Il mistero della giovane infermiera, Dario Crapanzano (Mondadori 2016) a cura di Micol Borzatta

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Milano 1953. Siamo subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. La città sta iniziando a rinascere, le macerie procedono a scomparire, anche se lentamente, e nuove case nascono.

In questa atmosfera di speranza e nuove vita, il commissario Arrigoni riceve una telefonata che gli sconvolge la giornata. La chiamata gli comunica la presenza di un cadavere nel cantiere vicino al commissariato.

il cadavere appartiene a una giovane donna uccisa a martellate. L’arma del delitto è vicino al corpo, ma chiunque può averlo presa e usata. A incasinare ancora di più le indagini la notizia proveniente dal medico legale: la vittima era incinta.

Arrigoni inizia subito le indagini, ma ogni volta che parla con qualche conoscente o familiare della vittima, il quadro che ne ricava è totalmente incompatibile con la vita che sembra abbia vissuto la ragazza.

I fili della storia si ingarbugliano sempre di più sfidando le competenze e la bravura di Arrigoni che si impegnerà al massimo come al solito per risolvere il caso.

Romanzo avvincente che già dalle prime righe conquista il lettore con un ritmo brioso, con descrizioni leggere e dando le informazioni quel tanto che basta per incuriosire senza svelare troppo.

Il linguaggio usato è alla portata di tutti, anche quando fa parlare i personaggi, sia chi ha un lavoro tecnico particolare che la gente comune, pur usando frasi in dialetto meneghino o terminologie adatte al tipo di lavoro, non usa mai terminologie troppo tecniche, cosicché il lettore possa seguire gli avvenimenti senza problemi.

Altra peculiarità è quella di inserire nozioni storiche nei dialoghi dei personaggi, permettendo così al lettore di imparare cose nuove senza annoiarsi e perdere il filo dello svolgimento della trama e facendo in modo che la narrazione sia sempre omogenea.

La bravura dell’autore riesce a trasmettere alla perfezione, al lettore, l’angoscia provata da Arrigoni nel non riuscire a sbrogliare la matassa dell’indagine. Fatto che durerà praticamente fino alla fine del romanzo, quando un colpo di scena cambierà tutte le carte in tavola e la soluzione arriverà come un fulmine a ciel sereno.

Un romanzo spettacolare che unisce bravura, intuizione, immaginazione e ottima conoscenza del periodo storico a una trama formidabile e a dei personaggi talmente ben fatti da sembrare reali.

Micol Borzatta

Aikane, lo splendore del buio, Harry Fog (StreetLib Write 2014) a cura di Micol Borzatta

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Quietlake, California. In un paese tranquillo, il classico dove non succede mai niente, vive Aikane, una ragazza semplice, cresciuta sotto stretta sorveglianza della madre, che finiti gli studi universitari decide di andare a vivere da sola e provare ad affrontare in concorso per diventare psicologa forense.

Una mattina, dopo aver letto sul giornale del ritrovamento di cinque cadaveri in una cisterna della DeepWool, decide di attendere la pubblicazione dei risultati del concorso al parco a leggere. Qui troverà un grazioso anello che sarà il principio dello stravolgimento della sua vita. Infatti da quel momento Aikane verrà perseguitata da terribili incubi, il suo corpo si modificherà e inizierà ad avere poteri che non avrebbe mai creduto possibile.

Decisa a sfruttare questi cambiamenti per risolvere il caso dei morti alla DeepWool, si ritroverà invece a partecipare a una lunga guerra tra il bene e il male con tro il signore dell’oscurità.

Da dove incominciare… si trova intanto un inizio molto lento e poco coinvolgente. L’idea di usare gli articoli di giornale e un fatto di cronaca nera, usato già in molti gialli, noir e thriller, non sarebbe male, ma è stata sviluppata erratamente e invece di incuriosire il lettore lo annoia, dandogli l’impressione di vedere l’ennesimo articolo ingigantito, fine a se stesso senza creare nessun tipo di coinvolgimento.

Le descrizioni sono lunghe e monotone e spesso inutili per il proseguo della storia, potevano benissimo essere inserite diversamente durante la narrazione e in punti molto più strategici.

Si dice sempre che le prime 30 pagine segnano la vita di un romanzo, infatti il lettore deciderà se continuare la lettura o meno proprio in questo arco di tempo, ebbene in questo romanzo il lettore non viene per niente invogliato dalle prime pagine, e la cosa peggiore è che anche andando avanti nella lettura non si trova nessuno sprono a continuare, solo una narrazione piatta, lenta e forzata, piena di stereotipi e di pessimi insegnamenti, come usare il proprio aspetto fisico per avere dei vantaggi e degli avanzamenti di carriera, la protagonista che è la classica fotomodella con occhi e capelli del colore perfetto, la madre che insegna alla figlia a contare sull’apparenza e basta. E questo solo nelle primissime pagine, andando avanti è anche peggio.

