REVIEW PARTY – Una dote di sangue – S. T. Gibson – Mondadori 2022

TRAMA

Constanta si ritrova a scegliere tra libertà e amore. Ma i legami costruiti con il sangue possono essere spezzati solo dalla morte.

Gli uomini che hanno ucciso la sua famiglia e bruciato la sua casa l'hanno lasciata a terra agonizzante, vittima di una guerra che nessuno ricorda più. Ma un misterioso straniero riccamente vestito la trova, la salva a un soffio dalla morte e le dona una nuova vita e un nuovo nome: Constanta, colei che è determinata a vivere. 
È così che la figlia del fabbro di un villaggio della Romania medievale diventa la sposa perfetta per un re immortale. Insieme attraversano i secoli e i paesi, da Vienna alla Spagna, da Pietrogrado a Parigi. Quando però lui coinvolge nella sua rete di passioni e inganni anche una machiavellica gentildonna e un attore squattrinato, Constanta inizia a capire che il suo amato è capace di atti orribili. E dopo essersi alleata con i suoi consorti di sangue – la bellissima Magdalena, il brillante Alexi – inizia a svelare gli oscuri segreti del marito. Constanta si ritrova a scegliere tra libertà e amore. Ma i legami costruiti con il sangue possono essere spezzati solo dalla morte.

RECENSIONE

Tutto ha inizio nel 1400, quando una ragazza in fin di vita viene trovata da un uomo misterioso, che la soccorre, attratto dalla voglia di vivere di lei, talmente forte che decide di chiamarla Constanta.

Constanta è la figlia di un fabbro e viveva in un piccolo villaggio della Romania, quando questo viene attaccato e dato alle fiamme, e ogni abitante massacrato.

Dopo essere stata trasformata in vampiro, la prima cosa che fa Constanta è di vendi­carsi degli uomini che hanno bruciato la sua casa, i suoi genitori e l’hanno la­sciata a un passo dalla morte.

Passa quasi un secolo e Constanta e il suo creatore si spostano dalla Romania a Vienna per poi approdare in Spagna dove alla coppia si aggiunge Magdalena, e Constanta incomincia a sentire un miscuglio di emozioni contrastanti, che la portano a non fidarsi più totalmente del suo creatore.

I veri problemi però nascono quando intorno agli anni venti del 1900, al trio si aggiunge Alexi, portando Constanta a mettere in atto una soluzione radicale, quel­la che ci viene detta nella prima pagina del romanzo: uccidere il loro creatore.

«Voglio vivere» ha sussurrato di rimando. Probabilmente troppo intimorita che tu potessi sentire dalle tue stanze accanto. «Ma io voglio vivere nel mondo, non ai suoi margini. I giorni vanno avanti all’infinito, Constanta, non cambiano mai… sono stanca.»

Romanzo gotico basato sulla storia delle mogli di Dracula.

La storia è narrata tutta in prima persona dalla diretta voce di Constant a che sta scrivendo tutta la storia in una lunga lettera destinata al suo creatore, in cui vuole spiegare i motivi del suo gesto.

La narrazione è molto scorrevole, con un buon ritmo incalzante e molti approfondimenti psicologici ed emotivi, infatti vediamo, e soprattutto viviamo sulla nostra pelle, il cambiamento che fa Constanta durante i secoli, ma percepiamo anche la trasformazione che compiono Magdalena e Alexis, nonostante vista da un punto di vista esterno.

I temi trattati sono molto forti, si va dalla sodomia al sadismo, alla violenza, sia fisica che psicologica, depressione, omicidio, ma nonostante vengano trattati approfonditamente, non viene fatto in modo che possa traumatizzare il lettore.

Una lettura che si fa in 5-6 ore ma che, una volta conclusa, rimane dentro al lettore, che ci continua a pensare.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

REVIEW PARTY – Gilded – Marissa Meyer – Mondadori 2022

TRAMA

C'era una volta la figlia di un mugnaio… Colpita dalla maledizione di Wyrdith, dio delle storie e della menzogna, Serilda ha sviluppato un incredibile talento per il racconto: quelle con cui incanta i bambini del villaggio sono vicende intriganti, bizzarre, e soprattutto non contengono un briciolo di verità. O almeno così credono tutti. Ma una delle sue storie attira l'attenzione del mostruoso Erlking con i suoi cacciatori non-morti. 
E così Serilda si ritrova prigioniera in un luogo sinistro, dove si aggirano ghoul, fantasmi e ripugnanti corvi senza occhi. Chiusa nelle segrete del castello, la ragazza è costretta a dimostrare di saper trasformare la paglia in oro – come ha affermato – o sarà uccisa per aver mentito. Disperata, Serilda ha una sola possibilità: accettare l'aiuto di un ragazzo che le è misteriosamente comparso davanti. E che vuole qualcosa in cambio. Presto Serilda si accorge che le vetuste mura del castello celano molti segreti, compreso un antico maleficio. Dovrà trovare il modo di spezzarlo se vuole riuscire a fermare il dispotico potere del re e la sua feroce Caccia una volta per tutte.

RECENSIONE

La prima cosa che dovete sapere è che non è stata colpa di mio padre. Né della sfortuna, né delle bugie. Certamente non della maledizione. So che alcuni cercheranno di biasimarlo, ma lui c’entra poco.
E voglio che sia chiaro che non è stata nemmeno tutta colpa mia. Né della sfortuna, né delle bugie. Certamente non della maledizione.
Be’…
Forse di alcune bugie sì.
Ma meglio cominciare dall’inizio. Il vero inizio.
Fu durante il solstizio d’inverno di diciannove anni fa, in concomitanza di una rara Luna Inifinita.
Forse sarebbe più esatto dire che fu ancora prima, nel tempo in cui i mostri vagavano liberi al di là del Velo che ora li separa dai mortali, e i demoni talvolta si innamorano.
Ma per quanto ci riguarda, diciamo che iniziò durante quella Luna Inifinita.

