Un grazie a tutti e Buon Natale 2018

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Anche quest’anno siamo arrivati a dicembre e alla fine di un percorso che abbiamo svolto insieme.

Cogliendo l’occasione degli auguri di Natale vi voglio comunicare che il 25 e il 26 dicembre il blog rimarrà inattivo, ma la cosa più importante è che voglio ringraziare tutti voi.

Esatto, un grazie a tutti che viene dal core, perché siete voi a farmi aumentare il piacere e la gioia di condividere ogni giorno i miei pensieri e le mie opinioni sulle letture effettuate.

Sapere che ci siete, vedere i vostri commenti, i vostri like è davvero emozionante.

Quindi GRAZIE a tutti e vi auguro di passare delle feste meravigliose con i vostri cari.

Noi ci vediamo il 27 dicembre 2018 con una nuova recensione.

Micol Borzatta

 

Halloween… Significato e origini

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Ciao a tutti.

Oggi è l’ultimo giorno di ottobre e stanotte è la notte di Halloween, così invece della solita recensione, ho pensato di postare un articolo in cui si parlasse di questa festa, molto strumentalizzata, ma che in realtà ha origini molto lontane.

Halloween è una festa internazionale celebrata in Australia, Canada, Germania, Austria, Irlanda, Regno unito, Stati uniti, Paesi Scandinavi, Nuova Zelanda, Italia, Spagna, Francia, Corea del Sud e Giappone.

La festività celebra l’inizio dell’inverno e quello che veniva reputato il nuovo anno.

Per festeggiare ci si procura tanti dolciumi e delle zucche intagliate, dette anche Jack o’ Lantern.

Altri nomi di questa festa sono La notte delle stregheLa notte delle lumere, e La festa dei morti.

Da dove ha origine questa festa?

Halloween è una ricorrenza di origine celtica che solo nel XX secolo, negli Stati Uniti, si è trasformata nell’evento macabro e commerciale che conosciamo tutti.

Anche in Italia la festività di Halloween era conosciuta, ma cadeva tra il 1 novembre e il 2 novembre, la notte tra tutti i santi e i morti.

Halloween deriva dalla festa celtica Samhain, termine usato dai Gaeli e dai Celti nell’arcipelago britannico e che deriva dall’antico irlandese che significa fine dell’estate.

Con Samhain si festeggiava infatti l’inizio dell’inverno che nel calendario celtico di 2000 anni fa corrispondeva al 1 novembre, primo giorno dell’anno.

La festa venne poi trasformata da papa Gregorio IV nell’840 nella festa di Ognissanti e spostata al 1° novembre.

Cancellata la festa di Ognissanti dal Prostentatesimo, Halloween continuò come festa laica, specialmente negli USA a partire dalla metà dell’Ottocento, periodo della grande immigrazione irlandese.

Il termine Halloween è una variante scozzese del nome All Hallow’s Eve che significa Notte di tutti gli spiriti sacri.

Nella notte di Halloween, infatti, si crede che gli spiriti possano camminare manifesti tra di noi per congiungersi con i propri cari.

Un’altra origine di Halloween viene legata alla leggenda di Jack o’ Lantern, che fu condannato dal diavolo a vagare per il mondo di notte con solo una zucca scavata e intagliata contenente una candela come unica fonte di luce.

Questo perché scavare in inglese si dice to hallow, quindi l’atto di scavare hallowing, da qui Halloween.

La tradizione di scavare zucche, tipicamente americana, deriva anche dalla tradizione inglese e scozzese di intagliare rape in cui venivano poste delle candele per far luce alle anime perse in purgatorio.

Questo è tutto e vi auguro un buon Halloween a tutti.

Micol Borzatta

Recensioni pagate: non compri la valutazione, compri il tempo impiegato

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Buongiorno a tutti.

Oggi volevo parlare di un argomento che in questi giorni sta facendo impazzire il web, riguardante sempre il settore editoriale.

È giusto pagare un recensore?E soprattutto come si affronta il giudizio di un recensore?

Bene, premettendo che io non vengo pagata come recensionista, nonostante mi dedichi a questo lavoro a tempo pieno, iniziamo a vedere in primis che tipo di lavoro c’è e quanto tempo serva per scrivere una recensione di un romanzo che ci viene proposto.

Innanzitutto dal momento della ricezione del romanzo occupiamo ore su ore per leggerlo, a volte magari anche volendo altro ma avendo comunque la volontà di non far passare troppo tempo dal momento della ricezione a quello della pubblicazione della recensione per rispetto nei confronti di chi ci ha fornito il romanzo.

Dopodiché c’è la stesura della recensione. Procedimento che può portare via anche più di una giornata se il romanzo è particolarmente complesso, o nel caso in cui non ci sia piaciuto molto ma molto ben fatto a livello stilistico.

Quindi dobbiamo dividere il giudizio oggettivo da quello soggettivo, e a questo punto passare alla stesura della recensione in cui verrà affrontata la parte oggettiva per prima e in conclusione la parte soggettiva.

Ora la pubblicazione e la lettura da parte degli autori e delle case editrici, oltre che al resto del pubblico, e dopo aver speso tantissime ore, a volte ci ritroviamo attacchi, umiliati e offesi perché il nostro giudizio soggettivo non corrisponde a quello di altri.

Sì perché succede sempre più spesso, purtroppo, che il nostro lavoro non venga rispettato e la gente si senta in dovere e in diritto di usare dei modi di fare per niente rispettosi.

Chi chiede una recensione, che poi viene usata per farsi pubblicità sempre e soltanto a livello gratuito, pretende sempre più spesso un giudizio di comodo e non la realtà, non mettendo in conto che un romanzo trasmette a ogni persona sensazioni diverse, immagini diverse e temi diversi, come qualsiasi opera d’arte, quindi ogni persona la valuta e la giudica in modo diverso e vanno rispettati tutti i punti di vista.

Quindi si arriva alla domanda principale: è giusto che i recensori mettano a disposizione il loro tempo per far guadagnare gli altri facendo pubblicità, visualizzazioni e recensioni, spesso venendo attaccati, senza nessun tipo di corrispettivo?

In fondo chi recensisce cosmetici viene pagato, chi recensisce videogiochi viene pagato, chi recensisce film, opere d’arte, ristoranti, ecc… vengono tutti pagati, ma chi recensisce libri no. Perché?

Il nostro tempo e il nostro impegno non valgono come quello di tutti gli altri?

C’è chi fa notare che purtroppo nella società odierna ricevere un pagamento per una recensione da parte di chi fornisce il romanzo potrebbe portare a una forma di ricatto, e vedendo come veniamo attaccate quando ci pemettiamo di dare giudizi negativi lo conferma. Però è anche vero che anche solo facendo vedere la copertina del romanzo comunicandone l’uscita imminente, o facendo veder il romanzo ricevuto o comprato, si permette di farlo girare nel web e viene pubblicizzato per moltissimo tempo, perché spammato da tutti.

Tutta questa pubblicità che comporta poi vendite e visualizzazioni, e che comunque comporta un impegno, un lavoro e un uso del proprio tempo da parte dei recensori, non andrebbe economicamente riconosciuto?

Utilizzando sempre educazione e rispetto lascio a voi lettori comunicare il vostro pensiero utilizzando pure i commenti qui sotto e ringraziandovi per avermi letto fino a qui prometto che ritorneranno presto le recensioni… già da domani.

Micol Borzatta

Editoria free ed editoria a pagamento

Oggi volevo scrivere di un argomento che negli ultimi anni è diventato sempre più scottante: l’editoria a pagamento e l’editoria free.

Premettendo che un mio pensiero è sempre stato che se io scrittore esordiente, che ho il desiderio, la voglia e il coraggio di mettermi in gioco, e pubblico il mio libro, se non ho il coraggio in prima persona di investire nel mio romanzo come posso pretendere che qualcuno investa e finanzi la mia pubblicazione? Nella storia abbiamo una dimostrazione di questo anche dai grandi scrittori, infatti Hemingway ha iniziato autofinanziandosi, Stephen King, il grande, ha pubblicato i suoi primi romanzi tutto a spese sue, e anche la Rowling che ha visto il suo primo Harry Potter rifiutato da tutti ha pubblicato a spese sue prima di diventare famosa.

Perfetto, dopo aver fatto questa premessa e specificando che non sono schierata né dalla parte dell’editoria a pagamento e nemmeno di quella free, ma solo dell’editoria generale, volevo esporre il mio pensiero basato su esperienza personale.

Innanzitutto c’è da spiegare che le case editrici che possono permettersi di essere free sono quelle che hanno alle spalle grandi famiglie importanti con conti in banca ragguardevoli e che non hanno nessun problema ad anticipare fondi, ma c’è anche da dire che queste case editrici tendono a puntare solo ed esclusivamente su autori che ormai sono conosciuti, o che comunque hanno già qualche titolo al loro attivo, quindi per gli esordienti non c’è gran spazio, a meno che non abbiano dimostrato che il loro primo romanzo stia venendo bene.

Quindi detto questo passiamo alle scelte effettive che hanno gli esordienti che vogliono pubblicare il loro primo romanzo.

Uno scrittore esordiente, che ha finito il suo primo romanzo, per prima cosa deve trovare qualcuno che glielo valuti, poi dopo aver accettato tutte le eventuali critiche costruttive e aver sistemato il romanzo deve trovare o un buon editor privatamente che faccia un buon lavoro di editing, che si riferisce non solo alla semplice correzione grammaticale, ma anche al controllo della sintassi, al controllo del ritmo della narrazione, al controllo che qualsiasi riferimento reale sia corretto e che l’impaginazione sia giusta.

Una volta fatto questo passaggio può proporre il suo romanzo a qualche casa editrice perché venga valutato nuovamente ed eventualmente pubblicato.

Altra soluzione è mandare subito il proprio romanzo a qualche casa editrice che si occuperà di valutare il testo, darlo in carico a un proprio editor e a pubblicarlo.

Ecco questo è il processo del libro dal momento della stesura al momento della preparazione per la pubblicazione, non mi dilungo sulla parte post pubblicazione perché fuori dalle mie competenze e non voglio comunicare dati falsi.

Ora, entriamo nel vivo del discorso, le case editrici.

L’autore esordiente al suo primo libro può tranquillamente provare con le grandi case editrici, quelle con un magnate alle spalle, che sia un politico, un vip o semplicemente un Rockefeller qualunque, e sperare di avere talmente tanto talento o fortuna che vogliano investire alla cieca e pubblicare la sua opera, e potrebbe essere anche fortunato che glielo pubblichino a spese loro, ma spesso perfino loro chiedono contributi agli scrittori sconosciuti.

Altra opzione è rivolgersi a case editrici medio-piccole o solo piccole. Qual’è il problema di queste case editrici?

Escludendo a priori quelle che basta che paghi e pubblicano qualsiasi cosa, anche la lista della spesa, perché io queste non le reputo case editrici, parlo di quelle case editrici che sono nate grazie a persone che amano i libri, che hanno la passione dei libri, che non li considerano come dei semplici oggetti, ma ne vedono ogni potenziale come se avessero un’anima. Queste case editrici spesso sono costituite da una sola persona o da un piccolissimo gruppo di persone che si sono laureate in lettere grazie ai sacrifici dei genitori, magari operai, e che vogliono creare qualcosa di bello e aiutare chi ha un sogno a realizzarlo. Questi titolari o cooperatori sono persone normalissime che hanno spese vive tutti i mesi (affitto, utenze, macchina, mangiare, ecc…) e quindi spesso sono costretti a fare un altro lavoro per potersi mantenere mentre cercano di realizzare il loro sogno, a volte un call center, altre volte i commessi. Queste persone, o meglio queste case editrici, ci mettono cuore e amore per pubblicare un romanzo, partendo dallo step della valutazione del testo, perché amando i libri puntano solo su materiale di qualità, fino ad arrivare alla parte di diffusione e pubblicità. Ovviamente per sostenere tutti i costi necessari perché un buon libro possa arrivare sulle mensole delle librerie o degli ebook store, non possono fare a meno di chiedere un contributo allo scrittore in questione, rientrando così nel lungo elenco dell’editoria a pagamento, però come potrebbero fare diversamente?

Siamo in un’epoca dove a causa della crisi la gente non arriva a fine mese, quindi quando si concede di regalarsi un libro, spendendo dai 15,00€ ai 20,00€ se va bene, cercano di andare su autori ormai conosciuti per evitare di ritrovarsi ad aver speso soldi per niente perché magari il povero esordiente non è di loro gradimento. In questo modo le possibilità di campare esclusivamente sui profitti del romanzo sia per l’autore al suo primo romanzo che per la casa editrice che lo sprona è impossibile, a meno che non si trovi il capolavoro dell’anno che vende fin da subito migliaia di copie, ma sono casi più unici che rari.

Proprio per questo motivo vorrei consigliare a tutti gli scrittori, quando cercano una casa editrice, di non fermarsi esclusivamente all’apparenza della casa editrice, e quindi se chiede compenso o no, ma di guardare la qualità della casa editrice, e se per avere questa qualità bisogna pagare un contributo, allora credete nella vostra opera e investiteci, potreste trovare grandi soddisfazioni e trovare persone grandiose con cui creare ottimi rapporti collaborativi.

Micol Borzatta

Buon inizio a tutti

Buongiorno a tutti.

Come dice il nome, questo blog è nato per fare quattro chiacchiere in compagnia.

In compagnia di chi?

Di tutti voi ovviamente. Chiacchiere di qualsiasi genere, dai libri che ci piacciono, che saranno probabilmente gli argomenti principali, a qualsiasi pensiero che preme troppo in testa e vuole uscire.

Quindi che dire… spero che siate in tanti a leggere e magari a commentare e…

… arrivederci al prossimo articolo.