Il gatto ti ha mangiato la lingua, Wendy Corsi Straub (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

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Dopo la malattia e la morte della madre, Tacey e il padre si trasferiscono a casa degli zii, ed è proprio il cugino Jax a parlarle di Felicia, una ragazzina dai capelli rossi pressoché normale se non per il fatto che all’improvviso ha smesso di parlare.

Una notte, buia e lunga, il silenzio viene rotto da un urlo che all’inizio viene scambiato per il verso di una lince, esemplare molto comune nel Maine.

Da quel momento Felicia ha smesso di parlare, e nonostante la visita da molti dottori, nessuno ha mai saputo dare una spiegazione a questo mutismo, perché fisicamente non hanno trovato nessun problema, tant’è che sono tutti convinti che prima o poi avrebbe ripreso a parlare, ma la bambina non faceva altro che guardare nel vuoto senza mai comunicare in nessuna maniera.

Molti accusano la bambina di mentire e di voler emulare un altro bambino, Leo Katz, finito in ospedale psichiatrico dopo che anche lui una notte ha urlato e poi smesso di parlare.

Felicia invece non sta mentendo, qualcosa le è successo quella notte, e non sta guardando nel nulla, ma una strana casa sulla collina, una casa che dicono appartenga a una strega.

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Ottavo racconto della raccolta Storie da brividi, veniamo gettati in un’atmosfera da incubo.

L’inizio della storia è tranquillo, malinconico ma tranquillo, ma man mano che si va avanti veniamo catturati dalla narrazione e trascinati in un incubo che ci porteremo dietro per tutta la notte.

Le atmosfere sono descritte minuziosamente, e anche se il linguaggio è infantile, in riga con i protagonisti e il target di destinazione, può essere letto anche da un pubblico più maturo.

Wendy Corsi Straub è una scrittrice americana di romanzi di suspance e romanzi per ragazzi.

Fin da ragazza ha sempre amato leggere e ai tempi della scuola già scriveva per il giornale studentesco, fino a entrare nel mondo dell’editoria subito dopo la laurea.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice
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Evil, V. E. Schwab (Newton Compton 2019) a cura di Micol Borzatta

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Victor Vale studia alla Lockland University. Ha ottenuto una stanza singola ed è il primo del suo corso, fino a quando arriva Eliot Cardale e viene messo nella sua stanza.

All’inizio Victor vuole riottenere la stanza tutta per sé, ma poi fra i due ragazzi nasce un’amicizia che si intensifica quando Eliot annuncia in classe che la sua tesi sarà sugli EO, ovvero sugli esseri umani ExtraOrdinari, persone con dei poteri speciali di cui si sa poco. Una delle domande della tesi sarà appunto se nascono così o se lo diventano in qualche modo.

L’argomento è talmente interessante che Victor decide di aiutarlo e unirsi alle ricerche, in principio teoriche, ma piano piano pratiche con esperimenti su se stessi, per scoprire tutto quello che riguarda queste persone speciali.

Una ricerca che porta Victor a passare cinque anni in isolamento al penitenziario di Wrighton e successivamente quattro anni di inserimento sociale. Detenzione che gli ha permesso di pensare, studiare ed esercitarsi su ben 463 detenuti.

Esperimenti che lo portano a conoscere Mitch e a pianificare un piano enorme da mettere in atto una volta fuori dal carcere, e che lo riporterà a incontrare Eliot.

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Primo romanzo di una nuova trilogia della Schwab, tutta dedicata ai cattivi delle storie, dove i protagonisti sono dei cattivi e non i canonici eroi che siamo abituati a incontrare nei romanzi.

La narrazione è tutta svolta a capitoli alterni tra presente e passato e, per una buona parte del romanzo, non capiamo esattamente cosa stia succedendo o perché Victor sia finito in carcere, nemmeno dove sia finito Eliot e cosa stia esattamente facendo.

Tutta questa confusione, però, non porta il lettore a distrarsi o ad annoiarsi, anzi la storia è strutturata talmente bene che veniamo accalappiati, incuriositi e in alcuni punti quasi raggirati, che finiamo per essere conquistati da questa lettura, nonostante in alcuni passaggi dei primi capitoli si abbia la sensazione di trovarci davanti all’ennesimo Frankenstein.

