Dove nasce il vento: vita di Nellie Bly, Nicola Attadio (Bom­piani 2018) a cura di Micol Borzatta

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Ti hanno preso per pazza quando hanno letto il biglietto in cui dicevi “me ne vado a New York.” Ti hanno preso per pazza anche qui, in questa città, quando ti sei proposta al “World” di Pulit­zer come reporter. Ora da sola, in un mondo tutto al maschile, devi arrivare fino in fondo a questa storia.

Elizabeth Cochran è una dei cinque figli del secondo ma­trimonio di Michael Cochran, prima semplice proprietario di un mulino, poi ampliato in emporio e successivamente divenuto giudice.

Avendo l’abitudine, la madre, di vestirla sempre di rosa, i tredici fratelli iniziarono a chiamarla Pink.

La prima grossa perdita di Pink è avvenuta da giovane, quan­do il padre morì di Ictus e la famiglia ebbe le prime diffi­coltà a causa della mancanza di un testamento che porta­rono la famiglia alla povertà anno dopo anno.

Pink a scuola era vista come una ribelle, mentre a casa si occupava della madre e dei fratelli più piccoli.

A quattordici anni Pink testimonia davanti al giudice per il divorzio della madre dal patrigno, dopo che questo è passato dalla violenza fisica a puntarle una pistola alla testa.

È in quel momento, vedendo come fatti incolpavano la madre, nonostante il violento fosse lui, che decide che lei sarà forte e non avrà mai bisogno di un uomo.

Perché la magia per te stava tutta lì: scrutarlo un po’ di nasco­sto, carpire quei piccoli gesti che i grandi fanno quando cre­dono di essere soli. Era il tuo gioco preferito: vedere gli altri come sono senza maschera. E forse è proprio quella antica curiosità che da grande ti ha spinto addirittura a masche­rarti per smascherare gli altri.

Elizabeth, ormai a quindici anni è troppo grande per essere chiamata Pink, inizia a studiare per diventare maestra, ma i soldi finiscono e lei deve smettere gli studi, ma non smette di volere una vita autonoma, così inizia a studia­re per conto suo e falsifica il curriculum inserendo di aver concluso la scuola.

Nel frattempo segue una discussione a colpi di articoli tra un giornalista uomo con idee vittoriane in cui la don­na deve solo cucinare, fare figli e seguire il marito, e una giornalista donna che incita il popolo femminile a essere indipendenti.

Elizabeth decide così di scrivere una lettera al gior­nale, lettera che convince il direttore a chiamarla per parlare.

È così che viene assegnato a Elizabeth il suo primo arti­colo pagato.

Il successo è talmente grande che viene assunta come giornalista interna e inizierà a utilizzare lo pseudonimo Nellie Bly e a lanciare gli articoli scritti dopo indagini sotto apertura, che diventeranno la sua specialità.

«Mamma se non ci muoviamo, se non andiamo a vedere i luoghi e le persone con i nostri occhi questo viaggio sarà inutile. Ricordi il successo dell’inchiesta sul lavoro delle ragazze a Pittsburgh? Non avrei mai potuto capire cosa suc­cedeva veramente in una fabbrica se mi fossi presentata semplicemente come una giornalista. Allo stesso modo non possiamo capire e raccontare un paese come il Messico se rimaniamo ferme nella sua capitale accontentandoci di riportare notizie di seconda mano. […]»

Biografia della prima giornalista donna americana.

Lo stile narrativo del resto è molto scorrevole, fattore che rende la lettura facile e leggera, per niente noiosa, permettendo così al lettore di concentrarsi sulla vita di
questa donna fuori dal tempo, che nel 1880 combatteva già per le pari opportunità, nonostante l’ondata del fem­minismo del 1848 era andata a spegnersi.

L’intensità del romanzo la si percepisce in tutte le sue pagine, in cui si può conoscere a fondo Nellie Bly.

Si parte da quando era solo una bambina e viviamo la sua crescita e la nascita della sua decisione di diventare una donna indipendente che può cavarsela da sola e mantenersi da sola, senza doversi appoggiare obbligato­riamente a un uomo, come voleva il pensiero dell’e­poca.

Una lettura stravolgente di una donna impressionante.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca.

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