RECENSIONE – Le cinque donne – Hallie Rubenhold – Neri Pozza 2020

TRAMA

Londra, 1887: l'anno, recitano i libri di storia inglese, del Giubileo d'Oro, dei festeggiamenti per il cinquantenario dell'ascesa al trono della regina Vittoria. L'anno, però, anche di una storia di cui pochissimi sono a conoscenza, e che i più preferiscono dimenticare: la storia di una senzatetto, Mary Ann Nichols, detta Polly, che bivaccava come tanti a Trafalgar Square. Polly fu la prima delle cinque vittime «canoniche» di Jack lo Squartatore, o di quelle la cui morte avvenne nel quartiere di Whitechapel nell'East End. Al suo omicidio seguì il ritrovamento dei cadaveri di Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly. La brutalità degli omicidi di Whitechapel sconvolse Londra, soprattutto perché l'assassino riuscì a darsi alla macchia senza lasciare indizi circa la sua identità. Per centotrenta anni le vittime di Jack lo Squartatore e le loro vite sono dunque rimaste invischiate in una rete di supposizioni, pettegolezzi e ipotesi inconsistenti, cosicché oggi, le storie di Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane portano ancora impressi il marchio e la forma che i valori vittoriani hanno dato loro: maschili, autoritari e borghesi. Ma chi erano queste donne, e come hanno vissuto prima che la loro esistenza venisse barbaramente spezzata dalla mano di un feroce assassino?

RECENSIONE

Le cinque donne è un saggio storico documentario che riguarda in maniera approfondita le vittime di Jack lo Squartatore.

Perfetto, dopo questa brevissima ma importantissima premessa, possiamo iniziare a parlare del libro.

Dopo una lunghissima introduzione in cui l’autrice ci spiega nei minimi particolari come fosse divisa Londra alla fine del 1800, quindi cosa si celasse dietro alla parte vittoriana e più ricca della città, ci troviamo immersi nella vita reale e concreta della gente dell’epoca, e più precisamente in quella delle cinque donne, i cui cadaveri sono stati trovati martoriati e assegnati al criminale Jack the Ripper.

Si è sempre creduto che Jack scegliesse le sue vittime tra le prostitute, di notte, in mezzo alle strade deserte e buie di Whitechapel, per poi colpirle barbaramente, trucidarle e mutilarle, ma non è proprio così la storia reale.

Tra le cinque donne vittime di The Ripper, solamente una era effettivamente una meretrice, ovvero Mary Jane, le altre erano donne comuni e normali, con alle spalle una storia di sofferenze e povertà.

Rubenhold ha fatto un minuzioso lavoro di ricerca e di studio, andando a indagare nella vita privata di ognuna delle cinque donne, dal momento della loro nascita fino a quella terribile notte in cui, colpite nel sonno, venivano uccise da un serial killer che le ha messe nella più totale oscurità, etichettandole per quello che non erano e facendole dimenticare se non come oggetti di sfondo alla sua storia.

Un saggio che sa come ridare luce e importanza a cinque esseri viventi, a cinque anime che hanno sofferto abbastanza in vita e che non hanno meritato di finire nell’oblio nella morte.

Quando si parla di saggio, si pensa sempre ai classici testi scolastici o manualoni pesanti, noiosi, di difficile lettura, questo invece ha uno stile davvero molto scorrevole, che descrive ogni evento, ambientazione e situazione in modo leggero ma dettagliato, in modo che possiamo tranquillamente immaginarci come fosse il mondo all’epoca, immedesimarci in queste donne fino a creare un legame empatico che ci trasmette la loro sofferenza, ritrovandoci di colpo alla fine del libro, con lo stomaco contorto, il cuore dolorante, a piangere tutte le nostre lacrime.

Una lettura non adatta a tutti per la potenza che ha tra le sue pagine, ma che se si ha il coraggio di leggere sa arricchire l’animo donando davvero molto.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – La peste – Albert Camus – Bompiani 2017

TRAMA

Scritto da Albert Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, La peste è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi.

Io ne ho abbastanza della gente che muore per un'idea. Non credo nell'eroismo, so che è fin troppo facile e ho scoperto che uccide. A me interessa che gli uomini vivano e muoiano per ciò che amano.

Orano è colpita da un'epidemia inesorabile e tremenda. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da laboratorio per le passioni di un'umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l'edonismo di chi non crede alle astrazioni né è capace di «essere felice da solo», il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l'indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l'egoismo gretto gli alleati del morbo. Scritto da Albert Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, «La peste» è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi. Oggi da leggere e rileggere in una nuova brillante traduzione.

RECENSIONE

Il romanzo inizia subito buttandoci in una piccola cittadina algerina, Orano, negli anni quaranta, infatti subito all’inizio troviamo scritto:

un giorno di aprile del 194…

Il paese è sotto la dominazione francese, molto spoglio e senza niente, un posto in cui la primavera è dimostrata solamente dalla presenza dei fiori al mercato del porto, merce che arriva da altri luoghi.

Scritto come una cronaca, anche se tutto in terza persona, il punto di vista che viviamo è quello di Rieux, un medico francese di cui facciamo la conoscenza mentre accompagna la moglie alla stazione perché malata e bisognosa di recarsi in una località, non ben precisata, che le potrà dare le cure necessarie.

