Semafori rossi, Gianna Radiconcini (La Lepre Edizioni 2019) a cura di Micol Borzatta

97D1412C-FD60-4B70-8FC1-19BB0AB7EE87Anna Latini, questo è il cognome della nonna e quello che usa per firmare i suoi articoli anche se non è il suo, si sveglia in ospedale non ricordandosi più nulla.

Ogni venti minuti una dottoressa o un’infermiera la vanno a controllare facendo strane croci sulla sua pancia.

Piano piano i ricordi sembrano spuntare, partendo dal no­me, appunto un misto tra il suo nome e il cognome della non­na, a Emilio, l’ex marito che dopo averla tradita con la sua migliore amica l’ha lasciata cinque anni prima minaccian­dola però di denunciarla per adulterio se solo fosse andata con qualcun’altro, a Giuliano, un uomo con cui è nata una storia che deve rimanere segreto, ad Alessio, quel bambino
che sta per nascere e che ha rischiato di morire per colpa di Anna che, temendo che Emilio metta in atto la minaccia, ha tenuto nascosto obbligando si a digiunare per evitare l’in­grossamento della pancia.

Come se tutto questo non bastasse Anna ha un lavoro pre­cario, il suo contratto in realtà è già scaduto ma lei conti­nua a lavorare, e per questo non ha diritto alla maternità.

È per questo motivo dopo due settimane dal parto deve la­sciare il figlio in ospedale per tornare al lavoro, da cui si era assentata solo per un mese di malattia dopo essere sve­nuta in redazione a causa del digiuno.

Passano due mesi, e finalmente Alessio può uscire dall’in­cubatrice e Anna può portarselo a casa.

Il suo rientro a casa combacia con un periodo estre­mamente nero: Giuliano si è allontanato da lei e il giornale per cui lavora sta chiudendo.

Anna è convinta di essere arrivata alla fine quando, invece, la sua vita sta cambiando in meglio, i suoi so­gni lavorativi si stanno realizzando tutti, ma la sua vita sentimentale avrà un terribile blocco.

Romanzo molto corto, sono solo 123 pagine, ma di una pro­fondità incredibile.

Quando mi è stato proposto l’ho accettato per pura curiosità, non sapendo esattamente cosa aspettarmi, ma senza sperare in chissà quale lettura, forse perché la trama sembrava piat­ta o forse per altri motivi non ben inquadrati, ma appena iniziato a leggere mi ha incuriosito.

Inizialmente per il mistero posto, una donna incinta in ospedale che sembra senza memoria, ma andando avanti le cose cambiano.

Anna la memoria la riacquista subito, era una cosa super momen­tanea, e il mistero si risolve già nel secondo capitolo, ma proprio allora diventa incredibile.

Iniziamo a vivere tutti i sentimenti di Anna ripercorrendo la sua storia fino a ricollegarci con il presente, vivendo così sulla nostra pelle il cambiamento di una donna che ha saputo far­si strada in un mondo esclusivamente maschilista.

Infatti Anna vive nella Roma degli anni ’50, anni in cui la donna lavorava solo per hobby, tanto a lei ci pensava il padre o il marito, così erano sottopagate o, molto spesso, non pa­gate.

In questa realtà Anna riesce a emergere staccandosi dalla con­cezione che per farcela deve essere legata a un uomo, ma credendo in se stessa, concentrandosi sulla sua felicità e quella di suo figlio appena nato.

La storia è narrata con un’intensità che colpisce come uno schiaffo in pieno volto, con una potenza che ti impedisce di smettere di leggere e a ogni pagina, a ogni parola ti fa sentire sempre più vicina ad Anna, fino a sentirti colmo del suo coraggio e spronato a prendere in mano le redini della tua vita per realizzare tutti i tuoi sogni e i tuoi progetti.

Un romanzo che sa infondere grandi insegnamenti, adat­to anche a scopi didattici.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

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