Poteva funzionare e, se avesse funzionato davvero, voleva la possibilità di mantenere il potere, la dimostrazione, la prova. Voleva essere la prova. Senza una prova, quella teoria era il mostro di Eli e lui era solo una cassa di risonanza per le idee dell’animo. Con la prova, lui era il mostro, essenziale, inscindibile dalle teorie di Eli.

Fin da subito abbiamo una profonda descrizione sia di Victor che di Eliot, descrizione che non si limita al solo aspetto fisico, ma approfondisce tutto l’aspetto psicologico dei due ragazzi, quindi sfera emotiva, sociale, mentale e relazione.

Già da subito l’autrice inserisce parti parecchio adrenaliniche, miste ad altre misteriose, in questo modo il ritmo narrativo continua a variare e a tenere alto l’interesse del lettore che, ogni volta che pensa che la situazione sta diventando piatta, si trova a saltare sulla sedia e a correre dietro alle parole per seguire la storia.

L’idea di impostare una trilogia esclusivamente su personaggi ritenuti cattivi, al posto dei soliti eroi, è una base inusuale e davvero originale, sviluppata magistralmente che ci porta a voler leggere subito i seguiti per scoprire come procede la storia e come sarà sviluppata.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Ethan, l’angelo del silenzio, Elizabeth Giulia Grey (Self Publishing 2019) a cura di Micol Borzatta

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Kate sta aspettando che aprano le iscrizioni al dottorato, e per riempire l’attesa decide di trovare un lavoro, e si rivolge al suo docente preferito, l’unico che ritiene davvero in gamba e a cui potersi rivolgere: Ben Donovan.

Dopo nemmeno una settimana il professor Donovan la convoca nel suo ufficio e le propone un posto come baby sitter al figlio autistico di un suo collega professore, un lavoro della durata di quattro mesi e che servirà per raccogliere dati per il suo dottorato.

La reazione di Kate è di stupore e spavento perché, nonostante l’insegnante non lo sapesse, lei aveva già fatto un’esperienza simile, e sperava di non doverla mai più fare, aveva scelto psicologia sperando di lavorare solo su nozioni teoriche.

A peggiorare il tutto è la famiglia del bambino. Figlio del professor Philip Clarke, un uomo rigido, esigente, duro, a cui non piace il dialogo, nemmeno con i suoi studenti, di origini nobiliari e il più giovane docente dell’epoca e con il corso più difficile alla facoltà di Matematica.

Ethan viveva solo con il padre, da quando tre anni prima la madre morì in circostanze poco chiare. Aveva avuto vari terapisti, ogni volta licenziati in malo modo dopo solo pochi giorni per mancanza di risultati.

Il padre, Philip Clarke, docente, è una persona molto chiusa e burbera che passa tutto il suo tempo o in università o nel suo studio a portare avanti qualche ricerca, trascurando il figlio che avrebbe avuto bisogno di molte più attenzioni rispetto a chiunque altro, per via delle sue condizioni.

Il colloquio con Philip Clarke si svolge in modo inconsueto, le domande sono studiate per capire che tipo di persona fosse Kate e nello stesso istante Kate scopre cosa si nascondesse dietro alla maschera indossata da Philip.

Il romanzo punta molto sugli aspetti psicologici dei personaggi sviluppandoli molto approfonditamente, descrivendoli sotto ogni aspetto e cambiamento, facendo così capire al lettore cosa voglia dire avere a che fare con una persona autistica, la fatica mentale per affrontare ogni momento al dolore quando i progressi fanno retromarcia, la difficoltà nell’interazione e l’impossibilità di poter cedere e di far vedere le proprie sofferenze.

La storia è molto forte, ben strutturata e, nonostante alcune parti che sembrano troppo romance, ha tutte le caratteristiche di un ottimo romanzo educativo e di formazione che fa davvero conoscere un mondo molto complesso e che non tutti conosciamo.

Una lettura toccante che dovrebbero leggerla tutti.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dall’autrice

La corte di ali e rovine, Sarah J. Maas (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

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Tamlin, insieme al Re di Hybern stanno tramando qualcosa per piegare al loro volere Prythian.

Feyre vuole a tutti i costi vederci chiaro e smascherare il loro sordido piano, ma per farlo deve tornare alla Corte di Primavera e lasciare momentaneamente il suo amore e la sua vita.