Durante notte della Luna Inifinita, la notte della Caccia Selvaggia, l’Erlking riuscì a colpire una gigantesca bestia dorata, ma no. La uccide sul colpo.

La bestia riesce a scappare e all’arrivo dell’alba l’Erlking è costretto a tornare nei suoi regni al di là del Velo senza trovarla.

Alla mattina, un mugnaio di Aschen, tra la bestia all’ombra del suo mulino e la soccorre.

La bestia si rivelò essere il dio delle storie e decise di esaudire un desiderio del mugnaio.

L’uomo chiede di poter sognare la donna dei suoi sogni e di avere una bambina sana e felice.

Il dio delle storie esaudire il desiderio, ma ci aggiunge anche del suo. Essendo lui anche il dio delle bugie, fa sì che la bambina non possa fare altro che inventare sempre storie, storie che saranno viste da tutti solamente come continue bugie.

La bambina cresce e durante una Caccia Selvaggia, quando tutti rimangono chiusi in casa, Serilda, la figlia del mugnaio, si trova in giro, finendo per incontrare l’Erlking, al quale, per salvarsi la vita, racconta di saper filare la paglia in oro.

È così che una volta al mese, durante la notte della Caccia Selvaggia, Serilda viene prelevata dall’Erlking per filare la paglia in oro.

Ovviamente Serilda non lo sa fare, ma viene aiutata da Gilded. Nessuno però fa nulla per nulla, e anche Gilded le propone il suo prezzo.

Ma ogni storia ha due facce. L’eroe e il cattivo. La luce e l’oscurità. La benedizione e la maledizione. E ciò che il mugnaio non aveva capito, è che il dio delle storie è anche il dio della menzogna.
Un dio imbroglione, che ama ingannare il prossimo.
Benedetta da un padrino simile, la bambina fu segnata per sempre con occhi che rendevano impossibile fidarsi di lei: iridi nere come la pece, che portavano impressa una ruota con otto piccoli raggi dorati. La ruota del fato e della fortuna, che chi è saggio, sa riconoscere come l’inganno più grande di tutti.
Occhi così particolari facevano sì che chiunque la vedesse, sapesse che era stata toccata da un’antica magia. Man mano la bambina che cresceva, i sospettosi abitanti del villaggio rifuggivano da lei per il suo strano sguardo e per le sventure che sembravano seguirla come una scia. Violente tempeste in inverno. Siccità in estate. Coltivazioni malate e bestiame disperso. E la scomparsa di sua madre, una notte, senza alcuna spiegazione.
Queste e ogni sorta di calamità, la colpa delle quali poteva essere attribuita senza grande sforzo di fantasia a quella strana bambina orfana di madre con gli occhi cattivi.
Forse però la caratteristica che più di tutte la rese sospetta era l’abitudine che sviluppò non appena imparò pronunciare le prime parole. Quando parlava, non riusciva a trattenersi dal raccontare le storie più stravaganti, come se la sua lingua non conoscesse la differenza tra vero e falso. Cominciò quindi a baloccarsi con storie che mescolavano verità e bugia, e se gli altri bambini amavano i suoi racconti, così pieni di incanto e bizzarrie, gli adulti sapevano cosa nascondeva quella ragazzina.
Era blasfema, dicevano. Una spregevole bugiarda, e tutti sanno che quella feccia è più o meno l’equivalente di un assassino o di uno che riesce sempre a farsi offrire una pinta di birra, ma non restituisce mai il favore.
In poche parole, quella bambina era maledetta, e tutti lo sapevano.

Romanzo fantasy che vuole ripercorrere la storia di Tremotino, o come si chiama originalmente nella storia tedesca Rumpelstilzchen.

La storia originale narra che un mugnaio, per vantarsi davanti al Re, dichiarò che sua figlia sapesse filare la paglia in oro. Il Re allora prelevò la ragazza e le ordinò di trasformare un tot di paglia in oro, altrimenti sarebbe andata incontro alla morte. Rimasta sola la fanciulla viene avvicinata da uno strano ometto che le promette di filare lui la paglia se in cambio lei gli avesse donato qualcosa, e lei gli dona la sua collana. La seconda notte la stessa cosa, ma il regalo fu un anello. La terza notte, non avendo più nulla da regalare, la ragazza promise il suo primogenito. Tempo dopo il Re decise di sposare la ragazza e nacque il loro primo figlio. Lo strano ometto si presentò per prendere il bambino, ma la ragazza ovviamente non volle darglielo. L’ometto decise allora che se la ragazza avesse indovinato il suo nome avrebbe rotto il patto, ma aveva solo tre tentativi, uno per sera. La ragazza le prove tutte, ma non riesce a indovinare, fino a quando, l’ultimo giorno disponibile, ritorna il messo che aveva inviato a cercare il nome dell’ometto, e questo le riporta di averlo scoperto: Tremotino. La ragazza lo riferisce all’ometto che se na va arrabbiato, convinto che lei lo abbia imbrogliato, ma non potendolo dimostrare deve rompere il patto.

Marissa Meyer ha ripreso le linee base della storia, per poi sviluppare una versione tutta sua, coinvolgente e davvero particolare.
Serilda infatti non viene mandata nei casini dal padre che vuole pavoneggiarsi, ma ci si mette da sola a causa di un dono che è allo stesso tempo una maledizione, ma che allo stesso tempo non avrebbe potuto fare altro nemmeno senza quel dono, infatti quella fatidica notte se avesse detto la verità sarebbe morta, mentendo rischia di essere uccisa se il Signore oscuro scopre che gli ha mentito, quindi in ogni caso davanti a sé aveva solo la morte.

Gilded è molto diverso dal Tremotino della storia originale, ma la Meyer è riuscita a mantenere ugualmente quel lato subdolo e ipnotico che ha fatto sì che molte generazioni di bambini e adolescenti creassero un legame ematico con lui, specialmente dopo l’interpretazione di Robert Carlyle in Once upon a time.

