Fallen, Lauren Kate (Rizzoli 2017) a cura di Micol Borzatta

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Lucinda, chiamata da tutti Luce, è una ragazza di diciassette anni che fin dalla sua nascita ha sempre avuto una differenza da tutti gli altri: lei vede delle ombre che la seguono ovunque e si divertono a farle accadere le cose più terribili.

Proprio a causa di queste ombre, una sera mentre è insieme a un ragazzo che le piace Trevor, scoppia un incendio che provoca la morte di lui.

Non potendo spiegare alla polizia la presenza delle ombre, Luce viene incolpata dell’accaduto e mandata prima da alcuni psichiatri e poi a Sword & Cross, una scuola correzionale.

Qui Luce incontra Daniel e Cam, tanto introverso e misterioso lui, quanto dolce e aperto l’altro. Luce sentirà il suo cuore appartenere immediatamente a Daniel, ma la continua presenza di Cam e il suo corteggiamento la porteranno a vivere in bilico fra i due.

Nel frattempo, con l’amica Penn, Luce cerca di indagare il più possibile su Daniel per capire quale grande segreto stia nascondendo il ragazzo.

Un romanzo molto particolare, che utilizza l’argomento angeli in modo del tutto nuovo e innovativo.

Descrizioni fantastiche sia dei luoghi che dei personaggi fanno sì che il lettore riesca a immergersi completamente nell’atmosfera molto gotica e lugubre della scuola, e possa appassionarsi e creare legami con i protagonisti.

Lo stile narrativo è molto veloce e leggero, portando così il romanzo alla portata di qualsiasi target, da quello più giovane a quello più adulto che ancora ha voglia di sognare e appassionarsi a storie fuori dal mondo quotidiano.

La trama, invece, non è delle migliori, e questo è davvero un peccato. Se nel complesso il romanzo è magnifico, bisogna riscontrare che il suo vero splendore lo acquisisce dalle ultime 250 pagine circa, prima è lento, monotono, un continuo rincorrersi tra Luce e Daniel che dopo un po’ viene a noia perché ripetitivo. Per carità le sensazioni che dovevano essere trasmesse al lettore era proprio di ripetitività degli eventi, perché il rapporto tra Luce e Daniel si basa tutto su quello, ma la realizzazione che ne è uscita è monotona e porta il lettore a rinunciare il proseguo della lettura. Rinuncia che effettivamente sarebbe un tremendo errore, perché arrivati a 250 pagine dalla fine il romanzo si riprende, diventa avvincente, frenetico e finisce con un cliffhanger mozzafiato che lascia solo la voglia di prendere in mano il secondo volume della pentalogia e continuare a vivere le avventure dei protagonisti per capire più a fondo cosa gli aspetta e quale mistero hanno alle loro spalle.

Un romanzo davvero particolare e tutto sommato entusiasmante, che dà inizio a una saga che promette colpi di scena continui e misteri interessanti.

Micol Borzatta

 

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Io sono Kurt, Paolo Restuccia (Fazi Editore 2016) a cura di Micol Borzatta

Recensione pubblicata sul blog Leggere a Colori con cui collaboro

Andrea Borghi, ragazzo che ama la musica alla follia, decide di inviare i suoi lavori musicali a Zanchi, proprietario di una radio e conosciuto come Diavolo Biondo. Andrea riesce a farsi fissare un colloquio direttamente con Zanchi, che appena lo vede decide di assumerlo come DJ, e da quel momento verrà conosciuto come Kurt. Tutto fila liscio, fino a quando nel 1996 Diavolo Biondo ruberà dieci milioni a Kurt e le loro strade si divideranno.

Una sera di molti anni dopo, siamo ormai ai giorni nostri, Andrea si sta dirigendo a Lugano per versare i soldi dell’incasso del locale notturno che gestisce insieme alla moglie Rita e al cognato, quando, fermo a un semaforo, vede che nella macchina a fianco alla sua c’è proprio Il Diavolo Biondo. Decide così di seguirlo, facendo una deviazione dal suo tragitto, convinto che la meta finale dell’ex amico sia Trieste, ma arrivati all’autostrada lo perde di vista. Kurt decide di fermarsi in un motel e riprendere la strada la mattina dopo, ma al suo risveglio si accorge che i soldi che doveva depositare sono spariti. Il problema è più grosso di quanto sembri perché per il momento, pur essendo in tre a gestire il night, l’unico a incassare è il cognato essendo a credito nei confronti di Kurt e di Rita, così i soldi spariti erano del cognato. Ora non può fare altro che ritrovarli fin all’ultimo centesimo e capire cosa sia successo.

