REVIEW PARTY – Il regno dei Malvagi – Kerri Maniscalco – Mondadori 2021

TRAMA

Quando si ha a che fare con i Malvagi, niente è come sembra.
Emilia e Vittoria sono gemelle; appartengono a una delle tredici famiglie di streghe nascoste a Palermo ma, come tutte, stanno bene attente a celare la loro vera natura. Per questo lavorano da Mare e Vino, il rinomato ristorante di famiglia, come due normalissime ragazze.  
Una sera, però, Vittoria non si presenta al lavoro. Sarà proprio Emilia a trovare il cadavere profanato della sorella. Distrutta dal dolore, decide che farà di tutto per scoprire chi sia il brutale assassino e vendicarla. Anche a costo di usare la magia nera, da tempo messa al bando. Anche a costo di allearsi con Ira, uno dei sette Principi dell'inferno, i Malvagi. Fin da quando era piccola, le hanno sempre detto di guardarsi da loro, ma Ira giura di essere dalla sua parte, e di aver ricevuto l'incarico di risolvere il mistero degli omicidi che stanno insanguinando la Sicilia. Ciò che Emilia dovrebbe ricordarsi è che, quando si ha a che fare con i Malvagi, niente è come sembra.

RECENSIONE

Siamo in Sicilia, per la precisione a Palermo.

Vittoria ed Emilia sono due gemelle che discendono da una famiglia di streghe, il cui potere e la cui storia è matriarcale.

Pochi giorni il compimento de loro diciottesimo compleanno in tragedie colpisce le ragazze: Emilia, mentre è al convento dei frati ad aiutare a preparare la cena come sempre, trova la gemella Vittoria morta nella cappella.

Distrutta dal dolore Emilia vuole a tutti i costi trovare l’assassino è vendicare la sorella, trovandosi così a evocare un demone per poter fare un patto che sazi la sua sete di vendetta.

All’evocazione risponde il Principe Ira, che è anche il demone che Emilia aveva visto vicino al cadavere di Vittoria, ma non è lui l’assassino, lui doveva solo recarsi da Vittoria per reclamare la parte di patto che la ragazza aveva fatto con uno dei suoi fratelli.

Da quel momento la vita di Emilia cambia radicalmente, gli insegnamenti della nonna si rivelano incompleti e spesso errati, i Principi Malvagi infatti girano sulla Terra tranquillamente, e ognuno di loro vuole Emilia nella propria casata, reputandola una strega delle ombre.

Cos’è però una strega delle ombre e perché è così importante per i Principi creare un’alleanza con lei?

«Che aspetto hanno i Principi demoniaci?» chiese Vittoria, benché ormai conoscesse a memoria quella parte.
«Sembrano umani, ma i loro occhi d’ebano presentano una sfumatura sanguigna, e la loro pelle è dura come la pietra. Qualunque cosa accada, non dovete mai rivolgere la parola ai Malvagi. Se li incontrate, correte a nascondervi. Una volta catturata la sua attenzione, un Principe dell’inferno non si fermerà davanti a niente e nessuno pur di reclamarvi. Sono creature demoniache, figlie dell’oscurità e del chiaro di luna, e non bramano altro che distruzione. Abbiate cura del vostro cuore; se ne avranno la possibilità, ve lo strapperanno dal petto e ne succhieranno tutto il sangue prima che l’ultima goccia evapori nel cielo notturno.»

Primo volume di una trilogia ci troviamo davanti un classico paranormal romance contemporary.

Strutturalmente è davvero un ottimo romanzo, che ripercorre tutti gli step necessari per il suo genere: presentazione della protagonista, evento doloroso che la porta a commettere atti stupidi, conseguenze paranormali dei suoi atti, incontro con super adoni tutti interessati a lei, contorno di missione da svolgere e finale romantico.

La scrittura della Maniscalco è come sempre semplice, veloce ma poco introspettiva e descrittiva, portando così ad avere in mano una buona lettura di svago.

Passiamo ora a quello che non è piaciuto a me personalmente.

Ricorda moltissimo le storie della saga Lords of Underworld di Gena Showalter, con demoni statuari e adoni che si litigano la ragazza di turno.

L’ambientazione italiana non si percepisce minimamente. Se non fosse che ogni tanto viene nominata Palermo, o qualcosa di siciliano, potrebbe essere ambientato in qualsiasi luogo che il lettore vuole immaginare.

Parecchio ripetitiva la storia che a ogni demone che incontra viene proposto alla protagonista di unirsi alla sua casata. Già dal terzo si perde il senso di ansia che quella poca empatia che il romanzo riesce a creare faceva provare al lettore trovandosi davanti un Principe infernale.

Per niente d’aiuto, per accentuare il legame empatico, avere dei personaggi fin troppo stereotipati, bidimensionali e per nulla caratterizzati. L’unica che aveva un po’ più di spessore è stata fatta morire nel primo capitolo.

Nel complesso, se preso appunto come un paranormal romance contemporary è un buon romanzo, se ci si aspetta uno young adult con del mistery si rimane davvero parecchio delusi.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

