RECENSIONE – Resident Evil Extinction – film del 2007 di Russell Mulcahy

Resident Evil Extinction è un film del 2007, diretto da Russell Mulcahy ed è il terzo capitolo della serie di film tratti dagli omonimi videogiochi.

Anche questo film, come i precedenti, non segue la storia canonica della saga.

Le riprese sono state fatte tutte in Messico e, nonostante abbia incassato più del secondo film, non è stato accolto molto positivamente dalla critica.

Dagli eventi del film precedente sono ormai trascorsi tre anni e il T-virus ha causato una pandemia a livello globale, trasfor­mando quasi la popolazione intera in zombie.

Tutta la fauna e la flora sono sparite dal pianeta e i pochi superstiti continuano a spostarsi per sfuggire agli zombie.

Alice intercetta una comunicazione in cui qualcuno chiede aiuto da Salt Lake City, ma scopre subito essere una trappola di alcuni psicopatici che si divertono a torturare la gente con l’utilizzo di zombie e cani zombie.

Riuscita a scappare Alice trova un diario dove si parla di un rifugio in Alaska immune.

Nel frattempo il dottor Alexander Isaacs sta facendo vari esperimenti, utilizzando il virus prelevato dai doni di Alice, per ottene­re degli zombi e superiori, nonostante il ma­teriale prelevato non sia eccelso.

Infatti i cloni, testati negli stessi ambienti in cui Alice ha combattuto, hanno fallito tutti quanti.

Per questo motivo le sta dando la caccia utilizzando una rete di satelliti della Um­brella Corporation, andando contro agli ordini dei suoi superiori e falsificando permessi e disposizioni.

Intanto Carlos Olivera e L.J. si uniscono a un convoglio guidato da Claire Redfield che, mentre continuano a invia­re richieste d’aiuto, viaggiano alla conti­nua ricerca di rifornimenti.

Alice sente la loro richiesta d’aiuto, ma temendo che sia una nuova trappola, la ignora completamente, fino a quando li incontra per puro caso e li salva da uno stormo di corvi zombie.

A questo punto Alice racconta loro della scoperta del rifugio in Alaska, zona immu­ne dal virus, e li convince ad andare con lei.

Per raggiungere la loro meta passano da Las Vegas, dove vengono attaccati dagli super zombie di Isaacs che l’ha trovata.

Alice li sconfigge tutti e trova anche il dottore, che però riesce a scappare, ma non prima di essere infettato.

Il gruppo decide di utilizzare gli elicotteri, dell’Umbrella per coprire l’ultima parte di viaggio fino all’Alaska, ma quando arrivano alla base che nasconde i laboratori, la trovano circondata dagli zombie.

Carlos, che è stato morso, si sacrifica, permet­tendo agli altri di salire a bordo e volare così in Alaska al sicuro.

Anche Alice è rimasta a terra, ha deciso di entrare nei laboratori per compiere la sua vendetta.

Qui incontra la Regina Bianca, un’intelligen­za artificiale migliorata rispetto a quella che c’era nell’Alveare, che spiega come il suo sangue da portatrice sana sia l’antidoto per il virus.

Per poter creare l’antidoto Alice deve recarsi nei livelli inferiori, dove si trova Isaacs.

Isaacs è diventato un mostro fuori controllo, al punto tale che perfino la Regina Bianca vuole eliminarlo, arrivando a chie­dere aiuto ad Alice.

Alice non se lo fa ripetere due volte, in fondo quella è anche la sua volontà, così inizia a farsi strada livello dopo livello, fino ad arrivare in fondo.

Qui Alice scopre i suoi doni, tenuti in stato vegetativo. Uno di loro si sveglia, ma muore poco dopo tra le braccia di Alice.

Coperto il suo clone con la giacca, Alice trova Isaacs, con cui inizia un lungo combattimen­to, attraversando tutti i set in cui testavano i doni: la villa in cui abitava Alice, i corridoi dell’alveare, perfino i laser sono stati ri­creati, laser che affettano Isaacs, ma non Alice, che viene salvata da un clone che li spegne in tempo.

Mentre avviene tutto questo Albert Wesker, presidente dell’Umbrella, che si trova a Tokyo, è in videoconferenza con i dirigenti delle varie divisioni della multinazionale quando viene interrotto dall’ologramma di un’Alice incazzata nera che gli giura vendetta, e alle sue spalle i cloni iniziano a svegliarsi tutti.

