Borzatta

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Karou è una chimera, l’incarnazione di un’altra chimera che si è fusa in una nuova personalità.

Amica è un angelo, innamorato di una chimera l’aveva tradita quando hanno scoperto il loro amore segreto ed è scappato lasciando che giustiziassero lei.

Riconosciuto la sua amata in Karou, il sentimento tra i due è rinato, ma rimane tutt’ora illegale.

C’è una speranza però, tentare un’alleanza tra le chimere e gli angeli che hanno deciso di ribellarsi al loro sovrano come ha fatto Akiva.

Karou sta guidando l’esercito delle chimere nella battaglia finale, mentre un esercito di angeli sta attaccando la terra senza preoccuparsi di nascondersi agli uomini.

Amica e gli angeli ribelli si uniscono a Karou.

Riusciranno a vincere la battaglia e realizzare il loro sogno di pace?

Terzo romanzo della trilogia della Chimera di Praga, non abbiamo un attimo di tranquillità.

Il romanzo si apre subito in piena azione, con un ritmo incalzante che porta anche noi lettori a leggere con un ritmo frenetico, riga dopo roga, lasciandoci trasportare nelle vicende.

Infatti come gli altri due volumi, lo stile dell’autrice è coinvolgente e avvolgente, portandoci a sentire totalmente dentro la storia.

Mai una volta c’è stato un momento di déjà vu o di ripetizione, la storia è davvero lineare e piena di emozioni sempre nuove.

I personaggi sono sempre più complessi man mano che maturano e crescono. Ognuno di loro prende sempre più responsabilità diventando più adulti. Questo porta noi lettori a vederli ancora più reali e a legarci maggiormente.

Un legame dolorosissimo perché purtroppo alla fine del romanzo siamo obbligati a salutarli per sempre e lasciarli alle loro vite, senza poterli più seguire.

Un ottimo romanzo conclusivo degno dei due precedenti.

Micol Borzatta

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Morte a Pemberley, P. D. James (Mondadori 2014) a cura di Micol Borzatta

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Inghilterra 1803.

Sono passati sei anni da quando Elizabeth e Jane si sono sposate e nel frattempo anche Mary si è sposata, Lydia invece si è trovata a dover comprare il suo matrimonio, dopo essere scappata con Wickham.

Elizabeth sta organizzando il consueto ballo annuale, il Ballo Lady Anne, quando la sera prima dell’evento Lydia si presenta a Pemberley in preda a una crisi isterica urlando che suo marito è stato ucciso dal capitano Denny nel bosco della tenuta.

Elizabeth e Jane, arrivata dalla sorella quel pomeriggio, cercano di aiutarla, ma ogni volta che Elizabeth si avvicina Lydia la caccia via.

Quando Darcy va a ispezionare il bosco e il cadavere di Denny quello che trova, mentre Wickham è seduto al suo fianco in lacrime, ma dell’arma del delitto nessuna traccia, nonostante sia Lydia che il cocchiere abbiano sentito gli spari.

Romanzo giallo che vuole essere il sequel di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen.

Innanzituttodevo dire che come giallo in sé non è uno dei migliori che io abbia letto, nonostante si noti in sottofondo la mano dell’autrice, come se in questo romanzo non avesse dato io massimo di sé, molto più concentrata a mantenere lo stile e le caratteristiche della Austen.

I personaggi sono davvero molto ben caratterizzati, e rispecchiano perfettamente quelli originali, seppur più maturi e cresciuti sono davvero coerenti.

Passiamo alla storia, vero problema del romanzo.

Tutta la prima parte del romanzo è dedicata a una sorta di riassunto del passato, in modo che anche chi non abbia letto il romanzo della Austen sappia cosa sia successo, per poi spostarsi e dilungarsi troppo sull’organizzazione della festa, parte che viene descritta troppo minuziosamente, rendendo il romanzo lento e monotono.