REVIEW PARTY – Le guerriere dal sangue d’oro – Namina Forna – Mondadori 2021

TRAMA

«È tardo pomeriggio quando arriviamo al tempio. La piazza del villaggio è già gremita: le ragazze, nei loro abiti da cerimonia, si mettono in fila davanti ai gradini del tempio, con i genitori ai lati. Mio padre prende posto accanto a me quando i tamburi iniziano a suonare. Gli jatu marciano solennemente verso i gradini, le loro crudeli maschere da guerra brillano nella luce spenta del pomeriggio. 
Osservo le mura bianche e spoglie del tempio, il suo tetto rosso. Il rosso è il colore della santità. È il colore del sangue delle ragazze pure che saranno messe alla prova oggi.»
Deka conosce bene l'importanza del rituale della purezza. Sa che da esso dipenderà se potrà o meno diventare membro a tutti gli effetti del suo villaggio ed essere finalmente parte di qualcosa, proprio lei che si è sempre sentita diversa e fuori posto. Ma il giorno della cerimonia, il suo sangue si rivela d'oro, il colore della non purezza. Le conseguenze, Deka lo sa bene, potrebbero essere peggiori della morte. Per questo, quando una misteriosa donna va a trovarla nel luogo in cui è imprigionata e le propone di andarsene dal villaggio per entrare a far parte di un esercito composto da ragazze esattamente come lei, le alaki, non ha dubbi. Pur comprendendo i pericoli che la aspettano, Deka decide di abbandonare la vita che ha sempre conosciuto. Ma già nel viaggio che la conduce alla capitale del regno, e alla più grande battaglia della sua vita, scoprirà presto che la grande città serba molte sorprese. E che niente è davvero come sembra, nemmeno lei.

RECENSIONE

Romanzo fantasy, ma con molti spunti reali, come la visione della donna, che viene vista come essere inferiore, sottomesso all’uomo e che se mostra il suo viso in pubblico è sporca.

La protagonista è Deka, una ragazza figlia di un nordico e di una meridionale, con i tratti molto più similari alla madre che al padre, e per questo considerata feccia. La sua unica opportunità per risollevare la sua considerazione e far capire a tutti che anche lei merita rispetto è superare la prova della purezza, una prova che tutte le ragazze devono fare a sedici anni, in cui dimostrano che il loro sangue è rosso, quindi puro.

Il sangue di Deka però è oro, e le sue ferite si richiudono appena vengono fatte. Deka viene imprigionata, reputata un demone dal suo stesso padre, fino a quando viene presa in consegna da una donna misteriosa che la porta nella capitale per far sì che si arruoli nell’esercito dell’Imperatore per combattere contro i veri demoni.

L’uomo sputa a terra, irritato. «Non c’è bisogno di prendersela tanto, ragazzo. Mi stavo solo divertendo un po’. Quella non è nemmeno del Nord, per l’amor di Oyomo.»
Ogni muscolo del mio corpo si irrigidisce a questo sgradito promemoria. Non importa quanto io sia silenziosa e inoffensiva, la mia pelle scura mi segnerà sempre come una meridionale, un membro delle odiate tribù che molto tempo fa conquistarono il Nord e lo costrinsero a unirsi all’Unico Regno, ora conosciuto come siterà. Solo il rituale della purezza può garantirmi un posto qui.
Ti prego, fa’ che sia pura, ti prego, fa’ che sia pura, prego Oyomo tra me e me.

Il romanzo che sulla teoria e nelle basi ha davvero un grandissimo potenziale, e i temi affrontati sono molto forti, come il maschilismo, il razzismo, la mancanza di rispetto e i pregiudizi, peccato però che, a mio avviso, ha molti punti deboli.

L’inizio del romanzo è molto avvincente e crea un buon legame empatico con li lettore, ma poi tutto si smonta purtroppo.

Deka non viene sviluppata minimamente, rimane senza carattere, una persona che subisce gli eventi, e non solo perché cresciuta con una imposizione mentale e un’ educazione rigida, ma proprio perché sembra non avere un cervello da usare per pensare, nemmeno quando viene messa davanti alla scelta tra vita e morte.

La storia viene sviluppata molto, ma gli intrecci creati sono prevedibili, i villain e i mostri che spuntano senza motivo e di punto in bianco scoprono di avere poteri o altro, e una totale mancanza di descrizioni, e non solo per caratterizzare i personaggi, che come detto sono abbastanza piatti, ma anche riguardo alle ambientazioni, che non vengono per niente presentate al lettore, che si trova a leggere senza sapere esattamente dove si svolga la storia.

Il ritmo narrativo invece è molto veloce, permettendo una lettura spedita e in breve tempo, permettendo così momenti di svago e di stacco dalla realtà.

Un romanzo su cui avevo alte aspettative e che purtroppo sono state deluse, ma che potrebbe aiutare un neofito ad avvicinarsi alla lettura proprio per la sua velocità del ritmo e la semplicità dello stile.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – Cronache della compagnia nera – Glen Cook – Mondadori 2021

TRAMA

Il Capitano e il Tenente. Ma anche Cerusico, Guercio, Goblin, Elmo, Strozzino, Silente e tutti gli altri. È così che sono noti i mercenari della Compagnia Nera, l'ultima delle Compagnie Libere. Uomini duri, pronti a tutto; fanno ciò che devono fare, incassano la paga. Fine. Non si chiedono chi sia a ingaggiarli, o perché. Se hanno scrupoli, li seppelliscono in fretta, assieme ai cadaveri delle loro vittime. Ma poi succede qualcosa. Sogni premonitori. Voci di antiche profezie. 
C'è una via di salvezza, forse persino per i feroci soldati della Compagnia Nera. Sempre che riescano a sopravvivere. Usciti tra 1984 e 1985, i primi tre romanzi della saga della Compagnia Nera sono un'opera di culto nel mondo anglosassone. Con la sua scrittura stratificata, materica, cruenta ma anche pervasa da una vena di umorismo nero, Glen Cook ha segnato un punto di svolta nella storia del fantasy, imboccando una di quelle strade da cui non si torna indietro.

RECENSIONE

Trilogia completa dei romanzi componenti la saga I libri del Nord che erano stati pubblicati nel 1984-1985.

Seguiamo fin da subito alcuni personaggi con nomi stranissimi, Guercio, Silente, Elmo, Goblin, Cerusico, Strozzino, Capitano, che sono i componenti di una compagnia di mercenari, l’ultima compagnia libera di Khatovar, gli unici a non essere asserviti a nessuno, almeno per il momento. Il loro motto sono i soldi, e per soldi affrontano qualsiasi missione, non importa chi la commissioni… forse.

