RECENSIONE – Fatal Frame 4: Mask of the lunar eclipse – videogioco della Tecmo del 2008

Fatal Frame 4: Mask of the Lunar Eclipse, in Nord America, Zero: Tsukihami no Kamen (Zero: maschera dell’eclisse lunare) in Giappone, è un videogioco Survival horror sviluppato dalla Tecmo nel 2008.

Quarto capitolo della saga, penultimo della serie, non è mai arrivato in Italia, lo si può trovare solo in versione giapponese o inglese o, in alcuni gameplay su YouTube, tradotto in italiano amatorialmente.

La storia è ambientata sull’immaginaria isola di Rougetsu, dove avvenne uno strano fatto di cronaca legato alla sparizione di cinque bambine, e famosa per un rituale danzante che attira turisti e studiosi.

Come già avvenuto per il capitolo prece­dente, anche questa volta ci troviamo a usare quattro personaggi, con i quali gireremo sempre le stesse location, ma ognuno di loro potrà utilizzare passaggi od oggetti diversi.

Come capitolo è totalmente slegato ai precedenti, l’unico punto in comune è la Camera Obscura e il fatto che troviamo molti riferimenti al Dr. Kunihiko Asou, un occultista interessato al rituale dell’isola e che ha costruito vari strumenti legati al mondo spirituale, come la radio spirituale e la Camera Obscura, e per questo c’è un museo a suo nome sull’isola.

A differenza della radio spirituale che la vediamo solo nel primo Fatal Frame la Camera Obscura avrà un ruolo molto importante anche in questo capitolo, infatti la useremo per sconfiggere gli spiriti, spezzare i sigilli, fotografare gli spiriti innocui; ma ci sarà una novità, il personaggio di Kirishima usa una torcia che fa lo stesso lavoro della camera.

Siamo nel 1970 quando cinque bambine vengono rapite dalle loro stanze situate nel sanatorio a Rougetsu, dal serial killer Yō Haibara. Le bambine vengono ritrovate in una caverna sotto all’edificio dal detective Chōshirō Kirishima, tutte quante avevano perso la memoria.

Due anni dopo una catastrofe colpisce l’isola e tutti coloro che si trovavano su essa morirono. Nel 1978, il presente del gioco, due delle cinque bambine rapite muoiono con la faccia stravolta in una smorfia di terrore, e altre due, Misaki Asou e Madoka Tsukimori decidono di andare sull’isola per ricordare, ma scom­paiono entrambe.

Non avendo più notizie delle due amiche, Ruka Minazuki contravviene ai divieti della madre e si reca sull’isola, sia per ritrovare Madoka e Misaki che per recu­perare la sua memoria. Durante l’esplo­razione scopre che sia lei che Misaki sono affette da una malattia chiamata Malattia della Luna nascosta, una malattia trasmessa tramite tatto e vista e toglie i ricordi a coloro che ne vengono colpiti e che Misaki, sapendolo, aveva organizzato il loro ritorno sull’isola per poter essere curate.

Anche Kirishima si reca sull’isola, è stato mandato da Sayaka, la madre di Ruka, che sul letto di morte gli ha chiesto di raggiungerla e proteggerla, ma in realtà è morto nel 1970 sull’isola e ora è il suo spirito, insieme a quello di Sayaka, che stanno proteggendo e aiutando Ruka.

Pian piano si scopre che anche il padre di Ruka, Souya, ha dei segreti, infatti era diventato ossessionato dal trovare una danza rituale da abbinare a una masche­ra speciale che avrebbe indossato il bal­lerino e avrebbe purificato gli isolani.

La ballerina prescelta è Sakuya, la sorel­la di Haibara, e le cinque ancelle sono le cinque bambine rapite da Haibara. Il rituale però fallisce, Sakuya raggiunge lo stadio finale della Malattia della Luna nascosta e cade in coma, e le cinque bambine, che sono infette anche loro, svengono e perdono tutti ricordi. Due anni dopo, la catastrofe che stermina tutti gli isolani è Sakuya che si risveglia e infetta tutti, perfino Souya, proprio mentre Ruka e Sayaka lasciano l’isola salvandosi.

Ruka deve riuscire a trovare tutti i pezzi della maschera creata dal padre e terminare la danza del rituale in modo da poter guarire e far riposare in pace per l’eternità Sakuya.

A differenza dei precedenti capitoli, questo mi è piaciuto pochissimo. La storia di fondo è raccontata quasi tutta nelle ultime ore del gioco, all’inizio troviamo molti documenti da leggere, troppi documenti, che raccontano di pa­zienti del sanatorio che non incontriamo mai e che non ci serve conoscere al fine della storia, oltretutto è troppo ripetitivo, si continua a fare e vedere le stesse cose con tutti i personaggi. Anche i combattimenti sono troppi e tutti concentrati insieme, e ci si ritrova a fare un’ora di soli combattimenti e un’ora di sola lettura alternate.

Un titolo che per me è bocciato e che non si sente la mancanza se si passa dal terzo al quinto, seguendo le pubblicazioni italiane.

Micol Borzatta

Guardato su YouTube

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