Per poter fare tutto ciò deve però riuscire a tenere a bada il suo desiderio di vendicarsi e riuscire a ingannare tutti con la migliore delle recitazioni.

Sta percorrendo una strada davvero rischiosa, basta un semplice passo falso per rovinare tutto e decretare la rovina di tutto il mondo, ma più la guerra si avvicina e più diventa complicato capire chi è affidabile e chi no.

Terzo e ultimo volume della saga, affrontiamo finalmente la grande battaglia, quella decisiva, quella che conclude ogni saga fantasy.

Lo stile è sempre quello che conosciamo, molto descrittivo, vivido, quasi che si possa toccare muovendo semplicemente la mano.

I personaggi sono vecchie conoscenze che ritroviamo molto volentieri e che sono maturati con il passare del tempo, cresciuti e sotto certi aspetti molto cambiati.

Il ritmo narrativo è scorrevole e molto adrenalinico, le vicende corrono, si accavallano, si inseguono e portano il lettore a correre con la lettura per seguire il ritmo, sentendoci partecipi degli eventi, come se fossimo fisicamente con Feyre.

La fine del romanzo è completa, non lascia nulla in sospeso, ma nonostante questo proviamo un fortissimo senso di malinconia dovendo salutare un mondo e dei personaggi a noi ormai particolarmente cari, a cui ci siamo affezionati.

Una lettura che rapisce ancora una volta, dimostrandosi all’altezza dei due romanzi precedenti.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

I fratelli Kimball, Valeria di Spezio (Elpis 2019) a cura di Micol Borzatta

Copia di Review tour

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La morte del signor Kimball, ha sconvolto l’intero paese lasciando la moglie Annabelle e i tre figli, e da quel momento quel periodo venne chiamato da tutti la primavera degli orfanelli e veniva considerato un punto di riferimento temporale, essendo la morte Kimball accompagnata da molte altre che hanno lasciato orfani molti bambini.

A differenza delle altre morti, quella di George Kimball è avvenuta in mare, impedendo a moglie e figli di avere un corpo da seppellire e una tomba da visitare.

Passati dodici anni, i figli di George Kimball dimostrano alcune stranezze.

John, il primogenito di venticinque anni si nasconde dietro ai suoi studi di ricerca notturna, per evitare di trovare un vero lavoro, definendosi un cacciatore di segreti, e guadagnando qualcosa.

Alice, la secondo genita di ventidue anni, a differenza del fratello, è sempre chiusa in casa, tranne e quando va in chiesa e in merceria. Dal viso angelico si occupa di lavori di sartoria.

Sarah, terza genita di diciannove anni, impetuosa e litigiosa, era ossessionata dalla ricerca del segreto della felicità, e lo fa leggendo tutti i libri del padre convinta di trovarlo lì per via di un ricordo.

Diventati praticamente adulti le loro vite prendono strade diverse, ma rimangono sempre in contatto.

Romanzo intenso che sa conquistare e coinvolgere con la sua semplicità.

Lo stile narrativo infatti è lineare, con un linguaggio semplice e un ritmo tranquillo, che ci trasporta dolcemente all’interno di questa quotidianità familiare, trascinandoci sempre più addentro.

La parte psicologica e caratteriale dei personaggi è molto sviluppata e permette di avere la sensazione di conoscerli a fondo.

Una piccola saga familiare che unisce storia e romanticismo in modo davvero equilibrato senza necessitare di troppi orpelli per essere interessante.

Anche le descrizioni dei paesaggi sono ben fatte, minuziose ma non noiose, permettendo di costruirci una scenografia intorno così da poterci estraniare dalla realtà e tuffarci nella lettura completamente.

Un romanzo veramente meritevole che sa stupire.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Nocturna, Maya Motayne (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

 

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Il regno di Castallan è nel caos, il principe ereditario è stato fatto scomparire in una voragine del pavimento aperta da una ragazza con una magia potentissima.

Il tutto accadde davanti al fratello minore, Alfehr, che decise di lasciare il regno per cercare il modo di utilizzare quella stessa magia per poter liberare il fratello Dezmin.

I genitori, come tutto il regno, danno Dezmin per morto e pretendono che Alfehr prenda il suo posto come principe ereditario, come la successione pretende.

