L’anello di Salomone, Jonathan Stroud (Salani 2011) a cura di Micol Borzatta

l'anello di salomone

Gerusalemme 900 a.c.

Salomone governa Israele grazie al grande potere derivante dall’anello che porta sempre.

Un anello magico dall’enorme potenziale che garantisce il potere supremo a chiunque ne entri in possesso.

Bartimeus, jinn di quattordicesimo livello molto potente, viene convocato dal mago personale di Salomone per recuperare l’ennesimo tesoro inestimabile che il sovrano desidera possedere.

Prequiel della trilogia che abbiamo già avuto modo di amare, scopriamo un pezzi di vita molto importante di Bartimeus.

Infatti stavolta l’ambientazione temporale è addirittura prima di Cristo, epoca di cui si conosce poco ma che Stroud ha saputo descrivere nel migliore dei modi.

La narrazione come sempre è coinvolgente e sa tenerti legato dall’inizio alla fine, anche se molte parti sono troppo noiose e prolisse. Diciamo che avrebbe potuto raccontare tutto meravigliosamente anche con molte meno pagine e saltando molte descrizioni.

Un ottimo romanzo per poter tornare ancora una volta nella vita di uno dei nostri jinn preferiti.

Micol Borzatta

La porta di Tolomeo, Jonathan Stroud (Salani 2006) a cura di Micol Borzatta

la porta di tolomeo

Tre anni sono passati e volati e John Mandrake è ora Ministro dell’Informazione.

John è diventato il mago più popolare e famoso, ma è da solo.

Bartimeus, infatti, non è più al suo fianco. John non ha voluto congedarlo fino a quando non è stato troppo tardi e il jinn ha rischiato di morire, perché aveva paura che qualcun altro potesse convocarlo e servirsi di lui per scopi malvagi, sia perché è l’unico legame che gli rimane con il periodo in cui era solo Nathaniel, un apprendista mago.

Un giorno però John si trova a dover affrontare l’ennesimo guaio: qualcuno ha convocato Bartimeus per coinvolgerlo un piano pericolosissimo in cui gli spiriti affiancheranno gli umani in una battaglia contro i maghi.

Ultimo capitolo della trilogia ci si trova ad affrontare un nuova avventura totalmente diversa dalle precedenti.

Ritroviamo sempre le descrizioni a cui siamo abituati e lo stesso ritmo veloce e adrenalinico nella narrazione, ma la scelta di dividere Nathaniel e Bartimeus risulta quasi un tradimento nei confronti di noi lettori che oramai ci eravamo affezionati alla coppia, e trasforma il tutto in un romanzo totalmente diverso.

Tradimento causato dalla bravura dell’autore di creare legami molto forti tra lettori e personaggi.

Un romanzo conclusivo che ci porta a sperare che l’autore cambi idea e ne scriva altri in modo da poterci catapultare nuovamente in questo mondo fantastico.

Micol Borzatta

L’occhio del golem, Jonathan Stoud (Salani 2005) a cura di Micol Borzatta

l'occhio del golem

Sono già passati tre anni da quando Nathaniel è riuscito a salvare il primo ministro Rupert Devereaux e a sconfiggere Lovelace e il suo malefico piano.

Tre anni in cui il ragazzo, ribattezzato John Mandrake, ha dimostrato di essere il mago più intraprendente di tutto il ministero.

Caratteristiche che portano il primo ministro a rivolgersi a lui per gestire un nuovo pericolo.

Londra infatti è nel panico a causa di un enorme mostro invisibile, probabilmente evocato dalla Resistenza: un gruppo di non maghi che vuole opporsi al dominio dei maghi, e per farlo cerca di combatterli con oggetti magici rubati ai loro proprietari.

Le indagini di Nathaniel a Londra però risultano infruttuose ed è costretto a recarsi a Praga, non prima però di aver nuovamente evocato il jinn Bartimeus.

Secondo romanzo della trilogia, anche stavolta troviamo un romanzo quasi autoconclusivo, ma che come il primo romanzo non ci toglie la voglia di proseguire la saga.

Anche stavolta le descrizioni sono minuziose e dettagliate al punto che oltre a Londra, già molto descritta nel primo romanzo, arriviamo a conoscere molto bene anche Praga.

La storia, nonostante la scaletta ricordi molto il primo, è coinvolgente e ben sviluppata.