I comportamenti dei personaggi sono totalmente senza senso, come quello della protagonista che per leggere un libro al parco deve togliersi il reggiseno e sbottonarsi la camicetta fin sotto al seno.

Fin dalla introduzione l’autore avvisa che saranno presenti delle scene di sesso descritte molto esplicitamente, ma le scene che si trovano nel romanzo non hanno il problema di essere esplicite, ma sono volgari, pesanti, alla stregua dei peggiori romanzi erotici e video porno e non hanno nulla che possa coinvolgere il lettore, o meglio le lettrici, stuzzicando immaginazione, libido e malizia.

Cosa dire poi del lavoro di editing? Totalmente inesistente, infatti si trovano un sacco di refusi, errori grammaticali e di sintassi e un paio di volte, forse anche di più, errori legati al cambio di impostazione della stesura della frase, ovvero il ripensamento delle parole da usare e il cambiamento di esse senza cancellare quelle che andavano sostituite.

Un romanzo che sarebbe potuto essere un libro decente e interessante grazie alla storia che sta alla base, si rivela un fiasco per come questa è stata sviluppata, strutturata e raccontata. Un flop su tutta la linea e per niente salvabile.

Micol Borzatta

Il delitto dell’EXPO, Paolo Roversi (Corriere della sera 2014) a cura di micol Borzatta

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Radeschi stavolta viene inviato alla cena di gala organizzata da Enzo Marinelli in onore della sua partecipazione all’EXPO che si sarebbe tenuto a breve a Milano.

Durante lo spettacolo del mangiatore di fuoco, quindi unico momento in cui le luci erano tutte quante spente, il padrone di casa, ovvero Marinelli, viene trovato morto. Il colpevole deve sicuramente trovarsi tra loro, così vengono chiuse tutte le uscite e partono le indagini.

Sarà sempre Radeschi che saprà come sbrogliare la matassa e seguire il filo che lo condurrà all’assassino.

Racconto davvero molto breve che però, pur assomigliando molto ai Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, è una dimostrazione della bravura di Roversi di creare una trama avvincente e ben sviluppata e di saper unire fantasia e realtà, usando questa volta addirittura un avvenimento di universale importanza come l’EXPO, tenutosi realmente a Milano per la prima volta.

Un grande Radeschi che non si smentisce mai, dando grande dimostrazione delle sue doti intuitive che, come un moderno Sherlock Holmes, lo portano a risolvere ogni caso.

Micol Borzatta

Il killer di piazzale Dateo, Paolo Roversi (Newton Compton 2013) a cura di Micol Borzatta

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Ferragosto. Milano deserta. Radeschi si sta godendo un buon pasto in uno dei suoi locali preferiti quando viene chiamato dal suo capo redattore del corriere per andare a fare un reportage su un crimine appena avvenuto in piazzale Dateo.

Appena Radeschi arriva sul luogo trova l’immancabile vice questore Sebastiani e tre corpi in terra coperti da dei lenzuoli.

Sebastiani lo mette subito al corrente dei fatti. Tre persone, apparentemente senza nessun legame tra loro, un italiano, un viados brasiliano e un cingalese, sono stati uccisi a colpi di pistola.

Gli indizi sono praticamente nulli e Sebastiani ha bisogno più che mai che Radeschi faccia i suoi miracoli.

Racconto breve, ma ancora una volta un capolavoro di Roversi, dove troviamo un Radeschi sempre più attento agli indizi che lo portano a capire, prima ancora della polizia, le reali dinamiche degli avvenimenti.

Un giornalista con l’animo dell’investigatore che sa far sognare le donne e conquistare i lettori.

Micol Borzatta

La marcia di Radeschi, Paolo Roversi (Mursia 2012) a cura di Micol Borzatta

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Raccolta di cinque racconti dove incontriamo l’insuperabile Enrico Radeschi alle prese con vari casi insieme al vice questore Loris Sebastiani.

Nel primo racconto, Blue Tango, Milano è colpita da un serial killer che uccide le prostitute strangolandole. Sulla scena del crimine vengono ritrovate molte tracce, ma appartengono tutte a qualcuno non censurato, quindi non presente in nessuno dei database della polizia.

