Making a Murderer – serie TV di Laura Ricciardi e Moira Demos

Recensione

Making a Murderer è una docu-serie statunitense prodotta da Netflix e narra di Steven Avery e della sua famiglia e del loro coinvolgimento in due processi penali.

La serie è composta da due stagioni, la prima copre dieci anni, spostandosi tra New York e il Wisconsin.

Steven Avery vive nel Wisconsin e lavora con tutta la famiglia nello sfasciacarrozze di loro proprietà, nella contea di Manitowoc.

Nel 1985 Steven Avery viene arrestato e condannato per lo stupro e il tentato omici­dio di Penny Beerntsen, nonostante avesse dimostrato di avere un alibi.

Steven rimarrà in prigione per 18 anni quando, finalmente, la Innocence Project riesce a dimostrare, con l’esame del DNA di un pelo pudico, la sua innocenza. Siamo nel 2003 e Steven intenta una causa civile da 36 milioni di dollari contro la contea di Manitowoc.

Nel 2005 viene trovato il cadavere di Teresa Holbach in un terreno confinante con lo sfasciacarrozze degli Avery.

La Halbach era stata poco tempo prima, quello stesso giorno, dagli Avery per fotografare un veicolo che era in vendita.

La gestione del caso parte subito malissimo, concentrandosi su come dimostrare la colpe­volezza di Steven, che nel frattempo viene arrestato e accusato di omicidio.

La polizia si aggrappa esclusivamente al fatto che la Holbach sia stata prima da Steven e poi trovata morta nel terreno confinante, come se fosse normale per un omicida lasciare il cadavere della propria vittima sull’uscio di casa propria.

Non riuscendo a ottenere una confessione da Steven, che continua a dichiararsi innocente, decidono di arrestare Brendan Dassey, nipote di Steven.

Brendan viene tenuto tutto il giorno in una stanza ad aspettare di parlare con qualcuno, senza cibo né acqua, poi a sera inoltrata iniziano a interrogarlo mettendolo sotto pressio­ne e suggerendogli le risposte da dare manipolandolo e approfittando della sua stanchezza mentale, finché lo fanno confessare e lo accusano di complicità con lo zio.

Subito dopo Brendan, dal carcere, chiamerà la madre e le dirà che è stato costretto a dire quelle bugie, che gli avevano detto che era l’unico modo per poter tornare a casa.

Durante il processo gli avvocati dimostreranno la coercizione e che le prove recuperate dopo la confessione fossero false, dimostrando come il campione di sangue di Avery recuperato sulla scena del crimine provenisse da una provetta di sangue prelevato 18 anni prima e che è stata trovata con i sigilli rotti e forata.

La serie trasmette i video reali in cui lo spettatore può vedere l’accanimento delle forze dell’ordine nei confronti di due innocenti, uno anche minorenne, solo per metterli in cattiva luce e coprire un precedente errore giudiziario, commettendone un altro identico.

Una serie che tocca nel profondo, che fa arrabbiare e fa venire voglia di urlare contro le forze dell’ordine attraverso lo schermo.

L’ennesimo esempio di come sempre più spesso la giustizia non funziona.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

Viaggio nella mente criminale – Serie televisiva di Netflix

Recensione

Viaggio nella mente criminale è una documentazione-serie firma Netflix che è uscita a settembre 2019.

La serie si concentra sull’esplorazione della mente di famosi serial killer da parte di psicologi, per riuscire a capire se criminali si nasce o se si diventa a causa di eventi della vita, o peggio ancora da alcune formazioni del cervello.

Composta da quattro episodi vengono trasmesse le registrazioni di interviste fatte a serial killer del peso di John Wayne Gacy, Ted Bundy, la ricostruzione di casi famosi come il caso Fritz o il caso dei sequestri di Cleveland, oppure ancora le sette che hanno un capo onnipotente che riesce a farsi seguire, per arrivare a criminali storici come Al Capone, Pablo Escobar e John Gotti.

Le puntate sono molto scorrevoli e ben approfondite, riescono a rispondere a tantissime domande che ci si pone quando si pensa a personaggi del genere, ma porta anche a porsi molte altre domande riguardanti al funzionamento della mente umana.

Una serie adatta sia ad appassionanti del genere che a chi vuole avvicinarsi per la prima volta, spinto a voler approfondire il crime da un punto di vista psicologico oltre che dei fatti nudi e crudi.

Un documentario molto consigliato.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

Vikings, serie TV di Michael Hirst

Recensione

Serie televisiva canadese di genere storico ideata da Michael Hirst.

La storia è ambientata nel IX secolo in Scandinavia e le isole britanniche.

