Petrademone 3. Il destino dei due mondi, Manlio Castagna (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

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Dopo mille avventure Tommy e Gerico tornano nella loro casa e possono riabbracciare la madre che, provata dal dolore della loro perdita, è smunta e invecchiata.

Nel mentre, grazie all’aiuto di Momus, Astrid riesce a rimettere le mani su Miriam, cerca di convincerla ad andare con lei, facendole ricordare la sua infanzia, ma proprio grazie a questa mossa, Miriam, si rende conto che la sua memoria va indietro solo di qualche anno, il resto dei ricordi sono racconti che Astrid le ha riferito facendole vedere delle foto, ancor prima che quell’avventura iniziasse.

Frida si unisce a Drogo, e Vanni, e al maestro Kebran, un Crepuscolare, per cercare Astrid e sconfiggerla. Per fare ciò si recano all’Altopiano.

Durante la sua avventura Frida scopre che Erlon è il suo genius, come Klam lo era per Asteras, e che il suo potere, la sua Volontà, è quella dei Primi Sorveglianti.

Insieme ai nostri compagni di viaggio abbiamo scoperto cosa sia veramente Amalantrah, la Terra del non ritorno, e capiamo cosa siano in realtà gli Affiorati.

E ora incomincia l’ultima parte del viaggio.

Astrid è riuscita a sconfinare nel nostro mondo con la sua armata del Male, distruggendo entrambi i mondi con Tempeste e Cataclismi che portano la morte.

Le nuove scoperte relative ai loro poteri, portano Miriam e Frida a essere destinate a combattere in prima linea, ma prima devono imparare a padroneggiarli, ma il tempo scorre veloce, la distruzione avanza.

Per loro fortuna hanno al loro fianco alleati millenari che si credeva essere spariti.

Hundo, l’Ombra che divora, non si accontenta più degli animali, vuole divorare le anime dei bambini per riuscire a diventare sempre più forte e prendere il dominio dei due mondi e donarlo al grande Shulu.

Ed è così che si dirige verso Valdrada.

La grande battaglia tra Ombra e Luce ha inizio.

Il romanzo inizia con un flash back in cui Margherita sta narrando una storia a una Frida decenne che sta per mettersi a dormire. Il tono della narrazione ci dà l’impressione di sentire anche noi la voce di Margherita trascinandoci immediatamente dentro alla storia e dentro al libro, riportandoci in quel mondo magico che avevamo lasciato alla fine del secondo volume.

Lo stile narrativo di Castagna, infatti, fa sì che a noi lettori arrivi perfettamente l’atmosfera delle situazioni, coinvolgendoci e trasportandoci fisicamente dentro al romanzo, al punto che quando Margherita e Guido litigavano, vorremmo nasconderci insieme a Frida, curiosi di assistere alla litigata, ma intimoriti di essere scoperti a partecipare a una discussione tra adulti.

Anche in questo terzo volume i temi fondamentali trattati son il lutto, l’amicizia e la famiglia. Temi molto importanti che hanno guidato la storia e i personaggi per tutta la trilogia e che sono trattati in modo molto approfondito.

Anche il rapporto con gli animali è molto ben trattato. Vengono molto valorizzati, trasmettendo il messaggio che sono esseri viventi con sentimenti puri e che vanno rispettati. Il legame che si crea fra loro e i personaggi è molto ben descritto e gli viene data la giusta importanza, cosa molto rara nei romanzi, in cui di solito hanno un ruolo di comparsa o marginale.

I personaggi fanno un’ulteriore crescita che li porta a compiere azioni molto più ragionate e non pensano più alle bambinate commesse nel primo volume.

Essendo tutti divisi, la narrazione è molto spezzettata, saltando da un personaggio all’altro, ma non ci troviamo a fare confusione perché ognuno di loro è stato talmente ben caratterizzato in tutti i volumi che oramai possiamo riconoscerli dal solo parlare o modo di pensare.

Il ritmo è sempre molto cadenzato, come eravamo già abituati, e accompagna perfettamente l’andamento della storia.

Un terzo volume davvero pieno che completa alla perfezione la trilogia, rispondendo a tutte le domande e dandoci modo di salutare i nostri amici, anche se ci porteremo dentro un senso di malinconia e di vuoto, una volta girata l’ultima pagina.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Petrademone 2. La terra del non ritorno, Manlio Castagna (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

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Frida, Miriam, Gerico e Tommy sono riusciti ad attraversare il Cancello per il regno di Amalantrah, ritrovandosi immersi nelle nebbie di Nevelhem.