Le cose infatti cambiano quando iniziano ad aver a che fare con la Dama e i suoi Dieci Asserviti, conosciuti per il pugno di ferro e il terrore con cui governano tutto il Nord.

Un potere immenso, ma che è messo in pericolo dalla nascita di una bambina molto particolare, una piccola davvero speciale, La Rosa Bianca. Nascita proclamata da una profezia, e tutti segnali indicano il suo imminente avverarsi.

Ed è proprio qui che la Compagnia Nera si ritrova a dover capire che strada vogliono prendere, quando Rubanima, uno dei Dieci della Dama, li ingaggia per contrastare la profezia.

Ora la scelta è ardua: seguire l’ingaggio come sempre o salvare la propria anima?

Una storia che ha ottime basi, ma alcuni problemi di sviluppo.

L’inizio del romanzo è molto lento, vengono gettati in pasto al lettore troppi personaggi tutti in una volta, senza caratterizzarli troppo, impedendo così un coinvolgimento immediato, la struttura del world building manca totalmente di spiegazioni e gli avvenimenti vengono elencati come se fosse una lista della spesa, senza far capire esattamente cosa stia succedendo.

Andando avanti con la lettura si inizia a trovare un po’ di azione in più, ma purtroppo i personaggi rimangono ugualmente poco caratterizzati, e si fatica a distinguerli uno dall’altro.

Solo con il secondo volume riusciamo a entrare un po’ più nella storia, le ambientazioni vengono descritte meglio, rifinite con un po’ di dettagli, e i personaggi, che vengono ridotti di molto, iniziano ad avere una personalità propria, creando così, finalmente, un legame ematico anche con il lettore, che finalmente inizia a sentirsi trasportato all’interno del romanzo.

Arrivando al terzo volume le cose cambiano ancora.

I personaggi maturano, si evolvono e anche la caratterizzazione diventa molto più approfondita, specialmente sul lato emotivo e mentale.

Le ambientazioni poi fanno un salto di qualità davvero enorme, vengono descritte in modo molto vivido, ogni minimo particolare viene accentuato, facendoci sentire il contatto concreto per tutta la fine della lettura.

Diciamo che la fortuna di questo romanzo è quella di contenere tutta la trilogia insieme, perché con i volumi separati quasi sicuramente non avrei finito nemmeno il primo, essendo a mio avviso il peggiore dei tre, ma in volume unico mi ha spronato a dargli una possibilità e ho trovato un miglioramento continuativo che mi ha portato a rivalutare la trilogia, e con l’ultimo volume ad amarla anche.

Una lettura che consiglio a chi ama il fantasy classico, quello stile Dungeons and dragons, e che non si lascia scoraggiare dall’inizio difficile.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – La confraternita delle streghe – Kass Morgan e Danielle Paige – Mondadori 2021

TRAMA

La Kappa Rho Ni non è una confraternita come le altre. Non solo perché è la più potente ed esclusiva del campus. E nemmeno perché tutte le ragazze che ne fanno parte sono bellissime, intelligenti e ambiziose. Il vero motivo è che quelle studentesse nascondono un segreto. Sono tutte streghe. Scarlett Winter ha sempre saputo di esserlo ed è determinata a diventare la presidentessa della confraternita, come prima di lei lo sono state sua madre e sua sorella. 
L'unico ostacolo è un terribile segreto del suo passato che, dovesse venire alla luce, le farebbe perdere tutto… Vivi Devereaux, invece, non ha idea di essere una strega e non ha mai vissuto abbastanza a lungo in un luogo per riuscire a costruire dei rapporti duraturi. Per lei, entrare a far parte della Kappa Rho Ni significherebbe trovare un posto in cui sentirsi finalmente a casa. E per questo è disposta a tutto pur di riuscirci. Peccato che sulla sua strada trovi Scarlett, assolutamente convinta che lei non sia per nulla adatta a diventare una "sorella". Quando però un potere malvagio inizia a manifestarsi nel campus, le ragazze si trovano costrette a mettere da parte le loro rivalità per salvare le compagne. Qualcuno, infatti, ha scoperto il segreto della confraternita ed è intenzionato a fare il possibile per vedere bruciare tutte quelle streghe…

RECENSIONE

Con la mia volontà, formo questo circolo.
Con la mia parola, lo benedico.
Invochiamo la Regina di Spade, spirito dell’Est.
Salve e ben trovata.
Invochiamo la Regina di Bastoni, spirito del Sud.
Salve e ben trovata.
Invochiamo la Regina di Coppe, spirito dell’Ovest.
Salve e ben trovata.
Invochiamo la Regina di Denari, spirito del Nord.
Salve e ben trovata.
Invoco l’Imperatrice e la Papessa, spiriti della magia della stregoneria e del divino femminino.
Vi chiediamo di unirvi a noi stanotte per accogliere le nuove iniziate nel nostro gregge.
Proteggetele e consacratele con la vostra forza, la vostra saggezza… il vostro potere.

Romanzo molto bello, accattivante, nonostante non sia originalissimo.

Perfetto, detto così, viene spontaneo domandarsi che cosa io voglia intendere, ovvero la solita domanda: Il romanzo è bello sì o no?

Il romanzo a me è piaciuto tantissimo, però avendo letto moltissimi libri con protagoniste giovani streghe adolescenti, ovviamente non l’ho trovato originale e a metà romanzo avevo già un’idea del finale, anche se ha saputo ugualmente stupirmi e colpirmi.

La storia è ambientata totalmente in un campus studentesco, o meglio ancora in una confraternita scolastica, la Kappa Rho Ni, una confraternita di sole ragazze, agli occhi di tutti una confraternita esclusiva, composta da pochissimi membri e in cui è quasi impossibile entrare, in realtà le componenti della confraternita sono vere e proprie streghe.