Micol Borzatta

Guardato su Amazon Prime Video

RECENSIONE – Resident Evil: Apocalypse – film del 2004 di Alexander Witt

Resident Evil: Apocalypse è un film del 2004 diretto da Alexander Witt, ed è il secondo film della saga tratta dall’omo­nima serie di videogiochi.

Ispirato al secondo e terzo titolo del videogioco, ne riprende qualche personaggio ma ha una trama totalmente indipendente.

Il film è stato girato totalmente in inverno, ma il regista ha seguito il consiglio di Milla Jovovich di ambientarlo tutto in estate, causando problemi ad alcuni attori costretti a costumi di scena molto leggeri.

Le ambientazioni esterne sono state girate tutto a Toronto, e il regista si è ritagliato una piccola parte nella pellicola, infatti è un cecchino sul municipio.

Durante i titoli di testa sentiamo la voce di Alice che ci riassume gli eventi del film precedenti, quindi del disastro all’alveare e del fatto che lei e Matt fossero gli unici sopravvissuti, nonostante Matt sia stato infettato e per questo preso dall’Umbrella Corporation.

Ignara completamente degli eventi, l’Umbrella cerca di capire cosa sia successo all’Alveare, mentre una manciata di scienziati riesce a scappare, permettendo però la fuga anche al virus, che infetta tutta Raccoon City.

L’Umbrella riesce a portare in salvo i suoi scienziati più importanti, ma quando cercano di prendere anche il dottor Charles Ashford, colui che ha inventato il virus-t cercando di trovare una cura per la malattia congenita della figlia Angela, non vuole andarsene senza di lei, che è in città.

L’Umbrella decide di mandare una squadra alla scuola elementare per prelevarla, ma mentre stanno tornando indietro vengono coinvolti in un incidente causato da un camion guidato da un infetto.

A questo punto Timothy Cain, uno degli amministratori dell’Umbrella, decide di sigillare la città, chiudendo i sani con i mostri. A questa vista Ashford decide di risvegliare Alice, che era stata chiusa, alla fine del primo film, in un laboratorio all’ospedale della città.

Uscita dall’ospedale Alice trova la città in­fettata e viene a conoscenza degli eventi re­centi.

Nel frattempo il dottor Ashford, disobbedendo agli ordini, si collega alle telecamere della città per cercare la figlia.

Alice si ritrova in chiesa dove uccide un licker salvando la vita ad alcuni sopravvissuti: la poliziotta Jill Valentine, la giornalista Terri Morales e il poliziotto Peyton Wells.

L’Umbrella decidere di inviare una squadra di agenti affiancati da Nemesis, un enorme mostro con l’obiettivo di uccidere Alice e i componenti della S.T.A.R.S.

Anche Ashford fa la sua mossa, contatta Alice tramite telefoni pubblici.

Ashford propone un patto ad Alice: se lei recupera Angela viva lui le offre un passaggio sicuro per uscire dalla città.

Il compito a prima vista sembra facile, ma Angela è dispersa in città in mezzo agli zombi e al mattino Raccoon City verrà spazzata via da un ordigno nucleare.

Alice e il gruppo dei sopravvissuti riescono a trovare Angela, ma quando arrivano al punto di estrazione trovano le guardie dell’Umbrella.

Inizia subito una grande battaglia che viene interrotta dal Nemesis, inviato lì da Cain che ha scoperto i piani di Ashford e vuole vederlo combattere contro Alice per mettere entrambi alla prova.

Alice si trova così a combattere contro Nemesis, ma riconoscendo in lui Matt si rifiuta di finirlo, risvegliando in lui la sua umanità che lo porta
ad attaccare i soldati Umbrella, permettendo
ad Alice e agli altri di scappare in elicottero.

Il lancio della bomba però è stato anticipato e l’onda d’urto, oltre a distruggere per sempre tutta la città di Raccoon City, coinvolge anche l’elicottero che si schianta sulle montagne.

A bordo dell’elicottero viene trovata solo Alice che viene presa dagli uomini dell’Umbrella, si sveglia in un laboratorio con le ferite guarite, e viene salvata da Jill, Carlos e Angela, che si scopre essere collegata mentalmente ad Alice essendo entrambe infettate dal virus-T.

Il dottor Isaacs, titolare del laboratorio e colui che ha guarito Alice e che la stava monitorando, scopre il tentativo di salvataggio, ma li lascia fuggire, attivando subito dopo, tramite un satellite il progetto Alice.

Nel mentre l’opinione pubblica accusa Jill e Carlos di essere terroristi e l’esplosione dicono che è stata causata da un malfunzionamento della centrale nucleare.