Sorgente: Recensione di Io sono Kurt di Paolo Restuccia – Leggere a Colori

Quindici minuti, Jill Cooper (Dunwich Edizioni 2015) a cura di Micol Borzatta

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Quindici minuti, è questo il tempo che la Rewind concede per ogni viaggio nel tempo.

Le altre regole sono:

  • Non si può andare più di una volta nello stesso momento specifico
  • Non si può cambiare il passato
  • Non si deve interagire con nessuno

Lara Crane però ha altre idee.

Adolescente, orfana di madre da quando era troppo piccola per ricordarla, vuole assolutamente cambiare l’attimo della sua morte, vuole riavere la mamma.

E’ così che decide di infrangere tutte le regole, ma al suo ritorna si ritrova a essere Lara Montgomery, con due fratellini gemelli, un patrigno, un ragazzo diverso, ma cosa più stravolgente, pur avendo la mamma non ha più il padre, incriminato a scontare vent’anni per il tentato omicidio nei confronti della moglie.

Lara è sconvolta. Non può tornare indietro a rimettere le cose a posto, oltretutto non è pronta a perdere nuovamente la mamma, ma non vuole nemmeno adattarsi a una vita da Barbie e lasciare suo padre in prigione.

Lei ha fatto tutto quello per vivere con i suoi genitori e non per scambiare uno con l’altra.

Romanzo non molto lungo ma di forte impatto, sa come catturare il lettore travolgendolo fin da subito con un ritmo narrativo veloce che trasmette benissimo il senso di ansia della protagonista.

Molto ben fatte sono le descrizioni relative ai pensieri e agli stati emozionali, specialmente quelle che descrivono la trasformazione di Lara da Crane a Montgomery.

Descrizioni vivide che permettono al lettore di vivere in prima persona la lotta interiore di Lara per rimanere se stessa.

Una visione dei viaggi nel tempo assolutamente nuova che sa conquistare qualsiasi pubblico.

Micol Borzatta

Scarlet, Marissa Meyer (Mondadori 2013) a cura di Micol Borzatta

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Anno 126 della Terza Era.

A Nuova Pechino Cinder è stata rinchiusa in una cella d’isolamento dopo aver affrontato la Regina Levana e aver cercato di avvisare il Principe Kai dei piani malvagi della Regina.

Odiata da tutti perché cyborg, da quel momento inizia a essere odiata anche perché la Regina Levana l’ha riconosciuta come lunare. Il vero segreto di Cinder però le viene svelato solo una volta in cella dal dottor Erland: Cinder è la principessa Selene e deve assolutamente scappare, altrimenti la Regina Levana la ucciderà, esattamente come ha cercato di fare tredici anni prima.

Cinder decide così di evadere, per farlo si trova a passare per la cella di Carwell Thorne, un ex cadetto dell’Air Force ricercato in tutto il mondo che però ha a disposizione una navicella spaziale con cui possono fuggire una volta usciti di prigione. Direzione: Europa.

Nel frattempo a Rieux, Francia, Scarlet riceve un messaggio dalla polizia che le comunica che hanno chiuso il caso sulla scomparsa di sua nonna perché ritenuta volontaria.

Scarlet infatti due settimane prima aveva denunciato la sparizione della nonna, dopo aver rinvenuto di lei solo il suo chip identificativo avvolto in una garza insanguinata.

Scarlet e la nonna sono proprietarie di un’azienda agricola che rifornisce i ristoranti di Rieux e vengono giudicate pazze per il loro stile di vita e le loro idee.

La sera in cui riceve il messaggio, infatti, Scarlet sta effettuando una consegna quando al mediaschermo vede per l’ennesima volta la notizia dell’arresto di Cinder e sentendo i clienti della taverna insultarla prende subito le sue difese, venendo subito attaccata vocalmente e quasi fisicamente dai presenti e insultata ed etichettata come pazza uguale alla nonna a difendere una cyborg oltretutto lunare.

A chiudere la discussione interviene Wolf, un lottatore con uno strano tatuaggio.

Arrivata a casa Scarlet trova il padre che sta frugando nella camera della nonna e scopre che entrambi erano stati rapiti e lui è stato rilasciato dopo essere stato torturato da un tizio con uno strano tatuaggio.

Scarlet riconosce subito il tatuaggio di Wolf. Prova a fare delle domande al padre, ma lui farnetica qualcosa riguardante il periodo della nonna sulla luna, ma Scarlet è convinta che Michelle Benoit, sua nonna non abbia mai avuto a che fare né con la luna né con i lunari, così decide di trovare Wolf e farsi dire dove tiene sua nonna.