Per tutto il romanzo seguiamo due ragazze, Scarlet Winter, una strega figlia di una potente famiglia di streghe in cui la madre e la sorella sono state a loro volta presidentesse della Kappa, e che le fanno pressioni perché lo diventi a sua volta, e Vivian Devereaux, una ragazza che vive con una madre single e che ha dovuto trasferirsi moltissime volte, e che scopre di essere una strega solo quando la Kappa le chiede di unirsi a loro.

Tra le due ragazze c’è fin da subito un rapporto di antipatia reciproca, che devono superare quando Dahlia, la presidentessa delle Kappa, impone a Scarlet di fare da Sorella Maggiore a Vivian, essendo quest’ultima una matricola; ma ancor di più devono superare quando scoprono che qualcuno ha risvegliato un male terrificante che sta cercando di distruggere l’intera confraternita.

Una cosa che mi è piaciuta davvero molto è la caratterizzazione dei personaggi, pieni di mille sfumature, non troviamo mai personaggi solamente buoni o solamente cattivi, ma hanno dentro di loro sia il buono che il cattivo, tendenzialmente buoni arrivano a fare azioni della peggior cattiveria smossi però da buone intenzioni, esattamente come succede nella realtà.

Le descrizioni sono minuziose e molto visive, permettendo al lettore di creare le ambientazioni intorno a sé durante la lettura, sentendosi ancora più dentro alla storia, al punto che ci si ritrova a parlare direttamente con le ragazze, cercando di avvisarle per aiutarle.

Una storia, come dicevo, per niente originale, ma talmente ben scritta e ben sviluppata che sa conquistare anche i lettori più saturi di queste letture, facendo divorare una pagina dietro l’altra, senza mai fermarsi.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – Le streghe in eterno – Alex E. Harrow – Mondadori 2021

TRAMA

"Sono terrorizzata e sono terrificante. Sono spaventata e sono qualcosa da temere."

Nel 1893 non esistono streghe. Un tempo sì, c'erano, negli oscuri giorni selvaggi prima che iniziassero i roghi, ma adesso la stregoneria è solo una questione di graziosi incantesimi e filastrocche e vecchi racconti per bambini. Se le donne vogliono avere una qualsivoglia forma di potere, devono cercarla nell'urna elettorale.
Ma quando le sorelle Eastwood – James Juniper, Agnes Amaranth e Beatrice Belladonna – entrano nell'Associazione per le Donne di New Salem, iniziano a chiedersi se, recuperando antiche parole dimenticate, non sia possibile trasformare quello delle suffragette da un movimento di donne a un movimento di streghe. Inseguite da ombre e morbi, perseguitate da forze che vogliono impedire a una strega di votare – e forse persino di vivere –, le sorelle dovranno immergersi nell'antica magia, tessere nuove alleanze e recuperare il legame che le unisce. Perché le streghe non esistono, ma esisteranno. Le streghe in eterno è un racconto potente che parla di sfide, sorellanza, e del diritto di voto.

RECENSIONE

Siamo alla fine dell’800 a New Salem, precisamente nel 1893.

Iniziano le prime rivolte delle Suffragette per i diritti delle donne, contrastate dal Movimento delle Donne Cristiane, che vogliono rimanere sottoposte all’uomo, con l’accusa che le Suffragette sono delle streghe.

In questa ambientazione si svolgono le vicende delle tre sorelle Eastwood: James Juniper, Agnes Amaranth e Beatrice Belladonna.

Fin da bambine le tre sorelle erano molto unite, ma diventate adulte le due più grandi, Agnes e Beatrice, hanno preso la loro strada lasciando la sorella minore con il padre violento, e dimenticandosi totalmente della magia, fino a un fatidico giorno.

Sono passati sette anni da quando le sorelle maggiori se ne sono andate di casa, il padre è morto, e Juniper viaggia per il mondo scappando dalla polizia, quando si imbatte in un gruppo di Suffragette e, mentre le ascolta, sente uno strano vento, compare una torre nera con una porta con un simbolo particolare sulla porta.

La torre viene vista da tutti, e mentre sono distratti dalla visione, le tre sorelle si ritrovano riunite grazie a un incantesimo lanciato involontariamente da Beatrice.

Sui giornali iniziano a uscire articoli che accusano le Suffragette di stregoneria, Juniper si iscrive al gruppo sperando così di trovare delle compagne con cui riprendere l’uso della magia, ma le sue speranze vengono bloccate fin da subito.

Juniper però rimane convinta che solo la magia potrà aiutare il movimento e farla riunire alle sue sorelle.

Un romanzo che tocca temi molto importanti, dal rapporto tra sorelle alla lotta delle Suffragette, fino ad arrivare a quello dell’ottusità che voleva impedire alle donne di emanciparsi.

Purtroppo il ritmo della narrazione è troppo lento per riuscire a catturare l’attenzione del lettore e avvicinarlo ai temi, rendendolo partecipe e coinvolto, rendendo la lettura molto faticosa, e il tutto viene aggravato dalla lunghezza del testo.

Un vero peccato perché le descrizioni e gli approfondimenti relativi ai personaggi, alle ambientazioni e ai fatti storici sono veramente fatte bene, peccato per quel ritmo noioso da saggio scolastico che rovina davvero tutta la lettura. Eppure nel primo romanzo della Harrow, Le diecimila porte di January, il ritmo narrativo era scorrevole, aveva la pecca di una scrittura un po’ immatura, qui abbiamo una notevole crescita nello stile narrativo, ma un calo del ritmo.

Un romanzo che avrebbe saputo donare davvero tanto e insegnare ancora di più se solo sviluppato meglio.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

REVIEW PARTY – Il filo avvelenato – Laura Purcell – Mondadori 2021

TRAMA

Per tutti gli amanti della letteratura gotica, un racconto da brivido dedicato al male celato dietro il volto dell'innocenza.

