La logica del lupo – Alex Lake – Neri Pozza 2016

Recensione

Julia Crowe è un’avvocatessa impegnata con una causa di divorzio di una cliente molto complicata, e a causa di questo a volte fa tardi nell’andare a prendere la figlia di 5 anni all’asilo.

Quel giorno è uno di quei casi, è in ritardo di quasi mezzora, ma stavolta invece di trovare la maestra della figlia pronta a farle una lavata di testa, scopre che qualcuno ha rapito la figlia.

Anna Crowe ha solo cinque anni e sta aspettando la mamma all’uscita da scuola quando viene avvicinata da un uomo che la narcotizza e la porta via, per far pagare ai genitori atteggiamenti da lui ritenuti di trascuratezza, come ad esempio arrivare tardi a prenderla a scuola.

La polizia inizia subito le indagini ma non riesce a trovare nessun indizio, il rapitore è stato attento a tutto, ha fatto moltissimi sopralluoghi prima di passare all’azione ed è sicuro che non c’è modo di risalire a lui.

Per l’opinione pubblica, invece, la colpa è solamente di Julia, la vedono come una madre degenere che ha dimenticato la figlia a scuola, come se invece di essere stata bloccata al lavoro fosse andata a divertirsi, per altri la sua colpa è quella di non aver mollato il lavoro per fare la mamma. Da povera vittima, da donna che deve sopportare un grande dolore si ritrova a essere attaccata come l’unica vera colpevole.

Tutto sembra andare a rotoli quando Anna ricompare.

Come mai è stata rilasciata cosi? Dov’è stata tutto quel tempo? Perchè era stata rapita? Chi l’ha rapita?

Romanzo thriller molto forte che tratta della peggior paura di un genitore, la sparizione di un figlio, e viene descritta da due punti di vista: quello dei genitori, narrato tutto in terza persona; e quello del rapitore, narrato tutto in prima persona, e sono anche le parti che hanno un maggior approfondimento della parte psicologica, facendoci capire da cosa sono mosse le azioni del rapitore e quali sono i suoi pensieri e le sue emozioni.

Nei capitoli relativi ai genitori possiamo percepire perfettamente l’angoscia, il dolore e il senso di colpa di Julia, la madre, ma non si
percepisce nulla del padre, Brian. Il personaggio ha un comportamento freddo con la moglie essendo sul punto di divorziare, e invece un atteggiamento preoccupato per la scomparsa della figlia, ma a differenza delle descrizioni riguardanti Julia, quelle di Brian sembrano fredde e sterili, non si crea un legame empatico e non riusciamo a percepire il suo stato d’animo.

Atroce come viene descritto il giudizio dell’opinione pubblica, come la gente cerca di dare la colpa a qualcuno in modo da sentirsi al sicuro, perché se è colpa di un comportamento sbagliato loro possono evitarlo, e come si fanno guidare e comandare come se fossero un branco di pecore senza un cervello per pensare autonomamente. Basta che uno scriva un pensiero negativo o di accuse e subito iniziano a formarsi flame (discussione molto infuocata provocata, però, da affermazioni completamente false o insulti) che si aizzano a vicenda, senza più controllare realmente dove stia la verità, anzi più le falsità sono grosse e più ci credono continuando ad accusare.

Le descrizioni sono minuziose e colpiscono come un pugno che ti toglie il respiro, non tanto per violenze fisiche, sangue o altro, ma per la potenza mentale e psicologica, per l’odio che è capace di provare e manifestare la gente, per la mancanza di rispetto e la freddezza dei giornalisti che si avventano come avvoltoi sulle prede su una notizia, fregandosene dei sentimenti del prossimo.

Una storia molto forte che destabilizza.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

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