Stoner, John Williams (Fazi Editore 2012) a cura di Micol Borzatta

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William Stoner è un ragazzo cresciuto in campagna da genitori contadini.

Un giorno del 1910 al padre gli viene comunicato che hanno aperto una nuova facoltà all’università, la facoltà di Agraria e che sarebbe molto utile se il figlio si iscrivesse, così all’età di 19 anni Stoner si iscrive all’università.

Durante il suo secondo anno decide di lasciare agraria e intraprendere la facoltà di Lettere e filosofia, grazie al contributo del professor Sloane che gli ha aperto nuovi orizzonti.

Gli anni passano e Stoner si laurea, decide di proseguire il dottorato per diventare insegnante e si sposa con Edith, una ragazza conosciuta a una festa e di cui si è innamorato a prima vista e da cui ha successivamente una figlia, Grace.

L’amore però dura poco, a causa della freddezza di Edith e dalla pessima abitudine di lei di attaccarlo su ogni cosa, spesso utilizzando la figlia, a cui rovinerà a sua volta la vita.

Stoner nella sua vita accademica si trova a dover combattere anche fuori casa, contro il direttore Lomax e alcuni studenti.

Dall’esterno la vita di Stoner sembra una vita monotona, piatta e quasi invisibile, una vita in cui lui si lascia scivolare addosso tutto senza alzare mai la testa.

Romanzo letto per semplice curiosità che invece mi ha straziato.

John Williams riesce a raccontare la vita di Stoner in modo davvero incredibile.

Nonostante abbia raccontato il riassunto di tutto il romanzo nelle prime dieci righe del romanzo, al punto che sappiamo perfettamente cosa ci aspetta e come sarà il finale, non possiamo smettere di leggere pagina dopo pagina per vivere le giornate insieme a Stoner.

Il ritmo narrativo è cadenzato e sostenuto, permettendo una lettura veloce e immersiva.

I personaggi sono caratterizzati davvero meravigliosamente, al punto tale che per tutta la lettura si ha la voglia di urlare contro Edith e di prenderla a schiaffi per farle smettere quel comportamento ingiusto.

Ora passiamo alla storia.

La storia viene presentata come una semplice biografia di un personaggio invisibile, senza colonna vertebrale, piatta, in cui si racconta di una persona che non si è mai allontanato troppo dal paese d’origine, che non ha mai cambiato lavoro, che non ha mai preso le redini del suo matrimonio o della sua vita, facendo sì che fossero gli eventi a guidarlo e comandarlo.

Non è tutto qui.

Stoner effettivamente è anche questo, ma noi viviamo anche tutta la parte psicologica di Stoner, viviamo i suoi problemi in casa, le sue paure, i suoi timori, i suoi pensieri e i suoi sentimenti quando si innamora veramente e si fa avanti con Katherine.

Se dall’esterno può sembrare un uomo piatto, possiamo invece notare come sa farsi valere, come combatte per più di quarant’anni con la sua seconda nemesi, Lomax, e come cerca di ricostruirsi quando si rende conto che il suo matrimonio in realtà è un fallimento.

Un romanzo davvero profondo e complesso che strazia e distrugge l’animo del lettore che si ritroverà a piangere, specialmente durante la descrizione della morte di Stoner, e che una volta girata la pagina avrà la sensazione di aver perso per davvero una persona molto importante per la propria vita.

Micol Borzatta

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Un piccolo gesto crudele, Elizabeth George (Longanesi 2014) a cura di Micol Borzatta

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Londra.

Il professor Azhar vive da solo con la figlia, avuta dall’amante Angelina, vicino alla casa del sergente del Metropolitan Police Barbara Havers.

Una sera, tornato a casa dal lavoro, la trova vuota.

Angelina era rientrata da qualche giorno nelle vite sua e della figlia, ma di loro due non c’è più traccia, nemmeno un oggetto a parte il portatile della figlia, la divisa scolastica e il peluche a forma di giraffa comprato da lui.

Azhar si rivolge subito a Barbara e a un investigatore privato, ma della figlia nessuna notizia.

Dopo svariati mesi, circa sei, Angelina torna a Londra da Azhar per cercare la figlia.

Haddiyyah è scomparsa, è stata rapita due giorni prima da un mercato di Lucca, e Angelina accusa Azhar di questo.