Con l’inizio della seconda parte si dovrebbe entrare nel vivo della storia, in cui arriva Lydia e inizia il mistero, ma a parte qualche piccolo picco adrenalina, il ritmo narrativo rimane sempre e comunque piatto.

Una delle peggiori delusioni deriva dal fatto che ci si aspettava, o almeno io me lo aspettavo, che il ruolo dei detective, o quantomeno aiuto detective, fosse di Lizzy e Darcy, invece sono solo dei semplici spettatori.

Una lettura comunque interessante anche se non di grande impatto che può comunque rientrare nei sequel non disastrosi.

Ora sono curiosa di vedere la serie TV tratta dal romanzo.

Micol Borzatta

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Bunker diary, Kevin Brooks (Piemme 2015) a cura di Micol Borzatta

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Linus ha solo sedici anni quando un giorno, mentre crede di aiutare un povero cieco con il braccio ingessato, viene rapito e rinchiuso in una strana struttura in cui ci sono sei stanze, sei bicchieri, sei piatti e sei set di posate.

All’inizio pensa sia per una richiesta di riscatto, in fondo suo padre è ricco, ma quando due giorni dopo arriva Jenny, nove anni figlia di una casalinga e di un commesso, capisce che deve esserci un’altra motivazione.

Uno o due giorni dopo ancora, altre due persone vengono rinchiuse. Sono Anja, sui venticinque trent’anni agente immobiliare, e Fred, un lamierista eroinomane.

Dopo una settimana dall’arrivo di Linus in quello strano posto, arriva il quinto occupante, William, trentotto anni e pendolare.

Ancora una settimana e anche il sesto occupante è arrivato. Russell, uno scrittore famoso, nero e con un tumore al cervello, e che Linus conosce per aver letto un suo romanzo.

Ora gli occupanti sono al completo, ma non si capisce cosa voglia il loro sequestratore.

L’unica cosa che sanno è si diverte con loro dando e togliendo i vari sfizi, allungando le giornate e accorciando le notti, facendo accelerare o rallentare l’orologio, e via di questo passo come se fosse un esperimento.

Romanzo davvero angosciante e disturbante scritto sotto dorma di diario in cui possiamo vivere la reclusione sia dal punto di vista di Linus, ma anche come se noi fossimo Linus.

La storia parte all’inizio in modo regolare per poi trasformarsi, verso la fine, in pagine sconclusionate. In questo modo possiamo notare non solo il cambiamento che la reclusione ha provocato negli occupanti, ma anche quella di Linus, del suo modo di pensare e di ragionare.

Possiamo anche notate la grande differenza di come la reclusione viene affrontata in base all’età, all’estrazione sociale e allo stile di vita.

Una storia dura che può sconvolgere raccontata con descrizioni minuziose che terranno il lettore attaccato alle pagine e sveglio di notte.

Micol Borzatta

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Petrademone, Manlio Castagna (Mondadori 2018) a cura di Micol Borzatta

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È il primo luglio 1985 quando Frida arriva a Petrademone, la villa degli zii dove allevano Border Collie.

Frida ha appena perso i genitori e con loro tutto il suo mondo, tranne una scatola di ricordi.

Petrademone si trova in mezzo ai monti, in un posto tranquillo, dove gli zii di Frida sperano che la ragazza possa superare il suo dolore.

Appena arrivata Frida scopre che dei quattordici cani degli zii ne sono rimasti solamente tre, ma sul primo momento non ci fa caso e non chiede spiegazioni.

Già la prima notte però le capitano avvenimenti inspiegabili.

Una strana nebbiolina azzurra esce dalla grande quercia nel centro del giardino e invade tutto il terreno.

Frida decide di vedere di cosa si tratta.

Mentre esce incontra il terzo cane degli zii, l’unico che non le avevano presentato, e le sembra di sentirla presentarsi telepaticamente. Una volta fuori, appena la nebbia la circonda, un’altra voce l’aggredisce intimandole di non avvicinarsi al grande albero.