Radeschi dovrà fare la sua solita magia per trovare qualche indizio.

Nel secondo racconto, Real fiction, Radeschi viene avvisato dal suo collaboratore Diego Fuster che un tizio ha preso in ostaggio un critico televisivo dopo aver ucciso la moglie trovata a letto col suddetto critico.

Radeschi corre sul luogo del crimine, dove trova il suo amico vice questore Sebastiani in una situazione di stallo.

Enrico si ritroverà a fare da mediatore, ruolo per lui del tutto nuovo.

Nel terzo racconto, Mompracen Resort, troviamo solamente Sebastiani che sta partendo per una meritata vacanza, In aeroporto incontra Jolanda, figlia di un magnate dell’edilizia ucciso dalla concorrenza e minacciata a sua volta.

Sebastiani, accortosi che la ragazza è inseguita, interviene in suo aiuto, ma farà una strana scoperta.

Nel quarto racconto, Morte al salone del libro, Radeschi viene inviato a Torino per sostituire un collega. Qui incontra la scrittrice Santina Croce, ninfomane autrice di libri erotici, con cui ha la classica storia di una notte, ma la mattina dopo viene arrestato con l’accusa di omicidio.

Stavolta sarà Sebastiani che dovrà aiutare a uscire dai guai il nostro eroe.

Nel’ultimo racconto, Il quadro, Sebastiani e Radeschi si ritrovano a indagare sulla morte di due anziani ebrei che a prima vista non hanno nulla in comune a parte la religione, le indagini però porteranno a fare scoperte che potrebbero cambiare la storia.

Una raccolta ottima, ben scritta e che sa perfettamente come incuriosire il lettore, tenerlo in sospeso e poi trasportarlo in finali mozzafiato pieni di colpi di scena. Le indagini sono strutturate maestralmente e permettono al lettore di seguirle passo passo e, per chi volesse, provare a risolvere il caso, magari prima di Sebastiani e Radeschi.

Lo stile è brioso e leggero e la narrazione in prima persona coinvolge maggiormente il lettore che si ritrova catapultato in una dimensione totalmente noir svelando lati e parti di Milano che nemmeno che ci è nato e cresciuto spesso conosce.

Un viaggio che oltre al lato poliziesco ha anche un risvolto psicologico e umanitario che porta il lettore a conoscere a fondo sia il protagonista che anche se stesso, mettendosi in gioco in prima persona pagina dopo pagina sia al fianco di Enrico che, spesso, nei suoi panni direttamente.

Micol Borzatta

Delitto nella stanza chiusa, Paolo Roversi (Marsilio 2016) a cura di Micol Borzatta

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Enrico Radeschi viene inviato dal suo capo redattore del Corriere a infiltrarsi nella società segreta The Impossibile Society per raccogliere informazioni e scoprire qualcosa a riguardo  di un loro affiliato che è stato portato in ospedale ferito.

Appena arrivato sul posto, però, a Radeschi è impossibile portare a termine il suo compito. Infatti l’affiliato è deceduto in ospedale e sulla scena c’è già il vice questore Sebastiani, sua vecchia conoscenza, a indagare.

Per Radeschi inizia così una nuova indagine.

Breve racconto che riporta in voga un must delle storie gialle giù usato sia da Agatha Christie che da Arthur Conan Doyle.

Storia ben strutturata che cancella qualsiasi qualsiasi senso di déjà vu che un lettore possa avere riguardo all’argomento e che come sempre dimostra l’abilità dell’autore di unire storia reale e invenzione in maniera superlativa.

Poche pagine che si leggono in pochi minuti, ma che trasmettono tanto, coinvolgono ancora di più e incuriosiscono all’inverosimile.

Una lettura fantastica come ci ha abituati Roversi.

Micol Borzatta

Shantaram,Gregory David Roberts (Neri Pozza 2015) a cura di Micol Borzatta

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Gregory, dopo essere evaso dal carcere di massima sicurezza di Pentridge in Australia, dove doveva scontare vent’anni per una serie di furti a mano armata, sbarca a Colaba, Bombay, con un passaporto falso e una nuova identità, quella di Lindsay.

Da quel momento la vita Lin cambia radicalmente. Pensata in principio come solo una tappa momentanea, la sosta a Bombay si rivelerà la sua nuova vita.

Lin infatti appena sbarca a Colaba pensa di essere arrivato in una città degradata e poco civilizzata, con tutti i suoi slum pieni di poveracci, la puzza che ti invade le narici a ogni respiro e le condizioni disastrose di case e strade.