Micol Borzatta

Visto su Amazon Prime Video

RECENSIONE – Resident Evil – film del 2002 di Paul W. S. Anderson

Resident Evil è il primo film di undici, tratto dalla famosa saga di videogiochi Survival horror omonimi, creati dalla Capcom.

Il film è stato girato quasi interamente in Germania ed è una co-produzione anglosassone, tedesca, francese e statunitense.

Le riprese sono durate un anno, con un budget di 33.000.000 di dollari, ma ha incassato più del triplo nonostante la critica non sia stata delle migliori.

Oltre ai canonici zombi, troviamo altri due mostri presi dal videogioco: i cani zombi e i licker con la loro inconfondibile lingua che usano come frusta.

Rispetto ai videogiochi, il film è totalmente fuori storia canonica, sia per la collocazione temporale che per personaggi ed eventi. Infatti il personaggio di Alice non esiste nei videogiochi, la villa nei boschi è ripresa da Villa Spencer, che nei videogiochi è disabitata. Gli eventi narrati prendono spunto dalla storia base dove effettivamente il virus-T infetta Raccoon City partendo dai laboratori sottostanti la città, ma con una narrazione totalmente diversa.

Passiamo però alla storia narrata.

Ci troviamo a Raccoon City, un’immaginaria cittadina statunitense che conta quasi un milione di persone.

Nel sottosuolo di questa cittadina si trova l’Alveare, un laboratorio tecnologico di proprie­tà dell’Umbrella Corporation, la più potente casa farmaceutica al mondo, impegnata in ricerche biologiche illegali atte a creare armi batteriologiche con l’ingegneria genetica.

l’Alveare è gestito da un supercomputer Regina Rossa, dotato di un’intelligenza artificiale che gli permette ampia autono­mia decisionale.

È proprio Regina Rossa che bloccherà tutto l’alveare, sigillando 10, quando riscontrerà un rischio biologico, causato dalla rottura di una strana fialetta, da parte di un mi­sterioso individuo con addosso una tuta anti radioattiva.

Il protocollo di sicurezza si attira anche nella villa situata nella foresta di Raccoon City, e che è usata come copertura per l’ingresso del laboratorio.

Nella villa ci sta Alice, che si sveglia senza nessun ricordo e inizia a vagare per la villa.

Mentre vaga per i corridoi viene presa da una squadra d’assalto e portata, con un treno sotterraneo, dentro all’alveare.

Durante il viaggio in treno le spiegano che è stata inviata lì a vivere insieme a un altro operativo, che fingeva di essere il marito, per mantenere la copertura della villa, mentre loro sono stati incaricati di spegnere Regina Rossa.

Appena disattivano Regina Rossa, però, perdono la loro fonte primaria di energia, e tutte le stanze che erano bloccate si aprono, permettendo così a tutti gli scienziati, ormai zombi, di girare liberamente per la struttura e attaccare la squadra.

Anche Alice viene attaccata, ma riesce a difender­si grazie ad abilità sovrumane che non sa di avere a causa dell’amnesia.

Alice decide di riattivare Regina Rossa, ottenendo così molte informa­zioni sul virus-T, sulla presenza di un antidoto e sui protocolli di sicurezza, che non servivano a proteggere il personale, ma impedire che il virus T fuoriuscisse dalla struttura.


Alice scopre anche l’identità del misterioso uomo in tuta radioattiva che ha dato il via a tutto, ma prima che possa occuparsene, viene mangiato da un lickers.

Alice riesce a uscire dall’alveare prima che venga nuovamente sigillato, ma quando pensa che tutto sia finito, viene bloccata da William Birkin e stordita.

Alice si risveglia in un laboratorio dell’ospedale di Raccoon City, intorno a lei uno strano silenzio.


Forzata la serratura della stanza si ritrova nelle strade della cittadina.

La città è deserta e devastata.

Il virus-T è fuoriuscito dall’alveare.

La pandemia è iniziata.

Micol Borzatta

Visto su Amazon Prime

RECENSIONE – Veleno – serie televisiva documentaria di Hugo Berkeley del 2021

Il 25 maggio 2021, su Amazon Prime, viene trasmessa la serie TV Veleno, tratta dal Podcast, del 2017, e dal romanzo, del 2019, omonimi di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli.

Il caso è conosciuto come I diavoli della bassa, e tratta dell’allontanamento, nel 1997, di 16 bambini dalle loro famiglie, dopo che uno di loro aveva accusato i genitori di violenza e poi di riti satanici.

