Middlegame – Seanan McGuire – Mondadori 2020

Recensione

1886

Asphodel Baker ha ventun anni ed è un’alchimista che è riuscita a creare, con pezzi di cadaveri un uomo perfetto, James Reed, che è diventato suo discepolo fino a quando arriva il momento che lui la uccida per prendere il suo posto.

1986

James Reed ha cento anni ed è il padrone di un’azienda che crea coppie di gemelli in laboratorio con intelligenza superiore, ragazzini che fin da giovani sono in grado di trovare il rimedio composti chimici che dopo pochi anni potranno trasformarsi in medicinali salvavita.

Bambini che sono un tentativo di incarnare la Dottrina, ovvero che possono interagire con il mondo attraverso il suo codice di base.

Tentativi che fino a quel momento sono falliti tutti perché le conoscen­ze che venivano buttate nel cervello del bambino erano troppe e lo trasforma­vano in un vegetale.

Viene così deciso di dividerla in due, seguendo i due concetti della Dottrina, matematica e linguaggio, incarnandoli così in due gemelli.

Nascono così Roger e Dodger, lui legato al linguaggio e lei alla matema­tica.

Roger viene affidato a una famiglia di civili per essere cresciuto come un bambino normale, mentre Dodger viene affidata a due scienziati di Reed che la faranno vivere come una bambina normale recitando la parte di civili normali, ma tenendola così sempre sotto sorveglianza.

1993

Sono passati sette anni da quando la Dottrina si è divisa e manifestata, Roger è in camera sua che dovrebbe fare i compiti di matematica, ma non ne ha voglia. A lui piace solo leggere, adora le parole e non capisce cosa ci sia di interessante nella matematica.

Dopo aver ricevuto un richiamo dalla madre che lo minaccia di portargli via tutti i suoi libri se non fa i compiti, decide di provare a fare le operazioni matematiche, quando sente la voce di una bambina nella sua testa che dice di chiamarsi Dodger e adora la matematica, a tal punto da dargli tutti i risultati esatti in brevissimo tempo.

Inizialmente entrambi i bambini sono convinti che l’altro sia solo un amico immaginario, ma quando si confrontano a vicenda scoprono che non è così.

Entrambi sono bambini veri e, anche se non sanno spiegarsi come mai e come sia possibile, hanno la capacità di vedersi e parlarsi chiudendo semplicemente gli occhi, come se avessero uno strano legame.

Scoperta che cambierà per sempre le loro vite.

Romanzo davvero molto particolare e stravagante dell’autore.

La storia è molto lineare, non ci sono flash back qui e là, ma solo salti temporali in avanti che saltano molte parti che sarebbero risultate solo un inutile allungamento, che avrebbe appesantito ulteriormente il ritmo un po’ lento e in alcuni punti logorroico tenuto dall’autore.

La trama è piacevole, anche se devo dire che per chi come me appartiene agli settanta, può trovare una fortissima similitudine con il cartone animato I gemelli del destino, che narrava appunto di due gemelli separati alla nascita che riescono a ritrovarsi e quando sono insieme hanno un potere enorme che può cambiare le sorti del mondo. Ecco, nonostante lo svolgimento della trama sia diversa la storia di base, i temi trattati e i disagi che devono affrontare Roger e Dodger mi hanno dato troppo una sensazione di già vissuto che mi ha rovinato un po’ la lettura, che altrimenti sarebbe stata davvero molto piacevole e intrigante.

Le descrizioni sia degli ambienti che dei personaggi sono molto ben fatte, minuziose e scorrevoli, peccato che questo ritmo e stile non sia stato mantenuto anche in certi episodi che sarebbe bastato accennare e descrivere marginalmente, invece di concentrarsi troppo sopra, rallentando la lettura e facendo diventare il tutto un po’ noioso.

Gli antagonisti invece sono tutta un’altra storia.

Nonostante sia Leigh che Reed ricordano il mostro di Frankenstein, per come sono stati creati dai loro maestri, sono anche completamente diversi.

Reed è un prodotto molto ben riuscito, viene creato quasi con amore e cresciuto e istruito trasmettendogli non solo lo scopo della sua vita, ma anche come a volte provare umanità e pietà può aiutare a raggiungere meglio i propri obiettivi.

Leigh è totalmente l’opposto. Creata con gli scarti putridi di cadaveri di reietti, nonostante alla fine abbia un aspetto quasi normale e anche attraente, in realtà è la personificazione del Male puro, quello con la M maiuscola, quello che passa sopra a tutto senza nessun tipo di remora.

Due villania che si completano a vicenda e riescono a instaurare un legame con il lettore molto più che i gemelli o gli altri personaggi che incontriamo nella lettura.

Un romanzo che sa essere anche un po’ complesso, ma che a modo suo sa come tenerti legato alla lettura.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

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