La casa delle lumache senza guscio, Giovanni De Feo (Acheron 2019) a cura di Micol Borzatta

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Il romanzo inizia subito con un’introduzione di Danilo Arona che ci spiega come quello che ci prepariamo a leggere, bensì sia un’opera di fantasia, possa benissimo essere reale, portandoci ad esempio una sua esperienza molto similare.

Per farla brevissima, mi trovavo con Fabiana a Salina un po’ di anni fa e ci capitò di affittare un bel rustico nell’interno da una signora che gestiva un’edicola a pochi metri da una spiaggia (anche qui un’isola, piuttosto magica, se vogliamo andare a caccia di analogie). Posizione bellissima anche se non si vedeva il mare. Con le sacche piene di romanzi thriller e horror prima di dormire, leggevamo almeno un’ora buona. Non esisteva la sgradevole necessità di gestire il tempo. Subito dalla prima notte arrivano i rumori. Viscidumi lovecraftiani, se posso strizzare l’occhio al lettore con intento spiritoso. Provenivano dalla cucina. Va da sé che non sto spoilerando nulla. È successo a noi. Vado a vedere, accendo la luce e nel lavello, di quelli di un tempo alti e profondi, le vedo. Lumache senza guscio, le cosiddette limacce, grosse e carnose.

Mara è la vice direttrice di un’agenzia di viaggi che sente il bisogno di prendersi una vacanza tutta sua, senza fidanzato e senza dover registrare dati per l’agenzia.

È così che riesce a prendersi due settimane e si reca su un’isola abbastanza fuori mano e con una popolazione molto ridotta e prende in affitto una casa sita su una collina, una casa cupa, con poca illuminazione ed è chiamata Villa Lumaca.

Dopo aver fatto una lunga notte di sonno e una giornata di lettura, si accorge che dopo cena sente uno strano rumore come di raschiare metallico, ticchettare, strascichio. Un rumore che rimaneva in sottofondo e continuava a distorgliela dalla lettura che aveva ripreso.

In un primo momento Mara crede possa essere un topo, ma appena va in cucina scopre due file di lumache senza guscio, una proveniente dalla finestra e l’altra dal lavandino, entrare dentro casa e dirigersi verso il tavolo della cucina.

Durante la notte viene svegliata da un vagito, ma il terrore di mettere i piedi sopra alle lumache la blocca nel letto, e il giorno dopo non c’è più traccia né delle lumache né del vagito.

La sera dopo però tutto inizia nuovamente come la sera prima.

Cosa sta succedendo in quella casa?

Bellissima l’introduzione del romanzo che ci trasporta dentro alla storia, creando da subito l’atmosfera che ci aspetta e facendoci vedere come tutto può essere reale, terrorizzandoci ancora prima di iniziare la lettura vera e propria.

La storia inizia molto piano, con un ritmo molto rilassato e introspettivo che trasmette appieno lo stato d’animo della protagonista e quello che sta cercando.

Le descrizioni sono fin da subito molto dettagliate, specialmente quelle relative alla casa, che diventa anch’essa una protagonista a tutti gli effetti.

Anche le atmosfere sono descritte da brividi, talmente ben fatte che sembra di sentirle per davvero intorno a noi per tutta la lettura, come i rumori che sembrano davvero provenire dalla stanza accanto, ovunque noi stiamo effettuando la lettura.

Il ritmo narrativo rimane sempre con una cadenza pacata, come se gli eventi si stessero svolgendo al rallentatore, tenendo così il lettore sulle spine, in perenne stato di terrore glaciale fino alla fine.

Un romanzo breve che si legge in tre o quattro ore, dalle atmosfere cupe, perfetto per essere letto la notte di Halloween in solitudine o come lettura condivisa con tutta la famiglia, con le luci soffuse e la notte intorno.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

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