Il primo fatto strano che incontriamo è una stranissima moria di ratti, fatto a cui nessuno presta attenzione, fino a quando non iniziano a morire le persone.

Rieux e Castel, un altro medico, riconoscono subito i sintomi della peste bubbonica e avvertono subito le autorità, che però fanno orecchie da mercante per evitare di causare il panico nella popolazione, e così intimano ai due medici di tacere e di comportarsi come se non ci fosse nulla.

Non passa molto tempo prima che la voce giunga a Parigi, dove parte subito l’ordine di chiudere la cittadina con un cordone sanitario, in modo da impedire che il contagio possa uscire e far sì che l’epidemia si espanda.

Inizia ora un lungo rapporto di come la popolazione affronta questa chiusura, tra chi si chiude in casa in isolamento per paura del contagio, e chi invece fa finta di nulla e continua a vivere come se non ci fosse nulla, uscendo, andando al bar, al ristorante, a teatro…

Quando i morti iniziano a essere incontabili e i cadaveri finiscono nelle fosse comuni, tutta la popolazione inizia ad avere paura e decide di chiudersi interamente nelle case e troncare ogni contatto con il prossimo, ma oramai l’epidemia è dilagata e fino a quando non giungerà da sola al suo epilogo non è più controllabile.

Anche dopo l’epilogo però non bisogna cantare vittoria, i bacilli continuano a essere presenti anche se inerti, e il rischio di un ritorno esiste sempre, per questo Rieux ammonisce le autorità che avrebbero dovuto prevenire tutto questo ascoltandolo, e spera che possa essere da insegnamento per il futuro.

Un romanzo che, nonostante sia del 1947, sembra veramente attualissimo, mi ha ricordato in modo esorbitante gli avvenimenti accaduti l’anno scorso, 2020, con la pandemia del COVID 19, di come inizialmente sia stata presa alla leggera, con la gente che faceva vita normale non credendo alla gravità della situazione, fino a quando no siamo arrivati a una situazione che non si sapeva più dove mettere i morti.

La descrizione degli avvenimenti e del comportamento delle persone è un pugno allo stomaco, che ci fa riflettere su come l’uomo non impara mai dai suoi errori, visto che anche oggi appena hanno alleggerito le restrizioni, la gente ha iniziato a voler riprendere la vita di prima senza pensare alla sicurezza e al pericolo che ancora persiste.

Lo sviluppo psicologico dei protagonisti e dei co-protagonisti è molto ben sviluppato e approfondito, ogni pensiero e scelta è perfettamente reale e plausibile, anche quelle più incredibili, che verrebbe da dire “ma che cavolo fanno”, ma che abbiamo vissuto sulla nostra pelle essere il reale comportamento della gente.

Una lettura potente e penetrante che a distanza di decenni riesce a far riflettere e mettere paura.

Micol Borzatta

Copia di prorietà

RECENSIONE – Sex & The kitchen Racconti e Pi… Atti unici – Patrizia Caiffa – Edizioni Haiku 2019

TRAMA

Dopo il successo teatrale, Patrizia Caiffa trasporta i suoi lettori nei mondi di Sex & The Kitchen. Tre racconti tratti da altrettanti spettacoli che raccontano storie completamente differenti, tre vicende viste sotto una duplice lente: il sesso e la gola. L’amore per la cucina, o cercato attraverso di essa. Un tema che lega la sognatrice protagonista de “Il velo della sposa e l’abbecedario” nella sua tormentata Sicilia, gli eccentrici amanti di “Io posso, io godo” e l’appassionato guerriero culinario di “Nero come il dolore”. Protagonisti involontari di un rapporto – quello tra erotismo e il cibo – che oltrepassa tempi e luoghi. I racconti sono accompagnati dalle sceneggiature teatrali da cui nascono, impreziositi da splendide fotografie e dalle illustrazioni d’autore di Luigi Pagano.

RECENSIONE

Ci troviamo a una breve raccolta di tre racconti a loro volta brevissimi.

Il filo conduttore dei tre racconti è la gola e il sesso, due elementi complementari nella vita di un uomo.

Nel primo racconto viviamo la preparazione del matrimonio, la luna di miele e il post luna di miele di Maria Celeste Di Dio, una ragazza siciliana vecchio stampo piena di timori. La storia è narrata tutta in prima persona da lei e scritta con forte accento siciliano, cosa che mi ha fatto odiare totalmente il racconto e mi stava spingendo a interrompere la lettura.

Nel secondo racconto conosciamo Iris, una commessa libraria che organizza una cena con un cliente della libreria che le piace moltissimo. Anche questo è raccontato tutto in prima persona, ma stavolta mi è davvero piaciuto. Intrigante, coinvolgente, possiamo immedesimarci tutti nella protagonista, ed è scritto in perfetto italiano.

Nel terzo racconto conosciamo Goffredo, unico personaggio protagonista maschile, e veniamo a conoscenza di come la routine quotidiana lo abbia allontanato dalla sua passione per la cucina e raffreddato il suo rapporto con la compagna, quando una sera decide di farle una sorpresa, ma sarà lei a farla a lui. Anche questo raccontato in prima persona, fra i tre è il mio preferito, e sono felice perché mi ha ripagato della scelta di continuare dopo il primo racconto.

Le tre storie, originariamente, erano delle scenette teatrali, e la scrittrice ha voluto mettere la trascrizione delle opere teatrali alla fine del testo.