Il taglio della serie è molto più neutro rispetto al podcast e al romanzo, motivazione, si crede, per cui siano intervenute anche persone che non hanno mai voluto intervenire prima, come Valeria Donati, alcuni dei ragazzi che tutt’ora credono di aver davvero ucciso neonati durante riti satanici, e alcuni genitori affidatari che hanno continuato negli anni a continuare il lavaggio del cervello che era stato fatto ai bambini.

Come per il podcast, che per il romanzo, anche la serie TV colpisce direttamente lo stomaco e l’animo delle persone che la sentono per la prima volta, o ci arrivano dopo aver ascoltato e letto i precedenti volumi.

La parte che mi ha sconvolto di più, che mi ha fatto rabbia e malissimo, è stato vedere come psicologi e questori continuassero a tartassare questi poveri bambini, riuscendo a portare alcuni di loro a dire quello che volevano e, alle due bambine che continuavano a negare, che erano delle omertose, delle vigliacche, che non erano capaci di dire la verità, fregandosene che la bambina piangeva e negava, chiedendo di tornare dai propri genitori.

Un esempio è stato quando la psicologa è arrivata a dire a una bambina che la madre si era uccisa perché colpevole, spingendo così la bambina a dire quello che volevano loro, nonostante fosse tutto inventato, ma avevano ottenuto il loro scopo.

Ogni piccolo ricordo veniva utilizzato per girare le frasi, come faceva la Sabrina Farci, che continuava a imboccare le bambine convincendole che avevano subito cose brutte, se raccontavano di giocare con i gatti, lei diceva che sapeva che dovevano torturare i gatti, se dicevano che sentivano la mancanza della madre, lei girava la frase dicendo che era giusto che sentivano la mancanza della sicurezza che doveva dar loro una madre, visto che la loro li trattava male, faceva far loro cose brutte, eccetera eccetera.

In questa serie TV si lascia molto spazio alla parte opposta rispetto al podcast e al romanzo, si cerca i dar voce anche alle assistenti sociali, in particolare modo a Valeria Donati, e ai bambini adulti che continuano a credere di essere stati salvati, ma, a mio parere, nessuno di loro ha saputo convincermi che erano nel giusto, che stavano facendo quello che credevano essere per il loro bene. Anzi le loro parole, le loro affermazioni, le loro prove, mi hanno convinto ancora di più che dovrebbero essere radiati dall’albo, che non dovrebbero mai più lavorare con minori, che hanno rovinato la vita di un paese intero, e che stanno ancora continuando a rovinare queste povere persone, e non capisco perché.

Quando poi viene narrata la vicenda di Bibbiano, il caso che ha coinvolto Claudio Foti, marito di Sabrina Farci, dell’associazione onlus Hansel e Gretel, e la stessa Valeria Donati, ho avuto la conferma dello schifo che gli eventi di Mirandola servivano a nascondere, la scoperta della tratta di minori che venivano dati in affido senza passare per la burocrazia delle adozioni, burocrazia molto lunga, tant’è che alcuni dei bambini di Mirandola erano stati dati a conoscenti e persone legate alla vicenda, come ad esempio la Donati stessa e un avvocato che collaborava con il Cenacolo Francescano, la struttura presso la quale lavorava anche la Donati.

Una critica che posso muovere alla serie TV è che è troppo corta, infatti manca tutta la parte relativa alle ginecologhe che sono state fondamentali alle accuse mosse nei confronti dei genitori, o all’approfondimento degli elementi della vicenda giudiziaria.

Alla fine della visione rimane la voglia di saperne di più, sapere cosa sia successo poi, scoprire cosa si nasconde nelle tantissime lacune e zone oscure, vogliamo che sia fatta finalmente giustizia, e rimane la voglia di sapere che i ragazzi e quei pochi genitori rimasti in vita possano riunirsi, come hanno fatto Dario, che alla fine ha dichiarato di essersi inventato tutto ed è tornato da Silvio e dai fratelli, o ancora Sonia, che diventata mamma (nonostante le avessero detto che le sue lesioni erano talmente gravi che non avrebbe mai potuto partorire) è tornata dalla sua mamma, o ancora Alessandro che è tornato in famiglia, o Marta, che non ha potuto tornare dalla madre perché si è suicidata, ma ha dichiarato che si era inventata tutto dopo che le hanno detto che la madre si era uccisa perché colpevole.

Vorremmo che quei ragazzi che continuano a vivere in questi falsi ricordi capiscano come non sia possibile che dei bambini bevano sangue animale senza nessuna conseguenza, che dopo essere stati picchiati, infilzati con dei punteruoli o presi a bastonate, non avessero lividi, segni, tagli o qualsiasi ferita che un pediatra, maestra, medico potesse rilevare, che non è possibile che abbiano rapito bambini nei parchi giochi o neonati per poi ucciderli, ghigliottinarli, pugnalarli, bruciarli sui roghi, fino a uccidermi 15 a settimana senza che nessuno si accorga delle sparizioni o si siano trovati i cadaveri.

Cose assurde raccontate da dei bambini, che a 6-7-8 anni possono sembrare vere, ma che da adulti dovrebbero capire che sono impossibili, quindi cosa c’è dietro realmente?

Le puntate, della durata di 50 minuti l’una scorrono velocemente, tant’è che 5 puntate si finiscono in un lampo, ma non finisce il dolore e la sensazione che ti lascia nell’animo, che continuano per parecchio tempo anche dopo la visione.

Bene, dopo avervi parlato di questa vicenda in tutte le sue forme (podcast, libro, serie TV) ora lascio a voi recuperare tutto, se ancora non lo avete fatto, e farvi un’idea di quello che sia davvero successo.

Micol Borzatta

Visto su Amazon Prime

RECENSIONE – Silent Hill 3D revelation – film di Michael J. Bassett

TRAMA:

Quasi diciottenne, Heather Mason affronta il primo giorno di scuola nell’ennesima città, ben sapendo che presto dovrà andarsene di nuovo.

Da anni in fuga col padre Harry, la ragazza altri non è che Sharon, la bambina sonnambula del primo Silent Hill; nonostante la nuova identità, il legame con quel mondo da incubo, che continua a reclamarla a sé, persiste attraverso incubi insolitamente realistici.

In seguito al rapimento di Harry da parte dell’Ordine di Valtiel, setta religiosa che domina nella spaventosa cittadina, Heather decide di tornare proprio nel luogo in cui tutto ha avuto inizio per chiudere i conti con la parte più oscura di sé.

RECENSIONE:

Film del 2012 ispirato al terzo capitolo della saga di videogiochi.

Vediamo subito Heather Mason, una ragazza ribelle e introversa, che sta facendo un incubo in cui si trova a scappare da qualcuno, finendo in un parco dei divertimenti dove vede Pyramid Head mettere in funzione la giostra e lo spirito di Alessa che le dice di non mettere mai più piede a Silent Hill.

Heather infatti altri non è che Sharon, la figlia adottiva di Rose e Christopher che nel primo Silent Hill rimane bloccata nella realtà alternativa con la madre, ma che grazie a qualche rituale Rose è riuscita a rispedirla nel mondo reale dal padre, rimanendo però bloccata perché aveva materiale per il rituale relativo a solo una persona. Heather e Christopher stanno cercando un modo per riportare a casa anche Rose.

Heather va a scuola, dove inizia ad avere stranissime visioni che la spingono a scappare a casa, dove trova tutto messo a soqquadro, il padre sparito e una scritta su un muro:

Torna a Silent Hill

Heather decide così, nonostante gli avvertimenti di Alessa, di tornare a Silent Hill per cercare il padre, ma quello che vi troverà è una verità shockante.

Dopo sei anni dal primo Silent Hill, viene prodotto un sequel che però non è stato accolto molto positivamente dal pubblico, che a sua volta aveva accolto meno calorosamente anche il terzo capitolo della saga del videogioco, il vero sequel del primo capitolo.

La nuova regia ha cercato di dare un taglio molto più d’azione e meno introspettivo al film, rovinando però quello che Silent Hill è, ovvero un lunghissimo viaggio introspettivo della società e dell’animo umano, degli incubi e delle paure, dei sensi di colpa e delle conseguenze delle nostre azioni.

Un altro cambiamento che fa il regista è legato a Pyramid Head, che non è più collegato a James, ma a Heather, come se fosse la sua guardia del corpo, trasformandolo interamente e sconvolgendo la storia del personaggio.

Un film che mi è piaciuto preso singolarmente come film horror, ma che ho detestato come trasposizione del videogioco.

Micol Borzatta

Visto in streaming

RECENSIONE – Silent Hill – film di Christophe Gans

TRAMA:

I coniugi Rose (Radha Mitchell) eChristopher De Silva (Sean Bean) sono molto preoccupati per la loro figlia adottiva Sharon (Jodelle Ferland), che da qualche tempo manifesta sintomi di sonnambulismo accompagnati dall’ossessiva ripetizione del nome Silent Hill.

Convinta che sua figlia abbia necessità di tornare nella città per superare i traumi del suo passato, Rose decide di partire nonostante l’opposizione di suo marito.

Dopo essersi imbattuta nell’agente Cybil Bennett (Laurie Holden), Rose ha un incidente che le provoca uno svenimento. Al suo risveglio, Sharon è scomparsa e la sua vettura è avvolta da una coltre di nebbia e cenere.

Mentre si addentra a Silent Hill, seguendo le tracce di sua figlia, Rose assiste a fenomeni inspiegabili e agghiaccianti, come una pioggia di sangue scatenata dall’attivazione della sirena cittadina.

Dopo aver seminato un gruppo di terrificanti bambini deformi, Rose segue la strada principale scoprendo che essa si interrompe bruscamente, tagliando la città fuori dal mondo.

Seppur terrorizzata, la donna continua la ricerca di sua figlia mentre anche Cybil giunge in città e rimane frastornata dallo scenario apocalittico che vi trova.

Nel frattempo, Christopher si unisce alla ricerca dello sceriffo Thomas Gucci (Kim Coates) che è sulle tracce della sua collega. Giunti a Silent Hill, tuttavia, i due trovano una normalissima città fantasma.

Seppur impossibilitati a comunicare, Rose e Christopher continuano ad indagare nelle rispettive realtà parallele, scoprendo l’atroce segreto della famiglia Gillespie e della città desolata…

RECENSIONE:

Silent Hill è un film del 2006 diretto da Christopher Gans e riprende le vicende del famosissimo videogioco, in particolare al primo capitolo della serie.

Per poter rappresentare al meglio i movimenti disturbanti dei mostri del videogioco, il regista ha dato la parte dei mostri a dei ballerini professionisti, in modo che la loro elasticità corporea potesse aiutarli a ricreare quelle movenze davvero molto particolari.

Subito a inizio film vediamo la piccola Sharon che, malata, continua a ripetere come un mantra Silent Hill, e continua a fare disegni molto particolari, che poi fa fatica a riconoscere, come se li avesse fatti in trance.

La madre adottiva Rose è preoccupatissima e decide così, dopo averne parlato con il marito Christopher, di recarsi a Silent Hill, paese di origine della bimba, per vedere di scoprire qualcosa di più sulle sue origini, sulla sua malattia, e sperando in questo modo di trovare una cura per la figlia.

Christopher non vuole che moglie e figlia vadano a Silent Hill, ha uno strano presentimento, ma la moglie non gli dà retta, e ci si reca lo stesso di nascosto.

Appena arriva alle porte di Silent Hill ha un incidente in macchina che le fa perdere i sensi. Al suo risveglio la figlia non c’è più e una poliziotta, Cybil, l’ammanetta ritenendola responsabile della sparizione della bambina che crede abbia rapito.

I veicoli non funzionano più, né la moto della poliziotta né la macchina di Rose, così si avviano per strada verso il posto di blocco posto che avevano superato per arrivare lì, ma scoprono ben presto che la strada è bloccata da una voragine. L’unica loro soluzione resta recarsi a Silent Hill sperando di trovare aiuto, ma quello che trovano è una cittadina piena di nebbia con strani mostri che girano per le strade, sirene che suonano come a voler richiamare qualcuno o qualcosa e un gruppo di persone che ha tutto l’aspetto di una setta malsana.

Nel frattempo Christopher si reca pure lui a Silent Hill, ma trova un posto di blocco, lo sceriffo Thomas Gucci gli spiega che non si può proseguire perché l’aria di Silent Hill è tossica a causa della cenere che ancora aleggia per colpa del fuoco che ancora brucia sottoterra nelle miniere di carbone e che decenni prima ha distrutto la città.

Christopher spiega chi sta cercando e Thomas decide di portarlo a vedere le cose con i suoi occhi, e quello che trovano è infatti una cittadina disabitata e abbandonata, dove tutto è coperto di cenere. Christopher e Thomas iniziano a cercare le due donne, Rose e Cybil, senza però trovare nessun indizio che possa dir loro dove trovarle.

A questo punto capiamo subito che le due coppie stanno vivendo su due piani paralleli, gli uomini nella realtà, mentre le donne in una realtà alterata che a sua volta si trasforma in una realtà ancora più malata ogni volta che suona la sirena.

Il punto focale di tutta la storia è Sharon, la bambina, ma in realtà il tema di fondo è il pregiudizio, l’alienazione mentale causata da una fede spropositata in credi sbagliati e preconcetti causati da superstizioni e dal puritanesimo.

Gli effetti speciali della realtà alterata sono molto realistici, ma nello stesso tempo non spaventosi, perché la paura e l’orrore sono scaturiti dagli eventi e dalla parte psicologica, come capita anche nel videogioco, in cui le atmosfere fanno solo da contorno e completano la storia.

Una buona rielaborazione cinematografica del videogioco.

Micol Borzatta

Visto su Amazon Prime Video

RECENSIONE – Strade perdute – film di David Lynch

TRAMA:

Fred (Pullman), sassofonista di Los Angeles geloso della bruna moglie Renee (Arquette), riceve una videocassetta dove lo si vede accanto al corpo della consorte assassinata. Lo arrestano per uxoricidio, ma presto nella sua cella le guardie trovano, al suo posto, il giovane meccanico Pete (Getty) che, scarcerato, torna al lavoro in officina e si fa paladino di Alice (ancora Arquette), pupa bionda di un gangster (Loggia). Scritto da Lynch col coetaneo Barry Gifford, questo thriller allucinato come un incubo parla dell’incapacità di un uomo di mantenere il controllo sulla propria vita. Lo fa attraverso una struttura narrativa paragonabile a quella di una fuga (musicale) oppure al paradossale anello di Moebius che si avvolge su sé stesso in una unica dimensione, una struttura in cui è scardinato addirittura il fondamento di ogni narrazione, l’identità del protagonista. Si può anche non salire sul film, cioè respingerlo, ma “è difficile sottrarsi al suo fascino inquietante, negare la fosca bellezza delle sue immagini, dimenticare la presenza minacciosa dell’uomo misterioso” (R. Blake). Musiche di Angelo Badalamenti, Trent Reznor (Nine Inch Nails) e Barry Adamson.

RECENSIONE:

Il film inizia con Fred Madison che sta fumando perso nei suoi pensieri. Infatti soffre di un disturbo mentale ai limiti della schizofrenia, spesso è confuso e questo stato mentale lo porta a iniziare a essere convinto che la moglie lo tradisca.

Mentre è perso nei suoi pensieri suona il citofono e qualcuno gli dice:

Dick Laurent è morto.

Da quel momento la moglie, alla mattina, trova dei pacchetti contenuti delle videocassette che riprendono la loro casa, inizialmente esternamente, poi la loro camera da letto mentre loro stanno dormendo, ma le porte di casa non risultano forzate e non si sanno spiegare come qualcuno possa essere entrato in casa loro. Anche la polizia non trova nessuna traccia di intrusione.

Da quel momento tutto diventa confuso, sia per lo spettatore che per il protagonista, rispecchiando appieno la confusione mentale di Fred, che di colpo si trova in carcere per uxoricidio.

A questo punto iniziamo a seguire Pete Dayton, che non si sa come prende il posto in cella di Fred, e di Fred non si sa più nulla fino alla fine del film.

Pete è un giovane meccanico, con una vita tranquilla, tranne che per il fatto che ha a che fare un gangster. Da quel momento inizia anche lui ad avere momenti di confusione che lo portano a un crollo psichico, proprio com’era successo a Fred.

Da questo momento sarà un continuo alternarsi di personaggi sempre più strani in una follia assurda che porta lo spettatore a chiedersi se anche lui stesse iniziando a soffrire di qualche disturbo mentale.

Come in tutte le opere di Lynch non c’è mai linearità nella storia e sembra quasi voler giocare con lo spettatore, confonderlo e sconvolgerlo, stupirlo con un viaggio nella mente umana.

Uno stato mentale che è stato spunto per la creazione del videogioco Silent Hill 2, che vi porterò la recensione insieme a tutti gli altri della saga, e che porta i personaggi e lo spettatore a fare un viaggio alla scoperta di sensi di colpa, traumi e rabbia.

Il tutto in un film surreale e irreale che ci fa domandare quale genio sia Lynch e cosa ci sia veramente nella sua di mente.

Micol Borzatta

Visto in streaming

Little fires everywhere – miniserie televisiva di Liz Tigelaar

Recensione

Shaker Heights, sobborgo di Cleveland, Ohio, fine degli anni ’90

Elena Richardson è una donna bianca privilegiata e iper-performante, giornalista part-time, moglie di un avvocato, madre di quattro figli, reginetta del quartiere altolocato, dove tutto è regolato da rigide regole per mantenere l’apparenza perfetta, perfino di quanti centimetri deve essere alta l’erba.

Mia Warren è una donna di colore, artista bohemienne, che continua a cambiare città come se fosse in fuga, e sempre a corto di soldi, madre di una ragazza adolescente.

Quando Mia arriva a Shaker Heights, incontra casualmente Elena che, per dimostrare agli altri e a se stessa di essere di ampie vedute, decide di affittarle una casa e di assumerla come domestica.