Durante il viaggio in pullmann dall’aeroporto al centro di Bombay, invece, scopre un mondo completamente diverso, la gente infatti, pur con la loro povertà e i loro problemi, ha sempre il sorriso sulle labbra, ovunque vedi gente sorridere e felice, perché il loro non è un sorriso di convenienza, ma gli nasce proprio dal cuore.

Appena sceso dal pullmann Lin conosce subito Prabaker, una guida indiana che gli offre i suoi servizi per condurlo in giro per le strade. Lin accetta e da quel giorno tra lui e Prabu nasce una profonda amicizia, motivo per cui all’inizio decide di rimanere a lungo a Bombay.

Sempre grazie a Prabaker, che lo invita perfino a casa dei suoi genitori nel suo villaggio dove verrà battezzato Shantaram, Lin impara sia l’Hindi che il Marathi, le due lingue parlate a Bombay, e grazie alla sua volontà di imparare e di adeguarsi lo ha portato a essere accettato da tutti pur essendo uno straniero.

Lin inizia così la sua nuova vita che gli permette di redimersi da tutti gli sbagli fatti in passato. Il primo passo lo compie quando, dopo essere stato rapinato, decide di trasferirsi nello slum di Prabaker e aprire un piccolo ambulatorio gratuito per tutti gli abitanti dello slum. Da quel momento viene visto anche da Khader Khan, il capo mafia di Bombay e padrone dello slum. Tra Khaderbhai e Lin inizia quasi da subito un rapporto quasi genitoriale, infatti in lui Lin vede il padre che avrebbe voluto avere al suo fianco. Inizia così una lunga collaborazione che lo porta a conoscere tutti i più grandi componenti del clan mafioso e la donna della quale rimarrà innamorato per tutta la vita: Karla.

Dopo un continuo altalenarsi di avvenimenti che lo porteranno dalle vette allo slum, poi in carcere ad Arthur Road dove sarà pestato e verrà liberato da Khaderbhai quando ormai è quasi in fin di vita, poi nuovamente sulle vette come dipendente del boss e incaricato al traffico di passaporti, a fare la comparsa nei film di Bollywood, si ritrova a viaggiare verso il Pakistan per seguire il suo capo/padre nella guerra in Afganistan. Sarà proprio durante questo viaggio che Lin scoprirà alcune verità su Khader Khan, su Karla, sul suo amico Abdullah e perfino su Nazir, e su come è stato manovrato mentre il boss creava i vari eventi intorno a lui con grande maestria per far sì che lui diventasse quello che era e decidesse di andare con lui in quel viaggio, programmato da prima che Lin arrivasse a Bombay.

Lin si sente tradito e decide di non seguire Khaderbhai nell’ultimo tratto di viaggio. Lo vede partire con Nazir e un’altro uomo, ma dopo un paio di giorni vedono una figura tornare trascinando due corpi. Era Nazir e uno dei due corpi era Khaderbhai morto. Solo in quel momento Lin capisce che alla fine ha comunque sempre voluto bene a quell’uomo, che continuava a volergli bene anche dopo aver scoperto di essere stato usato e che sentirà la mancanza per sempre.

Decide così, una volta tornato a Bombay, di continuare a lavorare con Salman, colui che prese il posto di Khaderbhai, fino a quando non si fosse rimesso in piedi completamente, e solo allora avrebbe deciso cosa fare del resto del tempo.

Il tutto viene raccontato in prima persona da Gregory, in un romanzo mozzafiato che sa come tenerti avvinto a esso nonostante la sua grande mole, infatti consiste di ben 1174 pagine.

Intervallato da riflessioni personali e dialoghi riportati fedelmente, grazie all’abitudine dell’autore già ai tempi di scrivere tutto su piccoli biglietti che si portava sempre appresso, la lettura è veloce e leggera, non ci si annoia mai, nemmeno nelle descrizioni che trasmettono al lettore non solo l’atmosfera indiana come viene vista da fuori, ma anche tutte quelle sfumature che normalmente non si possono vedere se non vivendoci dentro. Vengono spiegati molti comportamenti e abitudini che da soli non potremmo mai capire, mischiati a discorsi filosofici che fanno vivere ancora più intensamente al lettore la vita di Gregory, facendolo conoscere fin nella sua parte più intima e dando molti spunti da riflettere.

Un romanzo che se a un primo impatto spaventa per la sua mole fisica, durante la lettura cattura talmente che alla fine sembra troppo corto, perché si vorrebbe continuare a rimanere immersi in quell’atmosfera per seguire i vari personaggi.

Micol Borzatta