La casa delle lumache senza guscio, Giovanni De Feo (Acheron 2019) a cura di Micol Borzatta

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Il romanzo inizia subito con un’introduzione di Danilo Arona che ci spiega come quello che ci prepariamo a leggere, bensì sia un’opera di fantasia, possa benissimo essere reale, portandoci ad esempio una sua esperienza molto similare.

Per farla brevissima, mi trovavo con Fabiana a Salina un po’ di anni fa e ci capitò di affittare un bel rustico nell’interno da una signora che gestiva un’edicola a pochi metri da una spiaggia (anche qui un’isola, piuttosto magica, se vogliamo andare a caccia di analogie). Posizione bellissima anche se non si vedeva il mare. Con le sacche piene di romanzi thriller e horror prima di dormire, leggevamo almeno un’ora buona. Non esisteva la sgradevole necessità di gestire il tempo. Subito dalla prima notte arrivano i rumori. Viscidumi lovecraftiani, se posso strizzare l’occhio al lettore con intento spiritoso. Provenivano dalla cucina. Va da sé che non sto spoilerando nulla. È successo a noi. Vado a vedere, accendo la luce e nel lavello, di quelli di un tempo alti e profondi, le vedo. Lumache senza guscio, le cosiddette limacce, grosse e carnose.

Mara è la vice direttrice di un’agenzia di viaggi che sente il bisogno di prendersi una vacanza tutta sua, senza fidanzato e senza dover registrare dati per l’agenzia.

È così che riesce a prendersi due settimane e si reca su un’isola abbastanza fuori mano e con una popolazione molto ridotta e prende in affitto una casa sita su una collina, una casa cupa, con poca illuminazione ed è chiamata Villa Lumaca.

Dopo aver fatto una lunga notte di sonno e una giornata di lettura, si accorge che dopo cena sente uno strano rumore come di raschiare metallico, ticchettare, strascichio. Un rumore che rimaneva in sottofondo e continuava a distorgliela dalla lettura che aveva ripreso.

In un primo momento Mara crede possa essere un topo, ma appena va in cucina scopre due file di lumache senza guscio, una proveniente dalla finestra e l’altra dal lavandino, entrare dentro casa e dirigersi verso il tavolo della cucina.

Durante la notte viene svegliata da un vagito, ma il terrore di mettere i piedi sopra alle lumache la blocca nel letto, e il giorno dopo non c’è più traccia né delle lumache né del vagito.

La sera dopo però tutto inizia nuovamente come la sera prima.

Cosa sta succedendo in quella casa?

Bellissima l’introduzione del romanzo che ci trasporta dentro alla storia, creando da subito l’atmosfera che ci aspetta e facendoci vedere come tutto può essere reale, terrorizzandoci ancora prima di iniziare la lettura vera e propria.

La storia inizia molto piano, con un ritmo molto rilassato e introspettivo che trasmette appieno lo stato d’animo della protagonista e quello che sta cercando.

Le descrizioni sono fin da subito molto dettagliate, specialmente quelle relative alla casa, che diventa anch’essa una protagonista a tutti gli effetti.

Anche le atmosfere sono descritte da brividi, talmente ben fatte che sembra di sentirle per davvero intorno a noi per tutta la lettura, come i rumori che sembrano davvero provenire dalla stanza accanto, ovunque noi stiamo effettuando la lettura.

Il ritmo narrativo rimane sempre con una cadenza pacata, come se gli eventi si stessero svolgendo al rallentatore, tenendo così il lettore sulle spine, in perenne stato di terrore glaciale fino alla fine.

Un romanzo breve che si legge in tre o quattro ore, dalle atmosfere cupe, perfetto per essere letto la notte di Halloween in solitudine o come lettura condivisa con tutta la famiglia, con le luci soffuse e la notte intorno.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Sangue del mio sangue, Giuseppe Menconi (Acheron 2019) a cura di Micol Borzatta

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Siamo in un mondo dove i lavori di manovalanza vengono affidati a scheletri e mummie e la necromanzia è una cosa comunissima come la medicina.