La storia di per sé è molto più cupa, per quanto possibile, dell’originale, invece di dover indovinare un nome, la nostra protagonista ci troverà a dover affrontare ghoul, fantasmi, non morti, e una strana maledizione intrinseca nelle mura del castello dell’oscuro signore, maledizione che deve distruggere a ogni costo se vuole salvare il suo mondo e soprattutto se stessa.

Lo stile narrativo è molto ben ritmato e scorrevole, infatti nonostante siano più di 500 pagine si legge molto velocemente, con un’immersione totale che permette al lettore di dimenticarsi di tutto quello che lo circonda e di concentrarsi esclusivamente sulla storia, vivendo ogni palpitazione di Serilda come se fosse la propria.

Rimarremo con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, pregando, sussultando, emozionandoci e incitando la protagonista perché riesca nell’impresa.

Una lettura che sa far svagare e che si legge volentieri, anche per chi conosce la storia di Tremotino e ha amato il personaggio.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – Gallant – V. E. Schwab – Mondadori 2022

TRAMA

Le ombre non sono vere. I sogni non ti faranno del male. E tu sarai al sicuro fin quando ti terrai lontana da Gallant. Per tutta la vita Olivia Prior, cresciuta nel tetro Collegio per ragazze indipendenti Merilance, si è chiesta chi sia davvero e a quale luogo appartenga. Ha un unico indizio per scoprirlo: un quadernino malconcio dalla copertina verde. 
È il diario della madre, pieno di enigmatiche frasi che sembrano indovinelli (e che mostrano la sua discesa nella follia) e disegni che paiono semplici macchie d'inchiostro… Ma un giorno arriva una lettera, che la richiama a casa, a Gallant. Proprio il luogo da cui il diario materno l'ha messa in guardia. E Olivia, senza pensarci due volte, parte. Qui trova il suo ultimo parente in vita e la dimora di famiglia. Un palazzo sontuoso con una sala da ballo, uno studio che custodisce una misteriosa scultura e un grande giardino rigoglioso. E, nel giardino, un muro diroccato con una porta di ferro. Una porta che Olivia non dovrà mai e poi mai aprire. Tuttavia, nessuno da Gallant le ha spedito quella lettera. Nessuno le racconterà cosa tormenta i sogni del cugino, cos'è successo alla madre, o cosa la attende dall'altra parte del muro. Sono state le ombre a ricondurre Olivia a Gallant? E cosa vorranno in cambio?

RECENSIONE

Dopo la morte della madre, Olivia Prior viene mandata in un orfanotrofio tutto femminile.

Olivia è muta, e questa sua condizione la porta a essere bullizzata dalle sue compagne.

Di sua madre non ha ricordi molto chiari, le tornano in mente momenti in cui la donna sembrava avere strane crisi, che vengono confermati dal diario della madre che sembra scritto da una pazza.

Un ricordo che l’ossessiona è una frase che le ripeteva sempre la madre: “Stai lontana da Gallant!”

Olivia è ossessionata dal voler scoprire chi fosse Gallant quando una lettera le darà la risposta.

Infatti un giorno riceve una lettera da suo zio che, dopo averle detto quanto l’avesse cercata, la invita ad andare a vivere proprio a Gallant.

Olivia viene così mandata a vivere dallo zio, ma quando arriva scoprirà che la lettera non l’ha scritta lo zio, morto un anno prima, e nessuno la stava aspettando.

Un altro mistero più grosso però si nasconde tra quelle quattro mura.

Ultimo romanzo scritto dalla Schwab, dovrebbe essere uno stand alone mistery horror.

La storia parte subito con un ritmo molto ben cadenzato, che porta il lettore a divorare un pagina dietro l’altra con ingordigia, si vuole sapere cosa sta per accadere, per poi trovarsi a inchiodare, premendo entrambi i piedi sul freno, arrivati a due terzi del volume.

Infatti quando abbiamo finalmente capito quale sia il mistero che vilente tenuto nascosto, e ci si trova a doverlo combattere, il ritmo narrativo e la storia stessa rallentano fino a diventare noiose, ripetitive, già viste e di nessuna attrattiva.

Un grave peccato questo, perché il romanzo è molto carino, le ambientazioni e i personaggi vengono caratterizzati davvero molto bene, al punto che sembrano essere tridimensionali, e la prima parte della storia anche realistica sotto molti aspetti, ma poi va a cadere.

Una lettura che comunque consiglio, perché si legge in breve tempo e fa svagare dalla quotidianità, e fa comunque riflettere sul potere dell’amore.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – Non crescono rose all’inferno – Marco Vaccher – Casta Editore 2022

TRAMA

1855, Texas Orientale. A La Caridad, un paese di un centinaio di anime, nulla è come sembra. I quattro Padri della Città che l'hanno fondata non sono uniti come danno a vedere, e gli Apache, che sonnecchiano sulle colline, aspettano solo il momento giusto per svegliarsi. 
Ma la Frontiera non può fare a meno di macchiarsi di sangue, e quando un evento inaspettato costringe la leggendaria fuorilegge Rebecca Costigan a tornare a casa, il silenzio che sorregge il paese da decenni dovrà squarciarsi, per lasciare il posto a una verità dura come il piombo.

RECENSIONE

La Caridad, Texas Orientale, anno 1855

Il romanzo si apre presentandoci subito Jesse Braddock, ex caporale rimasto cieco al fronte, e soprannominato Dead Eye, che oltre a significare letteralmente occhio mortoPortato subito in cella, a gestire il processo arrivano i quattro Padri Fondatori della città:Isaac Stark, Clark Turner, il reverendo Bradley e William Calhoun, detto Grey Bill., e quindi collegarsi al suo essere cieco, è anche il nomignolo che viene dato per indicare cecchini formidabili.

La vita di Jesse è totalmente solitaria, gli unici suoi contatti sono con il reverendo Bradley quando le sue forniture di patate, biscotti di segale e caffè erano ormai quasi esaurite.