Barbara cerca di smuovere mari e monti per poter indagare, ma in Italia, a collaborare con l’ispettore Lo Bianco, viene mandato il suo collega Thomas Lynley.

Ora toccherà a loro tre riuscire a trovare la bambina, ma Barbara deve cercare anche di non farsi licenziare.

All’inizio il romanzo colpisce subito e coinvolge subito il lettore con un ritmo frenetico, ma poi rallenta parecchio, diventando pesante e monotono per tutta la parte centrale.

Solo alla fine riesce a riaccelerare con grandi colpi di scena e scoperte inaspettate.

I personaggi sono ben descritti e caratterizzati, come le ambientazioni, ma lo stile dell’autrice, amato in altri suoi romanzi, stavolta non è stato all’altezza.

Micol Borzatta

Kiss me first, Lottie Moggach (Nord 2018) a cura di Micol Borzatta

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Leila è una ragazza molto timida che trova molto difficoltoso relazionarsi nel mondo reale con le persone.

La sua vita infatti è esclusivamente in internet, attraverso giochi multimediali con la presenza di altri giocatori con cui interagire.

Un giorno viene contattata dal moderatore di un forum che le propone di entrare a far parte di un nuovo progetto chiamato Progetto Tess.

Una realtà virtuale totalmente diversa in cui si può vivere in un mondo quasi perfetto.

Leila decide di partecipare e piano piano inizia a utilizzare il personaggio di Tess, fino a quando una sera è testimone di un fatto molto strano che ha ripercussioni nella realtà su uno degli altri partecipanti e Tess stessa scompare.

Un romanzo davvero vecchio che è stato riproposto sul mercato e risulta davvero attuale.

Infatti l’autrice punta molto sulla denuncia dei rischi che ci si trova ad affrontare quando si decide di avventurarsi nel mondo virtuale, e ancor di più se si decide di vivere quasi ed esclusivamente lì.

Pieno di suspance e colpi di scena non rientra, però, nel genere thriller, ma solo un romanzo denuncia.

Per tutta la lettura non si riesce a capire fino in fondo a dove l’autrice voglia andare a parare e cosa voglia effettivamente dire, oltre ai pericoli di internet.

La storia vera e propria infatti non sembra partire mai, e tutta la narrazione ha un ritmo molto lento e dispersivo.

Nel complesso piacevole se lo si prende come una denuncia del virtuale, ma poco consigliato se si cerca un romanzo che sappia coinvolgere e trasportare in n altro mondo.

Micol Borzatta

Vampiretto cambia casa, Angela Sommer-Bodenburg (Giunti 2016) a cura di Micol Borzatta

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Vampiretto è stato esiliato di casa definitivamente perché si è permesso di allacciare un’amicizia con un essere vivente.

Non sapendo più dove andare decide di rivolgersi al suo amico Anton e di chiedergli aiuto.

Anton non sa cosa fare, alla fine decide di nasconderlo nella sua cantina, unico posto buio e senza sole che conosca.

Purtroppo però la famiglia di Anton è davvero molto curiosa e rischiano di scoprire il segreto dei due bambini.

Secondo volume della collana dedicata a Vampiretto.

Anche questa volta il romanzo è molto breve e sempre per un target dagli 8 anni in su.

La storia è esattamente come ce la possiamo aspettare, molto profonda, con un linguaggio semplice, ma grandi insegnamenti di sottofondo.

Il tema fondamentale, anche questa volta, è l’amicizia che lega Vampiretto e Anton, trasmettendo un grande insegnamento ai giovani lettori.

Una lettura davvero coinvolgente per grandi e piccini.

Micol Borzatta

Vampiretto trova un amico, Angela Sommer-Bodenburg (Giunti 2016) a cura di Micol Borzatta

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Anton è un bambino con la passione per i film e le letture dell’orrore.

La sua passione più grande sono i vampiri, i licantropi, i fantasmi, una passione così forte che spesso si ritrova a sentirsi sgridare dai genitori.

Un sabato sera, mentre i genitori sono fuori a cena, Anton sente degli strani rumori.

Dopo aver girato un po’per casa scopre un bambino strano alla finestra.

Si tratta di Vampiretto, un vampiro di 150 anni dall’aspetto di un bimbo di circa dieci anni.