Evangeline, scappata da una vita agiata, è un’archeologa come lo zio che per sopravvivere però lavora in un teatro dove aggiusta le mummie che vengono decapitate durante gli spettacoli.

Il suo sogno però è di mollare qualsiasi lavoro extra e fare solo l’archeologa, e la svolta la ottiene quando trova una catacomba mai esplorata, con ancora tutti i suoi tesori all’interno, mummia e guardiani compresi, guardiani che combatte usando il suo potere necromantico.

Il successo sembra assicurato, ma quando i soldati vanno a fare un controllo, Evangeline scopre che un suo collaboratore le ha mentito, invece di andare lui al catasto ha mandato un amico che, oltre a rubare i soldi, ha riconsegnato un permesso falsificato.

Evangeline ha perso tutto e deve anche pagare una multa salatissima.

Come se tutto questo non fosse abbastanza, la perseguita la paura che i suoi genitori la possano trovare e riportare a casa dopo essere scappata e aver fatto perdere le sue tracce quattro anni prima.

In più si aggiunge la delusione di non riuscire a trovare lo zio, dato per disperso o per morto.

Evangeline però è forte e testarda e la sua battaglia per realizzare il suo sogno è solo all’inizio.

Chissà se mi stanno ancora cercando dopo quattro anni, oppure se si sono accontentati delle mie lettere. La mamma sarà sempre furiosa, questo è certo.
Mi scappa da ridere.
Povera donna, non avrà mai smesso di girare per casa insultando lo zio Lysander, con papà obbligato a sentirsi dire tutte quelle parolacce sul suo povero fratello scomparso. Per non parlare di Elijah: quando la mamma aveva scoperto che era stato lui a insegnarmi a sparare, lo voleva licenziare.
Mi appoggio allo schienale.
Posso immaginare le parole che starà usando.
Le avete fatto fare tutto quello che ha voluto! Siete due deficienti, tu più di tutti, Thomas! Mandare la mia bambina in una scuola di necromanzia e metterle in testa quelle stupidaggini da archeologa!

Il romanzo inizia subito dentro a una catacomba dove compaiono Evangeline, Marmaduke, Solomon e Loius, ma non ci viene descritto nulla, intuiamo che Marmaduke è una testa di mummia che vola ma nient’altro.

Un inizio così particolare porta il lettore a perdersi nella lettura per cercare di colmare la curiosità e la confusione che lo hanno colpito, specialmente visto che siamo abituati a vedere le mummie come mostri cattivi e pericolosi.

A narrarci la storia è proprio Evangeline, tutto in prima persona, come se stesse parlando direttamente con noi.

Il ritmo narrativo è molto lento e, nonostante l’argomento, per niente spaventoso, sembra di leggere un romanzo della collana Piccoli brividi.

Fin da subito si può notare l’importante tema di fondo ovvero quello dei pregiudizi e dei preconcetti, specialmente relativi al mondo femminile, infatti la mentalità dei personaggi ricorda molto il periodo vittoriano.

Le descrizioni sono molto ben fatte per quanto riguarda le ambientazioni e il carattere e la personalità dei personaggi, ma totalmente inesistente per la parte fisica dei personaggi.

La storia però è affascinante, specialmente vedere come in un mondo in cui le donne sono poco considerate, abbiamo una ragazza che sa contare sulla sua forza per farsi strada. Una ragazza disposta ad andare contro a tutti, famiglia compresa, abbandonare il lusso e arrancare nella miseria per perseguire una passione e dimostrare che anche le donne possono essere capaci e motivate come gli uomini.

Molto probabilmente avrei preferito che il libro avesse qualche pagina in più, in modo da sviluppare maggiormente alcune parti, ma rimane comunque una lettura veloce e piacevole che ci fa scoprire una possibile altra realtà.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

The I-Land, serie TV su Netflix del 2019

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Dieci  persone si svegliano su un’isola deserta. Tutti vestiti uguali e tutti senza ricordi, tranne Chase, che fin dal primo momento ha un fotogramma del suo passato che continua a girarle in testa.