Dopo di ché tutto si fa nero e Frida sviene.

Al suo risveglio scopre che il nome del terzo cane è proprio quello che ha sentito la sera prima.

Prendendo consapevolezza di non aver sognato, Frida decide di vederci chiaro, iniziando con la sparizione dei cani, avvenuta il 21 giugno.

Indagando scopre che i cani dello zio non sono gli unici spariti, ma anche tutti i randagi e molti di case private, per un totale di quasi cento cani.

Tutti spariti misteriosamente come se si fossero volatilizzati.

Nel frattempo un altro mistero sconvolge Frida: perché sua madre e suo zio hanno smesso di parlarsi? Cosa può dividere due fratelli che erano sempre stati uniti?

Romanzo davvero scorrevole che riesce a strappati dalla realtà e trasportati a vivere un’avventura davvero avvincente.

Tutta la storia è ambientata in Italia, e le descrizioni dei luoghi sono talmente ben fatte che possiamo figirarci i luoghi perfettamente, come se fossimo personalmente in loco.

Anche le descrizioni dei personaggi sono davvero minuziose, questo comporta personaggi realistico che permettono in ottimo legame empatico.

Il linguaggio utilizzato è adatto a un target adolescenziale, ma anche a uno più adulto che vuole far svagare la mente.

La.storia è molto originale, e dà una nuova luce al mistery e al giallo.

Bellissimo anche come l’autore riesce a trattare l’argomento del dolore e della perdita e a come affrontarli.

Un ottimo romanzo evasivo e riflessivo.

Micol Borzatta

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Dark Hall, Lois Duncan (Mondadori 2018) a cura di Micol Borzatta

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Kit Gordy è una studentessa e un’adolescente quasi come tante altre. Da piccola infatti ha avuto una visione del padre in camera sua che la salutava nello stesso momento in cui lui stava morendo a causa di un incidente d’auto mentre tornava a casa da un viaggio di lavoro.

Nessuno le ha mai creduto, tutti le dicevano che era solo un sogno.

Anni dopo riceve l’invito di frequentare un anno al Blackwood College, un nuovo collegio esclusivo per ragazze dotate.

L’invito arriva inconcomitanza con la partenza della madre di Kit per il viaggio di nozze con il nuovo marito, così accettano senza riserve.

Arrivata a Blackwood Kit scopre che le studentesse sono solo quattro, compresa lei, e che il maniero ha un’aura malvagia.

Dopo poco tempo Lynda inizia a sviluppare un grande talento per la pittura, Sandy per la letteratura, Ruth per la matematica e Kit per la musica.

Talenti in cui prima erano totalmente negate.

Kit si insospettisce e inizia a indagare, ma quello che scopre è da mandare tutti in manicomio.

Romanzo molto originale che tratta l’argomento occulto, fantasmi e medium in modo davvero innovativo.

Dal romanzo hanno tratto anche un film molto diverso su molti punti.

Nel romanzo le ragazze sono normali studentesse, mentre nel film delinquenti che evitano il carcere perché la direttrice del college ne prende la responsabilità, come se fosse un riformatorio.

Nel romanzo sono solo quattro, mentre nel film sono cinque, di cui una senza dono e inutile.

Per non parlare del finale completamente diverso con la presenza di morti in uno, mentre nell’altro non è necessario che qualcuno muoia, ma non vi dirò dove accade un finale e dove l’altro.

Bellissima la caratterizzazione che Uma Thurman fa della direttrice del collegio.

Caratterizzazione che rispecchia quelle fatte dall’autrice, con descrizioni precise e minuziose.

L’atmosfera del romanzo è cupa e ansiogena e ti circonda per tutta la lettura angosciandoti e coinvolgendoti.

Un romanzo scoperto per caso ma che ho amato. Un horro come da tempo non se ne vedono né nel settore editoriale né in quello cinematografico.

Micol Borzatta

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