Trovato Wolf però scopre che lui non c’entra nulla con i rapimenti, e il tatuaggio indica solo la sua passata appartenenza al gruppo colpevole, e che sa dove è possibile trovarli, così decide di aiutare Scarlet e si recano insieme a Parigi.

Anche Cinder si sta recando a Parigi, per trovare l’ex pilota militare della Federazione Europea a cui il dottore Logan Tanner aveva affidato la principessa Selene, cioè lei, appena arrivato sulla Terra prima che lo uccidessero, ovvero il Tenente Colonnello Michelle Benoit, la nonna di Scarlet.

Sarà così che Cinder e Scarlet si incontrano e insieme a Wolf e Thorne si prepareranno a combattere la Regina Levana.

Il romanzo inizia subito coinvolgendo il lettore nei sentimenti di Scarlet quando riceve il messaggio, creando così fin da subito un legmae indissolubile che durerà ben oltre la fine del libro.

Anche in questo secondo volume della saga troviamo una protagonista che viene additata e allontanata da tutti a causa del pregiudizio. Infatti sia Scarlet che la nonna vengono definite pazze perché ritenute diverse avendo un modo di pensare che non si eguaglia a quello imposto dalla e alla massa.

Perfetta è l’idea usata dall’autrice di inserire il riassunto del primo romanzo come se fosse un flusso di ricordo che Cinder riepiloga mentre svita un pannello della cella per scappare, così che al lettore viene rinfrescata la memoria senza però trovare la cosa pesante o ripetitiva, specialmente nel caso che i volumi vengano letti consecutivamente senza pausa tra uno e l’altro.

Coinvolgente, avvincente e spettacolare, mantiene lo stesso ritmo vivace e frenetico del rpimo romanzo, senza calare mai.

L’entrata dei nuovi personaggi non surclassa per niente i vecchi, anzi allarga la famiglia di amici a cui il lettore si lega e si affeziona pagina dopo pagina.

E ora in attesa di leggere il terzo volume.

Micol Borzatta

Unravel me, Tahareh mafi (Rizzoli 2016) a cura di Micol Borzatta

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Juliette, Adam e Kenji sono arrivati al Punto Omega, un movimento clandestino che si nasconde sotto terra e che combatte la Restaurazione.

Il Punto Omega è comandato da Castle ed è formato da persone speciali come Juliette. Ognuna di loro ha un dono e lo usa per salvare il mondo, nonostante questo Juliette continua a sentirsi sola e in prigione.

Infatti, benché non sia prigioniera, Juliette è comunque rinchiusa dentro alla base del Punto Omega fino a quando non sarà in grado a usare i suoi poteri solo volontariamente e per farlo ha bisogno di allenarsi, ma nessuno vuole allenarsi con lei. Hanno tutti dei poteri, ma la escludono e l’allontanano ugualmente.

Tutti tranne Castle, che vuole Juliette pronta il prima possibile.

Con il passare dei giorni le abilità di Juliette vengono sempre più allo scoperto e sembrano illimitate. Come viene allo scoperto che anche Adam ha un dono ed è per questo che può toccare Juliette, ma che questo dono lo sta letteralmente indebolendo fisicamente, condizione che porta Juliette a voler troncare le relazione.

Nel frattempo Warner e suo padre continuano a cercarli, mandando ogni notte e ogni giorno delle ronde, fino a quando non riescono a prendere in ostaggio quattro di loro per usarli come merce di scambio per riavere Juliette.

Il padre di Warner la vuole eliminare, lui la vuole salvare.

Chi sarà dei due ad arrivare prima e come si svolgerà la battaglia che sta per iniziare?

Lo stile narrativo torna a essere quello del primo volume, molti numeri, frasi corte, spezzate che trasmettono un senso di ansia, panico e paura.

La voce narrante torna a essere quella di Juliette e tutta la narrazione segue i suoi stati d’animo.

unico neo riscontrato è il persistere nello scrivere i numeri in cifra durante la narrazione, anche nel caso di articoli indeterminativi. Se nel primo romanzo erano accettati e coerenti con il pensiero della protagonista che, dopo 264 giorni in isolamento passati a contare qualsiasi cosa, la sua mente sia rimasta un po’ bloccata sui numeri, nel secondo romanzo diventano solo pesanti, oltretutto ormai è passato del tempo e la sua mente non è più impegnata a contare tutto.