Il gruppo ha fin da subito degli screzi e ad alcuni di loro si risvegliano immediatamente i comportamenti peggiori, come se fossero degli animali, mentre in altri si instaura una sezione di pace, finché quando alcuni eventi li mettono a dura prova fisicamente ed emotivamente, oltre che psicologicamente, e faranno capire a loro che l’isola non è quello che sembra.

Serie televisiva statunitense creata da Neil LaBute.

La serie TV è basata sul concetto di seconda opportunità e di corruzione.

I personaggi sono molto ben caratterizzati e gli attori scelti riescono a interpretare magnificamente il ruolo assegnato in ogni situazione che il loro personaggio deve affrontare.

Infatti, già nel secondo episodio, scopriremo che i dieci sono galeotti che vengono mandati in questa realtà virtuale senza ricordi, per dimostrare che anche il peggior delinquente può redimersi e avere una seconda occasione per poter vivere una vita normale.

In uno stato in cui sempre più spesso vengono accusati innocenti, che si trovano a scontare ergastoli e pene di morte, l’idea che possano avere una seconda possibilità è un messaggio di speranza molto forte.

Come forte è il messaggio che denuncia la corruzione al potere.

Corruzione che viene raccontata in modo sottile, ma ben visibile, congiunta all’ottusità e alla chiusura mentale di pensiero in cui se un tribunale ti ha giudicato colpevole allora l’unico futuro è la pena di morte, fa niente se magari l’accusato è innocente, come è capitato in più di un caso.

Le puntate, solo sette, sono di media lunghezza, 45 minuti circa l’una, con un ritmo ben cadenzato e alla fine si ha una risposta a tutte le domande che ci eravamo poste.

La primissima puntata fa venire in mente Lost, ma da subito prende una strada diversa e interessante.

Una serie TV che, nonostante sia fantascientifica, e non un documentario, riesce a denunciare e a far riflettere sulla legge e il sistema giudiziario americano.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

Litania Lugubre, Gabriella Bertolino (Elpis 2019) a cura di Micol Borzatta

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Sto correndo
verso un buco oscuro.
Ti prego, tienimi per mano.
Non lasciarmi cadere.

Durante il Sabba avvenuto dopo il ballo d’inverno, Rainbow ha perso sua sorella gemella Mina, uccisa dal ragazzo che amava.

Dopo aver passato del tempo a farsi passare per Mina, aiutata dalla sua capacità di controllare due elementi, riesce a vendicarsi uccidendo alcuni dei figli delle famiglie fondatrici e la direttrice della New Forest Coven, la vera responsabile del massacrato, e gli insegnanti, bruciati vivi nel rogo che ha distrutto tutto l’edificio.

Ora Rainbow è a casa, ma il dolore non si è attenuato, anzi tra quelle mura è diventato più forte.

Iniziamo subito con la lettera ricevuta dai genitori di Rainbow in cui viene loro comunicato che la notte del Sabba è morta Rainbow ed è sopravvissuta Mina.

Arrivata a casa, ovviamente, i genitori capiscono subito che lei è Rainbow, facendole riprendere immediatamente la sua identità e le spiegano come mai ha la capacità di comandare sia l’elemento della terra che quello dell’acqua, e la spiegazione è proprio legata al fatto che erano gemelle. Evento talmente raro che ha creato tantissime ipotesi, critiche, malelingue, dicerie e superstizioni. La rarità derivava da una specie di caccia ai demoni che ha portato prima all’uccisione dei gemelli bruciandoli vivi e poi distruggendo il castello d’Avorio, la scuola della New Forest Coven frequentata solo dai gemelli, facendo sì che venissero sterminati e non potessero trasmettere il gene del parto gemellare.

Airthen nel frattempo è a casa di Artemyia che lo vorrebbe punire per i continui fallimenti, ma quando lui le racconta di Rainbow e Mina lei decide di perdonarlo e di portare la gemella sopravvissuta dalla sua parte.

Chi è Artemyia e quali sono i suoi reali piani?

Perché la partecipazione di Cameron e Rainbow è così di vitale importanza?

La Coven verrà sconfitta o continuerà con i suoi piani?

Oh coniglio bianco, mio coniglio bianco,
mio piccolo, dolce, coniglio bianco.
Dormi, mio coniglio bianco.
Loro stanno per arrivare.
Danno la caccia al coniglio nero,
che di crimini atroci si è macchiato la pelliccia.
Oh coniglio bianco, mio coniglio bianco,
la tua purezza ti salverà.
E sarai così amato, lo so,
mio bellissimo coniglio bianco.

Iniziamo la narrazione qualche giorno dopo gli eventi del primo volume, ma si inizia subito con un bel mistero legato a colei che si fa chiamare Artemyia, che dice di avere una sorella e che quello non è propriamente il suo nome.

Un mistero che viene subito lasciato in sospeso per passare alle vicende di Rainbow e crea uno stato di curiosità e ansia nel lettore che vuole assolutamente capire, trovandosi così imprigionato nel romanzo a divorare pagina dopo pagina.

Anche questa volta la narrazione è tutta in prima persona e i capitoli sono alternati tra flash back e i vari personaggi, acquisendo così il punto di vista di tutti i protagonisti e imparando di più sul passato delle gemelle. Come non mancano i capitoli dedicati agli incubi di Rainbow che ci fanno conoscere le sue paure, le sue angosce e i suoi rimpianti.

A volte le intromissioni dei ricordi di Rainbow nella narrazione diventano troppo invadenti e spezzano troppo la storia, distogliendo l’attenzione dall’atmosfera creata, ma effettivamente rispecchiano quello che sta provando e passando Rainbow che si distrae facilmente.

Molto interessanti le parti storiche che ci spiegano il passato della Coven, da dove nascono le loro tradizioni e come mai ci sono così tante regole nate dalla paura.

Un po’ troppo lunga, a mio avviso la parte relativa al ritorno a casa, tra la litigata con i genitori e l’attesa del ballo a casa di Cameron. Finite le spiegazioni, vera parte interessante, il resto si sarebbe potuto saltare, trattandosi solo della ripetizione dei sentimenti di Rainbow.

Il ritmo narrativo è comunque più lento rispetto al volume precedente, ma almeno da dopo il ballo di Samhain iniziano ad accadere nuovamente degli avvenimenti avventurosi che smuovono ritmo e lettura.

Nel complesso mi è piaciuto meno rispetto al primo volume per quanto riguarda il ritmo, ma molto di più per le informazioni che ci vengono rivelate.

Una lettura appassionante, perfetta per il periodo di Halloween.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Daemoniacus 1. Il cavaliere silente, Gioia De Bonis & Valentina Nazio (Self Publishing 2019) a cura di Micol Borzatta

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Da quando la moglie Sophie è morta, per Samuel la vita non ha più senso se non fosse per Isabel, la bimba nata dal loro amore, la bimba che non conoscerà mai la madre, morta nel momento del parto, se non per quella somiglianza fisica che si nota nonostante abbia due settimane.

Samuel però non è un padre come tutti gli altri, ma un mago e seguendo una strana voce interiore, decide di fare un incantesimo di evocazione per evocare la moglie e farle vedere la sua bambina, ma mentre lancia l’incantesimo si accorge che non è quello corretto, la voce lo ha ingannato, l’evocazione sta richiamando qualcuno che non deve essere evocato.

Fabian Adnet insegna letteratura antica alla Sorbona, ma non è come tutti gli altri, infatti da quando ha perso i suoi genitori in un incidente d’auto ha incominciato a vedere delle strane ombre comparire sulla testa delle persone. All’epoca era solo un ragazzo, venne affidato alle cure della zia, che lo mandò da uno psicologo che dichiarò che quelle visioni erano legate al trauma della perdita dei genitori. La verità però è un’altra e non rientra in nessun campo scientifico accettabile dalla nostra società.

Il mondo di Fabian sembra però tornare alla normalità quando nella sua vita entra Zoe, una ragazza perfetta, che vive dividendosi tra lo studio e il nonno Samuel, e con la quale passa tre anni meravigliosi quando, di colpo, decide di lasciarlo, si tinge i capelli e inizia a frequentare un locale di dubbia fama.

Passano tre mesi e gli incubi e le emicranie di Fabian tornano ad assillarlo, nel mentre scopre che Zoe si è trasformata in una sorta di femme fatale, una escort.

Zoe infatti è posseduta da Monath, l’unico demone riuscito a passare durante l’evocazione di Samuel.

Saranno collegati i mal di testa, gli incubi e le visioni di Fabian con la presenza di questo demone?

Riuscirà Fabian a salvare Zoe?

E come mai Monath si è manifestata dopo tutti questi anni dall’evocazione?

Romanzo davvero molto corto che si legge in un pomeriggio a dir tanto.

Mille volte ho pensato a come sarebbe stato diventare padre.
Mille volte le ho chiesto come sarei stato e
mille volte lei mi ha risposto solo con un sorriso.
Mille volte ho immaginato la nostra famiglia.
Mille fotografie mentali di un momento che sarebbe dovuto essere felice,
ma tutto quello che è accaduto due settimane fa si discosta da tutto quello che ho sempre sognato.

Lei è morta.

Fin dalle prime righe percepiamo il dolore di Samuel che conosceremo solo tramite il suo lutto, il suo dolore e l’amore per la moglie mota e la figlia.

Da subito scopriamo anche che qualcosa di malvagio è stato richiamato nel nostro mondo, ma nulla di più ci viene svelato per ora, creando grande curiosità nel lettore oltre ad ansia e agitazione.

Stato d’animo che le autrici riescono a farci mantenere anche dopo il prologo, quando con un salto temporale si entra nella storia vera e propria.

La narrazione utilizza un linguaggio un po’ volgare che però risulta essere naturale e molto similare a quello che viene usato comunemente.

Mi sono piaciute poco le scene di sesso, a mio avviso superflue ma è solo un mio giudizio personale perché non le cerco in una storia, ma sono state descritte molto bene, minuziosamente e per nulla volgari.

Bellissime le immagini che corredano il testo. Sensuali, forti, con tratti decisi, ben delineate che da sole raccontano perfettamente la parte di trama a cui si ispirano.

I personaggi sono descritti pochissimo dal lato fisico, ma la parte relativa a pensieri, sentimenti, carattere hanno una rilevanza fondamentale. Infatti le poche descrizioni fisiche sono solo quelle raccontate dai personaggi stessi.

Lo sviluppo della storia è ben fatto, con capitoli alternati tra Fabian e Monath, facendoci vivere entrambi i punti di vista, spesso rileggendo la stessa situazione prima vissuta da uno e poi dall’altra.

Nonostante la brevità del romanzo alla fine abbiamo molte risposte, ma non tutte perché è solo il primo volume di una saga.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Petrademone 3. Il destino dei due mondi, Manlio Castagna (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

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Dopo mille avventure Tommy e Gerico tornano nella loro casa e possono riabbracciare la madre che, provata dal dolore della loro perdita, è smunta e invecchiata.

Nel mentre, grazie all’aiuto di Momus, Astrid riesce a rimettere le mani su Miriam, cerca di convincerla ad andare con lei, facendole ricordare la sua infanzia, ma proprio grazie a questa mossa, Miriam, si rende conto che la sua memoria va indietro solo di qualche anno, il resto dei ricordi sono racconti che Astrid le ha riferito facendole vedere delle foto, ancor prima che quell’avventura iniziasse.

Frida si unisce a Drogo, e Vanni, e al maestro Kebran, un Crepuscolare, per cercare Astrid e sconfiggerla. Per fare ciò si recano all’Altopiano.

Durante la sua avventura Frida scopre che Erlon è il suo genius, come Klam lo era per Asteras, e che il suo potere, la sua Volontà, è quella dei Primi Sorveglianti.

Insieme ai nostri compagni di viaggio abbiamo scoperto cosa sia veramente Amalantrah, la Terra del non ritorno, e capiamo cosa siano in realtà gli Affiorati.

E ora incomincia l’ultima parte del viaggio.

Astrid è riuscita a sconfinare nel nostro mondo con la sua armata del Male, distruggendo entrambi i mondi con Tempeste e Cataclismi che portano la morte.

Le nuove scoperte relative ai loro poteri, portano Miriam e Frida a essere destinate a combattere in prima linea, ma prima devono imparare a padroneggiarli, ma il tempo scorre veloce, la distruzione avanza.

Per loro fortuna hanno al loro fianco alleati millenari che si credeva essere spariti.

Hundo, l’Ombra che divora, non si accontenta più degli animali, vuole divorare le anime dei bambini per riuscire a diventare sempre più forte e prendere il dominio dei due mondi e donarlo al grande Shulu.

Ed è così che si dirige verso Valdrada.

La grande battaglia tra Ombra e Luce ha inizio.

Il romanzo inizia con un flash back in cui Margherita sta narrando una storia a una Frida decenne che sta per mettersi a dormire. Il tono della narrazione ci dà l’impressione di sentire anche noi la voce di Margherita trascinandoci immediatamente dentro alla storia e dentro al libro, riportandoci in quel mondo magico che avevamo lasciato alla fine del secondo volume.

Lo stile narrativo di Castagna, infatti, fa sì che a noi lettori arrivi perfettamente l’atmosfera delle situazioni, coinvolgendoci e trasportandoci fisicamente dentro al romanzo, al punto che quando Margherita e Guido litigavano, vorremmo nasconderci insieme a Frida, curiosi di assistere alla litigata, ma intimoriti di essere scoperti a partecipare a una discussione tra adulti.

Anche in questo terzo volume i temi fondamentali trattati son il lutto, l’amicizia e la famiglia. Temi molto importanti che hanno guidato la storia e i personaggi per tutta la trilogia e che sono trattati in modo molto approfondito.

Anche il rapporto con gli animali è molto ben trattato. Vengono molto valorizzati, trasmettendo il messaggio che sono esseri viventi con sentimenti puri e che vanno rispettati. Il legame che si crea fra loro e i personaggi è molto ben descritto e gli viene data la giusta importanza, cosa molto rara nei romanzi, in cui di solito hanno un ruolo di comparsa o marginale.

I personaggi fanno un’ulteriore crescita che li porta a compiere azioni molto più ragionate e non pensano più alle bambinate commesse nel primo volume.

Essendo tutti divisi, la narrazione è molto spezzettata, saltando da un personaggio all’altro, ma non ci troviamo a fare confusione perché ognuno di loro è stato talmente ben caratterizzato in tutti i volumi che oramai possiamo riconoscerli dal solo parlare o modo di pensare.

Il ritmo è sempre molto cadenzato, come eravamo già abituati, e accompagna perfettamente l’andamento della storia.

Un terzo volume davvero pieno che completa alla perfezione la trilogia, rispondendo a tutte le domande e dandoci modo di salutare i nostri amici, anche se ci porteremo dentro un senso di malinconia e di vuoto, una volta girata l’ultima pagina.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

Petrademone 2. La terra del non ritorno, Manlio Castagna (Mondadori 2019) a cura di Micol Borzatta

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Frida, Miriam, Gerico e Tommy sono riusciti ad attraversare il Cancello per il regno di Amalantrah, ritrovandosi immersi nelle nebbie di Nevelhem.

Al loro arrivo hanno incontrato una carovana di Uomini Vuoti, che trasportava i cani rapiti e Barnaba, e subito dietro i cani di Petrademone guidati da uno strano ragazzo.

Finita la battaglia Frida scopre che il ragazzo, Asteras è un altro Sorvegliante e loro due sono gli ultimi due.

Aiutati da Klam, un Signore delle Porte che sta sulle spalle di Asteras, Barnaba e tutti i cani tornano a Petrademone, mentre il gruppo si dirige dai saggi di Nevelhem, gli unici che possono guarire Gerico dal veleno dei Vuoti, penetrato attraverso una ferita subita durante la battaglia, e che sapranno dire come combattere Shulu il Divoratore.

Nel frattempo dal Cancello da cui è passato Barnaba un’altra creatura lo sta attraversando: il Magro Notturno che i ragazzi credevano di aver ucciso. Appena arrivato a Nevelhem la voce di Astrid gli ordina di uccidere tutti i ragazzi, ma di portarle viva la muta, ovvero Miriam.

Qui eravamo arrivati alla fine del primo volume e iniziamo il secondo volume con un salto temporale all’indietro in cui Drogo e il figlio Vanni, di soli dieci anni, che attraversano il Cancello e il primo incontro di Vanni con un Magro Notturno che lo trasforma per sempre nel Vanni che abbiamo conosciuto.

Appena scoperto il passato di Vanni e di Drogo si ritorna nel 1985 e alla corsa del gruppo verso l’avamposto dei saggi per salvare Gerico. Nel frattempo sostano alla casa-tumulo di Asteras e Klam che cercano di studiare la strada giusta.

Intanto nel Regno dei Demoni Sepolti Astrid sta cercando di velocizzare la rinascita e la liberazione di Shulu, che grazie alla liberazione dell’ultima carovana da parte dei ragazzi, hanno perso molti cani da sacrificare, rallentando così tutti i loro piani.

Tra i cani prigionieri c’è Pipirit, il Jack Russell di Tommy e Gerico che passa tutto il tempo cercando di scappare per tornare dai suoi padroni. Infatti Pipirit è l’unico che riesce a non subire gli effetti dei trattamenti di Astrid.

Ognuno di loro ha il suo obiettivo da raggiungere, una missione da svolgere e per nessuno di loro sarà semplice raggiungere la meta, tantissimi pericoli e insidie si intrometteranno per bloccare loro la strada.

Per mille e mille anni
il cane infernale dormirà riottoso,
sognando vendetta e vasti danni,
sbranando e ruggendo al risveglio
furioso.
Col sangue canino di Centomila
virgulti
si cospargerà il nero e tetro manto
e spezzerà le pesanti catene
dell’insulto

levando nei due mondi l’infinito
pianto.

Secondo volume della trilogia e proseguiamo nell’avventura nell’altro mondo.

La storia prosegue esattamente da dove si era fermata nel volume precedente, con alcuni salti temporali che ci permettono di conoscere eventi del passato che chiariscono molti punti rimati in sospeso, ma nuove domande verranno poste e di cui non troveremo risposte in questo volume.

Anche questa volta ci sono tantissimi riferimenti al romanzo Il meraviglioso mondo di Oz, riferimenti che vengono dichiarati apertamente, infatti fin dal primo volume sappiamo che è il libro preferito di Frida, di sua zia Cat e della nonna.

Anche il viaggio che compiono Frida e Asteras sembra molto similare a quello di Dorothy, e lo fa notare Frida stessa durante una notte in cui sono accampati sotto a un albero.

A me personalmente la storia ricorda molto più Alice nel paese delle meraviglie, ma con un’atmosfera molto più cupa.

Le ambientazioni infatti sono molto dark, aiutate dalla presenza perenne della nebbia e da descrizioni molto vivide che fanno sentire il gelo nelle ossa, l’odore di umido e di marcio che persistono nella foresta di Nevelhem.

I personaggi, sempre molto ben caratterizzati, sembrano molto cresciuti, nonostante siano passati solamente pochissimi giorni dall’inizio di tutta la storia.

Come spesso capita anche nella realtà, però, non è il tempo a decretare la crescita e la maturazione delle persone, ma le avversità e le esperienze della vita. Così accade ai nostri protagonisti, rendendoli molto vividi e reali.

La narrazione è l’unico neo del romanzo.

Il ritmo infatti è molto lento per buona parte del romanzo, nonostante la storia abbia bisogno di ritmo, devono combattere contro il tempo, contro la morte, il ritmo rimane lento, troppo descrittivo, concentrandosi molto più sugli ambienti, allungando così la lunghezza del libro.

La storia diventa così molto introspettiva, e interessante dal punto di vista psicologico, ma molto meno coinvolgente per quanto riguarda l’azione, rispetto al primo volume.

Un classico volume intermedio transitorio che si riprende molto sul finale, ridestando l’interesse del lettore che si trova a voler divorare immediatamente il terzo volume.

Micol Borzatta

Copia di proprietà