Ragnar è considerato solo come un semplice fattore, ma è diverso dai suoi compaesani, lui è curioso e vuole imparare e conoscere tutto, caratteristiche che lo spingono ad affrontare lo jarl locale, Haraldson, per proporgli di abbandonare le solite rotte verso Est, le cui terre ormai sono povere e non hanno più nulla da variare, e provare a dirigersi verso Ovest, dove si narra dell’esistenza di terre ricchissime.

Haraldson lo liquida immediatamente, in fondo è solo un fattore, è lo jarl colui che ha il potere e le vere conoscenze, così continua a mandare navi per razziare l’Est.

Ragnar allora si fa aiutare dal suo amico Floki e dal fratello Rollo e si costruisce una flotta tutta sua e riesce ad arrivare sulle coste della Northumbria, situata nella parte settentrionale della Gran Bretagna.

Saccheggiato un monastero tornano indietro portando un monaco come ostaggio, Athelstan, ma lo jarl è comunque contrariato, a tal punto che lo sfiderà a un duello all’ultimo sangue, dove il vincitore governerà il popolo.

Da lì verrà raccontata tutta la storia dei vichinghi e la loro espansione nelle terre dell’Ovest.

La serie TV è davvero fatta bene a livello storico, non si limita a raccontare i fatti, ma approfondisce anche il lato caratteriale, emotivo e le linee di pensiero dell’epoca, come la condizione della donna.

Mentre in tutto il resto del mondo la donna è vista come un essere inferiore all’uomo, ma per i vichinghi la donna è al pari dell’uomo, può combattere in battaglia e dar voce alle proprie idee, consigliando gli uomini.

Gli attori sono stati scelti con molta cura, riescono a caratterizzare i propri personaggi nei minimi dettagli, riportandoli in vita dal loro passato.

Formato da 6 stagioni, per un totale di 79 episodi da 45 minuti, ci affezioneremo così tanto ai personaggi, da sentire la loro mancanza arrivati alla fine.

Micol Borzatta

Vista in streaming

Prison Break – serie TV ideata da Paul Scheuring

Recensione

Lincoln Burrows viene accusato di aver ucciso Terrence Steadman, il fratello del vicepresidente degli Stati Uniti e viene incarcerato nel penitenziario di Fox River in attesa dell’esecuzione della condanna di morte.

Michael Scofield, un ingegnere strutturale e fratello di Lincoln Burrows, è convinto dell’innocenza di suo fratello, così finge una rapina in banca per essere arrestato e mandato nello stesso carcere del fratello.

Il piano di Michael è quello di fingersi diabetico per poter aver accesso all’infermeria e poter così creare una via di fuga per far evadere il fratello.

Nel frattempo fuori l’avvocato Veronica Donovan scopre che Terrence Stadman è vivo e viene tenuto prigioniero dal fratello in una casa del Montana, ma i giochi di potere che vogliono mantenere tutto nascosto sono troppo potenti perché possa riuscire a divulgare la verità.

serie televisiva statunitense in cui i temi fondamentali sono l’ingegno, l’azione, la fantapolitica, caratterizzata dalla suspance.

La serie è composta da sei stagioni, anche se originariamente doveva essere
solo di tre stagioni.

Gli episodi sono molto adrenalinici e tengono lo spettatore incollato alla visione, facendolo appassionare alla storia ed enfatizzare con i due fratelli protagonisti.

Una bellissima serie TV davvero consigliata.

Micol Borzatta

Vista in streaming

Mindhunter – serie televisiva di Joe Penhall

Recensione

Stati Uniti 1977

Holden Ford è un negoziatore frustrato dell’FBI che inizia a lavorare nel reparto scienze comportamentali, dove gli viene affiancato come partner Bill Tench e fa la conoscenza della professoressa Wendy Carr.

Ford, con Tench e Carr, inizia a studiare i vari modus operandi degli assassini, fino a ricavarne una nuova tipologia che denominerà serial killer e studierà un nuovo metodo di indagine per poterli riconoscere chiamato profilazione, creando così la figura del profiler.

Per fare ciò Ford andrà di prigione in prigione a intervistare i maggiori e famosi pluriomicidi della storia, fino a quando verranno chiamati sul campo, nel 1979, per trovare il famigerato serial killer BTK.

La serie televisiva è basata sui romanzi di John E. Douglas, colui che inventò la figura del profiler e del serial killer, e Mark Olshaker.

Trattandosi di una serie documentario su un pezzo della storia della polizia americana, la critica l’ha accolta molto positivamente.

Nella serie vengono riprodotte anche tutte le interviste ai serial killer, facendo dire agli attori le esatte parole riportate da Douglas nei suoi libri, dando così allo spettatore una visione realistica degli studi effettuati, e una conoscenza diversa di individui che l’opinione pubblica aveva descritto marginalmente, portandoci a capire il reale grado di crimine e colpevolezza per ognuno di loro.

