Lo squartatore – serie TV di Jesse Vile e Ellena Wood

Recensione

IL 16 dicembre 2020 Netflix ha pubblicato per intero la documentazione-serie composta da 4 puntate, in cui vengono riportate testimonianze, interrogatori e ricostruzione dei fatti, dedicata a Lo squartatore, il serial killer dello Yorkshire che nell’arco di cinque anni, dal 1975 al 1980, ha ucciso 13 donne.

Il killer venne soprannominato Lo squartatore perché inizialmente si credette che prendeva di mira solo le prostitute, essendo la sua prima vittima morta una prostituta. Questa credenza però è stata portata avanti dalla polizia, conducendo le indagini in modo errato, e portandoli a scartare ogni vittima, viva o morta, che non fosse una prostituta, conducendoli così all’arresto del colpevole solo cinque anni dopo l’inizio delle indagini, nonostante la persona sia stata interrogata nove volte e fosse stata invitata in centrale ben 50 volte.

Il caso fece molto scalpore anche per come venne gestito a livello di media, infatti fu la prima volta che la polizia fece una pubblicità enorme al killer cercando di coinvolgere tutta la popolazione alla sua catturata arrivando a promettere una ricompensa di 30.000 sterline.

Altro motivo per cui il caso fece clamore era per via dell’enorme passo indietro che fece l’emancipazione femminile, infatti fino a quel momento le donne erano riuscite a fare grandi progressi dimostrandosi autonome e indipendenti, ma con questo criminale in giro venne messo un coprifuoco per sole donne e molti divieti per il genere femminile dal semplice camminare da sole per strada a uscire proprio di casa in certi orari.

Il colpevole è Peter Sutcliffe, nato nel 1946 a Bingley, nel West Riding of Yorkshire, da una famiglia cattolica. Fin dalla nascita è sempre stato fisicamente il più minuto della famiglia e per questo anche quello più legato alla madre, si dice che camminasse tenendosi alla sua gonna e per questo veniva soprannominato mammoletta. Il padre in casa era molto severo e spesso picchiava la moglie, anche davanti a Peter che cercava in tutti i modi di difenderla.

Si presume che Peter fosse diventato violento perché solo così poteva dimostrare di essere un uomo come il padre.

Peter faceva il camionista ed era sposato con una donna che soffriva di schizofrenia, cosa che gli permise, all’inizio del processo, di recitare la parte di quello non in grado di intendere e di volere, ma fortunatamente non gli credettero.

Peter Sutcliffe venne incarcerato nel 1981 e accusato di 13 omicidi e nel luglio 2020 venne condannato all’ergastolo.

Il 13 novembre 2020 è deceduto dopo che a ottobre è stato portato d’urgenza in ospedale per un possibile arresto cardiaco, dopo essere stato dimesso è anche risultato positivo al Covid-19.

Il documentario è stato realizzato dallo stesso team di Giù le mani dai gatti: caccia a un Killer online che potete trovare recensita qui.

Micol Borzatta

Vista su Netflix

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