Un ottimo secondo volume di saga che non dà la sensazione di essere transitorio, ma di essere partecipi di una nuova esperienza di vita di Nathaniel.

Micol Borzatta

L’amuleto di Samarcanda, Jonathan Stroud (Salani 2004) a cura di Micol Borzatta

l'amuleto di samarcanda

Il mago Arthur Underwood non avrebbe mai voluto un apprendista, ma un giorno viene convocato dal Ministero dell’Occupazione per l’assegnazione di un bambino.

Il bambino in questione è Nathaniel, un ragazzino di cinque anni che, come da tradizione, da quel momento deve dimenticarsi il suo nome di nascita e sarà solo un apprendista, fino a quando a dodici anni riceverà il suo nome da mago.

Il suo apprendistato sarà contrassegnato dalla mancanza di rispetto da parte del suo maestro e dall’assenza di qualsiasi riconoscimento riguardante un suo successo.

L’apice del maltrattamento avverrà quando il maestro ospiterà alcuni maghi potenti, tra cui Simon Lovelace, e si permetteranno di prendere in giro e picchiare il piccolo che non otterrà nessun tipo di aiuto, nemmeno dal suo maestro che secondo la legge dovrebbe difenderlo e proteggerlo fino a quando l’apprendista non è autosufficiente, proprio come farebbe un genitore.

Nathaniel decide così di vendicarsi per conto suo, e studiato tutto quello che poteva decide di convocare Bartimeus, un jinn di quattrodicesimo livello a cui ordina di rubare l’amuleto di Samarcanda a Lovelace e nasconderlo nello studio di Underwood.

Nathaniel però non sa che quell’amuleto ha un potere enorme ed è il pezzo fondamentale per far andare in porto il piano malefico di Lovelace per cancellare i ministri della magia e ottenere tutto il potere.

Primo romanzo della Trilogia di Bartimeus troviamo per tutta la prima parte la presentazione dei personaggi, che viene fatta buttando il lettore al centro dell’azione fin da subito, e poi tramite salti temporali ben posizionati far scoprire il passato che ha portato a quel punto.

La narrazione è vivace e ritmata, tenendo così sempre viva l’attenzione del lettore.

Il finale non ha nessun cliffhunger, anzi sembra molto un romanzo autoconclusivo, ma il legame che si instaura tra lettore e personaggi fa sì che si voglia continuare a leggere altri romanzi per poter tornare in quegli ambienti e seguire la vita dei nostri beniamini.

Micol Borzatta

Winter, Marissa Meyer (Mondadori 2017) a cura di Micol Borzatta

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Winter è la figliastra della regina Levana, sovrana dei lunari.

Molto amata da tutto il suo popolo, viene ritenuta la più bella lunare, nonostante le cicatrici che purtroppo le deturpano il viso. Più bella perfino della matrigna.

Winter, innamorata di una guardia del palazzo e amico d’infanzia, Jacin, odia con tutto se stessa la sua matrigna, sia perché sa che Levana non le permetterà mai di stare con l’amore della sua vita, sia perché sa alla perfezione che essere crudele e mostruoso in realtà sia.

Considerata una creaturina fragile e debole, Winter in realtà è molto forte e potente, e infatti è l’unica che può privare totalmente Levana dei suoi poteri.

Sarà così che unendosi a Cinder e alla sua squadra le aiuterà nella battaglia finale per sconfiggere una volta per tutte la monarchia di Levana e instaurare un uovo rapporto di pace tra terrestri e lunari.

Quarto e conclusivo romanzo della serie delle Cronache lunari.

Retelling della favola di Biancaneve, come sono stati retelling tutti i volumi della saga, non abbiamo grandissimi colpi di scena, cosa riscontrata in tutti i volumi, ma abbiamo comunque una storia intrigante che ci porta a divorare il romanzo pagina dopo pagina senza mai distogliere lo sguardo.

La scrittura della Meyer infatti riesce a coinvolgerci totalmente, oltre che a creare delle storie basate su storiche fiabe, rendendole nuove e originali.

Pieno di azione e adrenalina è un continuo alternarsi di tensione struggente e momenti sentimentali che ci trasportano in un mondo di sogni e avventura.