Al loro arrivo hanno incontrato una carovana di Uomini Vuoti, che trasportava i cani rapiti e Barnaba, e subito dietro i cani di Petrademone guidati da uno strano ragazzo.

Finita la battaglia Frida scopre che il ragazzo, Asteras è un altro Sorvegliante e loro due sono gli ultimi due.

Aiutati da Klam, un Signore delle Porte che sta sulle spalle di Asteras, Barnaba e tutti i cani tornano a Petrademone, mentre il gruppo si dirige dai saggi di Nevelhem, gli unici che possono guarire Gerico dal veleno dei Vuoti, penetrato attraverso una ferita subita durante la battaglia, e che sapranno dire come combattere Shulu il Divoratore.

Nel frattempo dal Cancello da cui è passato Barnaba un’altra creatura lo sta attraversando: il Magro Notturno che i ragazzi credevano di aver ucciso. Appena arrivato a Nevelhem la voce di Astrid gli ordina di uccidere tutti i ragazzi, ma di portarle viva la muta, ovvero Miriam.

Qui eravamo arrivati alla fine del primo volume e iniziamo il secondo volume con un salto temporale all’indietro in cui Drogo e il figlio Vanni, di soli dieci anni, che attraversano il Cancello e il primo incontro di Vanni con un Magro Notturno che lo trasforma per sempre nel Vanni che abbiamo conosciuto.

Appena scoperto il passato di Vanni e di Drogo si ritorna nel 1985 e alla corsa del gruppo verso l’avamposto dei saggi per salvare Gerico. Nel frattempo sostano alla casa-tumulo di Asteras e Klam che cercano di studiare la strada giusta.

Intanto nel Regno dei Demoni Sepolti Astrid sta cercando di velocizzare la rinascita e la liberazione di Shulu, che grazie alla liberazione dell’ultima carovana da parte dei ragazzi, hanno perso molti cani da sacrificare, rallentando così tutti i loro piani.

Tra i cani prigionieri c’è Pipirit, il Jack Russell di Tommy e Gerico che passa tutto il tempo cercando di scappare per tornare dai suoi padroni. Infatti Pipirit è l’unico che riesce a non subire gli effetti dei trattamenti di Astrid.

Ognuno di loro ha il suo obiettivo da raggiungere, una missione da svolgere e per nessuno di loro sarà semplice raggiungere la meta, tantissimi pericoli e insidie si intrometteranno per bloccare loro la strada.

Per mille e mille anni
il cane infernale dormirà riottoso,
sognando vendetta e vasti danni,
sbranando e ruggendo al risveglio
furioso.
Col sangue canino di Centomila
virgulti
si cospargerà il nero e tetro manto
e spezzerà le pesanti catene
dell’insulto

levando nei due mondi l’infinito
pianto.

Secondo volume della trilogia e proseguiamo nell’avventura nell’altro mondo.

La storia prosegue esattamente da dove si era fermata nel volume precedente, con alcuni salti temporali che ci permettono di conoscere eventi del passato che chiariscono molti punti rimati in sospeso, ma nuove domande verranno poste e di cui non troveremo risposte in questo volume.

Anche questa volta ci sono tantissimi riferimenti al romanzo Il meraviglioso mondo di Oz, riferimenti che vengono dichiarati apertamente, infatti fin dal primo volume sappiamo che è il libro preferito di Frida, di sua zia Cat e della nonna.

Anche il viaggio che compiono Frida e Asteras sembra molto similare a quello di Dorothy, e lo fa notare Frida stessa durante una notte in cui sono accampati sotto a un albero.

A me personalmente la storia ricorda molto più Alice nel paese delle meraviglie, ma con un’atmosfera molto più cupa.

Le ambientazioni infatti sono molto dark, aiutate dalla presenza perenne della nebbia e da descrizioni molto vivide che fanno sentire il gelo nelle ossa, l’odore di umido e di marcio che persistono nella foresta di Nevelhem.

I personaggi, sempre molto ben caratterizzati, sembrano molto cresciuti, nonostante siano passati solamente pochissimi giorni dall’inizio di tutta la storia.

