Tadgame, Adam Thomas (Self Publishing 2019) a cura di Micol Borzatta

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Il Tadgame è un realiy show misterioso che ogni anno convoca 12 ragazzi da tutto il mondo e li getta in un ambiente ostile dove solo grazie alle loro abilità fisiche e mentali riusciranno ad affrontare e vincere le sfide proposte dal Master e raggiungere così la fama mondiale.

Quell’anno è il turno di Matthew, un ragazzino viziato che vive con la madre e il patrigno e che riesce a spendere in cellulari in una settimana l’equivalente dello stipendio di sei mesi del suo maggiordomo.

Il carattere di Matthew è molto forte, purtroppo però in negativo. Sprezzante, sarcastico, irrispettoso, maleducato, è il classico bullo della situazione di cui hanno tutti il terrore, madre compresa, specialmente da quando aveva smesso di prendere i suoi farmaci diventando un pericolo per la società.

Macquarie, Australia.

L’arrivo sull’isola è molto turbolenta, l’elicottero militare che trasporta i dodici ragazzi sembra quasi precipitare e l’ex stazione militare che doveva contenere i computer più avanzati e le istruzioni del Master è invece un complesso di edifici abbandonati.

Dopo aver cercato in tutto il complesso, i ragazzi scoprono che gli unici oggetti lasciati per loro dalla Tad Legue sono una serie di armi.

Mentre passano la prima notte a cercare di capire, due giocatrici vengono sventrate e l’arma è una di quelle che avevano trovato.

Romanzo abbastanza corto, autopubblicato, molto ben scritto, peccato che sembra un miscuglio tra Hunger GamesDieci piccoli indiani.

Fin dall’inizio si capisce che il Tadgame non è quello che i ragazzi credono, dalle frasi dei genitori di Matthew che sanno già che il ragazzo non tornerà e che saranno liberi da questo nuovo futuro possibile serial killer, perché è così che viene descritto, proprio come Samantah.

Infatti vedendo come sono questi due personaggi si può capire la funzione dei Tadgames, ma ;poi conosciamo gli altri dieci personaggi, classici ragazzi tra i sedici e i diciotto anni e non si comprende più nulla.

È proprio questo senso di confusione che attira il lettore a continuare la lettura per riuscire a capire qualcosa.

Il ritmo è molto cadenzato portando a finire il romanzo in due o tre ore senza mai interromperlo.

Bellissimi anche i colpi di scena che dimostrano come spesso le apparenza ingannano.

Una lettura disturbante e sconvolgente.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

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