Un finale che non ci lascia a bocca asciutta e senza nessun evento sospeso, ma che ci lascia anche un grande vuoto strappandoci da un mondo magnifico, molto ben descritto e da personaggi che ormai sono diventati molto più che degli amici.

Micol Borzatta

La bambina scomparsa, David Bell (Giunti 2016) a cura di Micol Borzatta

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New Cambridge, Ohio.

La famiglia Stuart vive serenamente con la piccola Caitlin e il cane Frosty. Un giorno, mentre il padre Tom sta preparando la cena per la piccola di sei anni e la madre è fuori per lavoro accade una cosa stranissima: Caitlin attraversa la strada, anche se la cosa le è vietato, e scampa per miracolo una tragedia grazie ai riflessi pronti di un automobilista che riesce a inchiodare e fermarsi a pochissimi centimetri dalla bambina, che dopo solo un rapido sguardo prosegue la sua strada.

Tornata a casa Tom la interroga sull’accaduto, ma Caitlin risponde che non è successo nulla e che sicuramente il padre ha sbagliato a guardare, che chi ha visto era un’altra persona e non lei.

Questa è la prima bugia detta dalla bambina, ma che dimostra che già a quell’età ha la capacità di manipolare chiunque voglia e di rimanere impassibile davanti a tutto.

Sei anni dopo, a soli dodici anni, Caitlin viene rapita mentre è fuori con il cane.

Tom e Abby sono disperati, passano quattro anni in cui lei cerca di andare avanti con la sua vita e superare la cosa, mentre lui rimane attaccato a tutto ciò che le ricorda la figlia, perfino il cane, motivo per il quale un giorno Abby lo obbliga a darlo via. Sacrificio enorme per Tom che però non gli consente di mantenere la moglie, tant’è che Abby pochi giorni dopo lo lascia.

La separazione però non è l’unico cambiamento nella vita di Tom, infatti Caitlin viene ritrovata e il suo rapitore arrestato, ma al momento di dover testimoniare per incarcerare il colpevole la ragazzina rifiuta e nega tutto.

Tom non sa più che fare, ma una cosa la sa, non vuole che il colpevole la faccia franca, toccherà a lui indagare e scoprire cosa sia successo alla figlia in quei quattro anni.

Come il protagonista della storia anche l’autore è un docente di letteratura, e riesce a scrivere un thriller psicologico molto particolare, infatti invece di concentrarsi esclusivamente sul mistero della scomparsa della bambina e sul suo ritrovamento, si concentra sugli effetti che un’esperienza del genere possono avere sulle persone coinvolte e sulle dinamiche familiari di una coppia che fino a quel momento era felice e serena.

Con descrizioni veramente minuziose Bell riesce a entrare nell’animo del lettore esattamente come fa con quello dei suoi protagonisti, trasmettendo una sensazione di vuoto, di ansia e di angoscia che entrambi a vivere un’esperienza reale e molto forte.

Nonostante questa scelta porti una narrazione con poco pathos e poca suspance, si rimane incollati alle pagine riga dopo riga per capire e conoscere fino in fondo tutte le dinamiche e le esperienze raccontate, per riuscire a fare anche noi che leggiamo lo stesso percorso di Tom, unico modo per uscire indenni dalla lettura.

Un romanzo davvero coinvolgente e straziante che conquisterà.

Micol Borzatta

Primo venne Caino, Mariano Sabatini (Salani 2018) a cura di Micol Borzatta

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Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

Roma, luglio, giorni nostri.

Mentre Malinverno e la sua fidanza greca, Eimì, sono in vacanza a Santorini, il maggiore dei Carabinieri Walter Sgrò e la brigadiere Lucia Simoncini sono impegnati a indagare su una serie di omicidi in cui alle vittime viene staccato un pezzo di pelle in corrispondenza della presenza di un tatuaggio.

Le asportazioni vengono effettuate con una precisione chirurgica, tant’è che gli inquirenti gli appioppano il soprannome di Il tatuatore.

Chiesto l’aiuto del vicequestore Jacopo Guerci, Malinverno viene richiamato in città per poter gestire una diffusione mediatica della notizia per riuscire a mettere in difficoltà il serial killer.

Purtroppo però la morte del direttore de Il Globo e l’arrivo del nuovo direttore impediscono la pubblicazione dell’articolo.

Sorgente: Primo venne Caino – Liberi di Scrivere