Alfehr è costretto a tornare a casa quando scopre che nel suo regno si svolgerà una partita a carte illegale il cui premio in palio sono dei volumi molto rari che potrebbero contenere l’incantesimo che gli serve.

Il suo ritorno dà modo ai genitori di organizzare un ricevimento per presentarlo al suo popolo ufficialmente come futuro Re di Castallan.

Finn è una mutaforma e ha il potere di manipolare la pietra.

Per qualche motivo anche lei è interessata a quei volumi, ma non riesce a tenerli, le vengono rubati da Alfehr, e questo la porta a essere ricattata dalla peggior regina della criminalità del regno: Koll.

Koll la obbliga a rubare un oggetto nel castello di Alfehr o non riotterrà più il suo potere di mutaforma.

Finn si ritroverà così a incontrarsi nuovamente con Alfehr, ma il loro incontro libera un terribile pericolo per tutto il regno, un pericolo che devono sconfiggere.

Romanzo fantasy molto originale come ambientazione, ma meno come trama, che ricorda molto Magic della Schwab.

La lettura viene rovinata dal continuo trovare termini spagnoli non tradotti, che non sempre si riescono a intuire.

Anche l’utilizzo elle abbreviazioni dei nomi fuori dai dialoghi è parecchio disturbante e fastidioso, come il fatto che la magia viene chiamata proprio, termine che confonde notevolmente.

I personaggi e le ambientazioni sono molto caratterizzati, nei minimi dettagli e ci consente di sentirci all’interno della storia e conoscere a fondo luoghi e persone.

Una lettura piacevole, nonostante i difetti, che cattura e ammalia.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

L’opale perduto, Lauren Kate (Rizzoli 2019) a cura di Micol Borzatta

 

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Venezia, Sestiere di Dorsoduro, 1725

Violetta ha 5 anni ed è un’orfana che vive nell’orfanotrofio Ospedale degli Incurabili.

Come da abitudine, Violetta, aspetta che tutti dormono per salire in soffitta e sognare di lasciare per sempre l’Istituto, ma quello che vede dalla finestra la segnerà moltissimo.

Per la strada c’è una donna che canta una musica ipnotica e, avvicinatasi al muro dov’è sita la ruota che permette di deporre anonimamente i neonati nella cucina dell’orfanotrofio, la donna ci fa mettere un bambino che avrà più o meno la sua età.

Violetta corre in cucina e libera il ragazzo che, non essendo un neonato, era rimasto incastrato.

Venezia, Sestiere di Dorsoduro, 1735

Violetta ha quindici anni e ancora tende a rifugiarsi in soffitta per sognare sempre la fuga.

È proprio in soffitta che una sera incontra Mino, un altro orfanello che però, vista l’età, doveva già aver lasciato l’Istituto per andare a fare l’apprendista.

Mino, a differenza degli altri maschi, era un violinista, cosa strana perché generalmente la musica era solo per le femmine, che non potevano lavorare essendo donne.

Violetta vorrebbe diventare una cantante, ma aveva paura di fare la solista, ma se Mino l’accompagnava, la sua paura spariva.

L’unione tra i due però è contrastata anche dai sogni di Violetta.

Romanzo fantasy rosa dell’autrice di Fallen.

Il romanzo nasce quando l’autrice, durante un viaggio a Venezia per lavoro, mentre fa il tragitto dalla libreria in cui aveva fatto una presentazione all’albergo dove l’aspettavano il marito e il figlio, si perde e si trova davanti a un edificio con la targa Ospedale degli Incurabili.

Lauren, tornata a casa, si documenta sulla storia dell’edificio, che ora è l’Accademia di Belle Arti di Venezia.

In origine l’edificio era un nosocomio e un orfanotrofio in cui le donne venivano cresciute come musiciste.

È così che Lauren torna a Venezia e scrive il romanzo.

La storia è un ottimo mix tra realtà e fantasia in un mondo quasi distopico.

Il linguaggio è semplice e lo stile semplice e molto ritmato.

Come nei precedenti romanzi dell’autrice, abbiamo delle descrizioni molto vivide e minuziose.

Un romanzo strepitoso che fa evadere e ci porta in una Venezia gotica.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice