RECENSIONE – Cosa temono i mostri – Matt Hayward – Dunwich 2021

TRAMA

Dopo essersi svegliato troppe volte tra i suoi escrementi, Peter Laughlin, musicista rock di trentacinque anni, pensa di farla finita. Eppure, dopo aver letto l'annuncio di una clinica per la riabilitazione su un giornale, e dopo aver scoperto che la sua avventura di una notte con la vecchia amica Bethany ha portato a una gravidanza, Peter decide di provare a tornare pulito. Di nuovo. Solo che stavolta le cose andranno in modo diverso. Al Centro di Riabilitazione Dawson tutto sembra fantastico. Peter farà presto amicizia con Henry Randolph, un alcolizzato sulla sessantina, che, insieme a Donald Bove, Shelley Matthews, Jamie Peters e un minorato mentale di nome Walter Cartwright, costituisce il resto degli ospiti. Ma al Centro di Riabilitazione Dawson c'è qualcosa che non va. Peter e Henry non si fidano del terapeuta, un uomo di nome Jerry Fisher. Jerry custodisce un segreto. Un segreto antico e terribile. Nascosto nei boschi della Pennsylvania, in una fattoria di proprietà del dottor Dawson, Peter si ritroverà ad affrontare Phobos, il grande Dio della Paura. Per sconfiggerlo, dovrà mettere da parte i suoi dubbi e rispondere a una domanda fondamentale: cosa temono i mostri?

RECENSIONE

Romanzo horror molto ben strutturato, con una buona base che viene sviluppata con minuzia.

Partiamo subito con un prologo che ci fa esclamare immediatamente What the fuck? sia per il suo contenuto che per com’è scritto. Infatti siamo in uno studio psichiatrico, vediamo entrare la paziente, una donna molto magra, in lutto a causa della morte del marito, che non sa più cosa fare, e il luminare, il dottor Dawson, che cerca di rassicurarla, di tranquillizzarla, vuole farle superare il suo dolore e il suo trauma, quando a un tratto se ne esce con una domanda che ci fa sentire tutti presi in giro: E se ti dicessi che puoi rivedere tuo marito?

Ovviamente la nostra reazione è la stessa della paziente, la voglia di mandarlo a quel paese sentendoci quasi insultati, tutti sappiamo che nessuno torna dal mondo dei morti, ma proprio in quel momento vediamo entrare dalla porta il marito della signora, un corpo mezzo putrefatto, un vero e proprio cadavere che cammina, lo shock è totale, sia nostro che quello della signora, specialmente quando il cadavere si avvicina e inizia a strozzarla fino a ucciderla.

In tutto questo lo psichiatra guarda senza fare nulla, anzi, quando la donna è morta aspetta che si rialzi, tanto sa che accadrà, ma quando la donna inizia a risvegliarsi contemporaneamente si gonfia fino a esplodere. Lo psichiatra è nero, sia perché il suo studio è tutto sporco, compresi i suoi libri antichi, sia perché ora deve occuparsi di sistemare quel macello e far sparire tutto, ma non può sfogarsi troppo, lo spirito che ha fatto muovere prima il marito e poi ha fatto esplodere la donna si chiama Phobos, è un demone, e se non gli trova un altro corpo o se lo fa arrabbiare, rischia che decida di prendere lui come contenitore.

Questo è solo il prologo, sono circa quattro o cinque pagine, ma già riescono a creare un atmosfera di terrore e di paura che si insinuano nel lettore, lo catturano e non lo abbandonano, portandolo a saltare in aria ogni volta che sente un rumore sospetto in casa, anche dopo essersi staccato dal libro per impegni vari.

A questo punto inizia la storia vera e propria, conosciamo Peter, un ex musicista caduto in disgrazia, alcolizzato al punto tale che i pochi spiccioli che riesce a recuperare lavorando in un pub li spende in alcool invece che in cibo, fino a quando una mattina non cerca di suicidarsi. Compra una serie di lamette, si piazza in bagno, ma quando si guarda allo specchio il coraggio inizia a mancargli, per poi sparire del tutto quando vede un annuncio di un centro di recupero diretto dal dottor Dawson, esatto lo stesso dottore del prologo.

Sei un perdente.
«Non è vero.»
Nessuno vuole starti vicino perché sei triste. E patetico. Lavori in un bar e ancora sogni di tornare a essere un musicista professionista. E forse, e dico forse, un tempo hai avuto la tua possibilità, ma non sei mai stato il tipo capace di lavorare sodo. Hai sempre fatto le cose a metà. Sempre.

La caduta di Peter viene descritta molto minuziosamente e in modo anche molto duro e crudo, dal suo svegliarsi nelle sue feci, alla sua voglia di farla finita, al suo reputarsi un fallito e non degno di condividere l’aria con le persone che gli stanno intorno. Sensazioni molto forti che riusciamo a percepire quasi sulla nostra pelle, creando un legame ematico tra lui e noi, che ci porta a incentivarlo a reagire, a superare la depressione, a chiedere aiuto, ma quando leggiamo che vuole andare nel centro di Dawson, vorremmo anche gridargli vai da un’altra parte, lascia stare quel centro, non credere a quello che c’è scritto, ma tanto non ci sentirebbe.

È così che Peter si reca al centro, in questa fattoria sperduta circondata da un anello di sale, che Peter interpreta come anti lumache per salvaguardare il raccolto, anche se non c’è nessun raccolto, insieme ad altri cinque pazienti, e subito, appena leggiamo la descrizione del luogo quando arrivano ci sentiamo male, i brividi iniziano a correre per tutta la spina dorsale, la pelle d’oca inizia a ricoprirci e i capelli a drizzarsi in testa.

E da questo momento, infatti, le cose iniziano ad andare a rotoli, un continuo peggioramento, niente è quello che sembrava, ovviamente come ci eravamo immaginati collegando il nome del dottore, e anche oltre a quello che ci eravamo immaginati.

Una lettura intensa, ricca di emozioni, coinvolgente, molto più adatta a un periodo come Halloween che a quello estivo, ma che riesce comunque a terrorizzarti anche in piena estate, e non solo se letto di notte al buio, ma anche in pieno giorno, con il sole che spacca le pietre e la gente intorno.

Una storia incredibile davvero ben strutturata e che funziona in ogni sua parte, non troppo corta e nemmeno troppo lunga, si prende esattamente il numero di pagine che servono, e che scorrono talmente veloci che non ci accorgiamo nemmeno di essere arrivati alla fine.

Le atmosfere sono incredibili e ti rimangono impresse per molto tempo dopo la lettura, facendoti ripensare alla storia continuamente, e ogni volta penetrando ancora di più nel profondo, fino a quando non riuscirai più a cancellarla e diventerà per sempre una parte di te.

Un libro horror come ultimamente ce ne sono pochi, sensazioni che mi hanno ricordato i primissimi libri di Stephen King, che a distanza di decenni si ricordano ancora e riescono ancora a darti i brividi al solo pensarli.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

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