Come spesso capita anche nella realtà, però, non è il tempo a decretare la crescita e la maturazione delle persone, ma le avversità e le esperienze della vita. Così accade ai nostri protagonisti, rendendoli molto vividi e reali.

La narrazione è l’unico neo del romanzo.

Il ritmo infatti è molto lento per buona parte del romanzo, nonostante la storia abbia bisogno di ritmo, devono combattere contro il tempo, contro la morte, il ritmo rimane lento, troppo descrittivo, concentrandosi molto più sugli ambienti, allungando così la lunghezza del libro.

La storia diventa così molto introspettiva, e interessante dal punto di vista psicologico, ma molto meno coinvolgente per quanto riguarda l’azione, rispetto al primo volume.

Un classico volume intermedio transitorio che si riprende molto sul finale, ridestando l’interesse del lettore che si trova a voler divorare immediatamente il terzo volume.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

Giovani anime antiche, Giulia Tarquini (Elpis 2018) a cura di Micol Borzatta

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Diamante De Santis non è una ragazza come tante. Fin da piccola sente una voce nella sua testa, una voce maschile, che lei battezzò Zaffiro.

Abbandonata dalla madre, andata via di casa quando lei era piccolissima, con un padre sempre assente per lavoro, è stata cresciuta da una governante che lei considera come una nonna, e da Zaffiro.

A scuola è stata vittima dei bulli, che l’hanno sempre considerata strana e pazza, e a casa il padre l’ha da sempre mandata da uno psichiatra, che continua a vedere per tutta la vita, cambiandoli periodicamente. L’unica che l’accettava per com’era era proprio la nonna Giuseppina.

Con il passare degli anni, e con la morte di Giuseppina, Diamante rimane completamente da sola, se non per la presenza di Zaffiro e successivamente di Perseo Ferri, unico compagno di scuola con cui crea un legame di amicizia forte e sincero, al punto da rivelargli di Zaffiro.

A Diamante piace molto dipingere e lo usa come valvola di sfogo per riportare i suoi sogni ed esorcizzarli. Un giorno si lascia convincere dal suo psichiatra a esporre un paio dei suoi disegni nella mostra d’arte che l’Accademia che frequenta un amico del figlio sta organizzando, ma in forma anonima.

L’organizzatore della mostra, non trovando nessun nome e vista la somiglianza li mette vicino a due altri quadri che riportano lo stesso soggetto ma visto da una prospettiva diversa.

È così che Diamante e Damiano D’Ortensi vengono a conoscenza una dell’altro e dentro di loro sentono che devono assolutamente incontrarsi.

Infatti la cosa che li unisce è proprio l’origine di quei quadri, entrambi hanno dipinto i loro sogni, o più precisamente i loro incubi.

Che posto è quella foresta dipinta e quel lago?

Che cos’è quella nebbia portatrice di morte?

E cosa lega Damiano e Diamante?

Soprattutto chi è Zaffiro e perché vive nella testa di Diamante?

Dia, apri gli occhi, ti prego! È tutto così buio quando dormi, è come se la luce non dovesse più tornare, come se fossi sottoterra in una bara.
Dimenticato. Inesistente.
Mi sento così solo…
Apri gli occhi, per favore!
Come sono finito qui? Me lo chiedo ogni volta… in questo non-luogo che non mi appartiene…
Perché? Perché? Perché?
Non ho un genitore o un amico a cui rivolgermi, non sono mai nato, eppure esisto, lo so!
Sono un parassita, uno scherzo della natura!
Cosa sono effettivamente? Una “voce” che nessuno può udire tranne te. Eppure vivo, penso, desidero.
Qual è il mio posto in questo mondo? Cosa mi lega a te, se non questa sensazione travolgente che va al di là della mia comprensione?
Sono qui, dannazione! Siamo una cosa sola, eppure non posso neanche sfiorarti.
Una condanna.
Mi sento così infelice… Così arrabbiato!

Il romanzo inizia subito con quello che sembra un sogno, o per meglio dire un incubo, buttandoci nella più totale confusione. Non abbiamo punti di riferimento, non sappiamo nulla né dei luoghi né dei personaggi, ma ci viene trasmesso un senso di angoscia enorme.

Subito dopo iniziamo a conoscere Diamante, la scelta di presentarla mentre è in una seduta psichiatrica è un ottimo modo per farcela conoscere interiormente. Infatti di lei l’aspetto fisico non viene menzionato, ma veniamo a conoscenza di Zaffiro e dell sue esperienze da bambina timida e chiusa.

Infatti, nonostante non sia un’idea innovativa e originale, durante la narrazione ci sono molti flash back di quando Diamante era piccola, dei suoi problemi a scuola e degli attacchi subiti dai bulli.

I sentimenti e i pensieri sono descritti molto intensamente, facendoci provare ogni emozione, che ci riempirà diventando nostra e prendendo corpo e tangibilità.

Il continuo saltellare, nella narrazione, tra sogni e realtà, creano un alone di mistero che cattura il lettore come la calamita fa con una pagliuzza di ferro, tenendolo inchiodato alla lettura per arrivare a dove tutto verrà spiegato.

Il coinvolgimento è totale, nonostante a un quarto del romanzo, più o meno, ci sia un netto rallentamento a causa di un evento che continua a ripetersi diventando un po’ monotono e noioso, nonostante a ogni ripetizione ci sia qualche evento in più e qualche informazione in più.

Superato questo punto, però, la narrazione torna ad avere un ritmo molto più veloce portandoci a girare una pagina dopo l’altra, accompagnati da colpi di scena inaspettati e da momenti mozzafiato.

Il finale poi è spettacolare, si rimane veramente sfiniti ma soddisfati, completi, con un turbinio di mille emozioni che vorticano dentro di noi stordendoci.

Una lettura davvero piacevole e soddisfacente.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Danza Macabra, Gabriella Bertolino (Elpis 2018) a cura di Micol Borzatta

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Rainbow e Mina Macabra sono gemelle, entrambe warlock, ma Mina è dell’elementare dell’acqua, mentre Rainbow della Terra, essendo gemelle non dovrebbero stare insieme, ma loro due sono inseparabili, al punto tale che Rainbow decide di iscriversi anche lei alla New Forest Coven, attirandosi l’odio della direttrice, Constance Avurie, e dei compagni di Istituto.

Il tutto peggiora quando Mina le comunica che vuole andare al Ballo d’Inverno, l’annuale ballo che dà il benvenuto ai nuovi allievi, e che è innamorata del suo cavaliere e che, nonostante la promessa fatta da bambine di stare sempre insieme solo loro due, lei vorrebbe crearsi una famiglia sua.

Rainbow si sente tradita, abbandonata, vuota. La sua vita girava tutta intorno a Mina ed era sviluppata su quella promessa: sempre insieme.

Decide così, guidata dall’impulsività, di andare al ballo anche lei, accettando l’invito di uno degli amici del cavaliere della sorella, un grassone pieno di sé che odia i warlock del Terra, come tutti ritenendoli solo dei servi con poteri inutili.

Tutta la serata è una tortura per Rainbow, che oltretutto non riesce a trovare la sorella, ma il peggio avviene quando, a mezzanotte, ogni cavaliere afferra la mano della propria dama e la trascina nel bosco.

Durante la corsa Rainbow vede Mina, corre felice e solare con il suo cavaliere, il suo amato, per poi sparire nuovamente nella folla.

Da quel momento le cose precipitano. Il cavaliere di Rainbow cerca di ucciderla, ma muore provandoci. Lei scappa, circondata da urla, sia maschili che femminili, fino ad arrivare in uno spiazzo pieno di cadaveri, e lì c’è Mina.

Quello che doveva essere un ballo di benvenuto è finito in un massacro. Massacro voluto dalla direttrice e dai docenti.

Un massacro ma per cosa?

L’odio di Rainbow cresce all’inverosimile e sul cadavere della sorella fa una promessa, la più pericolosa che possa esistere.

Il dolore ha lo stesso suono del silenzio.
Lo stesso suono del cuore fermo di mia sorella.
Ha il sapore dolce del suo profumo.
Ha il colore dei suoi occhi.
Ma il dolore c’è.
Mia sorella no.

Mina è morta.

Il romanzo si apre subito con delle pagine molto poetiche che spiegano il motivo del nome Danza Macabra e poi un sogno di Rainbow, inserendo così la voce narrante del romanzo e incominciando a descriverci una delle protagoniste.

Rainbow e Mina, infatti, sono identiche a livello esteriore, come ci si aspetta da due gemelle, ma completamente opposte come carattere e aspirazione.

Fin da subito capiamo che Rainbow è molto dark, asociale, chiusa, quasi eremitica. Mentre Mina è solare, ama stare in compagnia, vede il buono in tutti e sogna di avere una famiglia e dei figli.

Due sorelle completamente diverse, ma proprio per questo complementari, come se fossero un’unica persona divisa in due.

Le protagoniste poi non sono per niente stereotipate, ma hanno i loro difetti, Mina ad esempio tende a balbettare quando è nervosa, difetti che le rendono naturali e realistiche.

I personaggi secondari invece tendono ad avere alcune caratteristiche stereotipate, come molti comportamenti, ma riescono a risultare abbastanza naturali, infondo anche nel mondo reale a volte certa gente sembra uno stereotipo.

Grazie a una narrazione tutta in prima persona e a descrizioni molto dettagliate ma tutte narrate dal punto di vista della narratrice, abbiamo l’impressione che Rainbow si stia rivolgendo direttamente a noi, come se ci stesse raccontando una parte della sua vita.

Il linguaggio utilizzato, escludendo le prime pagine poetiche, è molto semplice e rispecchia molto l’età dei protagonisti.

Anche il ritmo narrativo è ben abbinato alla storia, e si mantiene molto argentino, movimentato, permettendo una lettura davvero veloce e scorrevole, che ci permette di divorare il romanzo in poco più di un pomeriggio.

La suspance persiste per tutta la lettura, nonostante i colpi di scena non siano molti, ma è l’atmosfera stessa che crea ansia nel lettore, il non sapere cosa accadrà alla fine, quali saranno le conseguenze di un inizio tragico.

Molto ben approfondito il tema delle relazioni familiari e dei sentimenti, senza cadere nel cliché della love story.

Una storia incredibile di cui potremo leggere subito il seguito, appena pubblicato sempre da Elpis, Litania Lugubre.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

The Boys, serie televisiva su Amazon Prime del 2019

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Serie televisiva, per ora di una stagione, che vuole sfatare il mito dei supereroi, ideata da Erik Kripke e basata sull’omonimo fumetto creato da Garth Ennis e Darick Robertson.

La serie inizia con il giovane Hugie Campbell che è sul bordo del marciapiede con la fidanzata Robin quando, quest’ultima, viene travolta da A-Train, l’uomo più veloce del mondo, che la disintegra, al che il supereroe si scusa e scappa.

Hugie pretende giustizio=a, ma la Vough, la multinazionale che gestisce e protegge il gruppo dei sette, ovvero i sette supereroi più in vista nella città, insabbia tutto e offre a Hugie 45.000 dollari per tacere.

In suo aiuto arriva Bill Butcher, ex agente dell’FBI, a cui Patriota ha fatto sparire la moglie dopo averla violentata, e che vuole ricostruire il gruppo di ex agenti che era nato per punire i supereroi per i loro crimini, i The Boys.

Con l’aiuto di Bill, Hugie riesce a denunciare alla comunità le nefandezze dei Super.

La serie TV, come il fumetto, è interessante proprio per il suo umanizzare le figure dei supereroi, rendendoli così capaci di avere difetti, vizi, malizia, persone che possono commettere eroi.

Il messaggio che vuole trasmette è quello di denuncia verso la società americana che tende a dare valore al potere, ai fanatici della religione e all’opinione pubblica guidata dai media e dal marketing.

I super infatti sono pericolosi e criminali, hanno fatto tantissimi errori provocando anche la morte di persone innocenti, ma nessuno sa queste cose perché vengono subito insabbiate in modo che il popolo veda personaggi di potere perfetti.

Personaggi che rimangono su un piedistallo finché il popolo e il marketing non decide di voltare loro le spalle e di distruggerli.

Il fumetto è dal 2008 che è oggetto di diversi tentativi per essere adattato, ovvero dall’inizio della sua pubblicazione.

I primi a tentarci sono stati la Columbia Pictures e la Paramount Pictures, ma non è andato in porto nulla.

Solo nel 2016, grazie all’emittente televisiva Cinemax, si inizia a lavorare per una produzione per il piccolo schermo.

Nel 2017 Amazon Studios subentra a Cinemax nel progetto e nasce la prima stagione co-prodotta con Sony Pictures Television, la Point Grey Pictures e la Original Film.