L’unica altra compagnia di Jesse erano i suoi tre maiali pelle e ossa e tre ragazzini orfani che spesso lo prendevano di mira per degli scherzi.

Come quella mattina che Smitey, Caleb e Vic non hanno trovato di meglio che lanciare una secchiata di acqua ghiacciata addosso al buon vecchio Jesse.

Fin qui normale amministrazione, quando uno strano rumore agita completamente il vecchio Jesse, portandolo a tirare fuori il suo vecchio fucile da sotto il letto e sparare alla famiglia McClain, iniziando da Blair, a cui il medico dovrà amputare un braccio, proseguendo con il piccolo Scott, che fortunatamente se la cava con una cicatrice alla tempia e una fobia da trauma per le armi, per poi finire con il padre Rufus, che sarà quello che avrà la peggio.

In paese era consuetudine chiamare il vecchio Jesse pazzo, ma tutti sapevamo che non era mai stato quel tipo di pazzo che avrebbe sterminato una famiglia così su due piedi.

Portato subito in cella, a gestire il processo arrivano i quattro Padri Fondatori della città:Isaac Stark, Clark Turner, il reverendo Bradley e William Calhoun, detto Grey Bill.

In paese si diceva che Rabbit avesse la vista più buona di una guida indiana, e c’era del vero. A quella distanza non gli costò fatica distinguere gli occhi chiari e le spalle larghe di Isaac Stacks. Quanti anni aveva? Bontà di Dio, non meno di sessantacinque, eppure eccolo là, dritto come una statua equestre, ancora in grado di tenere le briglie del suo cavallo in una mano e il resto della città nell’altra. A qualche passo dietro di lui cavalcava Clark Turner, il tenente dei ranger.
Rabbit lo riconobbe nella penombra del tramonto dal riflesso rossastro che l’ultima luce del giorno mandava sulla sua barba, e dal muso elegante di Ruby Ann, la sua cavalla mustang.
Là, a sinistra, dove la notte già faceva più presa, affiorava la testa calva del reverendo Bradley.
Accanto agli zoccoli del cavallo di Stacks avanzava il suo cane da caccia, un animale in perenne silenzio al quale il padrone aveva dato il nome di Mr White.
Quelli erano i Padri della Città.
Rabbit sospirò e, senza rendersene conto, fece due passi indietro ed entrò a casa.
Che quegli uomini, al di fuori di ogni legge e al di sopra di ogni diritto, governassero la città ben prima che lui ci arrivasse, era affar noto in tutta la contea.
Erano loro che si occupavano degli orfani, che provvedevano alle vedove e che facevano sparire le pietre d’inciampo.
Rabbit non ebbe bisogno di sporgere la testa per vedere dove fossero diretti. Sapeva che stavano cavalcando verso il ranch di Grey Bill, il quarto di loro.

Quello però non è l’unico evento strano , arrivato a rovinare la routine di calma che si era costruita la cittadina, un altro evento inaspettato si fionda a capofitto su La Caridad, un evento che ha come conseguenza il ritorno della fuorilegge Rebecca Costigan.

Il silenzio fitto e omertoso che per decenni ha sorretto il paese si spaccherà e tutta la verità è pronta a uscire alla luce.

Secondo romanzo western dell’autore pubblicato con Casta Editore.

Come prima cosa voglio parlare dell’unica cosa negativa che ho trovato, ovvero spesso i pensieri dei personaggi non vengono segnati in nessun modo se non dal passaggio dalla terza persona alla prima persona, e questa cosa mi ha un po’ reso difficoltosa la lettura all’inizio, ma una volta che mi sono abituata non ci ho più fatto caso.

Ora parliamo del resto del romanzo.

Innanzitutto fin dal prologo l’autore ha la capacità di riuscire a trasportarci nelle atmosfere del west di metà ottocento, percepiamo il ritmo della vita, scandito da una routine giornaliera consolidata giorno dopo giorno, in cui tutto ha il suo momento preciso, le sue azioni precise, i suoi posti precisi, al punto tale che perfino una persona cieca come il buon vecchio Jesse riesce a vivere da solo senza problemi.

I personaggi, come le ambientazioni, sono descritti in modo minuzioso, con mille sfumature e approfondendo sia il lato fisico che quello emotivo e mentale, permettendo così al lettore di figurarseli perfettamente e di riconoscerli anche da un minimo gesto.

Il ritmo narrativo è molto particolare, non è troppo veloce, ma nemmeno lento, si adatta alla narrazione e agli eventi, facendoci sentire proprio dentro alla storia.

Anche la storia è molto particolare, non è la classica storia western, e non è nemmeno un giallo storico, ma un mix dei due, in cui entrambi i generi trovano il loro posto e si amalgamo alla perfezione, mantenendo i punti fondamentali che li contraddistinguono, ma nello stesso ampliandosi in qualcosa di molto più elaborato.

Con un linguaggio alla mano e comportamenti realistici, non ho trovato in nessun punto delle forzature per necessità di trama o parti inverosimili, tutto fila liscio ed è davvero ben costruito.

Una lettura che consiglio vivamente anche a chi, come me, non è un abituale lettore del genere western, perché sarà piacevolmente sorpreso e conquistato dalla bravura di Marco Vaccher.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – Catturiamo la fiamma – Hafsah Faizal – Mondadori 2022

TRAMA

Zafira è il Cacciatore: vestita da uomo, si procaccia il cibo perché la sua gente non muoia di fame nella foresta maledetta dell'Arz. Nasir è il Principe della Morte, incaricato di uccidere chiunque sia tanto folle da sfidare suo padre, il dispotico sultano. Se qualcuno scoprisse che Zafira è una ragazza, tutto ciò che ha guadagnato andrebbe perduto; se Nasir dovesse dimostrare compassione, suo padre lo punirebbe nel modo più feroce. Entrambi sono leggende nel regno di Arawiya. Loro malgrado.

RECENSIONE

Regno di Arawiya.

Zafira è solo una ragazza, ma nello stesso tempo non lo è.