Una lettura piena di alti e bassi che sul finale ha saputo prendermi.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

SEGNALAZIONE – The calculating stars – Mary Robinette Kowal – Mondadori 2021

Titolo: The calculating stars
Autore: Mary Robinette Kowal
Traduttore: Stefano Giorgianni
Editore: Mondadori
Collana: Oscar fantastica
Anno edizione: 2021
Formato: Tascabile
In commercio dal: 15 giugno 2021
Pagine: 504 p., Brossura

TRAMA:

Una fredda mattina di primavera del 1952: un gigantesco meteorite precipita sulla Terra e cancella buona parte della costa orientale degli Stati Uniti, compresa la città di Washington. Lo sconvolgimento climatico che ne segue renderà presto il pianeta inabitabile per l’uomo, proprio come successo milioni di anni prima, all’epoca dell’estinzione dei dinosauri. L’unica soluzione è lasciare il vecchio mondo, prima che sia troppo tardi.

È così che il programma spaziale mondiale subisce una rapida accelerazione, e in molti vengono coinvolti. Tra questi, Elma York: la sua esperienza come pilota militare e matematica fa sì che venga reclutata nell’International Aerospace Coalition, che sta cercando di portare l’uomo sulla Luna. Come lei molte altre donne, scienziate e pilote di grande abilità, alle quali però si chiede solo di occuparsi dei calcoli. Ciò a cui Elma aspira è invece salire su una navicella spaziale. Perché solo gli uomini possono farlo? La sua determinazione a diventare la prima Donna Astronauta spazzerà via molte delle assurde convenzioni sociali del tempo.

AUTORE:

Mary Robinette Harrison è nata a Raleigh e ha studiato alla East Carolina University, diplomandosi in educazione artistica con una specializzazione in teatro e iniziò a lavorare come burattinaia nel 1989. Si è esibita al Center for Puppetry Arts e ha lavorato per la Jim Henson Productions e con una sua compagnia di produzione, la Other Hand Productions. Ha lavorato anche in Islanda nel programma televisivo Lazy Town per due stagioni.

È stata direttrice artistica dello Shimmer Magazine e dal 2010 per Weird Tales. Per due anni è stata segretaria della Science Fiction and Fantasy Writers of America ed è stata eletta vicepresidente nel 2010 e presidente nel 2019.

Nel 2008 ha vinto il John Wood Campbell per il miglior nuovo scrittore. I suoi racconti sono stati pubblicati su riviste come Talebones MagazineStrange Horizons e Apex Digest, e includono For Solo Cello, op. 12, pubblicato su Cosmos Magazine nel 2008 che superò il ballottaggio preliminare per il Premio Nebula 2007, Evil Robot Monkey candidato per il Premio Hugo nel 2009 e For Want of a Nail vincitore del premio Hugo nel 2011.

Il suo romanzo di esordio, Shades of Milk and Honey fu candidato al Premio Nebula per il miglior romanzo 2010. Il suo racconto, The Lady Astronaut of Mars non fu candidabile per il premio Hugo 2013 perché era stato pubblicato come parte di un audiolibro, ma venne successivamente pubblicato come libro vincendo l’Hugo nel 2014. The Calculating Stars, primo romanzo del ciclo Lady Astronaut of Mars, è stato candidato al Premio Hugo per il miglior romanzo 2019 e ha vinto il Premio Nebula per il miglior romanzo 2019.

Nel 2009 ha donato il suo archivio (manoscritti di sue opere, corrispondenza e materiali vari delle convention) al dipartimento Rare Books and Special Collections della Northern Illinois University.

Dopo aver partecipato diverse volte come ospite del podcast Writing Excuses è diventata un membro regolare all’inizio della sesta stagione nel 2011.

Ha registrato diversi audiolibri di romanzi di autori come John Scalzi, Seanan McGuire, Cory Doctorow e Kage Baker.

RECENSIONE – Giardino d’autunno – Roberto Chirico – Edizioni Haiku 2018

TRAMA

Ad Amish, un giovane indiano che vive in Italia in cerca di fortuna per mantenere la sua famiglia d’origine, viene prospettata l’opportunità di un lavoro molto particolare: essere l’uomo di compagnia di Zaira, una donna di novantadue anni ma nel pieno delle proprie facoltà mentali, ancora fisicamente in salute, raffinata e acculturata. La grande sensibilità della donna si esprime attraverso la cura di un meraviglioso giardino che rappresenta sé e la sua storia, i suoi amanti e le passioni di un tempo. Zaira e il suo giardino nascondono segreti capaci di far crollare le radicate convinzioni maschiliste di Amish, mostrandogli una visione moderna e più “umana” della donna.

RECENSIONE

Il romanzo si apre subito presentandoci Amish, un giovane ragazzo indiano che lavora in Italia, a Bologna, in un’azienda informatica.

Attraverso i suoi pensieri capiamo subito che non è il classico ragazzo indiano. Ovviamente anche lui ha la convinzione che l’uomo deve mantenere la famiglia e la donna gestire la casa, ma non ha nulla in contrario se lei dovesse lavorare part time, se ha un’istruzione o espone le proprie idee, il suo pensiero è una via di mezzo tra la mentalità chiusa indiana e il liberismo italiano.

Amish è anche molto legato alla madre e alle sorelle, proprio per questo cerca un secondo lavoro, in modo da poterle mantenere in India.