Una serie televisiva davvero interessante, sia per gli amanti del genere che per chi si avvicina per la prima volta.

Ovviamente, nonostante sia stata girata nel 2017 è ambientata tra il 1977 e il 1981 e alcune parti potrebbero risultare troppo lente, ma rispecchiano i ritmi e la mentalità dell’epoca.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

Mr. Mercedes, serie televisiva di David E. Kelley

Recensione

Tutto ha inizio nel 2009 quando un ragazzo con problemi psichici, con il volto coperto da una maschera da Clown, investe una schiera di persone in attesa a una fiera del lavoro, con una Mercedes rubata, prendendo così il nome di Mr. Mercedes.

Passano due anni senza che la polizia riesca a catturarlo. Tuttavia quando il detective Bill Hodges va in pensione, riceve un messaggio da Mr. Mercedes, che lo vorrebbe spingere al suicidio.

Hodges però non si lascia manovrare e decide di indagare, non fidandosi dei suoi colleghi poliziotti.

Serie televisiva statunitense tratta dal romanzo omonimo di Stephen King scritto nel 2014.

La serie è composta da tre stagioni che vanno a coprire i tre volumi di King che comprendono la trilogia di Mr. Mercedes, anche se la seconda e la terza stagione sono invertite rispetto ai romanzi, e gli eventi tratti dal romanzo Chi perde paga sono ambientati in un’epoca temporale totalmente diversa dal romanzo.

Gli episodi sono molto scorrevoli, al punto che ci si trova ad aver finito una stagione senza nemmeno rendersi conto, e talmente accattivanti che uno tira l’altro stagione dopo stagione.

Gli attori sono ben scelti e rappresentano bene i loro personaggi, specialmente Harry Treadaway, che nei panni di Brady Hartsfield, ha un’interpretazione da Oscar.

Una serie televisiva che merita davvero e non rovina il romanzo da cui è tratta.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

Il castello errante di Howl – Studio Ghibli

Recensione

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Sophie ha solo 18 anni e gestisce la cappelleria del padre defunto, passando così tutto il suo tempo tra negozio e casa.

Un giorno, mentre si reca dal fornaio, dove lavora la sorella minore Lettie, viene avvicinata e infastidita da due gendarmi, ma in suo aiuto arriva un bellissimo mago che, dopo aver allontanato i due tizi, accompagna Sophie dalla sorella.

Tornata in negozio riceve la visita dalla Strega delle Lande che, dopo aver saputo dell’incontro della ragazza, le lancia una maledizione che la trasforma in una vecchietta e le impedisce di parlarne a chicchesia.

Sophie è costretta a lasciare la sua casa, si avvia verso le lande dove, incastrato in un cespuglio, trova uno spaventapasseri con la testa di rapa che l’aiuta a trovare un riparo: il castello errante del Mago Howl.

Sophie entra e fa la conoscenza del demoneCalcifer, un fuocherello che è colui che tiene in vita tutta la casa, e propone un patto a Sophie: lei annulla il contratto in vigore tra calci fer e Howl e lui, in cambio, rompe la maledizione.

Sophie accetta e si addormenta davanti al fuoco.

Al suo risveglio scopre che il famoso Howl non è altri che il mago che l’ha aiutata dai gendarmi.

Sophie si presenta come donna delle pulizie e inizia la sua strada per trovare una soluzione alla maledizione che l’ha colpita.

Trasposizione realizzata dallo studio Ghibli del romanzo di Diane Wynne Jones, la cui recensione trovate qui.

La storia si discosta un po’ dal romanzo, che è più cupo e crudo, ma trasmette tantissime emozioni.

Bellissimo e complesso il personaggio di Sophie che insegna come un cuore buono, pur preso di mira, può riuscire a cambiare le persone. Questo lo vediamo quando aiuta Rapa, quando al castello di Suliman aiuta la Strega delle Lande ed Heen, e quando prende le parti di Howl, facendo capire quanto lo ami.

La storia ha alcune cose inspiegabili, come il discorso della guerra che viene interrotta in quattro e quattr’otto, ma a un’attenta riflessione si capisce che è solo una metafora.

Un film d’animazione che rimarrà per sempre il mio preferito tra i lavori dello studio Ghibli.

Micol Borzatta

Visto su Netflix

Tiger King – serie TV su Netflix

Recensione

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Docu-drama di Eric Goode, composto da sette puntate e che narra la storia di Joseph Allen Shreibvogel Maldonado-Passage, conosciuto come Joe Exotic, che aveva costruito un enorme Zoo, il G. W. Zoo, ovvero Greater Wynnewood Exotic Animal Park, in Oklahoma.

