Sangue del mio sangue, Giuseppe Menconi (Acheron 2019) a cura di Micol Borzatta

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Siamo in un mondo dove i lavori di manovalanza vengono affidati a scheletri e mummie e la necromanzia è una cosa comunissima come la medicina.

Evangeline, scappata da una vita agiata, è un’archeologa come lo zio che per sopravvivere però lavora in un teatro dove aggiusta le mummie che vengono decapitate durante gli spettacoli.

Il suo sogno però è di mollare qualsiasi lavoro extra e fare solo l’archeologa, e la svolta la ottiene quando trova una catacomba mai esplorata, con ancora tutti i suoi tesori all’interno, mummia e guardiani compresi, guardiani che combatte usando il suo potere necromantico.

Il successo sembra assicurato, ma quando i soldati vanno a fare un controllo, Evangeline scopre che un suo collaboratore le ha mentito, invece di andare lui al catasto ha mandato un amico che, oltre a rubare i soldi, ha riconsegnato un permesso falsificato.

Evangeline ha perso tutto e deve anche pagare una multa salatissima.

Come se tutto questo non fosse abbastanza, la perseguita la paura che i suoi genitori la possano trovare e riportare a casa dopo essere scappata e aver fatto perdere le sue tracce quattro anni prima.

In più si aggiunge la delusione di non riuscire a trovare lo zio, dato per disperso o per morto.

Evangeline però è forte e testarda e la sua battaglia per realizzare il suo sogno è solo all’inizio.

Chissà se mi stanno ancora cercando dopo quattro anni, oppure se si sono accontentati delle mie lettere. La mamma sarà sempre furiosa, questo è certo.
Mi scappa da ridere.
Povera donna, non avrà mai smesso di girare per casa insultando lo zio Lysander, con papà obbligato a sentirsi dire tutte quelle parolacce sul suo povero fratello scomparso. Per non parlare di Elijah: quando la mamma aveva scoperto che era stato lui a insegnarmi a sparare, lo voleva licenziare.
Mi appoggio allo schienale.
Posso immaginare le parole che starà usando.
Le avete fatto fare tutto quello che ha voluto! Siete due deficienti, tu più di tutti, Thomas! Mandare la mia bambina in una scuola di necromanzia e metterle in testa quelle stupidaggini da archeologa!

Il romanzo inizia subito dentro a una catacomba dove compaiono Evangeline, Marmaduke, Solomon e Loius, ma non ci viene descritto nulla, intuiamo che Marmaduke è una testa di mummia che vola ma nient’altro.

Un inizio così particolare porta il lettore a perdersi nella lettura per cercare di colmare la curiosità e la confusione che lo hanno colpito, specialmente visto che siamo abituati a vedere le mummie come mostri cattivi e pericolosi.

A narrarci la storia è proprio Evangeline, tutto in prima persona, come se stesse parlando direttamente con noi.

Il ritmo narrativo è molto lento e, nonostante l’argomento, per niente spaventoso, sembra di leggere un romanzo della collana Piccoli brividi.

Fin da subito si può notare l’importante tema di fondo ovvero quello dei pregiudizi e dei preconcetti, specialmente relativi al mondo femminile, infatti la mentalità dei personaggi ricorda molto il periodo vittoriano.

Le descrizioni sono molto ben fatte per quanto riguarda le ambientazioni e il carattere e la personalità dei personaggi, ma totalmente inesistente per la parte fisica dei personaggi.

La storia però è affascinante, specialmente vedere come in un mondo in cui le donne sono poco considerate, abbiamo una ragazza che sa contare sulla sua forza per farsi strada. Una ragazza disposta ad andare contro a tutti, famiglia compresa, abbandonare il lusso e arrancare nella miseria per perseguire una passione e dimostrare che anche le donne possono essere capaci e motivate come gli uomini.

Molto probabilmente avrei preferito che il libro avesse qualche pagina in più, in modo da sviluppare maggiormente alcune parti, ma rimane comunque una lettura veloce e piacevole che ci fa scoprire una possibile altra realtà.

Micol Borzatta

Copia ricevuta dalla casa editrice

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