È così che, tramite Angelina, sua capa e amica, fa la conoscenza di Zaira e del suo giardino.

Romanzo che mi è capitato per caso, che probabilmente non avrei mai scelto, ma che ha saputo conquistarmi per l’enorme profondità di temi ed emozioni racchiuse nelle sue poche pagine. Sì perché il romanzo è cortissimo, ma non lascia nulla al caso o in sospeso e sa trasmettere un grande messaggio al lettore.

Con un ritmo veloce e capitoli brevi, è una lettura adatta anche a chi fa il pendolare e viaggia spesso, o a chi legge solo un po’ prima di dormire.

Una lettura che ha saputo sor prendermi.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

RECENSIONE – Silent Hill Homecoming – videogioco di Konami Computer del 2009

Silent Hill Homecoming è il sesto titolo della saga di Silent Hill, e in Europa è uscito il 27 Febbraio 2009.

Il gioco parte subito con un filmato di guerra, per poi vedere il protagonista legato a una barella dentro a un ospedale decadente, dove i dottori sembrano star commettendo atti atroci verso i pazienti.

Il protagonista è Alex Shepherd, un soldato di circa vent’anni che, una volta congedato a causa di un infortunio, torna nel suo paese natale grazie un passaggio datogli dal camionista Travis Grady, che abbiamo già incontrato in Silent Hill Origins. Mentre è in viaggio fa uno strano incubo, che altro non è che il prologo del gioco, in cui si trova in un ospedale decadente, legato a una barella, in cui è testimone della morte di un dottore causata da un coltello enorme che lo taglia in due.

Appena arriva nella sua città, Shepherd’s Glen, scopre che è cambiato tutto, una strana nebbia persiste continuamente e molte persone sono scomparse.

Una delle persone che scopriamo essere spariti è nostro fratello Joshua, che vediamo nel prologo dentro a quello strano ospedale in cui ci svegliamo. Di Joshua in realtà non c’è nessuna traccia e non lo rivedremo fino alla fine del gioco, se non in alcuni flash back che vivremo durante il gameplay.

Appena incontriamo nostra madre, veniamo a sapere che anche nostro padre Adam è sparito. Dovrebbe essere andato a cercare Joshua, ma non è più tornato a casa e non ha dato notizie di sé, ma non si sa quanto di quello detto possa essere vero, perché la madre del protagonista è in un ben visibile stato catatonico e delirante, che preoccupa non poco il protagonista.

Alex inizia così a girare per la città indagando su queste strane sparizioni, incontrando molti nemici davvero strani che cercano di attaccarlo. Mostri che non è l’unico a vedere. Ogni tanto, dopo l’arrivo di uno stranissimo mal di testa accompagnato dal suono di una sirena, si ritrova nell’Otherworld che ben conosciamo, e in alcuni di questi viaggi si sveglia a Silent Hill, dove scopre che è direttamente collegata con Shepherd’s Glen.

Quale sarà il terribile segreto che unisce le due città e perché anche Shepherd’s Glen è stato colpita dalla stessa sorte di Silent Hill?

Non ve lo svelo, lo scoprirete recuperando il gioco o, semplicemente, guardando un gameplay ben fatto su Youtube, come ho fatto io, quando ho voluto riprenderlo dopo anni.

I MOSTRI

Questa volta Pyramid Head viene chiamato Bogeyman e non lo incontriamo mai come nemico e nemmeno con la stessa frequenza degli altri capitoli.
Stavolta la sua esistenza è legata al senso di colpa di Adam Shepard.
Le tre apparizioni sono: la prima subito all’inizio dove taglia in due il dottore che ha portato Alex in sala operatoria; la seconda dentro all’Hotel dove Alex lo vede camminare e, dopo essersi girato a guardare Alex, prosegue dritto senza nemmeno considerare il protagonista: e la terza a fine gioco.

Il Feral è un mostro dalle sembianze canine che rappresenta Adam Shepherd e la sua passione per la caccia, ma anche la rabbia di Alex di essere trattato peggio di come Adam trattasse il suo cane.

Ovviamente non possono mancare le classiche Infermiere, che in questo capitolo potrebbero essere collegate all’internamento di Alex in ospedale, in una tenuta molto provocante, perché lui convinto che le infermiere che vedeva nell’ospedale militare fossero lì proprio per risollevare lo spirito e i dolori dei soldati feriti.

Il Needler è un mostro con sembianze vagamente umane con delle lame al posto degli arti con la testa tra le gambe, che rappresenta la nascita. Nasce dalla rappresentazione della percezione da parte di Alex della nascita del fratello Joshua, nascita che lo ha messo al secondo posto in famiglia, come se non valesse più niente.

I Lurker sono dei mostri con una figura umanoide, con le gambe incollate tra loro che gli impediscono di alzarsi in piedi, infatti devono trascinarsi per terra tramite gli artigli che hanno al posto delle dita, e nascono dalle restrizioni che Alex ha dovuto subire dalla sua famiglia.

Lo Schism è una creatura, anche lui umanoide, alta e pallida con una lungo collo che finisce con una lama letale divisa in due come se fosse una bocca, che percorre gran parte del collo. È la rappresentazione della dualità di Alex, il suo non voler accettare e riconoscere la realtà, accettando la sua colpa, e il mondo che si è creato per vivere sereno.

Il Siam è una creatura formata da due figure umanoide unite come gemelli siamesi. Davanti una di sesso maschile e dietro una di sesso femminile, e legate insieme con delle cinghie. La figura maschile ha delle braccia enormi che gli impediscono di camminare in posizione eretta. Potrebbe avere due significati diversi, anche molto simili. Il primo è che raffigurerebbe Adam e Lillian Shepherd, ovvero l’impotenza di Lillian nei confronti del marito. La seconda che raffigurerebbe Alex Shepherd ed Elle Holloway, ovvero la volontà di Alex di stare sempre con Elle, sia per proteggerla che perché prova un forte sentimento nei confronti della ragazza.

Lo Smog è un umanoide deforme con il torace aperto pieno di tumori e con i polmoni gonfi accesi come se stessero bruciando. Il suo significato è legato sia al senso di colpa che soffoca e opprime Alex, ma anche i minatori di Shepherd’s Glen che si ammalavano spesso di antracosi.

Lo Swarm è un insetto simile agli scarafaggi mischiati con delle sanguisughe. Rappresentano il male che da Silent Hill si sta dilagando anche a Shepherd’s Glen.

ALTRI PERSONAGGI

Lillian Shepherd è la madre di Alex.
Una donna a cui piacciono tantissimo i lavori manuali, adora specialmente cucire a macchina, tant’è che cuciva abiti per quasi tutta la cittadina.
Quando la incontriamo è quasi catatonica dal dolore e dice soltanto che gli manca Joshua, che è scomparso e che Adam, il marito, è andato a cercarlo, ma dai documenti che troviamo nel gioco capiamo che sa molto di più di quello che fa credere.

James Wheeler è il vice sceriffo di Shepherd’s Glen.
Quando ha iniziato a lavorare per il padre di Alex, era già al corrente dei fatti accaduti a Silent Hill, e gli è sempre sembrato strano che Adam continuasse a dirgli di non recarsi mai a Silent Hill.
Di indole sospettosa e paranoica, crede immediatamente ad Alex quando gli spiega chi ha ucciso davvero il Sindaco Bartlett e lo aiuta a trovare Elle.

Sam Bartlett è il sindaco di Shepherd’s Glen e discendente di una delle quattro famiglie fondatrici della città insieme agli Shepherd.
Dopo la morte del figlio passa il suo tempo a bere e scavare tombe nel cimitero.

Martin Fitch è il medico di Shepherd’s Glen, e anche lui discendente dai fondatori della città.
Da dopo la morte della figlia è in cura psichiatrica dal Dottor Slater, ma da una lettera che troviamo, scopriamo che è da un po’ che non si presenta.
Quando Alex lo incontra lo troviamo pieno di tagli auto inflitti.

Margareth Holloway è il giudice di Shepherd’s Glen. Discendente della quarta e ultima famiglia fondatrice della cittadina.
Apparentemente gentile, la scopriamo nella sua vera indole, un’opportunista senza cuore e senza scrupolo, bigotta e senza nessuna empatia.
Madre di due figlie, Nora ed Elle, è l’unica, tra i quattro discendenti, che non soffre per la morte di sua figlia Nora.

Elle Holloway, figlia di Margareth e vecchia compagna di scuola di Alex, di cui è innamorata corrisposta.
Durante il gioco, dopo averla incontrata e aver saputo da lei della sparizione di moltissimi cittadini, la ritroveremo spesso e ci aiuterà ad andare avanti e a capire cosa davvero stia succedendo.

Micol Borzatta

Seguito su Youtube

SEGNALAZIONE – L’ossessione – Wulf Dorn – Corbaccio 2021

Titolo: L’ossessione
Autore: Wulf Dorn
Traduttore: Maria Alessandra Petrelli
Editore: Corbaccio
Collana: Top Thriller
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 3 giugno 2021
Pagine: 444 p., Rilegato

TRAMA:

Acquista una copia di Ossessione e potrai partecipare all’evento esclusivo online con Wulf Dorn. Partecipando alla diretta il 10 giugno 14.00 potrai scoprire di più sul libro e interagire con l’autore. Scopri di più

A dieci anni dal successo internazionale della Psichiatra, Wulf Dorn torna sul «luogo del delitto» insieme a Mark Behrendt con un nuovo thriller avvolgente e inquietante che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima riga.

Che fine ha fatto Ellen Roth?

Mark Behrendt è uno psichiatra con due vite, quella di prima e quella di adesso. Prima lavorava alla Waldklinik di Fahlenberg, prima aveva Tanja, il suo amore. Adesso vive e lavora a Francoforte. In mezzo un inspiegabile incidente d’auto in cui Tanja è morta, e la nebbia dell’alcolismo in cui è precipitato e da cui l’ha aiutato a salvarsi un’amica: Doreen. Ed è a cena da lei quando qualcuno bussa alla porta e Doreen va ad aprire: è l’ultima cosa che Mark ricorda. Si risveglia intontito, Doreen è scomparsa. Poco dopo riceve una telefonata. Se vuole rivedere la sua amica viva deve svolgere un compito: deve trovare qualcuno e deve scoprire da solo chi. Ha esattamente 2 giorni, 9 ore e 23 minuti per riuscirci, poi la donna verrà uccisa. Comincia così una corsa contro il tempo nel tentativo di capire chi c’è dietro questa follia, che cosa lo motiva, perché ce l’ha con Mark a tal punto, e chi è la persona misteriosa da trovare. Un tassello dopo l’altro, una rivelazione dopo l’altra, Mark cerca di risolvere questo enigma mortale, eseguendo al contempo gli ordini folli di uno sconosciuto, perseguitato da un dolore indicibile e disposto a fare qualunque cosa … proprio come lui?

AUTORE:

Wulf Dorn ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. La psichiatra (Corbaccio 2010) è il suo primo romanzo ed è diventato un successo grazie al passaparola dei lettori. Tra gli altri suoi libri Il superstite (2011), Follia profonda (2012), Il mio cuore cattivo (2013), Phobia (2014), Incubo (2016), Gli eredi (2017), Presenza oscura (2019) e L’ossessione (2021) tutti pubblicati da Corbaccio.

RECENSIONE – Vento di morte – A. S. Twinblack – Self Publishing 2021

TRAMA

L’equilibrio mentale di Susy, una ventiseienne anaffettiva e dal carattere spigoloso, viene turbato quando i suoi dirimpettai, una coppia di anziani solitari, vengono trovati morti nel letto. Dopo qualche mese, la loro villa viene venduta, e i nuovi proprietari, una coppia con un bambino, non si rivelano affatto i tipi di vicini che Susy avrebbe desiderato. È soprattutto l’uomo, Andrea Turrisi, a causarle inquietudine e confusione. 
È lui che sussurra il suo nome, chiamandola nel cuore della notte? È lui che la segue e la perseguita, tormentandola? Oppure, qualcuno dal passato è venuto a perpetrare la sua vendetta?

… «Mi sforzerò di comportarmi come una persona normale.»
«Non servirà a niente sforzarsi, Susanna. Fingersi quello che non si è, non servirà a recuperare la sua umanità», le aveva risposto la dottoressa.
In pratica, l’aveva definita disumana, ma lei non si era sentita ferita da quella parola. Era un dato di fatto che aveva sempre accettato, ma che a detta di Valeria e della dottoressa stessa, avrebbe potuto crearle problemi, soprattutto in capo affettivo.
«Quindi?»
«Quindi dobbiamo parlare di quello che le è successo. Se non esprime il dolore, non sarà in grado di provare il piacere, la gioia, la felicità. Tutte emozioni che resteranno congelate nella sua corazza difensiva.»
«Lei lo sa bene cosa è successo», replicò Susy con tono sommesso.
La dottoressa Corelli sospirò. 
«Lo so dalla bocca di sua zia.»
«E non le basta?»
La psicoterapeuta fece un sonoro e profondo respiro, prima di parlare. 
“Sono riuscita a esasperare anche lei”, pensò Susy.
«Non sono un poliziotto che sta facendo indagini su un incidente. Per me non sono importanti i fatti, o meglio, lo sono solo se messi in correlazione con le emozioni. Proprio per questa ragione è essenziale che sia lei a parlarne. Perché io sento che c’è dell’altro. Non è così?»
Susy iniziò a fissare un nodo nel pavimento di parquet. No, era un graffio rotondo, forse causato dal tacco a spillo di qualche paziente nervosa, messa sotto torchio dalla dottoressa.
«Lo ha mai raccontato a qualcuno?»
Il tono sostenuto della dottoressa interruppe i suoi pensieri. Sentiva il suo sguardo pesarle addosso come un macigno. 
«No.»…

RECENSIONE

Il romanzo si apre subito presentandoci una donna, Susy, che di notte sente una strana voce chiamarla e chiederle il perché abbia fatto un qualcosa che noi non sappiamo. Non sappiamo nemmeno a chi appartenga questa voce, ma solo che potrebbe essere qualcuno di incorporeo, perché quando lei gli lancia un cuscino dice chiaramente che non sarebbe servito perché niente può toccarlo.

Finito questo primo capitolo siamo già catturati e con una sensazione ansiogena che ci scuote completamente.

Dopo torniamo indietro nel tempo dove troviamo una Susy che ci racconta di quando i suoi vicini ottant’anni vengono trovati morti e la casa viene acquistata dalla famiglia Turrisi, e di come Andrea, capofamiglia e poliziotto, la mettano a
disagio.

In questo momento iniziamo a delineare il carattere di Susy, una commessa di ventisei anni che non sopporta stare in mezzo alla gente, che adora il suo lavoro perché può farlo meccanicamente estraniando si mentalmente, che amava i
precedenti vicini, i signori Mancini, perché erano talmente silenziosi che ci si dimenticava della loro presenza.

Si capisce quindi che Susy ha dei grossissimi problemi empatici e relazionali.

Quasi subito conosciamo anche Andrea Turrisi e, indirettamente, la sua famiglia. Lui è un poliziotto, motivazione che usa per spiegare a Susy come mai sappia tutto di lei, con la moglie non fa altro che litigare, prenderla a male parole, e a volte la picchiava, mentre il bambino sembrava avere paura di lui, infatti quando lui non era a casa giocava in giardino con il pallone, ma quando Andrea era a casa lo vedevi seduto in un angolo dei gradini del portico a stringere in mano una pallina da tennis.

Andrea Turrisi sembra un uomo enigmatico, ma nel senso negativo del termine, ma non sappiamo se lui sia davvero inquietante o se è solo perché lo vediamo con gli occhi di Susy.

Il ritmo narrativo è molto incalzante e la storia si fa leggere molto velocemente, e nonostante la sua brevità troviamo una trama molto ben sviluppata con un incredibile approfondimento della psicologia dei personaggi.

Una lettura veramente piacevole.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dall’autrice

RECENSIONE – Jack lo Squartatore: la vera storia – Paul Begg- Utet 2006


TRAMA

Nei bassifondi dell'orribile Londra vittoriana (vicoli fangosi, catapecchie sbilenche, alcolismo, prostituzione) si aggira un incubo vivente: Jack the Ripper. Paul Begg in questo saggio che ha il fascino di un romanzo e di un film, partendo proprio da una vivida e minuziosissima descrizione della città e in particolare dell'East End, quartiere teatro dei bestiali crimini di Jack, sviluppa la tesi (paradossale ma non completamente) che in un certo senso l'assassino sia stato uno dei creatori della moderna Londra, una Londra ripulita di tutte le brutture che costituivano il suo habitat di bestia assassina ampiamente denunciate nei giornali dell'epoca che davano larghissimo spazio alle sue macabre imprese. Il saggio è infatti costruito su un approfondito lavoro di analisi degli archivi della polizia, delle relazioni alla camera dei Lord, di carteggi inediti tra investigatori, ma soprattutto dei giornali e della pubblicistica dell'epoca. E si scopre che nella miseria della Londra vittoriana il potere della stampa, di quella popolare soprattutto era enorme. E poi, genialmente frammischiati a queste note più classicamente "saggistiche", i luoghi dei delitti descritti con minuzia quasi morbosa, i ritratti delle vittime, degli investigatori e dei presunti colpevoli (dal teppista al gentiluomo, dal pittore di fama al membro della casa reale...): tutti insomma gli attori principali e i comprimari di una storia che da più di un secolo continua ad affascinarci.

RECENSIONE

Perché Jack lo Squartatore esercita un simile fascino?
La risposta facile e immediata è che il mistero sulla sua identità sfida la curiosità e stimola la fantasia dell’investigatore a tavolino. Ma questa risposta semplice, seppure vera, elude la questione. I crimini insoluti sono tanti, ma nessuno attira quanto quelli di Jack lo Squartatore. Il fatto che rimangano insoluti non spiega perché continuino ad affascinare.
L’orrenda brutalità degli omicidi è una risposta ancor meno convincente. È arduo concepire un omicida più brutale di Jack, eppure la storia recente ha sfornato assassini la cui ributtante depravazione ha superato di gran lunga le mutilazioni postmortem di Jack, quindi neppure lo sgomento e l’orrore per i suoi crimini spiegano tanta notorietà.

Saggio molto approfondito, ma con un ritmo narrativo da romanzo, che affronta la storia di Londra e di Jack lo Squartatore, partendo dalla storia della città, in modo da capire come mai gli eventi criminali collegati siano diventati così famosi e abbiano attratto così tanto interesse, a differenza di altri delitti, anche più cruenti.

L’ipotesi è che Jack lo Squartatore si sia semplicemente trovato nel luogo giusto al momento giusto, collegato a ipotesi che hanno coinvolto personaggi importanti e luoghi con una storia molto chiacchierata.

La storia del rapido sviluppo che trasformò l’East End in quella terra incognita – e di come Jack lo Squartatore contribuì a trasformare il paesaggio – affascinerà chiunque desideri conoscere l’origine dei luoghi che associamo a Jack e alle sue vittime. Ma delimi­tare l’East End è tutt’altra faccenda. A rigor di termini, esso era la zona della City cinta dalle mura presso la porta orientale, Aldgate; è ciò che afferma l’Enciclopedia Britannica, secondo cui l’East End cominciava in un luogo definito Aldgate Pump, «una fontana di pietra costruita accanto a un pozzo alla confluenza di Fenchurch Street e Leadenhall Strett; quella attuale si trova a qualche iarda a occidente dell’originale» a detta di altri, il vero East End inizia nel punto in cui si incontrano Whitechapel Road e Commercial Road, per molto tempo conosciuto come Gardiner’s Corner dal nome di un grande magazzino che dominava la zona, oggi demolito.

Tutto il primo capitolo, infatti, si concentra sulla nascita di Londra e dell’East End, in un modo però troppo tecnico ed enciclopedico, snocciolando da te, nomi, battaglie e citazioni, che rendono questa parte noiosa e difficoltosa, ma che effettivamente ci consente di capire a fondo il mondo in cui ci stiamo immergendo.

Questo dunque era l’East End di Jack lo Squartatore: un luogo di nobili origini – campi e ruscelli, pascoli, locande rurali, le migliori fragole con la panna – che si trasformò rapidamente in una gigantesca Suburra.

Dal secondo capitolo vengono introdotte le vittime di Jack, ma viene fatto sempre in modo superficiale, marginale, come se fossero marginali, per tornare a parlare della trasformazione della città, di come è cambiata fisicamente, di
come si è svalutata a causa degli omicidi, come se la trasformazione della zona fosse più importante della vita delle persone.

Questa è una cosa che mi ha deluso davvero tanto perché mi aspettavo un saggio che approfondisse la figura di Jack, ma soprattutto delle sue vittime, non un saggio geografico e architettonico.

Una lettura che è stata interessante sotto certi aspetti e deludente sotto altri, ma ha saputo comunque ampliare le mie conoscente su questa storia.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

RECENSIONE – Darke – Rick Gekoski – Bompiani 2017

TRAMA

James Darke, ex insegnante, bibliofilo e grande lettore, è impegnato nella costruzione di un isolamento perfetto. Si barrica in casa, non vuole vedere nessuno, detesta tutti, compresa la domestica dell'Est che dovrebbe aiutarlo a mantenere un minimo di dignità. Perché sembra odiare tanto il mondo e sé stesso? Perché respinge anche la figlia, ne ignora le lettere e gli appelli? La risposta è in una perdita recente, frutto di una scelta difficilissima; la salvezza in un bambino che lo costringerà a uscire dal buio che ha così abilmente evocato intorno a sé e ad abbandonarsi di nuovo, quasi suo malgrado, alla vita.

RECENSIONE

Il romanzo inizia subito presentandoci James Darke, direttamente con la sua voce, che ci spiega i lavori che fa fare alla porta della sua casa per potersi chiudere dentro ed estraniarsi totalmente dal mondo. Infatti quando, qualche giorno dopo, qualcuno va a suonare, lui fa finta di non esserci, e lo stesso quando gli attaccano una lettera alla porta. James strappa la lettera senza leggerla, senza nemmeno vedere chi fosse il mittente, creando grande nervoso in noi lettori che vogliamo sapere cosa ci fosse scritto.

Già da queste poche pagine possiamo capire che James Darke è un uomo distratto dal dolore del tutto per la perdita della moglie. Un dolore e un lutto che lo svuotano, portandolo a voler allontanare chiunque, a fare l’eremita, a passare per morto, nonostante però non cercasse la morte, voleva comunque ancora vivere.

Se, Dio non voglia, fossi obbligato a uscire, porterei addosso un cartello. Dal computer lo stamperei su cartoncino spesso e in carattere Gill Sans e lo porterei appeso al collo con uno spago.


Non parlarmi, non avvicinarti neppure.
Le tue opinioni non mi interessano.


Pensarlo mi riscalda l’animo. Non sopporto più di trovarmi in presenza di un altro essere umano, neppure per allontanarlo. Non uscirò, anche se ci sono mattine in cui piego la salvietta e mi appoggio alla porta per sbirciare i miei simili nella loro vita quotidiana. La loro vista mi riempie di odio, disgusto e disprezzo, sentimenti che mi assalgono con il martellante terrore di uno tsunami. Ne resto travolto, a stento in grado di respirare, in pericolo d’estinzione. L’idea di avventurarmi per le strade, sbatacchia to e strattonato da queste acide creature, mi nausea.

Subito dopo l’eleminazione della lettera, ci addentriamo in un lungo flashback in cui vediamo James con la moglie in un viaggio in India, al matrimonio della figlia, durante il suo lavoro da insegnante, e possiamo notare che il suo odio verso l’umanità era già presente, e anche in famiglia era abbastanza freddo, nonostante amasse davvero moglie e figlia. Tutto questo ci fa capire che erano le donne della sua vita che riuscivano a spronarlo per affrontare il mondo e a far sì che non si chiudesse ermeticamente a riccio.

“Non devi toccare i libri!” le avevo detto con fermezza.
“Polvere!”
“Li preferisco polverosi. Lasciati stare!” Provavo l’assurdo desiderio di stringere tra le braccia tutti i miei volumi, centinaia di titoli, avvicinandoli al petto e chiamandoli “mio tesoro”: protettivo, ossessionato, frenetico.

I capitoli continuano a susseguirsi alternandosi tra passato e presente e possiamo notare come un introverso, arcigno e scorbutico come James, pian piano sente il bisogno di relazionarsi, iniziando a chiacchierare con la donna delle pulizie, anche se nel suo modo irritante.

Percepiamo la pesantezza della solitudine, anche se ricercata e voluta.

Percezione che ci viene trasmessa anche grazie allo stile della narrazione, ovvero tutta in prima persona, scritta come se fosse un quaderno di sfoghi scritto proprio da James.

In alcune parti questo ci porta anche a stare malissimo, specialmente quando ci sono scene molto forti, crude e violente raccontate minuziosamente, che ci portano a provare sentimenti contrapposti verso James, da sentimenti di solidarietà, di pietà, a vero e proprio odio, odio puro, verso azioni e comportamenti che non hanno scusanti, che rendono la lettura non adatta ad animi troppo sensibili, che si troverebbero straziati.

STRAZIANTE
atroce, lacerante, lancinante, spaventoso, terribile,
tremendo, insopportabile, intollerabile, insostenibile,
angosciante, violento, crudele, tormentoso, inaccettabile,
TUTTI I SOPRACCITATI. NESSUNO DEI SOPRACCITATI.
TUTTI DA ELIMINARE

Il ritmo della narrazione è scorrevole, nonostante non ci sia azione o altro, essendo alla fine un lungo sfogo di coscienza. Nella seconda parte ho trovato un po’ di difficoltà a causa di un ulteriore rallentamento e per il tema trattato, forse un po’ troppo dilungato. Per poi tornare con la terza parte allo stesso ritmo della prima, alla stessa intensità e alla fine di questo sfogo interiore e, probabilmente, della clausura.

Una lettura davvero molto particolare, che mi ha sorpreso.

Micol Borzatta

Copia di proprietà