Zafira infatti è un cacciatore, la sua famiglia dipende da lei, è lei che tutti i giorni, vestita da uomo, si addentra nella foresta di Azr per procacciarsi della selvaggina, riuscendo in quello che molti uomini non riescono.

La foresta di Azr, infatti, è un luogo oscuro dove è sempre notte, piena di pericoli e di magia nera.

Ogni giorno, però, Zafira affronta un pericolo ancora più grosso, quello di essere scoperta. Infatti da quando le Sei Sorelle e la magia sono scomparse, il Sultano e i Califfi hanno perseguito una tradizione in cui le donne possono solo fare le mogli e le madri e non hanno diritto a nulla.

Nasir sembra solo un ragazzo, ma in realtà è il figlio del Sultano e un Hashashin, ovvero un assassino incaricato di far fuori chiunque possa mettere in pericolo il sultanato, e non può permettersi di provare pietà, se non vuole incorrere nella punizione di suo padre, che tagliava arti e vite come niente.

Entrambi i ragazzi sono visti come delle leggende, nonostante loro non vogliano, ma cosa succede quando due leggende si incontrano e le loro vite si intrecciano?

Primo romanzo di una duologia con un’ambientazione molto arabeggiante.

La storia è raccontata a capitoli alternati dove viviamo entrambi i punti di vista, narrati in prima persona quelli di Zafira, e in terra quelli di Nasir.

La narrazione parte molto lenta, presentandoci i personaggi e le ambientazioni, con descrizioni molto visive e dettagliate, che ci fanno sentire coinvolti e attirati dal suo interno.

Una lettura perfetta se si cerca un po’ di svago spensierato, ottima da leggere in spiaggia, ma anche se si vuole evadere dalla routine quotidiana.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – Le ombre tra di noi – Tricia Levenseller – Mondadori 2022

TRAMA

Alessandra è stanca di essere trascurata e ha escogitato un piano per diventare potente: 
1. Corteggiare il Re delle Ombre. 
2. Sposarlo. 
3. Ucciderlo ed ereditare il regno. 

Nessuno conosce il vero potere del Re delle Ombre. Alcuni sostengono che può far eseguire i suoi ordini alle ombre che gli danzano intorno. Altri dicono che le ombre gli parlano, sussurrandogli i pensieri dei suoi nemici. 
In ogni caso, Alessandra ha un obiettivo ambizioso e farà di tutto per raggiungerlo. Non è la sola, però, a voler uccidere il Re. Quando qualcuno attenta alla vita del sovrano, Alessandra si ritrova costretta a proteggerlo, almeno fino a che non sarà la sua consorte. E dovrà lottare per non innamorarsene. Dopotutto, quale migliore compagna di una regina astuta e senza scrupoli per un Re delle Ombre?

RECENSIONE

Alessandra è una seconda genita, e per questo è sempre vissuta all’ombra della sorella maggiore, la legge infatti obbliga le famiglie a far maritare le figlie in ordine di nascita.

Per questo motivo, appena la sorella si fidanza, Alessandra decide che è arrivato il momento di prendere in mano le redini della sua vita e decidere il suo futuro: conquistare il Re, sposarlo, e alla fine uccidere in modo da ereditare come vedova tutto il regno e quel potere che ha sempre sognato.

Arrivata al castello nel giorno in cui le ragazze in età da marito, Alessandra riesce ad attirare l’attenzione del Re, che le propone un patto: lui al momento non ha nessuna intenzione di sposarsi, ha smania di espansione e conquiste, ma il suo consiglio lo sta pressando per avere degli eredi, lei vuole fama e notorietà, quale soluzione migliore creare un finto fidanzamento, in modo che entrambi possano ottenere quello che desiderano?

Alessandra accetta, convinta che in quel modo le verrà più semplice farlo innamorare di lei e ottenere per davvero la realizzazione del suo piano, ma mentre è al castello scopre che c’è un ladro che ruba ai ricchi per donare ai poveri, e qualcun altro che vuole uccidere il Re.

Alessandra deve concentrarsi sul proteggere il Re, cercando di non essere lei quella che si innamora.

Romanzo young adult fantasy molto ben fatto, anche se ci sono riferimenti ad altre storie molto palesi, come il Re che è sempre circondato da ombre e può comandarle, oppure il per niente velato riferimento a Robin Hood.

I personaggi sono ben caratterizzati, specialmente Alessandra che non è la classica donna stereotipata, ma ha un carattere molto forte ed è disposta a fare qualunque cosa pur di ottenere quello che vuole.

Alcune descrizioni sono un po’ troppo pesanti e ridondanti, come ad esempio quelle relative all’abbigliamento, ma tutto sommato scorrono abbastanza bene.

La storia ha un ritmo molto veloce, che permette di divorarla in un paio di giorni, sapendo anche coinvolgere il lettore in modo totalitario che si immedesima con i personaggi quasi in automatico.

Una storia sorprendente, come ultimamente ne pubblicano poche, nonostante non sia la più originale.

Davvero consigliatissimo.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – La legge dei lupi – Leigh Bardugo – Mondadori 2022

TRAMA

Non c'è più tempo. I lupi sono sempre più vicini...
Il secondo volume della serie GrishaVerse IL RE DELLE CICATRICI.
Mentre l'imponente esercito di Fjerda si prepara all'invasione, Nikolai Lantsov chiama a sé tutte le armi di cui dispone per opporsi all'inevitabile: il suo ingegno, il suo fascino, e persino il mostro che porta dentro. 
Una parte di lui, forse il corsaro, forse il demone, forse il principe che si è guadagnato il trono con le unghie e con i denti, lo anela addirittura, lo scontro. Ma per sconfiggere l'oscura minaccia che incombe su Ravka potrebbe non bastare nemmeno il coraggio di un giovane sovrano abituato a rendere possibile l'impossibile. Anche solo per sperare di riuscirci, il re ha bisogno di alleati, forti, leali e pronti a tutto. In prima fila c'è Zoya Nazyalensky, fedele compagna di infinite battaglie, che, nonostante abbia perso tanto per colpa della guerra, e abbia visto morire i suoi uomini e risorgere il suo peggior nemico, non ha intenzione né di abbandonarlo né di arrendersi. Se sarà necessario abbracciare i suoi poteri per diventare l'arma di cui il suo paese ha bisogno, non si tirerà indietro. Costi quel che costi. Il re di Ravka può contare anche su Nina Zenik, spia abile ma talvolta spericolata, che, per colpa del suo ossessivo desiderio di vendetta, rischia di giocarsi l'unica possibilità di libertà per la sua patria e di guarigione per il suo cuore ferito. Re, generale e spia: insieme dovranno trovare il modo di strappare all'oscurità un futuro per sé e per il proprio paese. Oppure prepararsi ad assistere alla sua drammatica e definitiva caduta.

