The chain, Adrian McKinty (Longanesi 2019) a cura di Micol Borzatta

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Kylie ha solo tredici anni quando, ferma alla fermata dell’autobus che deve portarla a scuola, viene rapita.

Quel giorno Rachel non può portare la figlia a scuola, ha un appuntamento dall’oncologa, un appuntamento di controllo, ma potrebbe essere la conferma della loro nuova vita, del loro nuovo inizio, ma le cose non vanno come dovrebbero.

Rachel riceve una telefonata, hanno rapito sua figlia. La donna al telefono le dà una serie di regole da rispettare, ma la più importante è non interrompere la catena.

La Catena è l’unica cosa importante e coloro che l’hanno creata faranno di tutto per proteggerla.

Chi chiama Rachel è una donna a cui a sua volta hanno rapito il figlio e lo potrà riavere escusivamente se Rachel rispetta le regole.

È così che inizia questo romanzo, catapultandoci subito in uno stato di ansia mentre partecipiamo alla telefonata e al panico che aumenta di Rachel, mentre deve decidere se chiamare la polizia e mettere a repentaglio la vita di due ragazzi o seguire le regole della Catena e rapire a sua volta un bambino.

Da questo momento il libro cambia totalmente. Il ritmo ansiogeno sparisce, azioni, reazioni, comportamenti, pensieri sono completamente irreali e per niente verosimili, i personaggi sono piatti, per nulla caratterizzati.

Il romanzo prende una piega quasi comica, persone normalissime diventano dei perfetti criminali, non attirano mai l’attenzione, nessuno riesce a prenderli o a capire cosa stiano facendo.

Mi ha lasciata davvero interdetta la facilità con cui Rachel riesce a mettere in pratica tutto, io ad esempio non saprei da dove incominciare. E non mi riferisco all’acquisto armi o dei prepagati, che ovviamente in America sono gestiti in modo diverso ed è semplice acquistarli, ma mi riferisco alla ricerca della famiglia successiva, tutto troppo semplice.

Kylie invece ha delle reazioni un po’ troppo mature per una bambina di tredici anni, nemmeno un adulto starebbe così calmo in una situazione simile, ma si farebbe prendere dal panico, per lo meno all’inizio, mentre lei è sempre calma, lucida e ragiona con una razionalità incredibile.

A suo favore ha la brevità dei capitoli che permette una lettura veloce, perché di altro non ha nulla.

Un romanzo con alla base un’idea davvero originale e innovativa, ma purtroppo a mio giudizio sviluppata male, resa troppo semplicistica e surreale, e con un lavoro di editing pessimo, in cui oltre a refusi e a errori grammaticali, abbiamo anche i personaggi che vengono chiamati con i nomi sbagliati.

Non commento mai il lavoro di editing, ma questa volta è davvero troppo incisivo sulla lettura di un testo che è già di per sé fallace.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

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