«Se fossi stata un maschio niente di tutto questo sarebbe accaduto. Non avrei mai preso in mano un ago, non avrei mai scoperto il mio potere.»
Gran Bretagna, prima metà dell'ottocento. Dorothea Truelove è giovane, bella e ricca. Ruth Butterham è giovane, ma povera e consumata da un segreto oscuro e terribile. Un segreto che rischia di condurla alla forca. I loro destini si incrociano alla Oakgate Prison, dove Ruth è rinchiusa in attesa di processo per omicidio e dove Dorothea si dedica ad attività caritatevoli; soprattutto, qui la ragazza trova il luogo ideale per mettere alla prova le neonate teorie della frenologia – secondo cui la forma del cranio di una persona spiega i suoi peggiori crimini – che tanto la appassionano. L'incontro con Ruth fa però sorgere in lei nuovi dubbi, che nessuna scienza è in grado di risolvere: è davvero possibile uccidere una persona usando solo ago e filo? La storia che la prigioniera ha da raccontare – una storia di amarezze e tradimenti, di abiti belli da morire – scuoterà la fede di Dorothea nella razionalità e nel potere della redenzione.

RECENSIONE

Siamo in Gran Bretagna nella prima dell’ottocento, e seguiamo la vita di due ragazze.

La prima è Dorothea Truelove, una ragazza ricca e di buona famiglia, appassionata dello studio della frenologia, la scienza che dichiara che si può capire se una persona è un delinquente esclusivamente dalla forma del suo cranio. Figlia di una cattolica e di un protestante, orfana di madre, deve affrontare le difficoltà causate dall’epoca che vuole che le donne non frequentino le carceri, nemmeno per beneficienza, che non vuole che affrontino determinati tipi di studi e, soprattutto, non possono avere fame di conoscenza.

La seconda è Ruth Butterham, una ragazza povera, di soli sedici anni, e incarcerata con l’accusa di aver ucciso la sua padrona. Ruth è convinta che fin da quando ha undici anni può uccidere le persone semplicemente con ago e filo, come quando per sbaglio ha ucciso la sorellina neonata. Dopo che Ruth ha cucito un piccolo angelo argentato sulla copertina della piccola, questa è morta a causa della difterite, malattia conosciuta all’epoca come angelo strangolatore, da qui la convinzione di Ruth di aver evocato lei l’angelo cucendolo sulla copertina. Da quel momento la mente di Ruth ha un crollo e le sue convinzioni non sono propriamente la verità.

Tuttavia la vita non è mai bianca o nera, ma piena di sfumature, e quali sfumature sono nascoste nella verità di Ruth?

La narrazione del romanzo è strutturata a capitoli alterni, in cui seguiamo le vite di Dorothea e di Ruth raccontate in prima persona da loro stesse.

I capitoli di Dorothea li ho trovati inizialmente interessanti, ma poi, man mano che Ruth raccontava la sua vita, sono diventati superficiali e noiosi, per carità trasmettono perfettamente la tipologia di problemi e di pensieri che riempiono la testa di una ragazza dell’alta società, e proprio per questo verrebbe da gridarle in faccia di smetterla, che i veri problemi sono altri e che lei si sta comportando da bimba viziata.

Tutt’altro genere invece i capitoli di Ruth, si divorano come farebbe un naufrago davanti a un banchetto, e risultano sempre troppo corti, si vorrebbe che non smettesse mai di raccontare, la si vorrebbe prendere tra le braccia e cullarla per tranquillizzarla, per rassicurarla, per spiegarle che molte cose che credeva sono sbagliate, che molte cose che ha vissuto sono sbagliate, non dovevano accadere a una bambina di undici anni, come quelle che sta vivendo a sedici non dovrebbe viverle.

Una narrazione che colpisce come un pugno allo stomaco, con descrizioni spesso troppo visive e dettagliate che sconvolgono perfino noi lettori adulti e di un’epoca in cui le conoscenze personali sono molto più sviluppate, possiamo capire perfettamente come hanno sconvolto la mente di una bambina in un’epoca in cui l’ignoranza purtroppo era all’ordine del giorno.

Un libro spettacolare dall’inizio alla fine, forse poco adatto ai deboli di stomaco.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – Ciclo dei Demoni – Peter V. Brett – Mondadori 2021

TRAMA

C'è un mondo sterminato là fuori. Per chi ha il coraggio di sfidare le tenebre.

Il sole sta tramontando sull'umanità. E la notte appartiene a voraci creature demoniache che vanno a caccia di esseri umani. Le leggende narrano di un liberatore, che un tempo era riuscito a unire il genere umano nella lotta, vittoriosa, contro i demoni. C'è qualcosa di vero in quella storia? Gli Uomini del Nord sostengono che il liberatore sia il mitico Uomo delle Rune…

RECENSIONE

Volume enorme, contiene tutta la prima trilogia dedicata al Ciclo dei Demoni, e si presente con una bellissima copertina nera piena di rune, che scopriremo avere una grande importanza nella storia, e il titolo scritto in color oro. Il bordo delle pagine sono nere, trasformando il volume un in un mattone total black che attira molto l’attenzione.

L’interno si presenta con molte illustrazioni in bianco e nero che rappresentano sia i demoni citati che alcuni momenti veramente cruenti e di grande impatto della storia.

Il volume è diviso in tre libri e ogni libro in parti.

La prima parte del primo libro ci presenta quelli che saranno i personaggi che seguiremo e il periodo storico.

Siamo nel 319 D.R. (dopo il Ritorno), ovvero tre secoli dopo il ritorno dei Coreling, demoni che escono solamente di notte e attaccano qualsiasi cosa, a meno che non vengano fermati con dei cerchi magici composti da Rune di difesa, mentre si narra che le Rune di attacco per poterli combattere siano andate perse appunto tre secoli prima. La credenza vuole che solamente il ritorno dell’Uomo delle Rune riporterà la pace e lo sterminio dei Coreling.