RECENSIONI

L’invasione da parte di Fiera è sempre più vicina, l’esercito procede rapidamente e Nikolai non ha altre opzioni se non quella di cercare di scendere a patti con la parte mostruosa che è dentro di lui, per poter salvare il suo regno e difenderlo.

Al suo fianco come sempre avrà Zoya, ma questa volta è diversa, ha dei nuovi poteri che deve imparare a conoscere, ma che sa che potranno esserle di aiuto.

Tuttavia non saranno i soli ad avere ruoli importanti, anche Nina e Hanne sono di vitale importanza, infatti sono ancora nel territorio nemico, sotto copertura, per cercare di ottenere informazioni utili a Nikolai per sovrastare i suoi nemici.

Settimo libro della serie Grishaverse, secondo della duologia iniziata con Il re delle cicatrici.

A differenza del primo volume, questo seguito è molto più politico, si concentra quasi esclusivamente sulla guerra, con qualche spiraglio ogni tanto sulle viete dei nostri tre protagonisti, in modo da comunicarci la conclusione delle loro storie.

La narrazione viene fatta a capitoli alternati, passando così da un punto di vista a un altro, permettendo al lettore di seguire in contemporanea gli eventi e le tre storie.

Il ritmo è molto ben cadenzato, lasciando il lettore in uno stato di ansia continua per le sorti dei personaggi, facendoci temere a ogni pagina di perderli.

Anche questa volta l’autrice gioca molto sull’empatia che si crea tra lettore e personaggi, facendoceli percepire come se fossero dei nostri carissimi amici, a cui orami siamo talmente affezionati da sentirci legati a doppio filo.

Un ottima conclusione di saga, che lascia sempre un piccolo spiraglio aperto, dando così la possibilità di creare altri sviluppi del Grishaverse, o di continuare con le vite dei nostri amici.

Una lettura coinvolgente, dedicata a tutti gli amanti del fantasy.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – Le impure – Kim Liggett – Mondadori 2022

TRAMA

Con prosa tagliente e crudo realismo, Le impure racconta i complessi legami che uniscono tra loro le ragazze – e le donne che saranno – e la necessità di opporsi con forza a una società troppo spesso ancora misogina e patriarcale che impedisce loro di esprimere in totale libertà i propri talenti.
Nessuno parla mai dell'anno di grazia. È proibito. Nella Garner County, tutte le ragazze, al compimento del loro sedicesimo anno, vengono bandite dalla comunità e obbligate a vivere nella foresta per un anno, affinché sfoghino la loro magia nella natura selvaggia per poi tornare nella civiltà, sempre che sopravvivano, purificate e pronte per il matrimonio. Nella società patriarcale in cui sono cresciute, infatti, si è convinti che a quell'età le ragazze abbiano il potere di persuadere gli uomini ad abbandonare i loro letti coniugali, di far perdere la testa ai coetanei e di far impazzire di gelosia le mogli. Si crede che la loro stessa pelle emani un forte afrodisiaco, l'essenza potente della gioventù, delle ragazze sul punto di diventare donne. Tierney James, però, non si sente potente. Né si sente magica. Ma, questo sì, sente che dietro l'esperienza che la attende si cela qualcosa di più spaventoso dei pericoli nascosti nella foresta o dei bracconieri pronti a rapire lei e le altre ragazze per ucciderle, farle a pezzi e venderle al mercato nero. La minaccia più grande e terribile potrebbe arrivare proprio dalle sue compagne di sventura, ma Tierney non è disposta a subire passivamente la sorte che le è stata assegnata...

RECENSIONE

La verità sull’anno di grazia, su ciò che accade durante quell’anno oscuro, è celata nei minuscoli atomi di pulviscolo che aleggiano intorno a loro quando pensano che non li stia osservando nessuno.
Ma io osservo sempre.
Uno scialle che scivola mettendo in mostra spalle sfregiate sotto la luna settembrina.
Dita inquiete che sfiorano stagno, scrutando le increspature che si dissolvono in un nero indistinto.
Gli occhi fissi su un punto a un milione di chilometri di distanza.
Sbalorditi. Inorriditi.

Siamo in un’epoca non precisata, ma dall’abbigliamento e dalla struttura dei villaggi si intuisce che il periodo è quello stile medievale. Un mondo in cui le donne vengono marchiate dal padre alla nascita e per passare dall’età adolescenziale all’età adulta devono superare una specie di rito d’iniziazione, chiamato l’anno della grazia.

Infatti c’è la convinzione, tutta maschile ma purtroppo comandano loro, che arrivate a una certa età le ragazze sviluppino una sorta di magia che porta ogni essere di sesso maschile a sentirsi attratto da loro, al punto da abbandonare anche il letto coniugale.

Per eliminare questa magia insita in loro, le ragazze vengono mandate per un anno intero nel bosco in modo che possano scaricare tutta la loro magia nella natura lontane da tutto e da tutti, in modo che quelle torneranno vive saranno delle mogli sottomesse e addomesti­cate.

Quelle che non tornano vive, tornano dentro in piccoli vasetti venduti al mercato nero come elisir di giovinezza o di fertilità.