Tra i due nasce una bellissima amicizia, ma purtroppo non tutti sono d’accordo con questo rapporto.

Romanzo brevissimo adatto per bambini dagli 8 anni in su e primo della collana dedicata a Vampiretto, possiamo trovare una storia coinvolgente e piena si morale.

La storia infatti insegna ai bambini a come superare le diversità e dare importanza solo ai valori più importanti, come ad esempio l’amicizia.

La storia è molto ben scritta, con descrizioni dettagliate e un linguaggio semplice.

Molto istruttivo è un ottimo romanzo per bambini.

Micol Borzatta

Lizzie, Shirley Jackson (Adelphi 2014) a cura di Micol Borzatta

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Elizabeth Richmond ha 23 anni, orfana, vive con la zia Morgen e lavora in un ufficio del museo come dattilografa.

Da qualche tempo Lizzie soffre di mal di testa e mal di schiena e, alla mattina dopo al risveglio, viene accusata dalla zia di essere uscita durante la notte.

Uscite di cui lei non ricorda nulla, convinta di aver passato il tempo solo a dormire nel suo letto.

Viene così mandata dal dottor Wright, psicoanalista che riesce a convincerla a sottoporsi a ipnosi, ma le scoperte saranno davvero scioccanti.

Romanzo sulle personalità multiple scritto molto indietro nel tempo, ma in modo molto moderno e contemporaneo.

L’argomento infatti viene trattato molto approfonditamente e in termini scientifici, senza preconcetti e superstizioni.

La struttura della storia ci permette di conoscere prima Lizzie nel suo mondo, poi vista con gli occhi del dottore e poi la seconda personalità e attraverso gli occhi della zia, permettendo così una visione completa del personaggio.

Lo stile è come sempre senza eguali, la Jackson ha infatti la capacità di arrivare direttamente alla coscienza del lettore, catturandolo e tenendolo legato alla lettura.

Come sempre un romanzo psicologicamente disturbante.

Micol Borzatta

L’isola del tesoro, Robert Louis Stevenson (Mondadori 2000) a cura di Micol Borzatta

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Black Hill Cove, sudovest dell’Inghilterra metà del XVIII secolo.

Jim è il giovanissimo figlio dei proprietari della locanda locale, l’ammiraglio Benbow.

Un giorno arriva nella loro locanda un vecchio marinaio che affitta una stanza in cui nasconde uno strano baule.

Il marinaio è Billy Bones che dopo aver pagato la prima settimana di alloggio non paga più nulla nonostante decida di rimanere alla locanda.

Dopo qualche tempo Billy viene rintracciato da alcuni membri della ciurma del capitano Flint, un pirata molto famoso, per farsi riconsegnare la mappa del tesoro del capitano che Billy ha rubato.

Bones muore di infarto qualche ora prima che scadesse l’ultimatum ricevuto dalla ciurma e Jim e la madre scappano dalla locanda con la mappa e un po’di soldi presi dal baule del morto.

Jim decide di fidarsi del dottore del paese, Livesey, e gli mostra la mappa raccontandogli tutto quello che è accaduto e, con sua sorpresa, il suo interlocutore decide di trovare una nave e partire alla ricerca del tesoro.

Una volta in mare Jim scopre che molti dei membri della ciurma sono gli ex membri della ciurma di Flint e che stanno preparando una rivolta.

Toccherà a Jim avvisare il dottore e riuscire a recuperare il tesoro e salvare la nave.

 

Romanzo davvero fantastico che mi pento di non aver mai letto prima.

La storia è davvero avvincente e sa davvero coinvolgere il lettore a cui sembra di sentire il rumore del mare, il canto dei pirati e il rollio della nave.

Le descrizioni di Stevenson infatti sono molto minuziose ed evocative, arrivano direttamente nel cervello del lettore, che si raffigura il mondo raccontato senza nemmeno accorgersene, concentrandosi così sugli avvenimenti.

La trama è adrenalinica, ci troviamo a correre con Jim per scappare dal cieco e da Cane Nero, o sull’isola per scappare dai pirati e raggiungere la nave, al punto tale che finita la scena abbiamo anche noi il fiatone come il protagonista.

Una storia per ragazzi che è adattissima anche agli adulti e che ogni volta che lo si legge sa dare un’esperienza nuova e tantissimi insegnamenti.

Micol Borzatta