I personaggi che ci vengono presentati sono Arlen, un bambino di undici anni che, dopo aver visto più volte la codardia del padre, codardia che ha provocato la morte della madre, decide di scappare di casa per recarsi alle Città Libere. Durante la fuga riuscirà a sopravvivere grazie alla sua speciale bravura nel scrivere le Rune. Arlen infatti, nonostante non sappia nulla di Geometria e sia solo il figlio di un contadino, sa creare perfetti cerchi Runici, al punto tale da essere riuscito a tagliare un braccio a un Demone di Roccia.

Il secondo personaggio che ci viene presentato è Leesha, una ragazza che è appena diventata donna, maltrattata dalla madre e a cui il futuro sposo ha rovinato la nomea, raccontando in giro bugie solo per vantarsi. A causa di un attacco dei Coreling che ha distrutto buona parte del villaggio, si trova a collaborare con Bruna, l’erborista del villaggio, considerata anche una strega, e diventa la sua apprendista.

La figura di Bruna mi è piaciuta tantissimo, nelle varie illustrazioni che arricchiscono il volume viene disegnata ricordando tantissimo la vecchia di Resident Evil Village, cosa che me l’ha resa ancora più cara, come se fosse davvero una vecchia conoscenza ritrovata.

Il terzo personaggio è Rojer, un bambino di tre anni che rimane orfano durante un attacco dei Coreling riuscito a causa della mancanza di cura delle Rune da parte del Runiere del villaggio. Il bimbo viene preso da Arrick, giullare e araldo del Duca, che lo porta con sé nel suo ritorno a casa.

Arrick è una figura davvero ignobile, ha una parte molto rivelante nella morte della madre di Rojer, e inizialmente non vuole nemmeno curarsi del bambino, ma poi, non si sa bene perché cambia comportamento e decide di aiutarlo, riuscendo a migliorare un pochino agli occhi del lettore.

Le descrizioni di questa prima parte, come del resto in tutto il volume, sono molto visive e minuziose, si riesce a percepire il fuoco sputato dai demoni, l’odore di bruciato delle case e delle persone, il rumore dei ruggiti, come possiamo percepire nostri il terrore dei protagonisti quando vengono attaccati, la speranza quando sorge una nuova alba, l’agitazione quando si vedono i demoni colpire le protezioni runiche colpo dopo colpo, e ancora, e ancora, e ancora.

Il ritmo narrativo è molto veloce, coinvolge fin da subito facendoci girare una pagina dopo l’altra, divorandole, nonostante la terribile scelta di scrivere il testo in doppia colonna.

Lo stile narrativo semplice, usa un linguaggio alla portata di chiunque e ci cattura totalmente, prendendoci e trasportandoci all’interno della storia, facendoci dimenticare qualsiasi cosa che abbiamo intorno, come se stessimo affrontando un viaggio magico nello spazio e nel tempo, un po’ come quando i bambini hanno attraversato l’armadio per entrare in Narnia, la stessa sensazione, che ci porta a divorare tutte le oltre 1500 pagine senza nemmeno rendercene conto.

Le vicende vengono raccontate in modo molto lineare, senza grandi salti temporali, e anche se già nella prima parte si può avere la sensazione di aver capito chi sarà la figura principale, ovvero l’Uomo delle Rune, non rovina per nulla la lettura, anzi intriga ancora di più.

Una lettura davvero magica, che mi è piaciuta tantissimo e che consiglio vivamente.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

REVIEW PARTY – Mexican Gothic – Silvia Moreno-Garcia – Mondadori 2021

TRAMA

Noemí Taboada riceve una lettera angosciata e delirante da sua cugina Catalina, che ha appena sposato un inglese altolocato e che implora il suo aiuto. E così si reca a High Place, una tetra dimora sperduta tra le montagne del Messico. Noemí è poco credibile nei panni della crocerossina: è una raffinata debuttante, più adatta ai cocktail party che alle indagini poliziesche, ma è anche caparbia, sveglia, e non si lascia intimorire facilmente. 
Certo non dal marito di Catalina, uno sconosciuto dall'aria sinistra ma intrigante; né dal padre, l'anziano patriarca che sembra particolarmente attratto da lei; e neppure dalla casa, che inizia a invadere i suoi sogni con visioni di sangue e sventure.
Il suo unico alleato in questo luogo inospitale è il più giovane membro della famiglia. Ma forse anche lui ha un oscuro segreto da nascondere. Mentre dal passato riemergono storie di violenza e follia, Noemí viene lentamente risucchiata in un mondo terrificante e seducente al tempo stesso. Un mondo dal quale potrebbe essere impossibile fuggire.

RECENSIONE

Il romanzo si svolge in Messico nel secolo scorso, ma l’ambiente che troverà la nostra prota­gonista sarà totalmente inglese.

Noemí Taboada è la classica ragazza di città, adora la musica, le feste, la bella vita, non sa ancora esattamente cosa vuole fare nella vita, sa solo che vuole fare qualcosa di grande, consapevolezza che la porta a cambiare spesso piano di studi, facendola passare, anche agli occhi del padre, come una superficiale che non vuole impegnarsi.

Mentre è all’ennesima festa, riceve una telefonata dal padre che la richiama a casa con urgenza. Motivo dell’urgenza è una strana lettera delirante della cugina Catalina.

Catalina, cugina di Noemí, è sempre stata una ragazza molto tranquilla, sognatrice, calma, tutto l’opposto di Noemí, e da quando è rimasta orfana e’ cresciuta a casa dello zio, fino a quando ha incontrato Virgil Doyle e, dopo solo due settimane, erano già sposati; e si trasferirono ad High Place, un maniero ormai fatiscente situato a El Triunfo.

Nonostante la casa sia situata in Messico, la famiglia è inglese e pretende che tutto in casa sia inglese, dalla servitù alla lingua parlata.

Catalina, da quando si è sposata ha tagliato tutti i ponti con la cugina e la famiglia, fino a quella lettera.

Nella lettera chiede aiuto accusando il marito e la famiglia di lui di avvelenarla.

Noemí viene mandata subito a indagare, ma quello che trova è peggio di quanto aveva immaginato, la casa cade a pezzi, la famiglia Doyle è rigida e severa, l’ambiente austero dove è vietato parlare, ballare, ascoltare musica, tutti rimangono chiusi nelle loro stanze, Virgil e il padre Howard che hanno comportamenti inappropriati nei suoi con­fronti, ma lo spettacolo peggiore era proprio Catalina.

La ragazza era chiusa nella sua camera con lo sguardo vacuo e parlava di fantasmi e voci nelle pareti, dando l’impressione di essere diventata pazza, oltre che malata di tuberco­losi.

Noemí inizia a indagare, ma i segreti sono tanti.

Il romanzo conquista da subito, proprio grazie al trucco dei segreti, che fanno aumentare la curiosità del lettore che divorerà pagina dopo pagina per scoprire cosa si nasconde.

Le descrizioni sono minuziose e molto visive, permettendo al lettore di sentirsi dentro al libro. Anche i personaggi sono ben caratterizzati, specialmente dal lato psicologico ed emotivo.

La storia è molto ben sviluppata e scritta con un ottimo ritmo, ma per tutta la lettura ho avuto la sensazione di averla già letta, mi aspettavo ogni colpo di scena, perdendo così la suspance che l’autrice voleva creare.

Una lettura coinvolgente e piena d’atmosfera.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

REVIEW PARTY – I sette mariti di Evelyn Hugo – Taylor Jenkins Reid – Mondadori 2021

TRAMA

La vecchia Hollywood degli ultimi divi, la città dei sogni, rivive in un racconto ammaliante sulla ricerca della verità.

“Chi è stato il vero amore della sua vita? È quella la madre di tutte le domande. L'esca del libro. Sette mariti. Quale ha amato di più? Qual è stato il suo vero amore?”
Dopo anni vissuti lontano dai riflettori, la ex "divina" di Hollywood Evelyn Hugo, autentica icona della storia del cinema, è finalmente pronta a svelare la sua verità. E anche quella sui suoi sette mariti, naturalmente. Per farlo, sceglie Monique Grant, una reporter semisconosciuta. La più stupefatta è proprio Monique: perché proprio lei? E perché proprio adesso? Si dà il caso che per la giornalista non sia proprio un gran momento: dopo pochi mesi dalle nozze il marito l'ha lasciata, e a trentacinque anni la sua vita professionale sembra già arrivata a un punto morto. L'incarico di scrivere la biografia di Evelyn Hugo potrebbe essere l'occasione che aspettava per dare una svolta alla sua carriera. E così, nello splendido appartamento di Manhattan dell'attrice, Monique ascolta affascinata le parole di Evelyn: dagli esordi nella Los Angeles degli anni Cinquanta fino alla decisione di ritirarsi dalle scene trent'anni dopo, passando per i numerosi matrimoni, l'attrice rivela una storia di feroce ambizione, amicizia inattesa, e un grande amore proibito. Monique si sente sempre più vicina alla leggendaria star: a mano a mano che il racconto di Evelyn si avvicina alla conclusione, appare chiaro che le loro vite sono legate in modo drammatico e ineludibile. “I sette mariti di Evelyn Hugo” è un viaggio affascinante attraverso lo splendore della vecchia Hollywood e le difficoltà del nostro tempo, che mette in scena due indimenticabili figure di donne, alla scoperta di cosa significhi – e di quanto costi – la verità.

RECENSIONE

Attraversai la stanza e mi sedetti anch’io sul letto. «Difficile dire se lo amo o no, o se sto con lui per un motivo o per un altro. Lo amo, però il più delle volte lo odio. E sto con lui per il suo nome, ma anche perché insieme ci divertiamo. Ci siamo divertiti tanto, in passato, e adesso continuiamo a divertirci ogni tanto. È difficile da spiegare.»
«Ti fa stare bene?» mi chiese.
«Sì, molto. A volte la voglia di stare con lui è così forte da mettermi in imbarazzo. Non so se è normale provare per un uomo il desiderio che provo io per Don.»

Evelyn Hugo, una celebrità di Hollywood che ha fatto parlare di lei per oltre cinquant’anni di carriera, tra scandali, mariti e film di successo, oltre a voler donare alcuni suoi abiti in beneficenza per raccogliere fondi per la ricerca del cancro, ha deciso finalmente di rilasciare la sua storia per intero, e per farlo ha scelto Monique Grant, una giovane giornalista della rivista Viviant, poco considerata perché ancora agli inizi, ma con un gran talento.

L’intervista promessa però è una trappola. Evelyn non ha nessuna intenzione di lasciare un’intervista alla rivista, lei vuole solamente Monique, vuole che la ragazza scriva un libro biografico, che alla sua morte pubblichi tutta la verità della sua vita, tutto quello che non ha mai raccontato per paura e per pregiudizi, per condizionamento causato dall’epoca in cui è vissuta, per voglia di emergere e ottenere il potere assoluto.

Vuole far capire al mondo che li no è un’icona, ma è una semplice persona fatta di sangue e carne, e con moltissimi errori alle spalle. Errori di cui non si pente e non si vergogna, errori e scelte che rifarebbe pur di arrivare dov’è arrivata, ma che è giunto il momento che la gente conosca chi è veramente Evelyn Hugo e quale sia stato il suo vero amore.

La gente pensa che l’intimità sia una questione di sesso. Invece è una questione di verità.
Quando capisci che puoi raccontare a una persona la tua verità, che puoi mostrarti per ciò che sei, puoi metterti a nudo e sentirti dire “Con me sei al sicuro”: ecco cos’è l’intimità.

Il libro è strutturato con una parte di narrazione in prima persona, sia quando a parlare è Evelyn Hugo che quando narra Monique Grant, ma anche da articoli di giornale, articoli di blog e ritagli vari di notizie dell’epoca.

Le descrizioni sono molto intense, al punto che possiamo sentire il personaggio di Evelyn fin nella sua profondità, percepiamo i suoi stati d’animo, le sue incertezze e le sue paure, possiamo vederla concretamente davanti a noi mentre trova le parole per raccontare la sua vita a Monique, come se fossimo presenti nello studio dell’attrice ad ascoltare in prima persona.

Anche il personaggio di Monique è ben approfondito, anche se in maniera del tutto diversa, se con Evelyn abbiamo una sensazione di abisso senza fine che si sta aprendo davanti a noi, con Monique sembra più un lago, sempre profondo, al punto che non si vede bene il fondo, ma quasi superficiale se confrontato con Evelyn, e questa sensazione trasmette appieno il vissuto dei due personaggi, una più matura che ha dovuto affrontare mille difficoltà per emergere, come racconterà nella sua storia, e l’altra che sta iniziando ora a combattere le avversità e a capire come si muove la vita.

Una lettura che cattura fin dalle prime pagine, sia perché ci viene rivelato subito che alla fine ci sarà una rivelazione riguardante Monique che ci terrà incuriositi fino alla fine, sia perché la vita di Evelyn è stata talmente piena di eventi, sentimenti, emozioni che non smetteremmo mai di ascoltarla raccontare.

Un libro che mi ha stregato e colpito e che ho amato dalla prima all’ultima pagina.

«Sono davvero una forza, eh? Non metterti contro di me, mondo. So il fatto mio.»
«Esatto, tesoro. Proprio così.»
Quando dico a mia madre che le voglio bene e chiudo la comunicazione, mi sento fiera di me, persino compiaciuta.
Non posso neanche immaginare che in meno di una settimana Evelyn Hugo terminerà la sua storia e io scoprirò cosa c’è dietro veramente, e la odierò così tanto da avere la tentazione di ucciderla.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

REVIEW PARTY – Ponte di anime – Victoria Schwab – Mondadori 2021

TRAMA

È lei che insegue gli spettri, o è il contrario?

Sia come sia, Cass potrebbe avere un talento per scovare gli spiriti inquieti. Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, è sopravvissuta a due città infestate mentre era in viaggio per il programma televisivo dei suoi genitori. 
Tuttavia nulla potrebbe prepararla a quel che la attende a New Orleans, un luogo che pullula di antiche magie, società segrete e terrificanti sedute spiritiche. 

Ma la sorpresa più terribile è un nemico che Cass non avrebbe mai sospettato di dover affrontare: un messaggero della Morte in persona. Sarà all'altezza della sfida? E a cosa dovrà rinunciare per vincerla?

RECENSIONE

Cassidy Blake e il suo amico fantasma Jacob, sono ancora in viaggio con i genitori di Cass per il programma televisivo, questa volta sono a New Orleans, città famosissima per il jazz, per i cimiteri e per le sue tradizioni, storie e rituali legati alla morte.

Inizialmente il viaggio sembra essere come i due passati, una nuova città, nuovi luoghi da visitare e nuovi fantasmi dietro al Velo da fa passare oltre, ma, come nei precedenti viaggi, si svela subito che le cose non possono andare in modo semplice, ma questa volta il problema che dovrà affrontare Cass è il peggiore di tutto quello che ha dovuto affrontare finora, questa volta dovrà affrontare niente di meno che un Emissario della Morte che vuole recuperare la vita di Cass, quella vita che un anno prima aveva perso quando era caduta nel fiume e che, grazie a Jacob, era riuscita a recuperare morendo solo per pochissimi istanti.

Al suo fianco arriverà Lara, l’altra ragazzina Traversante che aveva conosciuto in Scozia, e la famosa Società del Gatto Nero, di cui faceva parte il prozio di Lara.

<<Mi chiamo Cassidy Blake>> dico sottovoce. <<Ho dodici anni. Un anno fa ho derubato la Morte. Sono sopravvissuta, quando sarei dovuta morire. Sono rimasta qui, quando sarei dovuta andar via. L’ho scampata una volta e la scamperò di nuovo. Mi chiamo Cassidy Blake>> ripeto. <<E non mi farò trascinare nelle tenebre.>>

Romanzo conclusivo della trilogia, ci troviamo tra le mani un volumetto perfetto.

Tutta la trilogia va in crescendo, volume dopo volume, in una storia che vede dei personaggi molto ben strutturati, pieni di sfaccettature caratteriali ed emozionali, dove il lato psicologico è stato veramente approfondito bene, e dove possiamo vederli crescere a livello mentale, grazie alle esperienze che affrontano, e vediamo trasformarsi e maturare anche i loro rapporti, specialmente tra Lara e Jacob, che nasce con in odio reciproco ma piano piano si trasforma in qualcosa d’altro.

Cass stessa, nonostante tutta la trilogia si svolga nel solo mese di agosto, cambia visibilmente, e in un certo modo noi con lei.

La narrazione è sempre scorrevole, molto ben ritmata, che permette di divorarlo velocemente.

Come per gli altri due volumi la storia ci viene narrata da Cass stessa, e si rivolge direttamente a noi, con ogni tanto qualche intervento di Jacob che, oltre a leggere nei pensieri a Cass, risponde o fa osservazioni rivolgendosi al lettore e rispondendo a frasi rivolte direttamente a noi che stiamo leggendo, dandoci quella sensazione stile Sebastian in La storia infinita.

Una trilogia destinata a un pubblico molto giovane, ma che conquista e fa innamorare anche lettori più grandi che riescono a immedesimarsi ugualmente.

Una lettura che, una volta finita, mi ha lasciato tanta malinconia nel dover salutare Cass, Lara e Jacob a cui mi ero affezionata.

Micol Borzatta

Copia di proprietà