Romanzo molto particolare che inizialmente mi ha ricordato Battle Royale, Wild girls o anche Maze Runner, ma che andando avanti a leggere è diventato qualcosa di unico che ha saputo prendermi talmente tanto che, nonostante io odio le parti romance, mi sono trovata più volte a tifare per una coppia in particolare.

La narrazione ha un ritmo molto ben cadenzato, al punto che il romanzo si divora in una giornata, o in un paio di serate, ed è fatta tutta in prima persona dalla protagonista.

Una protagonista che in realtà è solo colei tramite cui la vera protagonista si rivela, ovvero la condizione delle donne in zone dove vige il dominio maschilista e la loro forza interiore.

Grazie alle bellissime descrizioni e agli approfondimenti psicologici, possiamo infatti vivere sulla nostra pelle il senso di oppressione e la voglia di rivendicazione provato da queste ragazze e dalle donne del villaggio.

Ben dettagliate sono anche le descrizioni delle ambientazioni, che ci permettono di sentire tutti gli odori e i rumori che circondano le ragazze.

Una lettura che trasmette moltissime emozioni, dalla rabbia legata all’ottusità che c’è nel villaggio, alle emozioni di speranza alle prime lotte, fino a sentirci talmente commossi da piangere tutte le nostre lacrime, ma di cui non posso parlarvi, perché sarebbe una sequela di spoiler, ma è anche la parte che meriterebbe di più di essere approfondita e discussa, cosa che non merita l’inizio, dove viene spiegato come gli uomini giustificano la loro lussuria sfrenata incolpando le ragazze.

Un romanzo intenso e profondo, con un messaggio importantissimo che offre spunti di discussione importanti.

«Mare Fallow. Sei accusata di aver conservato la tua magia. Di aver gridato oscenità durante il sonno e di aver parlato la lingua del demonio.»
Non riesco nemmeno a immaginare la signora Fallow alzare la voce al di sopra di un sussurro, figuriamoci gridare oscenità, ma la sua epoca è passata. Non ha generato figli maschi. Tutte le sue figlie sono state mandate in fattoria. Il suo grembo sterile è gelido e arido come il deserto. E inutile.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

REVIEW PARTY – La mascella di Caino – Torquemada – Mondadori 2022

TRAMA

Sei assassini e sei vittime: chi ha ucciso chi? Il puzzle letterario più diabolico del mondo. Un piccolo gioiello di enigmistica.
Nel 1934 il cruciverbista dell'«Observer» Edward Powys Mathers, sotto lo pseudonimo del temibile inquisitore Torquemada, pubblica un enigma letterario: 100 pagine stampate in ordine sparso, 6 assassini, 6 vittime. 
Compito del lettore, accettare la sfida, tagliare le pagine del libro e disporle nella sequenza corretta così da risolvere il caso. Solo tre persone in quasi cento anni sono riuscite a trovare la soluzione, l'unica possibile tra le milioni di combinazioni. La mascella di Caino è più di un libro game, più di un intrigo che risveglia l'ingegno e la tenacia; secondo la definizione del Telegraph è «il degno figlio letterario di James Joyce e di Agatha Christie», con un'unica avvertenza: è terribilmente difficile e non adatto ai deboli di cuore.
Nel 2016, Patrick Wildgust, del Laurence Sterne Trust (un museo privato che si occupa di narrativa non lineare) riporta in vita questo piccolo gioiello di enigmistica. A metà novembre 2021, grazie a un video su TikTok di una giovane assistente documentarista di San Francisco il libro è andato esaurito ovunque. A oggi le visualizzazioni su TikTok sono 12 milioni.
Con la prefazione di Stefano Bartezzaghi.

RECENSIONE

Sense of humour particolarissimo e volontà di tormentare i propri simili non dovevano difettare al britannico Edward Powys Mathers (1892-1939), visto che come nome d’arte scelse proprio “Torquemada”.

Parlare di questo romanzo non è per niente semplice, innanzitutto perché non è possibile delineare una trama, a parte dire che ci sono sei vittime, sei assassini, diversi punti di vista, di cui uno è un cane, diversi livelli temporali, infatti uno dei punti di vista è narrato al presente, e che ci sono una miriade di personaggi.

Perché è così difficile parlare di questo libro?

In primis perché non è un romanzo, ma una sorta di librogame.

Cosa vuol dire?

Mathers diventò famoso con i cruciverba; ma è più sensato dire che i cruciverba in Inghilterra divennero famosi con lui.

Vuol dire che è impossibile leggerlo dalla prima all’ultima pagina come un normale romanzo, ma bisogna saltare avanti e indietro in base allo sviluppo della storia. Tuttavia se in un libro game abbiamo delle scelte contrassegnate dal numero di pagina in cui si trova il seguito, in questo libro non viene segnato nessun ordine, dobbiamo trovarlo noi, e per farlo dobbiamo tagliare le 100 pagine e risolvere i sei omicidi e gli enigmi per trovare l’ordine corretto, cosa che a oggi sono riusciti solo tre persone in tutto il mondo.

Il testo è scritto da un certo Torquemada, no non il domenicano vissuto nel 1400, ma è uno pseudonimo, derivante proprio dal domenicano, utilizzato da Edward Powys Mathers, un traduttore vissuto all’inizio del 1900 in Gran Bretagna, diventato famoso per i suoi cruciverba creati con uno stile tutto nuovo, con definizioni sofisticate e meccanismi crittografici, ovvero per ognuna la soluzione può avere almeno due spiegazioni corrette.

Quel che Mathers comprese è che il pubblico britannico desiderava giochi più difficili, enigmi da rompersi la testa, irti cilici per circonvoluzioni mentali. In una parola, tormenti. Per fornirli serviva allora un Torquemada.
Mathers cominciò così a elaborare propri schemi, con incroci poco curati e invece definizioni sofisticatissime, per erudizione o meccanismi crittografici.