Amazon ha deciso, e comunicato una settimana prima della messa in onda, che verrà prodotta una seconda stagione.

Il tema trattato è davvero interessante e molto ben sviluppato, specialmente il lato umano e psicologico dei protagonisti, tant’è che ho iniziato a guardarla senza aspettarmi troppo, e anche un po’ prevenuta a dirla tutta, ritenendola l’ennesima serie TV su supereroi, e invece ha saputo farmi cambiare idea, farmi ricredere e farmi decidere di recensirla per farla conoscere a tutti.

Davvero meritevole.

Micol Borzatta

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Il sotterraneo, Stephen Leather (Sperling & Kupfer 2012) a cura di Micol Borzatta

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New York.

Marvin Waller è un aspirante sceneggiatore che prova invano a far arrivare i suoi lavori ai maggiori produttori della città, ma ogni volta i suoi scritti non superano la segretaria di turno.

È per questo motivo che Marvin ha un odio fortissimo verso queste figure che reputa le uniche colpevoli per il suo mancato successo.

Nel frattempo in città c’è un serial killer che colpisce solo giovani ragazze che fanno le segretarie.

A indagare vengono chiamati Ed Turner e Lisa Marcinko che, a causa del suo odio verso la figura professionale della segretaria e alla trama crime dalle tinte forti dei suoi scritti, sono convinti che il colpevole sia proprio Marvin.

Il comportamento di Marvin però è strano, infatti non ha nessun problema ad avere la polizia alle costole, no gli interessa proprio e non lo preoccupa, comportamento che inizia a far pensare ai due detective che forse è innocente.

A questo punto però devono trovare il colpevole, ma non hanno più tempo, se vogliono che la nuova vittima chiusa nel sotterraneo ne esca viva.

Romanzo thriller psicologico breve ma shockante, con un finale inaspettato, un colpo di scena incredibile, anche se lascia un paio di domande in sospeso.

Fin dalle prime pagine il ritmo è incalzante e le informazioni che troviamo ci portano a continuare la lettura in modo da cercare di fare chiarezza.

Le descrizioni ambientali non sono molto particolareggiate, ma non hanno bisogno di esserlo, al contrario invece delle particolarità legate alle indagini e ai personaggi.

Quest’ultimi infatti sono veramente ben caratterizzati e gli approfondimenti psicologici e caratteriali sono i veri protagonisti della storia.

La narrazione è tutta in prima persona e a capitoli alternati tra Marvin e il Killer.

Marvin è un personaggio odioso, irritante, che si crede superiore a chiunque nonostante sia un fallito, e quando viene considerato il primo sospettato, quasi ci dispiace che sia innocente.

Il killer invece è pacato, serioso, metodico, quasi rispettoso a modo suo, che porta il lettore ad avere una sorta di riverenza nei suoi confronti.

I colpi di scena sono totalmente inaspettati e davvero shockanti.

Un romanzo che inizialmente è stato autopubblicato solo in ebook, ma che ha subito dimostrato il suo valore e il suo merito diventando un caso editoriale.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

Casa di foglie, Mark Z. Danielewski (Mondadori 2005) a cura di Micol Borzatta

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Chiunque trovi e pubblichi questo lavoro avrà diritto a godere dei proventi. Chiedo solo che il mio nome abbia il giusto rilievo. Forse diventerete perfino ricchi. Qualora invece scoprisse che i lettori sono tutt’altro che motivati e preferiscono desistere dall’impresa, mi permetto di suggerirvi di bere vino in quantità e di ballare nelle lenzuola della vostra prima notte di nozze, dal momento che, lo sappiate o no, adesso siete davvero ricchi. Dicono che la verità superi la prova del tempo. Non posso pensare a una consolazione migliore del sapere che questo documento non abbia superato tale prova.

Johnny Truant è stato sfrattato dal suo appartamento e parlando con il suo amico Lude, viene a sapere che un vecchietto sta mettendo in affitto il suo appartamento.

Johnny non ci bada e cerca altro, quando un giorno Lude gli comunica che il vecchio è morto.

Una volta che l’appartamento è stato liberato dal cadavere, il padrone di casa decide di chiamare qualcuno che lo svuoti dal mobilio.

La notte prima dell’arrivo degli sgomberatori Lude chiama Johnny ed entrano nell’appartamento.

