Gideon La Nona – Tamsyn Muir – Mondadori 2020

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Gideon è un’orfana che viene cresciuta presso la Nona, la casa delle negromanti, dove se ne prenderanno cura le monache calcifate, fino a quando un giorno tenta la fuga per la trentaquattresima volta, ma anche questa volta la sua nemesi, Harrowhark Nonagesimus, Reverenda figlia della Nona casa, riesce a impedirle la fuga per due fondamentali motivi.

Il primo motivo per cui non vuole lasciar la libera è perchè Gideon sa che lei ha ucciso i suoi genitori e, grazie al suo potere, sta manovrando i loro cadaveri come se fossero dei burattini, fino a quando non avrà l’età per regnare.

Il secondo motivo è perché l’Imperatore ha invitato tutti gli eredi delle case per un torneo all’ultimo sangue il cui vincitore diventerà un onnipotente servitore immortale della Resurrezione e Harrowhark ha bisogno di una paladina che sappia usare bene la spada, meglio di chiunque, proprio come Gideon.

Due per la disciplina, del giudizio incurante;
Tre per una gemma o un sorriso smagliante;
Quattro per la lealtà, che guarda avanti;
Cinque per la tradizione e il dovuto ai defunti;
Sei per il vero, che la menzogna scalfisce;
Sette per la bellezza che sboccia e perisce;
Otto per la salvezza, che nessun prezzo rifiuta;
Nove per il sepolcro e per ogni cosa perduta.

Primo romanzo di una trilogia ha delle buonissime premesse che mettono un grande hype nel lettore.

Il romanzo ha un inizio molto lento, ripetitivo in cui l’unica formazione è il quantitativo di odio che esiste tra Gideon e Harrowhark, oltretutto scritto con un linguaggio troppo volgare che supera la necessità richiesta dalla storia.

La storia ha delle ottime basi che a livello teorico prometteva un romanzo coi controfiocchi, ma che purtroppo è stato sviluppato, a mio avviso, molto male.

Davvero un gran peccato, perché le descrizioni sono molto ben fatte, dettagliate e trasportano il lettore in un universo molto ben costruito e anche abbastanza originale, con personaggi caratterizzati nei minimi particolari, con scene d’azione adrenaliniche che catturano l’attenzione, il tutto però condito da una scelta linguistica davvero pessima.

I dialoghi sono surreali, nemmeno delle bambine delle scuole elementari batti bec­cherebbero in quel modo, e la volgarità è davvero troppo eccessiva, spesso fuori luogo e gratuita.

Alla fine una lettura passabile che poteva essere uno dei libri dell’anno.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice.

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