La scelta dello pseudonimo Torquemada non è stata fatta a caso, ma anche questo è un esempio della sua logica, ovvero i suoi cruciverba erano delle torture cerebrali come torture erano quelle messe in pratica dal domenicano.

Dal 1934 a oggi solamente tre persone sono riuscite a risolverlo, mentre molte altre sono anni che ci lavorano sopra per trovare il bandolo della matassa indossando le vesti dell’investigatore.

Una lettura che non si può affrontare alla leggera, anche se si riesce ad avere un’idea generale della storia, pur leggendola non in ordine, rimanendo però con tutte le domande senza risposte, fino a quando non ci metteremo noi in prima persona a trovare la soluzione.

Una lettura diversa dal solito che mi piacerebbe prima o poi riuscire a leggere nell’ordine corretto.

RIUSCIRETE A RISOLVERE
I MISTERIOSI OMICIDI
DI TORQUEMADA?

Siate certi che esiste un ordine inevitabile,
quello in cui sono state scritte le pagine e che,
anche se la mente del narratore di tanto in tanto
compie voli pindarici tornando indietro
o andando avanti alla maniera moderna,
la narrazione procede, implacabile e senza equivoci,
dalla prima all’ultima pagina.

NOTA: questo enigma è estremamente difficile
e non adatto ai deboli di cuore.

Micol Borzatta

Copia inviata dalla casa editrice

REVIEW PARTY – Neradium – Giulia Silvestri – Self Publishing 2022

TRAMA

Dopo la misteriosa scomparsa dei suoi genitori, Meriel Turner si trasferisce da Amburgo ad Hanau, nel castello dello zio di cui non aveva mai sentito parlare, dove farà la conoscenza di altri ragazzi che vivono con lui.
Per lei, però, c'è una sola regola: non oltrepassare per nessuna ragione la Porta Rossa.
Meriel non ne capisce il motivo, per lei è una semplicissima porta, ma quando essa comincia a richiamarla non riesce a resistere dalla curiosità e vi accede.
Mai avrebbe immaginato che le sue ormai tristi e grigie giornate avrebbero preso una piega così pericolosa: dopo essere finita in un mondo dove fiabe e leggende sono realtà, scoprirà che i suoi genitori facevano parte di un ordine di cavalieri dediti a tenere la Terra un luogo sicuro e che anche lei ne farà parte.

RECENSIONE

«Ti sei andato di nuovo ad allenare? Art…»
Il ragazzo la bloccò prima che potesse continuare a parlare, portandosi l’asciugamano alla faccia, attutendo la sua voce, rendendola ovattata. «Allenamento quotidiano, se non lo faccio mi indebolirò.»
Delaney scosse la testa alzando gli occhi in alto. «Sai che non succederà, e sappiamo entrambi perché continui a farlo. Cosi ti sforzerai troppo e avrai l’effetto contrario.»
«Sai che se non lo faccio…» cominciò lui ma lei lo fermò di nuovo alzando la mano davanti a sé.
«Ti ci vuole un po’ di riposo. O vuoi rischiare di morire perché sei troppo stanco per sopravvivere?»

Germania, giorni nostri.

Meriel è una studentessa che vive ad Amburgo. Un giorno, dopo essersi attardata a scuola per cercare la collana con il ciondolo azzurro regalate le dai genitori, tornata a casa la trova vuota. Dei suoi genitori nessuna traccia, come se fossero scomparsi nel nulla.

Rimasta sola viene prima affidata ai servizi sociali, e poi allo zio della madre, unico parente ancora in vita.

A casa dello Zio Fergus vivono altri quattro ragazzi, tre maschi e una femmina, che sembrano avere molti segreti.

Meriel scopre che non solo lo zio ha conosciuto bene i suoi genitori, ne è stato anche il tutore legale, ma anche i ragazzi hanno conosciuto i suoi genitori, ma allora perché nasconderglielo?

Un altro mistero è la porta rossa da cui proviene una melodia di pianoforte, nonostante in tutto il castello non ci sia nessun pianoforte.

Meriel si sente attratta da questa porta, ma se ne pentirai subito appena la varcherà una notte seguendo uno dei ragazzi.

Il ragazzo mise da parte un libro che lei riconobbe subito e le sorrise. Gli si avvicinò, sedendosi al posto davanti a lui.
«Non lasci mai perdere la tua sete di conoscenza, non è cosi?»
«Mi sembra che la mia infrenabile voglia di sapere tutto non vi ha mai dato fastidio, o altro.» Continuò a sorriderle ma questa volta in modo malizioso.
«Vero, se non ci fossi stato tu saremmo morti il novanta per cento delle volte.» Scosse la testa mordendosi il labbro inferiore. «Anche se è stato grazie alle nostre doti straordinarie, in parte, se siamo ancora vivi.»

Romanzo fantasy autopubblicato e primo volume di una trilogia.

Già nello disclaimer, l’autrice dichiara che il romanzo riprenderà molte storie letterarie conosciute, ma rimodellate dalla sua fantasia, e infatti troveremo, ad esempio, riferimenti all’Isola che non c’è, al golfo delle sirene, allo Stregatto, o ancora al Cappellaio matto, ma anche la storia di fondo ha un senso di dejà vu.

infatti la storia della ragazza orfana che viene mandata nel maniero dello zio, in cui ospita ragazzi particolari, è l’inizio di altri romanzi dark academia e young adult, come ad esempio Crave di Tracy Wolff.

Il linguaggio utilizzato è semplice e rispecchia l’età dei personaggi, che sono descritti con mille sfumature rendendoli reali e plausibili.

Anche le ambientazioni sono molto visive, e ci sentiamo trasportati all’intero di ogni singola avventura, come se la stessimo vivendo in prima persona.

Il ritmo narrativo è molto ben cadenzato, velocizzando ci la lettura, e la storia riesce a conquistarci fin da subito, descrivendoci un sogno che conduce a un mistero, il primo di un elenco che troveremo e che vorremo risolvere.

Una lettura conturbante e avvincente.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dall’autrice