Il ladro di anime – Sebastian Fitzek – Elliot 2014

Recensione

Clinica psichiatra di Teufelseberg.

Ai giorni nostri un docente di università invita alcuni ragazzi a partecipare a un esperimento a porte chiuse. Esperimento che una volta iniziato non può essere fermato e che potrebbe portare conseguenze molto pesanti.

Tra tutti i ragazzi solamente due accettano. L’inizio dell’esperimento consiste nella lettura di una cartella clinica che racconta i fatti avvenuti molti anni prima e che coprono l’arco di tempo che consiste nelle nove ore e quarantanove minuti prima della paura.

Molti anni prima, infatti, nella clinica viene ricoverato un paziente che non ricorda nulla di sé, che viene chiamato dagli infermieri Caspar, e viene preso in cura dalla dottoressa Sophia Dorn.

Dopo una decina di giorni, quando sta iniziando a ricordare qualcosa, tra cui probabilmente una bambina che lo aspetta, decide di andarsene dalla clinica, ma in concomitanza alla sua decisione avvengono altre cose che cambieranno la vita a tutti quelli che stanno nella clinica.

È la notte della vigilia di Natale, la dottoressa Dorn sta finendo il suo ultimo turno e comunica a Caspar che prima che lui se ne vada lei deve dirgli una cosa importantissima, ma prima vuole fare un’ultima verifica; un’ambulanza si schianta contro la centralina del telefono della clinica, infermiere e paziente vengono portati dentro per essere soccorsi e si scopre che il paziente, il dottor Bruck, è in realtà il ladro di anime, un serial killer pericolosissimo che riesce a uccidere le proprie vittime intrappolandole in uno stato vegetativo e di paralisi.

Il dottor Bruck riesce a scappare dalla clinica, dopo aver colpito la dottoressa Dorn, così il professor RaBfeld, il direttore della clinica, decide di far abbassare le paratie, in modo che non possa più rientrare, ma poco dopo scoprono che invece lo hanno chiuso dentro con loro, il professore scompare e con lui la possibilità di riaprire le paratie, il codice di sblocco lo conoscono solo RaBfeld e la dottoressa Dorn.

Pazienti e personale deve così riuscire a rimanere in vita fino all’alba, momento in cui torna il personale diurno e vedendo tutto blindato possono chiamare rinforzi, visto che nella clinica non funzionano nemmeno i cellulari.

Romanzo psico-thriller scritto da uno dei più famosi autori del genere.

Il ritmo narrativo è molto adrenalinico e altalenante, rispecchia perfettamente la percezione del tempo dei prigionieri della clinica, portando il lettore ad avere la sensazione di essere anche lui rinchiuso tra quelle mura e di potersi liberare solamente una volta finita la lettura, ma mai percezione di rivelerà errata, perché anche dopo aver finito il romanzo ci sentiremo ancora intrappolati tra le sue pagine.

Il linguaggio e le descrizioni sono molto crude e violente, danno un forte senso di angoscia, si ha quasi paura a girare la pagina per paura di scoprire cosa si possa leggere, effetto che mi è piaciuto davvero molto, perché ho ben compreso lo stato d’animo dei protagonisti che si trovano a provare le stesse emozioni ogni qualvolta devono girare un angolo o aprire una porta.

Alla base di tutto c’è un senso di claustrofobia, chiusi dentro sé stessi quando si è vittime del ladro di anime, chiusi dentro alla clinica dalle paratie, chiusi dentro alla stanza dell’esperimento senza poter uscire nemmeno per una sigaretta, chiusi dentro le pagine del libro.

Una lettura che sa davvero prendere il lettore e intrappolare il lettore, come solo Fitzek sa fare e ci ha abituato con tutti i suoi romanzi.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

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