Molto belle invece le descrizioni degli stati d’animo, che vengono trasmessi perfettamente al lettore che li può vivere in prima persona.

Descrizioni che vanno a movimentare un po’ l’andamento della narrazione che, come in tutti i romanzi centrali delle trilogie, è molto lento per almeno due terzi del romanzo, per poi diventare ritmato e veloce nell’ultimo terzo, dove si prepara il lettore agli avvenimenti che concluderanno la storia e verranno raccontati nell’ultimo romanzo.

Un romanzo comunque bello e avvincente che fa da ponte e che lascia il lettore in trepida attesa del capitolo conclusivo.

Micol Borzatta

Il domatore di leoni, Camilla Lackberg (Marsilio 2016) a cura di Micol Borzatta

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Fjallbacka. Gennaio. Durante una notte fredda e gelida una ragazza ferita, sotto schock, e scalza sta fuggendo da qualcosa, ma appena esce dal bosco e raggiunge la strada viene investita da una macchina.

Appena arriva sul posto Patrick Hedstrom la riconosce subito, è una ragazza scomparsa quattro mesi prima mentre tornava a casa dalla scuola di equitazione.

Il corpo della ragazza è cosparso da atroci ferite che indicano torture e sevizie, e probabilmente non era l’unica vittima.

Nel frattempo Erica, la moglie di Patrick, sta scrivendo un nuovo libro ispirato a una tragedia familiare in cui un uomo è morto. L’uomo in questione era arrivato in città con il circo, un lungo molto chiuso in cui Erica si troverà a indagare.

Con il proseguire delle indagini Erica e Patrick iniziano a intuire un collegamento tra i due casi.

Come sempre ritroviamo un romanzo pieno di suspance, scorrevole e con uno stile narrativo leggero.

Anche in questo nuovo romanzo la voce narrante cambia, alternandosi da capitolo a capitolo, permettendo al lettore di avere una visione completa della storia che lo renderà ancora più complice con Erika.

Purtroppo, a differenza degli altri romanzi, in questo troviamo una pecca, infatti i ruoli di molti personaggi sono troppo stereotipati e alcune parti risultano un po’ troppo forzate rispetto al normale svolgimento narrativo.

La suspance è minore rispetto gli altri romanzi della Lackberg e alcune descrizioni troppo dettagliate tolgono un po’ di tensione alla storia.

Nel complesso rimane un ottimo romanzo che continua una storia familiare, iniziata e continuata nei precedenti nove romanzi, legata al mondo delle indagini.

Micol Borzatta

Cinder, Marissa Meyer (Mondadori 2012) a cura di Micol Borzatta

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Anno 126 della Terza Era. il mondo è stato distrutto dalla Quarta Guerra Mondiale.

Nella regione del Commonwealth Orientale, nella Nuova Pechino vive Cinder, una ragazza di diciassette anni e il miglior meccanico in assoluto.

Cinder è un’orfana che all’età di undici anni, a causa di un terribile incidente, ha subito varie operazioni che l’hanno trasformata in un cyborg.

Cinder è abituata a essere lasciata da parte e odiata da tutti per le sue condizioni, così quando viene avvicinata dal principe ereditario Kai, che la tratta con gentilezza, decide di non rivelargli chi sia veramente.

Però questo non è l’unico segreto di Cinder.

Quando la peste blu colpirà una delle sorellastre di Cinder, figlia della sua madre adottiva, la matrigna e tutrice legale decide di cederla alla sperimentazione scientifica che viene fatta sui cyborg per cercare un antidoto, ma l’esame del DNA rivela altri segreti legati a Cinder.

Un romanzo che ricrea la famosa storia di Cenerentola in una veste completamente nuova.

Coinvolgente e avvincente trasporta il lettore in un mondo nuovo, facendogli vivere in prima persona la vita di Cinder e provare cosa voglia dire essere emarginati a causa di pregiudizi raziali, il tutto grazie anche alla scelta della narratrice di narrare tutto in prima persona.

Il tema di fondo, il razzismo, è un tema molto forte e trattato alla perfezione, con un tono leggero ma senza minimizzarlo.

Le descrizioni, sia dei personaggi che dei luoghi, sono talmente vivide che il lettore ha l’impressione di esserci davvero, e si affeziona ai personaggi come se fossero reali, provando un senso di vuoto e di malinconia quando alla fine del libro deve salutarli, non aspettando il momento di iniziare il volume successivo per ritrovarli.

Stile narrativo unico per una storia fantastica, Cinder sa conquistare talmente il lettore che non potrà mai staccarsi dalla saga.

Micol Borzatta