Il carattere delle due donne entra subito in conflitto, portando Elena a voler indagare su Mia per svelare tutti i suoi segreti, senza rendersi conto che così facendo non riesce più a mascherare i suoi dietro a una facciata di perfezione.

Una battaglia all’ultimo sangue in cui a pagarne le conseguenze e a soffrirne sono più che altro i cinque ragazzi.

Serie televisiva di otto puntate ideata da Liz Tigelaar, ma prodotta dalle due attrici che interpretano Elena e Mia, Reese Whiterspoon e Kerry Washington.

Le puntate sono molto lenti, non prendono mai un ritmo accelerato, ma riescono comunque a catturare lo spettatore trasportandolo in una quotidianità odierna, così diversa ma anche similare alla vita che conosciamo.

I temi affrontati sono la maternità, il rapporto madre-figli e il razzismo e i pregiudizi temi molto forti che vengono approfonditi sotto aspetti diversi.

Le due protagoniste si sono rivelate come sempre spettacolari e hanno saputo dar vita a due personaggi pieni di sfacettature e sorprendenti.

La storia è la trasposizione del romanzo Tanti piccoli fuochi di Celeste Ng, di cui troverete presto la recensione.

Una visione davvero consigliata.

Micol Borzatta

Vista su Amazon Prime Video

Loving. L’amore deve nascere libero – film di Jeff Nichols

Recensione

Caroline, Virginia, 1958

Richard Loving è un operaio edile bianco che si innamora di una donna di colore amica di famiglia, Mildred Jeter.

Quando Mildred scopre di essere incinta, i due ragazzi decidono di sposarsi, ma per farlo devono recarsi fino a Washington DC, perché in Virginia i matrimoni interrazziale sono illegali per una legge anti-meticciato che è in vigore.

Dopo il matrimonio i due ragazzi costruiscono una casa a un miglio dalla casa di famiglia, ma la felicità dura poco, perché i vice dello sceriffo fa irruzione in casa loro e li arresta dichiarando che la licenza di matrimonio non è valida in Virginia.

I due vengono condannati a un anno di prigione e poi esiliati dalla Virginia per almeno 25 anni.

Richard e Mildred avranno tre figli, ma la vita lontano da casa è difficile per Mildred che diventa frustrata, decidendo così di contattare l’American Civil Liberties Union e iniziare una causa tramite la Corte Suprema per ribaltare la legge anti-meticciato.

Un film molto forte che vuole denunciare la condizione del razzismo e della mentalità chiusa e retrograda del popolo americano.

Una condizione che nel film risale alla fine degli anni cinquanta, ma che sotto certi aspetti, anche se meno eclatanti, continuiamo a vivere tutt’ora, spostando l’attenzione dalle persone di colore a quelle ritenute diverse per i loro gusti personali.

Si è spostato dal razzismo verso l’etnia, a quello verso gli omosessuali, i trans e tutta quella parte di società legata alla comunità LGBT+.

È vergognoso come al giorno d’oggi si possa avere ancora la mentalità chiusa e fare distinzioni fra le persone, quando sarebbe molto più rispettoso e anche semplice se imparassimo a capire che siamo tutti uguali, tutti esseri viventi.

Un film che mi ha fatto pensare tantissimo, e piangere in egual misura.

Micol Borzatta

Visto in streaming

Anamorph. I ritratti del serial killer – film di Henry S. Miller

Recensione

New York anni ’80.

Stan Aubray è un detective, colui che ha arrestato il famigerato serial killer denominato Zio Eddie permettendo la sua esecuzione tramite pena di morte.

Cinque anni dopo dalla morte del killer viene incaricato a indagare su omicidi molto similari, in cui si pensa sia coinvolto un imitatore: le scene dei crimini vengono sistemate come a creare opere d’arte, collegate una all’altra.

Aubray, a ogni cadavere rinvenuto, è sempre più convinto di aver arrestato, e fatto giustiziare, un innocente, e che il killer non sia un imitatore ma il vero esecutore degli omicidi di ora e del passato.

Aubray non sa come venirne a capo, fino a quando non si accorge che le scene del crimine sono degli anamorfismi.

Film molto ben sviluppato nonostante sia vecchiotto, infatti risale al 2009, in cui il killer viene descritto non solo per la sua sete di morte ma anche analizzandone la mente e le emozioni.

Punto forte del film è il continuo senso di smarrimento e sospetto del detective, che a volte porta lo spettatore ad avere sospetti proprio su di lui, con un finale inaspettato e totalmente diverso dal solito.

Micol Borzatta

Visto su Amazon Prime Video