La prima cosa che vedono sono le finestre inchiodate e gli spiragli e le prese d’aria scocciate con il nastro adesivo, come se non volesse far uscire qualcosa, quattro segno lunghi venti centimetri vicino al corpo del vecchio, che scoprirono chiamarsi Zampanò, e una miriade di pezzi di carta, di qualsiasi tipo o genere, ricoperti di parole di inchiostro, di frasi, concetti. A volte senza senso, a volte mezzi cancellati, incollati fra di loro, piegati, strappati.

Johnny quella notte si porta a casa tutti questi scritti e piano piano inizia a leggerli e piano piano si estranea dal mondo, non risponde più al telefono e, con il passare dei giorni, spranga tutte le finestre, rinforzato tutto a prova di ciclone, comprato catene e lucchetti e smesso di dormire.

Da quel momento Johnny vive in compagnia del terrore, quello più duro, quello più profondo, che si attacca all’anima e non ti lascia mai più.

E poi, non importa dove sarete, in un ristorante affollato, in una strada desolata o magari anche comodi a casa vostra, vi vedrete smantellare da soli tutte le certezze su cui avete sempre fondato la vostra vita. Ve ne starete in un angolo mentre un’immensa complessità vi invaderà, distruggendo pezzo dopo pezzo tutte le vostre elaborate negazioni, siano esse consce o inconsce. Vada come vada, incapaci di opporre resistenza, lotterete comunque con tutte le vostre forze per non dover affrontare la cosa che vi spaventa di più, e che è, sarà ed è sempre stata là, dinanzi a voi, la creatura che voi stessi siete realmente, la creatura che noi tutti siamo, sepolta nell’oscurità anonima di un nome.

E allora inizieranno gli incubi.

Rilettura del romanzo, la prima volta lo avevo letto in ebook, mentre questa volta in cartaceo, ed è stata completamente diversa, perché la percezione che si ha notando meglio i cambi di carattere, di impaginazione ha trasmesso sensazioni diverse, facendomi gustare ancora di più un libro che già mi era piaciuto.

Già dall’introduzione veniamo trascinati nel romanzo perché la voce narrante si sta rivolgendo direttamente a noi lettori raccontandoci la sua storia, sottolineando in particolare le sensazioni provate, i pensieri che gli sono sorti, le ansie e le paure.

Subito dopo veniamo catapultati dentro al romanzo scritto da Zampanò, una storia dentro la storia, in cui stile narrativo e linguaggio cambiano totalmente, come se fosse veramente scritto da un’altra persona.

E qui iniziamo a vivere la storia di Will Navidson, un fotoreporter vincitore di un premio pulitzer e della sua compagna Karen Green, trasferitosi in una casa misteriosa, il sui interno era più grande dell’esterno e in cui viveva quella oscurità che Will cercava da tempo di fotografare.

Il tutto scritto da un Zampanò cieco.

La particolarità del romanzo è anche nello stile narrativo, oltre a quello di scrittura già menzionato. Infatti le voci narranti sono più di una, come le storie narrate, e saltiamo da una all’altra continuamente, ritrovandoci a vivere pure noi la distruzione mentale di Zampanò e di Johnny.

Nonostante non sia mai esistito un video documentario intitolato The Navidson Record, come non è mai esistita la famiglia Navidson, l’autore è riuscito a rendere tutto reale.

Johnny trova il saggio di Zampanò sul video, contenente anche trascrizioni del video fatte dal fratello di Will Navidson, con documentazioni relative alla storia.

Nel frattempo seguiamo la vita di Johnny, e la sua storia familiare, compresa la pazzia della madre, documentata dalle lettere scritte da lei stessa.

Come dicevo il tutto è scritto utilizzando caratteri diversi, che permettono di seguire tutte le storie senza fare confusione, e in alcuni punti il testo stesso è scritto in modo anomalo. Infatti ci troveremo a dover rigirare il libro a testa in giù o in diagonale, a volte ci saranno solo una o due parole per pagina, altre volte dovremo piegare le pagine e tutto per descrivere appieno lo stato mentale del narratore.

Una lettura davvero stupefacente che sa davvero catturare il lettore sotto ogni punto di vista e coinvolgendo più di un apparato sensoriale.

Un romanzo davvero adatto al periodo autunnale e in particolar modo nel periodo di Halloween e che va letto esclusivamente in cartaceo, anche se non è semplice reperirlo.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca