RECENSIONE – La palude delle ossa – Elly Griffiths – Garzanti 2012

TRAMA

È il crepuscolo sulla costa del Norfolk, la marea è ancora bassa e la distesa del mare riflette un cielo azzurro e freddo. La sepoltura che emerge dalle rocce è rimasta per decenni prigioniera dell'acqua. Pallide ossa di un braccio si nascondono fra le sue pietre. La squadra di studiosi ha appena iniziato a scavare e raccogliere i reperti, ma Ruth Galloway, antropologa forense, lo capisce subito: quelle ossa non sono di una sola persona. In quella fossa si celano i resti di sei corpi. 
Ma c'è di più. La fossa è molto vicina a Sea's End House, l'antica dimora della famiglia Hastings. Tutti la conoscono, molti la temono, ma nessuno è davvero al corrente dei misteri che si celano dietro le sue mura. Solo Ruth può sciogliere il dilemma, lei è l'unica in grado di leggere la lingua silenziosa delle ossa. Ma non è facile. Adesso Ruth, che ha sempre vissuto sola con il suo gatto nella casa ai confini della palude del Saltmarsh, ha una bambina piccola di cui occuparsi. Ecco perché è costretta a chiedere aiuto all'ultima persona a cui vorrebbe rivolgersi: l'ispettore Nelson, il padre della bambina. Le indagini li portano a scoprire l'esistenza di un'operazione militare risalente alla seconda guerra mondiale, e dei suoi segreti rimasti finora sepolti. Segreti che qualcuno vuole ancora proteggere e per i quali è disposto a uccidere, se numerose persone coinvolte vengono colpite da incidenti mortali. Il pericolo viene dal passato, ma è minacciosamente presente.

RECENSIONE

Il romanzo si apre presentandoci una coppia che si reca in un ospedale dove una bei mamma ha appena partorito.

La scena si sposta subito nel Norfolk, a Broughton Sea’s End, dove quattro persone, tre uomini, Ted, Craug e Steve, e una donna, Trace, stanno perlustrando le insenature e la spiaggia constatando gli innumerevoli danni fatti dalla tempesta avvenuta un mese prima.

Del gruppo sarà proprio Steve colui che farà la scoperta più raccapricciante: in una insenatura trova quello che sembra a tutti gli effetti un braccio umano.

A indagare sulla scoperta vengono inviati subito il sergente David Clought e il sergente Judy Johnson.

Appena arrivati sul posto Judy e David iniziano subito a interrogare i quattro archeologi, per poi concordare tutti e sei che bisogna chiamare Ruth Galloway, l’archeologa forense tornata da poco al lavoro dopo il congedo per maternità.

Ruth rileva fin da subito che si tratta di sei scheletri molto recenti e tutti con le mani legate dietro alla schiena.

Viste le condizioni l’unica possibilità è la presenza di un serial killer, ma con una bimba di pochi mesi non può indagare da sola, così decide di chiedere aiuto all’unica persona che avrebbe volentieri evitato, l’ispettore Nelson, sposato con due figlie grandi e molto competente nel suo lavoro, ma anche il padre della sua di bambina.

Romanzo thriller in cui fin dalle prime pagine abbiamo molti approfondimenti psicologici relativi e tutti i personaggi.

La storia sembra faticate a partire, vengono raccontate le routine quotidiane di tutti, ma appena Ruth raggiunge il luogo in cui sono spuntati i cadaveri cambia tutto.

Il ritmo diventa molto più veloce e avvincente, la storia cattura tutta l’attenzione del lettore, che inizia a stare attento a ogni minimo indizio per poter risolvere il caso indipendentemente.

Le descrizioni sono dettagliatissime, sia quelle relative ai personaggi che hanno mille sfumature, ma anche quelle relative alle ambientazioni e alle scoperte che vengono fatte, rendendo tutto molto concreto.

Il finale è molto piacevole e soddisfa appieno le aspettative, lasciando il lettore stupito per non esserci arrivato prima da solo.

Micol Borzatta

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