La mini seria è stata distribuita su Netflix dal 20 marzo 2020.

Joe Exotic ha sempre amato gli animali, e in particolar modo i grandi felini, al punto da creare un parco contenente 1200 animali tra leoni, linci, tigri, orsi, primati.

Cantante country con un’apparenza molto eccentrica, il comportamento e il modo di fare attirano l’attenzione di un’attivista miliardaria, Carole Baskin, proprietaria del Big Cat Rescue, uno zoo spacciato per riserva a protezione dei grandi felini.

Carole Baskin è diventata un’attivista-miliardaria dopo la misteriosa scomparsa del marito, avvenuta dopo aver dichiarato di voler divorziare da lei e aver confessato alla madre, all’ex moglie e alle figlie, che si sentiva minacciato di morte da Carole Baskin.

Nonostante Carole fosse la prima a fare compra-vendita di felini esotici e togliere i cuccioli alle madri per addomesticarli e venderli come animali domestici, si accanisce contro gli altri proprietari di zoo e parchi per eliminare la concorrenza, ma nel caso di Joe Exotic esagera, lo prende come capo espiatorio per la sua crociata portandolo sul lastrico.

Joe infatti per difendersi dalle calunnie della Baskin spende quasi tutto quello che ha, portandolo a dover diventare socio con persone che si approfittano di lui e gli portano via lo zoo, arrivando a usare i suoi sfoghi, in cui urlava in pubblico che voleva la Baskin morta, come prova per accusarlo di aver assoldato un killer per ucciderla, o usare gli scheletri delle tigri vecchie e malate che ha dovuto sopprimere per accusarlo di violenza contro gli animali.

Le battaglie e le ripicche che si facevano a vicenda Joe e la Baskin sono andate avanti per anni, fino a quando è loro sfuggita di mano portando Joe in carcere, dove oggi sta combattendo contro il coronavirus, e sacrificando dei poveri animali che non c’entravano nulla.

Infatti quello che era iniziato a protezione degli animali alla fine è diventato una diatriba personale portando i partecipanti a dimenticarsi degli animali. Nel caso di Joe per esaurimento e mancanza di soldi, nel caso della Baskin perché i suoi animali sono sempre stati in gabbie piccolissime dove per bere dovevano infilare la testa in un buco piccolissimo.

Guardando attentamente la docu-serie e facendo attenzione a tutte le prove e gli avvenimenti, possiamo farci perfettamente una nostra idea di come sono realmente andare le cose e da che parte stia la ragione.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

Blood ride – serie TV ideata da Kjetil lndregard

Recensione

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Si incomincia su uno strano autobus su cui viaggiano dei passeggeri inquietanti e a ogni puntata vivremo la loro vita e cosa li abbia portati lì.

Ognuno di loro è collegato con il successivo da un omicidio, reale o mentale, che gli cambierà la vita.

La serie televisiva è originaria norvegese e per il momento composta da una stagione di sei episodi.

Ogni storia è autoconclusiva e, a mio avviso, molto ben riuscite a parte una, quella dello scrittore.

In ogni puntata possiamo trovare una morale e un insegnamento.

Una serie TV che si può divorare in un pomeriggio.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

Bed time – film ideato da Jaume Balagueró

Recensione

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Cesar lavora come portiere in un condominio di Barcellona.

Cesar è un sociopatico che non sa provare nessuna forma di felicità se non rendere infelice chi gli sta attorno. Per questo motivo passa il tempo a studiare gli inquilini del suo palazzo, in modo da saper come infliggere l’angheria migliore.

La sua vittima preferita è Clara, una ragazza solare, dolce e sempre ottimista.

Caratteristiche che la trasformano nella sua ossessione.

Questa ossessione lo porta a nascondersi sotto al suo letto, narcotizzarla nel sonno e godersi appartamento e letto per tutta la notte, frugando sempre più a fondo nella vita di Clara e in Clara.

Cesar però si spinge troppo oltre, insospettendo Marcos, il fidanzato di Clara.

Film tratto dal romanzo omonimo scritto da Alberto Marini, che trovate recensito qui, e di cui ha curato la sceneggiatura, e con la regia di Jaume Balagueró, autore della saga Rec.

A differenza del romanzo, il film è molto meno introspettivo, viviamo tutto dall’esterno in modo molto distaccato, senza capire a fondo cosa spinga Cesar a comportarsi in quel modo.

Altre differenze tolgono anche l’umanità di Cesar, infatti nel libro si prende cura di un ragazzo paraplegico, aiutandolo nella fisioterapia, mentre nel film tortura psicologicamente la madre che è bloccata in un letto d’ospedale.

Nel complesso la visione non mi è dispiaciuta ma ho preferito di gran lunga il libro.

Micol Borzatta

Visto in streaming